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MERCOLEDI
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Notiziario Marketpress di
Mercoledì 16 Giugno 2010 |
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IDENTIFICATI I CIRCUITI CEREBRALI CHE CONTROLLANO L´APPRENDIMENTO ABITUALE |
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Bruxelles, 16 giugno 2010 - Alcuni scienziati finanziati dall´Ue hanno identificato due circuiti cerebrali coinvolti nell´apprendimento abituale, come per esempio orientarsi per andare e tornare dal lavoro. Queste nuove scoperte, pubblicate sulla rivista Neuron, hanno implicazioni per lo studio del morbo di Parkinson, l´abuso di sostanze e molti disturbi psichiatrici. La scoperta è frutto del progetto Select-and-act ("The role of striatum in selection of behaviour and motor learning: neuronal code, microcircuits and modelling") finanziato con 2,5 milioni di euro attraverso il tema "Salute" del Settimo programma quadro (7° Pq) dell´Ue. Le abitudini giornaliere si formano mediante il semplice procedimento della ripetizione e dell´esprolazione attraverso prove ed errori. Spesso facciamo azioni abituali senza pensarci o senza notarle molto. Per esempio, uno può tornare a casa scendendo alla solita fermata del treno mentre sogna a occhi aperti qualcosa di completamente diverso. Gli scienziati hanno già ampiamente studiato come siamo in grado di imparare una routine abbastanza bene da effettuarla senza pensarci. In questo recente studio, i ricercatori si sono concentrati sul gangli basali, un particolare gruppo di neuroni del cervello dei mammiferi coinvolti in varie funzioni che vanno dal movimento alle emozioni e al pensiero. Studi precedenti avevano indicato che la struttura più grande dei gangli basali, lo striato, potrebbe essere importante nell´apprendimento basato sul premio. Una parte dello striato controlla il movimento ed è connessa alla corteccia sensomotoria, la quale è coinvolta nel pianificare ed eseguire funzioni volontarie. Un altro circuito nello striato controlla il comportamento flessibile ed è connesso con la "corteccia associativa". Fino ad ora, si sapeva poco su come questi due circuiti separati contribuissero all´apprendimento di nuovi comportamenti. In questo studio, i ricercatori del Massachussetts Institute of Technology (Mit) negli Stati Uniti hanno registrato l´attività dei due circuiti striatali dei topi che imparavano la strada per raggiungere un nascondiglio contenente un premio al sapore di cioccolato in un labirinto. Per raggiungere il premio, i topi dovevano scoprire il significato di suggerimenti sonori e tattili forniti a un incrocio a T nel labirinto. I topi hanno provato fino a che il percorso non è diventato un´abitudine. Man mano che i topi miglioravano, i circuiti mostravano schemi di attività distinti che si evolvevano durante il processo di apprendimento. Uno di essi diventava più attivo quando i topi dovevano fare determinate azioni (per es. Partire, fermarsi o girare) e diventava più forte man mano che imparavano la routine. L´altro diventava molto attivo quando il topo doveva decidere in che direzione girare, ma man mano che il ratto imparava il percorso, il segnale si indeboliva. "Pensiamo che i due circuiti basali ganglionici lavorino in parallelo", ha detto Catherine Thorn del Mit, autrice prinicpale dello studio. "Osserviamo una specie di competizione tra i due circuiti fino al momento in cui il comportamento imparato diventa un abitudine". "Questi circuiti cerebrali sono colpiti dal morbo di Parkinson, dall´abuso di sostanze e in molti disturbi psichiatrici", ha spiegato Ann Graybiel del Mit. "Se riusciamo a imparare come indirizzare la competizione in una direzione o nell´altra, potremmo contribuire ad apportare nuovi punti di interesse nelle terapie esistenti e magari aiutare lo sviluppo di nuove terapie". Per maggiori informazioni, visitare: Neuron: http://www.Cell.com/neuron/ Massachusetts Institute of Technology (Mit): http://web.Mit.edu/ |
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DON VERZE’ DA ZAIA PER PRESENTARE IL PROGETTO “QUO VADIS” |
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Venezia, 16 giugno 2010 - “Quo vadis” non sarà una struttura ospedaliera, ma un grande centro di ricerca per prolungare la vita media e garantire una migliore qualità della vita, che verrà realizzato a Lavagno, in provincia di Verona. Il progetto è stato presentato ieri a Palazzo Balbi al presidente della Regione Luca Zaia e alla giunta regionale da don Luigi Maria Verzé, presidente della “Fondazione S. Raffaele Monte Tabor”. Don Verzè è nato ad Illasi (Verona) nel 1920, ma si è trasferito a Milano nel 1951, dove ha costruito l´Ospedale S.raffaele, che ha oggi 1300 posti letti. Ma opere analoghe sono state realizzate anche in altri Paesi in tutto il mondo, ispirandosi al concetto della centralità dell´uomo. “Quo vadis” è l’ultima delle opere in via di realizzazione è rappresenta un passo fondamentale verso la sanità digitale, una sorta di ospedale virtuale che però don Verzè non vuole chiamare ospedale. Il progetto si basa sulla genomica. Il paziente, dotato di microchip sottopelle - ha spiegato lo stesso don Verzè - verrà seguito attraverso un collegamento telematico continuo. La struttura sarà in grado di intervenire in ogni momento, prevenendo le malattie o recuperando lo stato di salute. Si tratta di una medicina predittiva, sempre meno basata sulla degenza ospedaliera. “Il nostro obiettivo – ha concluso don Verzè - è di far arrivare l’uomo all’età media di 120 anni”. Il presidente Zaia lo ha ringraziato per la visita, confermando l’impegno della Regione a favore della struttura. |
