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Notiziario Marketpress di
Martedì 03 Maggio 2005
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COMMISSIONE EUROPEA : IL SETTIMO PROGRAMMA QUADRO (7PQ) DELLA CREERÀ CIRCA UN MILIONE DI POSTI DI LAVORO IN PIÙ RISPETTO A UNO SCENARIO DI "ORDINARIA AMMINISTRAZIONE" |
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Bruxelles, 3 maggio 2005 - Secondo una valutazione d'impatto realizzata dalla Commissione europea, l'attuazione delle proposte del Settimo programma quadro (7Pq) nella loro forma attuale porterà alla creazione di circa un milione di nuovi posti di lavoro in Europa entro il 2030, mentre in uno scenario di "ordinaria amministrazione" si assisterebbe a una crescita modesta dei finanziamenti dell'Unione europea a favore della ricerca. Inoltre, dalla valutazione d'impatto emerge anche che, a seconda del tasso di crescita dei finanziamenti del programma quadro a titolo del 7Pq, se si raddoppiasse il bilancio per la ricerca dell'Unione europea in questa fase, il Pil dell'Europa potrebbe aumentare fino all'1 per cento in più nello stesso periodo. Come evidenzia la relazione, poiché il programma quadro rappresenta solo una minima parte della spesa pubblica complessiva dell'Unione europea nella ricerca, i suoi effetti sono davvero notevoli. La valutazione d'impatto è stata realizzata con il contributo delle parti interessate, l'elaborazione di studi interni ed esterni e la partecipazione di noti esperti nell'ambito della valutazione. La relazione ha esaminato tre opzioni politiche in particolare: la prospettiva di "non fare nulla", che consisterebbe nel porre fine al sostegno dell'Unione europea a favore della ricerca e sviluppo (R&s), l'approccio di "ordinaria amministrazione", secondo cui il 6Pq continuerebbe a essere attuato nella sua forma attuale, e infine l'opzione di applicare le proposte del 7Pq. I rispettivi meriti di ciascuna opzione sono stati analizzati nel contesto delle sfide cui deve far fronte l'Europa, ossia la globalizzazione, la necessità di una crescita maggiore, la competitività e l'occupazione, i problemi sociali e ambientali, e la debolezza del sistema di ricerca europeo. Tuttavia, la relazione avverte subito che valutare l'impatto della politica di ricerca è un compito particolarmente difficile, soprattutto a causa del divario in termini di tempo tra lo svolgimento della ricerca, la realizzazione di innovazioni e il momento in cui se ne mieteranno i benefici commerciali. In definitiva, la relazione scarta immediatamente la prima proposta avanzata, ovvero l'ipotesi di "non fare nulla". La prospettiva dell'inerzia (ossia l'opzione di ridimensionare l'intervento dell'Unione europea) non viene evidentemente presa in considerazione, poiché essa interromperebbe di colpo il processo di costruzione di uno spazio europeo di ricerca integrato, provocando una maggiore frammentazione e inefficienza degli sforzi di ricerca in Europa", conclude il documento. Da una valutazione d'impatto economico contenuta nella relazione emerge che, come diretta conseguenza di un atteggiamento di questo tipo, rispetto ad un approccio di "ordinaria amministrazione", l'Europa subirebbe un calo del Pil dello 0,84 per cento e perderebbe 800 000 posti di lavoro (di cui 87 000 nell'ambito della ricerca). Inoltre, tutte le parti interessate che sono state consultate durante il processo di valutazione hanno espresso lo stesso parere: il programma quadro deve essere considerato "uno strumento fondamentale della politica dell'Unione europea per l'economia fondata sulla conoscenza", come afferma la Commissione. Se si adottasse un approccio di "ordinaria amministrazione", invece, il problema dell'attuale debolezza dello spazio europeo di ricerca verrebbe affrontato solo parzialmente e questo comprometterebbe la realizzazione dei principali obiettivi politici dell'Unione europea, ossia l'agenda di Lisbona e l'obiettivo di Barcellona. In questo modo si invierebbe un messaggio di sfiducia agli Stati membri in merito ai loro livelli di investimento nella ricerca, accentuando così l'effetto negativo. Da un lato, se si proseguisse ad attuare il programma quadro nella forma attuale del 6Pq, la continuità sarebbe garantita, ma dall'altro, senza modificarne il bilancio e la struttura del contenuto tematico, non si fornirebbe una risposta adeguata alle nuove sfide cui deve far fronte l'Europa né al rinnovato accento posto sull'agenda di Lisbona, sostiene la relazione. Inoltre, ora l'Unione europea è composta da 25 Stati membri e, se si mantenesse lo stesso bilancio previsto per il 6Pq, la dispersione dello sforzo di ricerca dell'Unione europea sarebbe maggiore. Secondo la valutazione d'impatto, quindi, continuando ad attuare il 6Pq si perderebbe l'opportunità di ristrutturare ulteriormente il sistema di ricerca dell'Unione europea. "La conclusione è che, per potere far fronte alle gravi lacune del sistema di ricerca europeo, occorre un programma quadro sostanzialmente più ampio del 6Pq", afferma la relazione. Nello specifico, si prevede che le proposte del 7Pq nella loro forma attuale avranno un notevole impatto in aree quali la semplificazione delle procedure, la promozione di partenariati pubblico-privato sotto forma di iniziative tecnologiche comuni, il sostegno alla ricerca di base, la promozione della mobilità e delle carriere dei ricercatori, e il rafforzamento delle capacità all'interno delle regioni e tra le piccole e medie imprese. In conclusione, la relazione rileva che il delinearsi di nuove sfide economiche, sociali e ambientali (e l'intensificarsi di quelle esistenti) richiede una risposta europea: "Il prossimo programma quadro dovrà rispondere a queste sfide; l'ordinaria amministrazione non sarà sufficiente". Per scaricare una copia della relazione e per ulteriori informazioni consultare: http://dbs.Cordis.lu/fep-cgi/srchidadb?action=d&session=&doc=1&tbl=en_docs&rcn=en_rcn:6837005&caller=fp7_lib
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