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Notiziario Marketpress di Venerdì 16 Settembre 2011
CAMPIONE D’ITALIA: PERUGINO INEDITO A CURA DI: FRANCESCO FEDERICO MANCINI  
 
Dal 15 ottobre 2011 al 15 gennaio 2012 la Galleria civica San Zenone di Campione d´Italia propone "Perugino inedito", mostra curata da Francesco Federico Mancini. L´esposizione di 12 opere del Maestro, che nasce dalla collaborazione tra il Comune di Campione d´Italia, la Soprintendenza per i Beni Storico-artistici dell´Umbria e l´Università degli Studi di Perugia, è incentrata sulla presentazione di sei opere del Perugino conservate in una collezione privata del Canton Ticino. Quattro delle sei opere, appartenenti alla fase finale dell´attività del Vannucci, sono già state esposte presso la Galleria Nazionale dell´Umbria, in occasione di una recente mostra voluta e sostenuta dalla Fondazione Arte di Perugia. Le rimanenti due, mostrate per la prima volta in questa circostanza, sono invece cronologicamente situabili a immediato ridosso della documentata presenza di Perugino a Venezia (1494-1497). La mostra, concepita per comprendere come si è giunti a riferire questi dipinti alla mano del grande maestro umbro, propone un eloquente confronto con dipinti di sicura autografia conservati presso la Galleria Nazionale dell´Umbria. Ciò consente di entrare nelle complesse dinamiche di uno dei laboratori d´arte più prestigiosi e prolifici del Rinascimento italiano. E´ noto infatti che il Perugino, da grande imprenditore qual era, gestiva con abilità e fermezza una vera e propria "officina". Molti furono gli artisti che lavorarono al suo fianco e che fecero tesoro non solo della sua straordinaria perizia tecnica ma anche della sua incomparabile capacità disegnativa. Lo stesso Raffaello, stando a quanto dice il Vasari, mosse i primi passi nella bottega umbra del Vannucci. Accompagnato da approfondite indagini tecniche e diagnostiche, lo studio delle quattro opere "tarde", raffiguranti San Girolamo, San Nicola di Bari, l´ Angelo Annunziante e una Santa Martire, ha portato alla conclusione che tali dipinti, di piccole dimensioni, ma di grande raffinatezza esecutiva, appartenevano con tutta probabilità allo smembrato (e disperso) tabernacolo del polittico di Sant´agostino a Perugia. Opera di gigantesche proporzioni, il polittico di Sant´agostino, oggi suddiviso tra vari musei, fu realizzato in due distinte e riconoscibili fasi stilistiche, dal 1502 al 1512 la prima, dal 1513 al 1523 la seconda. Il tabernacolo può essere ascritto alla seconda fase, quando il pittore, mettendo in atto una semplificazione coloristica, oltreché disegnativa, raggiunse effetti di morbidezza pittorica sconosciuti al primo periodo e alla fase matura. Un serrato confronto tra le quattro tavolette, alcuni scomparti del polittico di Sant´agostino e altre opere del maestro umbro, cronologicamente situabili nello stesso momento, consente di verificare in mostra l´attendibilità della proposta critica. Diverso è il caso delle restanti due tavole. Raffiguranti la Vergine e Cristo coronato di spine, queste opere hanno tutte le caratteristiche per essere inquadrate nella produzione autografa del Perugino maturo. In origine erano collegate da cerniere, a formare un dittico. Presentano sul verso un rivestimento di pelle stampigliata, che simula la coperta di un libro. Funzionante come altarolo domestico, il dittico, una volta chiuso, poteva essere collocato nello scaffale di una libreria e di certo rappresentava una succosa "curiosità" per il gabinetto di un amateur. Sulla coperta di pelle, che quasi certamente fu realizzata in ambiente fiorentino, si vedono impressi eleganti motivi decorativi che disegnano una doppia riquadratura punzonata con al centro una losanga includente il monogramma cristologico. Se la valva di sinistra del dittico, dove è rappresentata la Vergine, rivela contatti con la figura femminile che si trova all´estrema destra della pala del Perugino realizzata tra il 1502 e il 1503 per il Duomo di Perugia e oggi conservata nel Museo di Caen in Normandia, il Cristo coronato di spine mostra lo sforzo del pittore di entrare in sintonia con il contemporaneo mondo artistico veneziano; in particolare con un´opera di Alvise Vivarini, ai suoi tempi grandemente apprezzata: il Cristo benedicente dipinto per la cimasa dell´altare-reliquario di San Giovanni Elemosinario a San Giovanni in Bragora. Perugino fu in contatto con la città lagunare dal 1494 al 1497. Il doge Agostino Barbarigo avrebbe voluto ingaggiarlo per la decorazione della Sala del Gran Consiglio. Ma l´accordo non fu raggiunto. In compenso l´artista lavorò per la Scuola di San Giovanni Evangelista alla quale consegnò un telero raffigurante I miracoli della Croce Santissima della Scuola di San Giovanni Evangelista in Venezia, andato distrutto in un incendio nel 1587. Perduta quest´opera, null´altro sappiamo del soggiorno veneziano del maestro umbro. E tuttavia il dittico, così intriso di umori veneziani che parlano anche di Jacopo de´Barbari e più in generale del clima che si respira a Venezia dopo le colte lezioni pittoriche di Antonello da Messina e Giovanni Bellini, potrebbe colmare questa lacuna. Forse a Firenze il dittico venne trasformato in "finto libro". E´ naturale chiedersi chi ne fu in antico il fortunato possessore. Non è da escludere che i "due quadri compagni del Perugino", raffiguranti "la Madonna e Giesù", citati in un inventario del 1703, dove vengono elencati i beni posseduti dal dottore e intellettuale fiorentino Cosimo Bordoni, amico di Filippo Baldinucci e medico personale del granduca Cosimo Iii, altro non siano che i due dipinti in questione. A quelle date già separati, avevano perso la caratteristica di dittico ed erano diventati una coppia di quadri da appendere al muro. Il curatore della mostra, Francesco Federico Mancini, è professore ordinario di Storia dell´Arte Moderna presso l´Università degli Studi di Perugia. Esperto di Rinascimento umbro, ha al suo attivo monografie e saggi su Benedetto Bonfigli, Perugino, Pintoricchio, Piermatteo d´Amelia. Ha organizzato, in collaborazione con Vittoria Garibaldi, già Direttrice della Galleria Nazionale dell´Umbria, la grande mostra monografica su Pietro Perugino (2004), e, più recentemente, le rassegne espositive su Berardino Pintoricchio (2008) e Piermatteo d´Amelia (2010). Ha inoltre curato mostre su Gian Domenico Cerrini (2005), sull´Arte dell´Ottocento in Umbria (2006), su Federico Barocci e la pittura della maniera in Umbria (2010). E´ attualmente impegnato, insieme con Vittoria Garibaldi e a Tom Henry, nella preparazione di una rassegna monografica, da tenersi nell´estate del 2012, dedicata a Luca Signorelli. "Perugino inedito", Campione d´Italia, Galleria civica San Zenone (piazzale Maestri Campionesi), 15 ottobre 2011 - 15 gennaio 2012. Mostra promossa dal Comune di Campione d´Italia in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Storico-artistici dell´Umbria, l´Università degli Studi di Perugia, e con il Patrocinio dell´Assessorato alla Cultura della Regione Lombardia, a cura di Francesco Federico Mancini. Orari: martedì- venerdì 10.30-12.30 / 15.00-18.00; sabato-domenica 11.00-18.00. Catalogo edito da: Comune di Campione d´Italia Edizioni Informazioni e prenotazioni: (0039) 031 27 24 63, (0041) 091 641 91 41 (orari d´ufficio); (0041) 079 29 23 207  
   
   
MILANO: ELEPHANT PARADE  
 
Dal 16 settembre al 15 novembre 2011 si terrà a Milano Elephant Parade, che è stata eletta evento dell’anno nel 2010 a Londra e che è per la prima volta in Italia. L’evento, patrocinato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e dalla Camera Nazionale della Moda e supportato da Virgin Active Italia. Ha lo scopo di raccogliere fondi per la salvaguardia dell’elefante asiatico, specie, purtroppo, a rischio di estinzione: Vi partecipano artisti nazionali e internazionali, affermati e emergenti, che scendono in campo per sostenere la Asian Elephant Foundation. L’obiettivo è quello di coinvolgere la città con un’onda creativa che farà convivere arte, cultura, design, moda e business per una nobile causa. Dopo due mesi di esposizione le opere d’arte saranno messe all’asta – curata da Christie’s – in una speciale serata di gala con oltre 400 invitati. Più di 80 statue di cuccioli di elefante, a grandezza naturale, saranno collocate nella capitale del design e della moda – dal centro storico al quadrilatero fashion, dai suggestivi Navigli alle zone della movida meneghina, fino all’hub internazionale di Malpensa – colorandola in modo divertente e coinvolgente. Le statue saranno dipinte da artisti del calibro di Carla Tolomeo, Karim Rashid, Rabarama, Alessandro Mendini e Barnaba Fornasetti. Ogni artista, affiancato e sostenuto da uno sponsor, metterà in mostra il suo mondo e racconterà una storia attraverso la decorazione del suo cucciolo di elefante. A Telethon, che sarà la charity di riferimento della mostra milanese, andrà parte di quanto raccolto con la vendita di tutte le opere esposte nel corso della mostra. Telethon sarà doppiamente protagonista di questo evento: come beneficiario dei fondi raccolti, e con una propria opera. A realizzare l’elefante Telethon sarà l’artista egiziano Medath Shafik, personaggio di primo piano dell’arte contemporanea internazionale, che ha accettato con entusiasmo di contribuire a sostenere la ricerca scientifica sulle malattie genetiche. Elephant Parade ha come principale scopo benefico la salvaguardia di una specie straordinaria e a rischio di estinzione come l’elefante asiatico, ma in ogni paese in cui si tiene la mostra viene scelta, da sempre, una charity e una missione importante con cui condividere i proventi raccolti durante l’asta. Per l’Italia è stata appunto scelta Telethon. Il progetto Elephant Parade è nato nel 2007 e, con le edizioni di Rotterdam, Anversa, Amsterdam, Londra, Heerlen e Copenaghen, ha raccolto oltre 4 milioni di euro che hanno permesso di salvare centinaia di elefanti asiatici. Ma tanti di questi animali hanno ancora bisogno di essere salvati! Dopo l’evento di Milano Elephant Parade approderà a Singapore, dalla seconda metà di novembre. Info: www.Elephantparade.com  
   
