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MERCOLEDI
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Notiziario Marketpress di
Mercoledì 27 Gennaio 2010 |
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NELLE OSSA DEL CRANIO IL SEGRETO PER BATTERE L’OSTEOPOROSI UNO STUDIO INGLESE SCOPRE CHE NON INVECCHIANO COME QUELLE DEGLI ARTI PERCHÉ SONO GENETICAMENTE DIVERSE. IL PRESIDENTE DELLA SIOMMMS: UN RISULTATO IMPORTANTE CHE PUÒ APRIRE NUOVI SCENARI NELLA CURA E PREVENZIONE DELLA MALATTIA |
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Roma, 27 gennaio 2010 – La chiave per prevenire e curare l’osteoporosi potrebbe nascondersi nelle ossa del cranio. E’ quanto suggeriscono i risultati di una ricerca condotta da una equipe della Queen Mary University di Londra e adesso pubblicata dalla rivista Plos One. Ne dà notizia il Professor Salvatore Minisola, docente di Medicina Interna all´Università “Sapienza” di Roma e Presidente della Siommms, la società scientifica italiana alla quale aderiscono endocrinologi, reumatologi, geriatri, pediatri ecc. , ovvero gli specialisti che da varie angolazioni trattano le patologie legate all´osteoporosi, al metabolismo minerale e alle malattie dello scheletro. La ricerca, spiega Minisola, smentisce in particolare la convinzione che le ossa siano tutte uguali, dimostrando appunto che tra quelle del cranio e quelle del resto del corpo esistono differenze sostanziali. Studiando cellule prelevate da cavie di laboratorio, i ricercatori inglesi hanno infatti documentato, in quelle del cranio, un comportamento radicalmente diverso rispetto alle altre ossa nell’espressione di oltre 1200 geni, ossia di circa il 4 per cento circa dell’intero genoma. Questa differenza potrebbe essere all’origine di un fenomeno ben noto: senza un continuo esercizio fisico e uno stile di vita adeguato, le ossa degli arti diventano sempre più fragili e suscettibili alle fratture con il passare degli anni. Al contrario, senza alcun bisogno di allenamento le ossa del cranio restano solide e compatte anche negli anziani, comprese le donne che, come si sa, dopo la menopausa sono più esposte all’osteoporosi. “La scoperta dei colleghi inglesi è senz’altro importante”, spiega Minisola, “Al momento sappiamo che la nostra struttura ossea è condizionata dai geni per circa il 75%. D’altra parte, fattori ambientali rilevanti sono l’alimentazione e gli stili di vita. Studi sui gemelli ci dicono infatti che, a parità di patrimonio genetico, chi dei due riceve fin da piccolo maggiori dosi di calcio e vitamina D sviluppa una massa ossea più compatta e resistente”. Grazie allo studio della Queen Mary University, aggiunge, adesso ne sappiamo certamente di più sulle modalità di invecchiamento del tessuto osseo in diversi segmenti dello scheletro e sui meccanismi attraverso cui si genera l’osteoporosi. “Probabilmente”, suggerisce Minisola, “questi risultati aprono un nuovo scenario che consentirà di capire ancora più a fondo questa malattia, come curarla e come prevenirla. Si deve tuttavia sottolineare come la ricerca sia ancora allo stadio iniziale e richieda molte verifiche. Se ne possono comunque ipotizzare alcune potenziali interessanti ricadute: in caso ad esempio di frattura femorale, la possibilità di iniettarvi una coltura di cellule staminali craniche per aumentare la resistenza del callo osseo”. . |
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CREMONA, INAUGURATA DA FORMIGONI NUOVA PIASTRA OPERATORIA |
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Cremona, 27 gennaio 2010 - Nove sale operatorie, un´isola neonatale e sette posti in recovery room, riuniti un un´unica struttura dotata delle più avanzate tecnologie che la rendono un modello di eccellenza sanitaria a livello nazionale. E´ la nuova "piastra" operatoria dell´ospedale di Cremona, inaugurata ieri dal presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, Presenti il vice presidente, Gianni Rossoni, l´assessore alla Sanità, Luciano Bresciani, il presidente della Provincia, Massimiliano Salini, il sindaco Oreste Perri, il Vescovo Dante Lanfranconi, il direttore generale dell´Azienda Istituti Ospitalieri di Cremona, Piergiorgio Spaggiari, autorità locali, medici e personale sanitario. La struttura dispone di una superficie di circa 3. 000 metri quadri. "E´ la piattaforma tecnologicamente più avanzata - ha detto il presidente Formigoni - e organizzativamente più innovativa. I cremonesi devono sapere di poter contare sull´eccellenza sanitaria lombarda proprio nel loro territorio. La nostra riforma sanitaria, varata quindici anni fa, ha portato e vuole portare il meglio in tutta la Lombardia, con un bilancio che da sette anni viene chiuso in pareggio e nonostante ciò siamo al quattordicesimo posto tra le Regioni riguardo ai contributi statali". Tutte le nove sale sono coordinate e gestite centralmente da sistemi informatici avanzati, che non solo monitorano l´intero percorso del paziente, dalla preanestesia al suo risveglio, ma permettono di avere a disposizione in sala tutte le informazioni cliniche che lo riguardano (risonanza, tomografia, radiografie, ecc). In sostanza con la realizzazione della nuova piastra operatoria viene dunque reso possibile un utilizzo più intensivo, coordinato e multidisciplinare delle sale operatorie, in linea con i dettami più aggiornati della scienza chirurgica e anche una maggior sicurezza per il paziente. "La Giunta che presiedo - ha continuato il presidente Formigoni - ha fatto della qualità e dell´innovazione in campo sanitario uno dei suoi obiettivi prioritari. In questa direzione, il miglioramento e lo sviluppo dell´edilizia sanitaria è una delle direttrici su cui Regione Lombardia ha posto un particolare impegno". Nel corso degli ultimi 10 anni la Lombardia è stata la Regione con il maggior numero di interventi di edilizia sanitaria attivati e conseguentemente con i più alti investimenti: nel periodo 1997 - 2009 sono stati destinati circa 4,5 miliardi di euro per finanziare oltre 600 interventi. Il presidente Formigoni, parlando ai medici e al personale sanitario dell´ospedale cremonese, ha anche delineato quali sono gli obiettivi futuri: "Dobbiamo lavorare per un reale governo della domanda, rimodellando la policy: il primo grande obiettivo è quello di imprimere un´accelerazione alle collaborazioni tra gli attori in campo. Fare questo significa, a nostro avviso, integrare sempre di più la cura con la ricerca, il pubblico con il privato, l´università con il territorio". Quanto alla degenza dei malati, il presidente Formigoni ha affermato che occorre superare la visione dell´ospedale