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MARTEDI
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Notiziario Marketpress di
Martedì 09 Giugno 2009 |
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AGROBIOGAS: PROGETTO UE PER LA TRASFORMAZIONE DEI RIFIUTI AGRICOLI IN BIOGAS |
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La grande quantità di rifiuti agricoli prodotta ogni anno nell´Unione europea rappresenta un vero problema per gli agricoltori che devono riuscire a smaltirli. I trattamenti usati finora sono economici, ma poco efficaci. Un trattamento alternativo è rappresentato dall´uso di biogas attraverso la digestione anaerobica (tramite l´uso di microrganismi che agiscono in assenza di ossigeno). Il trattamento con biogas alimenta in modo efficace il recupero energetico e dei nutrienti, con il valore aggiunto di prevenire l´inquinamento. Il progetto Agrobiogas ("An integrated approach for biogas production with agricultural waste"), sostenuto dal Sesto programma quadro (6° Pq) dell´Unione europea con 2,1 milioni di euro di finanziamenti, è volto a sviluppare questa tecnologia, che rappresenta un modo efficace per il trattamento dei rifiuti agricoli e un´opzione valida per gli agricoltori. Secondo i partner di Agrobiogas il fatto di decentralizzare la digestione anaerobica (Da) attraverso l´uso della co-digestione con altri residui organici, potrebbe incrementare l´efficienza della Da con rifiuti agricoli. L´uso della co-digestione potrebbe offrire agli agricoltori l´opportunità di trattare i loro rifiuti agricoli e altro materiale organico contemporaneamente. Ma potrebbero anche trarre profitto economico dal trattamento e dalla gestione dei rifiuti organici, come anche dall´uso e dalla vendita dei prodotti (ad es. Energia elettrica). I partner sono anche del parere che inserire le informazioni relative ai progetti locali sui biogas in una banca dati accessibile a tutti gli agricoltori potrebbe produrre ulteriori benefici. Per offrire a tutti gli agricoltori europei un modo efficace per il trattamento dei rifiuti agricoli, il consorzio Agrobiogas ha sottolineato il fatto che devono essere chiarite le condizioni ideali per l´applicazione della tecnologia di trattamento, e che il metodo dovrebbe anche essere adattato alle condizioni locali. Le informazioni importanti - dicono i partner - dovrebbero essere fornite agli agricoltori attraverso le Iag (Industrial Association Groupings) che li rappresentano. Il coordinatore di Agrobiogas, Thorkild Q. Frandsen del Consiglio consultivo per l´agricoltura danese, ha detto che si tratta di un progetto singolare grazie all´approccio integrato adottato per lo sviluppo del settore di biogas. "Ciò è illustrato sul sito web Helpdesk," ha detto. L´helpdesk è una piattaforma per hanno chi ha bisogno di consigli o suggerimenti riguardo al funzionamento delle centrali a biogas agricoli in Europa. "Agrobiogas contribuisce alla diffusione della conoscenza sui benefici derivanti dai biogas per le regioni con scarsa esperienza in questo campo e che non dispongono di centrali a biogas," ha detto Frandsen a Research Headlines. Gli Stati membri dell´Ue che sono stati raggiunti dal progetto Agrobiogas includono Grecia, Spagna e Slovacchia. Fino ad oggi, Agrobiogas riporta una serie i successi tra cui lo sviluppo di una serie di strumenti per la simulazione di un processo di Da. "Parte integrante di questi strumenti è una banca dati dei substrati di biogas, in cui è stata raccolta una grande quantità di informazioni su 25 diversi substrati per la produzione di biogas," ha dichiarato il coordinatore. "Ad esempio, sono reperibili dati sulle raccolte di biogas e sulla composizione chimica di ognuno dei substrati. " Frandsen ha anche fatto notare che la banca dati dei substrati e gli strumenti di simulazione del processo di Da sono collegati ad uno strumento per decidere gli investimenti, il quale serve per "facilitare una prima valutazione economica di un determinato progetto di biogas". L´insieme degli strumenti per la simulazione del processo può essere utilizzata in vari modi, ha detto Frandsen a Research Headlines. Può essere usato nella fase di progettazione prima di costruire l´impianto a biogas, dai proprietari di impianti biogas esistenti per incrementare l´efficienza e la stabilità dell´impianto specifico, o per fini didattici a livello universitario. "Si tratta di uno strumento straordinario per l´esposizione della complessità e della dinamica dei processi dei biogas," ha detto. Chi trarrà quindi i maggiori benefici da questa innovazione? "Credo che sia le piccole e medie [imprese] (Pmi) che gli agricoltori potranno beneficiare degli strumenti e della conoscenza prodotta dal progetto Agrobiogas," ha fatto notare Frandsen. "Data la complessità degli strumenti, crediamo che essi saranno soprattutto usati dai consiglieri agricoli o dagli esperti di biogas," ha aggiunto. Riguardo ai futuri sviluppi, Frandsen ha detto che l´esperienza e la conoscenza prodotte dal progetto Agrobiogas potrebbero essere diffuse verso altre regioni europee. Ha anche sottolineato che, visto che il biogas è uno dei modi più economici per ridurre le emissioni, esso ha un futuro sicuro sia in Europa che a livello mondiale. Ad esempio, il governo danese ha lanciato nell´aprile scorso il piano d´azione "Green Growth" (crescita verde), che è dedicato al settore agricolo. "Il biogas è una delle aree chiave di questo piano d´azione e la Danimarca si è posta l´obiettivo di usare - entro il 2020 - il 40% del letame dell´allevamento di bestiame per la produzione di energia rinnovabile," ha spiegato Frandsen. Il biogas è lo strumento chiave per raggiungere questo obiettivo. " Del consorzio fanno parte partner da Belgio, Danimarca, Germania, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Austria, Slovacchia e Svezia Per maggiori informazioni, visitare: Agrobiogas http://www. Agrobiogas. Eu Ad Help Desk http://www. Adhelpdesk. Eu . |
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UNO STUDIO METTE IN EVIDENZA L´IMPRONTA IDRICA DELLA BIOENERGIA |
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I ricercatori e gli operatori del settore sono impegnati a cercare fonti di energia alternative, per esempio sostituendo il petrolio con i biocarburanti. I riflettori sono attualmente puntati sull´impronta idrica - il volume di acqua dolce usata per produrre beni e servizi per il consumo. Una nuova ricerca proveniente dai Paesi Bassi valuta l´impronta idrica della bioenergia - la quantità di acqua necessaria per le colture di biomassa. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas) Early Edition. Sulla base di due studi precedenti, che avevano stimato l´impronta idrica dei prodotti alimentari e delle fibre e l´impronta idrica del calore proveniente dalla biomassa, i ricercatori dell´università di Twente si sono proposti di fornire una panoramica globale sull´impronta idrica per unità di bioenergia come elettricità, bioetanolo e calore. Secondo i ricercatori, nonostante il fatto che l´impronta idrica della bioenergia sia molto più ampia rispetto alle altre forme di energia, si risparmia più della metà dell´acqua con la produzione di bioelettricità rispetto alla generazione di biocarburanti. "L´impronta idrica della bioelettricità è minore rispetto a quella dei biocarburanti perché è più efficiente usare tutta la biomassa (per es. Per l´elettricità o il calore) rispetto ad una frazione delle colture (il loro contenuto in zucchero, amido o olio) per i biocarburanti," è quanto dimostra la ricerca. Il team è riuscito a mostrare l´impronta idrica per 13 colture (orzo, manioca, granturco, patate, semi di colza, riso, segale, sorgo, semi di soia, barbabietola da zucchero, canna da zucchero e grano; e jatropha, una coltura adatta alla produzione di energia). Queste colture contribuiscono per l´80% alla produzione totale di raccolti. Lo studio ha rivelato che per la bioelettricità le colture migliori sono granturco, barbabietola da zucchero e canna da zucchero, mentre le meno convenienti sono i semi di colza e la jatropha, che ha un´efficienza 10 volte minore dal punto di vista dell´acqua. Per il bioetanolo sono la barbabietola da zucchero e la patata a dimostrarsi le migliori, mentre la canna da zucchero si classifica al terzo posto. Sono necessari appena 1. 400 litri di acqua per produrre 1 litro di bioetanolo dalla barbabietola da zucchero, spiegano i ricercatori. La coltura che offre meno vantaggi è il sorgo. Per il biodiesel, le colture migliori sono i semi di soia e i semi di colza, mentre la jatropha è la peggiore. I ricercatori hanno asserito che sono necessari circa 14. 000 litri d´acqua per produrre 1 litro di biodiesel dalla soia o dai semi di colza, contro una media di 20. 000 litri d´acqua per un litro di biodiesel dalla jatropha. Nello studio sono state incluse in tutto quattro categorie di biomassa: amido e tuberi, zucchero, olio e alberi. I ricercatori hanno mostrato come la coltivazione delle messi influisce sul consumo di acqua. Hanno determinato che scegliere il luogo più propizio per ogni coltura è fattibile quando il consumo di acqua è legato al sito e ai fattori climatici. Fare ciò tiene la coltivazione di biomassa sotto controllo e la produzione alimentare - in aree nelle quali la quantità di acqua disponibile non è sufficiente - sono meglio protette, hanno aggiunto. "Se ci sarà un cambiamento verso un maggiore contributo della bioenergia all´approvvigionamento di energia, i risultati di questo studio potranno essere usati per scegliere le colture e i paesi che producono bioenergia in maniera più efficiente dal punto di vista dell´acqua," scrivono gli autori. Sviluppata dal co-autore, il professor Arjen Hoekstra del dipartimento di ingegneria e gestione dell´acqua dell´università, l´impronta idrica potrebbe essere usata per determinare come le persone dovrebbero usare le risorse limitate di acqua dolce in tutto il mondo, hanno dichiarato i ricercatori. "Negli anni a venire l´umanità si troverà di fronte a sfide importanti, non solo dovrà soddisfare il bisogno fondamentale umano di acqua, ma dovrà anche assicurare che l´estrazione di acqua da fiumi, torrenti, laghi e falde idriche [strati o letti sotterranei che forniscono acqua a pozzi e sorgenti] non abbia effetti negativi sugli ecosistemi dell´acqua dolce che hanno funzioni ecologiche," ha dimostrato la ricerca. Gli autori avvertono: "Con una popolazione mondiale di 9,2 miliardi entro il 2050 - secondo le proiezioni delle Nazioni Unite - ci sono motivi di preoccupazione riguardo la sufficienza di cibo e fibre per soddisfare i bisogni delle generazioni future in regioni caratterizzate da risorse idriche limitate. " Per maggiori informazioni, visitare: Pnas: http://www. Pnas. Org/ Università di Twente: http://www. Utwente. Nl/en/ . |
