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GIOVEDI

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Notiziario Marketpress di Giovedì 08 Luglio 2010
I DEPUTATI EUROPEI DICONO NO AL CIBO DERIVATO DA ANIMALI CLONATI  
 
Strasburgo – Ieri i deputati hanno rinnovato il loro appello al divieto della commercializzazione di alimenti derivati da animali clonati in una votazione di mercoledì per una legislazione sui nuovi alimenti. Hanno inoltre invocato una moratoria sui cibi prodotti grazie all´uso di nanotecnologie fino a quando possano essere esclusi eventuali rischi per la salute. L´uso di nuovi cibi - derivati da processi di produzione innovativi o tradizionalmente consumati solo fuori dall´Unione europea - è regolamentato già dal 1997. Il Parlamento europeo ha approvato una serie di emendamenti tesi a rinnovare la normativa vigente, in particolare l´introduzione di una procedura semplificata di autorizzazione, sottoposta a una valutazione dei rischi eseguita dall´Autorità europea per la sicurezza alimentare. I deputati hanno anche espresso la loro preoccupazione riguardo al consumo di alimenti derivati da animali clonati e all´uso di nanotecnologie. No alla carne di animali clonati - Attualmente, non esiste una normativa europea che autorizzi o vieti prodotti lattiero caseari e carne provenienti da animali clonati. Invece di disciplinare tali prodotti in base alle norme sui nuovi alimenti, come sostenuto dalla Commissione e dal Consiglio, i deputati insistono sul fatto che la nuova legislazione europea dovrebbe espressamente vietare tutti il cibi derivati da animali clonati e dalla loro progenie, e chiedono una moratoria sulla vendita, in attesa che tale normativa entri in vigore,. Per la relatrice Kartika Liotard (Gue, Nl) "una netta maggioranza in seno al Parlamento solleva obiezioni etiche riguardo alla produzione industriale di carne proveniente da animali clonati che soffrono in maniera sproporzionata di malattie, malformazioni e morte prematura. Per anni i deputati hanno chiesto una corretta regolamentazione: è ora che la Commissione ascolti il Parlamento e i cittadini su questo problema". Una moratoria sui nano-prodotti - Il Parlamento europeo sostiene che gli ingredienti di dimensioni nano-metriche e gli alimenti provenienti da processi nano-tecnologici dovrebbero essere soggetti alla normativa sui nuovi cibi. I deputati hanno invocato una moratoria su questi alimenti fino a che una specifica valutazione dei rischi dimostri la sicurezza dei processi nano-tecnologici o dei nano-ingredienti. Ha inoltre espresso preoccupazione riguardo alla possibilità che le nano-tecnologie siano già in uso nella produzione degli alimenti o degli imballaggi. Qualsiasi nano-ingrediente approvato dovrà essere indicato in etichetta. Alimenti derivati da animali allevati con Ogm - La maggioranza dei deputati ha respinto un emendamento che chiede l´etichettatura obbligatoria dei prodotti alimentari provenienti da animali allevati con mangimi geneticamente modificati. Le prossime tappe - Se il Consiglio non accetterà la posizione in seconda lettura del Parlamento europeo, si passerà alla procedura di conciliazione, al fine di raggiungere un accordo su un testo condiviso.  
   
   
COLDIRETTI: GRANO CANADESE DIVENTA PASTA MADE IN ITALY CENTINAIA DI COLTIVATORI MANIFESTANO DAVANTI AL MOLINO DI MELFI  
 
Dopo le segnalazioni dello sbarco di ingenti quantità di grano duro canadese trasportato via mare e approdato nel porto di Bari, ieri in mattinata, la Coldiretti di Basilicata ha organizzato un Comitato di accoglienza, formato da centinaia di cerealicoltori lucani reduci dal presidio del Brennero, nella zona industriale di San Nicola di Melfi, presso la Candial Commercio Spa. Lo riferisce il presidente della Coldiretti lucana, Piergiorgio Quarto. Molti dei tir provenienti dal porto del capoluogo barese, carichi di grano duro canadese, erano di fatti destinati alla sede lucana della Candial Commercio. Azienda già nota ai consumatori per la vicenda del grano duro canadese risultato contaminato da ocratossina. Per accertarsi della provenienza del grano, i rappresentanti Coldiretti hanno chiesto le bolle d’accompagnamento agli autotrasportatori, prova della provenienza d’oltreoceano del cereale. Nella mattinata si sono avvicendati Tir in entrata ed in uscita dall’azienda. Il grano canadese, ha spiegato Quarto, entra in Candial Commercio e viene dirottato ai grossi produttori quali Barilla, Colussi, Divella. In pratica il grano canadese arriva sulle tavole dei consumatori sottoforma di pasta Made in Italy. Tant’è vero che le bolle di uscita riportavano l’indicazione della merce come “semola di grano duro standard” o “semola di tipo A” facendo dimenticare la provenienza del grano. Un grave furto di valore e d’identità per l’agricoltura italiana. “La lotta che Coldiretti porta avanti – ha affermato il Presidente di Coldiretti Basilicata Piergiorgio Quarto - per un’etichettatura chiara e dettagliata, serve a smascherare anomalie come questa. La concorrenza sleale dell’importazione di grano duro straniero, che ha portato ad un netto calo del prezzo del cereale a danno delle imprese agricole, sta mettendo in ginocchio il settore cerealicolo lucano. Solo in minima parte la produzione del mal pagato grano lucano viene utilizzata per la produzione di semola di grano duro o farina. E le spese di questa speculazione non le fanno solo gli imprenditori agricoli ormai al collasso, ma soprattutto i consumatori, dato che com’è noto, viene importato anche grano nocivo alla salute umana. Per questo è arrivato il momento che ai consumatori sia riconosciuto il diritto di essere informati sulla provenienza delle materie prime utilizzate e ai produttori lucani la possibilità di difendersi da chi, con una concorrenza sleale, cerca di appropriarsi della qualità e della certificazione dei frutti del loro lavoro. È noto che gli standard qualitativi dei prodotti dell’agricoltura italiana sono altissimi e rappresentano una garanzia per il consumatore in quanto a sicurezza alimentare date le restrizioni e i severi controlli legati all’impiego di fitofarmaci non nocivi alla salute. Per questo motivo Coldiretti si batterà sempre per la tutela e la difesa del Made in Italy”.  
   