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IMPAZZIRE SI PUÒ TRIESTE, 21 – 24 GIUGNO 2010 - A CINQUANT’ANNI DALLA STORICA ASSEMBLEA DI GORIZIA, IN CUI FRANCO BASAGLIA RESTITUIVA LA PAROLA AGLI INTERNATI, TRIESTE OSPITA IL PRIMO FORUM IDEATO, CURATO E PRATICATO DA PERSONE CON L’ESPERIENZA DEL DISTURBO MENTALE: PERCHÉ IMPAZZIRE, MA ANCHE E SOPRATTUTTO GUARIRE SI PUÒ. |
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Trieste, 16 giugno 2010 - “Impazzire si può”. È il titolo del primo convegno nazionale ideato, curato e partecipato da persone e associazioni con l’esperienza del disturbo mentale, in programma dal 21 al 24 giugno 2010 a Trieste, coniato dal gruppo di cittadini che organizza l’iniziativa. “Impazzire si può”, per dire che nonostante un problema di salute mentale o con tutto il problema, si può essere e si è protagonisti. “Impazzire si può”, soprattutto, perché “guarire si può”: la malattia e la salute mentale convivono in noi e tra noi, a chiunque può capitare di ammalarsi, senza per questo essere costretto a rinunciare al proprio ruolo sociale e familiare, al proprio lavoro, alla propria identità di persona. Come dimostreranno le storie personali di chi organizza e partecipa al Forum di Trieste. A cinquant’anni dalla storica “assemblea di Gorizia”, in cui Franco Basaglia restituiva dignità di persona, di pensiero e di parola ai pazienti ricoverati in manicomio – e restituendo loro la parola metteva fine allo statuto speciale che per secoli aveva tenuto fuori dal contratto sociale i malati di mente - Trieste ospita dunque, dal 21 al 24 giugno negli altrettanto storici spazi del parco di San Giovanni, il primo Forum che vede protagoniste centinaia di persone con l’esperienza del disturbo mentale. Sulla scia del recente Forum “Che cos’è salute mentale?”, dello scorso febbraio, a Trieste faranno tappa centinaia di partecipanti da tutta Italia e anche da molti Paesi dell’area centro-europea. Mercoledì 23 giugno, con il presidente Fnsi Roberto Natale e una rappresentanza di giornalisti ed esperti italiani di comunicazione – come Peppe Giulietti, Kenka Lekovich, Iva Testa, Gabriella Ziani, Massimo Cirri, Carla Toffoletti, Pier Aldo Rovatti – verrà varata la Carta Di Trieste (alla stregua della Carta di Treviso o quella di Roma), primo codice etico per giornalisti che trattano notizie concernenti cittadini con disturbo mentale e questioni legate alla salute mentale in generale. Sempre mercoledì 23 giugno, in mattinata a Trieste si terrà il Raduno Nazionale delle radio per la salute mentale. Saranno quattro giornate piene e intense, dove non mancheranno eventi di musica, teatro e altri, con la partecipazione di personaggi del cinema, dello spettacolo e della cultura. Tra questi due preziosi testimonials, che prenderanno parte ai lavori del meeting: l’attore Fabrizio Gifuni, il Basaglia della fiction televisiva “C’era una volta la città dei matti”, a Trieste mercoledì 23 giugno e, ospite speciale dei lavori in videoconferenza, la scrittrice Dacia Maraini. In diretta da Trieste il conduttore radiofonico Massimo Cirri trasmetterà, sempre mercoledì 23 giugno, un’edizione speciale del programma di Radiodue Caterpiller, da lui ideato e condotto in tandem con Filippo Solibello. E ci saranno ancora presentazioni di libri, come il recentissimo volume di Nico Pitrelli “A distanza d’offesa” (Ad Est dell’Equatore Ed., 2010), percorsi espositivi con performance (per iniziativa dell’associazione Nadirpro mercoledì 23 giugno Giordano Floreancig animerà la sua mostra”Gli Ultimi ... Normali”, bruciando delle tele sul falò di San Giovanni), e il Museo Multimediale “Oltre il giardino”, aperto tutti i pomeriggi, con tavoli interattivi per visitare documenti, foto e video storici. Info: www.Forumsalutementale.it L’organizzazione del convegno si deve ad associazioni quali “Club Zyp”, Polisportiva “Fuoric’entro”, “Franco Basaglia”, “Luna e l’altra”, “L’accademia della Follia”, “Articolo 32”, in collaborazione col Dipartimento di Salute Mentale di Trieste. “Impazzire si può”, quindi, per dire che la parola riconquistata non è che il primo passo verso la libertà. Il sentirsi e l’essere liberi di esprimere e sviluppare le proprie capacità, i talenti, il proprio potenziale umano e sociale. “Impazzire si può” per raccontare, riconoscere e potenziare tutto ciò e chi aiuta questo percorso di emancipazione. E denunciare quanto e quanti lo sviliscono, ostacolano o disconoscono. Impazzire si può perchè guarire si può. Chi ce l’ha fatta o sta per farcela, ha dalla sua una famiglia e una comunità, una politica e una società consapevoli e attente. Partecipi e disposte a investire in qualche cosa che le riguarda. Che ci riguarda. Dati fra i più recenti attestano percentuali importanti di guarigione clinica (completa) per disturbi severi, come la schizofrenia: si arriva al 25%, mentre si aggirano intorno al 40 – 50% i casi di ‘guarigione sociale’, ovvero di compatibilità del disturbo con il proprio ruolo sociale e familiare. Tuttora, in Italia, al Nord come al Sud, per accedere alle cure, ai servizi, alle opportunità e ai diritti che sostengono la guarigione, si può diventare pazzi: le ultime stime Istat e Iss parlano di una sanità a diversa velocità, in Italia: dei 190 Dipartimenti di Salute Mentale diffusi sul territorio nazionale, ben 77 (il 41%) servono una popolazione fra i 