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Notiziario Marketpress di
Mercoledì 17 Marzo 2004
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L’EDITORIA ITALIANA SI PRESENTA ALLA LONDON BOOK FAIR, IL GRANDE APPUNTAMENTO EDITORIALE PER LO SCAMBIO DEI DIRITTI, DOVE PER LA PRIMA VOLTA PARTECIPA CON UNO STAND ITALIANO. PRESENTATA LA FOTOGRAFIA DEL SETTORE E I PUNTI DI FORZA DELL’EDITORIA ITALIANA |
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Milano, 17 marzo 2004 - L’editoria italiana si presenta a Londra. E oltre a cifre e dati del settore, propone al mercato inglese i suoi punti di forza. Si chiude così per gli italiani - con il seminario “The Italian Book Market – Publishing and Bookselling in Italy”, organizzato dall’Associazione Italiana Editori (Aie) e dall’Istituto per il Commercio Estero (Ice) - la London Book Fair, la più importante Fiera internazionale per i diritti dopo Francoforte, a cui per la prima volta anche l’Italia ha partecipato con uno stand collettivo. La fotografia del settore in Italia: Un giro d’affari di 3.550 milioni di euro complessivi, circa 55 mila titoli tra novità e ristampe e 260 milioni di copie stampate e immesse nei canali di vendita, un indice di lettura di libri tra la popolazione italiana in leggera crescita, rispetto agli anni precedenti, ma ancora lontano dai valori di metà anni Novanta e ancor più rispetto agli altri Paesi europei: sono questi i caratteri strutturali dell’editoria italiana. Il valore dell’export librario italiano rappresenta in questi anni, e quasi stabilmente, il 5% circa del fatturato complessivo del settore: nel 2002 ha raggiunto i 180 milioni, consentendo una bilancia commerciale nel settore librario positiva, per circa 30 milioni di euro. I punti di forza dell’editoria italiana: “L’italia è a Londra – ha spiegato Piero Attanasio dell’Aie - perché - partendo da una situazione in cui l'Italia, sul mercato dei diritti, è importatore netto – sta cercando di rovesciare questa tendenza. E abbiamo fiducia che possano esserci delle buone possibilità”. I punti di forza dell’editoria italiana? Narratori giovani in grado di farsi apprezzare dal grande pubblico, e anche all'estero; un'editoria scolastica che produce ottimi testi, che nel processo di integrazione europea (e del suo allargamento a venticinque) possono essere più facilmente localizzati anche all'estero. E ancora un'editoria accademica, specie in ambito umanistico, che è apprezzata all'estero e si sta attrezzando anche con iniziative innovative sul piano tecnologico (la Casalini Digital Division, mEdra, ecc.) (ma, essendo spesso fatta di piccoli e piccolissimi editori difficilmente può affacciarsi sui mercati esteri senza un supporto). “Senza dimenticare – ha proseguito Attanasio nel suo intervento agli operatori del settore - che l'editoria d'arte può sfruttare tanto la vicinanza con i contenuti più importanti al mondo, quanto la buona tradizione nella stampa d'alta qualità. A questo occorre aggiungere la consuetudine ad operare in coedizioni (se ne fanno circa 500 l'anno, in Italia) e una recente attitudine a lavorare anche nella gestione delle immagini digitali (come fanno aziende quali Alinari, Motta, Scala, Giunti, ecc.).
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