   
SU TRENTINOAGRICOLTURA.IT PUBBLICATO IL RAPPORTO AGRICOLTURA 2007-2009  
 
È stato pubblicato il Rapporto Agricoltura 2007-2009, redatto dal Dipartimento Agricoltura e Alimentazione della Provincia Autonoma di Trento. Il Rapporto Agricoltura rappresenta, ormai da diversi anni, un importante contributo alla conoscenza di un settore fondamentale dell’economia provinciale. Alla luce dei numerosi e repentini cambiamenti in atto, il Rapporto vuole essere un utile strumento per rappresentanti istituzionali, imprenditori agricoli, tecnici e altri addetti del settore. Ad una prima sezione in cui si analizzano l’evoluzione dei dati strutturali, delle produzioni e dei fattori produttivi, segue un’ampia sezione dove si cerca di offrire un quadro generale delle politiche agricole attuate nel territorio provinciale, nonchè dei principali strumenti di programmazione. All’analisi dell’agricoltura sono dedicati quattordici capitoli che riguardano non solo le produzioni agricole, ma anche il settore della trasformazione e commercializzazione, il fattore lavoro, la situazione fondiaria, i consorzi di bonifica e di miglioramento fondiario, l’irrigazione, fino a toccare temi particolarmente attuali come gli infortuni in agricoltura. Il volume propone, nei capitoli successivi, la descrizione dei programmi e delle iniziative attuate per lo sviluppo dell’agricoltura trentina, una sintesi delle attività del Dipartimento Agricoltura e un approfondimento monografico dedicato al Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013. Il triennio 2007-2009 ha rappresentato un periodo di particolare impegno, è stato dato avvio alla nuova programmazione, con la definizione del Programma di Sviluppo Rurale 2007/13, importante strumento per le politiche non solo agricole, ma di sviluppo rurale nella sua più ampia accezione. L’attenzione è stata rivolta anche ad altre problematiche, quali ad esempio la costituzione e l’avvio dell’Organismo Pagatore provinciale, per razionalizzare le procedure provinciali e le risorse umane impiegate. In questa sezione si è cercato di offrire al lettore una panoramica chiara ed esaustiva non solo della normativa di riferimento e degli obblighi da rispettare, ma anche delle opportunità offerte dagli strumenti di programmazione. Il Rapporto Agricoltura 2007-2009 è disponibile in versione online all’indirizzo: www.Trentinoagricoltura.it/    
   
   
CIA BASILICATA: PENSIONATI CONTESTANO PROVVEDIMENTI SANITA’  
 