100 e i 250mila abitanti, mentre in altri 68 (il 36%) il bacino di utenza è fra 250 e 500mila abitanti. Quattro Dsm, tutti nel meridione d’Italia, hanno un bacino di competenza di oltre un milione di persone Quella di giugno, nello scenario del parco culturale di San Giovanni, sarà una grande piazza aperta, dove condividere l’impegno di mettere in atto programmi e iniziative per abbattere lo stigma attraverso il coraggio della narrazione e dell’ascolto. Per favorire la crescita di una rete di persone che si adoperino per diffondere la conoscenza di “buone pratiche” nella salute mentale. Per combattere, denunciando, le pratiche che vedono ancora oggi, in tanti luoghi d’Italia, le persone private dei loro diritti, abbandonate, violate nel corpo e nella loro dignità. Per chiamare a raccolta tutte le radio italiane che danno voce alle persone con disturbo mentale e pianificare insieme una comunicazione ancora più utile e incisiva. Per dare un contributo a un nuovo linguaggio nella sfera della informazione del disagio mentale, più rispettosa della dignità e dei diritti delle persone. |
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FARMACI GRATUITI PER CHI SOFFRE DI RINITE ALLERGICA LA TOSCANA È LA PRIMA REGIONE A EROGARLI SENZA ALCUNA SPESA A CARICO DEL PAZIENTE |
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Firenze, 16 giugno 2010 - Farmaci gratuiti a chi soffre di rinite allergica persistente. Lo stabilisce una delibera proposta in giunta dall´assessore Daniela Scaramuccia. La Toscana è così la prima Regione a erogare gratuitamente i corticosteroidi topici nasali. L´incidenza di questa patologia sulla popolazione toscana è stimata del 25% fino all´età di 18 anni, poi tende a calare, attestandosi sul 5% della popolazione totale. Le linee guida Aria (Allergic Rhinitis and its Impact on Asthma) definiscono la rinite, in base alla durata dei sintomi "intermittente" o "persistente", e in base alla severità dei sintomi, "lieve", "moderata" o "grave". Spesso la rinite allergica è associata ad altre patologie: asma bronchiale, congiuntivite, rinosinusite, poliposi nasale, infezioni del tratto respiratorio inferiore, otite, disturbi del sonno. Circa il 40% dei soggetti affetti da rinite allergica persistente soffre anche di asma. La spesa annuale sostenuta finora per gli spray nasali da un paziente affetto da rinite allergica persistente si stima tra i 70 e i 150 euro l´anno. La richiesta di erogazione gratuita di corticosteroidi topici nasali è partita dalla sezione toscana della Siaic (Società italiana di allergologia e immunologia clinica), ed è stata valutata dalla Commissione terapeutica regionale, che nel maggio scorso ha espresso parere favorevole. La prescrizione di questi spray nasali a carico del Servizio sanitario regionale potrà essere effettuata da medici convenzionati o dipendenti del Ssr solo dietro diagnosi attestante la rinite allergica persistente, e piano terapeutico, redatti entrambi da uno specialista in allergologia e immunologia clinica dipendente del Ssr. |
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SANITÀ IN SARDEGNA: NESSUNA RISTRUTTURAZIONE PESANTE |
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Cagliari, 16 Giugno 2010 - "Non mi risulta che nel settore della riabilitazione sia in atto una ristrutturazione pesante che ridimensiona i servizi" ha detto l’assessore regionale della Sanità, Antonello Liori, commentando la campagna di mobilitazione "Sanità in piazza" promossa da Cgil, Cisl e Uil. Bensì, è il sistema attuato da alcune strutture private che sta collassando, con una gestione al di sopra delle possibilità, ed un indebitamento che trova responsabilità esclusivamente nella gestione dei Centri. L’attenzione è massima e non mancherà l’impegno, sopratutto per la salvaguardia dell’assistenza ai malati e dei posti di lavoro, ma qualcuno si dovrà pur assumere la responsabilità di una gestione allegra. Quanto ai ‘tetti di spesa’, i Sindacati fanno finta di non sapere che sono imposti dal Ministero e non possono essere oltrepassati per alcun motivo. Perciò, un eventuale ritocco delle tariffe comporterebbe una diminuzione del numero delle prestazioni." |
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BIOTECNOLOGIE. ASSESSORE VENETO COPPOLA. “NON C’E’ FUTURO SENZA RICERCA E INNOVAZIONE” |
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Padova, 16 giugno 2010 - Il Veneto è ai primi posti in Italia per numero di progetti realizzati nel settore delle biotecnologie. Inoltre le linee d’azione avviate hanno messo in evidenza positivi risultati per quanto riguarda l’interazione tra centri di ricerca e imprese. Lo ha detto l’assessore regionale allo sviluppo economico, ricerca e innovazione Marialuisa Coppola intervenendo ieri a Padova presso l’Istituto di Ingegneria Biomedica del Cnr alla giornata di approfondimento dedicata ad una di queste azioni specifiche, l’”Azione Biotech Iii bis”, ma che è stata anche occasione di confronto sulla situazione della ricerca per le biotecnologie nel Veneto. I lavori sono stati aperti dal presidente dell’area ricerca del Cnr di Padova, Sergio Daolio, che ha ricordato che quella di Padova è stata la prima area di ricerca istituita dal Cnr in Italia. E’ dal 2004 che la Regione del Veneto sta finanziando con il progetto “Azione Biotech” attività di ricerca finalizzate alla realizzazione d’interventi nel settore delle biotecnologie applicate. “Azione Biotech” è alla sua quinta edizione e si articola in cinque iniziative specifiche che coprono