   
PARTE DA MILANO, CITTÀ D´ORIGINE E FULCRO DELL´INTERA VICENDA CREATIVA, L’OMAGGIO ALLA VITA ARTISTICA DI GABRIELLA CRESPI. ARTISTA, DESIGNER, SCULTRICE, MA ANCHE MUSA ISPIRATRICE PER I MAGGIORI FASHION DESIGNER INTERNAZIONALI E AMBASCIATRICE DELL’ITALIAN STYLE NEL MONDO  
 
"...Benché le scuole costituiscano una parte importante nella formazione di qualsiasi percorso creativo, il primo ed essenziale principio e´ innato nell´artista e, come scrive uno dei maggiori critici d´arte dell´epoca Sung, Kuo Jo-hsu: ´Esso cresce nel silenzio dell´anima´...... “ Gabriella Crespi Parte da Milano, città d´origine e fulcro dell´intera vicenda creativa, l’omaggio alla vita artistica di Gabriella Crespi. Artista, designer, scultrice, ma anche musa ispiratrice per i maggiori fashion designer internazionali e ambasciatrice dell’italian style nel mondo, Gabriella Crespi è una figura intensamente carismatica che in due decenni di attività, negli anni Sessanta e Settanta, ha attraversato innumerevoli discipline creative, lasciando un indelebile segno nella formazione del gusto del nostro tempo. Promossa dal Comune di Milano–cultura, dal 24 settembre al 16 ottobre 2011, Palazzo Reale dedica a Gabriella Crespi la grande mostra antologica “Il Segno e lo Spirito”, curata da Elisabetta Crespi, figlia e stretta collaboratrice dell’artista-designer, e da Cesare Cunaccia. L’esposizione, è stata ideata e organizzata da Ottavia Landi di Chiavenna, con il patrocinio della Camera Nazionale della Moda Italiana ed è stata realizzata grazie al contributo dello sponsor unico Gruppo Mediolanum Farmaceutici S.p.a. La mostra è aperta gratuitamente al pubblico. Gabriella Crespi oggi è più che mai “nell’aria”: celebrata da numerose pubblicazioni, dalle aste, dalle più sofisticate gallerie internazionali e da un collezionismo raffinato. Questa mostra vuole essere il giusto riconoscimento a una protagonista della creatività italiana, ma propone anche un viaggio attraverso i linguaggi della contemporaneità, con uno sguardo emozionale, ironico e poetico: la mostra si svolge come un racconto coerente che percorre tutti gli ambiti verso cui si è indirizzata la creatività di Gabriella Crespi. Per la maggior parte opere d’arte uniche: dai mobili agli oggetti, dall’illuminotecnica alle sculture, sino ai gioielli. Tutto rigorosamente firmato e numerato, con innumerevoli brevetti depositati in Italia e all’estero, e gelosamente custodito tuttora nelle case di appassionati collezionisti di tutto il mondo, che in occasione di questa mostra hanno deciso di mostrarli al pubblico. Il fil rouge che lega le diverse produzioni di Gabriella Crespi è un segno assolutamente personale, basato sulla natura dialogica tra apparenti contrasti, come in un gioco di specchi e rimandi tra filosofia utilitaristica dello spazio e purezza del senso estetico formale; tra spontaneità della natura e artificiosità del pensiero, tra materia e luce: una semplicità raggiunta solo grazie a una grande complessità interiore. Gabriella crea partendo da una propria visione, studiando, lavorando, chiedendo ai materiali che usa tutto il loro potenziale espressivo, spingendoli sino alle loro estreme possibilità, per rendere tangibile il pensiero e apportare quelle innovazioni che considera significative nel nostro tempo. “Nei mobili di Gabriella Crespi provi il piacere della materia naturale ma sempre preziosa… Mobili mobilissimi per diventare infine mobili plurimi. Mobili a sorpresa che come per un gioco magico si aprono, si chiudono, si cambiano, si trasformano: ‘Apriti Sesamo’.” Vanni Scheiwiller Grazie a una concezione sempre originale, dall’uso di materiali come il legno, il metallo, le pietre e le lacche, alle forme articolate che rispondono alle esigenze di un design “contemporaneo”, alla sorprendente capacità di trasformare gli oggetti, con aperture, chiusure, mutamenti di funzione, Gabriella Crespi ha saputo conquistarsi in brevissimo tempo la scena internazionale. Il suo cammino di artista ispira in maniera incisiva la creatività delle ultime leve espressive, e “….La sua arte di grande creatrice ha già fatto scuola.” Negli anni Cinquanta, dopo gli studi di architettura al Politecnico di Milano, avvia una produzione di oggetti, dapprima lampade e sculture, come le piccole “lune” d’acciaio, dove convergono e vengono ritrasformate le suggestioni stilistiche dell’epoca. Inizia un intenso lavoro di ricerca e sperimentazione, teso tra design e astrazione scultorea, in cui disegno-progetto-prodotto sono vissute da Gabriella come momenti di un procedimento unitario. All’inizio degli anni Settanta, Gabriella presenta la sua prima produzione di mobili, sintesi perfetta di molteplici riflessioni. Sono mobili pieni di “vita”, in opposizione al senso statico, liberi nello spazio e in continua metamorfosi. La celebre serie dei “Plurimi” - il cui nome è un omaggio all’artista Emilio Vedova – è costituita da volumetrie giocate sulle possibilità evolutive di una medesima forma, che mutano nello spazio, in perpetuo dialogo con l’ambiente e la luce. Nel 1987 Gabriella, al culmine del successo, si stabilisce in India, sulle pendici dell´Hymalaia, per seguire un percorso spirituale, scegliendo la guida di Sri Muniraj. Solo di recente è tornata in Italia, dopo una lunga interruzione volontaria della propria attività artistica. Un rientro che è come un secondo inizio, dopo oltre 20 anni di assenza. Nel 2008, dimostrando una vitalità e un’attualità concettuale fuori dal comune, accetta l’invito di Stella Mccartney a studiare una riedizione limitata di cinque gioielli metamorfici in bronzo, pietre dure e semipreziose, cristalli, realizzati negli anni Settanta, da presentare a Parigi in occasione dell’apertura del nuovo flagshipstore della stilista britannica. Tutto il ricavato viene devoluto al Haidakhan Charitable & Research Hospital in India, Ospedale specializzato in clinica oculistica, fondato dal suo Maestro spirituale Sri Muniraj. Il progetto di allestimento delle quattro sale degli Arazzi di Palazzo Reale, che è stato curato dallo studio D.a.w., sotto la direzione artistica dell’Arch. Carlo Perosino, ”mira a valorizzare la produzione dell’artista con una scenografia leggera, aerea, quasi trasparente, che rende i pezzi esposti protagonisti assoluti.” Le strutture espositive combinano il tondino in ferro delle armature, elemento che coniuga forza ed essenzialità, con speciali lastre in ceramica che diventano il palcoscenico raffinato e discreto in cui le opere hanno totale centralità. La mostra si svolge attraverso aree tematiche che rendono ben leggibile il talento creativo di Gabriella e i percorsi personali, culturali e di vita a esso sottesi: “Lune e Pietra”, Leitmotiv della particolare poetica di Gabriella Crespi, sculture che hanno dato inizio a un modo di intervento creativo nel design; “Plurimi”, la celeberrima serie di mobili ‘metamorfici’; “India”, il percorso spirituale di Gabriella attraverso sculture e fotografie; “Gioielli e Gocce Oro”, colature libere concepite tramite l’antico e prezioso procedimento della cera persa, calici, candelabri e lo straordinario servizio di posate, in un allestimento carico di suggestione; “Rising Sun”, quasi una poetica dell’abitare; opere “Unicum”, un excursus tra gli oggetti, incroci di forme e materia: sculture, tavoli, sedie, lampade, appliques; “Animali”, sculture in bronzo dall’approccio fiabesco che rivelano l’attenzione incessante di Gabriella per il mondo naturale. “Vetrine” una piccola ma significativa sezione della mostra che vuole anche ricordare la stretta e lunga collaborazione con Paolo Paganini, vero maestro e geniale interprete dello still life, purtroppo prematuramente scomparso. La mostra narra il legame di Gabriella con la moda: una liaison che assume forme e valenze particolari e multiformi. Già all’inizio della sua carriera, Gabriella Crespi ha stabilito un fervido rapporto creativo, soprattutto in tema di piccoli oggetti per la casa e la tavola, con Christian Dior, il primo stilista che – con estro e visionarietà sperimentali e in decisivo anticipo sui tempi - ha sviluppato una vera home collection firmata con il brand della Maison. Moda per Gabriella Crespi ha significato anche la collaborazione creativa con grandi stilisti di ieri e di oggi, ma non solo: donna dallo stile e dalla bellezza epocali e inconfondibili, come testimoniano le splendide immagini fotografiche lungo il percorso espositivo, è stata una continua fonte di ispirazione e tra le icone glamour predilette dei maggiori creatori di moda italiani e stranieri. Valentino soprattutto, in quei favolosi ’60 e i ’70 che vedevano il definitivo affermarsi della parabola della moda del Made in Italy sulla scena mondiale. La mostra sarà accompagnata da un catalogo bilingue, edito da Mondadori Electa. Il volume, in un percorso di testi e di immagini, segue le aree tematiche su cui si articola la mostra  
   