I pesanti interventi del Governo sulla sanità e sulla riclassificazione della spesa farmaceutica, con tagli a Regioni, Provincie e Comuni, sommati al pacchetto di provvedimenti adottati dalla Giunta Regionale, tra i quali l’abolizione dell’istituto di reperibilità telefonica del medico di base e le nuove prescrizioni sulle ricette per medicinali, rischiano di colpire soprattutto pensionati ed anziani che vivono nelle numerose contrade ed aree rurali della Basilicata. E’ quanto sostiene il presidente regionale dell’Anp-cia (l’associazione dei pensionati agricoltori) Giovanni Bulfaro. Si pensi – dice Bulfaro – solo al ruolo insostituibile dei medici di famiglia per i loro assistiti che risiedono nelle aziende agricole sparse sul territorio e che vengono privati dell’unico presidio di assistenza medica. Siamo consapevoli della necessità di un intervento urgente per sanare la finanza pubblica, ma al tempo stesso riaffermiamo l´esigenza di un riequilibrio del peso della manovra del Governo, che, nella sua versione originaria, si limita a una riduzione del deficit, seguendo un approccio centralistico, in contrasto con i principi del federalismo fiscale e senza prevedere politiche di impulso all´economia, diversamente da altri Paesi. Con questa impostazione -sottolinea il presidente dell’Anp-cia- si rende impraticabile la realizzazione del federalismo fiscale che, viceversa, rappresenta la strada, assieme alle riforme istituzionali del bicameralismo, all’eliminazione degli enti inutili, alla riorganizzazione delle province, in grado di contribuire realmente a rimuovere le ragioni strutturali che nel nostro Paese continuano ad alimentare un così elevato debito pubblico. Altri aspetti preoccupanti della manovra sono, per i pensionati Cia, le diminuzioni nei trasferimenti agli enti locali, gli interventi sul sistema sanitario, sulla farmaceutica, che complessivamente portano ad una diminuzione degli interventi sulle politiche sociali che rappresentano ormai l’unica forma di sostegno alle categorie più in difficoltà rappresentate in particolare dai pensionati. L’anp-cia ribadisce l’ impegno per la costituzione della Consulta Dell’anziano in ogni comune; la predisposizione di un piano di servizi nei piccoli comuni e nelle oltre 2000 contrade rurali; la carta Regionale del pensionato con la quale accedere e ricevere benefici e servizi.  
   
   
TRENTO, BRENNERO: DIFENDIAMO I NOSTRI PRODOTTI CONTRO LE IMPORTAZIONI DEL FALSO MADE IN ITALY  
 
Al Brennero, dove anche il 7 luglio è proseguita la manifestazione di Coldiretti, c´erano anche gli agricoltori trentini. Al loro fianco, per sostenere le ragioni di una battaglia in difesa dei prodotti agroalimentari nazionali e locali e per una legge sull´etichettatura che ne attesti la provenienza, anche l´assessore all´agricoltura Tiziano Mellarini. "Siamo qui al Brennero - ha spiegato Mellarini parlando davanti alle centinaia di "tute gialle" della Coldiretti - per ribadire la nostra attenzione alla qualità dei nostri prodotti e per testimoniare, soprattutto verso i consumatori, che c´è un processo dal campo alla tavola che mette in primo piano la qualità organolettica delle nostre produzioni". Una presenza, quella di Mellarini, motivata dalla volontà di essere "al fianco del made in Trentino e del made in Italy, contro la vergogna di una industria alimentare che preferisce le importazioni". "Da tempo - ha aggiunto l´assessore, facendo riferimento alle parole pronunciate ieri al Brennero dal ministro all´agricoltura Giancarlo Galan - chiediamo una legge sulla etichettatura e la rintracciabilità dei prodotti, per far sì che il consumatore possa conoscere la provenienza degli stessi e scegliere in totale trasparenza quali acquistare".  
   
   
AGRICOLTURA E FORESTE: IL PIEMONTE APPOGGIA LE RICHIESTE DELLE PICCOLE MEDIE IMPRESE SONO IL CUORE DELL´ECONOMIA, VANNO TUTELATE  
 
 E’ stata pubblicata in questi giorni una lettera aperta dei Cna Piemonte, Lombardia, Veneto e Liguria, nella quale le piccole medie imprese lamentano il fatto che le grandi aziende tardano sempre più con i pagamenti, chiedendo l’approvazione di una legge che impedisca questo fenomeno, norma peraltro già operativa in altri Paesi come la Francia. Dati alla mano, il tempo medio di pagamento di una fornitura da piccola a grande azienda è passato dai 100 giorni del 2008 ai 178 di oggi. Claudio Sacchetto appoggia tali richieste, commentando: “Le piccole medie imprese sono il cuore dell’economia. Uno dei motivi per i quali l’Italia sta affrontando meglio la crisi economica è proprio la radicazione nel territorio delle piccole realtà imprenditoriali. Esse continuano ad esistere, ad operare, a investire risorse ed a rischiare nonostante le persecuzioni che subiscono ogni giorno da più parti: il ritardo dei pagamenti da parte delle grandi aziende, divenuto ormai insostenibile, l’eccessiva burocrazia richiesta dallo Stato, la carenza di infrastrutture sempre più sentita in molte parti del Paese”. Continua l’Assessore all’Agricoltura: “Bisogna tutelare tutte queste realtà, ascoltare il loro grido d’allarme e agire subito. Non è male l’idea di una legge che imponga tempi certi e di breve termine per i pagamenti da parte delle grandi imprese. Non vi è dubbio poi che sia necessaria una drastica sburocratizzazione con lo scopo di favorire la piena operatività delle piccole medie imprese, sottraendole dalla schiavitù delle carte bollate e dei tempi troppo lenti imposta dalle leggi troppo complicate e soprattutto troppo numerose”. Conclude Sacchetto: “E’ inoltre necessario che l’Italia riveda i termini di pagamento per le merci agricole deperibili ed imponga agli acquirenti, in particolare la Gdo, di corrispondere i pagamenti entro 30 giorni come prevede l’Unione Europea”.  
   
