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Notiziario Marketpress di Lunedì 11 Aprile 2011
COME I GENI REGOLANO LA SENSIBILITÀ AD ALCUNE AVVERSITÀ DELLA VITA LO STUDIO DEI RICERCATORI DEL SAN RAFFAELE DI MILANO E DEL CNR  
 
Milano, 11 aprile 2011 - I ricercatori dell’Università San Raffaele di Milano e del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) hanno dimostrato, nell’uomo e nell’animale, cosa accade nella fisiologia respiratoria quando i giovani individui vivono difficoltà e avversità, come le esperienze di distacco precoce dai genitori. In estrema sintesi, si innesca una sorta di moltiplicazione del segnale genetico che orchestra le nostre risposte fisiologiche, con uno speciale elemento in più: la respirazione. Infatti, un parametro chiave che cambia in risposta a questi frangenti è la sensibilità a stimoli soffocatori. Sia umani che topi manifestano risposte respiratorie molto più marcate, iperventilando in presenza d’aria lievemente arricchita in anidride carbonica, se hanno vissuto in infanzia delle difficoltà come la separazione precoce dai genitori. Questo tratto psicobiologico è però importante non solo per la regolazione del respiro, ma anche per la nostra vita mentale, essendo uno dei parametri alterati negli attacchi di panico (spesso contraddistinti da un senso soggettivo di soffocamento) e nel disturbo d’ansia da separazione nell’infanzia. Le nuove evidenze raccolte dai ricercatori mostrano come il meccanismo alla base di questa esagerazione della risposta respiratoria sia una vera e propria interazione, che avviene tra il patrimonio genetico degli individui e l’esperienza ambientale avversa: il segnale genetico alla base della risposta respiratoria cresce cioè sproporzionatamente al crescere del grado di avversità ambientale. Inoltre, l’età alla quale le avversità colpiscono è fondamentale: se l’esposizione avviene in età infantile, l’alterazione respiratoria si instaura e resta stabile almeno nella prima parte dell’età adulta. I dati umani e animali mostrano come un tipo di avversità quale la separazione precoce dai genitori, che nulla hanno a che fare con la respirazione, alterino una funzione respiratoria fondamentale. Queste conclusioni sono state tratte dalla considerazione in parallelo di campioni di gemelli umani (studio pubblicato sull’ ‘American Journal of Medical Genetics’) e di animali (pubblicato su ‘Plosone’), realizzata da ricercatori dell’Università Vita-salute San Raffaele di Milano e dell’Istituto scientifico universitario San Raffaele, in collaborazione con l’Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Cnr di Roma. Gli studi nel loro complesso dimostrano il ruolo dei fattori genetici a modulare la sensibilità alle difficoltà che l’ambiente ci presenta. Dato il particolare tratto in esame, questi dati aggiungono un nuovo, importante tassello alla comprensione dei meccanismi fisiologici alla base dell’ansia da separazione in età pediatrica, che aumentano la probabilità di ammalarsi da adulti di attacchi di panico. Nell’umano i ricercatori hanno intervistato centinaia di coppie di gemelli sulle avversità in età pediatrica, nell’animale hanno separato dei topi dalla madre a 24 ore dalla nascita, dandoli ‘in adozione’ a madri diverse da quella biologica per i successivi 4 giorni. Mentre le madri topo adottano facilmente i cuccioli di altre madri, nutrendoli e accudendoli in misura adeguata, l’esperienza di separazione precoce dalla madre innesca una risposta iperventilatoria all’anidride carbonica del 150% maggiore di quella osservata in cuccioli allevati normalmente. Studiando poi le cause di questa risposta, i ricercatori hanno dimostrato che l’esagerata risposta respiratoria era addebitabile ad un aumento specifico del segnale genetico, presente negli individui sottoposti a separazione precoce. Ciò suggerisce che in risposta alle avversità ambientali vengono reclutati sistemi genici che sono altrimenti quiescenti, o che vengono espressi in modo diverso, qualora le condizioni ambientali siano più facili o meno stressanti. Questo modello animale ha importanti implicazioni per comprendere disturbi ansiosi nell’uomo, perché è stato dimostrato precedentemente dallo stesso gruppo di ricerca che la sensibilità alla Co2 è presieduta da sistemi genetici che coincidono in buona misura con quelli che presiedono alle manifestazioni di panico e ansia da separazione. Studiare la regolazione della risposta alla Co2 coincide dunque in buona parte con lo studio della regolazione (genetica e ambientale) delle manifestazioni di panico o e ansia da separazione nell’uomo. “Grazie a questa strategia che parte dall´osservazione sull´uomo, traslando sull´animale, sarà possibile riportare all’umano una serie di conoscenze di genomica e neurobiologia acquisite in laboratorio”, spiega Marco Battaglia, professore di Psicopatologia dello sviluppo all’Università Vita-salute San Raffaele. “Tutto ciò grazie anche ad una sovvenzione della Regione Lombardia recentemente accordataci: attraverso la collaborazione con l’Università Laval in Canada e Genomnia, una company milanese di sequenziamento massivo, dovremmo essere presto in grado di leggere alcuni cambiamenti di espressione genica che si verificano nell’encefalo di questi animali. La nostra missione ultima resta quella di aumentare le conoscenze dei meccanismi genetici e ambientali che influenzano manifestazioni ansiose nei bambini e giovani adulti, migliorando le strategie di prevenzione, diagnosi precoce e terapia”. Aggiunge Francesca D’amato, primo ricercatore al Cnr di Roma: “Questo studio mostra per la prima volta in un modello animale che lo sviluppo di un organismo allevato in un ambiente ostile sia associato ad alterazioni della risposta respiratoria. Questo ‘endofenotipo’ riscontrabile anche nell’uomo costituisce un punto di partenza fondamentale per la ricerca preclinica su questa patologia”. “Il passo successivo”, conclude Anna Moles, primo ricercatore al Cnr di Roma e direttore scientifico di Genomnia srl, “sarà quello di valutare con le moderne tecniche di sequenziamento massivo quali sono i geni che vengono “programmati” dall’ambiente ostile attraverso modifiche epigenetiche”. Lo studio è stato possibile grazie a finanziamenti di: Italian Ministry of University and Research Prin 2008 grant (Mb and Frd), from The Region Lombardy Grant Funding for Scientific and Technological Partnerships grant Sal-25/16848 (Mb) and by an award granted by the Anna Villa & Felice Rusconi Foundation (Mb). Frd, Am, Cz, Rc and Do were supported by funds from Regione Lazio for ‘‘Sviluppo della Ricerca sul Cervello’’; Frd and Am were also partially supported by Telethon, Italy (Grant no. Ggp05220). Vl, Cams, and Pp-g are in the San Raffaele University Ph D Program in Developmental Psychopathology, supported in part by the Cariplo Foundation ‘Human Talents’ Grant for Academic Centres of Excellence in Post-graduate Teaching (Dr Battaglia recipient). La scheda - Chi: Università Vita-salute San Raffaele di Milano e Istituto di biologia cellulare e neurobiologia del Cnr Che cosa: come i geni regolano la sensibilità ad alcune avversità della vita. Studio dei ricercatori del San Raffaele di Milano e del Cnr pubblicato su Plosone: ‘Unstable Maternal Environment, Separation Anxiety, and Heightened Co2 Sensitivity Induced by Gene-by-environment Interplay’, Francesca R. D’amato Ph D1, Claudio Zanettini Ph D1, Valentina Lampis Ph D2, Roberto Coccurello Ph D1, Tiziana Pascucci Ph D3,4, Rossella Ventura Ph D3,5, Stefano Puglisi-allegra Ph D3,4, Chiara Am Spatola Ph D2, Paola Pesenti-gritti Ph D2, Diego Oddi Ph D1, Anna Moles Ph D1,6 & Marco Battaglia Md2,7. Cnr, Cell Biology and Neurobiology Institute, Roma, Italy. Academic Centre for the Study of Behavioural Plasticity, Vita-salute San Raffaele University, Milan, Italy. Santa Lucia Foundation, European Centre for Brain Research (Cerc), Rome, Italy. Department of Psychology, University “La Sapienza”, Rome, Italy. Department of Biomedical Science and Technology, Università dell´ Aquila, Coppito, L’aquila, Italy Genomnia, Lainate, Italy. Department of Clinical Neuroscience, Istituto Scientifico San Raffaele, Milan, Italy. Academic Centre for the Study of Behavioural Plasticity, Vita-salute San Raffaele University, Milan, Italy. Santa Lucia Foundation, European Centre for Brain Research (Cerc), Rome, Italy. Department of Psychology, University “La Sapienza”, Rome, Italy . Department of Biomedical Science and Technology, Università dell´ Aquila, Coppito, L’aquila, Italy. Genomnia, Lainate, Italy. Department of Clinical Neuroscience, Istituto Scientifico San Raffaele, Milan, Italy.  
   
   
LUCE E NON BISTURI: ARRIVA IL PRIMO LASER CHE RIMODELLA - BORSE PALPEBRALI , SOTTOMENTO, CONTORNO MANDIBOLARE, INTERNO BRACCIA E COSCE ,GINOCCHIA E ADDOME CON MICRO FIBRE LASER DI UN DECIMO DI MILLIMETRO IL NUOVO TRATTAMENTO RISOLVE ANCHE LE COMPLICANZE DA FILLERS PERMANENTI  
 