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AGROENERGIE/ WORKSHOP: COGENERAZIONE DA BIOGAS NELL’AGRICOLTURA E NELL’INDUSTRIA ALIMENTARE – COSTI, BENEFICI E ITER AUTORIZZATIVI |
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Il 29 maggio Nomisma, in collaborazione con Cpl Concordia, ha organizzato e preso parte al workshop sulla cogenerazione da biogas tenutosi all’Hotel I Portici di Bologna. Nel corso del convegno, Andrea Zaghi (ricercatore di Nomisma) ha presentato i risultati dello studio che ha valutato il rendimento economico dell’investimento per alcune tipologie di impianti a biogas, differenziate per materia prima utilizzata e per taglia di potenza. Alla luce dei nuovi regimi di incentivazione, previsti dalla Fin. 2008 e dal Ddl 1195 (approvato al Senato lo scorso 14 maggio e in procinto di essere votato alla Camera), la convenienza dell’investimento in piccoli impianti di biogas (fino ad 1 Mw) è migliorata sensibilmente. Il pay-back semplice, ossia il tempo necessario a generare flussi di cassa che compensino l’investimento iniziale al netto dei costi di manutenzione, è ora quantificabile tra i 2 e i 4 anni, in base alle caratteristiche dell’impianto e alla materia prima utilizzata (reflui zootecnici, biomasse agricole, sottoprodotti macellazione ecc. ), mentre nei precedenti regimi d’incentivazione tali tempi erano spesso superiori ai 5 anni. Al convegno, moderato da Jacopo Giliberto del quotidiano il Sole 24 Ore, hanno partecipato Sergio Piccinini del Crpa, che ha illustrato lo stato dell’arte degli impianti di biogas in Italia e descritto la normativa relativa agli iter autorizzativi in Emilia-romagna, Massimiliano Rossi della Regione Veneto che ha illustrato la normativa relativa agli iter autorizzativi in Veneto e Giuseppe D’amore del Ministero Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, il quale ha tirato le conclusioni e illustrato il punto di vista del Ministero sull’argomento. . |
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TERREMOTO:AGRICOLTURA,FIRMATA INTESA CON MINISTERO
AL VIA GEMELLAGGIO TRA REGIONE ABRUZZO E MIPAAF
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Pescara - E´ stato siglato il 5 giugno, a Roma, presso la sede del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, un protocollo di intesa tra Regione Abruzzo e Ministero che dà il via ad un progetto di gemellaggio e di collaborazione tra le due istituzioni. Ad apporre la firma sul documento sono stati il Ministro per le Politiche Agricole e l´assessore all´Agricoltura della Regione Abruzzo. Grazie a questo accordo, i migliori esperti appartenenti al Ministero, alle Regioni e agli organismi pagatori saranno mobilitati per recarsi, periodicamente, presso la Regione Abruzzo in modo da assisterla adeguatamente nella fase di attuazione delle misure previste dal proprio Programma di sviluppo rurale. Il ministro per le Politiche agricole, dal canto suo, ha confermato che "si stanno attivando tutte le misure necessarie per mettere il comparto agricolo ed agroalimentare abruzzese in condizione di tornare alla normalità nel più breve tempo possibile e che, dopo gli interventi già avviati, viene dato un nuovo segnale di attenzione agli agricoltori delle aree colpite dal sisma con un progetto di gemellaggio che garantirà alla Regione Abruzzo puntuale assistenza nella fase di gestione delle nuove misure post terremoto, inserite nel Programma di sviluppo rurale 2007-2013, che prevede una dotazione finanziaria complessiva di 575 milioni di euro". I tecnici che forniranno per brevi periodi l´assistenza richiesta saranno coordinati da due esperti di lungo periodo, sul posto a partire da lunedì prossimo, che rimarranno presso la sede regionale per l´intera durata del progetto. L´iniziativa, della durata di 24 mesi, mira a rafforzare la capacità organizzativa e gestionale dell´Autorità di gestione del Psr Abruzzo, in modo da assicurare la piena utilizzazione delle risorse messe a disposizione da tale programma nei ristretti tempi imposti dalla Commissione europea. Il Programma di sviluppo rurale 2007-2013 della Regione Abruzzo prevede una dotazione finanziaria complessiva di 575 milioni di euro: risorse che saranno attribuite, fra l´altro, ai pagamenti agro ambientali (15,9%), all´ammodernamento delle aziende agricole (14,2%), all´insediamento dei giovani agricoltori (10,8%), alle indennità compensative per le zone svantaggiate (9,3%) e all´accrescimento del valore aggiunto agricolo e forestale (6,0%). A seguito delle recenti riforme operate a livello comunitario, ai Psr italiani devono però essere assegnati ulteriori fondi per circa 693 milioni di euro, da ripartire (entro giugno 2009) secondo modalità da concordare in Conferenza Stato Regioni: in tale contesto, alla Regione Abruzzo potrebbero dunque essere destinate ulteriori risorse che, in aggiunta a quelle messe a disposizione dallo Stato, serviranno per la fase di ricostruzione post-terremoto. . |
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AGRICOLTURA/ BANCA E AGRICOLTURA: DAL DIALOGO CON IL TERRITORIO, LE NUOVE OPPORTUNITÀ |
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Il 28 maggio si è tenuto a Verona il workshop Unicredit - Nomisma dal titolo ‘Banca e Agricoltura: dal dialogo con il territorio, le nuove opportunità’. Promosso da Unicredit a testimonianza del suo progressivo impegno a favore dell’agricoltura, l’incontro ha visto la partecipazione di esponenti del mondo bancario, accademico, istituzionale e rappresentanze del sistema agricolo e dei professionisti. Durante la tavola rotonda, cui ha partecipato in rappresentanza di Nomisma l’amministratore delegato Giorgio De Rita, sono intervenuti, fra gli altri, Roberto Nicastro (Deputy Ceo di Unicredit Group), Corrado Giacomini (Università di Parma), Pietro Cecchinato (Regione Veneto), Roberto Grassa (Coordinatore nazionale Coldiretti), Guidalberto di Canossa (Presidente Confagricoltura Veneto), Alberto Giombetti (Coordinatore nazionale Cia) e Dina Merlo (Presidente Ordine degli Agronomi di Rovigo). Nel corso del dibattito sono emerse le esigenze specifiche in termini di credito del settore primario, in un momento di rapida evoluzione dello scenario di riferimento e di allarmante crisi economica. A differenza di altri settori economici, infatti, l’agricoltura si caratterizza per una serie di specificità e richiede pertanto strumenti finanziari studiati in rapporto agli specifici fabbisogni operativi. I lucidi delle relazioni di Giorgio De Rita e di Corrado Giacomini sono disponibili sul sito di Nomisma. Slides del workshop . . |
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LATTE: SI DEL MONDO AGRICOLO ALLA PROPOSTA DI RABBONI. |
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Bologna - Pieno sostegno del mondo agricolo regionale alla proposta dell’assessore all’agricoltura Tiberio Rabboni di utilizzare i fondi comunitari destinati alle produzioni di qualità per sostenere il prezzo all’origine del latte, il cui crollo sta mettendo seriamente a rischio l’attività di stalle e caseifici. La proposta di Rabboni - un premio di 2 centesimi di euro al litro per il latte destinato all’alimentazione e ai formaggi Dop con elevate caratteristiche qualitative, utilizzando una parte dei 147 milioni di euro all’anno assegnati all’Italia fino al 2014 in base al l’art. 68 del Regolamento europeo 79/2009, prevedendo anche un aiuto specifico per la zootecnia da latte di montagna – è stata illustrata oggi a Bologna nel corso di una riunione cui hanno partecipato i Presidenti delle Organizzazioni agricole regionali Codiretti, Cia, Confagricoltura, delle Associazioni cooperative Confcooperative e Legacoop e i Direttori dei Consorzi di tutela del Grana Padano e del Parmigiano Reggiano. “Questo consenso – ha sottolineato Rabbboni - ci consente ora di sottoporre la nostra proposta alle altre Regioni e Province autonome per una condivisione più ampia in vista della riunione della commissione Agricola della Conferenza Stato-regioni. Quello che indichiamo è un intervento coerente con i criteri di priorità qualitativa e territoriali definiti dall’Unione europea e con la gravissima ipoteca che incombe sul settore. Allargare gli aiuti al latte alta qualità destinato ai formaggi Dop significa riconoscere il particolare standard di qualità richiesto da queste produzioni, il cui costo, al pari del latte alimentare, non è assolutamente coperto dal prezzo alla stalla e dal venir meno dei tradizionali contributi comunitari alla stagionatura. I formaggi Dop, simboli del made in italy alimentare, sono radicati in quasi tutte le regioni italiane. Mi auguro un’ampia convergenza nell’interesse dei rispettivi allevatori e trasformatori. ” "La zootecnia da latte europea –ha concluso l´Assessore Rabboni - è interessata da una gravissima crisi che rischia di minare dalla base un settore di fondamentale importanza sul piano economico e sociale. Nel nostro Paese, caratterizzato dalla presenza di aziende generalmente più deboli, sul piano strutturale, rispetto a quelle del Nord Europa, sono necessarie iniziative immediate per evitare la scomparsa di numerose realtà produttive ed il conseguente aumento della nostra dipendenza dall´estero. È necessario un impegno straordinario per ripristinare con la massima urgenza la redditività del latte prodotto, e contemporaneamente procedere alla ristrutturazione del settore. " . |