come luogo di degenza, per potenziare l´offerta delle prestazioni offerte sul territorio e in particolare quelle necessarie per i pazienti cronici. "Non vogliamo concepire gli ospedali come luoghi isolati e a sé stanti - ha spiegato - ma al contrario all´interno di un ambito di relazioni e collaborazioni con gli Enti Locali e il terzo settore, che nelle sue molteplici forme di volontariato e associazionismo rappresenta spesso una delle forme più vive e pulsanti della società civile". L´assessore Bresciani, esprimendo soddisfazione per l´attivazione della nuova "piastra" che garantirà "la massima capacità espressiva della professionalità dei medici e, per i cittadini, il massimo della qualità delle cure", ha ricordato il progetto di "rete delle reti" che l´assessorato alla Sanità sta realizzando. "Pensiamo a una rete provinciale degli ospedali - ha detto Bresciani - in cui si mettono in condivisione il meglio delle funzioni di ogni singola struttura sanitaria per distribuirla sul territorio senza duplicazioni. A sua volta, ogni rete provinciale si interconnette con le altre presenti sul territorio dando vita così alla "rete delle reti" regionale". . |
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SANITA’: ANGIOGRAFO DA 1,6 MILIONI PER CARDIOLOGIA SAN BONIFACIO (VR). |
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Venezia, 27 gennaio 2010 - La Giunta regionale, nella sua seduta di ieri su proposta dell’Assessore alla Sanità Sandro Sandri, ha deciso di dotare di un nuovo angiografo multidisciplinare il reparto di cardiologia dell’Ospedale di San Bonifacio (Verona). L’acquisto, del valore di 1 milione 682 mila euro, era stato positivamente valutato anche dalla Commissione Regionale per l’Investimento in Tecnologia ed Edilizia (Crite) a fine dicembre. Il macchinario, estremamente moderno, ha una potenza di 80 Kw e servirà per l’angiografia vascolare e per quella periferica. “E’ un acquisto – sottolinea Sandri – che qualifica notevolmente la dotazione strumentale per la diagnostica di una branca della medicina di grande rilievo per la salute di tanti cittadini in un reparto, quello di San Bonifacio, già molto qualitativo”. “Mantenere al passo con i tempi le dotazioni tecnologiche dei nostri ospedali – aggiunge Sandri – è uno degli impegni che stiamo sostenendo con il massimo sforzo sia programmatorio che economico, perché le tecnologie d’avanguardia costituiscono un aspetto fondante per erogare la migliore assistenza ai pazienti veronesi e veneti”. . |
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A PERUGIA CONVEGNO SU “LA SALUTE DEGLI UMBRI” |
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Perugia, 27 gennaio 2010 – Mantenersi in salute presuppone l’adozione di uno stile di vita sano con un occhio attento alla bilancia e dedicando del tempo alla pratica sportiva. Per monitorare lo stato di salute degli umbri la Regione Umbria ha attivato un vero e proprio piano di lavoro che prevede varie azioni, tra cui la rilevazione puntuale delle abitudini di vita. La valutazione del “guadagno di salute” della popolazione negli ultimi cinque anni è al centro del convegno dal titolo “La salute degli umbri”, in corso fino ad oggi a Perugia su iniziativa della Regione. Interverranno gli assessori regionali alla sanità, Maurizio Rosi, e alle politiche sociali, Damiano Stufara, dirigenti e funzionari regionali, medici delle Aziende sanitarie locali, docenti universitari, ricercatori. Ieri sono stati resi noti i risultati del “Rapporto Passi dell’Umbria 2008”, il sistema di sorveglianza che analizza i “Progressi nelle aziende sanitarie per la salute in Italia” che, attraverso le interviste condotte da operatori sanitari della Asl su un campione rappresentativo degli umbri, analizza i fattori fondamentali di rischio per la salute e la diffusione delle misure di prevenzione. “La Regione Umbria – ha detto Maria Donata Giamo della direzione regionale sanità e servizi sociali – partecipa al sistema di sorveglianza attivato a livello nazionale. Questo ci permette di confrontarci con altre realtà e capire anche, a partire dalla reale situazione, come indirizzare le varie azioni. In particolare, il sistema Passi ci permette di monitorare in modo dettagliato la realtà, perchè se sul fronte della prevenzione e delle vaccinazioni siamo molto avanti anche grazie al sistema informativo, ci sfuggono quel numero di soggetti che si rivolgono, ad esempio per i tre screening, alle strutture private. Ormai da tempo – ha detto Giamo – abbiamo creato una rete stretta con interlocutori esterni per coordinare varie attività di prevenzione. In particolare con l’Ufficio scolastico regionale abbiamo sottoscritto un protocollo per tutta una serie di attività di prevenzione e informazione nelle scuole”. I risultati della sorveglianza “Passi 2008” evidenziano differenze sia tra le diverse aree geografiche dell’Umbria che tra le differenti categorie socio demografiche della popolazione. Dallo studio infatti, emerge un quadro profondamente caratterizzato da diseguaglianze di salute influenzate dalle condizioni sociali. Scendendo in dettaglio il campione di intervistati nel 2008 è costituito da 1270 persone, selezionate in modo casuale dalle liste delle anagrafi sanitarie delle Asl regionali ed è costituito in uguale percentuale da donne e uomini (50per cento), mentre l’età media complessiva è di 44 anni. Il 64 per cento ha un titolo di studio superiore o la laurea e il 67per cento di coloro che hanno tra 18 e 65 anni ha un lavoro regolare. Il confronto del campione con la popolazione umbra indica una buona rappresentatività della popolazione da cui è stato estratto, consentendo pertanto di poter estendere le stime ottenute alla popolazione regionale. Dallo studio emerge che l’Umbria mostra percentuali di sedentarietà significativamente inferiori rispetto al trend nazionale. I sedentari infatti, sono il 25per cento, mentre il 34per cento degli intervistati ha dichiarato di svolgere un livello di attività fisica conforme a quanto indicato dalle raccomandazioni internazionali. Circa un terzo del campione riferisce che un operatore sanitario ha consigliato di svolgere regolare attività fisica. Sul fronte della situazione nutrizionale e delle abitudini alimentari il 34per cento degli intervistati è in sovrappeso mentre il 10per cento è obeso. Inoltre, il 56per cento delle persone in eccesso ponderale ha riferito che un operatore sanitario gli ha consigliato di fare una dieta per perdere peso, mentre il 39per cento ha ricevuto il consiglio di svolgere regolare attività fisica. Per quanto riguarda l’alimentazione il consumo di frutta