un arco temporale di sei anni (2004-2010), impegnando circa 12 milioni di euro per la concreta realizzazione di 63 linee di ricerca, un osservatorio dedicato al settore biotecnologico e un Master specialistico. I centri di ricerca e i dipartimenti universitari impegnati nelle attività di ricerca sono 44 mentre le aziende venete coinvolte sono più di una settantina. Sono le stesse aziende ad aver segnalato di aver incrementato fatturato e numero di dipendenti proprio grazie alle attività di ricerca realizzate attraverso l’iniziativa regionale. “Ricerca e innovazione – ha detto l’assessore Coppola – sono in cima alle richieste che provengono dal territorio e dal tessuto produttivo regionale. La sfida è ora quella di far conoscere queste eccellenze del Veneto, maturate grazie alla collaborazione tra mondo scientifico e imprese, senza guardare ai localismi ma alle potenzialità della nostra regione. Non c’è futuro senza ricerca e innovazione”. L’assessore ha concluso assicurando la massima disponibilità della Regione a proseguire questo percorso di collaborazione. Anche il direttore dell’Istituto di Ingegneria Biomedica del Cnr, Ferdinando Grandori, ha posto l’accento sull’importanza del “fare sistema” che rappresenta un valore aggiunto in termini diretti e indiretti. Per quanto riguarda le 63 linee di ricerca selezionate da un Comitato Tecnico Scientifico e sviluppate nel Veneto, il 36% riguarda il settore agroindustriale, il 16% quello ambientale, il 24% quello chimico-farmaceutico e altrettanto quello diagnostico.. |
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FORMIGONI: IN SETTIMANA INCONTRO CON FARMACISTI |
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Milano, 16 giugno 2010 - Il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, ha risposto all´appello di Federfarma Lombardia e "ha dato disposizioni affinché in settimana vengano effettuato un incontro con i farmacisti lombardi, in stato di agitazione contro la manovra, per un esame congiunto della situazione". Ne dà notizia una nota della Regione. Federfarma si era rivolta a Formigoni a motivo della manovra finanziaria "che prevede pesanti tagli alle farmacie e disagi notevoli ai cittadini", oltre al rischio di chiusura per un considerevole numero di farmacie e conseguente riduzione di posti di lavoro". |
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SERVIZI SOCIALI E ASSISTENZIALI IN SARDEGNA: 13 MILIONI DI EURO PER "RITORNARE A CASA" |
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Cagliari, 16 Giugno 2010 - Nell´ambito del ´Fondo per la non autosufficienza´, la Giunta regionale - su proposta dell’assessore regionale della Sanità e delle Assistenza sociale, Antonello Liori - ha approvato il programma "Ritornare a casa", finanziato per il 2010 con 13 milioni di euro. Il ´Fondo´ realizza un sistema integrato di servizi ed interventi a favore delle persone non autosufficienti o con parziale autonomia e dei nuclei familiari che ne favoriscono la domiciliarità. Il programma "Ritornare a casa" favorisce proprio il rientro in famiglia di persone ricoverate in strutture sociali o sanitarie o ad evitarne il ricovero. Dal 2009, visto il progressivo aumento delle domande, i progetti sono sottoposti a criteri più rigidi per l’ammissione, subordinata al parere tecnico di una commissione composta da funzionari dell’Assessorato e da specialisti designati dalle Aziende sanitarie. In aggiunta al finanziamento massimo per progetto di 20.000 euro, è stato previsto di considerare anche le situazioni particolarmente gravi, quali ‘patologie degenerative non reversibili con connessione a respiratore automatico’ ed i casi di ‘coma”, erogando un finanziamento straordinario fino a 9.000 euro per la copertura delle spese, anche indirettamente correlate alla malattia, quali il pagamento delle utenze, l’adeguamento dei locali, l’alimentazione differenziata. "Il programma ha finora dimostrato tutta la sua validità offrendo un’alternativa concreta al ricovero - ha sottolineato l’Assessore Liori - contribuendo al rafforzamento dell’assistenza domiciliare e confermandosi come una risorsa fondamentale per le situazioni di non autosufficienza particolarmente gravi, come certificato dall’aumento del numero dei piani finanziati: dai 381 del 2007 (5.000 euro di spesa totale) ai 1.005 del 2009 (oltre 12 milioni). Inoltre, terminata la fase sperimentale del programma, si è reso necessario stabilire modalità definitive per quanto riguarda i criteri di finanziamento, le modalità di erogazione e l’individuazione dell’importo da erogare". |
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PROTEZIONE SOCIALE FVG: SEMINARIO SU INCLUSIONE SOCIALE |
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Trieste, 16 giugno 2010 - La Giunta regionale ha messo a disposizione 100 mila euro come quota di cofinanziamento per partecipare al bando del programma comunitario per l´occupazione e la solidarietà sociale Progress. Lo ha ricordato l´assessore regionale alla Protezione sociale Vladimir Kosic, al seminario informativo ´´Il programma comunitario Progress e i network a favore dell´inclusione sociale´´, organizzato ieri a Trieste dalle Direzioni centrali Salute, integrazione sociosanitaria e politiche sociali e Relazioni internazionali e comunitarie in collaborazione con l´Ufficio di Collegamento di Bruxelles. Il nuovo programma comunitario Progress, operativo in parallelo con il Fondo sociale europeo e attuato dal 2007 al 2013, è suddiviso in 5 azioni strategiche concernenti: l´occupazione; la protezione sociale e l´integrazione; le condizioni di lavoro; la lotta contro la discriminazione; la parità fra uomini e donne. Nel suo intervento, l´assessore si è soffermato sulla recente approvazione da parte dell´esecutivo regionale del Piano operativo per il triennio 2010-2013 sulle dimensioni internazionali della politica della salute della nostra Regione che definisce strategie, priorità e indirizzi operativi di un´azione volta a contribuire a creare le condizioni che migliorino la salute delle popolazioni più povere e vulnerabili. Il Piano, che per il solo 2010 può contare su risorse che ammontano a 860mila euro, identifica 5 aree tematiche di intervento: disabilità, svantaggio sociale e psicosociale, materno-infantile, tecnologie biomediche avanzate, gestione dei sistemi sanitari. Il seminario rientra nella dimensione europea delle azioni messe in campo nel contesto sociosanitario per raggiungere gli obiettivi di un sistema regionale: informato (costante monitoraggio delle opportunità derivate da iniziative europee); integrato nei partenariati comunitari e nelle reti europee; competente e capace di perseguire gli obiettivi ed accedere alle opportunità di finanziamento. In conclusione, l´assessore Kosic ha sottolineato come la Regione intende rafforzare le collaborazioni con la Lombardia ed il Veneto, nonché con il Land Carinzia e la Repubblica di Slovenia (´´il confronto con gli altri Paesi è molto utile´´) per dar vita ad iniziative di carattere innovativo in ambito sociosanitario in un´ottica di sostenibilità. |
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OBBLIGO DI APPLICAZIONE DEI CONTRATTI E CONTINUITÀ OCCUPAZIONALE DEI LAVORATORI LE CLAUSOLE SOCIALI NEGLI APPALTI PUBBLICI QUALE FUTURO PER GLI INSERIMENTI LAVORATIVI DI PERSONE SVANTAGGIATE? |
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Passariano, 16 giugno 2010 - Quale continuità occupazionale e quale rispetto dei Contratti di lavoro oggi, in una società dove l’occupazione – non conta se stabile o temporanea, a tempo pieno o a tempo parziale - sembra esser diventata ogni giorno che passa sempre più un miraggio. A volte fuori portata, per molti, soprattutto per le persone svantaggiate o disabili. Peraltro di uomini e donne che senza lavoro sono rimaste, all’improvviso, ce ne sono eccome. Già perché il lavoro non sempre c’è, neanche nel ricco ed un tempo opulento Nordest. Almeno non più come un tempo. E se anche si trova, segue regole che regole non sono, almeno non sempre. A volte, addirittura, sono fuori legge. Una sorta di ‘far west’. Qualche esempio? La cattiva abitudine degli appalti cosiddetti al “massimo ribasso”, che non si fondano su criteri di qualità del lavoro svolto, ma sul prezzo più conveniente dal punto di vista strettamente economico. Un vertice tra amministrazioni pubbliche del Friuli Venezia Giulia, organizzazioni sindacali e società cooperative affronterà venerdì 18 giugno a Villa Manin di Passariano (Ud) due temi particolarmente delicati: l’inserimento lavorativo delle persone svantaggiate e “Le clausole sociali negli appalti pubblici”, che dà anche il titolo alla giornata. Sono ancora diverse le aziende, piccole o medie o anche grandi, in Friuli Venezia Giulia come in Veneto, che riducono le maestranze, licenziano, mettono in mobilità, fanno ricorso alla cassa integrazione a causa della imperante crisi generalizzata di questi ultimi tempi. Che ha coinvolto anche alcune Cooperative della nostra regione. Lasciando a casa uomini e donne.Va evidenziato però che qualcosa si muove. Le “clausole sociali” sono diventate un elemento importante di un sistema di appalti che, grazie alla più recente normativa comunitaria e nazionale in materia (Direttiva 2004/18/Ce del 31 marzo 2004, relativa al coordinamento delle procedure di aggiudicazione degli appalti pubblici di lavori, di forniture e di servizi, recepita ed integrata dal Decreto Legislativo 163/2006 “Codice degli appalti”), tende a muoversi sempre più verso l’orizzonte della procedura economicamente più vantaggiosa - basata sui criteri di qualità - abbandonando progressivamente la modalità antiquata del “massimo ribasso”, che tiene conto esclusivamente del prezzo. All’interno di tale quadro, particolare interesse rivestono le normative che, con i richiami di legge alla Contrattazione Collettiva Nazionale e di Ii livello territoriale, si pongono il problema di tutelare la condizione ed i diritti dei lavoratori (in grandissima parte donne) sia durante l’appalto (con il rispetto delle condizioni retributive, previdenziali, assistenziali e normative), sia al momento cruciale del passaggio da un appaltatore ad un altro. Un esempio positivo è stato l’accordo sindacale di Ii livello Fvg del 2005, che ha introdotto un importante precedente, in anticipo sulla contrattazione nazionale, con il riconoscimento dell’anzianità e dei diritti acquisiti dei lavoratori nei cambi di appalto. In particolare, le normative specifiche relative alla figura del socio lavoratore di cooperative e quelle che hanno definito la responsabilità solidale della stazione appaltante e dell’appaltatore (Legge 142/2000; art. 29 del Decreto legislativo 276/2003; Protocollo Cooperazione sottoscritto dal Ministero del Lavoro il 10 ottobre 2007), offrono oggi un quadro all’interno della quale si collocano le tutele dei lavoratori, garantiti anche sotto l’aspetto dell’indicazione esplicita del Ccnl di riferimento minimo da prendere in considerazione, in sede di procedure di aggiudicazione. Particolare