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Notiziario Marketpress di Lunedì 29 Novembre 2004
 
   
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  PUBBLICO E PRIVATO SOCIALE INSIEME PER LA SALUTE DI UN’ITALIA MULTIETNICA  
   
  Milano, 29 Novembre 2004 – Oltre un milione e mezzo di stranieri, secondo i dati forniti dal Ministero degli Interni, risiede regolarmente in Italia. Di questi ben il 23% vive in Lombardia. Si tratta, in realta’, di cifre sottostimate, considerata la presenza nel nostro Paese di immigrati clandestini non registrati. E le conseguenze non possono che avere dei risvolti importanti dal punto di vista del sociale e sanitario se si pensa alle condizioni di scarsa igiene, promiscuita’ e marginalita’ sociale in cui queste persone si trovano costrette a vivere, insieme all’impossibilita’ di accedere alle strutture sanitarie pubbliche, che possono causare precarie condizioni di salute. Al fine di fornire un’assistenza adeguata, sul piano sanitario ma anche sociale, ai numerosi immigrati che vivono in Italia, presso il Centro Culturale Francescano Rosetum di Milano si e’ svolta la tavola rotonda “Medicina e societa’ multietnica: voci dalle istituzioni e dal privato sociale” promossa da Opera San Francesco (Osf) che dal 1959 rappresenta un punto di riferimento materiale e spirituale per chi ha bisogno di aiuto. Obiettivo dell’incontro: creare un confronto costruttivo e per sottolineare la necessita’ di una maggiore collaborazione tra pubblico e privato, per offrire risposte concrete in campo sanitario al mondo multietnico. All’appello lanciato da Padre Maurizio Annoni, Presidente Associazione Opera San Francesco per i Poveri, hanno risposto importanti Istituzioni locali e altre realta’ del mondo non profit. Da Bruno Ferrante, Prefetto di Milano a Marco Tosi, Direttore settore Esclusioni Sociali, Direzione generale Famiglia e solidarieta’ Sociale della Regione Lombardia. Da don Virginio Colmegna; Direttore Caritas Ambrosiana a Rosaria Rotondi, Assessore ai Servizi Sociali della Provincia di Milano. Presenti pure Roberto Calia, Responsabile Servizio Famiglia Asl Citta’ di Milano; Antonietta Cargnel, Direttore U.o. Ii divisione Malattie infettive Az. Osp. Luigi Sacco di Milano; Nicola Pasini, Responsabile settore Sanita’ Fondazione Ismu e Gian Guido Vecchi, giornalista del Corriere della Sera. L’opera San Francesco, che garantisce accoglienza e assistenza gratuite a tutti coloro che, indipendentemente da razza o nazionalita’, necessitano di pasti caldi, docce, cambi d’abito e biancheria, ma anche di visite mediche e dentistiche e in generale di assistenza sociale, si e’ fatta promotrice di fattive collaborazioni come quella condotta con la Asl Citta’ di Milano e l’azienda ospedaliera Luigi Sacco, nel settore delicato delle malattie sessualmente trasmesse. “Nel quadro generale di assistenza realizzato da Osf si inserisce con forza il fenomeno dell’immigrazione che e’ in costante aumento e influisce sulla realta’ socio-demografica del nostro Paese – afferma Padre Maurizio Annoni - Questa realta’, in parte governata da appositi meccanismi legislativi, chiede di dare risposte concrete a diversi bisogni, tra i quali, di primaria importanza, quello sanitario. E’ in questo campo che il privato sociale sa dimostrare spesso dinamismo e capacita’ di fronteggiare, a volte anche di prevenire, le richieste. E’ qui che deve entrare in atto un programma di cooperazione tra istituzioni e privato sociale, capace di dimostrarsi efficiente ed efficace nella effettiva soluzione dei problemi legati alla salute della popolazione immigrata”. E’ nato in questa direzione il progetto “sensibilizzazione e prevenzione dell’infezione da Hiv in immigrati clandestini extracomunitari non assistiti dal Sistema Sanitario Nazionale ed afferenti ad ambulatori assistenziali dell’area milanese”. La ricerca e’ stata condotta dalla Ii Divisione Malattie Infettive dell’az. Osp. “Luigi Sacco” su pazienti del Poliambulatorio Opera San Francesco, nell’ambito del “programma territoriale di prevenzione dell’Hiv” promosso dalla Asl Citta’ di Milano. “L’italia negli ultimi anni e’ sempre piu’ interessata da flussi migratori di popolazioni provenienti da Paesi in Via di Sviluppo, in particolare Africa subsahariana, America Latina e Sud-est asiatico, caratterizzati da un’elevata endemia di malattie a trasmissione sessuale (Mst). In questo scenario – ha sottolineato la dottoressa Antonietta Cargnel – l’obiettivo del progetto era quello di raccogliere dati epidemiologici riguardanti le malattie sessualmente trasmissibili e di raggiungere, con un intervento di educazione sanitaria mirato alla loro prevenzione, un campione di immigrati irregolari. Il programma, nell’arco di tre anni, ha arruolato 1041 soggetti (47% femmine, 53% uomini) provenienti da: Africa (56.2%), America Latina (19.1%), Est Europa (19.0%) ed Asia (5.7 %). Dallo studio, condotto tra il gennaio 2001 e giugno 2003, emerge che il fattore di rischio piu’ rappresentato e’ costituito dai rapporti sessuali non protetti. Infatti, la popolazione sessualmente attiva e’ l’86,5%, mentre la percentuale di chi fa uso abituale del condom e’ solo del 17,2%. Si e’ osservata una differente prevalenza complessiva di Mst nei due sessi (M>>f) e la maggior parte delle infezioni e’ risultata acquisita nel Paese d’origine. La prevalenza complessiva delle patologie valutate non e’ elevata (13,8%, con una prevalenza delle singole patologie compresa tra l’1 ed il 5%) anche se esistono delle importanti differenze nella distribuzione geografica delle varie infezioni, infatti, la maggior parte dei soggetti risultati positivi per Hivab, Hbsag o Hcvab e’ originaria dell’Africa occidentale; l’infezione luetica, invece, e’ piu’ frequente tra i soggetti provenienti dall’America Latina”. E ad intervenire sul tema immigrazione e’ anche il Prefetto di Milano, Bruno Ferrante: “bisogna cercare di comprendere il fenomeno dell’immigrazione non come fatto emergenziale ma strutturale quindi esistente nel mondo occidentale. Bisogna eludere le due utopie esistenti nella nostra cultura: la prima che basta erigere un muro per risolvere il problema immigrati, la seconda di chi ritiene che siamo tutti cittadini del mondo. Entrambe sono irrealizzabili. Coltivo pero’ alcune illusioni: che si possa parlare di immigrazione senza farne un problema di contrapposizione politica e che se ne possa parlarne come fatto non solo di pertinenza della polizia. In ogni caso c’e’ bisogno di integrazione non di assimilazione dello straniero. Gia’ dalla scuola c’e’ la necessita’ che ci siano docenti piu’ preparati ad accogliere i bambini stranieri ed integrarli con quelli italiani”. La scuola rappresenta solo il primo passaggio - sottolinea Nicola Pasini, settore Sanità Fondazione Ismu - bisogna sempre tener presente che cambia l’utenza perche’ gli immigrati hanno culture differenti tra loro, quindi esigenze diverse in termini di cultura, religione e stili di vita. Deve cambiare l’offerta dal punto di vista sia operativo che concettuale. La soluzione è rendere più stabile il network di diversi attori, affinche’ si prendano decisioni più efficaci, dove ci sia più cooperazione e meno conflitto”. Uno scenario che non si limita pero’ ai soli immigrati, ma che coinvolge direttamente la popolazione italiana, come conclude Don Virginio Colmegna, Direttore Caritas Ambrosiana: “si tratta di una problematica sempre piu’ urgente, come emerge dall’Osservatorio Regionale per l’integrazione e la multietnicita’ che abbiamo creato. Al fianco delle problematiche socio sanitarie legate all’immigrazione, che rappresenta un fenomeno in continua evoluzione, con una sempre piu’ forte presenza femminile, non dobbiamo dimenticare che la marginalita’ riguarda tutti. Valutare le condizioni di salute degli emarginati e’ importante per tutti i cittadini senza considerare il fatto che gli homeless non sono soltanto gli stranieri. Nei senza fissa dimora e’ in aumento la parte di italiani in eta’ adulta (soprattutto persona di mezza eta’). Cause principali di questa condizione sono perdita del lavoro, abbandono della famiglia e perdita dell’alloggio. Le malattie piu’ riscontrate in queste persone sono problemi respiratori, problemi legati all’alcol e alla droga e problemi legati alla salute mentale (psichiatria di confine), e disagio sociale. La domanda di salute del popolo della marginalita’ e’ un problema molto forte che riguarda la dignita’ della persona”. Ed e’ in questo scenario che si rende necessaria una maggiore sinergia tra istituzioni e privato sociale, al fine di ottimizzare le risorse disponibili nonché inutili dispendi di energie e di mezzi per assicurare a tutti il diritto alla salute.  
     
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