   
AGROALIMENTARE, CCIAA: A MATERA INCOMING CON RUSSIA  
 
Da Mosca a Novosibirsk (Siberia) per incontrare a Matera, da oggi e fino al 10 luglio, gli operatori economici del Mezzogiorno nel corso della manifestazione di incoming “Italia a Tavola’’, che ha già coinvolto Firenze per le regioni Nord nell’ambito del programma “L’agroalimentare italiano come strumento trainante del Made in Italy in Russia” in seguito all’accordo stipulato lo scorso anno tra il Ministero dello Sviluppo Economico, Unioncamere e Assocamerestero. I 20 buyers russi rappresentano la punta avanzata di un mercato in continua espansione per il Made in Italy, che non è solo Mosca, ma che trova costante interesse nelle diverse regioni di uno sconfinato Paese. Da domani gli operatori russi avranno incontri B2b con i rappresentanti di 90 aziende agroalimentari delle regioni Basilicata, Campania, Puglia, Sicilia, Calabria e Molise e visionare, gustare, i prodotti tipici (vino, distillati, acqua, olio d´oliva, formaggi, pasta, sughi e conserve, salumi, caffè, prodotti dolciari) che saranno esposti nelle mostra mercato allestita negli ipogei di piazza San Francesco d’Assisi e dell’Albergo Italia. Un appuntamento unico nel Mezzogiorno, che rafforza l’azione sinergica tra le Camere di commercio, i produttori, nella promozione dei territori all’estero. Gli Enti camerali avranno spazi espositivi in piazza San Francesco d’Assisi, insieme al sistema Bridgeconomies, al Comune di Matera e al Consorzio Conai. La manifestazione, organizzata dalla Camera di Commercio di Matera, con l’apporto dell’azienda speciale Cesp in collaborazione con il sistema camerale italiano, e l’apporto di Comune e Provincia di Matera, segue alla positiva esperienza realizzata nei mesi scorsi con il progetto Siaft. “Per Matera, per il Mezzogiorno – ha detto il presidente della Camera di commercio di Matera, Angelo Tortorelli - è una grande opportunità per far conoscere anche su un mercato in crescita, come quello russo, i prodotti della buona tavola e della dieta mediterranea in generale. Con l’agroalimentare promuoviamo anche il turismo in un lavoro di rete, che coinvolge non solo il sistema camerale, ma anche gli operatori economici e gli enti locali’’.  
   
   
IMPRENDITORI AGRICOLI, CREDITO SNELLO E MENO ONEROSO UN SEGNALE FORTE DEL GOVERNO REGIONALE DEL MOLISE A FAVORE DELL´INTERO SETTORE"  
 
 "Abbiamo attivato un volano finanziario che permette alle imprese agricole molisane di realizzare investimenti finalizzati alla diversificazione e ammodernamento delle loro attività e, nello stesso tempo, abbiamo messo in campo importanti strumenti per rilanciare il settore agricolo e agroalimentare sfruttando appieno le opportunità offerte dalle risorse del Programma di Sviluppo Rurale". Così l´Assessore Nicola Cavaliere commentando i contenuti del protocollo d´intesa sottoscritto tra la Regione, l´Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare (Ismea), l´Associazione Bancaria Italiana (Abi) e gli Istituti di Credito che hanno aderito all´iniziativa. "Un intervento necessario - sottolinea l´Assessore - soprattutto in questo momento di crisi che coinvolge tutti i settori e che richiede un´azione congiunta e sinergica da parte di tutti, operatori economici ed istituzionali. Il nostro compito è quello di sostenere l´azione delle imprese. Con questo accordo che coinvolge Ismea e l´intero sistema creditizio regionale crediamo di aver fatto un importante passo avanti per consentire ai nostri operatori di rilanciare le loro attività". Gli accordi stipulati con Ismea, Abi e Istituti bancari sono finalizzati ad individuare strumenti creditizi innovativi ed adeguati alle esigenze delle imprese agricole ed agroalimentari che intendono usufruire delle agevolazioni previste nel Programma di Sviluppo Rurale della Regione Molise per l´ammodernamento aziendale e l´accrescimento del valore aggiunto dei prodotti agricoli e forestali; a definire procedure e condizioni di accesso al credito snelle e vantaggiose per le imprese; a creare una rete di garanzia che sostenga le imprese nel processo di rilancio dell´agricoltura ed agroalimentare; a promuovere iniziative di informazione, formazione ed aggiornamento rivolta agli operatori del settore creditizio e del mondo agricolo sulle possibilità offerte dal Psr e sui contenuti degli accordi. "Si tratta, dunque, di strumenti molto importanti per gli imprenditori agricoli che in questa maniera - ha concluso l´Assessore - potranno beneficiare di un canale più rapido e meno oneroso per l´accesso al credito. In un momento di forte congiuntura negativa, tutto ciò rappresenta un segnale forte del Governo regionale a favore dell´intero settore".  
   
