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Notiziario Marketpress di Mercoledì 28 Aprile 2004
 
   
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  IL FURTO DI IDENTITÀ DIGITALI RISCHIA DI DIVENTARE OGGETTO DELLA PROSSIMA ONDATA DI CRIMINE INFORMATICO IN GRAN BRETAGNA  
   
  Milano, 28 aprile 2004 – Una recente indagine commissionata da Rsa Security ha dimostrato che in Gran Bretagna vengono fornite troppe informazioni personali con noncuranza, rendendo le persone un facile bersaglio per il furto di identità digitali, fenomeno in rapida crescita. Inoltre, i ricercatori mettono in guardia sul fatto che il problema potrebbe avere serie ripercussioni sulle imprese online. L’indagine, condotta da Winmark Research per conto di Rsa Security, dimostra che il 79% delle persone, se fermato per strada, è disposto a fornire informazioni personali sufficienti a consentire il furto delle identità digitali, come ad esempio la data di nascita o il nome da nubile della madre. L’indagine ha inoltre dimostrato che il 33% degli intervistati ha già commesso gli errori più classici che possono compromettere la sicurezza di Internet, come condividere o annotare le password su un foglio di carta. In media, i consumatori creano oltre 20 diverse identità digitali, fornendo informazioni personali a siti web, con il 64% che utilizza la stessa password per accedere a tipi diversi di siti, dall’email al conto bancario. Il 33% ha addirittura ammesso di condividere le password con amici e famigliari, incrementando così in modo massiccio il rischio di frode. Paradossalmente, però, il 57% dei consumatori ritiene che la responsabilità della protezione delle identità digitali e delle informazioni personali sia delle organizzazioni che gestiscono i siti web. Si teme che se i consumatori subiscono il furto di identità digitali, la fiducia nell’e-commerce precipiti, con ripercussioni per e-tailer e banche online. “Un cosa appare chiara”, ha affermato Tim Pickard, strategic marketing director Emea, di Rsa Security. “Questa è una minaccia sia per le aziende, sia per i consumatori. La ricerca dimostra chiaramente che i singoli individui ritengono che la responsabilità della sicurezza delle loro identità digitali sia da imputarsi alle aziende. Se le aziende vogliono continuare a ottenere vantaggi dalla propria attività in Internet devono conservare la fiducia dei consumatori, educandoli su come proteggere le loro identità virtuali e assicurando che i controlli sulla sicurezza dei siti web siano idonei per la protezione dai tentativi di frode”. “Il furto di identità sta diventando un problema in tutto il mondo”, ha dichiarato Tony Neate della National Hi-tech Crime Unit. “Poiché il tradizionale furto di identità, come la frode a danno dei titolari di carte di credito, è diventato più difficile per l’aumento di iniziative di sicurezza quali Chip e Pin, i criminali stanno cercando nuovi modi di perpetrare la frode. L’accesso alle identità online per mezzo di informazioni personali e password è diventato un nuovo, facile bersaglio. In Gran Bretagna, si stima una perdita milioni di sterline all’anno per il furto di identità, una cifra destinata ad aumentare se gli individui non diventano più consapevoli della loro responsabilità nel proteggere la propria identità digitale”. “Stupisce il livello di ignoranza dei consumatori riguardo alla necessità di proteggere la propria identità online”, ha commentato Tim Pickard. “Ogni giorno assistiamo a casi di furto di identità fisiche, dalle ricevute delle transazioni effettuate con carte di credito e poi buttate nel cestino, ai tentativi di individuare sequenze di numeri per risalire al numero di carta di credito. Tuttavia, sembra esserci una grande differenza tra la percezione della minaccia di furto di identità fisiche e digitali. E’ necessario che i consumatori si rendano conto che la loro disponibilità a fornire informazioni personali a sconosciuti costituisce un grosso rischio per il furto di identità online”. Pickard ha poi concluso: “Se il furto di identità digitali continuasse ad aumentare fino a uscire dal controllo, gli utenti perderebbero velocemente fiducia nell’e-business. Un rischio che il mercato non si può permettere di correre”.  
     
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