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Notiziario Marketpress di
Giovedì 26 Febbraio 2004
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ATTACCO ALLE DENOMINAZIONI D’ORIGINE DAL CUORE DELL’UE LE CITTÀ DEL VINO DICONO NO ALLE RECENTI DECISIONI DELLA COMMISSIONE EUROPEA DI “AMMORBIDIRE I VINCOLI SULLE ETICHETTE” DEI VINI.
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L’europa rischia di svendere il suo patrimonio vinicolo. Accusata di protezionismo dai paesi del nuovo mondo, l’ue previene il rischio di un contenzioso, ammorbidendo gli obblighi sulle importazioni di vino extra-europeo. Le Città del Vino dicono No alle recenti decisioni della Commissione europea di “ammorbidire i vincoli sulle etichette” dei vini, interpretando così le preoccupazioni di tutto il mondo vitivinicolo italiano. Dallo scorso 1° febbraio, infatti, è operativo il regolamento Ue N.753/2 che avrebbe dovuto proteggere con formula piena (denominazione, designazione, provenienza) circa un centinaio di menzioni comunitarie. L’esecutivo di Bruxelles, giocando d’anticipo, ha invece approvato, pochi giorni fa, un progetto di “ridimensionamento” della legge presentato al Comitato tecnico di gestione vini, organo di rappresentanza dei governi europei per le questioni vinicole. La proposta, confrontata con le precedenti politiche europee, rappresenta un vero e proprio colpo al cuore delle produzioni vinicole italiane, stabilendo che nessuna menzione “tradizionale” possa più essere riservata in termini assoluti ai paesi europei, rendendone così possibile l’utilizzo anche per vini prodotti in paesi extracomunitari, “purché si attengano a determinati criteri”. Floriano Zambon, presidente dell’Associazione nazionale delle Città del Vino, esprime la sua preoccupazione anche a nome degli circa 530 Comuni associati, per il provvedimento adottato. “Se nessuna menzione tradizionale sarà più riservata in termini assoluti ai nostri vini e a quelli dei paesi europei, di fatto sarà possibile trovare un Amarone, un Brunello, un Recioto, prodotti in qualunque altra parte del mondo. Si liberalizza, così, il commercio dei “falsi” danneggiando gravemente i produttori italiani che si troveranno a dover combattere contro una concorrenza che definire sleale è solo un eufemismo. Questo provvedimento elude il principio della proprietà intellettuale di un nome-marchio quale quello di un vino, frutto del sedimento culturale di secoli di storia, annullando i principi della Costituzione Europea. Tutto questo ingenera inoltre confusione tra i consumatori ai quali va garantita la qualità del prodotto legata strettamente al territorio di origine”. Sono 17 i nomi di vini italiani che rischiano di perdere la tutela, assediati da vini prodotti oltreoceano e commercializzati magari a prezzi più bassi, con lo stesso nome in italiano, senza tener conto della qualità, vanificando anni di impegno e investimenti che hanno permesso al nostro paese il primato sui mercati mondiali e indebolendo il rapporto tra prodotto e territorio, chiave di successo dell’enologia italiana. L’associazione nazionale Città del Vino, ha predisposto un ordine del giorno (il primo Comune ad approvarlo è stato Greve in Chianti) con il quale si stigmatizza la disposizione presa a Bruxelles e si chiede al Sindaco di ogni Comune di farsi portavoce delle giuste e legittime preoccupazioni dei produttori vitivinicoli riguardo alla possibilità della perdita dell’esclusiva su importanti denominazioni di vini prodotti in Italia; si richiede alle Regioni a e il Governo nazionale di farsi carico, in sede comunitaria, del preciso impegno a ripristinare, sulle 17 denominazioni di vini italiani attualmente a rischio, la tutela della Comunità Europea nei confronti di ogni e qualsiasi imitazione e/o contraffazione da qualsiasi paese esse provengano. Infine si richiede alla Commissione Europea un cambio di rotta, affinché difenda i vini prodotti nei paesi dell’Unione sulla base di pratiche e di tradizioni storicamente riconosciute e con l’utilizzo di vitigni intimamente connessi con i rispettivi territori d’origine.
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