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PESTICIDI NEL PIATTO 2009 RAPPORTO ANNUALE DI LEGAMBIENTE SUI RESIDUI DI FITOFARMACI NEI PRODOTTI ORTOFRUTTICOLI E DERIVATI COMMERCIALIZZATI IN ITALIA |
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Il lieve ma costante miglioramento dei dati sulla presenza dei pesticidi sui prodotti ortofrutticoli e derivati, osservato negli ultimi anni sembra essersi arrestato. Nell’edizione 2009 del rapporto elaborato da Legambiente sulla base dei dati ufficiali forniti da Arpa, Asl e laboratori zooprofilattici, mostra risultati stabili se non peggiori del 2008. A fronte di una evidente diminuzione dei campioni analizzati (quasi 1300 in meno rispetto all’anno scorso), si riscontra un seppur lieve incremento dei campioni irregolari per concentrazioni troppo elevate di residui di agrofarmaci rispetto ai limiti stabili dalla legge. Complessivamente le analisi svolte dai laboratori pubblici provinciali e regionali hanno preso in considerazione 8764 campioni, di cui 109 sono risultati irregolari, pari all’1,2% del totale, in leggero aumento rispetto al 2008 (1%), mentre su 2410 (il 27,5%) è stata rilevata la presenza di uno o più residui. Su 3474 campioni di verdure analizzati lo 0,8% è addirittura irregolare (residui oltre i limiti di legge), un valore più o meno stabile rispetto all’anno precedente quando si attestava sullo 0,7%, mentre 565 campioni (il 16,3%) sono regolari ma con residui, in aumento dell’1,6% rispetto all’anno scorso (14,7%). Stesso aumento per i campioni contaminati da uno o più residui tra i prodotti derivati (19,5% rispetto al 18% dello scorso anno). La frutta si riconferma quale categoria “più inquinata”, con un aumento, rispetto all’anno scorso, delle irregolarità. Infatti, su 3507 campioni di frutta, 81 (il 2,3%) sono irregolari con residui al di sopra dei limiti di legge (+ 0,7% rispetto al 2008). Invece, i campioni di frutta regolari con uno o più di un residui chimici risultano pari al 43,9%. Quindi solo un frutto su due (il 53,8% per la precisione) che arriva sulle nostre tavole è privo di residui chimici. Questi in sintesi i dati più significativi del rapporto Pesticidi nel piatto 2009 di Legambiente presentato oggi a Roma, nel corso di una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente, Francesco Ferrante, responsabile Agricoltura dell’associazione, Antonio Longo, presidente del Movimento Difesa del cittadino e Francesco Panella, presidente Unaapi (associazione nazionale apicoltori). “Gli ultimi dati Istat - ha dichiarato Rossella Muroni - ci dicono che già nel 2007 la quantità totale dei fitosanitari distribuiti per uso agricolo in Italia era aumentata del 3% rispetto al 2006, passando da 148,9 a 153,4 mila tonnellate. Un dato questo, abbastanza preoccupante, perché sembra indicare che lo sforzo sinora sostenuto dall’agricoltura italiana per offrire ai consumatori prodotti sempre più sani e per ridurre l’inquinamento abbia subito uno stop”. Tra le alte percentuali registrate tra i campioni di prodotti derivati contaminati da più principi attivi contemporaneamente (19,5%) dobbiamo segnalare il caso dei vini: su 639 campioni analizzati, 191 presentano uno o più residui. Dai dati che ci sono pervenuti, risulta che alcuni composti chimici, come il Procimidone (possibile cancerogeno secondo l’Epa), si ritrovano sia nell’uva che nel suo derivato. Tra i campioni da record per presenza di sostanze chimiche segnaliamo poi un campione di uva analizzato in Sicilia con ben 9 diverse sostanze chimiche; un campione sempre di uva, analizzato in Puglia, contaminato da 7 diversi residui; una mela analizzata in Campania con lo stesso quantitativo di residui. E ancora, due campioni di fragole analizzate in Puglia rispettivamente con 6 e 4 differenti residui chimici. Tra le verdure spicca un peperone analizzato in Sicilia con 7 diversi principi attivi e un campione di pomodori analizzato dai laboratori campani, contaminato da 4 diverse sostanze chimiche. “Gli effetti sinergici sulla salute dell’uomo e sull’ambiente del multiresiduo andrebbero adeguatamente verificati – ha dichiarato Francesco Ferrante -. Tra i campioni “da record” infatti sono stati trovati residui di Procimidone, Vinclozolin o Captano, tutti pesticidi che l’Epa (l’Agenzia americana per la Protezione Ambientale) ha da tempo classificato come possibili cancerogeni e dei quali non conosciamo gli eventuali effetti relativi alla sinergia con le altre molecole presenti. Nonostante la normativa europea sui pesticidi sia stata recentemente modificata con nuove direttive tese ad armonizzare - con effetti non sempre migliorativi per l’Italia - valori e limiti nei diversi paesi, manca ancora una corretta valutazione dei possibili effetti sanitari della dose minima cumulativa”. Nel complesso, sono le mele il frutto più frequentemente contaminato. Su quasi il 90% delle mele analizzate in Emilia Romagna è stata rilevata la presenza di residui chimici: su 155 campioni, 30 sono infatti quelle regolari con un solo residuo, 103 con più di un residuo e 3 sono fuori legge. A Bolzano su 60 mele solo 7 sono risultate regolari senza residui, mentre 24 ne hanno uno e 29 più di uno. A Trento, su 22 campioni di mele 9 sono quelle irregolari a causa del superamento dei limiti massimi consentiti di Boscalid (fungicida), 9 sono regolari con un solo residuo e 3 con più di un residuo. Stessa sorte per le mele campane dove l’ 81% è contaminato da uno o più residui, mentre un campione è risultato irregolare per concentrazione troppo elevate di Boscalid. 18 campioni di mele contaminati su 20 anche in Sardegna. Preoccupante anche il dato sugli agrumi. In Friuli Venezia Giulia, il 40% dei campioni presenta più di un residuo, nelle Marche il 35,3%, a cui si aggiunge un 47,1% con un solo residuo. E ancora, in Toscana su 145 campioni, il 38,6% presenta più residui. Nello specifico i campioni decisamente fuori legge sono: 17 agrumi, 14 mele, 14 fragole, 8 pere, 8 pesche, 4 campioni di uva e 16 campioni di frutta tra cui albicocche, ciliegie, kiwi, susine, prugne. "Siamo preoccupati per l´inversione di tendenza dei risultati delle analisi sui campioni esaminati – ha dichiarato Antonio Longo -. Ci auguriamo che non ci sia un allentamento dell´attenzione da parte delle aziende agricole sull´uso delle sostanza chimiche. Come associazione dei consumatori, dobbiamo rilanciare campagne di informazione sui comportamenti corretti nell´utilizzo di frutta e verdura e campagne di sensibilizzazione sull´acquisto di prodotti biologici". Pesticidi e moria di api. Notizie di questi giorni ci dicono del ritorno delle api nel Nord Italia, zona principalmente vocata alla coltivazione del mais. Questa è la conferma che la sospensione cautelativa dei neonicotinoidi utilizzati per la concia del mais, decisa dal Ministero della Salute nello scorso settembre, ha funzionato, confermando così lo stretto legame esistente tra neonicotinoidi e moria degli insetti. Gli apicoltori del nord Italia hanno testimoniato che la sospensione dell’uso di conce del mais con neonicotinoidi si è subito tradotta in alveari straboccanti d’api come non si vedevano da anni. Appurato in questo modo che una delle cause della scomparsa delle api sono proprio i pesticidi sistemici di questo tipo, la loro sospensione temporanea si dovrebbe rendere definitiva, vietando in futuro l’uso di queste molecole che come si è visto, causano danni alla salute degli insetti, delle api in particolare, ma evidentemente a tutta la biodiversità. “I nuovi insetticidi neurotossici – ha dichiarato Francesco Panella - sono utilizzati oggi in modo crescente, pervasivo e imprudente. Quanto avviene in campo aperto dimostra infatti che le procedure autorizzative sono inadeguate. E’ ora di trasformare la sospensione d’uso per le conce dei semi da provvisoria a definitiva e di rivedere le autorizzazioni d’uso per nebulizzazione e fertirrigazione per tutte le altre colture. Una diversa attenzione sull’uso dei pesticidi, indipendente dalle multinazionali della chimica, è indispensabile per preservare il ciclo della vita e della fertilità”. Quest’anno tutte le regioni hanno inviato i dati richiesti anche se con tempi e modalità differenti. Permangono grandi differenze, infatti, tra laboratori che analizzano un gran numero di campioni, cercando numerosi principi attivi e quelli che si limitano ancora a pochi prodotti e poche sostanze ed appare ancora inequivocabile il fatto che nelle regioni in cui i controlli sono stati più approfonditi, i campioni irregolari o con numerosi principi attivi sono maggiori. Da segnalare in positivo l’efficienza dell’Arpa Campania, Arpa Emilia Romagna, Arpa Toscana, Appa Trento e la fattiva collaborazione dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo che malgrado le difficoltà dovute al sisma, si è impegnata per fornire i dati nel minor tempo possibile. Purtroppo il numero di analisi sui prodotti provenienti da agricoltura biologica è molto esiguo, pari a 586 campioni. Un dato con scarso valore statistico e irrilevante se paragonato agli 8764 campioni di agricoltura tradizionale. Tabella riepilogativa 2009