Milano, 12 aprile 2011 - La perenne lotta contro l’ invecchiamento cutaneo contro l’ invecchiamento cutaneo e le adiposità localizzate si può ora combattere con l’energia della luce del primo laser intratissutale made in Italy . Senza bisturi , segni e senza sofferenza .Risultato della più avanzata ricerca della tecnologia medica l’innovativa tecnica che si chiama light lift agisce dall’interno , direttamente nei tessuti, con una fibra ottica sottilissima - un decimo di millimetro- che inserita sottopelle eroga l’energia laser rimodellando senza traumi viso e corpo. “La nuova metodica che si avvale di un laser a diodi ” spiega Daniel Cassuto, professore di Chirurgia Plastica all’Università di Modena e Reggio Emilia e Consigliere dell’Associazione Europea di Chirurgia Estetica, “rappresenta un’importante svolta della chirurgia plastica perché permette di agire con sonde microscopiche sottili come un capello - quelle tradizionali hanno un diametro superiore a 0,3 millimetri- mai utilizzate prima di ora in questo campo, che consente di inserirle con la massima precisione evitando incisioni e danni ai tessuti” . Light lift vanta un´altra novità assoluta e un importante progresso della microchirurgia estetica è infatti il primo trattamento intra-lesionale (Ilt) che risolve in modo soft, efficace e definitivo i granulomi del volto causati da infiltrazioni di fillers permanenti, evitando interventi chirurgici demolitivi su pazienti con lesioni antiestetiche e problemi psicologici conseguenti. “Tutti i fillers permanenti”, precisa Cassuto, “sono sensibili alle alte temperature, quindi, con il calore trasmesso dal laser si liquefanno e fuoriescono dai microfori praticati sulla zona . Light lift rimodella tutto il volto: corregge i piccoli cedimenti della cute e gli accumuli di grasso del terzo inferiore del viso (quindi, del sottomento, delle guance, della bocca) e del collo. Nel corpo elimina le adiposità di addome, fianchi e cosce. Permette di trattare perfino le aree più difficili, come glutei, interno braccia e interno coscia, che se corrette con la lipoaspirazione tradizionale sono soggette a cedimenti della cute. L’utilizzo contro le adiposità localizzate è stato recentemente approvato anche dalla severissima Fda - Food and Drug Administration. “Questa metodica” , continua l’esperto, “sfrutta il potere dell’energia termica emessa da un laser a diodi con lunghezze d’onda assorbite in modo selettivo dal grasso e dall’acqua dei tessuti: il calore scioglie l’adipe, che fuoriesce dalle microfori praticati nell’area trattata e, contemporaneamente determina un’ immediata retrazione cutanea. Non solo: nel lungo termine, favorisce la sintesi di nuovo collagene che rende la pelle più tonica ed elastica. In una stessa seduta e con lo stesso strumento si ottiene un’azione combinata. Rispetto alle tecniche di correzione tradizionali, come il lifting, le liposuzioni o altri tipi di laser, il light lift comporta una serie di vantaggi è meno invasivo e più preciso. Con la fibra ottica sottilissima, infatti, agisce in maniera mirata solo sul “bersaglio”. In secondo luogo, stimola selettivamente il grasso e l’acqua, eliminando le adiposità che, nel tempo, appesantiscono i tessuti, invecchiando molte zone di viso e corpo. Inoltre, non provoca sanguinamenti: il calore emesso coagula all’istante i vasi della zona, prevenendo ematomi. Promuove inoltre una tonificazione e una distensione della pelle dall’interno senza cicatrici e stiramenti. Infine, consente di migliorare aree che fino a oggi erano difficili da trattare con risultati soddisfacenti. Il light lift è effettuato principalmente con due tipi di laser a diodi: laser a diodi 1470 nm, che combatte le adiposità localizzate e produce anche un resurfacing frazionale della pelle mediante un apposito scanner per trattare dall’esterno rughe superficiali, cicatrici da acne e altre imperfezioni cutanee e laser a diodi 810 nm (nanometri), che stimola grasso, acqua ed emoglobina per correggere i granulomi da filler permanente”. Con la nuova metodica laser si possono cancellare , in modo atraumatico e non invasivo perfino i difetti delle palpebre inferiori come le borse e l’eccesso di pelle . “Il calore emesso dal laser”, spiega Cassuto, “scioglie il grasso sottocutaneo e provoca una retrazione e distensione della pelle e del muscolo sottostante. Il risultato è che le borse palpebrali e l’eccesso di pelle spariscono e la cute diventa più tesa e liscia. L’unica soluzione contro le borse palpebrali e l’eccesso di pelle della palpebra inferiore è sempre stata la blefaroplastica, che però comporta alcuni rischi, anche quando eseguita per via transcongiuntivale, ovvero dall’interno. Le “iniezioni” di luce con il laser, invece, risolvono questi inestetismi in maniera non invasiva e precisa e senza rischi della blefaroplastica come l’ematoma retro bulbare, un versamento di sangue interno all’occhio, che può provocare conseguenze anche serie (fino alla cecità). Il calore emesso dal laser, invece, coagula in modo istantaneo i piccoli vasi sanguigni della zona; l’effetto “occhio a palla”: la blefaroplastica prevede spesso una rimozione minima della cute in eccesso. Se si esagera c’è il rischio di “scoprire” l’occhio. Con il laser non c’è rimozione della pelle, ma solo distensione, quindi, non si ha questo problema; complicazioni cardiovascolari: nella blefaroplastica, il chirurgo apre la pelle e il muscolo e tira letteralmente i cuscinetti di grasso, tagliandoli alla base. Questa manovra, specialmente quando compiuta in anestesia locale, può rallentare il battito cardiaco, un fenomeno che nelle persone predisposte può creare complicazioni. Con il laser non succede nulla di tutto ciò”. I granulomi da fillers permanenti. “Si tratta” dice il professor Cassuto, “di rigonfiamenti e indurimenti che si possono creare attorno alla zona nella quale sono stati iniettati i filler, a causa di un rigetto verso le sostanze utilizzate, che possono non integrarsi perfettamente con i tessuti. Fino a oggi i granulomi sono sempre stati trattati con iniezioni locali di corticosteroidi o di farmaci antitumorali oppure con la chirurgia. I risultati, però, non sono mai soddisfacenti: nella maggior parte dei casi si ottiene un miglioramento solo temporaneo con il rischio di creare cicatrici evidenti, atrofia e depressioni tissutali. Ligth lift con laser 810 nm invece, evacua gran parte del filler e interrompe il processo infiammatorio in modo definitivo, senza lasciare tracce La luce laser veicolata nel granuloma attraverso la fibra ottica agisce a tre livelli: il primo riscalda la zona, liquefacendo il filler. Infatti, tutti i filler permanenti sono sensibili al calore: di conseguenza, con il calore trasmesso dal laser, si liquefanno e fuoriescono dai microforellini usati per l’inserimento della fibra ottica , l’aumento della temperatura provocato dal laser necrotizza il tessuto infiammatorio che si origina sempre attorno al granuloma. Si forma così del pus sterile, che fuoriesce anch’esso dai forellini. In alcuni casi (soprattutto quando il granuloma è di grandi dimensioni), a distanza di un mese, si può praticare una nuova piccola incisione che non lascia segni per l’eliminazione completa del materiale. Si ipotizza poi che il laser agisca sul cosiddetto “biofilm”, un fenomeno la cui esistenza non è stata ancora dimostrata, ma è sempre più accettata fra gli esperti del settore. In pratica, secondo molti esperti, quando si forma un granuloma, entrano in azione alcuni batteri che colonizzano la superficie di contatto fra le sostanze iniettate e il tessuto, facendo nascere una reazione infiammatoria protettiva (le molecole infiammatorie distruggono i batteri). In realtà, questa reazione non ha successo: i batteri, infatti, creano una membrana che li avvolge e li protegge. Il risultato è che l’infiammazione non si spegne più e diventa cronica. Questo spiegherebbe l’altissima percentuale di recidive dopo i trattamenti a base di cortisone e altri agenti immunosoppressivi: passato il loro effetto, la reazione si “riaccende”. Nel caso della chirurgia, la spiegazione della scarsa efficacia è un’altra: utilizzando il bisturi, il chirurgo diffonde i batteri del biofilm nella zona. Dopo poco tempo essi si riattivano ampiando l’infiammazione . L’aumento della temperatura causato dal laser, invece, elimina i batteri, curando in modo definitivo l’infiammazione”. Nel 2009 è stato pubblicato uno studio sulla rivista Dermatology Surgery, che ha confermato la sicurezza e la validità della tecnica per questa applicazione . Light lift effettuata con successo già su centinaia di pazienti in tutto il mondo e la sua efficacia e la sicurezza sono state ampiamente dimostrate da studi clinici . Il trattamento si effettua in ambulatorio in anestesia locale, al termine non è necessario applicare punti di sutura. Possono residuare dei gonfiori, destinati a scomparire spontaneamente nell’arco di pochi giorni. Per trattare un’area è sufficiente una sola seduta: i risultati sono immediati e continuano a perfezionarsi nel tempo. Il light lift è una metodica innovativa, che permette di correggere in maniera non invasiva molti inestetismi: adiposità localizzate, cedimenti cutanei, perfino granulomi da filler permanenti. L’utilizzo contro le adiposità localizzate è stato recentemente approvato anche dalla Fda (Food and Drug Administration), l’ente americano che si occupa della regolamentazione dei farmaci. A differenza di molti trattamenti tradizionali non corregge dall’esterno, ma dall’interno, grazie a una fibra laser inserita sottopelle, per questo si parla di laser intratessutale. I cedimenti, dunque, non vengono più migliorati tagliando e tirando la pelle, e danneggiando così i tessuti. Al contrario: si eliminano dall’interno i piccoli accumuli di grasso, che si formano con il passare degli anni e che provocano un cedimento dei tessuti, e si promuovono la retrazione immediata della pelle e la sua tonificazione a lungo termine grazie alla sintesi di nuovo collagene. Apparecchiature di ultima generazione - Il light lift consiste nell’utilizzo di un’apparecchiatura di ultima generazione, composta da una fibra ottica sottilissima, che ha un diametro variabile da 0,1 a 1 millimetro (dipende dall’area e dal problema da trattare). Si tratta delle dimensioni più piccole mai utilizzate fino a oggi in chirurgia plastica. A differenze delle fibre ottiche tradizionali, che hanno tutte un diametro superiore agli 0,3 millimetri, è molto meno traumatica: per inserirla nei tessuti, non è necessario praticare un’incisione. La fibra ottica è collegata a una sorgente laser: il vero “motore” del trattamento. È questo strumento, infatti, che genera e trasmette la luce e il calore necessari per la correzione estetica. La fibra ottica di nuova concezione può essere applicata a diversi tipi di laser. In estetica, si utilizzano soprattutto i laser a diodi, che agiscono in maniera selettiva sull’acqua e sul grasso sottocutaneo e sono più affidabili e precisi rispetto a quelli generati da una lampada. Il light lift è effettuato principalmente con due tipi di laser a diodi: laser a diodi 810 nm (nanometri), che stimola grasso, acqua ed emoglobina ed è perfetto per correggere i granulomi da filler permanente, e il laser a diodi 1470 nm, che combatte le adiposità localizzate e ha un effetto resurfacing. Scioglie il grasso e distende la pelle - Questa metodica agisce rimodellando il corpo dall’interno. Infatti, la fibra ottica veicola il calore emesso dal laser direttamente sotto pelle, provocando due effetti. Innanzitutto, causa lo scioglimento del grasso sottocutaneo, che poi fuoriesce dal forellino praticato per inserire la fibra ottica o da un altro effettuato a pochi millimetri di distanza. In secondo luogo, il calore rilasciato dalla fibra ottica favorisce una retrazione e una distensione immediate della cute della zona. Non solo. La piccola quantità di grasso liquefatto che rimane al termine del trattamento promuove un’ulteriore distensione della pelle, che dura nel tempo. Inoltre, nel lungo termine, questo calore facilita la formazione di nuove fibre collagene, la sostanza che dà sostegno ed elasticità della pelle. La zona, dunque, continua a ridefinirsi e modellarsi anche a distanza di mesi. In conclusione, utilizzando lo stesso strumento e nella stessa seduta si può ottenere un effetto combinato, su pelle e grasso. La seduta tipo - Ecco, nel dettaglio, come si svolge il trattamento. * Se la zona da trattare non è troppo estesa, si esegue un’anestesia locale infiltrando piccole quantità di anestetico. Se la zona è più ampia, si pratica un’anestesia locale utilizzando maggiori quantità di farmaco. In genere, non è necessaria la sedazione. La seduta può essere effettuata in ambulatorio oppure in sala operatoria: è il medico a valutare come procedere, anche in base al difetto (solitamente si opta per la sala operatoria solo quando la situazione è più compromessa). * Dopo pochi minuti, inizia il trattamento vero e proprio. Se la zona è limitata si inserisce direttamente la fibra ottica come se fosse un ago (0,1-0,2 mm). Se l’area è più estesa (più di 3-4 centimetri) la fibra ottica viene inserita tramite una cannula metallica: in questo caso, il medico effettua un taglietto di uno-due millimetri, che comunque non va suturato con punti. A questo punto si aziona il laser: la luce e il calore vengono trasmessi dal laser alla fibra ottica, che li propaga nella zona. Dopo pochi attimi, il grasso inizia a sciogliersi. Il tessuto adiposo liquefatto fuoriesce dallo stesso foro praticato per inserire la fibra ottica. Il medico può anche eseguire un’altra minuscola incisione a pochi millimetri di distanza dalla prima, per facilitare questa fuoriuscita. Allo stesso scopo, può spremere con le dita la zona. Nel caso in cui la quantità di grasso presente sia consistente, si può inserire una microcannula che aspira l’adipe sciolto. Al termine non è necessario applicare punti di sutura. I piccoli forellini si richiudono da soli, senza dar luogo a esiti cicatriziali. Può comparire un leggero gonfiore, provocato dal riscaldamento dei tessuti: su viso e collo, esso scompare nel giro di una settimana, sul corpo, nell’arco di due settimane. La durata del trattamento varia in base al distretto da trattare: si va da pochi minuti per i difetti dal viso alle tre ore per trattare molte aree del corpo nella stessa seduta, come glutei o interno coscia. In ogni caso, è sufficiente una sola seduta per migliorare una zona. Gli effetti - Al termine del trattamento, si ha un effetto immediato: il grasso è scomparso e la pelle è distesa. Tuttavia, poco dopo compare una reazione infiammatoria, che dura circa una-due settimane e che “nasconde” i miglioramenti. Passata la flogosi, la persona può apprezzare pienamente i risultati, che continuano a perfezionarsi nel tempo: nell’arco di sei-dodici mesi si forma nuovo collagene, che rimodella ulteriormente l’area. Gli effetti sono definitivi. Ovviamente, l’invecchiamento cui vanno incontro i tessuti nel tempo può creare nuovi inestetismi. A che cosa serve - Questa metodica può essere utilizzata per migliorare le adiposità localizzate e i cedimenti cutanei di viso, comprese le palpebre inferiori, e corpo. 1. Per eliminare i cedimenti e le adiposità localizzate, anche di zone fino a oggi “trascurate” - Il light lift permette di ottenere un resurfacing del volto e un rimodellamento di tutte le aree del corpo. In genere, in questi casi, si utilizza un laser a diodi con frequenza d’onda di 1470 nm. Per il viso, questo trattamento corregge tutti i piccoli cedimenti della cute e gli accumuli di grasso, in particolare a livello del collo e del terzo inferiore del volto (quindi, del mento, della guancia, della bocca). Per il corpo, può essere impiegato per eliminare le adiposità di addome, fianchi, ginocchia e cosce. È efficace anche su zone difficili, come glutei, interno braccia e interno coscia, che se corrette con la chirurgia sono soggette a cedimenti della cute. Come agisce - Il calore emesso dal laser e veicolato tramite la fibra ottica scioglie il grasso sottocutaneo e provoca una retrazione della cute. Di conseguenza, la zona trattata appare più asciutta e compatta. I vantaggi - Il light lift si differenzia da tutti gli altri tipi di laser utilizzati nel ringiovanimento di viso e corpo per le dimensioni della fibra ottica, che comportano indiscutibili vantaggi: il diametro ridottissimo consente di evitare le incisioni, di non lasciare segni, e di agire in modo perfettamente mirato. Il fascio di luce, infatti, può essere indirizzato in maniera precisa sulla zona da trattare, senza intaccare i tessuti circostanti. Questo aumenta anche la sicurezza del trattamento. Inoltre, si differenzia dagli altri tipi di laser usati per la lipolisi (scioglimento del grasso): non solo per la fibra ottica più sottile, ma anche perché ha una lunghezza d’onda più specifica (1470 nm), che stimola in maniera selettiva l’adipe e l’acqua. Per questo, oltre a sciogliere il grasso, promuove anche una retrazione della pelle della zona, migliorando i risultati. In una stessa seduta, dunque, si può ottenere un doppio risultato. Per correggere i granulomi da filler permanenti - Il laser lift può essere utilizzato anche per il trattamento intra-lesionale (Ilt): la prima tecnica che permette di eliminare in modo efficace e definitivo i granulomi da filler permanenti. Si tratta di rigonfiamenti e indurimenti che si possono creare attorno alla zona nella quale sono stati iniettati i filler, a causa di un rigetto verso le sostanze utilizzate, che possono non integrarsi perfettamente con i tessuti. Fino a oggi i granulomi sono sempre stati trattati con iniezioni locali di corticosteroidi o di farmaci antitumorali oppure con la chirurgia. I risultati, però, non sono mai soddisfacenti: nella maggior parte dei casi si ottiene un miglioramento solo temporaneo con il rischio di creare cicatrici evidenti, atrofia e depressioni tissutali. Questo laser, invece, evacua gran parte del filler e interrompe il processo infiammatorio in modo definitivo, senza lasciare tracce evidenti. Solitamente, si utilizza un laser a diodi con frequenza d’onda di 810 nm. Come agisce - La luce laser veicolata nel granuloma attraverso la fibra ottica agisce a tre livelli. Innanzitutto riscalda la zona, liquefacendo il filler. Infatti, tutti i filler permanenti sono sensibili al calore: di conseguenza, con il calore trasmesso dal laser, si liquefanno e fuoriescono dai microforellini usati per l’inserimento della fibra ottica. In secondo luogo l’aumento della temperatura provocato dal laser necrotizza il tessuto infiammatorio che si origina sempre attorno al granuloma. Si forma così del pus sterile, che fuoriesce anch’esso dai forellini. In alcuni casi (soprattutto quando il granuloma è di grandi dimensioni), a distanza di un mese, si può praticare una nuova piccola incisione per completare l’eliminazione del materiale. Anche questa seconda incisione, se eseguita correttamente, non lascia segni evidenti. Si ipotizza poi che il laser agisca sul cosiddetto “biofilm”, un fenomeno la cui esistenza non è stata ancora dimostrata, ma è sempre più accettata fra gli esperti del settore. In pratica, secondo molti esperti, quando si forma un granuloma, entrano in azione alcuni batteri che colonizzano la superficie di contatto fra le sostanze iniettate e il tessuto, facendo nascere una reazione infiammatoria protettiva (le molecole infiammatorie distruggono i batteri). In realtà, questa reazione non ha successo: i batteri, infatti, creano una membrana che li avvolge e li protegge. Il risultato è che l’infiammazione non si spegne più e diventa cronica. Questo spiegherebbe l’altissima percentuale di recidive dopo i trattamenti a base di cortisone e altri agenti immunosoppressivi: passato il loro effetto, la reazione si “riaccende”. Nel caso della chirurgia, la spiegazione della scarsa efficacia è un’altra: utilizzando il bisturi, il chirurgo diffonde i batteri del biofilm nella zona. Dopo poco tempo, dunque, essi si riattivano, causando un ampliamento del fenomeno infiammatorio. L’aumento della temperatura causato dal laser, invece, uccide i batteri, curando in modo definitivo l’infiammazione. I vantaggi - L’ilt è, di fatto, l’unica tecnica in grado di eliminare in modo efficace e definitivo i granulomi da filler permanenti, senza lasciare cicatrici o segni evidenti. Al massimo può residuare un piccolo segno, simile a quelli lasciati dalla varicella. Palpebre inferiori - Con il light lift si possono trattare, per la prima volta in assoluto, i difetti delle palpebre inferiori in modo atraumatico e sicuro. Anche in questo caso, in genere, si usa un laser a diodi con frequenza d’onda di 1470 nm. L’unica soluzione contro le cosiddette “borse palpebrali”, ossia i rigonfiamenti dovuti allo sporgere del grasso sotto gli occhi, e l’eccesso di pelle della palpebra inferiore è sempre stata la blefaroplastica, che però comporta alcuni rischi, anche quando eseguita per via transcongiuntivale, ovvero dall’interno. Le “iniezioni” di luce eseguite con il laser, invece, permettono di risolvere questi inestetismi in maniera non invasiva e precisa. Come agisce - Il calore emesso dal laser ha due effetti: scioglie il grasso sottocutaneo e provoca una retrazione della pelle e del muscolo sottostante. Il risultato è che le borse spariscono e la cute appare più tesa e liscia. L’unica accortezza che il medico deve adottare è rivolgere il raggio laser nella direzione opposta a quella del bulbo oculare, per non rischiare di procurare eventuali traumi all’organo della vista. I vantaggi - Questo trattamento permette di eliminare in modo efficace le borse sotto gli occhi e i cedimenti cutanei delle palpebre inferiori, senza i tre rischi della blefaroplastica: -l’ematoma retrobulbare: durante l’intervento di blefaroplastica può comparire un versamento di sangue interno all’occhio, che può provocare conseguenze anche serie (fino alla cecità). Il calore emesso dal laser, invece, coagula in modo istantaneo i piccoli vasi sanguigni della zona; -l’effetto “occhio a palla”: la blefaroplastica prevede spesso una rimozione minima della cute in eccesso. Se si esagera con questa manovra, c’è il rischio di “scoprire” l’occhio, lasciando a vista troppo bianco sotto l’iride. Con il laser non c’è rimozione della pelle, ma solo distensione, quindi, non si ha questo problema; -complicazioni cardiovascolari: nella blefaroplastica, il chirurgo apre la pelle e il muscolo e tira letteralmente i cuscinetti di grasso, tagliandoli alla base. Questa manovra, specialmente quando compiuta in anestesia locale, può rallentare il battito cardiaco, un fenomeno che nelle persone predisposte può creare complicazioni. Con il laser non succede nulla di tutto ciò. Gli studi - Il light lift è stato utilizzato su centinaia di pazienti in tutto il mondo, dimostrandosi sicuro ed efficace. Anche per quanto riguarda la correzione dei granulomi da lifting permanente, le evidenze sono positive. Nel 2009 è stato pubblicato uno studio sulla rivista Dermatology Surgery, che ha confermato la sicurezza e la validità della tecnica anche per questa applicazione. Le controindicazioni – L’endo light lift, essendo un trattamento non invasivo e atraumatico, non ha controindicazioni importanti. È necessario, però, che a praticarlo sia un professionista esperto, in ambiente idoneo alla procedura: si interviene a cielo chiuso, senza vedere le zone sui cui si sta agendo, quindi, è essenziale che l’operatore sappia perfettamente come procedere. I costi - Ovviamente, i costi del trattamento variano in relazione alle aree da trattare. In ogni caso sono sempre inferiori a quelli della chirurgia. Si parte dai 1.500 euro.  
   
