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Notiziario Marketpress di
Lunedì 16 Maggio 2005
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LA CULTURA DELLA DIVERSITÀ IN FRIULI VENEZIA GIULIA PER ROBERTO ANTONAZ NELL’INTERVISTA ESCLUSIVA L’ASSESSORE REGIONALE ALLA CULTURA PARLA DI MULTICULTURALITÀ E DIVERSITÀ IN RELAZIONE AL TEMA DEL FESTIVAL MONDIALE DELLE RELAZIONI PUBBLICHE |
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Trieste, 16 maggio 2005 - L’assessore alla cultura della Regione autonoma del Friuli Venezia Giulia Roberto Antonaz ha rilasciato un’intervista esclusiva in occasione della presentazione ufficiale del Festival Mondiale delle Relazioni Pubbliche tenutasi l’11 maggio a Trieste. Nell’intervista per la prima volta l’assessore descrive lungamente la sua visione della multiculturalità ed esprime giudizi sul valore della diversità che caratterizzano la nostra Regione, facendo riferimento alle politiche di governo e alle strategie di comunicazione adottate dall’attuale amministrazione. In particolare, sotto la lente sono stati messi la filosofia e i principi guida che hanno ispirato la discussa legge regionale sull’immigrazione appena approvata. Il rispetto e la valorizzazione della diversità evidenziati da Antonaz sono di fatto gli argomenti che il Festival mondiale dal tema “Comunicare per la diversità, con la diversità, nella diversità”, che si terrà a Trieste dal 28 al 30 giugno prossimi, affronterà in quattro diverse sessioni tematiche. Proprio la Regione Friuli Venezia Giulia, “terra di genti diverse” per antonomasia, è tra i primi e principali sostenitori dell’iniziativa. Come sono vissuti i temi della muliculturalità e della diversità in Regione? Credo che oggi siano stati superati moltissimi dei limiti che in passato avevamo conosciuto e penso che ci sia infatti un’opinione diffusa sul fatto che la multiculturalità e la diversità sono una grande ricchezza per il Friuli Venezia Giulia. Questo spiega anche perché la nostra Regione e la città di Trieste, seppur piccole realtà territoriali, se le paragoniamo alle metropoli e alle grandi regioni d’Europa, hanno lasciato una grande e straordinaria eredità nel campo della cultura, dell’arte, delle scienze e della musica. Penso che questo sia dovuto soprattutto alla convivenza tra etnie, lingue, culture e religioni che da secoli contraddistingue queste terre. Quale strategia è stata elaborata per comunicare la diversità in Regione? Esistono interventi previsti a livello culturale e delle politiche dell’istruzione in favore della multiculturalità linguistica, storica, etnica e religiosa? Personalmente non amo il termine “diversità”, perché è facilmente strumentalizzabile in quanto può essere facilmente utilizzato sia in senso negativo che in senso positivo. Preferirei piuttosto pensare un mondo in cui tutti convivessero non tra diversi, ma tra uguali. Vorrei che la diversità diventasse un fatto assolutamente logico, normale e naturale. Premesso questo, la maggioranza che ora è al potere in Regione dà grande spazio e valore alle diverse etnie e il mio stesso assessorato si occupa della tutela di identità linguistiche, delle comunità slovena, friulana, germanofona. Anche le religioni vivono in un rapporto di convivenza pacifica e a questi aspetti noi siamo molto attenti. Un esempio di questa politica di apertura dell’attuale amministrazione è dato dal sito che, oltre all’inglese, è stato tradotto nelle quattro lingue della nostra Regione. Inoltre, tutto il materiale testuale che viene prodotto in Regione dalle dichiarazioni programmatiche del presidente Illy alle targhe degli uffici sono state poi tradotte in cinque lingue. C’è una filosofia di fondo che guida la nostra giunta e in particolare il mio assessorato: c’è la voglia di vedere il rapporto con le altre culture, con le altre religioni e con gli altri costumi come un’opportunità, un valore e non come un problema. Penso che questo sia il filo rosso che collega tutta la nostra attività. Ma non pensa che in questo senso l’ambiente e il contesto culturale favoriscano la contaminazione, come ha dimostrato Trieste, una città speciale da