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Notiziario Marketpress di Lunedì 26 Ottobre 2009
LODO ALFANO: DEPOSITATE LE MOTIVAZIONI  
 
Sono state depositate le motivazioni della sentenza, con la quale la Corte Costituzionale ha bocciato il Lodo Alfano lo scorso 7 ottobre. Di seguito estrapoliamo alcune delle affermazioni dei giudici costituzionali. “Il Lodo Alfano attribuisce ai titolari di quattro alte cariche istituzionali un eccezionale ed innovativo status protettivo che non è desumibile dalle norme costituzionali ed è privo di copertura costituzionale". "Il premier ricopre una posizione definita di primus inter pares". "La sospensione dei processi nei confronti delle quattro alte cariche dello Stato, prevista dal Lodo Alfano, determina la violazione del principio di uguaglianza per una violazione di trattamento di fronte alla giurisdizione". La deroga si risolve in una evidente disparità di trattamento "rispetto a tutti gli altri cittadini che, pure, svolgono attività che la Costituzione considera parimenti impegnative e doverose, come quelle connesse a cariche o funzioni pubbliche (art. 54 Cost. ) o, ancora più generalmente, quelle che il cittadino ha il dovere di svolgere, al fine di concorrere al progresso materiale o spirituale della società (art. 4, secondo comma, della Costituzione)´´. "Non e´ configurabile una preminenza del presidente del Consiglio rispetto ai ministri perché egli non è il solo titolare della funzione di indirizzo del Governo, ma si limita a mantenerne l´unità, promuovendo e coordinando l´ attività dei ministri, e ricopre perciò una posizione tradizionalmente definita di primus inter pares” .  
   
   
CERTIFICATI MEDICI ON LINE  
 
Il Ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha annunciato che i certificati medici saranno inviati solo per via elettronica. L’obiettivo del ministro è ambizioso: riuscire a rendere tutta la sanità elettronica. I risparmi, secondo il ministro, potrebbero arrivare fino al 25%. Gli attuali costi superano i 100 miliardi di euro l´anno. Secondo Brunetta ´´così avremo 20-30 miliardi di euro da usare per fare meglio e di più´´ .  
   
   
TLC: PIÙ BANDA LARGA  
 
Il Ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, ha annunciato. “Conto di avere due mega di banda larga per tutti a partire dal 2010”. Nei paesi nordici chiunque ha a disposizione un mega di banda larga. “Sto puntando a fare la stessa cosa in Italia, perché solo attraverso una rete internet efficiente possono passare documenti, certificati” e si può arrivare così a un vero “cambiamento della burocrazia”.  
   
   
KASPERSKY LAB: BRASILE, UN PAESE RICCO DI BANKER  
 
L’articolo scritto da Dmitry Bestuzhev, Senior Regional Researcher di Kaspersky Lab per l’America Latina, fornisce una panoramica sulle tecniche adottate dai cybercriminali per attaccare i sistemi di home banking. Le statistiche indicano il Brasile come la maggiore fonte di Trojan bancari – programmi maligni che hanno lo scopo di colpire i clienti dei servizi di home banking. L’articolo descrive come vengono utilizzati tali Trojan per penetrare silenziosamente nei computer degli utenti brasiliani e come riescono a sottrarne i dati di accesso. “La struttura sociale del Brasile, altamente stratificata, induce spesso le classi meno abbienti ad azioni illegali, tra cui la creazione di programmi maligni per sottrarre illegalmente denaro” afferma l’autore dell’articolo. “Inoltre, il Brasile non ha una legislazione in grado di combattere il cybercrimine”. Bradesco, Caixa, Banco do Brasil e Itaú sono le banche più colpite da questo tipo di attacchi informatici. Inoltre, nell’articolo si afferma che “i social network sono diventati una fonte preziosa di informazioni personali: generalità, data di nascita, indirizzo, etc. Queste informazioni possono essere utilizzate dai cybercriminali per avere “legalmente” il codice Pin del cliente tramite il call center della banca. ” Dmitry Bestuzhev conclude il suo articolo con alcuni dettagli su come sia possibile combattere il cybercrime, consigliando alle banche brasiliane investimenti in sicurezza per permettere agli utenti di utilizzare i servizi di home banking senza pericoli, come ad esempio distribuire gratuitamente ai clienti delle chiavi in grado di creare codici unici ad ogni accesso. Per ulteriori informazioni: www. Kaspersky. It - www. Stop-cybercrime. It .  
   
   
GLI ITALIANI AMANO IL .IT  
 
Parte la campagna di comunicazione del Registro dei domini gestito dal Cnr, mirata a diffondere la cultura di Internet e la conoscenza del suffisso . It. Un’analisi sull’uso della rete delinea infatti un quadro in chiaroscuro: opinion leader e imprese registrano spesso i propri domini, molto meno i cittadini. Ma tutti hanno una chiara preferenza per la targa nazionale e apprezzano che a gestirla sia il nostro Ente. Siano imprenditori, opinion leader o semplici utenti, tutti i navigatori del Belpaese associano a Internet prima di tutto il suffisso ‘. It’ e apprezzano che a gestire l’anagrafe dei domini italiani sia un ente ritenuto “serio e affidabile” come il Consiglio Nazionale delle Ricerche. È uno dei risultati dell’indagine sulla conoscenza e sull’utilizzo della rete, condotta dalla società Pragma per conto dell’Istituto di Informatica e Telematica del Cnr (Iit-cnr), che vuole delineare lo scenario dal quale prenderà il via, il prossimo mese, la campagna di comunicazione del Registro . It, l’organismo dell’Iit-cnr che in Italia assegna e gestisce tutti i domini . It. “Obiettivo dell´iniziativa”, osserva il direttore dell´Istituto, Domenico Laforenza, “è contribuire alla diffusione della cultura di Internet in Italia e a un uso consapevole della rete, nonché valorizzare i nomi a dominio a suffisso . It, intesi sia come bene aziendale sia come simbolo del made in Italy”. La campagna di comunicazione del Registro, curata dalla società Light, si sostanzierà in due fasi. La prima, che partirà a novembre, interesserà quotidiani ed emittenti radiofoniche e sarà rivolta a un pubblico generalista; la seconda, tra gennaio e febbraio, sarà focalizzata su imprese e professionisti e coprirà radio e periodici. Sempre nel 2010, partirà anche l’iniziativa del Registro . It nelle scuole: 3. 000 istituti superiori italiani parteciperanno al quiz che trasforma la registrazione dei domini . It in un gioco interattivo aperto a tutti gli studenti, naturalmente on line. L’indagine di Pragma, forte di 2. 150 interviste (1. 200 alla popolazione, 800 alle aziende e 150 agli opinion leader), è un ritratto in chiaroscuro del rapporto tra gli italiani e la rete: se usa la rete il 66,8% delle aziende, la percentuale sale fino al 93% quando le imprese hanno più di 5 addetti, sono nel Nord Italia e operano nel settore immobiliare. Gli opinion leader (giornalisti, parlamentari, funzionari della pubblica amministrazione, esponenti del mondo universitario e della cultura) si informano e scambiano informazioni sul web pressoché quotidianamente quasi senza eccezioni: 98,7%. Per il campione relativo alla popolazione, invece, la penetrazione di Internet non va oltre il 52,6%: meglio gli uomini delle donne, i più giovani e scolarizzati. Per quanto riguarda i domini, ne possiede uno proprio l’84,4% delle imprese intervistate ma solo un terzo circa dei cittadini e degli opinion leader. Anche la posta elettronica personalizzata (gli indirizzi associati al proprio dominio e non a un provider generico) non ha ancora sfondato: la possiede solo metà delle imprese e appena l’1,4% dei cittadini. Il suffisso italiano è comunque il punto di riferimento dei titolari di un nome a dominio: l’82,2% ha un nome . It. E praticamente la totalità del campione intervistato, pensando a Internet, vi associa l’estensione . It: l’associazione immediata al concetto di “italianità” lo fa preferire al dominio generico . Com, considerato a vocazione più commerciale. Nonostante i numeri, a livello mondiale, siano ben diversi (1,8 milioni di . It registrati, oltre 80 milioni di . Com) a livello nazionale, in termini assoluti di conoscenza e gradimento, la battaglia tra le targhe del web ha, del resto, come contendenti solo . It e . Com). Significativa anche la valutazione del ruolo che il Cnr assume quale gestore del Registro . It, l’anagrafe dei domini italiani. Il legame è sconosciuto ai più ma, una volta conosciuto, viene valutato positivamente dal 67,4% dei cittadini, dal 55,2% delle imprese e dal 78% degli opinion leader, per la sua serietà e affidabilità. Il servizio di registrazione dei domini . It, nato e cresciuto all´interno del Cnr, si rivelerà anche un prezioso volano per la ricerca: sosterrà infatti direttamente il lavoro di giovani e brillanti ricercatori. "D´accordo con il direttore dell´ Iit, intendo proporre al Cda di investire parte degli introiti dell´attività del Registro . It nel finanziamento di diverse borse di dottorato di durata triennale che, a partire dal prossimo anno, potranno essere svolte in alcuni dei più prestigiosi atenei italiani, in stretta collaborazione (co-tutorship) con gli 11 Dipartimenti del Cnr", spiega il presidente del Consiglio nazionale delle Ricerche, Luciano Maiani. "Stiamo pensando di partire con trenta borse di dottorato. Un´apposita commissione individuerà le università a cui proporre il programma delle borse. E con esse, in stretta collaborazione con i direttori di Dipartimento del Cnr, selezionare i relativi temi di ricerca. Questa strategia - continua Maiani - delinea chiaramente la volontà dell´Ente di mettere a sistema nuovi e più moderni percorsi di reclutamento del personale della ricerca, per promuovere la meritocrazia, ridurre il precariato e migliorare l´utilizzo delle risorse disponibili", conclude il Presidente del Cnr. Per informazioni: Luca Trombella, Istituto di Informatica e Telematica del Cnr (Iit-cnr), cell. 348. 4421488; e-mail: luca. Trombella@iit. Cnr. It .  
   
