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Notiziario Marketpress di
Martedì 01 Giugno 2004
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IL 92% DELLE ORGANIZZAZIONI USA CON UN ORGANICO DI ALMENO 100 PERSONE È STATO INFETTATO DALLO SPYWARE, MA SOLO IL 6% DEI DIPENDENTI CREDE DI ESSERNE COLPITO |
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Milano, 1 giugno 2004 - Il 92% dei responsabili dei sistemi informativi delle aziende statunitensi afferma che il 29% dei loro Pc è stato colpito dallo spyware, una tecnologia in grado di rilevare e catturare di nascosto dagli utenti le abitudini di navigazione, la sequenza di tasti battuti sulla tastiera e perfino le password di accesso alle informazioni riservate delle aziende. Tuttavia, solo il 6% dei dipendenti afferma di aver visitato dal posto di lavoro siti web che contengono spyware. Questo è quanto emerge da Web@work, la quinta indagine annuale condotta da Harris Interactive e commissionata da Websense, società di San Diego leader nella proposta di soluzioni per un uso gestito e sicuro di Internet all'interno delle aziende. Appare dunque evidente come via sia una discrepanza rilevante tra la conoscenza e la comprensione del fenomeno spyware da parte dei dipendenti e quanto effettivamente verificato dai responsabili It. Un terzo dei dipendenti, ad esempio, non crede, o non è certo, che il proprio computer possa essere stato infettato da spyware. Tuttavia, i responsabili It (il 40% di quelli che dichiarano di essere stati colpiti dallo spyware) sostengono che le “infezioni” sono in costante aumento. Uno dei modi più comuni mediante i quali un dipendente può scaricare spyware è l’utilizzo di applicazioni di file sharing peer-to-peer (P2p), come Kazaa o Morpheus. Molti utenti P2p non si rendono conto che un file mp3 apparentemente innocuo può contenere un’applicazione spyware. Collegando direttamente gli utenti fra loro per il download o lo scambio di file, le reti P2p superano le tradizionali barriere di sicurezza implementate dalle aziende e possono quindi essere facilmente sfruttate dagli hacker per diffondere lo spyware. "Tipicamente, i dipendenti di un’azienda sono esposti allo spyware sotto forma di programma parassita inserito in qualcosa di utile che hanno scelto volontariamente di scaricare da Internet, oppure vengono indotti a scaricare qualcosa con l’inganno o, ancora, lo spyware viene segretamente installato da un hacker", commenta Peter Firstbrook, program manager di Meta Group. "La maggior parte dei dipendenti non sa nemmeno di essere infetto; lo spyware può rivelarsi solo una seccatura, intasando la rete con messaggi pubblicitari o infastidendo gli utenti con pop-up; ma può anche trasformarsi in una vera e propria violazione della privacy, raccogliendo informazioni sui siti visitati dagli utenti o, ancora, sebbene meno frequentemente, costituire una minaccia alla sicurezza, registrando quali tasti vengono battuti sulla tastiera e gli screenshot che forniscono informazioni riservate sull’azienda, rivelando password e nomi utente". Per aiutare le organizzazioni a proteggere le risorse aziendali dallo spyware ed evitare che informazioni riservate e segreti commerciali escano dalla rete aziendale, la tecnologia Websense Enterprise (che può essere scaricata dal sito www.Websense.com per una valutazione di 30 giorni) offre una difesa a tre livelli contro lo spyware: nega l’accesso a siti web che contengono spyware, blocca il lancio di applicazioni spyware dal desktop e impedisce che lo spyware comunichi a terzi informazioni riservate. L’indagine Web@work Giunta alla quinta edizione, Web@work è un’indagine annuale sull’utilizzo di Internet e delle applicazioni sul posto di lavoro condotta negli Stati Uniti. Intervistando dipendenti e responsabili It, lo studio rileva le abitudini di navigazione sul web dei lavoratori e il punto di vista dei responsabili It sui principali problemi legati all’uso di Internet che le organizzazioni si trovano oggi ad affrontare. L’indagine Web@work è commissionata da Websense e condotta da Harris Interactive. Il campione, composto da 500 dipendenti statunitensi (dai 18 anni in su), impiegati full-time in aziende con un organico di almeno 100 persone, è stato intervistato telefonicamente nel periodo dal 23 febbraio al 19 marzo 2004. Un totale di 350 responsabili It statunitensi è stato invece intervistato online tra il 24 febbraio e il 14 marzo 2004. Si tratta di professionisti impiegati full time in aziende statunitensi con almeno 100 dipendenti.
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