e verdura è risultato molto diffuso, sebbene solo l’8 per cento dichiara di assumere le quantità raccomandate. Le cose cambiano rispetto al consumo di alcol: i bevitori a rischio sono il 18per cento del campione, di cui il 7 per cento risulta bevitore fuori pasto, il 7per cento “binge” (disturbo dell’alimentazione incontrollata) e il 4per cento forte bevitore. Emerge una particolarità: gli intervistati riferiscono raramente che un operatore sanitario si è informato (14per cento) su questa abitudine e ha consigliato (2per cento) di moderare il consumo di alcol. Al campione esaminato è stato chiesto anche di riportare se fumano e quanto: i fumatori rappresentano il 29per cento dei 18-69enni. Le percentuali di fumatori tra uomini e donne sono sempre più vicine e per la prima volta non significativamente diverse. Nel corso dell’ultimo anno circa 37per cento ha tentato di smettere. Il 96per cento dei ex-fumatori ha smesso di fumare da solo. Circa l’80per cento degli intervistati ha riferito che il divieto di fumare nei locali pubblici e sul luogo di lavoro viene rispettato sempre o quasi sempre, mentre il 64per cento ha dichiarato che nelle proprie abitazioni non è permesso fumare. Per quanto riguarda il rischio cardiovascolare relativamente all’ipertensione arteriosa al 17per cento del campione non è mai stata misurata la pressione arteriosa. Il 20per cento degli intervistati ha dichiarato di essere iperteso e tra questi l’85per cento è in trattamento farmacologico, percentuale significativamente maggiore rispetto al dato medio del pool nazionale (73per cento). Il 17per cento ha riferito di non aver mai misurato il colesterolo. Un quarto del campione ha dichiarato di avere valori elevati di colesterolemia e tra questi il 23 per cento di trattarlo farmacologicamente. Inoltre solo il 3 per cento degli intervistati di 35-69 anni ha riferito che il proprio medico gli ha comunicato il punteggio di rischio cardiovascolare. La percentuale di coloro che riferiscono di essere affetti da diabete nella popolazione di 18-69 anni è circa del 5per cento. Le domande riguardavano anche la sicurezza stradale e le risposte non sono state delle più soddisfacenti: il 74 per cento delle persone intervistate ha dichiarato di utilizzare in modo sistematico la cintura di sicurezza anteriore e solo il 14per cento ha utilizzato sempre la cintura posteriore. Queste percentuali risultano significativamente più basse rispetto al dato medio del pool nazionale. L’11per cento ha dichiarato inoltre di aver guidato sotto l’effetto dell’alcol, mentre l’8 per cento di essere stato trasportato da un conducente che guidava sotto l’effetto dell’alcol. Altro dato da non sottovalutare è che nonostante la frequenza degli infortuni la percezione del rischio infortunistico in ambito domestico non è elevata visto che il 90per cento degli intervistati ritiene questo rischio basso o assente. La percentuale degli intervistati che ha ricevuto da varie fonti informazioni al riguardo è limitata al 24per cento, tra questi il 27per cento ha messo in atto misure per rendere più sicura la propria abitazione. Relativamente ai programmi di prevenzione individuale l’81per cento delle donne tra 50-69 anni ha effettuato una mammografia negli ultimi due anni come raccomandato. Questa dato risulta significativamente maggiore rispetto alla media nazionale (71per cento). Per la diagnosi precoce del tumore del collo dell’utero l’81per cento delle donne tra 25-64 anni ha effettuato almeno un pap test negli ultimi tre anni come raccomandato. Anche in questo caso la percentuale risulta significativamente maggiore rispetto al dato medio del pool delle Asl (75per cento). Il 42per cento delle persone di 50-69anni ha praticato la prevenzione del colon retto: il 32per cento ha eseguito un test per la ricerca del sangue occulto nelle feci negli ultimi due anni (significativamente maggiore rispetto al pool delle Asl 23per cento) e il 10 per cento un retto-sigmoidoscopia o una colonscopia negli ultimi 5 anni. Solo il 22per cento delle persone tra 18-64 anni con almeno una condizione a rischio per le complicanze dell’influenza dichiara di essersi vaccinato durante la stagione 2007-2008. La percentuale di donne ritenute suscettibili alla rosolia o con stato immunitario sconosciuto è pari al 42%. Infine relativamente alla percezione dello stato di salute il 65per cento delle persone intervistate ha dichiarato di ritenere buono o molto buono il proprio stato di salute, ma le persone più anziane, con una o più patologie croniche, con un basso livello di istruzione o con molte difficoltà economiche hanno una percezione molto meno positiva della loro situazione generale. Circa il 10per cento del campione riferisce di aver avuto nelle due settimane precedenti l’intervista sintomi di depressione. Tra questi il 41per cento si è rivolto ad un medico mentre il 37per cento non ha chiesto aiuto a nessuno. . |
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SERVIZI SOCIALI E ASSISTENZIALI IN SARDEGNA: SI A RIVISITAZIONE LEGGE 162 |
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Cagliari, 27 Gennaio 2010 - "Ho concordato con le Federazioni, che rappresentano il mondo della disabilità, di cominciare il cammino verso una rivisitazione complessiva dei criteri e dei parametri per i finanziamenti dei piani personalizzati della 162, previsti dal ‘Fondo per la non autosufficienza’, oltre all’attivazione di un sistema di controllo che possa evitare gli abusi". E´ il commento dell’Assessore dell´Igiene e Sanità e dell´Assistenza Sociale, Antonello Liori, al termine dell’incontro coi rappresentanti delle due Federazioni delle associazioni operanti in Sardegna nel campo della disabilità: la Fand - che raccoglie cinque associazioni storiche della disabilità (Anmic, Anmil, Ens, Uic, Unms) ed opera per la soluzione dei problemi generali, promuove la riabilitazione, il recupero e l´integrazione dei disabili in ogni settore della vita sociale per il conseguimento della loro autonomia - e la Fish, alla quale aderiscono 25 associazioni che operano per il superamento dell´handicap, in particolare favorendo l´inclusione, l´integrazione e diffondendo la cultura del superamento di ogni forma di discriminazione. Durante l’incontro è emerso come la crescita esponenziale delle domande abbia creato una situazione insostenibile per il futuro ed è prevedibile che le domande possano aumentere di migliaia in migliaia anno dopo anno. Perciò, le Federazioni hanno accolto con favore la proposta di rivisitazione, a partire dalla scheda di valutazione tecnica dei progetti, affinché sia ripristinata la ratio originaria