   
SIENA: ALLE SCOTTE PRIMI DUE INTERVENTI CON IL ROBOT DA VINCI  
 
Firenze, 11 aprile 2011 – Primi due interventi di chirurgia robotica all’azienda ospedaliero-universitaria senese. Ieri e oggi l’équipe urologica diretta dal dottor Gabriele Barbanti ha effettuato all’ospedale Le Scotte di Siena due interventi di prostatectomia con l’ausilio del robot Da Vinci. I due interventi, realizzati con livelli di precisione decisamente rivoluzionari, sono riusciti perfettamente e i pazienti stanno bene. Il sistema chirurgico robotico Da Vinci permette di passare dalla visione bidimensionale della chirurgia laparoscopica tradizionale a una visione tridimensionale ad alta definizione dell’area operatoria, consentendo di ottenere risultati clinici di grande qualità. Alle Scotte il robot è stato montato in una sala operatoria dedicata. L’apparecchio è costituito da un robot operativo con braccia meccaniche e una telecamera tridimensionale, comandate a distanza da una consolle gestita dal chirurgo, e consente di sfruttare la tecnica della laparoscopia mini-invasiva, rendendo la procedura molto più efficace, raffinata e rispettosa della parte trattata. “Il nostro è un progetto di innovazione e sviluppo, realizzato grazie al prezioso contributo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena – dice il direttore dell’azienda ospedaliero-universitaria senese Paolo Morello – Stiamo proseguendo sulla strada intrapresa con forte determinazione, grazie al supporto e alla collaborazione della direzione sanitaria, della facoltà di medicina e chirurgia, del rettore, del direttore del dipartimento di chirurgia generale e specialistica della Asl 7 di Siena. Il robot Da Vinci è un apparecchio di importanza fondamentale per l’ospedale, perché rappresenta un mezzo su cui sviluppare e innovare in chirurgia. Per questo molti altri settori specialistici gradatamente usufruiranno di questa strumentazione”. I prossimi interventi con il robot saranno effettuati alle Scotte nei settori ginecologico e di chirurgia generale.  
   
