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VENERDI
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Notiziario Marketpress di
Venerdì 07 Ottobre 2011 |
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ROVERETO (MART): GINO SEVERINI 1883-1966 - FINO AL 8 GENNAIO 2012
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Il Mart, Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, e il Musée d’Orsay di Parigi, presentano una grande mostra dedicata alla figura e all’opera del pittore Gino Severini (Cortona, 1883 - Parigi, 1966). Il progetto espositivo, a cura di Gabriella Belli e Daniela Fonti, che ha avuto una significativa anticipazione tra aprile e luglio 2011 al Musée de l’Orangerie di Parigi con la rassegna intitolata “Gino Severini (1883 – 1966), futuriste et néoclassique”, approda ora al Mart di Rovereto fino all’8 gennaio 2012, con la mostra Gino Severini 1883-1966. Rispetto all’evento parigino, la mostra di Rovereto amplia notevolmente l’arco cronologico dell’itinerario artistico di Severini. In particolare, si potranno ammirare una serie di opere degli anni Quaranta e Cinquanta, che permettono di approfondire, per la prima volta dopo oltre vent’anni dall’ultima mostra monografica, il complesso intreccio rappresentato dalle diverse tappe della storia artistica di Severini. Una storia intensa e complessa che non si limita alla pittura, ma che è accompagnata da una riflessione teorica, altrettanto importante, come si può cogliere dalla ricca bibliografia a sua firma: “Tutta la vita di un pittore” (1946), “Témoignages. 50 ans de réflexion” (1963) e “Tempo de L’effort Moderne, La vita di un pittore”, libro scritto tra il 1943 e il 1965, ma pubblicato postumo nel 1968. Inoltre, al Mart a Rovereto saranno visibili anche due importanti tele del 1915 non esposte a Parigi: “Lanciers italiens au galop (Lanciers à cheval)”, proveniente dalla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino e “Train de la croix rouge traversant un village”, proveniente dal Guggenheim Museum di New York. La mostra Gino Severini 1883-1966 propone quindi uno sguardo completo e approfondito sull’opera del grande artista italiano che dalla natìa Cortona, dopo una parentesi romana, decise di trasferirsi a Parigi per vivere da protagonista un’esistenza dedicata alla pittura. In questo modo, il suo lavoro – dalle straordinarie opere pittoriche alle impegnative riflessioni teoriche – può essere collocato con maggiore consapevolezza al centro delle vicende storiche della cultura artistica europea: dal “prologo divisionista” nella Roma nei primi anni del novecento, fino alla lunga stagione parigina, durante la quale Severini prima affronta un’originalissima interpretazione del Futurismo, poi definisce coraggiosamente il passaggio “Du cubisme au classicisme”, così come recita il titolo del volume da lui pubblicato nel 1921 e infine, si fa protagonista nel secondo dopoguerra, di un percorso à rebours denso di suggestioni, ma anche di affascinanti proposte che anticipano i tempi. La Mostra Il divisionismo Nato a Cortona nel 1883, Severini entra giovanissimo nello studio di Giacomo Balla a Roma, con l’amico Umberto Boccioni. L’esordio in pubblico si compie nelle sale della società “Amatori e Cultori”, dove espone la grande opera intitolata “Al solco” (1903-04). Nel 1906 Severini si trasferisce a Parigi, e soggiorna periodicamente anche nel piccolo centro di Civray, nella campagna francese, luogo immortalato in un “paesaggio” dipinto nel 1908. Gli studi romani sul divisionismo lo avvicinano al pointillisme di Seurat, e questa fase è testimoniata da un piccolo capolavoro, “Pritemps à Montmartre” (1909), nel quale l’artista rappresenta la bellezza dello spettacolo della città. Il 1909 è, per Severini, l’anno del passaggio dal divisionismo al futurismo: pur continuando a risiedere a Parigi, la sua adesione al movimento di Marinetti è immediata ed entusiasta, e la sua firma si trova su entrambi i manifesti del 1910. Il futurismo Il quadro “Souvenirs de Voyage”, del 1911, esposto nel 1912 alla Galerie Bernheim Jeune, primo grande palcoscenico internazionale per il futurismo, riassume visivamente il nuovo corso dell’opera di Severini. In linea con le teorizzazioni del Manifesto tecnico della pittura futurista, il pittore si prefigge l’obiettivo di rendere una visione simultanea dei propri ricordi, e soprattutto di “portare lo spettatore al