   
MILANO: KIM YEON - ARMONIE DI LUCE - 15 SETTEMBRE / 16 OTTOBRE 2011 - INAUGURAZIONE GIOVEDÌ 15 SETTEMBRE ALLE ORE 18  
 
La nuova stagione della Barbara Frigerio Gallery si apre presentando, per la prima volta in Italia, l’artista coreana Kim Yeon, autrice di opere di grande lirismo e poesia, portatrici di quell’amore e fusione con la natura, proprio delle filosofie orientali. L’acqua e la luce sono gli assoluti protagonisti dell’opera di Kim Yeon, che, attraverso le sue sculture imprigiona e ricrea elementi ed effetti del mondo naturale, dallo scintillio della superficie increspata di un lago o del mare, investita dal sole, alla quiete di uno stagno, ricolmo di pietre e foglie. Un invito ad un “viaggio verso la luce”, attraverso barche d’acciaio, sprigionanti bagliori, che sembrano ridisegnare e reiventare l’ambiente circostante, ricostruendo lo scenario di una piccola flotta marina o di un solitario naviglio. E’ come se l’invito dell’artista coreana fosse prima di tutto quello di riappropriarsi dello spettacolo della natura e portarselo sempre con sé, giocando con i materiali e le proporzioni, ma non limitandosi semplicemente ad un’operazione di ri-creazione, quanto innescando nella mente di chi guarda un percorso evocativo, che riconduce e rimanda ad esperienze passate. Più vicino al concetto di mimesis è, invece, la serie “Waterside”, delle vere e proprie porzioni di stagni e specchi d’acqua, costruiti con pietre e foglie, immerse nella resina; pozze d’acqua ove regna la più profonda quiete, dove la solidità della resina rappresenta al meglio quello stato di calma d’apparente, che sembra poter scomparire da un momento all’altro, alterato da una folata di vento. Quasi espressione di uno stato d’animo, di un invito alla meditazione e alla contemplazione, senza lasciarsi distrarre dai continui eventi del mondo circostante. Quello che traspare maggiormente dal lavoro di Kim Yeon è la sua perfetta unione e convivenza tra elementi derivanti da una tradizione spirituale millenaria ed un uso creativo della materia assolutamente contemporaneo  
   
   
FRANGI A VILLA MANIN, "STRAZIANTE, MERAVIGLIOSA BELLEZZA DEL CREATO"  
 
La citazione proposta dal titolo è pasoliniana. E perfettamente si presta alla mostra che, a cura di Giovanni Agosti, Giovanni Frangi ha ideato per le undici stanze dell´esedra orientale di Villa Manin a Passariano (dal 30 settembre al 6 novembre 2011). Qui si da conto delle predilezioni espressive più recenti di Frangi, uno dei più significativi artisti dell´Italia di oggi. Si ha così modo di ripercorrere - in un ordine che carica di nuovo senso anche le (poche) opere già viste in pubblico - il passaggio da raffigurazioni della realtà tramite la pittura ad altre che hanno come punto di partenza l´immagine fotografica. Senza che questo ingeneri banali contrapposizioni. E allora. Si osservano gli esperimenti di restituzione tridimensionale di approssimazioni della natura: e qui è il Fondo del mare. Ci si solleva l´anima con sculture in gesso e in gommapiuma, distese su un prato finto. Si allarga il cuore osservando i cieli dipinti, in gara con quelli veri che bucano le finestre, quasi a porgere omaggio a quelli felici di Paolo Veronese e a quelli strappati di Giovan Battista Tiepolo. Si ammirano, come in un museo vero, i Giardini pubblici, che erano l´altra estate al Mart di Rovereto. Si rende visita agli orti botanici con una serie di incisioni al carborundum, messe in carta da Corrado Albicocco: è un´occasione per chi ha perduto la prima presentazione di questi fogli alla Galleria d´Arte Moderna di Udine nel 2008. Si osservano nel cantiere interrotto dell´esedra i brandelli d´argento che si arrampicano su soffitti, pavimenti, scale e controscale. Ci si appaga davanti alle grandi tele viola, intitolate Vallemosso, con l´acqua tremolante delle risaie della Valpadana. Si scoprono nuovi esperimenti, accessibili, umani, come capita quasi sempre con le opere di Giovanni Frangi: stavolta è il turno delle Tele Nere, supporti insoliti per immagini consuete. E si approda, in un passaggio che fa epoca nella storia dell´artista, a vedere di nuovo - nei suoi quadri dell´ultima stanza - figure umane: su una spiaggia, tra le rocce. Verrà da dire, lo si può scommettere, non solo ai visitatori appassionati: "Ah, straziante, meravigliosa bellezza del creato". Proprio come facevano Totò e Ninetto alla fine di Che cosa sono le nuvole? di Pier Paolo Pasolini. Info: www.Villamanin-eventi.it    
   
   
DIVERSE TRASPARENZE LE OPERE DI BRUNO CALI IN MOSTRA A MILANO  
 
Il 19 settembre 2011 lo Spazio del Sole e della Luna di Milano, in collaborazione con la Provincia di Milano, ospiterà Diverse trasparenze, la mostra personale di pittura e scultura di Bruno Calì: il compendio di oltre 40 anni di ricerca artistica, che dalle prime Cellule viventi è sconfinata in straordinari dipinti, disegni e sculture, che danno nuova vita ai lacerti della società industriale, disegnati, utilizzati, distrutti e infine gettati via dal cataclisma consumistico. “Interrompere il processo di morte e dare nuova forma e identità agli oggetti, inventando opere vitali, energiche, preziose e inaspettate”. A questo mira Bruno Calì con le sue originali sculture in ferro, legno e plastica. “Non si tratta di una operazione di restauro, perché una restaurazione è una reintroduzione dei pezzi recuperati dal circuito utilitaristico del sistema produttivo per il quale erano stato fabbricati ed usati. Quando osservo un oggetto non mi fermo al suo aspetto esteriore, guardo oltre il visibile naturale e cerco di svelare l’invisibile” – spiega l’artista. Nelle sue sculture, oggetti apparentemente anonimi sembrano rinascere, mostrano i loro lati più nascosti, quasi acquistano un’anima. E i dipinti più significati della mostra - dai titoli emblematici Nascita, Sviluppo, Morte, Nuova Vita - ripercorrono questo misterioso processo di rigenerazione della materia e della vita. La ricerca dell’invisibile, di ciò che è dentro e fuori di noi, caratterizza l’opera di Bruno Calì fin dai suoi esordi, quando debuttò a Roma, presso la Galleria il Calibro in Via Margutta, con la personale Dinamismo delle cellule viventi, nel 1968. Creazioni del tutto originali che hanno fatto seguito a un intenso lavoro figurativo ispirato a grandi maestri come Vespignani, Bacon, Picasso, Attardi e Guttuso, in bilico tra realismo ed espressionismo. Dopo un periodo di due anni negli Stati Uniti, dove la collaborazione con la Jack Mell Art Gallerie di New York ha arricchito di successi il suo lavoro, è stato riscoperto negli anni ‘80 dalla prestigiosa Galleria Arte Spiga in Via della Spiga a Milano. Un’esperienza che gli ha consentito di esporre le sue opere nelle più importanti rassegne internazionali, oltre che in Italia anche in diverse città europee come Parigi, Londra e Gent in Belgio. Negli ultimi anni Calì si è appassionato al mondo dell’arte povera e ha fatto proprio il linguaggio provocatorio, criptico e dissacratorio di questo innovativo movimento artistico, che in realtà nasconde una volontà di fondo indistruttibile e poetica di riappropriarsi di valori primari come il senso della terra, della natura, dell’energia pura, della storia dell’uomo. E ora l’artista torna a Milano per mostrarci il frutto di oltre 40 anni di ricerca artistica attraverso opere uniche e sorprendenti, che svelano l’anima delle cose. Bruno Calì, oltre che artista, è una nota personalità del mondo dell’hôtellerie internazionale, che ha costruito la sua carriera nelle maggiori catene alberghiere: la mitica Ciga, Baglioni Hotels, The Charming Hotels e Forte Agip Hotels ed il Rose Garden Hotel. Attualmente si occupa di Aran Hotels, gruppo romano che comprende l’Aran Park Hotel, l’Aran Mantegna e l’Aran Blu. In ogni attività svolta in Italia e all’estero Calì ha rivolto il suo impegno professionale ad individuare le trasformazioni e le mutevoli motivazioni d’acquisto nei mercati della domanda per trasferirle alle direzioni operative, affinché si sviluppasse una perfetta collaborazione tra l’intermediazione e gli hotel. Info: Spazio del Sole e della Luna - Via Ulisse Dini 7, 20142 Milano - Tel. 02.5465583 - www.Provincia.milano.it  - Tel. 02.847477265  
   
   
PASSARIANO DI CODROIPO (UDINE): "ESPRESSIONISMO"  
 