   
TUMORE DELLA PROSTATA, NO ALL’USO INDISCRIMINATO DEL PSA “LO SCREENING VA ESEGUITO SOLO SULLA POPOLAZIONE A RISCHIO”  
 
 Torino, 11 aprile 2011 – L’esame del Psa (antigene prostatico specifico) non può essere utilizzato in maniera indiscriminata come strumento di screening del tumore della prostata, la più frequente neoplasia maschile che ogni anno in Italia fa registrare circa 23.500 nuovi casi e 7000 decessi. La sensibilità del test varia dal 70 all’80%, questo significa che il 20-30% delle neoplasie non viene individuato quando il Psa viene utilizzato come unico mezzo diagnostico. Va eseguito solo quando è necessario, cioè dopo i 50 anni, se vi è familiarità diretta per questo tumore e quando si soffre di disturbi urinari. L’importanza di un uso “mirato” del Psa viene sottolineata dalla Xix Conferenza Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), dedicata ai tumori urologici (della prostata, del rene, del testicolo e della vescica), svoltasi l’8 e il 9 aprile a Torino (Centro Congressi Unione Industriale). “Non è stabilita una soglia standard in questo esame che indichi con certezza la presenza di un carcinoma - sottolinea il prof. Carmelo Iacono, presidente nazionale Aiom - e valori elevati possono essere dovuti a un’infiammazione o a un’infezione. In questi casi sono necessari ulteriori accertamenti, in particolare attraverso la biopsia, per arrivare a una diagnosi più precisa. Al tradizionale test di partenza (Psa) si affiancano oggi due nuovi marcatori (Phi e Pca3) che consentono di ottenere risultati più specifici e quindi di maggiore, anche se non totale, affidabilità. Non vi sono evidenze scientifiche che stabiliscano l’opportunità di utilizzare lo screening in maniera diffusa sulla popolazione generale, tendenza che aumenterebbe il rischio di sovradiagnosi ed uno scarso vantaggio in termini di riduzione di mortalità. È importante, anche per la sostenibilità del sistema, che venga operato un bilancio tra costi e benefici”. “Vogliamo trattare il tumore della prostata seguendo il modello organizzativo ormai consolidato per il cancro del seno con le ‘Breast Unit’ – spiega Luigi Dogliotti, professore di oncologia medica dell’Università di Torino, A.o.u. San Luigi di Orbassano (To), e presidente della Xix Conferenza Nazionale Aiom -. La creazione di ‘Prostate Unit’, in cui lavorino in stretta sinergia urologi, oncologi, radioterapisti e anatomopatologi, consentirebbe infatti di ridurre ulteriormente la mortalità di questa neoplasia”. Negli ultimi 5 anni ci sono stati cambiamenti epocali nel trattamento del tumore della prostata e del rene. “La sopravvivenza media del carcinoma della prostata ormonoresistente - afferma il prof. Massimo Aglietta, direttore della Divisione di Oncologia Medica dell’Istituto per la Ricerca e la Cura del Cancro di Candiolo (To) - infatti è passata da uno a quasi 5 anni. Il carcinoma prostatico, infatti, un tempo poteva essere trattato solo con la terapia antiormonale, oggi nuovi farmaci chemioterapici e target antiandrogeni hanno cambiato radicalmente le prospettive, anche per la fase metastatica. Nelle neoplasie renali, che ogni anno colpiscono circa 8000 persone nel nostro Paese, grazie all’identificazione di specifici bersagli molecolari, da un bagaglio di farmaci molto limitato e di modesta attività, siamo passati ad un vero boom di opzioni terapeutiche, in continuo sviluppo, con risultati molto incoraggianti anche in fase avanzata”. I due nuovi marcatori che si affiancano al Psa sono l’indice Phi (Prostate Health Index) e il Pca3. “Il primo - afferma il prof. Iacono - si effettua con un semplice prelievo del sangue e consente, contrariamente al passato, di misurare il Psa in tutte le sue frazioni: Psa totale, Psa libero più una nuova sottounità ([-2]proPsa), individuata di recente. Un’equazione aritmetica di tutte queste componenti permette di ottenere un valore, l’indice di salute prostatica, che, se inferiore a 28, indica un minore rischio di presenza tumorale. Il marcatore Pca3 è un antigene tumorale, rilevabile nelle urine dopo che il medico, nel corso della visita, ha effettuato un massaggio prostatico per via rettale. Entrambi i test non sostituiscono il Psa, ma si affiancano a questo per offrire al medico un ventaglio più ampio di elementi di valutazione”. I valori soglia del Psa attualmente consigliati sono convenzionali e hanno un basso valore predittivo, sia positivo che negativo. È altrettanto vero che l’adozione di valori più bassi tenderebbe ad aumentare i costi, la morbilità, il numero di biopsie e di neoplasie non aggressive sovradiagnosticate. “Sono stati proposti numerosi metodi per migliorare la specificità del test – continua il prof. Dogliotti -, in modo da ridurre le biopsie non necessarie. Uno è rappresentato dall’aggiustamento del valore soglia per fascia di età: l’impiego di indicatori più elevati per pazienti più anziani consente infatti di diminuire le biopsie diagnostiche. Un altro strumento è rappresentato dalla cosiddetta Psa density, che esprime il rapporto tra Psa circolante e dimensioni della ghiandola prostatica misurate con l’ecografia. L’interpretazione di questa relazione è tuttavia condizionata da diverse variabili che ne limitano l’impiego”. Una sessione della Conferenza nazionale Aiom è dedicata al trattamento del cancro del testicolo. Rappresenta solo l’1% dei tumori maschili con circa 1000 nuovi casi all’anno e colpisce soprattutto giovani di età compresa tra i 20 e i 40 anni. Nell’ultimo trentennio sono stati compiuti passi in avanti straordinari, se pensiamo che la guarigione supera il 90% dei casi. Uno degli obiettivi principali oggi è diminuire gli effetti collaterali delle terapie. Durante il Convegno per la prima volta l’Aiom ha previsto, nella parte introduttiva, un incontro con l’Airtum (Associazione italiana dei registri tumori) per valutare l’incidenza e la mortalità negli ultimi 30 anni di queste neoplasie. E verrà illustrato, in una sessione speciale, il modello della Regione Piemonte nella prevenzione del cancro della vescica, che ogni anno fa registrare circa 19000 nuovi casi nel nostro Paese (quasi 16000 tra gli uomini e più di 3000 tra le donne). Questo sistema, unico in Italia, prevede l’obbligatorietà della trasmissione all’autorità giudiziaria da parte degli anatomopatologi dei referti relativi ai nuovi casi. Un modello che, in 25 anni, ha permesso di individuare i fattori di rischio professionale dovuti all’esposizione a sostanze chimiche, presenti in alcune fabbriche, contribuendo a eliminarli prima che causassero ulteriori danni. Questa forma di collaborazione tra medici e magistrati ha definito una nuova categoria di malattie professionali. Il dott. Raffaele Guariniello, pubblico ministero della Procura di Torino, uno degli ideatori del sistema, interverrà nel corso della Conferenza.  
   
   
VIVISALUTE,UN PREMIO PER LE ECCELLENZE SANITARIE  
 
Milano, 11 aprile 2011 - L´assessore alla Sanità della Regione Lombardia, Luciano Bresciani, ha partecipato il 7 aprile, presso l´Università Bocconi, alla cerimonia di consegna del Premio internazionale Vivisalute 2011. Il riconoscimento, giunto alla sesta edizione, è dedicato a persone fisiche e giuridiche che operano a livello nazionale e internazionale nel campo della tutela della salute e della solidarietà sociale. Il suo obiettivo è quello di favorire la diffusione di nuovi sistemi di cura, stili di vita corretta, nuove scoperte scientifiche e cultura sanitaria. "Il sistema sanitario lombardo - ha detto Bresciani - è fortemente improntato alla sussidiarietà orizzontale che si stratifica sui vari livelli della sussidiarietà verticale costituita da Regione, Province e Comuni con le loro funzioni classiche. Il nostro sistema è forte perché gli stessi attori che vi operano, contribuiscono ad arricchirlo: i 30.000 volontari che operano nella nostra regione ne sono la testimonianza concreta". Tra i destinatari del premio: medici professionisti che all´alta professionalità uniscono una prioritaria attenzione alla persona; operatori socio-assistenziali impegnati a promuovere la cultura e comportamenti di solidarietà e disponibilità verso le persone che soffrono; organizzazioni e associazioni non profit che dimostrano efficacia nella sensibilizzazione della società sui bisogni reali delle persone e dei gruppi deboli sul piano della salute e dei rapporti sociali e nella diffusione di valori etici e morali; ricercatori la cui attività è orientata non a finalità di successo personale e vantaggi economici ma al senso di responsabilità nei confronti di un progresso scientifico al servizio della persona; strutture sanitarie e centri di ricerca di eccellenza che impostano programmi sanitari che adottano modelli assistenziali con una visione olistica della persona. "Nel corso degli anni - ha ricordato Bresciani - abbiamo concretizzato diverse azioni che si sono concluse in un´alleanza fra sistema sanitario e universitario e che ha trovato una coesione forte in una rete delle 6 facoltà di medicina presenti nel nostro territorio che hanno saputo esprimere 14 macroaree di ricerca, 119 aree specifiche di ricerca e 1250 prodotti certificati l´anno. L´alleanza fra università e sistema sanitario ha reso quest´ultimo fortissimo rendendolo un´eccellenza a livello mondiale. Questa alleanza è proseguita con una convenzione con Finlombarda e su questa triade l´industria ha portato progetti che ha finanziato". L´assessore Bresciani al termine del suo intervento ha ricordato l´importanza di chiunque sia in grado di portare valori alla comunità. "Tutti quelli che sanno portare ricchezza alla comunità - ha ricordato - sono importanti e, come diceva Toscanini, anche il tocco di un triangolo, cioè il lavoro che apparentemente è più umile, fa la differenza nell´esecuzioni di un´orchestra". Di seguito l´elenco dei premiati nelle diverse categorie: Ricerca Scientifica: Prof. Cesare Sirtori (Presidente Centro Universitario Dislipidemie) - Dott.ssa Lina Matera (Università degli Studi di Torino) - Dott. Pier Luigi Solimeno (Irccs Ospedale Maggiore di Milano). Innovazione Tecnologica - Prof. Thierry Sarda (Presidente European Healthcare Tecnology Institute). Pubblicazioni Scientifiche E Divulgative - Prof. Christian Boiron (Presidente Gruppo Boiron Srl). Progetti Di Utilità Sociale - Dott. Adriano Galliani (Presidente Fondazione Milan Onlus) - Dott.ssa Mariuccia Rossini (Presidente Gruppo Segesta Assistenza Sanitaria). Comunicazione In Sanità Multimediale - Prof. Paolo Veronesi (Presidente Fondazione Umberto Veronesi). Ricerca Universitaria - Dott.ssa Aleksandra Torbica (Cergas Bocconi). Formazione Sanitaria - Dott. Pasquale Cannatelli (Direttore Generale Ospedale Niguarda Ca´ Granda Milano). Comunicare Il No Profit - Prof.ssa Julie Oswald. Premio Di Benemerenza Vivisalute Golden Heart - Daniela Girardi Javarone .  
   
   
CONTI SANITÀ INSARDEGNA: I NUMERI DICONO CHE IL 2010 RAPPRESENTA UN´INVERSIONE DI TENDENZA  
 
 Cagliari, 11 Aprile 2011 - "Non rappresenta una novità, ma la Corte dei Conti ha ulteriormente certificato che il ‘Piano di rientro triennale 2007-2009’, concordato con lo Stato nell´era Soru-dirindin, è fallito. I numeri, invece, dicono che il 2010 rappresenta un´evidente inversione di tendenza." E’ il commento dell´assessore regionale della Sanità, Antonello Liori, dopo l´adunanza pubblica della Corte sul tema del servizio sanitario regionale, alla quale ha partecipato insieme al direttore generale della Sanità, del Bilancio e della Ragioneria ed ai direttori generali delle Aziende sanitarie. "E’ pur vero che nella sua relazione, la Corte ha evidenziato come "il disavanzo registra preoccupanti indici di crescita", ma è bene dividersi i ‘meriti’ coi miei predecessori – ha proseguito l’assessore Liori – Conti alla mano, certificati ufficialmente nei tavoli ministeriali, i ‘costi di produzione’ della sanità sarda nel 2007 hanno registrato un +6,22%, nel 2008 +6,24%, nel 2009 +5,55%. Incrementi che hanno decretato il fallimento pienamente sottoscritto dalla Dirindin. Mentre, nel 2010 i costi sono aumentati di appena lo 0,59%, rappresentando un decisivo blocco della spesa che nel settore della sanità, negli ultimi 10 anni, viaggia ad una media annua nazionale di incremento del 4,3%. Risultato importante nonostante sia stato un anno di gestione commissariale, che non consente un controllo severo e puntuale degli atti delle Aziende, come invece sarà possibile d’ora in poi con i direttori generali appena nominati." "Durante la mia gestione, nulla è stato cambiato del ‘Piano di rientro’, cercando di porre rimedio ad una fase difficile per la Regione sarda, a forte rischio di commissariamento governativo - ha ricordato l´assessore Liori - Decisiva è stata la sostituzione, nel settembre 2009, dei manager delle Asl che avevano contribuito a questa situazione. Questa è la vera data di inizio dell´era Liori nella sanità isolana, avviata indirizzando i nuovi commissari verso una gestione razionale e virtuosa della cassa con l´obiettivo di sanare il pesante disavanzo prodotto dalla disastrosa gestione Soru-dirindin. Per esempio, come dimenticare l’eredità avuta da quel direttore generale che in un solo giorno, prima di abbandonare l’incarico, riuscì ad approvare 120 delibere di assunzione? Oppure, come trascurare che il fallimento del ‘Piano di rientro Dirindin’ è costato alla Regione 14 milioni di euro, ma la fiducia guadagnata con il Ministero e gli obiettivi raggiunti nel 2010 hanno salvato altri 55 milioni di euro che sono opportunamente finiti nelle casse regionali?” "Bisogna, invece, ammettere, come ricordato dalla Corte, che nel campo della spesa farmaceutica non siamo ancora riusciti ad imprimere un medesimo miglioramento dei conti – ha aggiunto Liori - Sono mancati il tempo e gli strumenti necessari per risolvere questo problema. Stiamo cercando di dare un nuovo impulso grazie alla collaborazione avviata con l’Aifa (Agenzia italiana del farmaco) che, grazie alla sua esperienza e competenza, ci consentirà di mettere a punto un piano regionale." "Infine, è importante porre l’accento – ha concluso l’assessore Liori - su una considerazione fatta dalla Corte per quanto riguarda la dotazione del personale dell’Assessorato della Sanità, che da solo gestisce circa il 50% del bilancio regionale. Su una pianta organica che prevede almeno 179 persone, sono in servizio appena 85, con solo 1 dirigente sui 6 previsti. Una situazione fortemente inadeguata, come sottolineato nella relazione, per i compiti e le funzioni che l’Assessorato deve adempiere, non ultima quella di controllo. Un problema urgente, da affrontare e risolvere in tempi brevi."  
   