   
TRENTO: FIAVÉ, SOLO LATTE PRODOTTO DAI SOCI  
 
 La ulteriore conferma che il latte lavorato a Fiavé è conferito esclusivamente dai soci viene dall’Azienda Sanitaria provinciale, che ha terminato ieri le verifiche richieste dal Ministero della Salute sull’origine delle materie prime che componevano i lotti della mozzarella oggetto di colorazione anomala. “Le verifiche che abbiamo fatto – afferma il dott. Luciano Azzolini, veterinario del servizio di Tione dell’azienda Sanitaria - riguardano la tracciabilità e rintracciabilità delle materie prime in entrata nel caseificio dal primo giugno ad oggi. Il sistema di rintracciabilità del latte segue una procedura ben codificata ed è rispettato. La tracciabilità del latte che entra tramite gli automezzi che convogliano il latte a Fiavé è stata controllata tramite i documenti sui mezzi (le cosiddette “strisciate”), la verifica dei pesi e l’attribuzione del relativo lotto. Una verifica specifica e completa è stata fatta in particolare per i lotti oggetto di ritiro. Mediamente nel caseificio entrano dai 500 ai 600 quintali di latte al giorno, e nel periodo di riferimento relativo alla verifica circa 250-300 quintali al giorno sono stati destinati alla mozzarella biologica e non. Abbiamo verificato tutte le schede di produzione e i registri che sono istituiti presso il manuale di sicurezza alimentare dello stabilimento, abbiamo verificato la corrispondenza tra il latte effettivamente lavorato e il prodotto finito e venduto, con la debita trasformazione relativamente alla resa, pari a circa dal 12 al 13%. Inoltre abbiamo verificato i documenti di trasporto di tutto lo stabilimento, al fine di intercettare eventuale latte diverso da quello dei soci produttori. Questo controllo ha dato esito negativo, pertanto si può dichiarare che relativamente alle verifiche da noi fatte non è entrato latte diverso da quello dei soci”. A proposito di pseudomonas“ci sono dei patogeni che non sono visibili – afferma il dottor Azzolini - ma sono molto più pericolosi dei batteri pseudomonas che hanno un impatto violento sul consumatore finale ma di limitata patogeneticità. In letteratura ci sono rilevanze di positività a questo germe fin dal 1986. E’ un microrganismo “malandrino” perché ubiquitario, con alta capacità di adattamento. Si fa sempre più strada l’ipotesi di competizione fra germi effettivamente patogeni e questo tipo di germe, che prende il sopravvento in ambiente con scarsa competizione con altri germi. Paradossalmente, proprio l’abbattimento di altri germi pericolosi per la salute ha favorito la diffusione dello pseudomonas. Per quanto riguarda le attrezzature della lavorazione – prosegue il dott. Azzolini - già da tempo esse sono oggetto di manutenzione, e il manuale di sicurezza individua i pericoli, quelli che sono più in agguato e che il servizio veterinario verifica regolarmente nella sua applicazione. Questa è una azione svolta dal servizio veterinario regolarmente e nel rispetto della normativa. Per quanto riguarda la messa in funzione dello stabilimento, il nostro ruolo è quello della tutela al massimo della sicurezza degli alimenti che entrano sul mercato, e pertanto dobbiamo concedere garanzie assolute affinché questo problema si risolva e non si ripresenti”.  
   
   
IL GOVERNATORE DELLA CALALBRIA SCOPELLITI SOSTIENE L’INIZIATIVA DELLA COLDIRETTI SUL MADE IN ITALY  
 
L´iniziativa della Coldiretti, a sostegno del made in Italy, è stata apprezzata dal Presidente della Regione Giuseppe Scopelliti – informa una nota di ieri dell’Ufficio stampa della Giunta regionale. "Oggi a Gioia Tauro si è discusso di un argomento importante che merita il sostengo dell´ente. La salvaguardia dei prodotti italiani è fondamentale per l’economia del territorio e l´immissione nel mercato di derrate alimentari spacciate come nostrane, oltre ad essere un´evidente pericolo per il consumatore, è un danno per il sistema produttivo calabrese. Per questi motivi, alla Coldiretti, alle aziende ad ai tanti lavoratori del settore va il sostengo concreto della Regione Calabria".  
   