Per la prima volta in Italia un´esposizione, curata da Magdalena Moeller e Marco Goldin e forte di oltre 100 opere tra dipinti e carte, tutte provenienti dal berlinese Brücke Museum, racconta in modo preciso, secondo una scansione cronologica ma anche procedendo per aree quasi monografiche, da Kirchner a Heckel, da Nolde a Schmidt-rottluff, da Pechstein a Mueller, la nascita e lo sviluppo del movimento denominato "Die Brücke", la pietra fondante dell´Espressionismo. La mostra avrà luogo a Villa Manin dal 24 settembre 2011 al 4 marzo 2012 e si pone come terza tappa del progetto pluriennale, ideato e curato da Marco Goldin, denominato "Geografie dell´Europa". Con la nascita del movimento "Die Brücke" a Dresda nel 1905 si posero le basi del movimento originario dal quale in seguito discenderà quello che, nella storia dell´arte, è noto come "Espressionismo" e che costituisce il primo importante contributo di area tedesca alla modernità. Non si tratta tanto di raffigurare i diversi aspetti della realtà visibile - che costituiva il contenuto artistico dominante - quanto piuttosto di esprimere le esperienze soggettive e i sentimenti interiori dell´individuo. L´obiettivo del movimento "Die Brücke" era quello di tradurre nell´opera gli oggetti percepiti "in modo diretto e senza falsificazioni", svincolati da qualsivoglia convenzione accademica. All´interno del movimento non esisteva un programma specifico; erano piuttosto l´impulso spontaneo e l´intuito creativo a costituire gli elementi accomunanti tra gli artisti del gruppo. La loro intenzione più ampia era quella di trasferire le idee innovative e le attitudini non ortodosse alla vita di tutti i giorni e di rompere così il corso angusto delle rigide norme sociali dell´età guglielmina. Fritz Bleyl, Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel e Karl Schmidt-rottluff, tutti studenti di architettura a Dresda, furono i fondatori del gruppo, formatosi a Dresda il 7 giugno 1905. Schmidt-rottluff fu il suggeritore del nome del movimento - che nelle intenzioni degli artisti doveva rompere in modo netto con il passato più vicino, quello dell´accademia del 1700 e 1800, ma al contempo "gettare un ponte" tra quegli elementi artistici allora in fermento e una certa tradizione germanica (il Medioevo e Cranach, come dichiara lo stesso Kirchner, esponente più importante del movimento). Bleyl, specializzato in disegno grafico, realizza la locandina per la prima esposizione a Dresda nel 1906. Emil Nolde, Hermann Max Pechstein, entrano nel gruppo nel 1906 e Otto Mueller nel 1910. Le opere di questi artisti, soprattutto nel periodo in cui fecero parte del movimento, che si scioglierà nel 1913, sono accomunate soprattutto dall´evidente semplificazione formale, contorni marcati e colori accesi, accostati in modo dissonante. Accanto a paesaggi e ritratti compaiono scene urbane (famose quelle di Kirchner) dove vengono raffigurati vie, ponti, caffè, sempre filtrati attraverso la lente deformante di una violenta polemica sociale. Pur accomunati da questi elementi fondamentali, gli esiti pittorici di questi artisti ne mettono anche in luce i tratti e il gusto individuali. La pittura di Heckel, inizialmente composta da linee spezzate, disegno sommario e colori stridenti evolve nel tempo verso un lirismo più armonioso e paesaggi luminosi, anche per l´influenza degli artisti del movimento Der Blaue Reiter. Pechstein, interessato all´arte primitiva, realizza quadri nei quali il colore è ricco e modulato, più morbido; la sua produzione è infatti caratterizzata dalla sensibilità per il carattere decorativo della linea e dei colori e da un´interpretazione meno accesa e violenta rispetto alla poetica dell´espressionismo. Muller rappresenta forse la voce più mite e malinconica e sviluppa il proprio linguaggio pittorico, portando nell´espressionismo una costruzione formale meno incline alle dissonanze, come testimoniano i suoi nudi femminili, le scene di vita zingaresca, i paesaggi ricchi di vegetazione. Schmidt-rottluff si dedica a ritratti e paesaggi in cui sono riconoscibili echi impressionisti, anche se l´interesse per la litografia lo porta a una composizione semplificata e composta da forme sintetiche e spigolose. Gli esiti di di Kirchner e di Nolde sono forse quelle che rimangono più coerenti e vicine alla poetica espressionista. Lo stile di Kirchner si fa sempre più drammatico, con deformazioni violente e ritmi convulsi. Nolde sviluppa ulteriormente l´elemento drammatico arrivando a una pittura grottesca, caricaturale della figura umana, caratterizzata da una stesura del colore libera da schemi compositivi, dato per pennellate ampie che sfilacciano quasi le forme. Nel loro insieme, le opere di questo movimento rappresentano in modo esemplare la fase iniziale dell´Espressionismo prima della Prima Guerra mondiale. Con la loro tavolozza audace e un insieme di immagini anticonvenzionali e stilizzate, queste opere rivelano una vitalità particolare e un´energia estatica che affascina ancora l´osservatore contemporaneo. Con una forte adesione nei confronti del paesaggio. La mostra Espressionismo documenta una varia creatività artistica all´interno di questo gruppo rivoluzionario. Gli assunti radicali e i concetti visionari divennero una significativa fonte d´ispirazione per le successive generazioni di artisti. La mostra ne documenta tutte le tappe stilistiche principali, anche attraverso documenti tradotti dal tedesco in lingua italiana per il catalogo di studio, che ospiterà saggi diversi e scheda critica di ogni opera esposta. Espressionismo. Villa Manin, Passariano di Codroipo, 24 settembre 2011 - 4 marzo 2012. Orario mostra dal 24 settembre al 1 novembre: tutti i giorni ore 9-19; dal 2 novembre a fine mostra:da lunedì a venerdì: ore 9 - 18. Sabato e domenica: ore 9 - 19. Chiuso 24, 25, 31 dicembre 2011, 1 gennaio 2012: ore 11-19. Ingressi: intero euro 10, ridotti euro 6. Mostra promossa dall´Azienda Speciale Villa Manin con la partnership della Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone, della Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste, della Fondazione Antonveneta di Padova e dell´Assicurazioni Generali di Trieste. Info e prenotazioni Call center Tel. +39 0422 429999 Fax +39 0422 308272 biglietto@lineadombra.It  www.Lineadombra.it    
   
   
AGRICOLTURA, TRADIZIONI E SAPORI DI MONTAGNA IN MOSTRA NEL MONDO CONTADINO DELLA VALLE DEL CHIESE  
 
Nella suggestiva cornice della Valle del Chiese agricoltura, ambiente e tradizioni ritrovano le proprie radici e la propria essenza in un evento capace di coniugare le bellezze del territorio con l’economia agraria, da secoli patrimonio della vallata, che trova oggi espressione in prodotti tipici locali d’eccellenza. Sabato 24 e domenica 25 settembre il paese di Roncone, nell’alta Valle del Chiese, ospiterà la prima edizione di “Mondo Contadino”, appuntamento ideato per promuovere e valorizzare il territorio, le tradizioni e le produzioni locali in un momento di incontro e di confronto fra agricoltori, allevatori, artigiani e visitatori. Mondo Contadino sarà una vetrina delle eccellenze del territorio, che consentirà ai visitatori di conoscere in maniera approfondita gli aspetti più caratteristici e talvolta più nascosti dell’attività agricola e di allevamento del bestiame. Ricco il calendario di appuntamenti durante l’intero weekend, che vedrà protagonisti i produttori locali con suggestive casette di legno allestite nei pressi del lago di Roncone, per presentare al pubblico la propria offerta di prodotti tipici, con degustazioni guidate e la possibilità di acquistare direttamente formaggi, miele, confetture, salumi, funghi, pesce e numerose altre specialità genuine locali. Mondo Contadino proporrà al pubblico anche contenuti entrati a far parte di “Esperienza Rurale”, il nuovo progetto di offerta turistica avviato nel 2009 dal Consorzio Valle del Chiese, che mira a promuovere uno sviluppo turistico ed economico sostenibile attraverso la valorizzazione del patrimonio rurale. Laboratori didattici esperienziali saranno rivolti ad adulti e bambini, permettendo loro di conoscere da vicino il lavoro delle api e la produzione di miele e cera, i segreti racchiusi nella corteccia degli alberi, le proprietà terapeutiche di erbe officinali millenarie, i processi di trasformazione del latte in prodotti latticini. Laboratori del gusto quindi, che faranno conoscere a fondo gli aromi e le fragranze degli ingredienti che entrano a far parte dell’offerta gastronomica locale, espressa a Mondo Contadino nei piatti tipici proposti a pranzo ed a cena negli spazi allestiti in fiera. Sabato 24 settembre il programma di Mondo Contadino prevede al mattino l’apertura del villaggio espositivo - ore 10 – e la mostra bovina di Roncone, uno spazio dedicato agli allevatori all’interno del quale verranno esposti i capi di bestiame più belli e caratteristici della zona, con una classifica finale stilata a fine giornata e la premiazione del migliore esemplare. Nel pomeriggio - dalle 14.30 alle 18.00 - sarà possibile partecipare ai laboratori “Il Mondo di Maya”, “L’albero racconta”, “Le erbe officinali della strega Brigida”, “Il laboratorio del burro e formaggio”. I laboratori verranno riproposti al mattino seguente. Domenica 25 settembre apertura dell’esposizione e laboratori didattici a partire dalle 10.30 del mattino; nel pomeriggio degustazione guidata di prodotti trentini “Gusto Trentino”, per offrire ai visitatori una panoramica completa delle specialità gastronomiche tipiche locali in abbinamento alle eccellenze dell’enologia trentina. Numerose le pietanze che verranno presentate a partire dalle ore 15, con l’accostamento di vini proposti da esperti sommelier in un appuntamento che intende proiettare il visitatore alla scoperta dei profumi e dei sapori locali: con il Vino Nosiola verranno associati l’Olio del Garda, la trota, il tortino di polenta ed il gelato all’olio. Salumi e la carne salada si uniranno al crostino con patè di lardo e noci, al radicchio dell’orso e al capun annaffiati dal vino Rebo. Alle ore 17.00 Gusto Trentino proseguirà con una degustazione finger food di dolci con salsine, la sbrisolona, fagottini di mela, crostate con piccoli frutti, biscotti di farina, il tutto abbinato al vino moscato e alla grappa. Per concludere, un concerto degli Apocrifi, band che proporrà un tributo al cantautore poeta Fabrizio De André. L’organizzazione dell’evento Mondo Contadino è frutto della collaborazione di numerosi soggetti attivi sul territorio; partner del progetto sono la Provincia Autonoma di Trento, Il Consorzio Bim del Chiese, il Comune di Roncone, il Comune di Breguzzo, il Comune di Bondo, il Comune di Lardaro, Pro loco di Roncone, l’Associazione Allevatori della Valle del Chiese, Trentino Marketing, La Strada del Vino e dei Sapori dal lago di Garda alle Dolomiti di Brenta e Condotta Slow Food Valle del Chiese e Ledro. Si tratta di enti e soggetti uniti in rete con lo scopo di promuovere e valorizzare le risorse del territorio della Valle del Chiese, attraverso un evento che racchiude numerosi elementi della più ampia offerta turistica sostenibile “Esperienza Rurale”. Consorzio Turistico Valle Del Chiese Fraz. Cologna, 99 38085 Pieve di Bono (Tn) T. +39.0465.901217  
   