della 162 che intendeva favorire l’autonomia del disabile attraverso un percorso personalizzato da finanziare ed hanno proposto l’istituzione di una Commissione (composta da tecnici e dai rappresentanti della Regione, delle Asl, dei Comuni e delle associazioni) che possa valutare i progetti e monitorarne l’impatto sociale e la corretta applicazione. "Come auspicavo, sono arrivati alcuni importanti suggerimenti, che hanno tenuto conto anche delle esigenze della Regione, che non può certo occuparsi della distribuzione dei finanziamenti, ma deve disegnare la cornice normativa all’interno del quale vanno centrati gli obiettivi della legge. Purtroppo, oggi la 162 è diventata l’ombrello normativo di troppe situazioni differenti che le hanno fatto perdere le finalità originarie, creando situazioni di disagio soprattutto per chi ha maggiormente bisogno di assistenza. Dobbiamo realizzare un modello, disegnato sui bisogni della persona, che abbia pochi margini di interpretazione soggettiva ed eviti le numerose storture, segnalate dalle associazioni, nell’applicazione odierna della 162. Per raccogliere altri contributi, nei prossimi giorni incontrerò l’Anci e le associazioni dei familiari dei disabili". . |
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PIEMONTE: LA STABILIZZAZIONE DEI MEDICI DEL 118 MIGLIORA IL SERVIZIO E CONSENTE UN RISPARMIO DI UN MILIONE DI EURO L´ANNO |
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Torino, 27 gennaio 2010 - «Il valore della stabilizzazione dei medici del 118 non può essere misurata in termini solo economici. E comunque, anche esaminando la questione dal punto di vista dei costi, la prima tornata di assunzioni di 120 professionisti nel 2008 ha prodotto, a turni immutati, un risparmio di un milione di euro l’anno». Lo dichiara l’assessore alla tutela della salute e sanità, Eleonora Artesio, in risposta al comunicato di Giancarlo Del Gaudio, sindacalista Fimmg Emergenza sanitaria. «Del Gaudio non è nuovo a queste polemiche - continua Artesio - da sempre volte a ingenerare insicurezza nella popolazione, per coprire un’altra questione e cioè la distribuzione delle ore di servizio dei convenzionati, su cui abbiamo svolto un faticoso lavoro di programmazione, al fine di evitare che alcuni avessero un monte ore molto elevato (e molto remunerato) rispetto ad altri, con ovvia conseguente disorganizzazione. Chiunque è in grado di comprendere che poter contare su personale dedicato si traduce in maggiore stabilità del sistema. Ma questa stabilità è evidentemente giudicata non desiderabile da chi, con la forza che deriva dalla necessità per il pubblico di garantire le prestazioni di emergenza, ha potuto finora trattare oggettive condizioni di favore». «Peraltro - conclude l’assessore - con le sue dichiarazioni Del Gaudio dimostra di non avere nemmeno considerazione dei professionisti che pretende di rappresentare, visto che li descrive come degli opportunisti pronti a lasciare il servizio nel quale verranno inquadrati». . |
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TRENTO: OSPEDALE SAN GIOVANNI: LE RAGIONI DELL’EVACUAZIONE SEI MESI DOPO L´ENTRATA IN VIGORE DELLE NORME POST TERREMOTO DELL´AQUILA, SPECIALI VERIFICHE TECNICHE HANNO SVELATO UNA SITUAZIONE DI GRAVE RISCHIO |
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Trento, 27 gennaio 2010 - Una scelta difficile ma inevitabile l’evacuazione dell’Ospedale San Giovanni di Mezzolombardo decisa d’urgenza in queste ore dalla Provincia a seguito dei dati emersi da un’approfondita indagine commissionata dall’Azienda provinciale per i servizi sanitari ad uno studio di specialisti. Ieri mattina il presidente Lorenzo Dellai ha firmato l’ordinanza di emergenza che sancisce la pericolosità dell’edificio storico del complesso ospedaliero della Rotaliana. Carotaggi e verifiche statiche particolari hanno messo in evidenza fragilità di un edificio risalente all’Ottocento che però non tradiva nessun sintomo della sua precarietà. Ma come ci si è accorti di tutto questo? "I controlli effettuati - ha detto Dellai stamani nel corso della conferenza stampa convocata in Provincia - hanno fornito dei dati molto seri e quindi l’ordinanza che ho firmato stamani era d’obbligo. Intendiamo aprire da subito un tavolo di confronto comune con le autorità locali e la comunità di Mezzolombardo per decidere nelle prossime settimane quale sarà il futuro di questo polo sanitario nel contesto più generale della salute in Trentino. " “Le recenti normative in materia di progettazione e verifica emanate a seguito del terremoto dell’Aquila ed entrate in vigore il 1 luglio 2009 – ha spiegato l’assessore Ugo Rossi – hanno indotto l’Azienda provinciale per i servizi sanitari ad intensificare i controlli sulle sue strutture. È incredibile quello che abbiamo scoperto e che nessun segnale evidente lasciava presagire”. "Sono stata avvisata ieri sera - ha detto il sindaco di Mezzolombardo Anna Maria Helfer- e da subito abbiamo iniziato ad analizzare la situazione per le sue conseguenze nell´immediato presente ma proiettandoci anche nel futuro, considerato che la popolazione della Piana che fa riferimento alla struttura è di circa 35. 000 persone. Sappiamo che ci sarà qualche disagio da sopportare, ma la sicurezza dei pazienti e del personale che lavora nell´ospedale richiedeva di intervenire con la massima tempestività. " "E´ stata un´azione di prevenzione - ha detto infine il direttore dell´Apss Franco Debiasi - visto che non c´erano segnali evidenti di crollo. Abbiamo messo a punto nelle ultime ore un piano di emergenza, che prevede il trasferimento dei pazienti a partire dalla fine della mattinata, al Santa Chiara e a Cles per quanto riguarda la geriatria. Rimangono attive il padiglione nord e il blocco sud, la guardia medica, le cure palliative. " È vero che il San Giovanni è stato oggetto di diversi interventi dal 1999 ad oggi, ma si è sempre trattato di lavori di manutenzione delle finiture che hanno interessato pavimenti, controsoffitti, miglioramenti generali che non hanno però comportato modifiche strutturali. Le opere avviate recentemente invece non sono di questo tipo: per questo, oltre che per il rispetto della più recente normativa in materia, si è voluto condurre una verifica più accurata. La recente indagine cui sono stati sottoposti solai e pilastri viene definita dai tecnici “invasiva” proprio per la “profondità” delle ispezioni condotte. Avviata nel secondo semestre del 2009, praticamente subito dopo l’entrata in vigore della normativa nazionale, sta producendo una serie di dati che non sono ancora definitivi. “Ma quanto abbiamo