   
PESCA IN ABRUZZO: VERTICE A STRASBURGO CON IL COMMISSARIO DAMANAKI CHIESTO PROLUNGAMENTO FERMO FINO A TRE MESI E PER TRE ANNI  
 
Pescara - Un intervento straordinario per il prolungamento dell´interruzione temporanea obbligatoria della pesca che vada oltre l´attuale mese ma che si prolunghi fino a tre mesi e per tre anni. E´ stata una delle richieste che l´assessore alla Pesca, Mauro Febbo, anche a seguito di numerosi confronti con le marinerie e con gli assessori omologhi delle regioni Marche, Molise e Puglia, ha rivolto al Commissario europeo per gli Affari marittimi e alla pesca, la greca Maria Damanaki, nel corso di un incontro, tenutosi a Strasburgo, in Francia, dove sono state affrontate, nello specifico, le problematiche di settore delle quattro regioni del medio e basso Adriatico. Questo per rispondere concretamente alle esigenze reali della ripopolazione ittica, secondo quanto affermano gli attuali studi scientifici. "Lo sfruttamento sostenibile del mare - ha dichiarato l´assessore Febbo - è arrivato ad un punto tale che, se vogliamo davvero rispettare i parametri biologici, è forse necessario che da parte di tutti venga fatto un passo indietro. Proprio a tal proposito, - ha continuato l´assessore alla Pesca - ci si sta impegnando in un intenso lavoro di mediazione tra Commissione Europea, Governo e Regioni al fine di contemperare i diversi interessi in ballo". Dal canto suo, il Commissario Damanaki ha riaffermato, categoricamente, che è impossibile concedere deroghe all´applicazione del Regolamento sul Mediterraneo n. 1967/2006. "Naturalmente, - ha proseguito Febbo - dei costi e degli oneri sociali del prolungamento del fermo si dovrà fare carico il bilancio comunitario. Inoltre, ci si è soffermati sul problema del rispetto della reciprocità da parte di tutti gli Stati che si affacciano sull´Adriatico. In relazione a ciò, - ha riferito l´assessore Febbo - il Commissario Damanaki si è detto disponibile, in tempi brevi, sia a cercare una soluzione per attuare tale richiesta attivando delle riserve dei fondi Fep, sia a reperire ulteriori risorse per il rinnovo delle attrezzature. Ovviamente, - ha sottolineato - la proposta dovrà essere negoziata anche con il Governo italiano". In relazione al problema della reciprocità, il Commissario Damanaki ha comunicato che sono in corso i negoziati con il Governo croato per il raggiungimento "dell´aquis comunitario" (allineamento normativo con gli standard comunitari), nel settore della pesca. La delegazione croata, in qualità di uditore, è stata invitata ai prossimi incontri sulla "Strategia del mare" per l´Adriatico e lo Ionio, documento strategico per la programmazione del turismo, dell´ambiente e delle altre attività produttive dell´area marina. L´euoparlamentare Antonello Antinoro, anche a nome del collega Enzo Rivellini, promotore dell´incontro di Strasburgo, ha comunicato al Commissario Damanaki che delle variazioni o di un possibile nuovo Regolamento, si comincerà a discutere dal prossimo mese di settembre in seno alla Commissione Pesca del Parlamento europeo.  
   
   
IL VIGNETO VENETO SEMPRE PIÙ DI QUALITÀ –DALLA UE 17,5 MILIONI PER MIGLIORARLO  
 
“I nostri viticoltori non lesinano impegno per migliorare il vigneto veneto e la burocrazia regionale in questo caso ha saputo dare una risposta forte e rapida”. E’ soddisfatto l’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato: “le aziende hanno usufruito delle possibilità offerte dal piano di sostegno e le richieste finanziarie sono state molto mirate, ma soprattutto siamo riusciti a soddisfarle per la quasi totalità, grazie anche alla rimodulazione delle risorse accordato in considerazione della nostra capacità di spesa. Siamo riusciti a recuperare 17 milioni e mezzo rispetto ai 7 iniziali, grazie ai quali abbiamo liquidato tutte le istanze per superfici fino a tre ettari. Per quelle eccedenti siamo fiduciosi di poter avere a settembre altre risorse come effetto di economie di spesa. Quanto alle misure di mercato per la distillazione e gli arricchimenti, procederemo alla copertura delle richieste ammesse ai benefici”. Sulla questione dell’utilizzo dei mosti concentrati e concentrati rettificati, i cosiddetti arricchimenti, vi sono però dei problemi determinati dalla progressiva riduzione delle risorse comunitarie: la spesa storica italiana è infatti di poco inferiore ai 70 milioni di euro, di fronte ad uno stanziamento complessivo di 25 milioni di euro per la vendemmia 2010 e al completo azzeramento dal 2012. “Ho scritto al ministro Giancarlo Galan – ha annunciato Manzato – chiedendogli un intervento specifico a Bruxelles: gli arricchimenti sono stati infatti istituiti per porre tutti i viticoltori europei sullo stesso piano, sia quelli favoriti dalle condizioni climatiche sia quelli che non hanno questo beneficio “naturale”. La viticoltura mediterranea, però, utilizza mosti concentrati o concentrati rettificati, con spese molto più elevate rispetto ai paesi dove viene utilizzato lo zucchero”. “La questione dell’arricchimento va dunque assolutamente affrontata entro il 2012, per risolvere questa situazione di disparità, altrimenti – ha concluso l’assessore veneto – dovremmo ricorrere ai massimi organismi istituzionali comunitari per richiedere una equa tutela degli interessi dei nostri operatori”.  
   