   
TORINO (GALLERIA DEL PONTE – CORSO MONCALIERI 3, TORINO): : MOSTRA "MARIO LATTES. FRAMMENTI D´IDENTITÀ" - DAL 21 SETTEMBRE AL 12 NOVEMBRE  
 
Una quarantina di opere di Mario Lattes a dieci anni dalla sua scomparsa, per ripercorrere un’avventura artistica poliedrica che abbraccia cinquant’anni di attività pittorica. È la mostra antologica “Mario Lattes. Frammenti d’identità”, dedicata ai lavori del pittore, alcuni raramente esposti, che inaugura mercoledì 21 settembre 2011 alla Galleria del Ponte di Torino (Corso Moncalieri, 3). Organizzata dalla Fondazione Bottari Lattes in collaborazione con la Galleria del Ponte, è curata da Vincenzo Gatti e dal gallerista Stefano Testa. Percorso espositivo cronologico, che parte dagli anni Cinquanta per arrivare agli anni Novanta e documenta i diversi modi espressivi e i numerosi interessi del pittore Mario Lattes, la mostra prosegue fino a sabato 12 novembre 2011, secondo il seguente orario: da martedì a sabato 10-12,30 e 16-19,30 (altri orari su appuntamento). Autore raffinato, capace di dare vita a immagini oniriche, Mario Lattes ha sperimentato tecniche e linguaggi eterogenei, con i quali ha espresso il dolore dell´esistenza e la propria rivendicazione di libertà da ogni pregiudizio. La sua opera racchiude momenti d´ispirazione ora astratta ora espressionista, ora visionaria, per approdare a suggestioni visive, senza mai essere imprigionata in categorie o movimenti. Dagli oli su tela o su carta, alla grafica, fino agli acquerelli, tempera e tecniche miste, la produzione pittorica di Lattes si distingue anche per i temi affrontati: le contraddizioni della vita, il dolore e le difficoltà nella quotidianità, le memorie e la consapevolezza della propria frammentata identità, la ribellione alle idee preconfezionate, alla volgarità delle mode. Le opere esposte appartengono agli eredi di Mario Lattes e sono custodite presso la Fondazione Mario Lattes di Torino, istituita nel 2005. Il catalogo della mostra include una presentazione di Bruno Quaranta ed è reperibile presso la Galleria del Ponte (Corso Moncalieri, 3) e la Fondazione Bottari Lattes a Monforte d’Alba (via Marconi, 16). La sua scrittura e la sua pittura raffigurano prevalentemente degli interni. Inutile cercare di indovinare l´ora e la stagione. La luce esterna è come inghiottita dal buco nero della raffigurazione. È diventata un´entità neutra, diffusa ma vagamente opaca, artificiale, senza strappi né tagli, come negli obitori all´alba. Sciamano di sé stesso, Lattes sa anche troppo bene che la partita si gioca lì, nel luogo (parola che detesta) dell´assenza, della paura, del conflitto, della non-comunicazione, della non relazione, dell´oscurità. Una partita che non è in grado di vincere. Ernesto Ferrero, presentazione mostra, Fondazione Bottari Lattes, Monforte d´Alba, 2010 Il pennello di Lattes, la cui mente è di implacabile razionalità, segue gli impulsi, le emozioni, gli abbandoni di una irrimediabile inquietudine. Per rappresentare questa condizione basta a Lattes non muoversi dal suo studio, dalle atmosfere dove si consuma, con il sapore di un lento veleno, la vita. Vittorio Sgarbi, presentazione mostra, Galleria Don Chisciotte, Roma, 1988 Lattes rimane, tuttavia, un pittore isolato, particolare. Ciò è dovuto alla formazione culturale, alle ragioni esistenziali, alla privata etica. Tutto questo – è positivo poterlo sottolineare – ha un riscontro fedele nel suo lavoro. Basta una lettura attenta di queste ustioni, di questi strappi, delle piaghe, delle pressioni, delle nere nuvole e delle nebbie, dei bianchi evocati, delle fantasmiche apparizioni ambigue, la struggente mestizia nelle immagini quotidiane, il senso tragico nel ricalco dei merletti (come brandelli di sudari ricuperati da umide sepolture), le geologie dei reperti fossili e delle rocce, le impronte, la cenere, le presenze allucinate di animali simbolici, le figure ieratiche (quasi simulacri di riti oscuri di magia) dei santi, basta saper leggere tutto questo, dico, per penetrare nel profondo segreto di quella solitudine, di quel silenzio intimo che è il messaggio etico di Mario Lattes. Renzo Margonari, presentazione mostra, Galleria Mutina, Modena, 1972 Parlando di strada percorsa, bisogna chiarire che quella scelta da Lattes, benché abbia tutta l´aria di puntare laggiù, nello sprofondo, nell´inferno della condizione umana, risulta poi sempre in salita. Come dire che più l´artista si cala nei recessi tenebrosi della coscienza e della memoria, più ce lo sentiamo accanto su questa crosta terrestre, dove riporta alla luce reperti di buone dimensioni e chiaramente leggibili. In essi è ridescritta favolosamente una realtà che altrimenti, nei suoi dati intrinseci, risulterebbe già logora. Libero Bigiaretti, presentazione mostra, Galleria Don Chisciotte, Roma, 1965 La sua immaginazione non si distacca dalle cose, cioè dall´ordine delle cose come stanno dentro una certa relazione dello spazio e del tempo immaginativi, né si distacca dal significato ammonitorio degli avvenimenti, giacché la storia avverte che continuano a essere cadenza obbligata dell´esperienza dell´uomo; ma l´attività del pittore è poi del tutto libera quando ripropone l´esistenza degli oggetti e degli avvenimenti e li fa veri, di nuovo e in assoluto, nelle misure e nelle forme di una lenta volenterosa riconquista. Luigi Carluccio, presentazione mostra, Galleria Galatea, Torino, 1960 Mario Lattes Mario Lattes (Torino 1923-2001), pittore, scrittore ed editore, ha compiuto le prime esperienze nei campi dell’arte e della cultura nel capoluogo piemontese. La sua pittura, dopo un iniziale periodo informale, è sempre stata figurativa, con valenze visionarie e fantastiche, tale da evocare illustri discendenze, da Gustave Moreau a Odilon Redon a James Ensor. La pittura, le incisioni e i romanzi sono legati da un forte filo di comunanza, talvolta anche nella scelta di soggetti identici, trasfigurati dalla diversità dei mezzi espressivi. Ebreo laico, uomo solitario e complesso, la sua arte risente delle vicende e della psicologia di questo popolo: umorismo amaro e sarcastico, pessimismo e lontananza. Torino, però, è sempre stata la sua unica e vera città. Dopo la seconda Guerra mondiale si dedica alla casa editrice torinese Lattes, fondata nel 1893 dal nonno Simone. Del 1947 è la sua prima mostra alla galleria La Bussola di Torino, a testimonianza delle maturate esperienze artistiche. Negli anni Cinquanta allestisce personali a Torino, Roma, Milano e Firenze e partecipa con successo a due edizioni della Biennale di Venezia. Segue una regolare attività espositiva in tutta Italia. Nel 1953 fonda la rivista Galleria che dall´anno seguente, con il titolo Questioni, diventa voce influente del mondo culturale piemontese e non solo. Vi partecipano intellettuali italiani e stranieri come Nicola Abbagnano, Albino Galvano e Theodor Adorno. Tra il 1959 e il 1985 pubblica diversi di romanzi, tra cui: La stanza dei giochi (Editrice Ceschina, 1959), Il borghese di ventura (Einaudi, 1975), L´incendio del Regio (Einaudi, 1976), L´amore è niente (Editore La Rosa, 1985). Introduzione di Caterina Bottari Lattes al catalogo della mostra: Info: Fondazione Bottari Lattes www.Fondazionebottarilattes.it  0173.789282; 333.8685149 – segreteria@fondazionebottarilattes.It  Galleria del Ponte www.Galleriadelponte.it  Tel 011 8193233  
   
   
ROMA (FONDAZIONE ROMA MUSEO, PALAZZO CIPOLLA): GEORGIA O´KEEFFE A CURA DI BARBARA BUHLER LYNES - 4 OTTOBRE 2011 / 22 GENNAIO 2012  
 