finora in mano – ha aggiunto l’assessore Rossi – è sufficiente per descrivere una situazione molto grave a fronte della quale sarebbe da irresponsabili non intervenire”. Di qui il piano di azione messo a punto ieri sera nella sede dell’Assessorato alla salute presenti, accanto ai vertici dell’Azienda sanitaria anche il responsabile della protezione civile e del progetto grandi opere della Provincia autonoma. Le strutture a rischio crollo sono l’edificio storico ed il blocco Ovest; non risultano a rischio invece il blocco Sud ed il padiglione Nord. Nel dettaglio, l’edificio storico ospita i servizi di medicina generale, il day hospital, la cardiologia riabilitativa, il day surgery ortopedico chirurgico, l’endoscopia digestiva e la radiodiagnostica. Medicina generale Le degenze riguardano la medicina generale: si tratta di 29 posti letto in tutto, attualmente tutti occupati. La riunione di ieri ha permesso di mettere a punto il loro trasferimento tramite ambulanze del 118 verso l’Ospedale Santa Chiara di Trento. Day Hospital Altri 20 posti, cui vanno aggiunte anche alcune attività ambulatoriali, rappresentano il potenziale del day hospital di cardiologia riabilitativa che sarà assorbito dall’Ospedale Villa Igea dove sono state avviate le procedure di riorganizzazione del servizio con l’obiettivo di essere operativi già da lunedì prossimo. Oggi è stata comunque possibile l’effettuazione delle attività già programmate. Day Surgery Anche il Day Surgery ortopedico chirurgico ha lavorato quest’oggi per le sedute previste, ma si sta già riprogrammando gli interventi al Santa Chiara in attesa di verificare il possibile coinvolgimento di altre strutture, ad esempio l’Ospedale di Borgo. Endoscopia digestiva e radiodiagnostica A Trento saranno effettuate anche le sedute di endoscopia digestiva e la radiodiagnostica, parte della quale potrà essere effettuata anche a Cles. Punto di Primo intervento, Cure palliative, medicina di base e Hospice Nonostante l’emergenza, al San Giovanni rimarrà attiva nell´ampliamento sud - dotato di collaudo statico - rimarrà attiva una parte del Punto di primo intervento: funzionerà dalle 7 alle 21 con presidio della guardia medica nelle ore notturne. Stesso discorso per i servizi cure palliative e medicina di base, mentre i sei pazienti dell’Hospice saranno trasferiti a Cles. Rimangono attivi i numeri telefonici. . |
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BASILICATA, LABORATORI ANALISI: INCONTRO ANISAP MINISTRO SALUTE |
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Potenza, 27 gennaio 2010 - Un nuovo sistema di “governance clinica” basato sulla creazione di reti e di network di strutture, pubbliche e private, che siano in grado di dare risposte coerenti ai bisogni clinici dei cittadini, sia in regime di ricovero che ambulatoriale: è l’obiettivo principale del Piano di riordino dei laboratori di analisi pubblici e privati che è stato esaminato a Roma da una delegazione dell’Anisap - Associazione Nazionale Istituzioni Sanitarie Ambulatoriali Private, che è l’associazione di categoria maggiormente rappresentativa a livello nazionale e locale, oltre che accreditata presso il Ministero della Salute – in un incontro con il Ministro della Salute prof. Ferruccio Fazio. Nel confronto, sollecitato da tempo – riferisce l’Anisap Basilicata – sono stati approfonditi i temi relativi ai requisiti e all’organizzazione dei Centri prelievo, dei Laboratori e dei consorzi tra Laboratori, sulla base di un documento che il Ministro ha consegnato ai dirigenti delle federazioni nazionali di categoria che ha riflessi diretti sull’attività del sistema dei laboratori di analisi pubblici e privati anche in Basilicata. Nel ricordare che con la Legge Finanziaria dello Stato del 2007 è stato previsto l’obbligo per tutte le Regioni di presentare un piano di riorganizzazione della rete dei laboratori clinici, nell’incontro è stata sottolineata la duplice esigenza, prima ancora di aggiornare il tariffario, di “rimuovere gli esami obsoleti e inutili, per qualità di informazione, come pre-requisito per operare le scelte di riorganizzazione della diagnostica di laboratorio” e di “verificare da parte delle Regioni concretamente, sul campo, l’idoneità delle strutture pubbliche e private a svolgere con efficacia ed appropriatezza l’attività analitica”. L’anisap si è riservata di presentare eventuali osservazioni al documento del Ministero della Salute e rende noto che si prevede la conclusione della concertazione per il 9 febbraio prossimo con la definizione delle fasi applicative e dei contenuti procedurali del riordino dell’area di laboratorio che il Ministro provvederà ad ufficializzare, come linee guida, presso le singole Regioni. La revisione del sistema “nomenclatore-tariffario” – è la tesi condivisa tra Anisap e Ministro Fazio – è assolutamente indispensabile nel contesto dei progetti di riorganizzazione dei laboratori clinici anche al fine di “legalizzare” l’erogazione di servizi ed esami innovativi che abbiano dimostrato efficienza ed efficacia clinica. Infine è condivisa l’indicazione del Ministero perché nella costruzione della “rete regionale di offerta di diagnostica e di laboratorio” siano previsti sistemi integrati di offerta di altre diagnostiche (ad esempio “di immagine”) che sono integrativi e complementari nei processi diagnostico-terapeutici del paziente. . |
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SALUTE FVG: FARMACI AD ALTO COSTO, ATTIVATO TAVOLO DI CONFRONTO |
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Trieste, 27 gennaio 2010 - Sul tema della distribuzione dei farmaci ad alto costo è precisa volontà dell´Amministrazione regionale garantire ai cittadini i migliori servizi attraverso una efficace partnership pubblico-privato, coniugando il miglioramento dell´accessibilità ai medicinali per i pazienti, la valorizzazione delle farmacie quale presidio sanitario territoriale in grado di fornire servizi sanitari e sociosanitari aggiuntivi e dei farmacisti quali professionisti qualificati; il tutto in un quadro in cui non manchi anche un concreto vantaggio economico per il Servizio sanitario regionale. Lo assicura l´assessore regionale alla Salute, Vladimir Kosic, che spiega come in proposito sia già stato attivato un tavolo di confronto tra Regione, Federfarma, e distributori all´ingrosso di medicinali, al fine di elaborare una proposta condivisa, dopo che Federfarma non ha ritenuto di prorogare né tanto meno estendere la sperimentazione della distribuzione di farmaci "per conto", avviata nel 2008 nei territori di competenza delle Aziende sanitarie 3 "Alto Friuli" e 