centro del quadro”. Sono elementi di grande novità, che fanno di Severini uno degli interpreti più profondi della maggiore avanguardia italiana del novecento. Tuttavia, c’è un elemento di novità e di originalità nella posizione di Severini all’interno della compagine dei futuristi. Alla violenza esplosiva di derivazione soreliana e nietzschiana di Marinetti, Severini risponde con una più attenta riflessione, strettamente pittorica, che lo porta a sperimentare tutti i linguaggi del futurismo e una sorta di gioia di vivere che lo preserva dalle molte tragedie di quegli anni. Per Severini, il brulicare della vita moderna è soprattutto quello dei café chantant e delle ballerine. Questa predilezione si rispecchia in una accentuata scomposizione della figura, come evidenzia ad esempio il quadro “Danseuse parmi les tables” (1912.) La scomposizione dei piani che Severini affronta nei suoi dipinti lo avvicina alle ricerche cubiste di quegli anni. Da questo punto di vista, l’artista ha un ruolo fondamentale e complesso nei confronti del gruppo dei futuristi: è, infatti, il primo a metterli in contatto con il cubismo, causando un’impressione enorme tra i compagni. Marinetti, Carrà, Boccioni e Russolo, fin dall’esordio alla Bernheim Jeune, adattano il proprio stile al clima di rinnovamento della Parigi di quegli anni. Tra il 1913 e il 1914, nelle tele di Severini appaiono vedute urbane e treni in corsa; la sua pittura diventa più astratta e concentrata sui fenomeni luministici. Le “Expansion de la lumière”, di cui in mostra si vedranno due splendide opere, rivelano una dissoluzione quasi completa del soggetto. Nel Manifesto delle analogie plastiche, pubblicato nel 1913, questa ricerca è giustificata dal punto di vista teorico come il tentativo di tradurre sulla tela la compresenza di dati visivi percepiti e ricordati. Ne sono testimonianza opere come “Mare=ballerina” (1913) o “Danzatrice + Mare + Vela = Mazzo di fiori (Danseurs)”, del 1914. Il cubismo Con lo scoppio della prima guerra mondiale, anche l’opera di Severini, come quella di tutti i protagonisti delle avanguardie, registra una svolta. Opere come “Treno blindato in azione” (1915), un prestito eccezionale del Moma di New York, o la già ricordata “Lanciers italiens au galop”, mostrano una ricomposizione dell’immagine, preludio del ritorno alla figurazione. Naturalmente non si tratta di un passo indietro: Severini, esentato dal servizio militare, nel 1916 è a Parigi, a contatto diretto con gli sviluppi del cubismo e dell’orfismo, e nella sua pittura riappare, grazie all’uso del collage, una sorta di ricostruzione figurativa in chiave cubista che assimila il suo lavoro a quello di Picasso, Braque e Gris. Ma il cubismo di Severini, con i suoi colori accesi, si colloca su un piano interpretativo decisamente originale rispetto a quello dei maestri europei. “Femme a la plante verte”, del 1917, testimonia in modo esemplare questo singolare stagione. Si tratta di un quadro appartenuto a Henri Matisse, e per lungo tempo dato per disperso. La vocazione classica Un’opera come “Maternità”, del 1916, è quasi un unicum. Il tema è classico, la tecnica figurativa è chiaramente ispirata alla pittura toscana del Quattrocento, la composizione non ha nulla del dinamismo che, variamente declinato, aveva caratterizzato la pittura di Severini fino a quel momento. La tela anticipa quel clima diffuso in Europa di “ritorno all’ordine” che dal 1919-20 segnerà tutta l’arte europea. Severini è molto vicino all’esperienza del Picasso neoclassico. Va sottolineato che anche in questo caso, per Severini, si tratta di un consapevole tentativo di spingersi in avanti e lo dimostra l’impegno teorico, che trova la sua ragion d’essere nel saggio Du Cubisme au classicisme. Estetique du compas et du nombre, pubblicato a Parigi nel 1921, un testo dominato dalla matematica e in particolare da approfonditi studi sulla prospettiva, sulle tecniche compositive e sull’applicazione della sezione aurea. Questo lavoro teorico è talmente minuzioso e scientifico da allontanare il sospetto di un ritorno alla “tradizione”; Severini, con opere come “Les joueurs de cartes”, del 1924 o “La famiglia del povero Pulcinella”, del 1923, si avvicina piuttosto alle poetiche del Realismo magico. La fissità inquietante di persone e oggetti produce un’atmosfera ben diversa da quella del classicismo che aveva preceduto l’esperienza delle avanguardie. Negli