   
INTERVENTO DEL PRESIDENTE DI ASSINFORM ALL’INAUGURAZIONE DI SMAU A MILANO - INVESTIMENTI IN IT: RITORNI 2,5 VOLTE PIU’ DELL’AUTO  
 
L’information Technology, quarto settore industriale italiano con 97. 000 imprese e 390. 000 addetti costituisce un grande spazio di crescita per il Paese. Ma bisogna colmare il ritardo con gli altri paesi: nel decennio 1998-2008 la spesa italiana It sul Pil è passata dall’1,5% al 2%, la più bassa in Europa, dove la media è invece salita dal 2,3% del 2,9%. Ma la Francia oggi sta al 3,4%, la Gran Bretagna e la Germania al 3,3%. Angelucci, presidente di Assinform: “Investire di più in It è una priorità nazionale per riprendere a crescere e a competere : credito alle imprese che innovano; finanziamenti ai programmi strategici di Industria 2015 e Piano e-gov 2012; banda larga per le imprese e le istituzioni, incentivi per la rottamazione delle vecchie applicazioni software per modernizzare il Paese e far aumentare l’occupazione”. “Per gettare le basi della ripresa e della competitività sul mercato globale, l’Italia, non ha scelta: deve aumentare la propria quota d’investimenti in Information Technology e portarsi rapidamente ai livelli di spesa dei principali paesi concorrenti” è quanto affermato da Paolo Angelucci, presidente di Assinform, intervenendo al convegno inaugurale di Smau a Milano. “Non bisogna dimenticare che la nostra economia si connota da almeno dieci anni in termini di estrema debolezza competitiva e di staticità e che alla base di del fenomeno vi è una delle più basse spese in It fra le economie industriali – ha continuato Angelucci indicando come gli investimenti italiani in It siano passati dall’1,5% del Pil segnato nel 1998, quota che ci collocava ben al di sotto della media europea, attestata al 2,3%, al 2% del Pil del 2008. Nello stesso periodo la media europea di spesa è salita al 2,9%, ma per la Francia l’incidenza dell’It è aumentata di undici punti percentuali rispetto a dieci anni fa, raggiungendo il 3,4% del valore del Pil, gli investimenti It della Gran Bretagna sono passati dal 2,9% al 3,3% del Pil, la Germania ha fatto un salto ancora più ampio passando dal 2,4% al 3,3%. Secondo il Presidente di Assinform, bisogna agire su tre fronti: “Occorre sostenere le imprese che investono in It, sensibilizzando le banche su linee di credito dedicate a finanziare l’innovazione. E’ fondamentale che il Governo dia corso ai finanziamenti già previsti per i programmi di impatto strategico sul tessuto produttivo italiano e sul Paese, quali il progetto It di Industria 2015 destinato a migliorare la qualità e competitività dello stesso made in Italy tecnologico e il Piano E-gov 2012, destinato a portare la Pa italiana nell’era digitale. Infine, ma non meno importante, vanno previsti incentivi per la rottamazione delle vecchie applicazioni. Una misura che mira non solo a incrementare la domanda di innovazione e a promuovere l´ammodernamento dei processi di gestione delle imprese ma anche ad avere un grosso impatto sull’occupazione. Va considerato, infatti, che nella composizione dei prodotti It l’intervento umano incide nella misura del 26%. Ne consegue che i rinnovo delle applicazioni produce un effetto moltiplicatore sull’occupazione dell’ordine di 2 volte e mezzo maggiore rispetto a prodotti tradizionali come l’auto, in cui la percentuale di capitale umano si ferma all’11%”. “L’it è una fonte di assoluta innovazione e il nostro paese dispone di uno dei settori It più importanti d’Europa – ha concluso Angelucci - l’It italiano è secondo per numero di imprese e addetti a quello della Gran Bretagna, che è il paese europeo più avanzato in campo informatico. A livello nazionale l’It è il quarto settore industriale del Paese, forte di 97. 000 imprese, di circa 390mila addetti e con un valore aggiunto che copre il 2,8% del totale prodotto dall’industria e servizi a livello nazionale. E’ un grande potenziale di innovazione, vero e proprio made in Italy tecnologico. Si tratta di valorizzarlo mettendolo al servizio della modernizzazione del Paese e della crescita di competitività e sviluppo dell’industria italiana, dei suoi distretti e reti d’imprese” . .  
   