Dopo lo straordinario successo della mostra su Edward Hopper, la Fondazione Roma rende omaggio ad un´altra icona dell´arte americana del Xx secolo: Georgia O’keeffe. Per la prima volta in Italia una grande retrospettiva storica intende esplorare il complesso universo dell’artista che, attraverso la visione delle forme naturali e architettoniche del mondo, ha cambiato il corso della storia dell´arte moderna. Promossa dalla Fondazione Roma, organizzata dalla Fondazione Roma Arte Musei con Kunsthalle der Hypo-kulturstiftung, Helsinki Art Museum e Arthemisia Group in collaborazione con il Georgia O’keeffe Museum, la mostra sarà ospitata nelle prestigiose sale del Museo Fondazione Roma, Palazzo Cipolla dal 4 ottobre 2011 al 22 gennaio 2012. Dopo la sede romana l’esposizione si trasferirà a Monaco presso il Kunsthalle der Hypo- Kulturstiftung dal 3 febbraio al 13 maggio 2012 e successivamente a Helsinki presso l’Helsinki Art Museum dal 31 maggio fino al 9 settembre 2012. Georgia O’keeffe è fra le più famose artiste d’America. Nel 1920 divenne una delle capofila dell’arte modernista riscuotendo una straordinaria attenzione e un grande successo di pubblico e di critica. La sua produzione è tuttavia poco conosciuta al di fuori dei confini americani e, benchè alcune delle opere dell’artista siano state occasionalmente esposte in Europa, questa retrospettiva costituisce la prima vera occasione per far conoscere al pubblico italiano il lavoro della O’keeffe. La mostra, a cura di Barbara Buhler Lynes, presenta oltre 60 opere provenienti dalla Collezione del Georgia O’keeffe Museum di Santa Fe in New Mexico, che ospita più della metà della intera produzione dell’artista. La rassegna è arricchita da altri importanti prestiti che provengono dal Museo Thyssen-bornemisza di Madrid, dalla National Gallery of Art di Washington, dal Whitney Museum of American Art di New York, dal Philadelphia Museum of Art e da prestigiose collezioni private. In mostra, oltre ai suoi capolavori tra cui New York Street with Moon prestato dal Thyssen-bornemisza di Madrid esclusivamente per la sede romana dell´esposizione, una serie di fotografie realizzate da celebri fotografi americani come Alfred Stieglitz, Ansel Adams, Arnold Newman e Todd Webb consacrano momenti e luoghi dell’appassionante vita di Georgia O´keeffe. Una straordinaria ricostruzione dello studio dell´artista, in cui saranno esposti i suoi strumenti di lavoro e oggetti personali, eccezionalmente prestati per questa mostra, ricreerà l’atmosfera e l’ambiente lavorativo di Georgia O´keeffe  
   
   
ROMA (FONDAZIONE ROMA MUSEO, PALAZZO SCIARRA): IL RINASCIMENTO A ROMA - NEL SEGNO DI MICHELANGELO E RAFFAELLO - A CURA DI MARIA GRAZIA BERNARDINI E MARCO BUSSAGLI - 25 OTTOBRE 2011 / 12 FEBBRAIO 2012  
 
Dopo il successo della grande mostra dedicata al Quattrocento romano, la Fondazione Roma offre al pubblico un’affascinante retrospettiva sulla Roma del Cinquecento. La mostra Il Rinascimento a Roma. Nel segno di Michelangelo e Raffaello indaga e approfondisce, per la prima volta, tutti gli aspetti artistici, architettonici e urbanistici del Cinquecento nell’Urbe. Promossa dalla Fondazione Roma l’esposizione è organizzata dalla Fondazione Roma Arte Musei con Arthemisia Group e sarà ospitata nelle sale del Museo Fondazione Roma, Palazzo Sciarra dal 25 ottobre al 12 febbraio 2012. La mostra Il Rinascimento a Roma. Nel segno di Michelangelo e Raffaello deve considerarsi il seguito di quella dedicata alla rinascita quattrocentesca della città, intitolata Il ´400 a Roma. La rinascita delle arti da Donatello a Perugino tenutasi al Museo Fondazione Roma nel 2008, curata Marco Bussagli e Claudio Strinati, con il coordinamento di Maria Grazia Bernardini. Questa volta l’esposizione, a cura di Maria Grazia Bernardini e Marco Bussagli, illustra per la prima volta, l’arte a Roma nel Cinquecento, dall’alto Rinascimento della Roma di papa Giulio Ii e Leone X e dei massimi artisti, Michelangelo e Raffaello, all’arte dei decenni successivi, che si declina nel segno dei due grandi maestri, sostanziata di cultura umanistica, ma verso una astrazione della forma, più elegante e decorativa, fino alla morte di Michelangelo nel 1564, quando prende avvio un’arte profondamente condizionata da una nuova e coinvolgente religiosità. L’esposizione si articola in sette sezioni in cui saranno esposti capolavori di Raffaello, come l’Autoritratto (Galleria degli Uffizi, Firenze) e il Ritratto di Fedra Inghirami (Palazzo Pitti, Firenze), e di Michelangelo come il David-apollo (Museo Nazionale del Bargello, Firenze) e la copia del Giudizio Universale di Marcello Venusti (Museo di Capodimonte, Napoli), oltre a numerose opere d’arte di artisti come Francesco Salviati (Adamo ed Eva della Galleria Colonna, Roma), Perin del Vaga (Madonna con Bambino di Melbourne, Australia), Sebastiano del Piombo, di cui sono esposti in mostra il Ritratto di Vittoria Colonna della Harewood House Troust di Leeds e il Ritratto del cardinale Reginal Pole dell’Ermitage, e Guglielmo della Porta (Spinario, Ermitage). Di grande interesse è la Pietà di Vittoria Colonna di Buffalo di ambito michelangiolesco e attribuita a Michelangelo stesso recentemente, di cui la Fondazione Roma ha adottato il restauro. Novità assoluta è inoltre la suggestiva ricostruzione virtuale in 3D della meravigliosa Loggia di Psiche affrescata da Raffaello e la sua scuola, riprodotta in mostra grazie alla tecnologia Enea  
   
   
ROMA: GRANDE MOSTRA DI CARLO MATTIOLI  
 
Roma e il Vaticano celebrano Carlo Mattioli nel centenario della nascita. Lo fanno con una ampia retrospettiva che sarà ospitata dal 16 settembre al 13 novembre nel Braccio di Carlo Magno. Per Mattioli sarà un ritorno all´ombra di San Pietro visto che qui è stato tra i protagonisti, giusto 34 anni fa, della storica mostra "Gli artisti contemporanei a Paolo Vi" che aveva dato vita alla sezione d´arte contemporanea dei Musei Vaticani. L´esposizione, coordinata da Giovanni Morello e curata da Maurizio Calvesi, Antonio Paolucci, Antonio Natali, Gloria Bianchino, Augusta Monferini, Anna Zaniboni Mattioli, Marcella Mattioli e Micol Forti, celebra uno dei grandi del Novecento italiano, un artista che dimostrando sensibilità modernissima e attenzione alle nuove tendenze, ha, con assoluta coerenza, perseguito una poetica ed una tecnica che non hanno mai abbandonato i mezzi tradizionali della "pittura". Carlo Mattioli è nato a Modena l´8 maggio 1911. Nel 1925 si trasferisce con i genitori a Parma dove studia all´Istituto d´arte Toschi ove si diploma ed inizia ad insegnare. Alla fine degli anni Trenta sempre a Parma, incontra un gruppo di giovani intellettuali tra i quali Mario Luzi, Oreste Macrì, Attilio Bertolucci, Ugo Guanda e in quell´ambito matura l´interesse per i capolavori della letteratura italiana ed europea che costituirà una chiave di lettura del suo intero percorso artistico. Durante tutto l´arco della sua attività si rivelerà molto forte il rapporto di Mattioli con i letterati e soprattutto con i poeti, che diventeranno, per sua consapevole scelta, i veri interpreti delle sue opere. La sua vastissima e profonda cultura figurativa (che spazia dal Romanico padano e, attraverso il manierismo, Rembrandt e Goya approda a Fautrier e all´Espressionismo tedesco) si arricchirà con l´incontro fondamentale sia sul piano artistico che umano con Roberto Longhi che proporrà alla sua attenzione e al suo studio nuove aree artistiche prima neglette dalla critica. Coerentemente mai schierato in nessuna corrente o movimento artistico, convinto della propria libertà ed autonomia rispetto ad ideologie culturali e politiche e a scelte di convenienza di mercato, ha preferito vivere e lavorare a Parma senza per questo chiudersi alla "modernità", anzi, rimanendo fortemente aperto alle principali questioni artistiche che hanno accompagnato il suo tempo, come la dialettica fra figurazione ed astrattismo e l´Informale. Nel 1943, su sollecitazione di Ottone Rosai, tiene la sua prima personale alla Galleria del Fiore di Firenze con presentazione di Alessandro Parronchi, mentre esporrà continuativamente alle Biennali di Venezia dal ´48 al ´56 anno questo in cui riceve dalla giuria presieduta da Roberto Longhi il premio per il Disegno. La natura e la "storia dell´arte" (intesa però come storia della pittura in sé, creazione dell´immagine e del suo carattere metamorfotico, svincolata da ogni ideologia e relazione teorico-filosofica) rimarranno sempre al centro della sua meditazione e della sua attività artistica. Dai primi anni Sessanta all´opera grafica si affianca sempre più quella pittorica. Nascono i nudi, i ritratti e le nature morte. L´artista procede per cicli che, pur avendo caratteri propri, tuttavia non sono mai chiusi ma confluenti, collegati gli uni agli altri, in un gioco di rimandi e rielaborazioni. Negli anni Settanta una rinnovata attenzione al paesaggio lo porta a dipingere I notturni, i cieli e le spiagge; e ancora i campi di papaveri, i campi di lavanda, le ginestre e gli alberi. Nel 1983 lo Csac dell´Università di Parma riceve dall´artista un´imponente donazione: quaranta opere ad olio, duecentocinquanta tecniche miste e centocinquanta grafiche acquerellate. Sono tra le opere che Mattioli considerava il culmine espressivo della propria produzione e che intendeva lasciare alla all´Università perché fossero esposte e godute dalla comunità. Carlo Mattioli si spegne a Parma il 12 luglio 1994. Si sono occupati di Carlo Mattioli le maggiori personalità della critica d´arte del Xx sec: Alessandro Parrocchi, Roberto Longhi, Marcello Venturoli, Marco Valsecchi, Enzo Carli, Valerio Zurlini, Gian Alberto Dall´acqua, Luigi Carluccio, Giovanni Testori, Renzo Zorzi, Carlo Ludovico Ragghianti, Pier Carlo Santini, Arturo Carlo Quintavalle, Licisco Magagnato, Antonello Trombadori, Lorenzo Mondo, Vittorio Sgarbi, Roberto Tassi, Erich Steingreber, Severino Dianich, Crispino Valenziano, Giorgio Soavi. Dalla metà degli anni Sessanta sono numerosissime le esposizioni personali ospitate nelle sedi più prestigiose in Italia e all´estero tra cui: Palazzo Strozzi, Firenze (1965), Pilotta di Parma (1970), Accademia di Carrara (1971), Showroom Olivetti, Venezia, (1979) Palazzo Reale di Milano (1984), Palazzo Te a Mantova e Palazzo dei Diamanti a Ferrara (1986), Musèe Rimbaud, Charleville Mézières (1986), Fondazione Magnani Rocca (1995), Museo della Cattedrale di Barcellona e Palazzo del Governatore Lussemburgo (1998), Galleria Nazionale di Parma (2004-2005). Sin qui i dati di una biografia fatta di riconoscimenti, successi e infinito lavoro. Ma al di là delle parole e delle date a parlare del vero Mattioli sono le sue opere: tele, tavole, carte che raccontano la straordinaria quotidianità di un grande artista e di un fine intellettuale. Opere che, come cartine tornasole mutano tavolozza con il progredire delle stagioni della vita, trapassando ad un bianco e nero assoluti da cui solo il sorriso di una bimba, l´amata nipote, farà riemergere per un attimo i colori d´un tempo, ormai sopiti. "Dove mi porti mia arte?/In che remoto/ deserto territorio / a un tratto mi sbalestri?": l´interrogativo che Mario Luzi, amico di una vita, gli coniuga, ben rappresenta l´unicità di Mattioli uomo e Mattioli straordinario, intenso pittore. Di lui si è scritto come dell´anti-Morandi. Per i diversi stili di vita, per la forza dei colori, forse. Non certo per l´assoluto che l´arte è stata nella vita di entrambi. Carlo Mattioli. Una luce d´ombra. Citta´ del Vaticano, Braccio di Carlo Magno, 16 settembre - 13 novembre 2011. Mostra a cura di Giovanni Morello e Anna Zaniboni Mattioli. Comitato Scientifico: Maurizio Calvesi, Antonio Paolucci, Antonio Natali, Marcella Mattioli, Augusta Monferini, Gloria Bianchino, Micol Forti. Ente Organizzatore: Associazione Culturale Carlo Mattioli, Parma. Coordinamento: Artifex S.r.l. - Comunicare con l´Arte in collaborazione con la Fondazione Giovanni Paolo Ii per la Gioventù. Orario: 10:00 - 18:00 Informazioni e prenotazioni:Artifex S.r.l. - comunicare con l´arte, tel: 06 68193064 - e-mail: info@artifexarte.It    
   