   
SANITA IN ABRUZZO´: LIBERATE RISORSE AGGIUNTIVE PER 356 MLN  
 
Pescara, 12 aprile 2011 - Sul fronte strettamente tecnico, il vicecommissario Giovanna Baraldi, l´ 8 aprile, ha fornito alcuni dati legati alle azioni del Piano di rientro. "Il monitoraggio del tavolo del ministero ha riguardato due aspetti di tutte le azioni programmatiche del Piano: dall´ ospedaliero al riabilitativo, dall´emergenza-urgenza fino ai laboratori di analisi. I dati positivi registrati dal tavolo di monitoraggio ´ ha spiegato la Baraldi ´ libereranno risorse per 356 milioni di euro, a conferma che in Abruzzo è partita e si sta consolidando una riforma strutturale di grandi dimensioni. In questo senso ´ ha aggiunto il vicecommissario ´ va avanti il processo di riconversione degli ospedali e la razionalizzazione delle unità operative". Sul fronte dell´ospedalizzazione, da sempre uno dei buchi neri della sanità regionale, è arrivato il dato confortante certificato dal tavolo di monitoraggio. Nel 2010 il tasso di ospedalizzazione si è fermato al 180 per mille con un´appropriatezza sempre più alta. Negli anni precedenti lo stesso dato era salito fino al 240 per mille. Commissario e vicecommissario hanno poi annunciato una disciplina compiuta in materia di trasporto emergenziale, "che attualmente presenta delle forti criticità e disparità di trattamento da zona a zona". Il punto negativo della sanità abruzzese anche per il 2010 rimane la spesa farmaceutica, "ancora troppo elevata". Il vicecommissario Baraldi ha parlato di "alta spesa farmaceutica pro-capire, con un rilevante dato di inappropriatezza prescrittiva". Su questo fronte sono state annunciate una serie di iniziative di sensibilizzazione rivolte principalmente verso i cittadini e i medici di base. Il Commissario ha poi confermato che si è chiuso il percorso di ripianamento dei debiti pregressi, a cominciare dagli oltre 300 milioni di euro rilevati ad inizio dicembre per spostamento sul bilancio ordinario della Regione di risorse destinate esclusivamente a finanziare la spesa sanitaria. "Il governo ha dato il via libera all´anticipazione di cassa massima di 200 milioni di euro, anche se contiamo di non utilizzarla tutta, e allo spostamento dei fondi Fas per 160 milioni in favore del ripianamento del debito pregresso della sanità, secondo un percorso condiviso. Tra il 2009 e il 2010 ? ha ribadito il Commissario per la Sanità ? abbiamo dovuto far fronte a debiti pregressi per 528 milioni di euro. E lo abbiamo fatto senza aumentare le tasse". Il questo senso, il Commissario ha parlato di "strumentalizzazione delle forze politiche di opposizione che avevano parlato di disavanzo in aumento e di un Commissario bugiardo. Il dato rilevato ieri dal ministero dell´Economia conferma invece che la strada intrapresa è quella giusta e per la sanità regionale si apre una nuova stagione di speranza" Un disavanzo complessivo di 7 milioni 156 mila euro per tutto il 2010: la sanità abruzzese inizia a vedere la luce del risanamento dopo anni di buio fatto di debiti e sperperi. L´annuncio è stato dato dal Commissario della Sanità nel corso di una conferenza stampa che lo stesso commissario ha definito "storica, soprattutto perche diamo ai cittadini abruzzesi risultati concreti. Per noi il ministero dell´Economia, nel Piano di rientro aveva previsto per il 2010 un indebitamento di 54 milioni, la nostra risposta è stata di poco più di 7 milioni su bilancio complessivo di oltre 2 miliardi. Per la prima volta l´Abruzzo ha ottenuto dal tavolo di monitoraggio del Ministero la certificazione di una grande lavoro di risanamento sul fronte finanziario e il riconoscimento di aver avviato su questo settore un percorso virtuoso che porterà a grandi risultati, nello stesso momento in cui Puglia e Piemonte si apprestano ad entrare in Piano di rientro a conferma che la situazione sanitaria nazionale è ancora critica". Il Commissario, che in conferenza era affiancato dal vicecommissario Giovanna Baraldi e dal direttore Maria Crocco, ha voluto sottolineare cha tali risultati sono stati raggiunti "senza tagli ai servizi né al personale, con una capacità di impegno di risorse di primo livello superiore rispetto agli anni precedenti: dai 2 miliardi 181 milioni del 2008 ai 2 miliardi 194 milioni per il 2010". Risposte sulla strada del risanamento sono arrivate anche dalle 4 Asl regionali: due, L´aquila e Chieti, hanno chiuso con un disavanzo rispettivamente di 10 milioni e 25 milioni circa (i rispettivi programmatici indicavano 62 milioni e 33), mentre Pescara e Teramo con un avanzo di amministrazione di 209 mila euro e 656 mila. "I dati della Asl ? ha aggiunto il Commissario della Sanità ? stanno a confermare l´avvio del percorso virtuoso su tutto il territorio regionale, a ribadire la sistemicità di una riforma che veramente ha inciso sui caratteri strutturali della sanità". A conferma che il risanamento sta passando senza ridurre o dequalificare i servizi, c´è il dato sul personale impegnato nel settore sanità. "Alla fine del 2008 il personale complessivo del comparto ammontava a 15283 addetti alla fine del 2010 siamo a 14827, 456 unità in meno con un -3%, tenendo presente che per il personale infermieristico le percentuali di impiego in ogni ospedale sono nettamente superiori alla media nazionale. Percentuale irrisoria per dire che il risanamento sta passando per la riduzione del personale". Proprio sul fronte del personale, il Commissario ha annunciato che proprio la virtuosità mostrata dalla Regione "dà la possibilità di sostituzione al 90% del personale della dirigenza sanitaria che cesserà nel 2011, la sostituzione del 30% del personale infermieristico che cesserà nel corso del 2011 e infine la sostituzione totale del personale dirigenziale degli altri ruoli (amministrativi) che cesserà nel 2011".  
   
   
IN TOSCANA I GIOVANI PROPONGONO PROGETTI DI SALUTE PER I GIOVANI  
 
Firenze, 11 aprile 2011 – Coinvolgere i giovani in progetti di salute rivolti ai loro coetanei. E’ la linea sulla quale la Regione si sta muovendo da tempo, per esempio con il progetto Ditestamia, che negli ultimi anni ha visto centinaia di ragazzi impegnati in progetti su bullismo, alcol, droga, sesso, disturbi alimentari. Va nella stessa direzione la delibera dell’assessore Daniela Scaramuccia approvata nel corso dell’ultima giunta, che prevede azioni di promozione della salute rivolte in gran parte ai giovani, per un investimento totale di 440.000 euro per il 2011. “L’esperienza ormai pluriennale della Regione Toscana nell’ambito della promozione della salute – dice l’assessore al diritto alla salute Daniela Scaramuccia – ha dimostrato come siano molto più efficaci gli interventi in cui i destinatari sono coinvolti in tutte le fasi del progetto, dall’ideazione, alla progettazione, fino all’attuazione. Lo sviluppo delle competenze e l’educazione tra pari sono metodologie che funzionano particolarmente bene quando si tratta di promuovere la salute tra i giovani”. Queste le azioni destinate ai giovani previste dalla delibera. In ambito scolastico, il progetto “Creatività è salute”, in collaborazione con le Asl, l’Ufficio scolastico regionale e il terzo settore, che utilizzerà le discipline dello spettacolo (musica, cinema, teatro, arte, scrittura, ecc.) come strumento per il benessere psicofisico dei giovani. Sempre in ambito scolastico, partendo dal sito del progetto Ditestamia, la creazione di uno spazio web per la salute dei giovani, da concepire come un campus virtuale online permanente: l’obiettivo è quello di creare uno spazio dove i ragazzi, in completo anonimato, possano esprimersi e parlare liberamente senza alcun timore o pregiudizio, sapendo che dall’altra parte trovano un gruppo di esperti adeguatamente formati che potranno rispondere a tutte le loro domande. In ambito extrascolastico, i servizi sanitari delle Asl non aspetteranno più i ragazzi nelle strutture sanitarie (consultori, ecc.), ma andranno a incontrarli nei luoghi di aggregazione da loro più frequentati, come i centri giovani o le sedi delle associazioni. “In un’ottica di prevenzione – osserva l’assessore – è importante che gli operatori vadano incontro ai giovani fuori dalle sedi deputate. Questo presuppone il superamento di un atteggiamento passivo da parte degli operatori, che spesso accolgono i giovani nelle strutture sanitarie, nel momento in cui si sono già presentati problemi di disagio”. Sempre al di fuori della scuola, si vuole rilanciare e consolidare il progetto “Parole di salute alla tua biblioteca”, in collaborazione con biblioteche comunali e Asl, con la realizzazione di laboratori sulla salute per i giovani. “Abbiamo fatto tesoro delle idee proposte dai giovani ai campus di Ditestamia – dice l’assessore Scaramuccia – Sono idee che possono senz’altro contribuire a dettare le politiche per la salute e il benessere dei giovani toscani, e possono aiutarci a sviluppare progetti che tengano conto dei loro reali bisogni, e magari valorizzare anche il loro protagonismo”.  
   
   
SANITA’: AGGIUDICATA A IMPRESE VENETE LA RICOSTRUZIONE DELL’OSPEDALE MAGALINI DI VILLAFRANCA (VR).  
 
Venezia, 11 aprile 2011 - Sarà un raggruppamento di imprese venete a realizzare i lavori per la definitiva sistemazione dell’ospedale Magalini di Villafranca (Verona), a suo tempo gravemente danneggiato da un incendio. L’ 8 aprile una commissione composta da tre professionisti scelti per le loro comprovate capacità professionali ha infatti aggiudicato i lavori al raggruppamento temporaneo d’imprese composto da “Bido Secondo Costruzioni Spa” di Piove di Sacco (Pd) con “Sielv Spa” di Fossò (Ve) e “Impresa Bonazzi srl” di San Martino Buon Albergo (Vr). Lo ha reso noto l’assessore regionale alla sanità Luca Coletto. “Con questo passaggio – sottolinea Coletto – si chiude un capitolo decisivo per la tanto attesa rinascita del Magalini, il cui ritorno alla piena funzionalità darà risposte ad un bacino d’utenza molto ampio e consentirà di dare piena attuazione alla programmazione regionale nell’area. Per raggiungere questo traguardo – aggiunge l’assessore – è stato necessario superare molte difficoltà e troppe polemiche, ma il risultato è stato raggiunto e questo è motivo di grande soddisfazione”. Come previsto dalla legge, nei prossimi 30 giorni verranno avviate le verifiche e, se positive, si procederà all’aggiudicazione definitiva e alla redazione del progetto esecutivo dell’opera. Salvo ricorsi i lavori, per un importo di 23 milioni 640 mila 253 euro, potranno iniziare subito dopo l’estate e dureranno 850 giorni.  
   