attenzione alla qualità del servizio da rendersi all’utenza è dedicata dalla normativa in materia di servizi alla persona che – in particolare con la Risoluzione del Parlamento Europeo del 19 febbraio 2009 sull’economia sociale – rafforza il dettato delle leggi 381/1991 sulla Cooperazione Sociale e 328/2000 di riforma del sistema integrato dei servizi sociali, che prevedono una progressiva “fuoriuscita dalla necessità dell’appalto”, verso forme di affidamento adeguate alla delicata natura delle prestazioni in materia sociale, sanitaria ed educativa. Un percorso che arriva fino alle leggi regionali 6 e 20/2006 Fvg, e confermato dal Decreto Legislativo 163/2006 (Codice dei Contratti, specificamente nell’incipit dell’articolo 52). In questo contesto, le “clausole sociali” diventano particolare strumento di inserimento lavorativo delle persone svantaggiate e disabili, anche nell’ambito delle procedure di affidamento “superiori alla soglia comunitaria”, con un percorso che vede le due regioni più nordorientali d’Italia sperimentare diverse modalità - sempre più estese - di utilizzo degli spazi concessi dalla normativa comunitaria e nazionale, sia in termini di affidamento di servizi volti all’inserimento lavorativo, sia di affidamento di servizi socio-sanitari-educativi. La prospettiva comparativa fra la situazione del Friuli Venezia Giulia e del Veneto appare quanto mai stimolante, proprio nel momento in cui sta per essere emanato dall’Amministrazione regionale l’atteso Atto di indirizzo di attuazione dell’art. 35 della l.R. 6/2006 Fvg, relativamente agli affidamenti dei soggetti del Terzo Settore. Venerdì 18 giugno a Villa Manin di Passariano, nella Sala ristorante “del Doge”, avrà luogo dalle 10 alle 12.30 il convegno “Le clausole sociali negli appalti pubblici. Continuità occupazionale dei lavoratori, obbligo di applicazione dei Ccnl specifici, inserimenti lavorativi di persone svantaggiate”. A presiedere i lavori Loris Asquini e Nicola Comunello, responsabili regionali di Legacoopservizi Fvg e Veneto; relatori Gianfranco Piseri, della Presidenza di Legacoopservizi nazionale, Gian Luigi Bettoli e Loris Cervato, rispettivamente responsabili regionali Legacoopsociali Fvg e Veneto. Parteciperanno al vertice le società cooperative, le pubbliche amministrazioni, le organizzazioni sindacali e gli operatori del settore. Organizzano: Legacoopservizi e Legacoopsociali - Fvg e Veneto. Segreteria organizzativa tel. 0432.299214 – visentinf@fvg.Legacoop.it |
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URSAP FEDERLAZIO: DEFINITIVAMENTE ANNULLATE DAL CONSIGLIO DI STATO LE TARIFFE “BINDI” DI LABORATORIO |
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Roma, 16 giugno 2010 - “La sentenza appena pubblicata del Consiglio di Stato n. 3373 del 2010 che annulla definitivamente il tariffario “Bindi” di laboratorio, nel cui ricorso Ursap Federlazio è intervenuta contro il Ministero della Salute e il Ministero dell’Economia e Finanze, rappresenta l’ennesima grande vittoria di tutto il comparto della Sanità privata nei confronti di provvedimenti regionali e nazionali solo finalizzati a distruggere questo prezioso patrimonio a favore della continuazione degli sperperi di denaro nel settore pubblico”. Queste le parole del Presidente di Ursap Federlazio, Claudia Tulimiero Melis. Una battaglia che l’Ursap ha iniziato nel 2007 quando la Regione Lazio fu costretta dai Ministeri competenti ad applicare il tariffario Bindi per il laboratorio di analisi, con delibera poi annullata dalla “storica” sentenza del Tar Lazio n. 12623/2007. I Ministeri avevano appellato al Consiglio di Stato una delle tante sentenze rese successivamente, ottenendo peraltro la sospensiva. Tuttavia, a seguito dell’intervento di Ursap Federlazio, il Consiglio di Stato ha riconosciuto la fondatezza delle ragioni dei laboratori e ha definitivamente annullato tale tariffario. “Così stando le cose – prosegue Claudia Tulimiero Melis – il decreto n. 45 del Commissario ad Acta per la Sanità, che reintroduce per l’ennesima volta nel Lazio tale tariffario sia pure sotto forma di una media di tariffari “Bindi” presenti in altri Regioni italiane, si pone in frontale contrasto con la sentenza del Consiglio di Stato e deve essere immediatamente revocato in quanto illegittimo: abbiamo già provveduto a diffidare i soggetti coinvolti a ritirare con effetto immediato tale decreto”. “Questa sentenza – conclude Claudia Tulimiero Melis – dà una nuova speranza ai laboratori di analisi, alle migliaia di loro dipendenti e collaboratori e ai milioni di cittadini che quotidianamente usufruiscono delle strutture private accreditate”. |
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MILANO: APRE A PALAZZO REALE LA MOSTRA “CHIARISMO OMAGGIO A DE ROCCHI” |