Genere |
campioni analizzati |
irregolari |
% |
regolari senza residui |
% |
regolari con 1 solo residuo |
% |
regolari con più di 1 residuo |
% |
Verdura |
3474 |
28 |
0,8% |
2881 |
82,9% |
445 |
12,8% |
120 |
3,5% |
|
|
|
|
|
|
445 + 120 = 565 16,3% |
Frutta |
3507 |
81 |
2,3% |
1889 |
53,8% |
696 |
19,9% |
841 |
24% |
|
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|
|
|
696 + 841 = 1537 43,9% |
Derivati |
1496 |
|
|
1205 |
80,5% |
194 |
13% |
97 |
6,5% |
|
|
|
|
|
|
194 + 97 = 291 19,5% |
Varie |
287 |
|
|
270 |
94,1% |
7 |
2,4% |
10 |
3,5% |
Totale |
8764 |
109 |
1,2% |
6245 |
71,3% |
1342 |
15,3% |
1068 |
12,2% | Tabella riepilogativa 2008
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Genere |
campioni analizzati |
irregolari |
% |
regolari senza residui |
% |
regolari con 1 solo residuo |
% |
regolari con più di 1 residuo |
% |
|
Verdura |
3949 |
29 |
0,7% |
3341 |
84,6% |
376 |
|
140 |
|
|
|
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|
63 della Toscana (non distinguibili tra uno o più residui) 376 + 140 + 63 = 579 14,7% |
|
Frutta |
4101 |
65 |
1,6% |
2157 |
53% |
870 |
|
880 |
|
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|
129 della Toscana (non distinguibili tra uno o più residui) 870 + 880 + 129 = 1879 45,8% |
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Derivati |
1917 |
6 |
0,3% |
1565 |
81,6% |
183 |
|
135 |
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28 della Toscana (non distinguibili tra uno o più residui) 183 + 135 + 28 = 346 18% |
|
Varie |
81 |
3 |
3,7% |
67 |
82,7% |
5 |
6,2% |
6 |
7,4% |
|
Totale |
10048 |
103 |
1% |
7130 |
71% |
579 + 1879 + 346 + 5+ 6 = 2815 28% |
Tabella Nazionale 2009 |
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Agricoltura Tradizionale |
|
Genere |
campioni analizzati |
irregolari |
% |
regolari senza residui |
% |
regolari con 1 solo residuo |
% |
regolari con più di 1 residuo |
% |
|
verdure |
3474 |
28 |
0,8% |
2881 |
82,9% |
445 |
12,8% |
120 |
3,5% |
|
insalate* |
332 |
7 |
2,1 |
285 |
85,8 |
41 |
12 |
23 |
6,9 |
|
ortaggi da foglia** |
223 |
2 |
0,9 |
201 |
90,1 |
18 |
8,1 |
2 |
0,9 |
|
ortaggi da fusto*** |
184 |
9 |
4,9 |
146 |
79,3 |
18 |
9,8 |
11 |
6,0 |
|
pomodori |
463 |
|
|
360 |
77,8 |
73 |
15,8 |
30 |
6,5 |
|
cereali |
565 |
1 |
0,2 |
460 |
81,4 |
86 |
15,2 |
18 |
3,2 |
|
legumi |
319 |
2 |
0,6 |
283 |
88,7 |
29 |
9,1 |
5 |
1,6 |
|
zucchine |
157 |
|
|
137 |
87,3 |
14 |
8,9 |
6 |
3,8 |
|
peperoni |
104 |
1 |
1 |
80 |
76,9 |
15 |
14,4 |
8 |
7,7 |
|
patate |
318 |
|
|
216 |
67,9 |
97 |
30,5 |
5 |
1,6 |
|
carote |
222 |
|
|
204 |
91,9 |
15 |
6,8 |
3 |
1,4 |
|
altre verdure |
561 |
6 |
1,1 |
508 |
91 |
38 |
6,8 |
9 |
1,6 |
|
|
|
frutta |
3507 |
81 |
2,3% |
1889 |
53,8% |
696 |
19,9% |
841 |
24% |
|
mele |
674 |
14 |
2,1 |
261 |
38,7 |
165 |
24,5 |
234 |
34,7 |
|
pere |
360 |
8 |
2,2 |
133 |
36,9 |
62 |
17 |
157 |
43,6 |
|
pesche |
473 |
8 |
1,7 |
253 |
53,5 |
99 |
20,9 |
113 |
23,9 |
|
uva |
246 |
4 |
1,6 |
106 |
43,1 |
52 |
21 |
84 |
34,1 |
|
fragole |
204 |
14 |
7 |
102 |
50 |
36 |
17,6 |
52 |
25,5 |
|
agrumi |
770 |
17 |
2,2 |
432 |
56 |
177 |
23 |
144 |
18,7 |
|
frutta esotica **** |
147 |
|
|
118 |
80,3 |
18 |
12,2 |
11 |
7,5 |
|
piccoli frutti***** |
24 |
|
|
22 |
91,7 |
1 |
4,2 |
1 |
4,2 |
|
altra frutta |
609 |
16 |
2,6 |
464 |
76,2 |
84 |
13,8 |
45 |
7,4 |
|
|
|
prodotti derivati |
1496 |
|
|
1205 |
80,5% |
194 |
13% |
97 |
6,5% |
|
oli d´oliva |
217 |
|
|
200 |
92,2 |
8 |
4 |
9 |
4,1 |
|
vino |
639 |
|
|
448 |
70 |
115 |
18 |
76 |
11,9 |
|
miele |
|
|
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marmellate e confetture |
22 |
|
|
21 |
95 |
1 |
5 |
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passate di pomodoro |
23 |
|
|
22 |
95,7 |
1 |
4,3 |
|
|
|
pasta |
27 |
|
|
26 |
96,3 |
1 |
3,7 |
|
|
|
pane |
76 |
|
|
53 |
69,7 |
20 |
26,3 |
3 |
3,9 |
|
altri derivati |
492 |
|
|
435 |
88,4 |
48 |
9,8 |
9 |
2 |
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varie |
287 |
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270 |
94,1% |
7 |
2,4% |
10 |
3,5% |
|
* Insalate (lattuga, radicchio, cicoria, rucola, verza, indivia, valerianella, scarola) |
|
** Ortaggi da foglia (cavolo, spinaci, prezzemolo, basilico, salvia e menta) |
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*** Ortaggi da fusto (sedano, finocchio, asparago) |
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**** Frutta esotica (ananas, banane, mango, papaia, avocado, litchi) |
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*****Piccoli frutti (Fragola di bosco, Lampone, Mirtillo nero, Mora di rovo, Ribes, Uva spina) |
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IL CASO CRITICO DEI BAMBINI. |
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I residui di pesticidi su prodotti ortofrutticoli in Italia sono controllati in base a limiti di legge calcolati sulla pericolosità delle sostanze attive. Questi limiti però sono stabiliti prendendo in considerazione l’organismo di un maschio adulto. È inevitabile perciò porsi il problema dell’adeguamento di questi limiti all’organismo delle donne e dei bambini. Studi recenti mettono in evidenza i rischi di disfunzioni dell’apparato riproduttore (malformazioni del tratto urogenitale maschile, neoplasie al testicolo in età adolescenziale e una diminuzione della qualità del seme), correlate alla presenza di composti in grado di interferire con la normale regolazione ormonale (tra cui figurano appunto i pesticidi), e che causano perciò problemi allo sviluppo. Queste sostanze sono denominate collettivamente come Endocrine Disrupting Chemicals (Edc), tra i quli compaiono i cosiddetti Pops (persistent organic pollutants) e numerosi pesticidi e biocidi comunemente usati. L’organismo in sviluppo è particolarmente sensibile agli agenti tossici che interferiscono con l’azione fisiologica degli ormoni. In particolare, alterazioni dei livelli di ormoni durante la fase embrionale e fetale possono avere ripercussioni importanti sulla salute riproduttiva, ma anche sulla maturazione del sistema nervoso. Numerosi studi condotti su modelli animali hanno chiaramente indicato come durante lo sviluppo prenatale o neonatale, anche dosi apparentemente non tossiche di agenti chimici possono avere effetti sottili ma permanenti sull’espressione genica, sul funzionamento cellulare e sulla maturazione del sistema nervoso, endocrino e immunitario. Questi dati hanno stimolato nell’ultimo decennio l’avvio di studi epidemiologici in gruppi di bambini esposti durante la gravidanza ad alcune classi di pesticidi, soprattutto organoclorurati e organofosfati, dato che le loro madri vivevano in aree ad alta produzione agricola con largo impiego di pesticidi. Presumibilmente questi bambini andavano incontro ad esposizione cumulativa attraverso la placenta, il latte materno e successivamente l’alimentazione. Considerando anche la possibilità di un utilizzo domestico di pesticidi, è stato calcolato che l’esposizione a queste sostanze superava in questi gruppi di bambini i limiti massimi stabiliti per l’adulto. In generale i primi risultati sembrano confermare che l’esposizione durante la gravidanza a questi pesticidi abbia effetti significativi sui bambini, quali ad esempio la riduzione della circonferenza cranica e del peso corporeo alla nascita[1] [2] nonché effetti sullo sviluppo neurologico. [3] A risultati analoghi sono giunti i pediatri del Mount Sinai Hospital di New York, che hanno rilevato la maggior vulnerabilità dei bambini ai pesticidi con danni al sistema immunitario in fase di sviluppo, sul sistema nervoso centrale e su quello ormonale, dichiarando di avere chiare prove che l’esposizione del feto agli antiparassitari organofosforati provoca la nascita di bambini con minor circonferenza cranica e rischio di deficit intellettivo. In particolare, studi condotti da ricercatori della Columbia University e dell’Università di Berkeley, hanno mostrato che l’esposizione in utero a pesticidi organofosfati induce un ritardo nella maturazione dei riflessi nelle prime fasi di vita neonatale[4] e un maggior rischio di sviluppare disturbi dell’attenzione e iperattività nei primi tre anni di vita. [5] [1] Cfr. In utero pesticide exposure, maternal paraoxonase activity, and head circumference, Berkowitz G. S. Et al, Environ Health Perspect, 112(3):388-391, 2004 [2] Cfr. Association of in utero organophosphate pesticide exposure and fetal growth and length of gestation in an agricultural population, Eskenazy B. Et al, Environ Health Perspect, 112(10):1116-1124, 2004 [3] 6 Cfr. Pesticide exposure and stunting as independent predictors of neurobehavioral deficits in Ecuadorian school children, Grandjean P et al. , Pediatrics, 117: e546-e556, 2007 [4] Cfr. Association between in utero organophosphate pesticide exposure and abnormal reflexes in neonates, Young et al, Neurotoxicology 26: 199-209, 2005 [5] Cfr. Impact of prenatal chlorpyrifos exposure on neurodevelopment in the first 3 years of life among inner-city children, Rauh V. A. Et al, Pediatrics, 118:1845-1859, 2006 . |