   
CIRCOLARE DIPARTIMENTO SANITÀ SU BLOCCO TURNOVER ASSUNZIONI IL DOCUMENTO PER UNIFORMARE LA PRESENTAZIONE DI ISTANZE DA PARTE DELLE AZIENDE SANITARIE DELLA BASILICATA  
 
 Potenza, 11 aprile 2011 - Il Dipartimento Salute della Regione Basilicata ha inoltrato alle Aziende Sanitarie lucane una circolare esplicativa a firma del direttore generale del dipartimento, Piero Quinto, sulle previsioni relative al blocco del turnover nelle assunzioni delle stesse aziende e le possibilità di richiedere deroghe. La decisione di emanare una circolare è stata conseguente alla necessità di uniformare le procedure seguite dalle diverse aziende nell’avanzare le proprie istanze. Fino a questo momento, proprio a causa di carenze nelle domande (difformi per metodi di calcolo del tetto di spesa, inquadramento del personale nei piani di assunzione annuali, certificazione della sostenibilità economico finanziaria e altro) la giunta regionale non aveva potuto autorizzare deroghe. Così il documento emanato dal Dipartimento chiarisce aspetti formali e sostanziali su come ottenere le deroghe e certificare i bisogni posti a fondamento della richiesta delle stesse. Solo a seguito del corretto inoltro delle istanze di deroga, ad oggi non ancora pervenute, la Giunta potrà esprimersi sulle autorizzazioni.  
   
   
SANITA’: NEFROLOGIA PEDIATRICA, PRESENTATO PROGETTO “IN VIAGGIO PER CRESCERE” DELL’A.O. DI PADOVA.  
 
Padova, 11 aprile 2011 - Un gruppo di 26 ragazze e ragazzi tra i 15 e i 20 anni, dializzati e trapiantati di rene presso la Nefrologia Pediatrica, Dialisi e Trapianto del Dipartimento di Pediatria dell’Azienda Ospedaliera di Padova, saranno protagonisti del Progetto “In Viaggio per Crescere”, che li porterà a trascorrere qualche giorno in un agriturismo delle Marche dove, assistiti da un’equipe multidisciplinare, verranno aiutati a comprendere e superare le molte difficoltà psicologiche e relazionali che derivano dal loro status di “malati cronici”. Il progetto, unico nel suo genere, è stato presentato oggi all’Azienda Ospedaliera di Padova, alla presenza, tra gli altri, dell’assessore regionale alla sanità Luca Coletto, del direttore generale Adriano Cestrone, della responsabile della Nefrologia Pediatrica Luisa Murer (ideatrice del progetto), del direttore del dipartimento ospedaliero di pediatria professor Giorgio Perilongo, del direttore del dipartimento universitario di pediatria professor Giuseppe Basso e del direttore della chirurgia pediatrica professor Giovanni Zanon. La malattia renale cronica, ed anche il trapianto, possono influenzare fortemente la vita di un bambino e di un adolescente e interferire pesantemente con il processo di crescita. Di qui, la decisione dei sanitari, sostenuta dalla Regione del Veneto, di attivare una presa in carico a 360 gradi di questi giovani e giovanissimi pazienti, cominciando con una sorta di “vacanza assieme”. La convinzione è che un’esperienza condotta lontano dalla struttura che cura il corpo malato sia di grande aiuto per l’adolescente In questi giorni i ragazzi potranno comunicare con il personale di assistenza come “tra amici”, condividere le rispettive storie di vita, imparare a ridurre il senso di isolamento e di diversità che li accompagna, provare a vincere le paure sul piano psicologico e relazionale, incrementare la fiducia in sé stessi. L’equipe che accompagnerà i ragazzi e vivrà con loro quest’esperienza è composta da 3 medici, un chirurgo, due psicologi, un dietista, una ginecologa, due infermieri del servizio dialisi e da un gruppo di educazione-animazione. L’assessore Coletto si è particolarmente complimentato con gli ideatori dell’iniziativa: “la pediatria in generale e la nefrologia pediatrica – ha detto – sono da anni un’eccellenza clinica nazionale di cui il Veneto va fiero. Con questo viaggio e con le motivazioni che lo accompagnano siamo di fronte ad un’eccellenza nell’eccellenza, perché una presa in carico così totale di questi giovani e giovanissimi è davvero il massimo di quanto si possa fare”. Conto Corrente Solidarietà: Unicredit Spa – intestazione “Regione Veneto – Emergenza Alluvione Novembre 2010” – Codice Iban: It62d0200802017000101116078; codice Bic Swift Uncritm1vf2. Per le imprese i contributi versati su questo conto sono totalmente deducibili. Per le persone fisiche, il contributo versato è detraibile per il 19% entro un limite massimo di 2.065,83 euro.  
   
   
IL DOLORE NON NECESSARIO A POCO PIÙ DI UN ANNO DALL’ENTRATA IN VIGORE DELLA LEGGE 38/2010 CHE TUTELA IL DIRITTO DEI CITTADINI AD ACCEDERE ALLE CURE PALLIATIVE, ALLA SISSA DI TRIESTE SI DISCUTE DELL’ASSISTENZA SANITARIA E DEI TRATTAMENTI OFFERTI AI MALATI CRONICI, GIOVEDÌ 14 APRILE  
 
 Trieste, 11 aprile 2011 - Il 15 marzo 2010 è entrata in vigore la prima legge italiana (legge 38/2010) che regola l’accesso alle cure palliative e alle terapie del dolore, per garantire assistenza e sollievo alle persone colpite da malattie gravi e inguaribili. A poco più di un anno dall’approvazione, com’è cambiato l’approccio alla terapia del dolore e il percorso terapeutico dei malati terminali? È aumentato l’uso dei farmaci oppiacei per alleviare la loro sofferenza? Cosa ne pensano medici, pazienti e familiari? Di questo si discuterà giovedì 14 aprile alle 14.30 alla Sissa di Trieste, in occasione del quarto appuntamento della rassegna di divulgazione scientifica organizzata dal Master in Comunicazione della Scienza. Massimo Allegri, anestesista al Policlinico San Matteo di Pavia, e Paolo Notaro, presidente dell’Associazione italiana per la cura della malattia dolore Nopain e responsabile della Struttura di terapia del dolore dell´ospedale Niguarda di Milano, metteranno a confronto le loro esperienze e cercheranno di fare chiarezza sui trattamenti antidolore che anche in Italia oggi stanno cercando di trovare un legittimo spazio. «Il dolore rappresenta un sintomo fondamentale perché ci protegge dagli stimoli esterni nocivi» precisa Allegri. «Ma quando diventa cronico il sintomo si rende autonomo rispetto alla causa che l´ha generato e il dolore stesso si trasforma in malattia». E proprio la concezione del dolore cronico come malattia è alla base della legge 38/2010, legge che riconosce l’accesso alle cure palliative e terapie del dolore come un diritto a tutela della dignità della persona. Il testo del provvedimento parla infatti di terapia del dolore come dell´insieme di interventi diagnostici e terapeutici volti a individuare e applicare, alle forme morbose croniche, idonee e appropriate terapie farmacologiche, chirurgiche, strumentali, psicologiche e riabilitative, tra loro variamente integrate. In particolare, le terapie farmacologiche prevedono la somministrazione di oppiacei, ma in questo settore l´Italia è ancora indietro: i dati della Federazione Ordini Farmacisti Italiani rivelano infatti che la media europea della spesa pro-capite annua per gli oppiacei è di 4,4 euro, mentre quella italiana, pur essendo quasi raddoppiata nell´ultimo anno, è pari a 1,2 euro. Anche se la Federazione ha riscontrato un aumento del ricorso agli analgesici, passato dal 6,7% all´11,7%, con un tasso di crescita complessivo del 15%. Secondo Notaro questi dati sono dovuti in primo luogo alla mancanza di informazione: «Purtroppo ancora oggi mancano degli standard condivisi a livello nazionale sulla terapia del dolore. Il 50% delle persone con dolore cronico, in prevalenza di sesso femminile, si sente spesso non creduta, abbandonata e soprattutto non sa a chi rivolgersi, perché nessuno sa chi fa che cosa perfino nelle stesse strutture sanitarie».  
   
   
PIEMONTE: IL COORDINAMENTO DEL 118 SEMPRE DI COMPETENZA DEL CTO  
 
 Torino, 11 Aprile 2011 - In merito alla notizia comparsa oggi su un quotidiano, si precisa che il coordinamento del servizio 118 è sempre di competenza dell’Azienda Ospedaliera Cto Maria Adelaide e non è stato affidato all’ospedale San Luigi, come erroneamente riportato nell’articolo. Da oggi, invece, tutti gli studenti della Facoltà di Medicina San Luigi Gonzaga svolgeranno un ciclo di esercitazioni obbligatorie sull’ambulanza, sulla base di una convenzione firmata dalla stessa Facoltà con il 118-Cto per la formazione degli studenti.  
   
   
SALUTE FVG: GIUNTA APPROVA PREINTESA INTEGRATIVO PER MEDICI SPECIALISTI  
 
Trieste, 11 aprile 2011 - La Giunta regionale, su proposta dell´assessore alla salute, all´integrazione sociosanitaria e alle politiche sociali, ha approvato i contenuti della preintesa, sottoscritta lo scorso 6 aprile, sull´Accordo Integrativo Regionale attuativo degli Accordi Collettivi Nazionali per la disciplina dei rapporti con i medici specialisti ambulatoriali interni, veterinari ed altre professionalità (biologi, chimici e psicologi). Tra gli obiettivi dell´accordo, figurano la promozione delle figure di coordinamento per meglio organizzare le attività degli specialisti, in collaborazione con i responsabili di distretto, e la valorizzazione di quelle attività finalizzate al governo clinico, all´appropriatezza e alla riduzione dei tempi di attesa. Sul piano economico vengono confermate le risorse messe a disposizione dalla Regione con i precedenti accordi integrativi, e garantiti finanziamenti aggiuntivi legati agli aumenti contrattuali intercorsi.  
   
   
SALUTE FVG: DA GIUNTA VIA LIBERA A CONSOLIDATO PREVENTIVO  
 
Trieste, 8 apr - Discusso e approvato l’ 8 aprile dalla Giunta regionale il "Consolidato preventivo" del servizio sanitario regionale per il 2011. Il documento, elaborato dalla Direzione della Salute, rappresenta la sintesi dei programmi annuali delle singole Aziende, accertandone la coerenza con i contenuti della pianificazione regionale ed evidenziando gli obiettivi annuali e gli investimenti da effettuare, con le relative modalità di finanziamento. Il provvedimento evidenzia le nuove attivazioni più significative di servizi ed attività, previste nel corso dell´anno per ciascuna azienda e analizza le singole linee progettuali previste dalle linee di gestione e i risultati attesi. Parallelamente contiene il conto economico e lo stato patrimoniale delle aziende. Più nel dettaglio, è previsto un mantenimento nel 2011 delle prestazioni fornite lo scorso anno, con l´attivazione di nuovi servizi ed attività nelle aziende Alto Friuli, Medio Friuli, Bassa Friulana, Friuli Occidentale e Ospedali Riuniti di Pordenone. Sono anche approvati i piani concordati dalle tre Aree vaste per il contenimento dei tempi di attesa.  
   