   
RICERCA SU INFORMATION SECURITY GOVERNANCE DELLA SCHOOL OF MANAGEMENT DEL POLITECNICO DI MILANO  
 
La maggioranza delle aziende è consapevole dell´importanza della sicurezza informatica, come testimoniano i trend dei budget allocati (il 48% delle imprese dichiara un budget allocato all´Ict Security in crescita, a fronte di solo un 6% che dichiara un budget in diminuzione, nonostante la crisi ) e il posizionamento e dimensionamento delle unità organizzative coinvolte (ben il 14% delle aziende intervistate ha una struttura dedicata con un organico superiore alle 10 persone). La sfida legata all´implementazione di modelli e strumenti per un´efficace gestione strategica dell´Ict Security risulta tuttora in corso Nel suo secondo anno di ricerca l´Osservatorio Information Security Management della School of Management e dell´Ict Institute del Politecnico di Milano ha analizzato gli strumenti e le soluzioni organizzative in grado di garantire una governance efficace dell´Information Security in azienda, identificando trend emergenti in termini di configurazione organizzativa, risorse allocate e metodologie per l´analisi dei rischi. "La percezione della rilevanza strategica dell´Ict Security e il livello di "maturità" delle soluzioni di governance adottate dalle imprese italiane è ancora caratterizzato da un notevole livello di eterogeneità, sia tra settore e settore, sia all´interno della stessa industry. - commenta Paolo Maccarrone, Responsabile Scientifico dell´Osservatorio Information Security Management - School of Management e Ict Institute del Politecnico di Milano - Tuttavia, lo scenario appare in continua evoluzione, e alcuni importanti segnali positivi non mancano. Per esempio, solo il 19% delle imprese del campione analizzato non ha ancora introdotto un´unità di Ict Security all´interno dell´organigramma aziendale e, comunque, la maggior parte di esse è intenzionata a farlo a breve" "I dati relativi al budget allocato all´Ict Security, nonostante questo momento di crisi, presenta nel 48% dei casi un trend di crescita e nel 46% un´invarianza. - commenta Luca Marzegalli, Responsabile Scientifico dell´Osservatorio Information Security Management - School of Management e Ict Institute del Politecnico di Milano - Questo può essere un segnale della crescente importanza attribuita a quest´area, anche se va detto che in molti casi buona parte del budget è legato a iniziative di compliance a nuove normative, quindi, di fatto, non discrezionale. " Ambito di analisi La Ricerca si è focalizzata in particolare sui seguenti temi: i trend emergenti in termini di configurazione organizzativa, posizionamento e dimensionamento delle unità organizzative coinvolte e budget dedicato; gli approcci all´Ict Risk Analysis e il loro contributo alla pianificazione degli interventi nell´ambito dell´Ict Security; la relazione tra Information Security ed Enterprise Risk Management, mettendo in luce le soluzioni organizzative emergenti ed evidenziandone opportunità e rischi. La Ricerca si è basata su un´analisi empirica consistente in casi di studio di imprese operanti nel settore Bancario, storicamente più sensibile a queste tematiche. Si è quindi proceduto all´estensione dell´analisi ad altri settori (Assicurativo, Automotive, Chimico, Farmaceutico, Servizi Ict, Telecomunicazioni, Utility) attraverso l´erogazione di due survey. Survey ai Chief Information Officer (Cio): la Survey è stata erogata a oltre 400 Cio di grandi imprese, con l´obiettivo di analizzare l´organizzazione dell´Ict Security, gli strumenti di governance utilizzati, i diversi approcci all´Ict Risk Analysis e il loro ruolo nell´ambito dell´Enterprise Risk Management. Survey ai Ciso: la Survey è stata erogata a oltre 70 Ciso, con l´obiettivo analizzare i diversi approcci all´Ict Risk Analysis e il loro ruolo nell´ambito dell´Enterprise Risk Management. Lo stato dell´arte della governance dell´Ict Security La prima fase della Ricerca è stata finalizzata a fare il punto con i Chief Information Officer (Cio) sullo stadio di maturità dell´Ict Security in azienda, con particolare focus sugli aspetti organizzativi e la pianificazione strategica, per i quali entriamo maggiormente nel dettaglio. L´organizzazione: il responsabile dell´unità di Ict Security è nel 51% delle imprese un primo riporto del Cio, ma nel contempo, in ben il 19% dei casi tale figura non è nemmeno presente nell´organigramma. Inoltre, va sottolineato che la maggioranza delle imprese (53%) ha modificato nell´ultimo anno l´assetto organizzativo dell´Ict Security o ritiene di farlo nel prossimo futuro, a riprova del fatto che si è ben lontani dall´aver raggiunto una situazione di equilibrio. La pianificazione strategica: gli input per l´individuazione delle iniziative sono di natura molto diversa e provengono da numerose unità organizzative a testimonianza della crescente pervasività dell´Ict Security. Ma, a dispetto di un´estrema varietà di fonti di input non sempre corrisponde un processo di pianificazione sufficientemente strutturato: solo poco più di un terzo delle imprese infatti redige sistematicamente un piano strategico completo, che include tutte le attività riconducibili alla sicurezza informatica. Un altro terzo delle imprese dichiara di farlo solamente per i progetti più rilevanti, mentre il 30% dei Cio non elabora alcun documento di pianificazione di questo tipo (Figura 2). Da questo punto di vista non sembra che le imprese abbiano fatto molti passi avanti rispetto al recente passato: questo rimane a nostro avviso un elemento di criticità piuttosto rilevante. Gli approcci alla Risk Analysis nell´ambito dell´Ict Security L´82% dei Cio che hanno collaborato alla ricerca ricorre a metodologie di Risk Analysis, tuttavia, solo il 16% le utilizza sistematicamente, mentre ben il 66% vi ricorre in modo episodico. Sono state individuate tre macro categorie di Ict Risk Analysis ricorrenti: Progettazione nuove iniziative, Disaster recovery, Adempimenti normativi. Dai risultati emerge come tutte queste analisi siano realizzate da almeno il 71% delle banche, con un picco del 90% per Adempimenti normativi. Per quanto riguarda gli altri settori analizzati (Automotive, Assicurativo, Chimico e Farmaceutico, Ict e Telecomunicazioni, Utility), un primo dato interessante è che, contrariamente a quanto avviene nel Banking, la Risk Analysis non è diffusa in tutte le tre macro categorie identificate. In particolare in tutti i settori appare molto ricorrente l´analisi effettuata per "Adempimenti normativi". Nei settori Chimico e Farmaceutico e Utility, invece, non risulta diffuso l´utilizzo della Risk Analysis per "Progettazione nuove iniziative". Per quanto riguarda la tipologia di input su cui sono basate le analisi, si conferma la difficoltà a ricorrere a serie storiche, sebbene risultino un po´ più diffuse nel mondo Utility e Automotive. La motivazione potrebbe essere duplice e identificabile sia in una maggiore propensione "culturale" alla tracciatura degli eventi sia in una minore complessità del contesto. Inoltre si può notare come vi sia un utilizzo di analisi di scenari futuri più diffuso rispetto al settore bancario. Infine, nell´utilizzo di soluzioni informatiche, si conferma un´ampia adozione di strumenti ad hoc/office, anche in misura maggiore rispetto al settore del Banking. Il limitato utilizzo, invece, di strumenti commerciali è stato motivato, da una quota significativa di intervistati, dalla complessità riscontrata nel loro utilizzo. Il rapporto tra Ict Security ed Enterprise Risk Management I risultati della Ricerca evidenziano l´impressione che vi sia un certo "scollamento" tra l´Ict Security ed l´Enterprise Risk Management (Erm). Nella maggioranza delle banche analizzate, infatti, l´interazione è ancora piuttosto limitata: oltre il 50% dei Ciso ha infatti affermato che i momenti di dialogo e collaborazione sono di natura occasionale e non sistematica. Scendendo più nel dettaglio, l´Erm appare relativamente poco coinvolta nella scelta delle metodologie utilizzate dall´Ict Security per le analisi dei rischi: solo nel 25% dei casi partecipa attivamente alla definizione delle metodologie, mentre nella maggioranza ha un ruolo puramente consultivo. Di contro, l´Ict Security non sembra avere un ruolo particolarmente rilevante nel processo di valutazione del livello di esposizione complessiva al rischio effettuata dall´Erm. Nel 19% dei casi, infatti, l´Ict Security si limita a fornire dei dati "grezzi", che poi l´Erm elabora al suo interno, e non ha visibilità sulle logiche e sulle metodologie utilizzate per l´elaborazione dei dati, né sui risultati. Per maggiori informazioni: Ufficio stampa School of Management del Politecnico di Milano - www. Osservatori. Net .  
   