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“PASTA” – EDIZIONE 2009 SINTESI DELL’ANDAMENTO DELLA DOMANDA |
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Dopo la crisi del 2007, nel 2008 il mercato mostra una ripresa, con una crescita in quantità del 2,5% per il buon andamento delle aree fresca e secca e una lieve flessione dei consumi in quantità della pasta surgelata. La pasta ripiena secca continua il suo andamento negativo. L’annata si caratterizza per i forti incrementi in valore legati alle impennate dei costi delle farine e delle semole, che si sono sentiti soprattutto nel segmento della pasta secca, ma anche negli altri A livello dei singoli segmenti si evidenzia la crescita dei consumi di pasta secca del 2,6% in quantità e del 22% in valore (sostenuta dalla minor prezzo unitario rispetto ad altri alimenti) e della pasta fresca (2,4% in quantità e 7% in valore), la flessione della pasta surgelata (-1,6% in volume), risentendo della crisi della ristorazione e della maggiore ricerca di prodotti meno costosi da parte dei ristoratori. La dinamica delle quotazioni delle semole ha portato le aziende a concentrarsi sulla struttura dei costi, ed in particolare sulle politiche di approvvigionamento; la conseguente maggiore tensione competitiva ha reso più importante l’immagine e un buon rapporto qualità percepita/prezzo, mentre il calo di redditività e la necessità di alzare i listini hanno fatto diminuire l’uso delle promozioni, facendo preferire un incremento dei prezzi più contenuto. Nel 2009 si prevede una normalizzazione delle quotazioni dei cereali e di conseguenza i prezzi del prodotto finito non dovrebbero più salire, e, nel caso in cui le quotazioni delle materie prime mostrassero dei cali consistenti, è possibile che le aziende investano in promozioni al consumo. Questi fattori, insieme con lo spostamento delle preferenze del consumatore medio dai prodotti più costosi ai primi piatti, facili da preparare e poco cari, porteranno ad una conferma della crescita dei consumi, soprattutto della pasta fresca (non ripiena soprattutto), seguita dalla pasta secca (prodotti arricchiti e formati particolari); mostrerà una ripresa anche la pasta surgelata, anche se continueranno a soffrire i prodotti caratterizzati da una ingredientistica troppo costosa. Dati Di Sintesi, 2008
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Numero di imprese(a) |
180 |
Numero di addetti |
8. 300-8. 800 |
Numero di addetti per impresa |
47 |
Valore della produzione, a prezzi di fabbrica (Mn. Euro) |
3. 772,31 |
Variazione media annua della produzione 2008/2004 (%)(b) |
7,6 |
Fatturato per addetto (‘000 euro) |
457,2 |
Valore aggiunto (Mn. Euro) |
705,4 |
Valore aggiunto per addetto (‘000 euro) |
85,5 |
Quota della produzione prime 4 imprese(b) (%) |
39,1 |
Quota della produzione prime 8 imprese(b) (%) |
52,7 |
Export/produzione(b) (%) |
40,4 |
Import/consumo(b) (%) |
n. S. |
Valore del mercato, a prezzi di fabbrica (Mn. Euro) |
2. 248,8 |
Variazione media annua del mercato 2008/2004(b) (%) |
6,2 |
Quota di mercato prime 4 imprese(b) (%) |
46,9 |
Quota di mercato prime 8 imprese(b) (%) |
60,4 |
Previsioni di sviluppo del mercato(c) 2009/2008 (%): |
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· secca |
2,0 |
· fresca |
3,0 |
· surgelata |
1,0 |
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| a) - potenzialità oltre i 20 q/g. B) - in valore c) - in quantità Fonte: Databank . |
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BOLZANO: APPROVATE DALLA GIUNTA MISURE DI LOTTA CONTRO IL CINIPIDE DEL CASTAGNO |
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Nel corso della sua recente seduta la Giunta provinciale ha approvato un’apposita delibera che prevede una serie di misure per la lotta contro il Cinipide del castagno (Dryocosmus kuryphilus). La delibera prevede una serie di misure provvisorie per impedire la diffusione del Cinipide del castagno (Dryocosmus kuryphilus) in provincia di Bolzano. Secondo le nuove norme provinciali le piante destinate alla piantagione di “Castanea” possano essere prodotte e tenute esclusivamente in luoghi di produzione indenni e libere dall’organismo nocivo. I vivaisti ed i commercianti di piante della specie “Castanea” devono quindi ottemperare ad una serie di obblighi tra i quali la comunicazione di ogni acquisto di piante di “Castanea” al Servizio fitosanitario provinciale entro 10 giorni dal ricevimento delle stesse ed in ogni caso prima della loro commercializzazione. La vendita delle piante deve essere inoltre registrata su di un apposito registro nel quale dovrà essere indicato il nome e l’indirizzo dell’acquirente ed il numero delle piante vendute. Questi dato dovranno essere quindi trasmessi al Sevizio Fitosanitario provinciale entro 10 giorni dall’avvenuta vendita delle piante. . |
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ACQUACOLTURA: VIOLINO VISITA IMPIANTI PRODUZIONE |
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Bertiolo - Il Friuli Venezia Giulia è leader in Europa nel settore dell´acquacoltura, sia in acque dolci che salmastre, con allevamenti che sono distribuiti nella zona pianeggiante, lungo il litorale e in mare aperto. L´assessore regionale alle Risorse Agricole, Naturali e Forestali, e alla Pesca, Claudio Violino, ha visitato, il 5 giugno, gli impianti di produzione, allevamento, lavorazione del pesce situati a Sterpo di Bertiolo, in una realtà d´avanguardia dove la meccanizzazione consente di proporre il prodotto ittico anche alla grande distribuzione. In particolare, all´Agricola Sterpo, presenti il titolare e il rappresentante dell´Associazione piscicoltori italiani, Antonio Salvador, è stato possibile verificare le tecniche di allevamento, che si avvalgono dell´assoluta qualità delle acque di risorgiva, prelevate in prossimità delle sorgenti del fiume Stella. Ben cinquecentomila avannotti di trota iridea e salmonata vengono cresciuti nelle vasche dell´azienda riempite con l´acqua di risorgiva. E´ stato per questo evidenziato il livello dei prodotti ricavati dal pesce allevato a Sterpo di Bertiolo, sia sotto il profilo organolettico che salutistico, in quanto una filiera davvero corta, conclusa dalle lavorazioni che vengono effettuate con l´ausilio di moderni macchinari a poche decine di metri dalle vasche, permette la certificazione dei prodotti. Prodotti che però, in futuro, potrebbero essere ulteriormente qualificati qualora venisse realizzato nel Nord Est uno stabilimento per la produzione del mangime ittico realizzato con elementi prodotti dal territorio. Si tratta dunque di prodotti di pesce sani, adatti anche all´alimentazione dei bimbi, negli asili e nelle scuole, come pure degli anziani. . |
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A STIGLIANO LA PRIMA FIERA ECO - AGRICOLA |
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L’ecosezione di Stigliano del “Movimento Azzurro”, in collaborazione con la “Pro Loco” di Stigliano, organizza, nella giornata del 14 giugno, la “1a Fiera Eco-agricola”. Lo scopo – si legge in un comunicato stampa - è quello di dare impulso ad un’economia basata su questi sani principi, naturalmente propri non solo di Stigliano ma dell’entroterra in genere, e questo giustifica anche la scelta del sito di realizzazione di tale evento, l’area P. I. P. Di Acinello (Stigliano), baricentro di un’area costellata di piccoli paesi accomunati dagli stessi costumi e tradizioni”. La manifestazione si aprirà alle ore 9,00 con un Convegno sul rapporto fra politica agricola e bio-agricoltura. All’interno della Fiera è prevista l’esposizione e la degustazione di prodotti tipici da parte degli agricoltori-allevatori locali, l’allestimento di punti di ristoro, la degustazione gratuita della “Pasta di Stigliano” e del “Pane di Matera”, attrazioni animali per bambini, uno spettacolo equestre, nonché un concorso ippico in cui saranno premiati i più bei cavalli da sella e da lavoro. . |
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MILANO, SICUREZZA ALIMENTARE: IN 5 MESI 700 MULTE E 2 TONNELLATE DI MERCE SEQUESTRATA IL 90% DELLE SANZIONI PIÙ GRAVI A ESERCENTI STRANIERI. TROVATI ANCHE SCARAFAGGI NELLE PADELLE