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Milano 16 giugno 2010 – Da oggi fino al 5 settembre sarà aperta a Palazzo Reale la mostra “Il Chiarismo. Omaggio a De Rocchi – Luce e colore a Milano negli anni trenta”, promossa dal Comune in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano. La mostra, curata da Elena Pontiggia, ospita centodieci opere e si divide in due parti: la prima esamina il chiarismo; la seconda un protagonista del movimento, Francesco De Rocchi (Saronno 1902 - Milano 1978) e rappresenta la più grande antologica mai dedicata all’artista. "Con oltre centodieci opere esposte – spiega l’assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory - la mostra ripercorre per la prima volta la storia di una corrente e di alcune sue emblematiche figure, fra cui anzitutto Francesco De Rocchi, con significativi parallelismi con altri carismatici artisti quali Renato Birolli e Aligi Sassu. La città di Milano è protagonista del formarsi (e dell’affermarsi) di questo movimento per scelta ‘senza manifesto’, in particolare con l’arrivo del critico napoletano Edoardo Persico. In un febbrile e vivace scambio culturale fra i chiaristi e gli intellettuali del tempo, fra le aule dell’Accademia di Belle Arti di Brera e nei luoghi di ritrovo milanesi dell’epoca come il Caffè Mokador di piazza Beccaria". Il termine chiarismo, coniato nel 1935 da Leonardo Borgese, si riferisce ad alcuni giovani - Angelo Del Bon, Francesco De Rocchi, Cristoforo De Amicis, Umberto Lilloni, Adriano Spilimbergo, Renato Vernizzi, Goliardo Padova, Oreste Marini e altri - che nei primi anni Trenta, a contatto con il critico Edoardo Persico, lavoravano a una pittura dai colori chiari e dal segno leggero e intriso di luce, che oltrepassa il chiaroscuro del Novecento in nome di un colore carico di sentimento e di inquietudine. La loro è un’arte neo-romantica che subentra a quella neo-classica del decennio precedente. De Rocchi, in particolare, nei primi anni Trenta dipinge opere tra le più poetiche del periodo, impostate su tonalità rosa, ocra dorato e avorio che guardano a Modigliani, ma anche a Simone Martini, Luini, Gaudenzio Ferrari. Con i suoi colori dell’aurora, come vennero chiamati, crea un mondo di figure umili e stupefatte: angeli adolescenti, castellane, bambini, contadini, ispirati a quanto vede nel piccolo borgo di Cislago dove vive. La mostra muove dai precursori del chiarismo - Renato Birolli, Aligi Sassu, Luigi Broggini, Pio Semeghini - presentando fra l’altro il Taxi rosso (1932) di Birolli, i Dioscuri (1931) di Sassu e il Nudo verde (1934) di Broggini. Sono poi esposte tutte le opere più significative del chiarismo, dallo Schermidore di Del Bon, che nel 1934 vinse il Premio Principe Umberto, a Lania (1936) di Spilimbergo; da Periferia di Milano (1930) di Lilloni alla monumentale Composizione in azzurro (1936) di De Amicis. Conclude la rassegna l’antologica di De Rocchi che comprende tutti i dipinti più importanti dell’artista, come la suggestiva Figura del concerto (1931), in cui ritrae la giovane moglie nelle vesti di un angelo; Venere che si specchia (1932); La fanciulla dei colombi (1931), amata da Carrà; L’angelo musicante (1933), apprezzato dal poeta Sergio Solmi; Mia figlia, inviato alla Biennale di Venezia del 1934; il gigantesco Foro Romano (1936), eseguito per decorare una libreria. Molti gli inediti esposti, tra cui il Taxi rosso sulla neve (1931), capolavoro del primo Birolli, e il suo Arlecchino musicante (1931), ritrovati durante i lavori di preparazione della mostra; una Testa di ragazzo (1931) di Sassu, appartenuta a De Rocchi; un Nudino (1941) di Del Bon; Cislago (1930), Ragazza con la mandola (1936) e Figura sdraiata (1939) di De Rocchi, oltre a vari dipinti mai più visti dopo gli anni Trenta. Accompagna la rassegna un catalogo Skira, con saggi della curatrice Elena Pontiggia e di Viviana Birolli, Stefano Crespi, Lorella Giudici, Marta Mirra, Manlio Paganella e una testimonianza di Pier Rosa De Rocchi. |
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MANUELA GALATI E LUIGI LOQUARTO “PARTICELLE ELEMENTARI” ROMA, 21 – 23 GIUGNO |
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Roma, 16 giugno 2010 - Mostra lampo per i due artisti di questa doppia personale: 3 giorni per poter godere appieno di tutta l’energia che sprigionano i loro lavori, durante i quali la galleria Montoro seguirà un orario speciale dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 18.00 alle 21.00 fino a mercoledì 23 giugno. Punto centrale messo a fuoco dalla mostra è esattamente quella particella elementare, quel frammento attraverso il quale Loquarto da forma alle sue figure e Galati modella le sue auto proiezioni. L’opera di Manuela Galati è una continua ricerca di definizione di se. Attraverso acrilici e smalti generalmente su fogli di plexiglass, la ricerca è diretta a trovare il perfetto equilibrio che permetta la miglior rappresentazione del suo mondo interiore. Tutte le piccole forme biomorfe che costituiscono le fantasiose geometrie delle sue opere sono parti di un percorso di conoscenza di se articolato ogni volta in maniera diversa. L’opera “Puzzle scomposto” in mostra alla Galleria Montoro, forse esprime al meglio questa idea di complessa unità: la ricerca di una forma che presenti più sfaccettature di una stessa personalità, si risolve in forme concluse che si articolano nello spazio diventando loro stesse “particelle elementari” di un’opera completa. Questo processo di ricerca raggiunge il suo apice nell’opera “Autoritratto in verde” in cui l’identificazione dell’artista con le sue delicatissime forme e i suoi accesissimi colori, si esprime in maniera tautologica. Sempre della stessa serie altri due lavori a base acrilica e smalto, questa volta nei toni del bianco e del nero a sottolineare che non-colore non-esiste. Nel rifarsi a concetti storici come la “ripetizione differente” in cui la stessa forma che ad un primo sguardo appare simile ad un’altra, è solo ad uno sguardo attento che evidenzia le sue differenze, Manuela Galati lavora anche sul tema della memoria. Con la splendida serie delle “Variazioni” in cui sotto fogli di plexiglass presenta una splendida carta da parati decoratissima della casa delle nonna, Galati lavora con smalto