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Notiziario Marketpress di
Martedì 03 Maggio 2005
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“LA CASA EUROPEA DELL’INFERMIERE”. LA FORMAZIONE, L’ETICA, LE PROBLEMATICHE LINGUISTICHE, LA CARENZA DI INFERMIERI IN ITALIA, QUESTI I PRIMI TEMI AFFRONTATI DALLA FEPI A MADRID AL FINE DI CREARE LE BASI PER UNA CASA DELL’INFERMIERE IN EUROPA |
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Roma, 3 maggio - Si è chiuso sabato a Madrid il primo Congresso Internazionale della Fepi, Federazione Europea delle Professioni Infermieristiche. Per la prima volta i rappresentanti di 18 Paesi Ue insieme alla Fepi (costituita da Italia, Irlanda, Uk, Spagna e recentemente anche dalla Croazia) si sono incontrati per analizzare la situazione dell'assistenza infermieristica in Europa e per definire un piano di lavoro comune per il biennio 2005-2006. · I principali punti del programma Fepi per il biennio 2005-2006 sono: definire regole semplici e precise, per la libera circolazione degli infermieri nei Paesi della Ue allargata; promuovere il dialogo tra i professionisti dei diversi Stati membri, creare gli strumenti affinché tutti i pazienti europei possano contare su un'assistenza adeguata indipendentemente dalla provenienza dell'infermiere che si prende cura di loro; creare un database delle associazioni di categoria nelle varie nazioni, per avere standard uniformi di formazione, di abilitazione e aggiornamento, delle linee guida di comportamento e un codice deontologico comune. Definire una 'Casa' comune a tutti gli infermieri dell'Europa. Secondo Annalisa Silvestro, presidente della Fepi - “il sogno è 'che tutti gli infermieri possano sentirsi a casa loro in qualsiasi Paese dell'Ue, ma anche che tutti i malati, di qualunque Stato membro siano tutelati com'e' loro diritto. Obiettivi contenuti in due direttive che saranno in autunno all'esame del Parlamento europeo”. Focus Italia: Carenza Di Infermieri. Dai workshop del Congresso è emerso che l'Italia è il Paese Europeo con la maggior carenza di infermieri: ne mancano almeno 40.000. Ogni anno nel nostro paese circa 13.000 infermieri vanno in pensione o smettono di prestare servizio, e poco meno di 6 mila arrivano dalle università. Annalisa Silvestro Presidente della Fepi e Presidente della Federazione Nazionale Collegi Ipasvi, ha sottolineato che l’ingresso di infermieri dagli altri paesi può essere un’opportunità per attingere nuove risorse professionali purché sia garantita la qualità delle loro competenze, sulla base di standard condivisi. In Italia il problema dell’emergenza rischia di incidere sul buon funzionamento dei servizi sanitari. ''I sintomi di questa 'malattia' ci erano evidenti già molti anni fa - ha spiegato la Silvestro - Più volte abbiamo sottolineato la necessità di prendere provvedimenti, ma la questione non e' mai stata analizzata in maniera corretta. Gli interventi sono stati sporadici. E se per brevi periodi hanno avuto un effetto 'tampone', non sono certo riusciti a risolvere il problema alla radice. Le urgenze, erano numerose e delicate: bisognava riqualificare la professione e renderla attraente per i giovani; bisognava entrare nelle scuole e nelle università, per far capire ai ragazzi che fare l'infermiere non significa solo avere un posto di lavoro sicuro, ma anche esercitare un mestiere che richiede ottime competenze medico-scientifiche e ricco di soddisfazioni umane, oltre che professionali. In questo l'Ipasvi si e' impegnata molto e i successi ci sono stati: e' passato il periodo buio in cui gli iscritti ai corsi universitari erano scesi a 3 mila l'anno, e nell'ultimo quinquennio le aspiranti nuove leve sono praticamente raddoppiate. Ma la formazione richiede del tempo” - ha concluso la Presidente della Fepi - “e gli effetti di questa ripresa li vedremo a medio-lungo termine”. Focus su: Formazione E Problematiche Linguistiche. Si rileva in tutti i paesi europei una forte presenza di professionisti provenienti da altri Stati. La Fepi intende sollecitare i Governi europei affinché creino un sistema di verifica della conoscenza della lingua del Paese ospitante, nel pieno rispetto della libera circolazione dei professionisti. Nel dettaglio, si richiede che venga effettuata una verifica sulle conoscenze linguistiche non solo per gli operatori extracomunitari, ma anche per quelli provenienti dalla Ue. Questa soluzione è stata già adottata in alcuni Paesi, per esempio dal Regno Unito, che accoglie professionisti che dimostrino di conoscere l’inglese. Attualmente in Italia l’esame di italiano è previsto solo per gli extracomunitari. Ed e' un problema - ha ribadito la Silvestro perché la professione di infermiere e' prima di tutto un mestiere di relazione: l'infermiere deve parlare col paziente, capirne i bisogni e riferirli al medico. Ma non solo: deve anche scrivere indicazioni fondamentali per il buon andamento di ogni terapia. E come può fare tutte queste cose se non capisce la lingua del Paese che lo ha 'adottato'?''. Si tratta di ''un’emergenzaa da risolvere, ha concluso Silvestro, ed ''è anche questo uno dei punti prioritari su cui si sta impegnando la Fepi''. Al termine dell'evento, il Consiglio direttivo della Fepi, formato dai vertici degli ordini e delle associazioni infermieristiche dei quattro Paesi fondatori (Italia, Irlanda, Regno Unito e Spagna) ha elaborato un documento che dovrà essere ora esaminato e recepito dagli organi dei singoli Stati membri. Il secondo appuntamento internazionale della Fepi è stato fissato dall'11 al 13 maggio 2006 a Taormina.
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