   
MODENA: ARTE E NATURA - ESPOSIZIONE DI OPERE DI PITTURA E SCULTURA DI PAOLO GRIGÒ, PAOLO LAPI, LAURA VENTURI, YURI BIAGINI, PAOLO LAZZINI, MARINO COLLECCHIA  
 
Giovedì 15 settembre, alle ore 19 è stata inaugurata la mostra Arte e Natura presso l’associazione culturale Arte Incontri Modena in via Cesare Balbo 84, a Modena. In esposizione quadri e sculture realizzate da un interessante gruppo di artisti toscani, personalmente selezionati dal curatore della mostra Florio Tardelli. L’appuntamento, gratuito, si aggiunge e precede i tanti del Festival della Filosofia, approfondendo il tema della Natura attraverso opere d’arte che alla natura si ispirano. L’associazione culturale Arte Incontri Modena è nata nel 2011 per facilitare l’incontro culturale tra arte e mestieri e individuare un nuovo modo per promuoverli. La finestra associativa si costituisce come centro di raccolta per progetti a livello nazionale e internazionale, offrendo uno spazio agli artisti, in aggiunta, ma senza nulla togliere, agli eventi espositivi codificati dal mondo economico del commercio. Un’associazione no profit in questo settore è infatti un veicolo che può inserirsi come strumento di supporto e come voce accogliente verso tutti quelli interessati all’arte, per fruirla e per farla. Alle ore 21 c´è stata una Performance teatrale della compagnia teatrale Gli Aggregati dal titolo Storie Naturali. Si tratta di una riflessione sulla natura, condivisa e proposta dagli attori al pubblico, attraverso le parole di poeti e scrittori, da Primo Levi a Casimiro Bettelli e Eugenio Montale, accompagnate dalle note di Luca Selmini alla chitarra. Gli Aggregati nasce nel 1990 dall’incontro di giovani provenienti da diverse esperienze di spettacolo che decidono di riunirsi per dare corpo ad un gruppo che possa soddisfare la loro esigenza di far teatro per divertirsi e divertire. Dapprima si chiameranno I Giacobini, ma, dopo una stagione appena, diventeranno Gli Aggregati. Da subito la maggiore difficoltà sarà trovare sale teatrali che possano ospitare le rappresentazioni, essendo la compagnia senza fini di lucro e volta al solo scopo di aiutare Enti di beneficenza o comunque di aggregazione spontanea. La Compagnia, per cercare di far fronte a queste difficoltà, gestisce tutto artigianalmente con grande passione, costruendo scene e costumi. Il successo si consolida anche grazie alla ricerca di repertorio che unisce cultura e divertimento. Il loro prossimo spettacolo sarà al Teatro dei Segni con un tributo ad Indro Montanelli, a dieci anni dalla sua scomparsa, Kibbutz – Resistè con la regia di Luigi Gozzi. Per informazioni contattare 059 355362 o visitare www.Arteincontrimodena.com  Paolo Grigò - Nasce a Cascina, in provincia di Pisa, nel 1954. Si diploma all’ Istituto Nazionale d’ Arte di Cascina (Pi) per poi continuare i suoi studi seguendo corsi d’incisione tenuti dal Maestro R. Masoni a S. Croce sull’ Arno, insieme a studi sul nudo e sul ritratto. L’artista ha sempre collaborato col padre scultore per apprendere le tecniche della sua disciplina. Inoltre Grigò ha frequentato, per la tecnica monotipo lo studio del pittore monotipista fiorentino Gipi. La sua attività artistica inizia nel 1971 con la partecipazione a mostre collettive, rassegne nazionali e internazionali (nel 1989 Valencia; nel 1992 alla Modern Art Fifth avenue di New York; nel 1996 l’artista realizza un bassorilievo per la città Montemor-o-novo, in Portogallo; nel 1997 un altro bassorilievo per Noves, Francia). Il pittore ha illustrato la rivista di letteratura Ghibli, n. 16 - 1990, il libro Malaterra di F. Paciscopi, Il Bullettino Storico Empolese, vol. Xiii, a. Xl (1996) e il libro Lettera al padre di R. Casola. Alcuni dei suoi lavori sono in permanenza presso istituzioni e collezioni private. Nel maggio 2011, alla Galleria Il Germoglio di Pontedera ha esposto Paolo Grigò racconta Fabrizio De Andrè! Paolo Lapi - Nasce a Pisa nel 1935, dove vive e lavora. Si è diplomato all´Istituto d´Arte di Firenze e ha iniziato la sua attività artistica negli anni 1957/58. Le sue prime opere sono improntate alla rappresentazione di un naturalismo e di una realtà tradizionale toscana, improntata nella espressione post macchiaiola che fu fondamentale e utile per la sua formazione. Partecipa alle maggiori manifestazioni nazionali conseguendo numerosi premi. Conosce Krimer e Breddo che nel 1961 lo presenta alla Galleria dei Vàgeri. Sempre in quell´anno Franco Russoli visita il suo studio e questo incontro e i successivi del 1962 sono molto importanti per la sua formazione. Russoli lo presenta al gallerista Cairola ed è in quegli anni che espone a Milano, Roma, Firenze. Conosce il critico e poeta Dino Carlesi che scrive in catalogo per una personale nel 1966. Si intensificano in quegli anni i rapporti con i maggiori critici e galleristi: espone con continuità in mostre nazionali, collettive e personali. Nel 1979, per meriti artistici, viene nominato Cavaliere della Repubblica. Negli anni ´70 espone a Zurigo, Baden, Parigi, Aukland, Albuquerque N.m. Usa, Praga. Nel 1980 conosce Raffaele De Grada che lo presenterà in catalogo alla Galleria La Nuova Sfera di Milano. Viene invitato dal Comune di Marsala ad eseguire un´opera sulla città, opera che è esposta in permanenza alla Galleria Civica di Arte Moderna. Conosce Pier Carlo Santini che lo presenterà in catalogo nella personale a Pisa alla Galleria Centroartemoderna nel 1985. Dal 1990 al 1998 viene invitato e partecipa a varie Rassegne Nazionali e ad esporre in mostre personali a Vicenza, Viareggio ed in varie altre città italiane. Attualmente sono in allestimento personali a Firenze, Vicenza, Venezia, Milano, Pisa e Viareggio. Laura Venturi - Nata a Pisa dove lavora, ha iniziato gli studi artistici all’istituto A. Passaglia di Lucca sotto la guida di prestigiosi artisti come Giuseppe Ardinghi, Pierluigi Romani e Mario Palagi. Si è diplomata e perfezionata in affresco e pittura murale. Ha successivamente continuato gli studi e frequentato vari corsi all’Istituto di Storia delle Arti dell’Università di Pisa. Ha avviato l’attività pittorica molto presto, esponendo i suoi lavori nell’ambiente toscano e ottenendo numerosi riconoscimenti e premi. Giovanissima si è avviata all’insegnamento dell’Educazione Artistica, che insegna tuttora all’ Istituto Tongiorgi di Pisa. Ha tenuto varie personali ed ha partecipato a varie collettive e premi nazionali ed internazionali a Pisa, Livorno, Massa, Lucca, Ferrara, Bologna, Agrigento, Palermo, Cosenza, Modena, Milano, Torino, Napoli, Amilly in Francia. Le sue opere si trovano in numerose collezioni private in Italia e all’estero e presso enti pubblici. Fa parte degli artisti inseriti nell’Archivio storico-documentario del critico Lodovico Gierut. Espone anche con Artedonna, con l’associazione Idearte e con Asart di Pietrasanta. È socio fondatore di Mariparalleli, www.Mariparalleli.it e svolge il ruolo di coordinatore artistico del Centro per l’Arte Tongiorgi di Pisa dove organizza mostre e incontri culturali sull’arte, per giovani e adulti. Hanno scritto di lei Ilario Luperini, Michele Fuoco, Paola Marcone, Lodovico Gierut, Paolo Grigò, Ezio Cappa, Patrizia Ferretti, Anna Francesca Biondolillo, Sandra Lucarelli, Fernando Palagano. Fa parte degli artisti del Dizionario Enciclopedico di Arte Contemporanea ed è inserita in vari cataloghi e pubblicazioni del Centro Diffusione Arte di Palermo. Le sue opere sono in esposizione permanente nella Galleria Gordio e al Palazzo Congressi a Pisa. Yuri Biagini - È nato e vive a Pistoia. Partecipa a concorsi di pittura, il Premio nazionale San Giorgio a Pistoia, e il Premio Arte Laguna a Venezia. Ottimi sono stati i riscontri del pubblico quando ha presentato le sue opere, particolarmente nel 2010 quando ha fatto tre mostre personali a Pistoia, una al Cral Breda e le altre due in gallerie private. Nel 2011 ha esposto alcune delle sue opere alla sede di Ferrara di Banca Sella Sella di Ferrara. Fino a settembre alcuni quadri sono in mostra alla Konster Gallery di Goteborg, in Svezia e a Ravenna. Paolo Lazzini - Nasce a Massa, nel 1953, dove vive e lavora nel suo studio in Lunigiana. Diplomato all´istituto d´ arte di Massa e all´Accademia di Belle Arti di Carrara, ha frequentato numerosi circoli artistici in Italia e in Francia. È stato assistente e allievo di apprezzati artisti contemporanei come Carlo Mattioli, Nino Tirinnanzi, Antonio Possenti. Dal 2003 dipinge in esclusiva per la Galleria Studiò di Giovanna Simonetta Espone nel 1992 alla Galleria Corchia di Forte dei Marmi; nel 1994 e nel 1995 a Milano alla Galleria Studiò e nel 1997 alla Spirale Arte Milano. Nel 2004 tiene un’esposizione personale “E ora dipingo su Musica.. Con il cuore più leggero” Galleria Studiò. Nel 2005 l’esposizione personale “Itinerario mediterraneo” da Portovenere a Cap-martin alla Galleria Studiò presso Hotel Parigi Bordighera e poi la mostra collettiva Europartravel organizzata dalla Galleria Studiò a Milano. Nel 2007 l’esposizione personale Souvenirs de voyage a Monte Carlo e a Fiera Artepadova e successivamente a Fiera Artefirenze con esposizione Tuscany landscapes. Fra le molte altre mostre, da segnalare Le mille luci di New York a Strasburgo Marino Collecchia
Nasce nel 1933 a Fivizzano.vive e lavora a Montignoso di Massa. Una vocazione assoluta, quella di diventare pittore, coltivata e perseguita con coerenza e tenacia. Dall´infanzia in Lunigiana alla prima maturità trascorsa a Milano fino all´età adulta e ai giorni attuali che lo hanno restituito alla sua terra, la Toscana, dove vive, bambino, un intenso rapporto con il nonno Raffaele che racconta al nipote - forse per allontanarlo dal drammatico clima della guerra in atto - le storie di Maremma e del brigante Tiburzi. Nei ricordi dell´ infanzia Collecchia trova come tono cromatico di quei giorni, il grigio verde delle divise militari. Si trasferisce, a guerra conclusa nel 1945, presso il convitto dei padri francescani di Soliera. La vita di Collecchia include la scuola, le amicizie, le prime passioni. Per Marino è l´arte. Trascorre il tempo libero a disegnare i propri ricordi, le impressioni. "Non quello che vedo"dice Collecchia "ma quello che sento". Nel 1951 Collecchia rientra ad Aulla per iscriversi al Liceo artistico. Sono gli anni fondamentali per l´affermarsi di quella vocazione, sbocciata in convitto a Soliera, a esprimere se stesso in segni grafici e pittorici. In una scuola di provincia si può imparare ma soprattutto sognare. Se infatti per Collecchia è importanti l´insegnamento di figura , è comunque il sogno di scoprire i segreti del design a rappresentare per lui la passione. L´itaca di Collecchia in questi anni è Milano. L´incontro con la città, capace di esprimere tendenze internazionali e di accogliere e far crescere fermenti culturali e artistici fortemente innovativi, è segnato dalla gioia. Gli è infatti possibile iniziare, nell´ambito del design, sperimentazioni di metodologie, conoscere nuovi materiali presso industrie di avanzata tecnologia. Collecchia lavora accanto ai grandi protagonisti del design internazionale, gli vengono affidate progettazioni da parte di grandi industrie a stretto contatto con Charles Eames e George Nelson. Mentre è ancora a Milano, diventa per lui ormai impossibile non dare ascolto al richiamo della pittura che non aveva mai del tutto abbandonato. Collecchia capisce che, a quel punto della sua vita, l´unico modulo espressivo possibile è dipingere, e dipingere per lui significa esprimersi attraverso i toni e le sensazioni che solo la sua terra gli può dare. A dieci anni di distanza, al massimo della sua realizzazione come designer, Collecchia rientra così in Toscana, a Massa. La sua terra non lo tradisce, "tra gli ulivi che riflettono luminosità ineguagliabili sospinti dal vento di ponente che accarezza le coste di Bocca di Magra", Collecchia lavora. Sono oltre trecento le opere eseguite, cariche di ricordi antichi nei paesaggi e nei colori delle figure volutamente rigide e malinconiche
 