trasparente sopra i fogli stessi regalando un effetto decorativo incredibilmente delicato senza intaccare la memoria appunto di un luogo di infanzia. La realtà di Luigi Loquarto passa attraverso gli occhi coloratissimi di un bambino esperto. I pennarelli con cui da vita alle sue figure su carta fanno emergere la realtà di un mondo parallelo e personalissimo. Oltre all’incredibile effetto decorativo delle sue opere, la sua ricca produzione trasuda curiosità di espressione: la ricerca di modalità espressive e di movimento attraverso variazioni chiaroscurali e di toni differenti. E’ così che prendono vita forme di animali, persone o figure fantastiche determinate dall’accostamento, anche in questo caso, di “particelle elementari”. Il frammento di Loquarto non divide ma determina, da forma e muove colli di cavalli o espressioni del viso emotivamente connotate in modo molto chiaro. Se le espressioni provocatorie dei suoi ritratti presi spesso dal basso verso l’alto, fanno facilmente pensare a disegni di Egon Schiele, il suo personalissimo uso del colore porta la mente verso un tardo espressionismo astratto americano con evidenti derivazioni Pop. Il momento colto nell’attimo è bloccato per sempre. Come con una macchina fotografica, Loquarto blocca le sue figure nel mezzo di un movimento distratto, di uno stato d’animo pronto a sparire. I suoi ritratti spesso sembrano sul punto di rispondere ad una provocazione, o forse lo hanno appena fatto; i suoi animali pare si siano girati per poter riprendere a momenti la posizione frontale; le sue figure immaginarie, i suoi mostri, non incutono nessun tipo di timore, piuttosto curiosità rispetto a cosa potranno diventare a momenti. Sia Manuela Galati che Luigi Loquarto vantano una produzione vastissima di opere tra cui la Galleria Montoro ha attuato una accurata selezione per presentare al grande pubblico queste due sicure promesse della arte contemporanea nella loro complessità. |
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DIALOGHI CON LA MONTAGNA A CURA DI SPAZIO28 ARTE CONTEMPORANEA SAN BERNARDINO (CH) DAL 30 LUGLIO AL 31 AGOSTO 2010 |
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San Bernardino (Ch), 16 giugno 2010 - la mostra"Dialoghi Con La Montagna" in programma presso la Galleria Spazio28 a Sanbernardino Grigioni - Ch per l´Estate 2010 ,vuole essere un omaggio alla montagna. La montagna intesa come fonte di energia vitale, luogo di meditazione e di spiritualità, di confine e di scambi,di battaglie e di fratellanza, musa ispiratrice per artisti, poeti, scrittori di ogni tempo. Gli artisti invitati si confrontano e dialogano con la montagna traendone emozioni che traducono con i loro linguaggi: pittura,scultura,segno. Il progetto ha come obiettivo quello di offrire al pubblico immagini e aspetti diversificati della montagna attraverso l´occhio e la sensibilità dell´artista. Autori svizzeri e autori italiani. Una volta di più Spazio 28 li affianca, li riunisce sotto uno stesso tetto. Linguaggi e tecniche sono modulati in quella coralità che è una nota distintiva della galleria Spazio28. Non è forse un caso che la si raggiunga da nord e da sud, sorpassati valichi e tunnel, percorse curve e salite, lasciato il lago giù, in basso, accanto a confini che uniscono separatezze. La montagna ¬ come il cielo, la notte, i mari - è prima di tutto un simbolo, è dunque un riverbero dell¹esperienza e del sentire di ciascuno, è la grande culla da cui partire o alla quale tornare. E questo è il respiro stesso che vuole avere l¹esposizione. La montagna di Pierluigi Alberti dialoga con il tempo metafisico dell´arte classica. Tiziana Rosmini inquadra la sua montagna nel cosmo utilizzando materiali poveri: lastre, rete e filo di rame in perfetto equilibrio Laura Pitshaider e Anna Sala esaltano della montagna l’essenza spirituale; nelle loro opere il colore e il segno rapido si fondono in un unicum. Per Anne Thorninger e Nancy Uslenghi la montagna è vissuta come ricordo di viaggio. L´imponenza e la grandiosità delle vette sono riconoscibili nelle immagini di Rolf Bram, della Belloni , di Francesca Ferri e di Valeria Brunelli. Spinoccia e Anna Filippi guardano alla montagna con sottile,umana ironia ; mentre lo sguardo poetico e naturalistico di Danila Denti ne coglie intime vibrazioni filtrate dalla tecnica dell´incisione ad acquatinta e sovrapposizioni di colori. Il tema del rapporto dell’uomo con la montagna viene affrontato da Vanetti attraverso i volti trasfigurati degli alpini che preannunciano dolorosi destini. Oltre alle opere pittoriche e bidimensionali, il percorso della mostra contempla una serie di opere di scultura in legno,in terracotta ,in bronzo e in lamina metallica : Mirella Gerosa interpreta un dialogo con la montagna vista come la Madre terra , Z´graggen ferma nel bronzo il sostare di uccelli sulla vetta. Per Mavi Ferrando è uno specchio ad esaltare le forme forti della roccia. Elena Ciuti interpreta con una sofisticata tecnica il disgelo di ghiacciai che lasciano tracce lontane; le raffinate sculture di Toletti e di Gianni Drago invitano alla riflessione sulla bellezza universale della montagna. Gli artisti: Pierluigi Alberti, Marilena Belloni, Rolf Bram,valeria Brunelli, Elena Ciuti, Danila Denti, Gianni Drago,mavi Ferrando, Francesca Ferri, Anna Filippi, Mirella Gerosa, Laura Pitshaider, Tiziana Rosmini, Anna Sala, Spinoccia, Edoardo Toletti, Anne Thorninger, Nancy Uslenghi,vincenzino Vanetti, Jack Z´graggen |
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