   
SANITA´ IN ABRUZZO: COMMISSARIO, OSPEDALE ATRI NON CHIUSO MA POTENZIATO STIAMO LAVORANDO PER RISANAMENTO E GIA´ CON OTTIMI RISULTATI  
 
L´aquila, 11 aprile 2011 - "Stiamo lavorando per risanare il sistema sanitario, per migliorare la qualità delle prestazioni, per rendere i servizi razionali e fruibili per tutti. Lo stiamo facendo con determinazione ed anche con eccellenti risultati. E questo, qualcuno, probabilmente non riesce ad accettarlo, visto che la precedente gestione è stata fallimentare su tutti i fronti. In questa logica operativa, non è mai stata prevista o ipotizzata alcuna chiusura, né ridimensionamento, dell´ospedale ´San Liberatore´ di Atri che invece sarà rafforzato sempre più per diventare punto di riferimento per il territorio". Il Commissario ad acta per la Sanità, e presidente della Regione Abruzzo, smentisce la voce di un paventato accorpamento del presidio atriano con quello di Giulianova. "Da quando sono Commissario - ricorda - ho sempre detto che nessun ospedale sarà chiuso. Per attualizzare la sanità, stiamo invece portando avanti un piano di riconversione di cinque presidi, Pescina, Guardiagrele, Tagliacozzo, Casoli e Gissi, che già sta fornendo risposte positive". Di più. Il Commissario ribadisce che per Atri "non è prevista la dismissione di alcun reparto, ma è in atto una politica di riqualificazione, attraverso il coinvolgimento di figure professionali di valore provenienti dalle Università e la dotazione di attrezzature diagnostiche all´avanguardia". "Non è quindi accettabile - aggiunge - che qualcuno giochi ancora sulle parole, creando ingiustificati allarmismi e disegnando improbabili e fantasiosi scenari futuri per mera speculazione politica". Il Commissario alla Sanità, rassicura, quindi, i cittadini atriani che "continueranno ad avere il loro ospedale e per di più valorizzato fino a divenire un vanto per la città", ma anche tutti gli abruzzesi che "avranno una rete ospedaliera efficiente e di qualità ma soprattutto ´sana´, dopo la sciagurata gestione della precedente amministrazione di centrosinistra".  
   
   
ROMA, ANZIANI: AL VIA RIFORMA SISTEMA CASE DI RIPOSO NUOVI MODELLI RESIDENZIALI PER PERSONE ANZIANE, ALTERNATIVI ALLE CASE DI RIPOSO PER ABBATTERE LE LISTE D’ATTESA E MIGLIORARE LA QUALITÀ DEL SERVIZIO  
 
 Roma, 11 aprile 2011 - La Giunta capitolina, su proposta dell’assessore alle Politiche sociali Sveva Belviso, ha approvato la delibera di riorganizzazione del sistema delle case di riposo per gli over 65 attraverso un progetto sperimentale che partirà con l’offerta di due soluzioni innovative in vista della chiusura della struttura ‘Roma 2’ di via di Casal Boccone. La prima consiste nel rientro dell’anziano presso la propria abitazione o in quella del proprio familiare e nell’erogazione di un contributo che va dai 400 ai 1.000 euro in base al reddito Isee. La seconda prevede l’inserimento degli over 65 all’interno di case famiglia o in strutture private convenzionate con l’Amministrazione capitolina. Soluzione, quest’ultima che, a parità di tipologia di assistenza fornita oggi, con una retta media di 1500 euro al mese per anziano ospitato, consentirebbe un risparmio nelle casse comunali di circa il 60%. Per conoscere la situazione di ogni anziano attualmente ospite nelle strutture e costruire un percorso alternativo condiviso, saranno avviati colloqui individuali, distinguendo tra gli over65 pienamente autosufficienti e quelli con particolare fragilità. «Oggi sono 247 gli anziani ospiti nelle case di riposo comunali con un costo medio mensile pro capite di 3700 euro e una spesa complessiva per le casse dell´Amministrazione di 11milioni di euro - commenta l’assessore alle Politiche sociali di Roma Capitale, Sveva Belviso – ai quali si aggiungono i costi per le manutenzioni straordinarie». Sono 280 le persone in lista d’attesa, che aspettano anche più di due anni prima di poter entrare in una casa di riposo comunale, con il risultato che molti di loro preferiscono rinunciare. «Il progetto di riorganizzazione si inserisce all’interno di una stagione di riforme che risponde all’obiettivo di aiutare un numero maggiore di anziani, ottenere un efficientamento della spesa e, allo stesso tempo, di raggiungere standard più elevati di qualità del servizio - conclude Belviso - La prossima settimana verranno avviati tavoli con le parti sociali, sindacati e centrali cooperative, per valutare un eventuale ricollocazione delle risorse umane».  
   
   
AUMENTANO DONATORI E TRAPIANTI IN EMILIA-ROMAGNA: PRESENTATO IL NUOVO RAPPORTO  
 
Bologna, 11 Aprile 2011 – Cresce in Emilia-romagna il numero dei donatori e aumentano i trapianti. Nel 2010 i donatori utilizzati sono stati 26,7 per milione di abitanti (25,7 l’anno precedente) e 325 gli organi trapiantati (320 nel 2009): un risultato in controtendenza rispetto ai dati nazionali (18,2 donatori per milione di abitanti, rispetto al 19,6 del 2009; 9,1% in meno di trapianti). E’ quanto emerge, in sintesi, dal rapporto annuale elaborato dal Centro regionale di riferimento per i trapianti dell’Emilia-romagna, illustrato stamani dall’assessore alle Politiche per la salute Carlo Lusenti e dalla direttrice del Centro Lorenza Ridolfi, in occasione dall’apertura del 22° convegno dell’Airt (Associazione interregionale trapianti, di cui fanno parte, insieme all’Emilia-romagna, Piemonte, Toscana, Valle d’Aosta, Puglia e Provincia autonoma di Bolzano). “In Emilia-romagna abbiamo un sistema che rappresenta un’eccellenza a livello nazionale e anche internazionale – ha commentato Lusenti – . E’ un punto di riferimento di grandissima qualità. Oltre a dare ottimi risultati, si caratterizza anche per l’eccellente livello di integrazione, all’interno del sistema sanitario, e con altre istituzioni: c’è quindi una forte capacità di mettere insieme competenze diverse, da cui scaturisce una grande sinergia”. L’assessore ha sottolineato inoltre l’importanza dell’innovazione e della ricerca, “con un livello di performance di assoluta avanguardia, che ci consente di conseguire continui miglioramenti: è in questa direzione che la Regione intende proseguire”. Il rapporto sull’attività di donazione e trapianto in Emilia-romagna nel 2010 - I buoni risultati del 2010 (donatori utilizzati 26,7 per milione di abitanti, a fronte dei 25,7 nel 2009; 325 gli organi trapiantati, 320 nel 2009) confermano la qualità di un modello organizzativo consolidato, capace di rispondere a una generale minore disponibilità di organi effettivamente utilizzabili, che soddisfa il fabbisogno regionale e contribuisce in modo determinante al sistema nazionale. Un modello che si fonda sulla piena integrazione operativa delle strutture, dei professionisti, delle associazioni di volontariato e dei pazienti. Perno di questo sistema sono i programmi per garantire la sicurezza del donatore e la qualità degli organi trapiantati; un esempio è l’applicazione del protocollo regionale per la “Sicurezza del donatore e qualità degli organi donati”. Nel 2010 in Emilia-romagna le opposizioni al prelievo sono state il 27,1% (31,5% la media nazionale). Le fasce di età dove le opposizioni sono più alte sono tra i 35 e i 44 anni. La campagna di sensibilizzazione “Una scelta consapevole”, testimonial Anna Mazzamauro - La nuova campagna 2011, che ha come testimonial l’attrice Anna Mazzamauro, sarà lanciata durante la Giornata nazionale della donazione e del trapianto di organi e tessuti (ultima domenica di maggio), occasione in cui sono proposte iniziative informative e di sensibilizzazione con le istituzioni locali e con le associazioni di volontariato e dei pazienti. Anna Mazzamauro compare nelle locandine e nei manifesti che saranno distribuiti in maggio in tutto il territorio regionale e presta la sua voce al radiocomunicato che verrà trasmesso per due settimane a ridosso della Giornata nazionale dalle principali emittenti radiofoniche dell’Emilia-romagna. Il radiocomunicato è stato realizzato con il cantautore Roberto Ferri, che alcuni anni fa è stato sottoposto a trapianto di fegato e che ha realizzato un cd di canzoni (“Ti amo anche se non so chi sei”). I proventi del cd – a cui ha collaborato, tra gli altri, la stessa Anna Mazzamauro interpretando la poesia di Totò “A’ livella” – sono destinati all’associazione trapiantati di fegato e alla promozione della donazione di organi. L’attività di trapianto in dettaglio: Sono stati 150 i trapianti di rene nel 2010 nei tre Centri di Parma (Ospedale Maggiore), Modena (Policlinico), Bologna (Sant’orsola-malpighi). Di questi, 23 sono stati da donatore vivente, 107 sono stati trapianti di organo singolo, 11 doppi, 1 combinato rene/pancreas, 8 rene/fegato. Rispetto alla popolazione regionale, il numero di trapianti è stato di 34,6 per milione di abitanti, sempre al di sopra della media nazionale e di altri Paesi come la Germania e l’Inghilterra, tra i più quotati in questo ambito, dopo la Spagna e la Francia. L’indice di trapianto (percentuale di reni impiantati rispetto a quelli prelevati), che fornisce un riscontro significativo della qualità del processo di donazione e prelievo, è stato del 90,7%. Rispetto alla prevenzione, prosegue il progetto dedicato all’insufficienza renale progressiva (Pirp): sono circa 10.000 le persone inserite nel registro regionale e seguite congiuntamente da nefrologi e medici di famiglia per ritardare al massimo, se non evitare, la dialisi. In Emilia-romagna è attiva la lista di attesa unica per il trapianto di rene, che assicura ogni trapianto al ricevente più compatibile con il donatore. Le persone in lista d’attesa erano 1340 (dato al 31 dicembre 2010). I tempi medi di attesa delle persone iscritte in lista è di poco superiore ai 3 anni. La sopravvivenza in Emilia-romagna a un anno dal trapianto è tra il 97,3% e il 98,3% (il dato nazionale è 97%), a cinque anni è tra il 91,7% e il 94,6% (91,8% il dato per l’Italia). I trapianti di cuore eseguiti dal Centro dell’Ospedale Sant’orsola-malpighi di Bologna sono stati 26. Il dato corrisponde a 6 trapianti per milione di abitanti. L’età media dei donatori ha influenzato questo dato, anche se il programma regionale “Adonhers” ha premesso di valutare e utilizzare cuori di persone fino a 65 anni e cuori più giovani, in passato non utilizzabili per diverse cause. L’indice di trapianto è stato pari al 92,9%, a dimostrazione dell’efficienza del Centro trapianti nell’utilizzo degli organi provenienti anche da altre regioni. Al 31 dicembre 2010 le persone in lista d’attesa erano 55; i tempi medi di attesa sono di poco più di un anno. La sopravvivenza in Emilia-romagna a un anno dal trapianto è del 92,5% (il dato per l’Italia è 84,2%), a cinque anni è del 79,6% (75,2%). Sono stati 127 i trapianti di fegato nei due Centri di Bologna (Sant’orsola-malpighi) e Modena (Policlinico). Due di questi trapianti sono stati effettuati con la tecnica split, che permette da un donatore di effettuare trapianti su due persone. Rispetto alla popolazione regionale, il numero di trapianti è stato di 29 per milione di abitanti, che supera i livelli di eccellenza mondiale (tradizionalmente raggiunti dalla Spagna). L’indice di trapianto si conferma molto alto: 114,5%, a conferma dell’efficienza dei Centri trapianto regionali nell’utilizzo di organi provenienti anche da altre regioni. In Emilia-romagna è attiva la lista di attesa unica per il trapianto di fegato. Questo prevede l’allocazione di ogni organo donato al ricevente in condizioni più gravi, indipendentemente dalla sede di iscrizione in lista. Al 31 dicembre 2010 le persone in lista d’attesa erano 244. I tempi medi di attesa variano da un anno e 8 mesi a due anni e 4 mesi. La sopravvivenza in Emilia-romagna a un anno dal trapianto è tra l’83,4% e l’86,3% (per l’Italia è 85,6%), a cinque anni è tra 69,5% e 72,4% (73,8% dato nazionale). Lo scorso anno sono stati 2 i trapianti di intestino e 1 multiviscerale (stomaco, duodeno, intestino, pancreas, fegato). Il Centro regionale (Sant’orsola-malpighi di Bologna) è ancora oggi l’unico attivo in Italia per trapianto nella persona adulta: dall’inizio dell’attività, dieci anni fa, sono stati 46 i trapianti effettuati. E’ inoltre proseguito il programma clinico di riabilitazione intestinale: nel 2010 altre 11 persone sono state sottoposte a recupero chirurgico della funzionalità dell’organo senza ricorrere a trapianto (sono complessivamente 52 i pazienti sottoposti negli anni a questo intervento). La sopravvivenza è vicino al 100%, il buon recupero della funzionalità intestinale nella maggior parte delle persone, e il fatto che costituisca una alternativa al trapianto, porta a insistere ulteriormente su questo programma. Per quanto riguarda le persone in lista d’attesa, erano 21 al 31 dicembre 2010. Sono stati 2 i trapianti di polmone, bipolmonari, in un caso combinato con il cuore, effettuati nel 2010 dal Centro trapianti regionale (Sant’orsola-malpighi di Bologna). E’ proseguita l’integrazione operativa tra cardiologi, pneumologi, chirurghi toracici e cardiaci e anestesisti, dopo la fusione tra il “Programma trapianto di polmone” e il “Programma trapianto di cuore”. A fine dicembre 2010 le persone in lista d’attesa erano 10 per il trapianto di polmone e 3 per il trapianto combinato polmone/cuore. I tempi medi di attesa sono rispettivamente di un anno e 8 mesi circa e di due anni e mezzo.  
   