anni Trenta, la vicinanza al gruppo “Les Italiens de Paris” sottolinea il ruolo fondativo del legame di Severini con la Francia. In questo periodo l’artista dipinge anche decorazioni sacre nel Canton Ticino e una serie di ritratti di famiglia, come lo splendido “Ritratto di Gina Severini (Mia Figlia)” del 1934, direttamente ispirati al mosaico bizantino. Gli anni Quaranta e Cinquanta Questa sezione, presente solo a Rovereto, mostra un periodo ancora troppo poco studiato, ma molto particolare della ricerca artistica di Severini. Sono gli anni della guerra e quelli immediatamente seguenti al conflitto mondiale fino all’anno della sua morte avvenuta a Parigi nel 1966, una fase che la critica, come ricorda Gabriella Belli nel suo saggio, “concorda a ritenere una sorta di lungo capitolo di sapienti esercizi sul passato, quasi una didattica del suo stesso lavoro, un ripensamento in chiave postmodernista delle scoperte e dei linguaggi dell’avanguardia”. E se da una parte bene si legge l’influenza che l’opera di Henri Matisse, e la sua pittura liquida e luminosa, ebbe sul lavoro di Severini, in un momento successivo si assiste a un forte e rinnovato interesse verso l’astrazione che lo porta ad azzerare ogni aspetto di riconoscibilità degli oggetti. Nell’ultimo decennio, Severini compie una sorta di viaggio attraverso il passato del suo fare pittorico. Anche in questa sua ultima produzione, non torna però sui suoi passi ma cerca di assorbire e interpretare un cambiamento effettivamente in atto in quegli anni: in particolare, i suoi ultimi dipinti annunciano nuovi fermenti che si stanno sviluppando nell’arte europea. Ricerca e novità editoriali a cura dell’Archivio del ‘900 del Mart Verso la metà degli anni ‘90 il Mart ha acquisito da Gina Severini Franchina il fondo d’archivio del padre Gino: la documentazione, databile fra il 1902 e il 1994, testimonia le fasi della carriera artistica, professionale e intellettuale di Severini e i suoi rapporti con numerosi personaggi dell’arte e della cultura europea. Traspare dalle carte il pensiero del pittore, entro l’ampio orizzonte della sua attività di giornalista, critico, promotore culturale. L’archivio è composto fra l’altro da alcuni fondamentali carteggi (137 i fascicoli della corrispondenza, fra cui quelli dei fondatori del movimento futurista, di Léonce Rosenberg, Mario Broglio, Jacques Maritain, Piero Dorazio, Lionello Venturi), da un importante nucleo di scritti (materiali preparatori per l’autobiografia, testi per articoli e conferenze, riflessioni e appunti inediti) e da numerosissimi materiali a stampa – ritagli, opuscoli, inviti – spesso connessi al fondo librario, formato da oltre 500 fra volumi e riviste. La descrizione dettagliata dei documenti è consultabile in rete entro il sistema informativo museale all’indirizzo http://cim.Mart.tn.it Un’importante selezione di questo materiale d’archivio viene presentata al pubblico, accanto a documenti conservati da Romana Severini. Lettere, fotografie e schizzi che mostrano aspetti intimi della vita di Severini, ma anche libri e cataloghi provenienti dalla biblioteca dell’artista, tutti esposti nella parte finale della mostra e nella sala consultazione dell’Archivio del ‘900, al piano interrato. Le pubblicazioni Fondo Severini. Inventario a cura di Gabriella De Marco e Paola Pettenella collana Inventari Mart 6 Mart – Egon edizioni, Rovereto 2011 pp.408 – ill. € 28,00 In occasione della mostra “Gino Severini 1883-1966” esce il sesto volume della collana Inventari del Mart, che propone una descrizione sintetica dei documenti già catalogati e accessibili on-line, allo scopo di fornire una rappresentazione d’insieme del fondo Severini e un agile strumento per la sua consultazione. Le carte sono caratterizzate dall’apporto di più soggetti, sia per quanto riguarda il processo di formazione dell’archivio – che ha visto protagonisti non solo Gino Severini, ma anche la moglie Jeanne Fort e la figlia Gina – sia per le diverse persone che hanno contribuito nel corso degli anni all’ordinamento e alla schedatura, lasciando l’impronta della loro professionalità: Alessandra Franchina, Katia Beber, Mirella Duci, e in particolare Maria Letizia Tonelli. L’inventario è corredato da un indice dei nomi, che comprende più di 2000 voci, e da un indice degli eventi (mostre, conferenze, convegni) che permette di cogliere la ricchezza delle informazioni presenti. Nato all’insegna di una continuità con gli altri testi della collana, “Fondo Severini. Inventario” è connotato dalla presenza dei saggi introduttivi, scritti da Gabriella De Marco e legati l’uno all’attività intellettuale e al bagaglio teorico di Gino Severini, l’altro alla narrazione ragionata della sua biografia. Www.mart.trento.it nella sezione “prevendita” |
