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Notiziario Marketpress di
Lunedì 16 Maggio 2005
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IL PROGETTO BITE LANCIA UN DIBATTITO EUROPEO SULL'ETICA DELLA BIOMETRIA |
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Bruxelles, 16 maggio 2005 - Si discute sempre più spesso della tecnologia biometrica come strumento con cui contrastare la frode e il furto. In diversi paesi sono in corso dibattiti nazionali sull'opportunità di utilizzare tale tecnologia. Un'analisi più esaustiva delle sue implicazioni, che coinvolga tutte le parti interessate, non è ancora stata realizzata. Questa lacuna verrà colmata dal progetto Bite. Finanziato a titolo della sezione Scienza e società del Sesto programma quadro (6Pq), il progetto Bite (biometric identification technology ethics) riunisce nove partner di diversi contesti. I partner intendono rendere più agevole all'industria e al mondo accademico affrontare le questioni etiche sollevate dalla biometria, nonché avviare un dibattito pubblico sulle sue implicazioni. Per l'identificazione di una persona, la biometria si avvale di informazioni fisiche e comportamentali. I dati utilizzati possono essere di diverso tipo: dalle impronte digitali, alla scansione dell'iride, al Dna. L'applicazione più probabile di questa tecnologia consisterà nel verificare l'identità di una determinata persona confrontando le informazioni ottenute in loco dall'individuo in questione con quelle archiviate in una banca dati. I sostenitori della proposta affermano che in questo modo la biometria potrebbe contribuire in maniera notevole alla sicurezza in un'epoca in cui il terrorismo globale è una minaccia concreta per i paesi di tutto il mondo. In tale contesto, si è insistito affinché gli aeroporti e i centri per il controllo delle frontiere siano i primi potenziali utenti di questa tecnologia. A livello più individuale, si potrebbe ricorrere alla biometria per la prevenzione dei furti, verificando, ad esempio, l'identità delle persone prima di acconsentire al ritiro di contanti o di permettere l'accesso a edifici o automobili. La raccolta e l'archiviazione di questi dati personali, però, solleva enormi questioni di carattere etico, come ha spiegato al Notiziario Cordis il professor Emilio Mordini, coordinatore del progetto Bite. Le preoccupazioni sono di diversa natura: le persone che hanno maggiore difficoltà a dimostrare la propria identità, come gli immigranti, possono venire ingiustamente prese di mira con un sistema simile, i disabili che non sono in grado di sottoporsi a esami biometrici potrebbero risultarne stigmatizzati e inoltre si potrebbero ottenere informazioni mediche personali. A livello pratico, le leggi sulla tutela della vita privata variano da un paese all'altro, il che potrà avere implicazioni per la condivisione dei dati e l'interrelazione delle banche di dati. "Dobbiamo proteggere i gruppi più deboli, che presumibilmente saranno i principali obiettivi della tecnologia biometrica. Le loro identità sono meno definite e più difficili da dimostrare e inoltre queste persone potrebbero essere prive di documenti, ma ciò non deve comportare una minore tutela della loro vita privata", ha affermato il professor Mordini. È inoltre fondamentale trovare una soluzione per quella minoranza che non può sottoporsi agli esami biometrici. Se una persona è cieca, di bassa statura o ha perso una mano, questa sua caratteristica non può costituire una valida ragione per impedirne l'accesso. "Questa tecnologia verrà utilizzata a breve e dobbiamo affrontare immediatamente il problema", ha dichiarato il professor Mordini. Secondo il professor Mordini, l'accesso alle informazioni mediche attraverso i dati biometrici è la questione più controversa di questa tecnologia. "Al momento non si tratta di un rischio concreto, ma potrebbe diventarlo nel breve periodo", aggiunge. I dati potrebbero fornire informazioni sullo stato di salute di una persona, evidenziando l'uso di droghe o rivelando un'eventuale gravidanza, ad esempio. Nel caso del Dna, gli scienziati insistono sul fatto che si limiterebbero ad analizzare i codici noti e non le informazioni genetiche. Se da un lato il professor Mordini è certo che gli scienziati non hanno alcuna intenzione