   
JADE, SEMINARIO SULLA LONGEVITA`` ATTIVA.  
 
Ancona, 11 aprile 2011 - Si svolgera` lunedi` dalle ore 9.00 all´Hotel La Fonte di Portonovo il Workshop in programmazione ad Ancona dall´11 al 15 aprile 2011 (vedi programma allegato). All´apertura dei lavori sara` presente il Presidente Gian Mario Spacca. Si tratta dell´avvio ufficiale delle attivita` di distretto. L´evento rientra nella 5 giorni di workshop organizzato nell´ambito del progetto Jade, il progetto co-finanziato dall´Unione europea e dedicato a sviluppare nelle Marche un distretto tecnologico con specializzazioni intelligenti per una vita indipendente e sostenibile dell´anziano. Ecco una sintesi dei punti focali su cui vertera` l´approfondimento del programma dei lavori. Le Marche lavorano da tempo in un´ ´Agenda di distretto tecnologico ´ messa in campo dal partenariato locale di rilevanza strategica a livello nazionale ed europeo e sempre piu` orientato alla specializzazione ´Ambient Intelligence ´ Independent Living and Eco-sustainability´ - Nelle priorita` dell´attuale legislatura regionale spicca il progetto integrato di longevita` attiva, per fronteggiare le crescenti esigenze di protezione della terza eta`, soprattutto la non-autosufficienza e per porre l´anziano come nuovo protagonista della vita sociale con una piu` elevata qualita` della vita. Tale strategia politica socio-sanitaria e` stata recentemente rafforzata dalla costituzione ad Ancona del network ´Italia Longeva-rete nazionale di ricerca sull``invecchiamento e la longevita` attiva´. Siglata l``intesa per la costituzione del network (sede dell``Inrca-istituto nazionale ricovero e cura anziani. In tale panorama, il ´Progetto Apollo per le Marche´ prevede di realizzare entro il 2015 la prima casa intelligente per rispondere alle esigenze di ´security, safety and usability´ per gli anziani e la longevita` attiva. - Le Marche coordinano a livello Eu un network di 4 cluster tecnologici sulla specializzazione ´Ambient Intelligence ´ Independent Living´ per la definizione di un´agenda di ricerca comune sul connubio ´casa intelligente´ intesa come Ambient Assisted Living. Altre iniziative strategiche si stanno mettendo in campo attraverso l´attivazione degli strumenti di finanziamento diretto e della programmazione territoriale (Interreg Ivc). - Le Marche partecipano all´Iniziativa Europea di Programmazione Congiunta ´Urban Europe´ che si prefigge di fare fronte ad alcune delle principali sfide della societa` tra le quali primeggia quella dell´invecchiamento della popolazione e le conseguenti ricadute.  
   
   
VERSO LA CREAZIONE DI UN "PUNTO DIABETE"  
 
 Arta Terme (Ud), 11 aprile 2011 - Coinvolgere i farmacisti nel ´team´ di cura che si occupa delle persone affette da diabete mellito, creando in farmacia un "Punto diabete", per dar vita ad una rete di assistenza, con un ruolo anche nella prevenzione primaria, rivolta alle persone a rischio, e in quella secondaria, per scongiurare possibili complicanze. E´ questo l´obiettivo del "Progetto Farm&dia", promosso congiuntamente da Federfarma e Associazione Medici Diabetologi (Amd), che anche in Friuli Venezia Giulia, così come sul resto del territorio nazionale, hanno organizzato due giornate di formazione, rivolte a 50 farmacisti, e in corso di svolgimento nello stabilimento termale di Arta (Ud). In Italia i diabetici accertati sono quasi tre milioni (45 mila in Friuli Venezia Giulia), ovvero il 4,6% della popolazione, ma la patologia, secondo Giovanni Perrone dell´Amd, è in continua crescita, al punto che un italiano su dieci ha il diabete o rischia di averlo. Ad aumentare sono, di conseguenza, anche i costi sociali: nel 2010 si sono spesi 11 miliardi di euro, più del doppio rispetto a quindici anni fa. Oneri che derivano soprattutto dalla cura delle complicanze, che si sviluppano a causa di diagnosi tardive e per una non adeguata gestione del malato. Al contrario un diabete individuato precocemente e tenuto sotto controllo con terapia mirata e corretti stili di vita allontana le complicazioni, con minori costi per il servizio sanitario. Il corso di Arta, come spiega uno dei relatori, Damiano Degrassi, di Federfarma, vuol costruire un protocollo operativo per la presa in carico del paziente diabetico, che preveda una stretta collaborazione tra medici e farmacisti e faccia della farmacia un centro di consulenza preclinica, per la gestione oggi del diabete e, in prospettiva, di altre patologie, in un ruolo intermedio di collegamento tra paziente e medico. Il che significa verificare il rispetto della terapia, il corretto uso dei medicinali, l´eventuale insorgenza di reazioni avverse. Anche secondo l´assessore alla salute, Vladimir Kosic, che ha portato il saluto della Regione ai corsisti, la farmacia, anche per la sua capillare presenza sul territorio, si trova oggi nella necessità di riorganizzare i suoi servizi, non solo perché lo impone una normativa nazionale del 2009, quanto perché queste sono le esigenze che emergono dalla società: esigenze legate all´invecchiamento della popolazione, alla crescente domanda di salute, alla ricerca del benessere, e dunque anche ad un rafforzamento della cultura della prevenzione. Un´evoluzione che, attraverso la valorizzazione delle competenze professionali dei farmacisti, consenta un salto di qualità per dar vita ad una farmacia di comunità, vero ´front-office´ del servizio sanitario regionale. Un farmacista dunque non mero distributore di medicinali, ma fornitore di servizi a forte valenza sociosanitaria. Da qui l´importanza di percorsi formativi che accrescano la competenza di questi professionisti e rafforzino la consapevolezza di un ruolo attivo, integrato con la componente medica, a supporto della terapia del paziente. A conclusione del progetto, nel 2012, saranno un migliaio i farmacisti che in tutta Italia avranno partecipato a corsi formativi.  
   
   
FVG: LA REGIONE PER LA PREVENSIONE CARDIOVASCOLARE  
 
 Pordenone, 11 aprile 2011 - Nella prevenzione del rischio cardiovascolare la Regione Friuli Venezia Giulia può vantare un impegno che dura da diversi decenni e che l´ha portata a collaborare a progetti nazionali atti a conoscere meglio il fenomeno e ad attivare tutti quei comportamenti - individuali e sociali - che meglio possono concorrere all´abbassamento di quel rischio. È quanto è stato sottolineato ieri al convegno su "Il volontariato per il cuore ieri, oggi, domani" svoltosi nella Sala Congressi della Fiera di Pordenone in occasione del decennale di fondazione della Federazione Triveneto Cuore e del ventennale dell´associazione Amici del Cuore "D. Zanuttini" di Pordenone. Alla giornata la Regione è stata rappresentata dall´assessore alla Salute, Vladimir Kosic, il cui intervento ha concluso i lavori. Risale agli anni Sessanta, con l´istituzione di Centri Cardio-reumatologici negli ospedali di diverse città, l´impegno del Friuli Venezia Giulia nel campo della prevenzione cardiovascolare; col procedere delle conoscenze e degli studi (emerse che in regione il rischio era maggiore della media nazionale), i Centri di Udine e di Pordenone diedero vita a due studi specifici in materia, tutti i centri si misero in rete e i risultati concreti di prevenzione si sono visti. Tra gli impegni più recenti della Regione, la redazione del secondo Atlante regionale delle Malattie cardiovascolari (2009) e il Piano regionale della prevenzione 2010-2012, che tra gli altri progetti prevede la Carta del rischio cardiovascolare con l´estensione dell´utilizzo e implementazione dell´uso del software "Gente di Cuore". Ma fondamentale appare sempre di più - e in tal senso nel Friuli Venezia Giulia si è operato e si continua a operare - una continua relazione fra sistema sanitario nel suo complesso, altri sistemi e volontariato: solo così la Regione ritiene che si possa continuare la battaglia della prevenzione per garantire a tutti il diritto alla salute. Ma attenzione: se per garantire la salute la responsabilità maggiore ricade sul sistema sanitario, è bene che divenga patrimonio culturale di tutti che molto dipende anche dai comportamenti di ognuno. In questo senso un grande apprezzamento va alle associazioni di volontariato che lavorano a fianco della medicina. La giornata degli "Amici del Cuore" è stata occasione anche per domande alla Regione relative al Pordenonese: l´attivazione del Dipartimento di Cardiologia e la realizzazione del nuovo ospedale. Due argomenti sui quali l´assessore Kosic ha ribadito l´impegno della Regione a fare e a fare presto: specie per il nuovo ospedale il lavoro avviene in piena sintonia con le istituzionali locali.  
   
   
MILANO: PROROGATE VISITE DENTISTICHE GRATUITE PER BAMBINI  
 
Milano, 11 aprile 2011 - Vista l’alta affluenza alle visite odontoiatriche gratuite destinate ai bambini di sei anni, l’Assessorato alla Salute del Comune ha deciso di prorogare la campagna di prevenzione promossa in collaborazione con Sido (Società Italiana di Ortodonzia). Le visite sono pertanto prenotabili sino al 22 aprile, telefonando al numero verde 800144917, dal lunedì al venerdì, dalle ore 10.00 alle 14.00.  
   
   
CORSO: "MUSICOTERAPICA: DEFINIZIONE, TEORIE, PRASSI ED AMBITI APPLICATIVI"  
 
Bolzano, 11 aprile 2011 - Aperte le iscrizioni al corso "Musicoterapica: definizione, teorie, prassi ed ambiti applicativi" che si svolgerà il 6 e 7 maggio presso la Scuola provinciale in lingua italiana per le professioni sociali che ha sede in via S. Geltrude,3 a Bolzano. Il corso, rivolto ad operatori dell’ambito socio-sanitario (medici, psicologi, educatori, terapisti della riabilitazione, etc.), musicoterapeuti, insegnanti, diplomati al conservatorio, è finalizzato evidenziare le potenzialità applicative della musicoterapia nel contesto terapeutico-riabilitativo. Le iscrizioni al corso che corso, si terrà venerdì 6 e sabato 7 maggio 2011, presso la Scuola Provinciale per le Professioni Sociali, si chiudono il 15 aprile 2011. Per ulteriori informazioni ed iscrizioni: Scuola Provinciale per le Professioni Sociali, “L. Einaudi” - Bolzano, via S. Geltrude, 3 - Uff. Formazione Continua tel. 0471/ 414456--4418 – fax 0471/414455. Sito internet: http://www.Sociale-einaudi.fpbz.it