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“Con il progetto Mangia sicuro a Milano, condotto dal Nucleo tutela del consumatore della Polizia Locale e dall’Asl, l’Amministrazione comunale dimostra concreta attenzione al problema della sicurezza alimentare. Dal 15 gennaio ad oggi, infatti, sono stati effettuati 115 controlli congiunti (e 80 solo dai vigili) presso ristoranti ed esercizi alimentari e accertate 700 violazioni, di cui 470 di tipo igienico-sanitario. Sono state poi sequestrate 2 tonnellate di alimenti conservati in modo illegale e denunciate 48 persone, di cui 23 per frode in commercio e 22 per cattiva conservazione del cibo”. Lo ha reso noto il vice Sindaco e assessore alla Sicurezza Riccardo De Corato che oggi, presso il comando della Polizia Locale, ha illustrato i dati del progetto “Mangia sicuro a Milano”, che proseguirà per tutto il 2009. Erano presenti il comandante della Polizia Locale Emiliano Bezzon e il vice comandante Tullio Mastrangelo, il commissario capo dell’Annonaria, Sonia Bergo, il responsabile del Nucleo tutela consumatori, Mario Emanuelli, il direttore del dipartimento Veterinario, Piero Frazzi, il veterinario che effettua i controlli assieme ai vigili, Mario Voi, e Giuseppe Maria Gissi, vice segretario di Epam. “I controlli congiunti – ha spiegato il vice Sindaco – vengono svolti 2/3 volte alla settimana, su tutto il territorio, per lo più su segnalazione dei cittadini. La maggior parte delle ispezioni - il 70% circa - e delle sanzioni - ben il 90% - ha riguardato esercizi stranieri. In alcuni casi sono stati trovati anche scarafaggi nelle cucine, nei forni e addirittura nelle padelle. A testimonianza che da parte dei gestori non italiani c’è spesso scarsa attenzione alla sicurezza, all’igiene e alla salute dei consumatori. Situazione che potrebbe essere migliorata frequentando appositi corsi di formazione che la Regione potrebbe istituire”. “Un contesto – ha aggiunto De Corato – emerso di recente anche da un’inchiesta della Procura sui negozi di kebab a Milano. Inchiesta che era stata avviata dopo che un controllo dei vigili di zona 9 aveva portato al sequestro di 5 tonnellate di carne in cattivo stato di conservazione. Una situazione che ha trovato nuove conferme dai controlli effettuati nell’ambito del progetto Mangia Sicuro proprio presso i kebab, con 40 infrazioni rilevate in 30 esercizi e 9 persone denunciate”. “In vista di Expo 2015 – ha concluso De Corato – la Polizia Locale dimostra di essere sempre più qualificata e competente, anche su temi importanti quali la sicurezza alimentare e la tutela della salute dei consumatori. Ambiti su cui i nostri agenti hanno sempre lavorato come dimostrano, ad esempio, i 200 controlli effettuati nel 2008 dal Nucleo Tutela Consumatore dell’Annonaria, diretta dal commissario capo Sonia Bergo, presso centri di produzione alimentare, mercati comunali coperti e centri di telefonia. Solo al quartiere Sarpi sono stati eseguiti 115 controlli che hanno accertato 150 violazioni a norme e regolamenti, di cui 90 per materie igienico-sanitarie”. . |
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CONFERENZA AQUACULTURE EUROPEA |
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Dal 14 al 17 agosto è in programma a Trondheim (Norvegia) la conferenza internazionale Aquaculture Europe 2009. Negli ultimi trenta anni la ricerca ha svolto un ruolo insostituibile nello sviluppo dell´acquacoltura, e l´Europa è stata protagonista. La ricerca europea si è concentrata soprattutto sulla validazione della produzione di nuove specie, l´allevamento, l´alimentazione e la gestione sanitaria. Ma l´acqualcoltura continua a svilupparsi, e la ricerca dovrà essere profondamente ripensata, nella misura in cui le attuali tecnologie hanno raggiunto il loro limite e richiedono un approccio diverso. Aquaculture Europe 2009 affronterà questa sfida mettendo a disposizione un forum internazionale per discutere le più recenti iniziative di ricerca. Per maggiori informazioni: http://www. Easonline. Org/index. Php?option=com_content&task=view&id=82&itemid=1 . |
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TOSCANA E CINA ALLEATE PER LA SICUREZZA ALIMENTARE INTESA CON LA REGIONE DEL GUANGXI PER LA NASCITA DI UN CENTRO RICERCHE |
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Nasce da un accordo tra la Regione Toscana e la Regione autonoma del Guangxi (Cina) il primo Centro di ricerca e formazione sulla sicurezza alimentare. Oggi hanno siglato l´intesa l´assessore regionale per il diritto alla salute Enrico Rossi e il vice segretario generale del Guangxi Wei Ran. Insieme alla ricerca saranno avviati progetti specifici sulla sicurezza alimentare che avranno al centro i temi del controllo, del rischio alimentare, le emergenze sanitarie, le normative, le filiere produttive e i laboratori di analisi. Numerosi i partner chiamati a svolgere nei prossimi anni attività congiunte. Sedi del Centro di ricerca saranno per la Regione Toscana la Facoltà di medicina veterinaria di Pisa e per la Regione Autonoma del Guangxi l’Università della capitale Nanning. Per quanto riguarda invece i progetti specifici (sviluppo delle collaborazioni nell’ambito della formazione universitaria pre e post laurea e del training professionale, sviluppo delle collaborazioni nell’ambito della ricerca) i partner coinvolti sono la Facoltà di Medicina Veterinaria dell´Università di Pisa, l´Istituto Zooprofilattico sperimentale Lazio e Toscana, l´ Università di Nanning, il Centro delle Tecnologie e l´ Agenzia di ispezione e quarantena sull’ingresso e l’uscita della Repubblica Popolare Cinese. La provincia di Guangxi si trova nel sud della Cina al confine con il Vietnam, con il quale intrattiene crescenti relazioni economiche, e ha una popolazione di 46 milioni di abitanti. La capitale della Provincia è Nanning con una popolazione di oltre un milione di abitanti. Le autorità cinesi hanno intrapreso a partire dal 2003 una serie di iniziative per migliorare la qualità igienico sanitaria delle produzioni, sotto la spinta di alcune gravi emergenze sanitarie ma anche di particolari eventi di risonanza mondiale quali i Giochi Olimpici del 2008 o l´Expo mondiale di Shanghai del 2010. Da allora inoltre si assiste ad un costante aumento degli scambi commerciali tra Cina e Unione Europea con un ampio coinvolgimento della Toscana. In particolare la collaborazione tra Regione Toscana e Provincia Autonoma del Guangxi nel settore della sicurezza alimentare nasce a partire dal meeting bilaterale sulla sicurezza alimentare organizzato a Nanning dal 19 al 21 Marzo 2007 . L’obiettivo dell´intesa firmata oggi è quello di strutturare una organizzazione bilaterale che favorisca le reciproche conoscenze sulla produzione ed il controllo delle produzioni alimentari e la creazione di canali privilegiati di scambio per tutte le figure coinvolte nel settore della sicurezza alimentare. L’ Intesa pone le basi per ulteriori collaborazioni tra le parti in materia di commercio, agricoltura, scienze ed educazione. In tal senso le autorità cinesi hanno proposto di ampliare le attività di collaborazione a partire dall’invito alla Regione a partecipazione alla expo di Nanning del prossimo ottobre. . |
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PREZZO LATTE, FERRAZZI: SUPERARE FASE DI STALLO |
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Milano - "Prendo atto con rammarico che la trattativa per la ricerca di un accordo interprofessionale sul prezzo del latte non ha registrato passi in avanti nell´incontro di oggi, perché non si verificano le condizioni tra le parti per giungere a un´intesa che soddisfi sia i produttori sia i trasformatori". Luca Daniel Ferrazzi, assessore all´Agricoltura della Regione Lombardia, commenta così l´esito dell´incontro svoltosi oggi presso l´assessorato regionale all´Agricoltura, tra le delegazioni delle imprese di trasformazione del latte (Assolatte) e delle Organizzazioni professionali agricole (Coldiretti, Confagricoltura e Cia). "Rimango convinto - dichiara Ferrazzi - che la delicata situazione congiunturale in cui si trova l´intero comparto debba rappresentare necessariamente lo stimolo per superare questa fase di stallo, che non fa bene al nostro settore del latte. La trattativa odierna, a mio parere, presentava infatti i presupposti per consentire di siglare un accordo soddisfacente per tutte le componenti, in un tavolo ampiamente qualificato per farlo". "Credo - conclude Ferrazzi - che si debba continuare a lavorare per il raggiungimento di un´intesa e che lo meriti soprattutto il latte lombardo, che per la sua alta qualità rimane uno dei fiori all´occhiello del settore italiano, grazie al lavoro e agli investimenti dei nostri produttori. È proprio questa indiscutibile qualità nostro latte, da cui derivano molti prodotti lattiero caseari vanto del made in Italy, che ritengo debba essere adeguatamente riconosciuta dalle industrie di trasformazione". . |
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NASCONO A MILANO LE NUOVE LINEE GUIDA MONDIALI SULL’ALLERGIA AL LATTE |