   
   
TRASPARENZE. L´ACQUARELLO TRA ROMANTICISMO E BELLE ÉPOQUE ALLA PINACOTECA ZüST  
 
L´autunno della Züst sarà dedicato all´acquarello, con la mostra Trasparenze. L´acquarello tra romanticismo e belle époque (dal 9 ottobre 2011 all´8 gennaio 2012). La rassegna, preceduta da una estesa ricerca negli archivi d´epoca, è curata da Sergio Rebora e Paolo Plebani ed è promossa ed organizzata dalla Pinacoteca Züst (coordinamento scientifico e organizzativo di Mariangela Agliati Ruggia e Alessandra Brambilla). Una suggestiva carrellata che condurrà il visitatore, sulle ali di questa tecnica delicata, tra affascinanti interni popolati di eleganti signore, vedute di Milano, Venezia, Londra, Mosca, paesaggi romantici e sguardi sulla vita quotidiana. Per la prima volta si intende dar conto di un fenomeno artistico che coinvolse Lombardia e Ticino tra l´Ottocento e i primissimi anni del Novecento. Sono i decenni in cui esplose la moda dell´acquarello, una moda trasmessa da Vienna e Parigi, rinfocolata da Londra e che tra Milano e il Ticino trovò il terreno di coltura, dilagando poi nel resto d´Italia e altrove. Una moda che contagiò anche la Regina Elena, acquarellista per diletto e Presidente della Real Associazione Lombarda dell´Acquerello fondata nel 1911 e in gran voga per una manciata d´anni. E con lei una schiera ampia di donne che in questa tecnica trovarono il linguaggio artistico d´elezione. Acquarellisti, spesso a livelli alti e altissimi furono Giovan Battista Gigola, Ernesta Bisi Legnani, Michele Bisi e il figlio Luigi, Giovanni Migliara, ma anche Francesco Hayez, Giuseppe Molteni e Luigi Scrosati, Giuseppe Bertini, Eleuterio Pagliano, Raffaele Casnedi, Domenico e Gerolamo Induno, Sebastiano De Albertis, Mosè Bianchi. La stagione della Scapigliatura, qui rappresentata da opere di Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni, riportò l´attenzione sull´acquarello, con Paolo Sala e Luigi Rossi, ai quali viene dedicata quasi una piccola, ma anche Giovanni Segantini, Filippo Carcano, Luigi Conconi, Gaetano Previati, Pompeo Mariani, Leonardo Bazzaro, Emilio Gola o Achille Beltrame, Giuseppe Mentessi, Eugenio Gignous, Adolfo Feragutti Visconti, Luigi Monteverde e molti altri. Tutti affascinati da una tecnica all´apparenza facile ma capace, nelle mani di veri artisti, di dare risultati mirabili. Come la mostra alla Züst documenterà, attraverso una carrellata di circa cento opere. Il catalogo è edito da Allemandi. Sede: Pinacoteca cantonale Giovanni Züst, Rancate (Mendrisio), Canton Ticino, Svizzera Date: 9 ottobre 2011 - 8 gennaio 2012 A cura di: Sergio Rebora e Paolo Plebani Coordinamento scientifico e organizzativo: Mariangela Agliati Ruggia e Alessandra Brambilla Gruppo di lavoro: Mariangela Agliati Ruggia, Matteo Bianchi, Bernardo Falconi, Isabella Marelli, Carlo Migliavacca, Lucia Pini, Paolo Plebani, Sergio Rebora, Monica Vinardi Pacini, Anna Maria Zuccotti Allestimento: Nomadesigners Catalogo: Allemandi Pinacoteca Cantonale Giovanni Züst Ch 6862 Rancate (Mendrisio), Canton Ticino, Svizzera Tel. 0041 (0)91 816.47.91; decs-pinacoteca.Zuest@ti.ch ; www.Ti.ch/zuest