   
UNO STUDIO INTEL RIVELA L´IMPORTANZA DELLE REGOLE DI COMPORTAMENTO NELL´USO DI TECNOLOGIA MOBILE  
 
Dal Sondaggio Emerge Come la Maggior Parte degli Adulti Statunitensi non Tolleri Violazioni dell´Etichetta nell´Uso di Dispositivi Mobili, in Particolare Durante le Riunioni per le Festività. In base al recente studio dal titolo "Intel Holiday Mobile Etiquette" condotto da Harris Interactive e sponsorizzato da Intel Corporation, la maggior parte degli adulti statunitensi (80%) ritiene che esistano regole “non scritte” nell´uso della tecnologia mobile e circa 7 su 10 (69%) considerano inaccettabile la violazione di tale etichetta - come, ad esempio, controllare l´e-mail, inviare messaggini e effettuare telefonate mentre si è in compagnia di altre persone. L’etichetta nell´uso di tecnologia mobile rivestirà particolare importanza nel corso della prossima stagione festiva, se è vero che – come riporta il sondaggio - oltre la metà degli intervistati (52%) si riterrebbe offesa qualora, a tavola, qualcuno tentasse di utilizzare di nascosto un dispositivo collegato a Internet. Curioso come invece la toilette non sembri meritare la stessa considerazione. A prescindere da ovvie considerazioni igieniche e di opportunità (potenzialmente imbarazzanti), il 75% degli intervistati ritiene perfettamente appropriato utilizzare dispositivi collegati a Internet - tra cui notebook, netbook e cellulari - in bagno, mentre solo il 25% considera questo comportamento inappropriato. Dal sondaggio emerge che il 62% degli intervistati ritiene che i dispositivi mobili facciano ormai parte della vita quotidiana e che la società debba adattarsi al fatto che vengano utilizzati in qualsiasi momento. “In tutte le culture e le aree geografiche del mondo si assiste alla ridefinizione delle regole sociali per l’utilizzo delle nuove tecnologie e l´etichetta continuerà a cambiare e ad adattarsi nel corso del tempo”, ha commentato la dottoressa Genevieve Bell, nota etnografa e Director dell´User Experience Group di Intel. “Con la tecnologia che diventa sempre più radicata nella vita quotidiana delle persone, che tentano di trovare il giusto equilibrio tra una connettività costante e la definizione di confini per l´accessibilità, le regole sociali e culturali per un comportamento appropriato in merito alla tecnologia mobile subiranno continui sviluppi e cambiamenti”. In base allo studio, molti adulti considerano l´esigenza di una connettività costante come implicazione della moderna cultura aziendale, con il 55% che concorda sul fatto che oggi il business imponga alle persone di essere sempre connesse tramite dispositivi mobili, anche se questo significa portare un notebook con sé in vacanza o rispondere a una telefonata a tavola. “Le regole di comportamento che riguardano la tecnologia mobile diventano sempre più importanti, in particolare in situazioni sociali come festività ed eventi”, ha affermato Anna Post, autrice ed esperta di etichetta per l´Emily Post Institute. “Con la crescente diffusione della tecnologia, che è ormai parte integrante della nostra vita quotidiana, diventa sempre più difficile distinguere un comportamento appropriato da uno potenzialmente offensivo”. Fare clic su “Invia” nelle cartoline d´auguri: in base al sondaggio, il pranzo di un giorno di festa non è l´unica situazione in cui la tecnologia svolge un ruolo determinante nelle tradizionali conversazioni di etichetta. La connessione a Internet influenza anche le regole sociali e le tradizioni che riguardano i biglietti d´auguri e le comunicazioni in generale. In effetti, più della metà degli adulti che si collegano online (62%) è disposta a inviare biglietti d´auguri elettronici o messaggi e-mail al posto delle tradizionali cartoline e, nonostante gli insegnamenti dei genitori più attenti alle buone maniere che sottolineano il valore di un biglietto di ringraziamenti scritto a mano, quasi 9 su 10 (88%) non si sentirebbero offesi se ricevessero un ringraziamento elettronico o tramite e-mail, al posto di un biglietto scritto a mano. Condotta “mobile” durante le festività: nonostante la crescente accettazione della tecnologia per quanto riguarda le comunicazioni e gli auguri per le festività, apparentemente vengono ancora tracciate determinate linee di comportamento tradizionali quando si tratta di inviare liste dei desideri per le festività e per quanto riguarda l´uso della tecnologia nei servizi religiosi, durante i viaggi e in determinate situazioni sociali. Ad esempio: la stragrande maggioranza sostiene di non avere alcuna tolleranza per le violazioni dell´etichetta sull´uso della tecnologia mobile nel corso di cerimonie religiose, con l´87% che ritiene inappropriato utilizzare un dispositivo mobile in un luogo di culto; i viaggi possono essere momenti di piccola tensione durante le festività e alcuni ritengono che non si addicano al multitasking: il 36% degli intervistati ritiene inappropriato l´uso di un dispositivo mobile durante le code ai controlli di sicurezza di un aeroporto; la maggior parte degli adulti “connessi” (60%) considera fuori luogo l´uso di un dispositivo mobile nel corso di un appuntamento galante. Questo sondaggio è stato condotto online negli Stati Uniti da Harris Interactive per conto di Intel Corporation dal 1° al 5 ottobre 2009 tra 2. 625 adulti maggiorenni. I dati del sondaggio sono ponderati per rappresentare la popolazione adulta online. Il sondaggio non è basato su un campionamento probabilistico e non è pertanto possibile calcolare una stima di errore di campionamento teorico. Per informazioni dettagliate sulla metodologia del sondaggio, tra cui le variabili di ponderazione, contattate Becky Emmett .  
   
   
SPAGNA: COMMISSIONE CONTRO LA PIRATERIA  
 
Dopo la Francia ed il Regno Unito, anche la Spagna si sta muovendo, a livello istituzionale, per combattere il fenomeno del file-sharing illegale. Il Consiglio dei Ministri ha provveduto a costituire un´apposita commissione, che dovrebbe presentare le sue conclusioni entro il 31 dicembre 2009. Il termine coincide con il giorno antecedente l´assunzione da parte della Spagna della presidenza semestrale dell’Unione Europea. E´ previsto per il prossimo maggio, a Madrid, un incontro tra i Ministri delle Telecomunicazioni dei 27 Paesi membri, durante il quale si discuterà anche di digital downloading .  
   
