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Notiziario Marketpress di
Lunedì 16 Maggio 2005
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SECONDO UN PROFESSORE FRANCESE, LA COSTITUZIONE EUROPEA È DEBOLE SUL VERSANTE DELLA RICERCA |
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Bruxelles, 16 maggio 2005 - È legittimo voler sviluppare la scienza a livello europeo, e creare legami professionali fra ricercatori è un obiettivo degno di lode. Tuttavia, secondo Jean-pierre Kahane, matematico e membro dell'Accademia delle Scienze dell'Istituto di Francia, tali aspirazioni non devono nascondere la necessità di ogni Stato membro di proseguire gli sforzi. In un'intervista al quotidiano francese L'humanité, il professor Kahane ha spiegato che, a suo avviso, la nuova Costituzione europea manca di qualsiasi ambizione scientifica. "Lo Spazio europeo della ricerca viene sempre considerato in relazione alla competitività economica", afferma il professor Kahane. "L'articolo Iii-248 mira alla "realizzazione di uno spazio europeo della ricerca nel quale i ricercatori, le conoscenze scientifiche e le tecnologie circolino liberamente, a favorire lo sviluppo della sua competitività", mentre l'esperienza dell'Ue è quella di una burocrazia schiacciante e della mancanza di una vera direzione per la ricerca", lamenta il professore. Secondo il professor Kahane, lo spazio scientifico europeo è sempre esistito sin dal Xvi secolo, ed è stato molto attivo. Recentemente si sono conseguiti straordinari risultati scientifici, come il Cern, Centro europeo per la ricerca nucleare, e l'Agenzia spaziale europea (Esa). Il Cern, per esempio, è stato creato indipendentemente dall'Ue e continua a crescere grazie ad accordi fra gli Stati membri. Deve il proprio successo al fatto che non richiede brevetti e che tutti i risultati scientifici e tecnici sono pubblici, ha spiegato il professor Kahane a L'humanité. Sulla questione della necessità da parte degli Stati membri di aumentare gli investimenti nel settore della ricerca e sviluppo (R&s), il professor Kahane ha spiegato che l'Europa "può cooperare solo se si producono risultati". Successivamente, occorre considerare la cooperazione con tutti i paesi, in modo da riequilibrare la produzione scientifica, ha aggiunto. Il professor Kahane si rammarica del fatto che la Costituzione assegni alla ricerca il ruolo di creare le basi scientifiche per la competitività economica. È dell'avviso che "se si mette la competitività in primo piano, si uccide la ricerca. Si comincia a lavorare insieme, ed è in questo lavoro comune che la competitività cresce". Prendendo in considerazione l'articolo Iii-255, che prevede che la Commissione presenti al Parlamento europeo e al Consiglio una relazione annuale sulle attività svolte in materia di ricerca, di sviluppo tecnologico e di divulgazione dei risultati, il professor Kahane ha affermato di non essere sicuro che la misura sia sufficiente a orientare la ricerca. "La Commissione presenterà una relazione molto sommaria. Tuttavia, in materia di ricerca, occorre esaminare le cose in dettaglio, il che è impossibile con valutazioni globali internazionali. Ciò richiede l'esame di gruppi e laboratori, mentre tali relazioni valuteranno soltanto attività finalizzate che risponderanno a determinati obiettivi," ha affermato il professore. Jean-pierre Kahane approva in ogni caso il nesso, definito nella Costituzione, fra ricerca pubblica e privata, e propone di introdurre incentivi per garantire che l'industria svolga attività di ricerca, assuma giovani ricercatori e crei legami con le università. "Ma questo non figura da nessuna parte nel trattato. [ ]. Non è mai stata condotta alcuna valutazione di questo tipo di contratto, che porta denaro alle imprese, ma non alla ricerca. Alla fin fine, la Costituzione non propone alcun correttivo e non dimostra alcuna ambizione scientifica", ha concluso.
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