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Notiziario Marketpress di
Lunedì 09 Maggio 2005
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Web e diritto per le nuove tecnologie |
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STANCA HA PRESENTATO IL RAPPORTO SUI CONTENUTI DIGITALI NELL'ERA DI INTERNET |
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Lucio Stanca , Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie ha presentato il Rapporto sui contenuti digitali nell'era di Internet, redatto dalla specifica Commissione Interministeriale, presieduta da Paolo Vigevano, che ha fotografato per la prima volta questo nuovo settore con le audizioni di tutti gli operatori interessati e che, per la sua completezza, è stato adottato dall'OCSE come punto di riferimento e di analisi e pubblicato nel sito ufficiale. L'Italia - ha dichiarato il ministro - vuole superare il "paradosso dello squilibrio digitale", a causa del quale rischia di perdere le rilevanti opportunità di conoscenza, di crescita e di sviluppo socio-economico create dalla nascente industria dei contenuti digitali. "Abbiamo un mercato delle telecomunicazioni che ha la maggior incidenza sul Pil rispetto agli altri paesi e siamo secondi solo alla Gran Bretagna; grazie alla larga banda disponiamo di moderne “autostrade digitali”, con tassi di crescita tra i primi in Europa. Ma non abbiamo ancora sviluppato un'adeguata industria dei contenuti digitali. Tanto che questo settore da noi incide sul Pil solo per l'1,1%, contro l'1,9% della Francia, il 2,3% della Germania, il 3% della Gran Bretagna e il 3,8% degli USA", ha detto il ministro. Il ministro ha poi spiegato che "stiamo accompagnando una vera conversione industriale, una discontinuità epocale, che va a toccare tutti i produttori di contenuti, i quali dovranno passare da una produzione di tipo tradizionale di editoria, cinema, tv, musica, cultura, etc., ad una digitale, in cui il contenuto originale è un insieme di bit e byte duplicabili in modo identico all'infinito". Stanca ha ricordato che "con l'avvento delle nuove tecnologie, che hanno smaterializzato la copia di un libro, film, brano musicale, opera d'arte, universalizzando i contenuti, disponibili istantaneamente da una parte all'altra del mondo grazie al Web, si è posto perentorio il “dilemma digitale”, ossia lo squilibrio tra la volatilità della diffusione dei contenuti e la tutela della proprietà intellettuale. La prima, infatti, richiede nuovi strumenti e prospettive per la tutela del diritto d'autore, che è alla base dello sfruttamento economico da parte di autori ed editori". In quest'ottica, grazie alla Commissione Interministeriale, ha aggiunto il ministro, " è stato possibile mettere assieme per la prima volta i rappresentanti di interessi apparentemente contrapposti, come quelli dei provider di internet e dei carrier telefonici, con quelli dei produttori di musica, cinema, editoria, tv, per individuare una strategia comune ed un punto condiviso non solo di partenza ma, ora, anche di lavoro. Ruolo delle istituzioni, infatti, è non solo quello di promuovere un fenomeno nuovo, ma anche di garantire eque condizioni di mercato assicurando equilibrio ad una pluralità di interessi legittimi e spesso divergenti ". In questo contesto all'inizio di marzo è stato siglato il P@tto di Sanremo per una mobilitazione senza precedenti degli operatori per accelerare il passaggio, concordato, non frammentato e contrapposto, dai modelli tradizionali ai nuovi modelli di sfruttamento e valorizzazione dei contenuti digitali. Il superamento delle contrapposizioni e l'apertura di questo tavolo di fatto costituisce la nascita della nuova filiera. Non solo. "Dobbiamo assolutamente evitare che gli ingenti contenuti del nostro patrimonio artistico, culturale ed ambientale vengano proposti in Rete da altri e subiscano una improvvida ’delocalizzazione’. Essi sono una opportunità che dobbiamo sfruttare e valorizzare noi", ha detto Stanca precisando che" contemporaneamente dobbiamo proteggere il valore della proprietà intellettuale che questa nuova filiera può esprimere, agendo non in modo repressivo e criminalizzante, se non in presenza di organizzazioni criminose". Insomma, ha concluso Stanca, "Internet non può essere considerato una zona franca, un Far West sede di “scorrerie digitali” poiché ciò che è proibito nel mondo reale deve esserlo anche in quello virtuale. Ma, al contempo, la norma deve essere sufficientemente flessibile per non rappresentare un freno allo sviluppo della tecnologia e del mercato, alla diffusione della conoscenza".
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