   
UNIONE EUROPEA: PRIMO OK A NUOVO WINDOWS  
 
La Commissione europea ha dato il primo via libera a Microsoft per il nuovo sistema operativo Windows. In una nota di Bruxelles si legge che le ultime proposte, presentate dal colosso informatico di Redmond per assicurare agli utenti di Windows una maggiore libertà nell´accesso a Internet e nella scelta dei motori di ricerca, vengono incontro alle richieste formulate dalla Commissione per eliminare le preoccupazioni espresse sull´esistenza di un abuso di posizione dominante. Le nuove proposte di Windows migliorano quelle presentate lo scorso luglio perché possono dare effettivamente ai consumatori europei "una reale scelta su come accedere e utilizzare Internet". Consumatori, società di software ed aziende produttrici di computer hanno un mese di tempo per far conoscere alla Commissione eventuali osservazioni su tali proposte. Trascorso tale periodo la Commissione europea adotterà la decisione che renderà vincolanti gli impegni assunti dal Windows. .  
   
   
GIUSTIZIA EUROPEA: INDENNITÀ A TEMPO PIENO PER LA LAVORATRICE A TEMPO PARZIALE LICENZIATA SENZA PREAVVISO  
 
L’indennità di licenziamento per un lavoratore a tempo pieno che sia licenziato durante un congedo parentale a tempo parziale si calcola sulla base della sua retribuzione a tempo pieno. Una riduzione dei diritti che discendono dal rapporto di lavoro in caso di congedo parentale potrebbe dissuadere il lavoratore dal fruire del congedo stesso e incitare il datore di lavoro a licenziare, tra i lavoratori, quelli che si trovino in una situazione di congedo parentale. La Corte sottolinea che mentre fruisce di un congedo parentale a tempo parziale, un lavoratore assunto nel contesto di un contratto di lavoro a tempo pieno non svolge lo stesso numero di ore di lavoro di un lavoratore attivo in regime di tempo pieno. Tuttavia, tale circostanza non significa che l’uno e l’altro si trovino in una situazione differente rispetto al contratto di lavoro iniziale. Infatti, in forza della normativa belga, mentre fruisce di un congedo parentale a tempo parziale, il lavoratore assunto in regime di tempo pieno continua a maturare nell’impresa un’anzianità, che è presa in considerazione ai fini del calcolo del termine di preavviso previsto dalla legge in caso di licenziamento, come se non avesse ridotto le sue prestazioni. Inoltre il lavoratore a tempo pieno percepisce, durante il congedo parentale a tempo parziale, oltre alla retribuzione attinente alle prestazioni lavorative che continua a svolgere, un assegno forfettario, versato Ufficio di collocamento nazionale, inteso a compensare la riduzione della retribuzione. (Sentenza C-116/08 Christel Meerts / Proost Nv del 22 ottobre 2009) .  
   
   
GIUSTIZIA EUROPEA: AMMENDA O ESPULSIONE DELLO STRANIERO  
 
Uno stato membro ha la possibilità, ma non l’obbligo, di espellere un cittadino non comunitario che non soddisfa le condizioni relative alla durata del soggiorno applicabili in tale stato. Lo Stato membro può infliggere all’interessato un’ammenda intimandogli di lasciare il territorio entro un termine specifico, di modo che, se non ottempera a tale obbligo, l’interessato rischia di essere espulso con effetto immediato. (Sentenza del 22 ottobre 2009 nelle cause riunite C-261/08 e C-348/08 María Julia Zurita García e Aurelio Choque Cabrera contro Delegado del Gobierno en la Región de Murcia ) .  
   
   
DIRITTO DI CRITICA: SENTENZA DEL TRIBUNALE DI LECCE IN MATERIA DI LIBERTA’ DI STAMPA  
 
Il Tribunale Di Lecce in composizione monocratica, nella persona del Giudice dr. Ssa C. Invitto, ha nei giorni scorsi pronunciato una interessante sentenza in materia di libertà di stampa e di critica su ricorso giudiziale proposto dall’Avv. Piergiorgio Provenzano e dall’avv. Pandiscia di Roma. La vicenda processuale nasce a margine della nota vicenda della cessione del Quotidiano Di Lecce al gruppo Caltagirone, che vide svilupparsi una forte contrapposizione tra i giornalisti, divisi tra chi accettava le condizioni della nuova proprietà e chi non le accettava e veniva licenziato. In tale contesto di aspra contesa fu pubblicata sul giornale “Stampa di Puglia e Basilicata”, periodico dell’Assostampa locale, una pagina in cui venivano raccolte le manifestazioni di solidarietà nei confronti dei giornalisti licenziati. Alcuni giornalisti tra quelli che avevano sottoscritto l’accordo con la nuova proprietà ritennero lesiva della loro dignità ed onorabilità una di queste testimonianze, a firma di un rappresentante del sindacato dei giornalisti, in quanto, parlando appunto dei giornalisti che avevano fatto accordi, li aveva apostrofati con le espressioni “servi della gleba”, definendoli come esercenti “il mestiere più antico del mondo”. Per questo motivo avviarono un giudizio civile innanzi il Tribunale di Lecce, citando in giudizio quel giornalista ed il direttore responsabile della testata sindacale che aveva pubblicato il pezzo, chiedendo il risarcimento dei danni quantificati in un miliardo di vecchie lire. Con la sentenza oggi pubblicata il Tribunale Di Lecce ha respinto la domanda, definendo “le espressioni contenute nell’articolo del febbraio 1999 …. Certamente frutto della accesa contrapposizione polemica tra le parti, ma …. Assolutamente prive di qualsivoglia intento gratuitamente offensivo e denigratorio nei confronti degli attori”, rammentando che “il diritto di critica giornalistica può essere esercitato anche in modo ‘graffiante’, ma con il parametro della proporzione tra l’importanza del fatto e la necessità della sua esposizione anche in chiave critica ed i contenuti espressivi con i quali la critica è esercitata”. In altri termini, il Tribunale Di Lecce, nelle due espressioni incriminate “servi della gleba” e “mestiere più antico del mondo” non ha ravvisato efficacia lesiva dell’onorabilità dei destinatari di tali appellativi, peraltro non indicati nominativamente ma in maniera generica, ritenendo che tali termini, benché forti, rientrassero comunque “abbondantemente nei limiti della correttezza formale e del rispetto dell’altrui dignità, in quanto espressioni non grevi né volgari né di per sé inequivocabilmente destinate ad umiliare il destinatario delle stesse”, ed “obiettivamente dirette a soggetti non individuati e che pertanto anche sotto tale aspetto perdono ogni valenza offensiva dell’immagine altrui, perché non riferite a qualcuno in particolare”. Tale importante decisione, secondo Giovanni D’agata componente nazionale del Dipartimento Tematico “Tutela del Consumatore di Italia dei Valori, ristabilisce in termini chiari ed inequivocabili il Diritto Di Critica e di critica aspra, senza che per questo un giornalista che tale diritto eserciti debba temere conseguenze giudiziarie in un momento storico, come il nostro, in cui la libertà di stampa viene sempre più presa di mira da interessi personalistici .  
   