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Fino al 2,5% dei bambini può sviluppare l’allergia alle proteine del latte ma nel mondo l’iter diagnostio e i trattamenti terapeutici sono diversi e spesso non adeguati. Le Nuove Linee Guida promosse dalla World Allergy Organization per fare chiarezza in un campo così cruciale per la salute dei bambini saranno presentate per la prima volta nella loro versione definitiva al V Meeting di Allergologia Pediatrica che si terrà a Milano dal 4 al 6 febbraio 2010. L’allergia alle proteine del latte è un problema che investe i bambini di tutto il mondo con un’incidenza che tra i neonati può variare dall’1,9 al 2,5%. Ma oggi la loro salute non è tutelata a sufficienza perché esistono molte differenze nel modo in cui viene affrontata e gestita questa malattia. Una situazione che ha indotto la World Allergy Organization (Wao) a promuovere la realizzazione delle Nuove Linee Guida sull’allergia alle proteine del latte, affidandone il coordinamento a livello internazionale ad Alessandro Fiocchi, direttore della Uo di Pediatria del M. Melloni di Milano. Il documento verrà ufficialmente presentato a Milano al V Meeting internazionale di Allergologia Pediatrica, che dal 4 al 6 febbraio 2010 vedrà la partecipazione di pediatri allergologi, gastroenterologi, pneumologi e dermatologi per un confronto e un aggiornamento su diverse tematiche legate alle allergie. In quest’ambito un meeting congiunto di Wao e Acaai - American College of Allergy, Asthma & Immunology - terrà a battesimo le Nuove Linee Guida che saranno poi lanciate nel resto d’Europa e del mondo. “Grazie alla ricerca e dunque alle maggiori conoscenze acquisite negli ultimi anni, il percorso diagnostico e il trattamento dell’allergia alle proteine del latte sono molto cambiati - spiega Giorgio Walter Canonica, direttore di Malattie respiratorie e allergologia dell’Università di Genova e Presidente della Wao – e dunque, su queste basi, è arrivato il momento di definire delle nuove linee guida mondiali con le raccomandazioni per una pratica clinica che assicuri i migliori risultati”. Oggi c’è ancora molta confusione: “In Italia sono pochi i centri che seguono l’iter diagnostico completo e l’esecuzione dei test non rispetta uno standard univoco – afferma Alessandro Fiocchi – per contro negli Stati Uniti ci sono bambini che vengono trattati per anni senza però aver mai ricevuto una diagnosi precisa”. Notevoli differenze ci sono anche per quanto riguarda l’impiego dei sostituti del latte vaccino: “Negli Stati Uniti utilizziamo il latte di soia – chiarisce Sami L. Bahna, Presidente eletto Acaai – in Europa invece si usano di più gli idrolisati di latte, in Italia l’idrolisato di riso e in Arabia il latte di cammella. Non sono aspetti da sottovalutare, perché il bambino allergico al latte e che quindi deve escludere questo alimento e i suoi derivati dalla dieta, se non ha un’alternativa valida e sicura può andare incontro a gravi carenze nutrizionali”. Affrontare e gestire l’allergia può rivelarsi molto più difficile in alcune aree del mondo, come spiega Carlos E. Baena-cagnani, allergologo dell’Università Cattolica di Córdoba - Argentina, e past president della Wao: "L´allergia al latte è particolarmente pericolosa in Paesi dove l´accesso ai suoi sostituti è meno facile, come l´America Latina e può ancora capitare di vedere casi di ‘diarrea intrattabile’ in cui la malattia non viene identificata per anni”. “Oggi sappiamo che la maggior parte dei bambini guarisce dall’allergia al latte ma chi guarisce prima ha un minor rischio di sviluppare asma” – prosegue Alessandro Fiocchi – e questo è un aspetto di cui nelle linee guida si tiene conto. Per esempio sottolineando che l’allergia alle proteine del latte non deve essere sospettata solo davanti a reazioni gravi ma anche quando un bambino ha diarrea frequente, eczema e scarsa crescita e/o asma persistente. Se non ‘nasce’ il sospetto e non viene diagnosticata l’allergia, è chiaro che il bambino non sarà curato e non potrà che peggiorare”. Il V Meeting di Allergologia Pediatrica è un appuntamento importante che come nelle altre edizioni pone molta attenzione alla risoluzione dei problemi con cui lo specialista si confronta ogni giorno, tenendo conto delle ultime novità in letteratura e di quanto ormai consolidato in ambito scientifico. E’ anche un momento importante di analisi di come si sta evolvendo l’allergia in Italia. “Per esempio, tra bambini e ragazzi milanesi – spiega Alessandro Fiocchi - si è registrata una continua ascesa delle allergie a criceti, cavie e conigli nani, praticamente da quando questi animali sono diventati animali domestici”. Negli anni ’80 in Europa ci sono stati i primi casi di allergia al kiwi in concomitanza con la sua diffusione nel vecchio continente. Tra i bambini questa allergia si è manifestata negli anni ’90 e ora compaiono le prime allergie al licis, all’avocado e all’anacardo. Ma a preoccupare non sono solo le allergie ‘importate’ con nuovi alimenti o nuovi animali da compagnia. La preoccupazione maggiore è per le allergie che si aggregano, cioè chi è allergico ai pollini degli alberi sviluppa allergie alla frutta e alla verdura, e chi è allergico al latte sviluppa allergie ai peli di animali. “La diagnosi di allergia alimentare è un problema quotidiano per il pediatra che lavora in ospedale – afferma Marisa Errico, Direttore Medico del Presidio Ospedaliero Macedonio Melloni - perché si sta osservando in tutta l´Europa occidentale un incremento delle malattie allergiche nell´infanzia, in particolare l’allergia alimentare. La diagnosi di allergia alimentare prevede nel bambino un iter articolato non sempre semplice da seguire ma il vantaggio di porre una diagnosi corretta evita al piccolo paziente inutili diete di eliminazione o al contrario il rischio di reazioni anafilattiche. Come direttore medico e a nome dell’Ao Fatebenefratelli e Oftalmico, sono lieta di sottolineare come l’Uo di Pediatria del Macedonio Melloni risulti oggi un centro di riferimento non solo regionale ma anche nazionale per la prevenzione e terapia delle allergie alimentari”. . |
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LIDL ENTRA NEL MERCATO ROMENO |
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Secondo quanto riferito dagli esperti della catena tedesca, la rete di negozi alimentari discount Lidl sta preparandosi a entrare nel mercato rumeno, anche se non ha avviato la costruzione dei propri punti vendita, essendo ancora alla ricerca di terreni idonei, informa l´Ice. Stando alle dichiarazioni dei rappresentanti di Lidl Romania, al momento gli sforzi della società sono concentrati sull´acquisto di terreni in città con oltre 30 mila abitanti. Più precisamente Lidl è interessata all´acquisto di terreni con superfici fra 4 mila e 8 mila mq e all´affitto di spazi commerciali con superficie di oltre 800 mq. Gli azionisti della rete hanno trasferito finora in Romania 70 milioni di euro di capitale sociale per Lidl Romania. L´azienda è stata fondata nel 2003, ma ha posticipato i piani di avviamento della rete per poi riprenderli nel 2007. La rete Lidl è proprietà del gruppo tedesco Schwarz, che è presente anche con gli ipermercati Kaufland. . |
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RABBONI PROTESTA PER CHIUSURA AGRI3 |
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Bologna - La decisione della Rai di chiudere il programma specializzato Agri3, secondo l´assessore all´Agricoltura della Regione Emilia-romagna, Tiberio Rabboni “rappresenta un vero e proprio paradosso”. “L´agricoltura è un settore storicamente anticiclico – ha detto l’assessore - che può contribuire a limitare gli effetti della crisi economica. Le rilevazioni statistiche evidenziano una lieve ripresa dei consumi alimentari, anche per quanto si riferisce alla richiesta di prodotti di qualità. La conoscenza della realtà, l´analisi puntuale delle tante problematiche che interessano il settore può migliorare la professionalità degli addetti ai lavori e contribuire al superamento dell´attuale congiuntura. Agri3 ha svolto, sin dall´avvio, questo lavoro di approfondimento specialistico, conquistando un crescente interesse da parte degli addetti ai lavori. " "La fine di questa esperienza - ha concluso Rabboni - contribuisce invece ad impoverire l´informazione agricola di qualità proprio nel momento in cui sarebbe necessario muoversi nella direzione opposta. Per questo esprimo la mia piena solidarietà a tutti coloro che sono impegnati nella realizzazione del programma e mi associo alla richiesta, rivolta da esponenti del mondo agricolo, istituzionale, politico e dell´informazione al Direttore del Tg3, al presidente della Rai, al ministro delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ed ai presidenti delle commissioni Agricoltura di Camera e Senato affinché intervengano per evitare la chiusura del programma Agri3 e porre le basi per un suo potenziamento, anche a partire da una collocazione in una fascia oraria più consona alle esigenze degli agricoltori". . |
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LA PESCA ILLEGALE NON SI FERMA: SEQUESTRATI NEGLI ULTIMI 3 MESI DALLE CAPITANERIE DI PORTO OLTRE 17.000 KG DI TONNO ROSSO ILLEGALE E 45 KM DI SPADARE. “URGENTE L’APPROVAZIONE DI MISURE PIÙ RIGIDE PER I CONTROLLI A TERRA E SANZIONI PIÙ PESANTI PER CHI PESCA ILLEGALMENTE SPECIE A RISCHIO E CON LE SPADARE”. |