   
“PRISECCO”. FORSE CERCAVI PROSECCO? MANZATO: UNO SCANDALO INTERNAZIONALE. L’EUROPA INTERVENGA  
 
Venezia - Quanto è genuino e oggettivo Google. Se nella ricerca scrivi “Prisecco”, lui avverte l’assonanza e per prima cosa ti dice: “Forse cercavi: Prosecco”. Poi però, obbediente, ti propone per “Prisecco” 11.500 risultati. Scopri così che in Germania con questo nome è venduto un “vino” frizzante analcolico nelle versioni rosso, bianco e rosè. “Se qualcuno volesse sostenere che Prisecco non è confondibile con Prosecco, nella sua illuminata ingenuità Google sostiene il contrario. Il Prisecco però – ha affermato l’assessore all’agricoltura del veneto Franco Manzato – può essere un inganno bello e buono per consumatori non smaliziati o che poco addentro alla cultura del vino. Come Regione sosterremo ogni iniziativa possibile per evitare che ci si possa confondere per questa assurda assonanza con un prodotto che nulla ha a che vedere con il nostro Prosecco Doc e con il Prosecco Superiore Docg. E’ ora che all’estero la smettano di lucrare sui buoni nomi delle produzioni venete, propinando beveroni “similari” che creano solo illusioni nella clientela e un danno ai nostri produttori, che si spaccano la schiena per offrire al mondo un vino con i controfiocchi”. “Sono certo – ha aggiunto Manzato – che le organizzazioni interessate faranno sentire la loro voce: pochi mesi va per il “Rosecco”, che almeno era vino, c’è stata una levata di scudi encomiabile. Su una questione del genere l’Europa dovrebbe intervenire con estrema decisione, per il bene di tutti i produttori del vecchio continente, evitando che ci si possa appigliare a cavilli. Per molto meno noi abbiamo dovuto rinunciare al “Tocai”. Anche di fronte a cosiddette preregistrazioni, ricordo che storicamente il nome “Prosecco” era sicuramente preesistente e le imitazioni del nome sono usurpazioni non certo casuali, ma premeditate: è un falso “made in Veneto”, il cui nome evoca un prodotto di altissima qualità, che a causa di questi “taroccamenti” rischia un danno enorme. “Per quanto ci riguarda come Regione intendiamo valutare se esistono gli estremi di un danno, in relazione a possibili effetti negativi sulle campagne di valorizzazione dell’autentico e unico vino Prosecco nei Paesi terzi, finanziate peraltro con fondi europei. Chiedo anche al ministro Giancarlo Galan di intervenire personalmente su questo che definisco uno scandalo internazionale: la libertà di commercio è una cosa, l’equivoco ricercato un’altra, perché è foriero di fregature per i consumatori, dei quali cercheremo di sostenere eventuali inziative, e non solo da noi”.  
   