questo punto di vista? Il contesto culturale e il territorio regionale favoriscono certamente la contaminazione, ma c’è sicuramente chi è contrario a questo tipo di realtà col diverso e che non condividono questa opinione, ma tra i giovani soprattutto si stanno riducendo questi atteggiamenti. Trieste ha una storia di città di mare al confine tra il mondo latino, slavo, tedesco e ha sicuramente nel suo Dna il convivere con le diversità e la osserva da sempre con curiosità la diversità e con spirito di apertura. Il Festival Mondiale delle Rp arriva in un momento in cui la Regione Fvg è impegnata nel confronto sul nuovo testo di legge per l’immigrazione. Il tema “Comunicare per, con e nella diversità” e i nuovi paradigmi della comunicazione in che modo possono contribuire a informare e a coltivare il consenso dei cittadini? La legge sull’immigrazione, che è stata approvata a larghissima maggioranza, secondo me è una legge di civiltà, quella più avanzata finora prodotta in Italia. È la seconda legge in questa materia dopo quella dell’Emilia-romagna sul tema dell’immigrazione, tant’è che viene presa da modello da altre regioni. La legge in questione non fa altro che parificare i diritti e i doveri degli immigrati al resto della popolazione colmando il vuoto normativo che il Friuli Venezia Giulia aveva finora. La nostra regione è esposta più di altre ai flussi migratori e quindi ha un confronto quotidiano col problema dell’immigrazione. Oggi però ci sono degli immigrati che ormai lavorano nelle nostre aziende, i cui figli vanno a scuola assieme ai nostri figli. Non ci devono essere delle discriminazioni e quindi era assolutamente necessario che venisse fatta una legge in materia. Inoltre noi che siamo figli di una terra di emigrazione, che ha prodotto migliaia e migliaia di emigranti, avremmo dovuto pensare prima ad un modello di accoglienza e d’integrazione, proprio perché in molti casi le famiglie giuliane, friulane o slovene hanno qualche parente emigrato. Questa diversità che ci contraddistingue e che ci caratterizza convive però con la paura di alcuni che temono di perdere la propria identità attraverso il riconoscimento delle diversità altrui. Secondo me è un problema che non si pone in quanto l’identità è un concetto in continua evoluzione: per esempio i triestini di cento anni fa erano diversi da quelli di oggi, ma sono diversi anche rispetto a quelli di venti o trenta anni fa. L’identità è una cosa che si evolve proprio nel confronto con altre culture e con altri modi di concepire la vita. È assurdo pensare oggi di costruire un muro per impedire che si disperda la propria identità o per tenerla separata dalle altre. Ricordiamoci che i matrimoni tra consanguinei portano all’imbecillità. Quali sono le ricadute e i vantaggi competitivi che la Regione si attende da un evento di portata mondiale come il Festival delle Relazioni Pubbliche? Siamo felicissimi che l’organizzazione del Festival Mondiale abbia scelto come sede Trieste e la nostra Regione e in fondo penso che ce la meritiamo! Credo infatti che il Friuli Venezia Giulia abbia una lunga storia in rapporto alla diversità anche sul piano della comunicazione. Non a caso le due università hanno aderito con entusiasmo a questa proposta di confronto e dialogo. Siamo quindi felici di ospitare seicento esperti di comunicazione provenienti da tutto il mondo che per tre giorni guarderanno a Trieste come punto di riferimento. E in questo caso l’occasione è perfetta per far conoscere di più questa terra e questa città meravigliose. Il Festival sulla diversità che viene ospitato nella nostra Regione permette anche di far conoscere la sua storia, i suoi problemi, le sue peculiarità. Poco si sa oggi nel mondo di una realtà come Gorizia, divisa da un confine che per fortuna sta per cadere definitivamente. Le vicende storiche della regione legate ai conflitti tra etnie, ma anche alla pace e alla convivenza secondo me possono essere un grande insegnamento per tutto il mondo. La storia stessa del Friuli Venezia Giulia insegna che nazionalismi e conflitti portano solo a tragedie.
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