4 "Medio Friuli" e conclusa lo scorso 31 dicembre, rilevando alcune criticità, che ora si vuole superare. A questo tavolo saranno ora coinvolte anche le Aziende sanitarie. Più nel dettaglio, e allo scopo di evitare fraintendimenti non solo con gli operatori sanitari coinvolti, pubblici e privati, ma anche e soprattutto con i pazienti-cittadini, Kosic meglio precisa i diversi aspetti del problema. Senza entrare nel merito della distribuzione del primo ciclo di terapia al momento della dimissione ospedaliera che, al di là del vantaggio economico per il Ssr, rappresenta una importante facilitazione per i pazienti (e i familiari), sul territorio regionale - spiega l´assessore - già da anni è stata avviata la distribuzione diretta dei medicinali ad alto costo da parte delle Aziende sanitarie regionali. I medicinali interessati dalla distribuzione diretta sono molto specialistici e richiedono un controllo ricorrente dei pazienti da parte dei centri specialistici e riguardano solo una minima parte dei farmaci dispensati dalle farmacie con oneri a carico del Servizio sanitario regionale. Questo strumento ha sicuramente contribuito a contenere il trend di crescita della spesa farmaceutica. A partire dalla metà del 2008, analogamente a quanto già avviene in molte altre regioni, accanto alla distribuzione diretta, è stata avviata anche la distribuzione "per conto", che è una forma di distribuzione secondo la quale i farmaci sono acquistati direttamente dalle Aziende sanitarie a prezzi economicamente vantaggiosi e poi vengono distribuiti "per conto" delle stesse Aziende da parte delle farmacie aperte al pubblico, grazie all´intermediazione dei distributori all´ingrosso dei medicinali. Per tali attività alle farmacie e ai distributori è riconosciuto un margine economico di remunerazione inferiore a quello della distribuzione tradizionale. Quindi è mantenuta la capillarità distributiva delle farmacie e la possibilità per i cittadini di avere i farmaci nella farmacia vicino casa, con orari favorevoli, a fronte anche di un vantaggio economico per il Ssr. La sperimentazione della distribuzione per conto ha interessato, come detto, l´Ass3 e l´Ass4, fino al 31 dicembre 2009. Su proposta dello stesso assessore Kosic, che al riguardo ha presentato una delibera di generalità condivisa dalla Giunta regionale, è stato richiesto alle farmacie di prorogare l´accordo in essere di alcuni mesi per meglio definire un´intesa che coinvolga l´intero Friuli Venezia Giulia, e non solo due Aziende. Tuttavia, come evidenziato, Federfarma non ha ritenuto di poter accogliere la richiesta di proroga, evidenziando una serie di criticità, che ora si vogliono superare attraverso un sereno e approfondito confronto tra tutti i soggetti interessati. L´obiettivo indicato dall´assessore Kosic è quello di trovare un giusto equilibro per bilanciare opportunamente i vantaggi della distribuzione diretta con quelli della distribuzione per conto, senza introdurre elementi che stravolgano gli attuali assetti organizzativi. . |
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VALLE D’AOSTA: RISTRUTTURAZIONE E AMPLIAMENTO MICROCOMUNITÀ DI PONTEY |
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Aosta, 27 gennaio 2010 - L’assessore alla sanità, salute e politiche sociali, Albert Lanièce, il Sindaco di Pontey Rudy Tillier ed il Presidente della Comunità montana Monte Cervino, Domenico Chatillard informano che, giovedì 28 gennaio alle ore 20. 30, presso la sala Consiglio del Comune di Pontey, si terrà un incontro con la popolazione per illustrare il progetto di adeguamento ed ampliamento della microcomunità di Pontey, da 25 a 42 posti letto, il costo per la realizzazione dell’intervento, finanziato dalla Regione, ai sensi della l. R. 21/2003, è di circa 4 milioni e 215 mila euro. La struttura è stata classificata, sulla base degli standard minimi strutturali ed organizzativi regionali, come struttura di terzo livello sanitarizzata, per cui rappresenterà, a livello distrettuale, il punto di riferimento per l’assistenza di anziani non autosufficienti. «Il progetto in oggetto – evidenzia l’Assessore Lanièce – si inserisce pienamente nell’ambito della programmazione regionale e locale in materia di interventi edilizi sulle strutture socio-assistenziali per anziani che prevede entro il 2015 l’adeguamento strutturale delle microcomunità esistenti a livelli di sicurezza e comfort sempre più elevati e collegati alla tipologia di utente ospitato nonché l’aumento dell’offerta complessiva di posti letto disponibili da 1032 a 1182. Il presente intervento – conclude l’Assessore - insieme a quello previsto sulla microcomunità di Verrayes, che prevede l’adeguamento e la trasformazione della stessa struttura in Comunità alloggio e Centro diurno, permetteranno di completare il disegno strategico nel Distretto n. 3 in materia di offerta di servizi residenziali e semi-residenziali per anziani». «Pur consapevoli del fatto che i lavori di ampliamento e ristrutturazione della microcomunità per anziani di Pontey, inaugurata nell’anno 1993, - precisa il sindaco Tillier - comporteranno dei disagi nell’utilizzo di spazi attualmente destinati a sala incontri e del centro comunale di raccolta rifiuti differenziati, l’Amministrazione Comunale si è espressa favorevolmente alla proposta formulata dalla Regione e dalla Comunità Montana. Il potenziamento dei servizi a favore della popolazione è uno degli obiettivi fondamentali che l’Amministrazione comunale deve perseguire, soprattutto quando è necessario dare risposte concrete, in materia di politiche sociali, a favore degli anziani». . |
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PRESENTATO IL CENTRO POLIFUNZIONALE DI EMERGENZA IL PROGETTO COINVOLGE IL COMUNE DI ERBA, LA REGIONE LOMBARDIA E LE PROVINCE DI COMO E LECCO |