   
MILANO CAPITALE MONDIALE DELLA COMUNICAZIONE SOCIALE  
 
Il 27 ottobre si terrà presso l´Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano la Quinta Conferenza Internazionale della Comunicazione Sociale a cura della Fondazione Pubblicità Progresso. Non si tratta dell´ennesimo convegno, bensì della conclusione di un impegnativo percorso, che in sette mesi ha coinvolto 80. 000 giovani dai 18 ai 25 anni, con eventi, incontri e seminari svolti in tutta Italia all´insegna della riflessione sulla "Creatività Responsabile". Importanti personalità del mondo della comunicazione, della sociologia, della medicina, del marketing, delle organizzazioni non profit, e celebri creativi internazionali, affronteranno con un approccio interdisciplinare il tema della responsabilità di chi crea e degli effetti che il prodotto creativo può avere su cittadini, utenti e consumatori. La mattina si rifletterà sui nuovi trend del consumo responsabile con Giampaolo Fabris,docente ed esperto di sociologia dei consumi e con Mark Davis, direttore del Bauman Institute, che riferirà sulle ultime ricerche del più grande sociologo vivente. Delle nuove frontiere della comunicazione non profit, rovesciando lo stereotipo della raccolta fondi attraverso l’utilizzo di nuovi linguaggi, parlerà Ariane Arpa, General Director of Intermón Oxfam, mentre Michelle Ndiaye Ntab, Executive Director of Greenpeace Africa riporterà alla nostra attenzione le problematiche sociali di un continente sempre più dimenticato. Interverrà il padre del “pensiero laterale” Edward De Bono, autore di oltre 60 libri su un tema assai caro a generazioni di creativi di tutto il mondo, mentre il Neurologo e Psicoterapeuta Flavio Mombelli sorprenderà con la descrizione delle più avanzate metodiche per analizzare le prestazioni del cervello e della personalità creativa. Il pomeriggio vedrà la proiezione dei migliori spot sociali internazionali, a cui seguirà una tavola tra creativi d’Europa come Anders Dalenius, Creative Director “Draftfcb”, Stockholm, Andrea Concato, fondatore della “Andrea Concato” ed Executive Creative Director “Life, Longari&loman”, Steve Clay, Executive Creative Director “Lowe&partners”, Romania, Oliver Voss, President “Miami Ad School Europe”, Marco Cremona, Presidente Art Directors Club Italiano. Coordinerà la Tavola Rotonda Franco Moretti, Presidente Adce (Art Directors Club Europeo). Apriranno il convegno gli interventi di Roberto Formigoni, Presidente della Regione Lombardia e di Mauriziosacconi, Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali. Programma: http://www. Pubbliprogresso. It/documenti_utente/invito27ott. Pdf .  
   
   
MARKETING TELEFONICO AGGRESSIVO  
 
Consumatori contro emendamento Sen. Malan: "Il diritto dei cittadini alla privacy sarebbe violato" Chiamate indesiderate a tutte le ore e marketing telefonico aggressivo: il diritto dei consumatori alla privacy potrebbe non essere più tutelato a causa di provvedimento in discussione in Commissione Affari Costituzionali del Senato. A denunciarlo sono le Associazioni dei Consumatori (Adiconsum, Adusbef, Assortenti, Federconsumatori, Lega Consumatori, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori) che chiedono al Governo di ritirare la proposta avanzata dal senatore Malan, relatore al Dl di conversione del decreto salva infrazioni comunitarie. Nell’emendamento presentato da Malan, si proroga di circa due anni il famigerato emendamento "Fleres" , che ha sospeso fino al 31/12/2009 la normativa sulla privacy, consentendo alle società di teleselling di utilizzare ai fini di comunicazioni commerciali i dati in deroga alla normativa sulla privacy (senza cioè il necessario consenso preventivo ed esplicito degli utenti). Non solo. L’emendamento chiede anche l´introduzione del sistema dell´opt-out per l´utilizzo dei dati personali degli utenti ai fini di comunicazioni commerciali, ossia il cliente potrà segnalare la volontà di non voler ricevere telefonate commerciali sul numero di cui è intestatario in un “registro pubblico delle opposizioni” gestito dal Garante della Privacy. Se dovesse passare l’emendamento del Senatore Malan – spiegano le Associazioni - si rischia un vero e proprio far-west nel telemarketing a danno dei cittadini: il cliente dovrebbe infatti esprimere il proprio consenso a essere escluso dagli elenchi (sistema opt-out), anziché, come succede oggi, ad apparire sugli elenchi. Quest’ultimo sistema - opt in - è adottato dalla maggior parte dei paesi europei, proprio perché è considerato il meccanismo che garantisce il maggiore livello di tutela dei diritti dei consumatori” .  
   
   
SOLO IL 44% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA NELL’ORDINE GIUDIZIARIO (FONTE EURISPES 2009)  
 
La ricetta dei Giovani Avvocati al Congresso di Genova: Avvocati competitivi e competenti, manager per l’amministrazione della giustizia, sanzioni amministrative per le condotte di modesto allarme sociale. “Mentre i temi della giustizia sono diventati argomento da talk show e sembrano essere più attuali che mai, nulla o quasi si è deliberato nelle sedi legislative”. E’ con questa amara riflessione che il Presidente dell’Aiga Giuseppe Sileci apre i lavori del Congresso Straordinario che si è svolto a Genova il 23 e il 24 ottobre. Due giorni di dibattito attorno al tema di una giustizia alla quale si chiede di essere “competente” e “competitiva” di fronte alle sfide della globalizzazione. Richieste, legittime, dei cittadini e dell’intero sistema che si scontra con intoppi e lungaggini. “Il percorso di ammodernamento della giurisdizione procede in modo miope” ha sostenuto Sileci “con interventi spesso dettati dall’emergenza. Inoltre l’accelerazione dei processi sembra richiedere efficienza alla sola avvocatura. Mancano criteri che misurino la produttività negli uffici giudiziari”. Nel confronto internazionale l’Italia si presenta con una legislazione sovrabbondante, disorganica e poco chiara. Il rischio? Quello di alimentare il ricorso alle “vie legali”. Nei rapporti internazionali tra imprese questo eccesso di testi legislativi, anche di scarsa qualità, porterà sempre più a scegliere di regolare i propri interessi secondo il diritto di un paese straniero. Il Consiglio dell’Ue infatti, con una decisione assunta a nome di tutti gli Stati membri ad eccezione della Danimarca, ha recepito la convenzione dell’Aja del 30 giugno 2005 in base alla quale le parti di operazioni commerciali in tutto il mondo potranno scegliere il giudice al quale sottoporre in via esclusiva le controversie che insorgano tra loro ed ottenere che le sentenze pronunciate su tali accordi siano riconosciute ed eseguite in altri paesi. E’ fin troppo prevedibile che le stesse imprese italiane, se e quando potranno invocare la Convenzione dell’Aja, preferiranno evitare le lungaggini della giustizia italiana ed opteranno per giudice straniero. Sempre in tema di Europa al Congresso si è discusso di come la mancanza di un ordinamento giuridico comune rappresenta il maggiore freno alla piena integrazione europea. Per quanto concerne la recente riforma del processo civile “L’introduzione di un ulteriore rito lascia perplessi” ha proseguito il Presidente Sileci “in quanto paventa il rischio della sommarietà, ossia della presenza di minori garanzie senza nemmeno il beneficio di tempi processuali più brevi. Si, invece alle “conciliazioni” come rimedio alternativo di risoluzione delle controversie con il già previsto ruolo dei locali consigli degli ordini di istituire appositi organismi presso i tribunali “. Particolare attenzione è stata dedicata alla riforma del processo penale ancora in stand by e che presenta questioni irrisolte: dalla separazione delle carriere, alla introduzione di criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale. Nessuna riforma consentirà alla giustizia di recuperare competitività se il Parlamento tarderà ad approvare il nuovo ordinamento forense e dunque non consentirà ai cittadini di affidarsi ad un avvocato effettivamente qualificato e competente. Nella prima sessione (mattina del 23. 10), dal titolo “Il diritto competitivo ed adeguato”, sono intervenuti Stefania Ciocchetti, Massimo Carli, Eligio Resta, Fernanda Contri, Guido Alpa, Pietro Perlingieri, Luciano Garofalo, Gaetano Quagliariello, Pierluigi Mantini, Cosimo Maria Ferri. (modera Attilio Romita Giornalista Tg 1). Durante la seconda sessione (pomeriggio del 23. 10), sul tema de “Il processo competitivo e giusto”, sono intervenuti Antonella Bona Luca Palamara, Francesco Mannino, Giuliano Pisapia, Dario Grosso, Bartolomeo Romano, Maurizio De Tilla, Mario Barbuto, Andrea Giussani, Giuseppe Di Federico, Ezechia Paolo Reale, Lanfranco Tenaglia e Roberto Centaro (Modera Attilio Romita, Giornalista Tg 1) Era invece intitolata “L’avvocato competitivo e competente” la terza sessione (mattina del 24. 10) aperta dal Presidente dell’Udc Onorevole Pierferdinando Casini, cui hanno partecipato, oltre al Presidente Nazionale Aiga Giuseppe Sileci, Filippo Berselli, Nino Lo Presti, , Cinzia Capano, Erminia Mazzoni, Francesca Balzani, Celestina Tinelli Marco Ubertini, Paola Parigi, Andrea Rossi, e Giovanni Lega. (Modera Patrizia Maciocchi, giornalista de Il Sole 24 ore) .  
   