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MILANO (TRIENNALE): ARTE POVERA 1967-2011 A CURA DI GERMANO CELANT - 25 OTTOBRE 2011 / 29 GENNAIO 2012
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Dal 25 ottobre 2011 si tiene presso la Triennale di Milano “Arte Povera 1967-2011”. L’esposizione fa parte di “Arte Povera 2011”, la mostra-evento a cura di Germano Celant, che sarà presentata dall’autunno 2011 fino a febbraio 2012 in diverse istituzioni italiane. Ha come fulcro il movimento nato nel 1967 con gli artisti Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini e Gilberto Zorio. Presenta, su scala nazionale e internazionale, gli sviluppi storici e contemporanei di questa ricerca, distribuendo le varie fasi e i singoli momenti linguistici in differenti città e istituzioni. Un insieme di mostre che con la collaborazione di parte del “sistema museo” italiano e attraverso diverse situazioni architettoniche e ambientali, mette insieme oltre 200 opere storiche e recenti e si propone come un viaggio nel tempo dal 1967 a oggi. La Triennale di Milano che insieme al Castello di Rivoli Museo d’Arte contemporanea promuove “Arte Povera 2011”, presenta per la prima volta a Milano una rassegna antologica sul movimento: in uno spazio di circa 3000 metri quadrati in cui sono esposte oltre cinquanta opere, la mostra vuole testimoniare l’evoluzione del percorso artistico a partire dal 1967 fino al 2011. L’iniziativa è il frutto della preziosa collaborazione con gli artisti, gli archivi e le fondazioni loro dedicate ed è stata possibile anche grazie alla generosa partecipazione di importanti musei italiani e internazionali e collezioni pubbliche e private. Sviluppandosi sui due piani dell’edificio progettato da Muzio nel 1931, la mostra si compone di due parti: la prima, dedicata alle opere storiche realizzate dal 1967 al 1975 circa e che segnano l’esordio linguistico dei singoli artisti, è allestita al piano terra, nella Galleria dell’Architettura disegnata da Gae Aulenti. La seconda, ospitata nei grandi spazi aperti del primo piano del Palazzo, aspira a documentare lo spirito fluido e spettacolare delle imponenti opere realizzate dai singoli artisti dal 1975 al 2011, le quali, poste in dialogo tra loro, si intrecciano a formare un arcipelago di momenti intensi e contrastanti. Il termine, usato per la prima volta nel settembre 1967 da Celant in occasione della mostra “arte povera + Imspazio” a Genova, tende a definire un territorio aperto di materiali e di espressività, che arrivava a comprendere qualsiasi manifestazione naturale e artificiale, corporale e meccanica, così da includere elementi quali animali e vegetali, acqua e fuoco, tela e pietra, tubi fluorescenti e alberi. Un’attitudine a lasciar esprimere le materie, così che l’opera d’arte potesse sviluppare dall’interno mutamenti ed energie, non controllati esteticamente o plasticamente, quanto un muoversi libero nell’ambito delle immagini e delle tecniche, tradizionalmente artistiche. In particolare a Milano, in Triennale, il pubblico potrà percepire come tale ricerca si è modificata nel corso del tempo, passando da una presentazione di elementi che all’inizio presentavano una grande compressione materica perché affidata a entità segniche primitive come fuoco e pietre, carbone e igloo, ghiaccio e vegetale, piombo e gesso, tubo fluorescente e vetro, nylon e specchio, acqua e stoffa, ad articolazioni complesse e in grande scala dove il discorso linguistico si sviluppa in un’installazione che avvolge e confronta l’osservatore e il visitatore così da mettere relazione corpo e oggetto, movimento e architettura. Di sala in sala e di piano in piano le persone arriveranno a confrontarsi in Jannis Kounellis con cumuli di pietre, di carbone e di tele grezze quanto con una porta murata e una sequenza di superfici metalliche, attraversate da fiori e da cere, da cotone e da ferro, dove le materie rimandano alla intensità del tempo compresso e alle gestualità umane primarie, mentre con Mario Merz si troveranno