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Como, 27 gennaio 2010 - È stata presentata ufficialmente, domenica 24 gennaio, l’Elisuperficie di Erba. Durante incontro, organizzato dal Comune di Erba, è stato mostrato il progetto per la realizzazione del Centro Polifunzionale di Emergenza (Cpe) Interprovinciale che sorgerà nell’area del Lambrone (via Pian dei Resinelli). La nuova sede della colonna mobile interprovinciale verrà realizzata grazie alla collaborazione tra il Comune di Erba, la Regione Lombardia e le Province di Como e Lecco. Il Centro rappresenterà il primo esempio di collaborazione gestionale sull’emergenza coordinata tra più enti territoriali (regione- province e comune) con particolare finalità di efficienza nel servizio di sicurezza e prevenzione. «Mi sono molto battuto per ottenere questo concreto passo avanti - spiega l’assessore alla Protezione Civile della Provincia di Como, Ivano Polledrotti – che garantirà alla popolazione del nostro territorio un livello sempre più alto di efficienza e rapidità nell’intervenire in ogni tipo di emergenza o calamità naturale. Finalmente i nostri uomini potranno contare su una centrale di riferimento come quella di Erba che sarà all’altezza della loro preparazione». Il costo economico dell’intervento per riqualificare e valorizzare l’insieme delle strutture interessate è di circa 1 milione e mezzo di euro, precisamente 1. 458. 000 ripartiti equamente (486 mila euro a testa) fra Regione Lombardia, Provincia di Como e Provincia di Lecco. Il Comune di Erba mette a disposizione per la realizzazione del centro l’esistente struttura e l’area di sua proprietà in località Lambrone, svolgendo funzione di stazione appaltante. Presso il Centro verrà trasferita la sede della protezione civile intercomunale Erba Laghi che fa capo oltre al Comune di Erba ai Comuni di Eupilio – Pusiano- - Catelmarte Longone al Segrino. . |
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CGIL BASILICATA: RITARDI SU POLO SANITARIO DEL LAGONEGRESE |
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Potenza, 27 gennaio 2010 - Antonio Pepe, segretario regionale della Cgil, e Angelo Summa, Fp Cgil, esprimono, in un comunicato stampa, “forti preoccupazioni per il futuro dell´ospedale unico del Lagonegrese”. “A distanza di mesi dall´approvazione del progetto definitivo per la realizzazione del polo sanitario nulla si sa sullo stato di avanzamento dei lavori. Ci sono sconosciute le ragioni di tale ritardo e soprattutto sorge il legittimo sospetto che la giunta regionale non voglia più procedere alla realizzazione del progetto, il che risulterebbe molto grave”. Per la Cgil Basilicata “il polo unico sanitario del Lagonegrese rappresenta un pilastro fondamentale per il sistema sanitario regionale, e quindi per la reale esigibilita´ del diritto alla salute sull´intero territorio regionale, oltre che una importante possibilita´ per lo sviluppo economico e sociale dell´area sud della Basilicata”. La Cgil Basilicata chiede “un chiarimento immediato da parte della Giunta Regionale sulle sorti del progetto e sul perche´ di tale inspiegabile ritardo”. . |
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PRESENTATA A PALAZZO BALBI MOSTRA SU CIMA DA CONEGLIANO CHE SI TERRA’ A PALAZZO SARCINELLI DA 26 FEBBRAIO A 2 GIUGNO |
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Venezia, 27 gennaio 2010 - “A ogni generazione va riconosciuto il diritto di cimentarsi con il “suo” Tintoretto, con il “suo” Giorgione, con il “suo” Tiziano e, finalmente, con il “suo” Cima da Conegliano. C’è quindi da essere orgogliosi che la nostra generazione abbia avvertito il desiderio di potersi confrontare con il segreto di un’arte a suo modo perfetta, quella di Cima appunto, e questo mi pare giustifichi in abbondanza una mostra che fa onore al Veneto e a tutti coloro che l’hanno voluta”. Lo ha detto ieri a Palazzo Balbi, sede del Governo veneto, Giancarlo Galan Presidente della Regione introducendo la conferenza stampa di presentazione della mostra su Cima da Conegliano che si terrà nel comune trevigiano dal 26 febbraio al 2 giugno p. V. Un’esposizione che proporrà a Palazzo Sarcinelli a Conegliano (Tv) uno degli eventi più importanti e attesi del 2010, oltre 40 opere, provenienti dai principali musei d’Europa e degli Stati Uniti, di Giovanni Battista Cima (Conegliano, 1459/1460 – 1517/1518) maestro che, nel pur breve arco di carriera, è stato ai vertici della pittura sacra in laguna. L’iniziativa, prodotta e organizzata da Artematica, con il contributo della Regione del Veneto, è posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana e gode del patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Provincia di Treviso e il Comune di Conegliano. Da sottolineare la fattiva collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso; la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico e Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Venezia e dei Comuni della Gronda Lagunare e la Soprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici per le province di Milano, Bergamo, Como, Lecco, Lodi, Pavia, Sondrio e Varese. Sponsor principale dell’evento è la Fondazione Antonveneta, sponsor Stefanel. Curata da Giovanni Carlo Federico Villa, coadiuvato da un comitato scientifico che comprende i maggiori studiosi italiani e stranieri su Cima da Conegliano, quali Peter Humfrey, David Alan Brown, Mauro Lucco e Matteo Ceriana. , la mostra presenterà oltre 40 opere, provenienti dalle maggiori istituzioni pubbliche mondiali, come la National Gallery di Londra, la National Gallery di Washington, le Gallerie dell’Accademia di Venezia, in grado di ricostruire la vicenda artistica di Cima, uno dei geni sublimi della storia dell’arte, uno degli interpreti più alti del fare artistico, autore di dipinti entrati nei manuali anche per la stupefacente sapienza tecnica e la meticolosa descrizione oggettiva di una realtà vissuta concretamente. “Dopo la mostra dedicata a Canaletto e alla grande stagione del vedutismo veneziano del settecento di Treviso – spiega Andrea Brunello, amministratore delegato di Artematica – la nostra società si fa promotrice di un altro grande evento. Anche questa mostra conferma la bontà del nostro metodo di lavoro che mira a conseguire il massimo valore qualitativo. Per quest’iniziativa, inoltre, è già stato studiato un accurato piano di promozione che fungerà da volano per la valorizzazione di tutto il territorio”. “Negli anni Novanta del Quattrocento è Cima, accanto a Giovanni Bellini, il grande inventore dei cieli e del paesaggio italiano. Reso con una poesia capace di valicare i secoli ed essere ancora attualissima, in valli e rocche definite dall’intensità di albe e tramonti che saldano uomini e natura in indissolubile unità. Da qui nasceranno Giorgione, Tiziano e la fondamentale stagione del Cinquecento veneto” racconta Giovanni C. F. Villa, curatore della mostra. . |
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TOCCARE LA LUCE LA PITTURA DI TOMAS RAJLICH 18 FEBBRAIO - 4 APRILE 2010 |