   
VENTIMILA LIBRI A PALAZZO MONTECITORIO: DOMANI, 23 OTTOBRE, A ROMA LA GIORNATA DEL LIBRO POLITICO, ORGANIZZATA DALLA CAMERA CON AIE E ALI  
 
Ventimila libri a Palazzo Montecitorio: si svolgerà domani, 23 ottobre, alla Camera dei Deputati l’iniziativa dedicata alla cultura politica “Il volume della democrazia - Giornata del libro politico a Montecitorio”. Per la prima volta 1600 titoli in 20mila copie pubblicati da editori grandi, piccoli e medi saranno esposti nella Sala della Regina, mentre nelle sale vicine (Sala Aldo Moro e Sala Busti) si terranno a ripetizione (il programma è in allegato) dibattiti e tavole rotonde con i protagonisti del dibattito politico-culturale italiano, autori di pubblicazioni di attualità, storia, economia, cultura e società, ma anche di elaborazione teorica e di analisi della realtà geopolitica. Un momento di confronto importante ma anche un’occasione per porre attenzione a questo nuovo genere se si pensa che, come emerge dal Rapporto 2009 dello stato dell’editoria in Italia a cura di Aie, crescono i libri legati ai temi politici, in particolare quelli legati a temi e vicende di attualità anche con un risvolto politico, che in sette anni registrano un +28,1% di titoli e un +3,8% di copie. La manifestazione sarà inaugurata, presso la Sala della Lupa, alle ore 10,00, con un convegno sul tema “Le nuove culture per il Xxi secolo”, che sarà introdotto dal Presidente della Camera, Gianfranco Fini, cui parteciperanno Sergio Belardinelli, Marc Lazar, Piero Ostellino e Salvatore Veca. In apertura alla Giornata sarà presente il presidente dell’Associazione Italiana Editori (Aie) Marco Polillo. L’appuntamento, unico nel suo genere, è organizzato dalla Camera dei Deputati in collaborazione con l’Associazione Italiana Editori (Aie) e il supporto dell’Associazione Librai Italiani. Palazzo Montecitorio domani sarà aperto ai cittadini, che potranno visitare, dalle 11,00 alle 20,00, l’esposizione delle opere prodotte in questi ultimi anni dall’editoria italiana sulla politica nelle sue varie declinazioni (attualità, cultura, istituzioni, partiti, pensiero, società, economia, globalizzazione, geopolitica). Il programma è disponibile su www. Camera. It .  
   