di raccogliere informazioni mediche, resta da risolvere il problema del modo in cui verranno utilizzati successivamente i dati. Questo aspetto solleva la questione della fiducia. Da quando ha iniziato le proprie attività nell'ottobre 2004, il consorzio Bite ha già tenuto due riunioni di esperti che si sono incentrate su diverse considerazioni di carattere etico in materia di biometria. Seguiranno altri tre incontri e, nel giugno 2006, verrà avviata una consultazione pubblica. Dalle riunioni è già emerso che non tutte le parti interessate condividono le stesse preoccupazioni. In uno degli incontri, i partecipanti non sono riusciti a raggiungere un consenso sul rischio posto dalla biometria nei confronti della vita privata. "Gli ingegneri hanno affermato che altre tecnologie sono più invasive. Noi della sfera etica nutriamo qualche dubbio al riguardo", ha dichiarato il professor Mordini. D'altro canto, in una riunione in cui si è discusso di utilizzare il Dna e la genetica come identificatori biometrici, i partecipanti hanno convenuto che, sebbene tali tecniche siano già state utilizzate nell'ambito delle discipline forensi, emergeranno nuove difficoltà qualora esse vengano impiegate a livello più generale. Uno dei principali problemi sarà presumibilmente l'allarmismo che si diffonderà tra chi teme che si instauri una società della sorveglianza come quella descritta nel film Minority Report. "Di fatto questo non accadrà nel giro di pochi giorni, ma tra 15 anni il Dna potrebbe diventare un identificatore biometrico", ha affermato il professor Mordini. Le prossime riunioni vedranno la partecipazione di rappresentanti di organizzazioni di immigranti e si occuperanno di questioni di carattere industriale nonché di tecnologie future. Oltre alle questioni della fiducia e dell'utilizzo improprio dei dati, il professor Mordini ha anche evidenziato una serie di conseguenze meno prevedibili da affrontare. L'affidabilità dei dati biometrici, ad esempio, potrebbe dipendere dalla fonte che li ha forniti. Emilio Mordini ha citato l'esempio di una carta d'identità biometrica rilasciata da uno Stato canaglia. I dati biometrici potrebbero essere corretti, ma il detentore della carta potrebbe comunque essere pericoloso. L'introduzione della tecnologia biometrica per la prevenzione dei furti di automobili in Malesia ha inoltre avuto un esito imprevisto: poiché un automobilista poteva utilizzare la propria auto solo poggiandovi sopra il dito per aprirla e metterla in moto, i ladri glielo hanno amputato per rubare il veicolo. "Si tratta di una tecnologia che può essere ritenuta dannosa. Dobbiamo tenere conto dei sentimenti e delle preoccupazioni delle persone", ha affermato il professor Mordini. Il coordinatore del progetto Bite ritiene che il settore pubblico abbia un importante ruolo da svolgere nel dibattito sulla biometria, in particolare per quanto riguarda la costruzione della fiducia dei cittadini. Questo, però, non è un compito semplice: "Se da un lato si tende ad avere maggiore fiducia nel settore pubblico che nel settore privato, quando si tratta di problemi di sicurezza le persone diventano più diffidenti". Ciononostante, il professor Mordini auspica che il settore pubblico spiani la strada all'attuazione delle tecnologie biometriche, seguito dal settore commerciale. Alla domanda se fosse d'accordo sulle conclusioni raggiunte di recente da una relazione del Centro comune di ricerca (Ccr) della Commissione europea, secondo cui l'introduzione dei dati biometrici è al contempo "inevitabile e necessaria", il professor Mordini ha replicato che, pur essendo ormai inevitabile, la necessità di introdurre dati biometrici è più discutibile. "È necessaria da un punto di vista industriale se non dal punto di vista della sicurezza", ha dichiarato Emilio Mordini al Notiziario Cordis. Il progetto Bite rappresenta solo l'inizio del dibattito sulla biometria. Il professor Mordini e il suo gruppo sperano che, quando il progetto sarà giunto al termine, saranno stati in grado di "costruire il fulcro di una rete futura più ampia e di stilare un inventario delle problematiche attuali, disponendo altresì di una più vasta prospettiva sulle questioni future". Http://www.biteproject.org
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