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Milano, 27 gennaio 2010 - La prima mostra che la galleria Fabbri Contemporary Art inaugura nel 2010 è dedicata a un grande dell’astrattismo: l’artista Tomas Rajlich, fuoriuscito dalla Cecoslovacchia nel 1969, in seguito all’invasione dell’esercito sovietico, e vissuto sino ad oggi in Olanda, dove è diventato forse il più importante pittore astrattista operativo in questo paese negli ultimi decenni. La mostra – che verrà inaugurata giovedì 18 febbraio alle ore 18. 30 e sarà aperta al pubblico fino al 4 aprile 2010 – prelude a una personale di Rajlich che si terrà al Museo Michetti di Francavilla al Mare (Chieti) a partire da fine marzo di quest’anno. Catalogo in galleria, con un testo di Silvia Pegoraro. Negli anni ’60 del secolo scorso, Tomas Rajlich diventa una delle figure di riferimento di quella corrente pittorica che si muove in direzione di un’analisi ultima del linguaggio pittorico e di un processo di scomposizione dello stesso per isolarne gli elementi costitutivi, in consonanza con le esperienze della minimal e del concettualismo, ed anche sulla scia della sferzata radicalmente dissolutoria e letteralmente “azzerante” di esperienze come Azimut, Zero, Nul, quindi di artisti come Manzoni e Klein. Le espressioni più diffuse coniate per descrivere tale corrente sono “pittura analitica” e “pittura-pittura”. Si tratta comunque di una “pittura fondamentale” (R. Dippel), volta a indagare la morfologia e il senso dei propri fondamenti. Rajlich ne è dunque uno dei protagonisti, e incrocia nell’ambito delle grandi mostre dell’epoca altre figure forti del panorama europeo e americano, da Robert Ryman a Gerhard Richter, da Alan Charlton a Agnes Martin . Sin dalle prime fasi della sua ricerca, le tele di Rajlich mostrano il “fondamento” della pittura, non diversamente dai lavori contemporanei dei pittori minimalisti americani. I suoi primi dipinti sono caratterizzati da una qualità modulare – la griglia, la quadrettatura, che costituisce una sorta di suo “marchio di fabbrica” – mentre le opere del Rajlich più maturo mostrano un più complesso modo di risolvere l’idea-chiave che la pittura sia un’entità autoriflessiva. I suoi monocromi più recenti - dagli anni ’90 ad oggi - esplorano la combinazione dell’impersonale, del gestuale e della forza creativa della luce; sono variazioni sull’intensità, la luminosità e la consistenza della pittura. La sensibilità dell’artista emana dalla sottile modulazione della pittura sulla tela, ma ad essere enfatizzati sono soprattutto il colore e la luce, che muta perennemente la superficie dipinta. Rajlich crea sensibilissime texture di materia-colore, che la luce sembra impregnare della sua stessa linfa vitale, sino a cancellare il confine tra vista e tatto, creando una suggestiva coincidenza tra di essi: come se il nostro sguardo potesse toccare le superfici di queste tele, e insieme il potenziale tocco delle nostre mani ci permettesse di percepirne l’immagine. Proprio sulle opere dagli anni ’90 ad oggi si concentra la mostra “Toccare la luce” presso la galleria Fabbri Contemporary Art, che presenta circa venti lavori di Rajlich, tra cui due installazioni costituite da varie tele. A collegare i lavori degli ultimi decenni con le loro radici storiche, due dipinti: uno della fine degli anni ’60 e uno della metà degli anni ’80. Dopo i maestosi panorami desertici di Nul, il nobile gelo di Robert Morris e Carl Andre, il concettualismo architettonico bidimensionale dei Wall Drawings di Sol Lewitt, il lavoro di Rajlich afferma l’ineludibile suggestione di un “fare” pittorico che rinvia a Kazimir Malevich, a Piet Mondrian, a Ad Reinhardt, in cui il rigore “concettuale” e strutturale non esclude un’apertura raffinata e calibrata al mondo dei sensi e della percezione. La superficie è ciò che meglio definisce e caratterizza l´azione pittorica di Rajlich: la sua ricerca si articola proprio sulla superficie, un luogo in cui l´azione del dipingere trova il più ampio movimento. L´impianto pittorico appare segnato in particolare da due elementi: l’illusoria plasticità del colore, con le sue profondità simulate e i falsi piani percettivi, e la dinamica, sottile eleganza del segno, unita al forte temperamento della pennellata. Tutto questo mette in luce la contraddizione tra la staticità tendenzialmente connaturata al monocromo e l´energia guizzante e mutevole della luce e del colore. Per Rajlich dunque, la pittura è un´attività metamorfica, che continuamente trasforma se stessa, chi la pratica, chi la guarda : permette all´uomo di creare un gioco dialettico dove il sapere e il fare – il vedere e il toccare – si uniscono per dare origine a una dimensione artistica non mistica né metafisica, eppure animata da una forte tensione conoscitiva ed emotiva. Nota biografica - Tomas Rajlich nasce nel 1940 e si forma nell’ambito delle arti visive, prima alla Scuola di Arti Decorative, poi all’Accademia di Belle Arti a Praga. Si dedica inizialmente alla scultura, e ben presto sceglie il filone astratto-geometrico. Nel 1966, insieme ad altri fonda il “Klub Konkretistů” - l’equivalente ceco dei gruppi “Nul” o “Zero”- procurandosi così la fama a livello nazionale. Circa due anni dopo, il mondo internazionale dell’arte scopre il suo lavoro al Museo Rodin di Parigi, nell’ambito di una mostra collettiva dedicata alla Scultura Cecoslovacca. Nel 1969, Rajlich decide di lasciare il suo paese a causa dell’occupazione sovietica, ed emigra in Olanda, dove viene nominato Professore alla Vrije Academie, e nello stesso tempo scopre la sua vocazione di pittore. Rappresentato dalla Galleria Art & Project di Amsterdam, dalla Galleria Yvonne Lambert di Parigi e dalla Galleria Françoise Lambert di Milano, il suo lavoro inizia presto ad essere apprezzato su scala internazionale, e Rajlich è invitato a partecipare a grandi esposizioni profondamente innovative, come Fundamental Painting (1975) allo Stedelijk Museum di Amsterdam. La prima retrospettiva di Rajlich si è tenuta al Palazzo Martinengo di Brescia nel 1993. La sua nazione adottiva, l’Olanda, ha conferito all’artista il prestigioso Premio Ouborg per la carriera, nel 1994, e in questa occasione il Gemeentemuseum di L’aia ha ospitato la sua seconda retrospettiva. Nel 2006, in occasione del suo 65° compleanno, presso lo stesso Museo si è tenuta una retrospettiva dei lavori su carta di Rajlich. Nella nativa Repubblica Ceca, il Dům Uměni Města di Brno gli ha dedicato una retrospettiva nel 1998 e la Galleria Nazionale di Praga nel 2008. I lavori di Rajlich fanno parte di prestigiose collezioni internazionali, e l’artista ha ricevuto parecchi commissioni per la realizzazione di opere monumentali, come l’installazione costituita da sei grandi tele per il Raad van State di L’aia (Olanda). Dal 1999 al 2002 Rajlich è stato uno degli artisti in residenza presso il Centre Georges Pompidou a Parigi. Oggi vive e lavora fra L’aia, Praga e Parigi. . |
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