   
MINORI STRANIERI TRA DIVERSITÀ E INTEGRAZIONE  
 
Al Cnr, giornata di studio su “Minori non accompagnati appartenenti all’Unione Europea”. I minorenni stranieri in Italia sono in aumento e sono sovra-rappresentati nella popolazione carceraria giovanile, diminuiscono però i loro ingressi nei Centri di prima accoglienza e negli Istituti penali, dove si registra il superamento da parte dei minori italiani Si svolgerà domani, 23 ottobre, alle ore 9,00, presso l’Aula Marconi del Consiglio Nazionale delle Ricerche – P. Le Aldo Moro, 7 - la Giornata di studio ‘Minori non accompagnati appartenenti all’Unione Europea’. L’incontro sarà dedicato alla tutela dei diritti e alla protezione dei minorenni neo-comunitari non accompagnati presenti sul territorio nazionale, il cui numero è in significativo aumento negli ultimi tempi. La Giornata è organizzata dalla Biblioteca Centrale del Cnr ‘G. Marconi’, in collaborazione con l’Istituto Centrale di Formazione del Dipartimento Giustizia Minorile (Ministero della Giustizia) e la redazione della rivista ‘Minorigiustizia’. “Il seminario si inserisce nel quadro delle iniziative promosse dalla rete italiana dei Centri di Documentazione Europea che, insieme alla Rappresentanza della Commissione Europea in Italia, ad Università e Enti di ricerca, quest’anno hanno voluto realizzare un progetto sulla tematica ‘La diversità culturale nel processo di integrazione europea”, spiegano Luisa De Biagi, tecnologo della Biblioteca Centrale del Cnr ‘G. Marconi’ e Maria Adelaide Ranchino, responsabile del Centro di Documentazione Europea (Cde) presso la stessa Biblioteca Centrale. Secondo il rapporto dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci) sui minorenni stranieri non accompagnati - spiega Monia Giovannetti, coordinatrice scientifica dell’Associazione - si è verificato “un aumento del 19% della presenza di tali minori sul territorio dei comuni italiani presi in considerazione, rispetto al triennio precedente, con 7. 870 minori solo per il 2006”. E i Comuni dichiarano di aver attivato “interventi di presa in carico fino alla maggiore età, anche con soluzioni di seconda accoglienza, per 3. 515 minori accolti in strutture di seconda accoglienza nel 2006, il 45% del totale. Anche i dati relativi all´indagine 2007-2008, in corso di elaborazione, confermano queste tendenze”, conclude Giovannetti. Un panorama di riferimento al quale si affianca quello sulla popolazione carceraria. “È indubbio che i minori stranieri siano sovra-rappresentati nella popolazione giovanile in stato di detenzione, in considerazione del rapporto italiani-stranieri nelle denunce alle Procure della Repubblica presso i Tribunali per i Minorenni nel quinquennio 2002-2006 (40. 588 nel 2002 – 39. 626 nel 2006 in totale, di cui 10. 009 nel 2002 e 11. 413 nel 2006 a carico di minori stranieri)”, dichiara Serenella Pesarin, direttore generale per l’attuazione dei provvedimenti giudiziari del Dipartimento per la Giustizia minorile del Ministero della Giustizia. Tale fenomeno è dovuto al fatto che una larga parte di questi ragazzi, spesso clandestinamente in Italia, “versano in condizioni personali, familiari e sociali assolutamente precarie” e sono “privi di una figura parentale positiva di riferimento”. Nonostante ciò, il trend negli anni 2004-2008 fa rilevare una progressiva e forte diminuzione degli ingressi dei minori stranieri nei Centri di Prima Accoglienza e negli Istituti Penali per i Minorenni. In questi secondi, prosegue Pesarin, “si registra persino il superamento del numero di ingressi dei minori italiani (629 nel 2004 - 694 nel 2008) sul numero di ingressi dei minori stranieri (965 nel 2004 – 653 nel 2008)”, a fronte di un costante ed importante aumento “delle misure cautelari non detentive quali il collocamento in comunità (su 2. 188 collocamenti nel 2008 ben 664 risultano stranieri)” e dell’applicazione della messa alla prova “(274 casi nel 2003 – 512 nel 2008), che più di ogni altra facilita l’ingresso dei minori stranieri in programmi di recupero efficaci e rispondenti ai propri bisogni”. Il Dipartimento per la giustizia minorile del Ministero della Giustizia opera attraverso 12 Centri regionali e/o interregionali dai quali dipendono: 26 Centri di prima accoglienza; 29 uffici di Servizio Sociale per i minorenni; 18 Istituti penali per i minorenni; 12 Comunità Ministeriali. Tra gli interventi figureranno anche i contributi di Corrado Bonifazi, dirigente di ricerca dell’Istituto di ricerca sulle popolazioni e le politiche sociali del Cnr e responsabile della Sezione ‘Mobilità e territorio’, e Rosalia Azzaro, ricercatrice del Ceris-cnr. Roma, 22 ottobre 2009 La scheda: Chi: Centro di Documentazione Europea - Biblioteca Centrale ‘G. Marconi’ del Cnr, Istituto Centrale di formazione del Dipartimento Giustizia Minorile del Ministero della Giustizia, Rivista ‘Minorigiustizia’ Che cosa: giornata di studio ‘Minori non accompagnati appartenenti all’Unione Europea’ Dove: Cnr - Roma, Aula Marconi, Piazzale A. Moro 7 Quando: 23 ottobre 2009, dalle ore 9,00 Per informazioni: Dr. Ssa Luisa De Biagi, Biblioteca Centrale ‘G. Marconi’ del Cnr, tel. 06/49933081, e-mail: luisa. Debiagi@cnr. It; Dr. Ssa Maria Adelaide Ranchino, Centro di Documentazione Europea - Biblioteca Centrale ‘G. Marconi’ del Cnr, tel. 06/49933486, e-mail: adelaide. Ranchino@cnr. It (recapiti telefonici per uso professionale, da non pubblicare); sito web: http://www. Bice. Rm. Cnr. It/minori. Html; www. Cdeita. It .  
   
   
UN NIDO AZIENDALE O INTERAZIENDALE. COME E PERCHE’ REALIZZARLO, L’ESPERIENZA E LA PASSIONE HAPPY CHILD AL SERVIZIO DELLE AZIENDE PER IMPLEMENTARE E REALIZZARE NUOVI ASILI NIDO  
 
La Regione Lombardia destina 18 milioni di euro per finanziare progetti di asili nido. Il modello di Nido Aziendale o Interaziendale - un asilo nido per i bambini fino a 3 anni organizzato all’interno dell’azienda o in un centro direzionale per più aziende – rappresenta un segnale concreto di attenzione verso le esigenze e il benessere dei propri dipendenti, offrendo la possibilità di conciliare al meglio il lavoro con la famiglia. In Italia, le realtà più illuminate affrontano infatti con visione globale e strategica queste problematiche, hanno un orientamento verso la famiglia, la donna e il suo sviluppo professionale e comprendono che la società ha bisogno che nascano bambini! Happy Child - l’istituzione educativa specializzata nella gestione di asili privati, aziendali, nidi famiglia e scuole materne, che conta più di 60 strutture in Italia – offre alle aziende un servizio a 360° per la creazione di nidi aziendali o interaziendali; dalla predisposizione dei locali all’arredamento, dalle richieste di autorizzazione alle Autorità competenti alla ricerca e gestione delle educatrici e del personale interno fino all’assunzione della piena responsabilità del nido rispondendo in proprio dell’attività pedagogico – educativa. La soluzione Happy Child per l’azienda è duplice: Asili aziendali: creazione di un nido nei locali aziendali sulla base delle esigenze dei dipendenti e dell’investimento assegnato. Asili interaziendali: è una soluzione “light" e flessibile che permette la creazione di un nido al servizio di più imprese ubicate nella stessa area. In questo caso, Happy Child si incarica, fra l’altro, di scegliere i locali e gestire completamente i rapporti fra le realtà coinvolte. Questa seconda soluzione “light” è particolarmente rivolta a quelle aziende che, pur consapevoli dei molteplici benefici del nido, non hanno la possibilità - per ragioni interne o strutturali - di implementarlo. Il nido interaziendale Happy Child è un progetto chiavi in mano che non richiede nessun investimento fisso, nessuna responsabilità a carico dell’azienda e permette un’attuazione in tempi immediati. “Il sostegno alla famiglia e la conciliazione tra maternità e lavoro sono da sempre i nostri principi ispiratori. Oggi questi concetti sono abbracciati anche dalle istituzioni pubbliche con segnali evidenti, come ad esempio il Bando recentemente approvato della Regione Lombardia che finanzia il 45% del costo sostenuto delle aziende che vogliono creare un asilo nido!”. Ha affermato Rita Loner Zecchel, Presidente Happy Child. In particolare, il bando è approvato con Decreto del Direttore Generale della D. G. Famiglia e Solidarietà sociale n. 9. 312 del 21 settembre 2009, in attuazione della D. G. R. N. 10164 del 16 settembre 2009. Attualmente, in Lombardia, Happy Child è presente con 16 asili aziendali e interaziendali, fra cui 4 strutture interaziendali di recente apertura: Bodio Center (via Calabria); Maciachini Center (Via Imbonati); Ripamonti (Via Fra Pampuri) e Pieve Emanuele (fraz. Fizzonasco). Happy Child è un partner affidabile e di prestigio per le aziende; fra l’altro, lo scorso 15 settembre, ha ricevuto da Confindustria un importante riconoscimento per il lavoro a favore della donna ed è stata scelta come modello positivo nella promozione delle pari opportunità, distinguendosi per essere un’impresa “Momfriendly”. Happy Child è un’istituzione educativa d’avanguardia basata su collaudate esperienze internazionali in campo pedagogico e scientifico, specializzata nella gestione di asili nido e scuole materne. Da anni artefice di programmi per lo sviluppo dell’imprenditoria femminile, per l’implementazione di progetti nell’ambito dell’Educazione innovativa per la prima infanzia e per la diffusione dei valori umani, culturali e sociali della famiglia e nel processo di educazione dei figli. Happy Child è presente in tutta Italia con strutture - nidi tradizionali e micronidi, ludoteche, nidi famigliari, nidi aziendali e interaziendali, scuola media, scuola elementare e scuola materna - in gestione diretta o in franchising Happy Chid ha sede a Milano, via Nöe 24 .