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Lo scorso 15 aprile è iniziata la stagione di pesca del tonno rosso e a pochi giorni dalla sua chiusura, ovvero il prossimo 15 giugno, le Capitanerie di Porto hanno sequestrato nel corso di diverse operazioni di controllo, ben 17. 500 kg di tonno rosso del Mediterraneo (Thunnus thynnus) pescato illegalmente nei nostri mari. Si tratta perlopiù di esemplari sottotaglia, che non raggiungevano i 115cm di lunghezza e i 30 kg di peso previsti dalla norma nazionale e comunitaria. In alcuni casi infatti gli esemplari sequestrati raggiungevano appena gli 80cm di lunghezza e 20 kg di peso. “i dati dei sequestri della Capitaneria di Porto ci allarmano – affermano i rappresentanti delle associazioni ambientaliste Greenpeace, Lav, Legambiente, Marevivo e Wwf - da tempo uniti in una comune campagna contro la pesca illegale – per i seri rischi di pericolo per il tonno rosso già pescato in eccesso rispetto alla sua consistenza. Esprimiamo, quindi, soddisfazione per l’impegno delle Capitanerie di Porto in azioni di controllo e repressione delle attività di pesca illegali e auspichiamo che presto venga attivato l’atteso Forum Nazionale contro la Pesca Illegale, che riunirà sotto il coordinamento del Ministero delle Politiche Agricole, le associazioni della pesca, gli organi di controllo e le associazioni ambientaliste per un comune programma di lotta all’illegalità e allo sfruttamento non sostenibile delle risorse ittiche. ” I sequestri di tonno rosso pescato e commercializzato illegalmente rappresentano solo una parte degli illeciti commessi in mare dai pescherecci della nostra flotta, prova ne sono gli oltre 71. 000 kg di prodotti ittici, di vario genere e provenienza, in cattivo stato di conservazione o non correttamente certificati. A questi dati allarmanti che confermano la vastità del problema, si aggiungono ovviamente gli svariati chilometri di reti spadare (oltre 45 km sequestrati) che ogni anno – immancabilmente – si aggiungono alla lista nera delle infrazioni commesse nel nostro Paese. La gestione della pesca del tonno rosso e´ insostenibile. E ciò dipende da quote di pesca che non rispettano le indicazioni della comunità scientifica e da un´illegalità diffusa e reiterata, dovuta a limitati controlli, pescherecci pirata e porti fantasma, trasferimenti non registrati di tonni vivi in allevamenti all´estero, mercati irregolari, criminalità organizzata presente e operante sui mercati remunerativi del tonno rosso, registrazioni di vendite e catture improprie e fuori dal dettato comunitario". L’auspicio - concludono i rappresentanti delle associazioni ambientaliste – è che in sede comunitaria venga ampiamente appoggiata la Proposta della Commissione sul nuovo Regolamento sui Controlli, specie relativamente al rafforzamento delle misure di controllo previste per i piccoli pescherecci al di sotto dei 15 metri. Quello della pesca illegale è un grave problema non ancora risolto e relativamente al quale l’impegno del Governo italiano sulla “tolleranza zero” si misurerà anche da come il Ministero saprà sostenere, in sede comunitaria, questa misura tanto importante quanto urgente. . |
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VALORI E VALORE DELL’OLIO ITALIANO: NEL VOLUME DI BAYER CROPSCIENCE, OTTAVO VOLUME DELLA COLLANA “COLTURA & CULTURA” |
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Bayer Cropscience in Italia, consociata di Bayer Ag, ha organizzato la pubblicazione dell’ottavo volume della collana “Coltura & Cultura”, dedicato a "l´ulivo e l´olio". Il volume è l’occasione per comunicare che l´Italia rappresenta uno dei Paesi più importanti a livello mondiale per la produzione e si colloca al primo posto per il consumo dell´olio di oliva; l’olivicoltura italiana vive una fase di transizione destinata a cambiare la fisionomia del paesaggio olivicolo italiano se non della stessa economia agricola del nostro Paese. Da un lato, i sistemi tradizionali, del cui ruolo storico, sociale e paesaggistico è difficile fare a meno, dall’altra l’urgenza per una nuova olivicoltura che dovrà essere capace di creare nuovi legami tra qualità, sostenibilità ed eccellenza alimentare, disegnando un nuovo modello olivicolo italiano, competitivo nel mondo. L’olio d’oliva italiano si trova quindi oggi a dovere rispondere alla sfida posta dalla crescente globalizzazione dei mercati, alla maggiore competizione che si registra sui mercati internazionali e nazionale ed alle esigenze del consumatore sempre più attento. Il volume "l´ulivo e l´olio" aiuta proprio il consumatore, oggi sempre più consapevole circa lo stretto rapporto che esiste tra alimentazione e salute, a scegliere un “buon olio”, arricchendo l’acquisto di quei valori che appartengono solo all´Italia e che hanno già fatto la fortuna del vino italiano nel nostro paese e all´estero. Nel libro si è scelto di valorizzare lo stretto legame tra il sistema produttivo e paesaggistico dell’olivicoltura e il ruolo storico e religioso, dell’olivo e dell’olio. Ampio spazio è stato riservato alle innovazioni che la ricerca scientifica italiana ha realizzato nel più ampio contesto di una rapida globalizzazione dei consumi e delle abitudini alimentari. Una sezione rivolge l’attenzione sugli aspetti nutrizionali e salutistici e altre trattano le Dop italiane, l’olio del Mediterraneo, il marketing e il mercato internazionale dell’olio di oliva. "l´ulivo e l´olio" racconta quindi i valori unici, più o meno noti, che possono aiutare l’olio a “restare un prodotto italiano”. L’opera, realizzata da 85 autori appartenenti al mondo delle Istituzioni, della ricerca, della filiera e della comunicazione, riesce a trasmettere, con un linguaggio accessibile a tutti, le infinite chiavi di lettura di questa coltura e del suo eccellente prodotto; dal ruolo sociale, territoriale dell’olio alle potenzialità economiche e salutistiche. La sinergia di contributi trasferisce ancora una volta al consumatore tutte le conoscenze su questo importante alimento italiano, un prodotto naturale di cui ancora oggi sappiamo poco. . |
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POMO SNACK NOBERASCO: UNO SNACK GUSTOSO E DALL´INCREDIBILE MORBIDEZZA. |
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Coltivato in Puglia secondo i più rigorosi criteri produttivi dell’Agricoltura Biologica, il pomodoro Bio scelto dalla Noberasco si trasforma in uno snack ready to eat , dal sapore e dall’aroma unici, ideale come spuntino, antipasto, aperitivo o per creare ricette sfiziose. Noberasco ha selezionato come partner uno dei più importanti produttori italiani di pomodori essiccati, il più rappresentativo dal punto di vista qualitativo. La produzione viene seguita con cura fin dalla selezione dei semi, per coltivare nel tavoliere di Puglia i pomodori ( San Marzano ) che meglio si prestano all’essiccazione e salagione al sole. Il gusto risulta ancora più invitante in virtù del sistema di salagione uniforme che garantisce a tutti i pomodori la stessa uniforme bontà. Il pomodoro Bio viene lavorato da Noberasco nel sito produttivo di Vado Ligure: il risultato è che, da semplice pomodoro essiccato, diventa un morbidissimo snack pronto per essere gustato. Ideale per tutti coloro che desiderano seguire un’alimentazione sana, naturale, ricca di sapore, per chi desidera portare in tavola cibi semplici della nostra tradizione culinaria e utilizzarli come ingrediente versatile per ricette un po’ diverse e più fantasiose. Qualche esempio : tritateli finemente con basilico e semi di sesamo, per condire un pesce al vapore, oppure sfilacciateli per insaporire una ricca insalata con uova sode e crostini di pane. Utilizzateli in filetti per dare sprint ad un risotto mantecato al parmigiano; utilizzateli a pezzetti, con pancetta e prezzemolo, per frittate ed omelette oppure interi mescolati all’impasto del pane o uniti, all’ultimo momento, in una zuppa di verdure. Infine, per un insolito snack, ammorbiditeli nell’olio extravergine e profumateli con una bacca di vaniglia. . |
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SIGLATA L’ENTRATA DI CASSA RURALE LAVIS – VALLE DI CEMBRA NEL CAPITALE SOCIALE DELLE CESARINI SFORZA SPA |
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La Cassa Rurale di Lavis – Valle di Cembra entra nel capitale sociale di Cesarini Sforza Spa, azienda operante nella produzione di vino spumante con fatturato pari a 5 milioni di euro, controllata al 100% dal Gruppo La Vis, con l’acquisizione di una quota pari all’8,3%. Scelta nata dalla volontà della Cassa Rurale di investire e sostenere una realtà in forte e costante crescita operante nel territorio. L’operazione da 500 mila euro vede come advisor la società di consulenza Scouting spa che da due anni collabora con Cassa Centrale Banca (istituto partecipato da tutte le Casse Rurali trentine) sui temi riguardanti la finanza straordinaria d’impresa. «Abbiamo deciso di partecipare al capitale sociale di Cesarini Sforza Spa – spiega Ermanno Villotti, presidente della banca cooperativa, perché condividiamo non solo il territorio dove entrambi operiamo, ma anche perché ci lega una storia e una base sociale comune; inoltre il nostro legame è evidenziato dal fatto che molti dei soci della Cantina La-vis sono presenti anche in Cassa Rurale. Diventa così un’operazione dalla forte valenza cooperativa, per operare in sinergia a favore dei nostri soci e a sostegno del territorio». «Per Cantina La Vis – dichiara il suo presidente Roberto Giacomoni – è un’occasione importante e significativa; è un’opportunità per creare sinergie nuove tra il mondo delle istituzioni bancarie e le imprese con l’obiettivo di accrescere il valore degli attori coinvolti e del territorio in cui operano». . |
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LA BASILICATA NELLA GRANDE ITALIA DEL VINO |
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“L’assegnazione del ‘Premio Internazionale del Vino 2009’ è l’ennesima dimostrazione che in Confagricoltura vi è la ‘Grande Italia del Vino’. ” Lo afferma il presidente di Confagricoltura Basilicata all’indomani della premiazione del concorso ideato ed organizzato dall’Associazione Italiana Sommelier. “Facciamo i complimenti alle imprese che si sono distinte e che hanno vinto il premio internazionale - continua il presidente di Confagricoltura - e siamo compiaciuti che la maggior parte di quelle premiate ed in nomination appartengano proprio alla nostra organizzazione, e quast’anno il riconoscimento più ambito è andato alla Basilicata con Cantine del Notaio (per il miglior vino rosato Il Rogito 2006). Queste aziende sono un esempio di perfetto connubio fra tradizione, eccellenza enologica e grandi capacità imprenditoriali: “Tutte caratteristiche - aggiunge la Confagricoltura - che contraddistinguono la nostra base associativa”. . |
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