   
I VINI DI PUGLIA IN SCENA A SHANGHAI. CAPONE: OCCASIONE PER LE IMPRESE  
 
La Puglia dei vini bissa a Shanghai il successo degli abiti da sposa, dei film girati in Puglia e dei progetti dei distretti produttivi dell’Ambiente, dell’Edilizia sostenibile e dell’Energia. L’eccellenza vinicola pugliese è stata protagonista dell’ultimo workshop della Regione Puglia all’Expo di Shanghai 2010, evento conclusivo delle due settimane pugliesi all’Esposizione Universale cinese terminato ieri. Con il coordinamento del Commissariato Generale del Governo italiano, il supporto tecnico dello Sprint, lo sportello regionale per l’Internazionalizzazione delle imprese e la collaborazione dell’Ente Enoteca Italiana, la Regione Puglia ha organizzato nel padiglione italiano dell’Expo un workshop dedicato alla presentazione ed alla degustazione guidata dei vini autoctoni pugliesi e, a seguire, incontri di business con operatori del settore cinesi. Quindici le aziende pugliesi aderenti all’iniziativa, delle quali 2 di Bari, 3 della Bat, 1 di Brindisi, 3 di Lecce, 2 di Foggia, 4 di Taranto. Davanti a 53 ospiti, tutti importatori e distributori di vini, un sommelier italo-cinese Francesco Ye, del prestigioso Ente Enoteca Italiana in Cina, ha presentato 6 vitigni autoctoni pugliesi: Primitivo, Negroamaro, Nero di Troia, Greco, Falangina, Moscato di Trani. I cinesi hanno assaggiato e apprezzato. Sapore, caratteristiche tecniche, con particolare attenzione, grazie alle spiegazioni del dottor Ye, della connessione tra vitigni e territorio. Dopo il workshop, per favorire contatti diretti, si è svolta la presentazione delle aziende e gli incontri con gli importatori, mediamente sei per ogni impresa. Soddisfatta per l’esito del workshop e dell’intera missione la Vice Presidente della Regione Puglia e Assessore allo Sviluppo economico Loredana Capone: “I vini pugliesi hanno grandi potenzialità di sviluppo sul mercato vinicolo cinese. In Puglia nel solo anno 2009 si è registrato un incremento della domanda cinese di vino e bevande pugliesi del 319,5% e negli ultimi tre anni addirittura del 1000%. Il potenziale è altissimo, addirittura stupefacente. In questi giorni – ha proseguito – la Cina ci ha stupito. Accompagnando le nostre imprese all’Expo di Shanghai, ci siamo trovati di fronte ad uno scenario che immaginavamo solo in parte. Le costruzioni e le infrastrutture ultramoderne e la stessa determinazione dei cinesi ci hanno mostrato l’immagine di un Paese che non solo ha superato la crisi ma punta a scalare la vetta delle potenze economiche. A dispetto della distanza, per il successo ottenuto dalla Puglia a Shanghai, le opportunità per le imprese sono enormi. Adesso nessuna delle aziende dei distretti, né delle imprese della moda, del vino o dell’industria cinematografica, ha più dubbi”. A confermarlo sono gli stessi protagonisti del workshop. Ileana Marzano rappresenta l’azienda Valle dell’Asso di Galatina: “In Cina – ha detto – stiamo assistendo ad un’apertura del mercato che di fatto è il riflesso di un’apertura culturale. I cinesi stanno imparando a distinguere i diversi livelli qualitativi del vino e la degustazione tecnica di oggi l’ha dimostrato. Di fronte ad un aumento crescente della domanda, le aziende pugliesi avrebbero bisogno di investire maggiormente in pubblicità e in marketing”. Di qui l’importanza di iniziative istituzionali. A sottolinearla è Marco Mallardi dell’azienda Pirro Varone di Manduria: “Privatamente – ha detto – è molto difficile contribuire alla conoscenza delle nostre produzioni e del territorio regionale a cui sono connesse. L’aiuto e il sostegno istituzionale, garantito oggi da questa iniziativa è fondamentale per far percepire il valore delle nostre produzioni e per garantire un posizionamento sul mercato, oggi ancora in fase di definizione”. Per questo Adriano e Alessia Vettore in rappresentanza di Cantine Vignuolo di Andria e dell’Azienda Di Filippo di Trani dicono: “Sarebbero necessarie più iniziative di questo tipo. Il coordinamento di azioni per lo sviluppo e la promozione di vini italiani in un mercato vasto come quello cinese, infatti, è indispensabile per creare le condizioni favorevoli alla penetrazione sul mercato”. Chen Shou e Kateer Ali sono importatori di Cantine del Locorotondo. “Il mercato cinese – confermano – si sta aprendo in maniera esponenziale verso vini che presentano le caratteristiche di quelli pugliesi, ossia grande qualità e prezzi competitivi. Questo grado di competitività dei nostri vini è certamente un punto di forza in Cina, che è importante valorizzare”. Particolarmente ottimista Claudio Grillenzoni dell’azienda Tenute Rubino di Brindisi: “Ho avuto modo di verificare – racconta – che i nostri vini piacciono ed hanno un buon riscontro sul mercato. Qui abbiamo ottime opportunità. Siamo fiduciosi che da questa iniziativa regionale emergeranno contatti proficui”.  
   
   
IDROCARBURI NEL VULTURE, INTERVENTO PRODUTTORI VITIVINICOLI  
 
I produttori vitivinicoli, rappresentati dal Consorzio Qui Vulture e dal Consorzio di Tutela dell’Aglianico del Vulture comunicano la decisione di inoltrare all’ufficio regionale competente formale istanza di chiarimenti circa le modalità e i parametri che si intendono utilizzare per valutazione di impatto ambientale circa le attività di ricerca di idrocarburi che saranno avviate in diversi Comuni del Vulture dopo il rilascio del permesso di ricerca in terraferma denominato “Palazzo San Gervasio” emessa dalla società Aleanna Resources. I vitivinicoltori dell’area – in una nota stampa - esprimono preoccupazione nei confronti di un’iniziativa che rischia di mettere in seria difficoltà chi ha molto investito in questi anni sia direttamente nella propria azienda, sia per far conoscere, nel resto d’Italia e nel Mondo, un’area sconosciuta ai più, ma magnifica sotto l’aspetto della sua integrità ambientale e dall’immagine di “area pulita e incontaminata”, carte sicuramente vincenti nella comunicazione del vino legato al suo territorio. Rispetto a quest’ultimo punto i produttori dichiarano di essere pronti a costituirsi parte civile nei confronti degli Organi Regionali deliberanti, per rivalersi di tutti i possibili danni che dovessero verificarsi al settore, in conseguenza dell’attività estrattiva.