dinanzi gli intrecci sorprendenti di tele e oggetti, attraversati dal neon, e l’igloo di vetri e di fascine nonché con l’enorme tavolo a spirale in cui l’artista ha voluto significare una potenziale coesistenza, quanto un drammatico scontro tra società artigianale e industriale. A tali momenti di intensità iconica e energetica, corrispondono la convergenza e la sintonia tra le articolazioni puriste e formali, ad immagine di cubo e di struttura ortogonale, in ottone, di Luciano Fabro e le riflessioni sulle icone plastiche, tipo la colonna e le sue variazioni nello spazio di Giulio Paolini: artisti che a partire dagli anni ottanta fanno esplodere la loro narrazione plastica immettendo forti componenti cromatiche e scultoree. A questo arcipelago contribuisce Michelangelo Pistoletto che sin dall’inizio del suo lavoro si è impegnato sul tema della pittura come strumento di riflessione e di moltiplicazione della realtà esterna. Una polarità tra superficie riflettente e immagine riflessa che si è articolata dall’interno all’esterno e viceversa portandolo, dal 1965, alla creazione di “oggetti in meno”, perché costruiti direttamente dall’immaginario cangiante e mutante dell’artista, quanto alla propagazione infinita di frammenti di materia, dallo specchio allo straccio, e di idee o di segni con cui costruire un terzo paradiso. Nell’ambito della stessa pluralità di approcci sia concettuali che materiali all’arte si inseriscono anche gli assemblaggi di piombo e di ghiaccio, di scritte e di foglie di tabacco prodotti da Pier Paolo Calzolari. Qui la ricerca è per un equilibrio quasi sublime tra forme e vicende energetiche, che si legano all’atmosfera dell’ambiente quanto al contesto architettonico. Un dialogo tra intensità cromatiche e superfici tattili che passano attraverso l’uso di sale combusto, di piombo e di feltro che innestandosi l’uno nell’altro producono variazioni epidermiche sottili e fragili, quanto effetti di innesto sorprendenti e meraviglianti. Il piacere di un racconto personale e intimo, condotto con materiali fragili come il filo di nylon e le foglie secche, i frammenti di tronco o la morbida creta segnano il percorso di Marisa Merz che partita da una scarpetta con cui segnare una distesa di morbida sabbia, nel tempo, è approdata a storie articolate e complesse, generate dall’incontro di frammenti di vita e di città. Qualcosa di profondamente vissuto giorno per giorno che è arrivato alla costruzione di testine decorate con oro e colore, e alla stesura di ampi cartoni, intrecciati a veline e a ritagli di stoffa e carta, dove il femminile racconta la sua storia. La messa in immagine di percorsi effimeri e leggeri accomuna Pino Pascali e Alighiero Boetti che si sono impegnati in una narrazione iconica del loro mondo fantastico e avventuroso. Il primo tracciando universi archetipi di animali preistorici o di momenti naturali primari, come il dinosauro o l’orca, quanto il mare o i campi arati, mentre il secondo ha continuamente pensato il suo nomadismo, fisico e filosofico, traducendolo in scritture e oggetti che riflettessero il flusso della vita e dei luoghi attraversati, spesso magici e mitici: una serie di frammenti giocosi e felici che mescolano biografia con storia. Un racconto inventato e mnemonico a cui si contrappone il silenzio e l’assenza degli standards apprezzati da Emilio Prini che ha sempre indirizzato la sua attenzione estetica e linguistica sulle componenti primarie ed essenziali, quasi sempre immateriali, dell’azione e del contesto ambientale in cui la figura umana, spesso l’artista stesso, si è mossa. Le sue fotografie, quanto le sue costruzioni rivendicano un’autonomia assoluta e, quasi, solitaria, quasi entità effimere non tendono a collocarsi né a trovare un luogo, oppure come tutti gli standard si ripetono e sono ovunque. Infine le opere di Giovanni Anselmo e di Giuseppe Penone che portano l’attenzione su motivi cosmici che si rifanno a una crescita arcaica, quanto naturale dei materiali litici e lignei: un procedere concrentato sulle origini e sugli itinerari delle sostanze che formano il mondo. Entrambi operano sul patrimonio, quasi archeologico dello spazio fisico quanto della crescita floreale del contesto naturale, sia che riguardi l’orientamento zenitale, quanto la cognizione costruttiva del nucleo fecondante, rigido quanto fluido, che danno corpo pulsante e fluttuante alla nostra sfera terrestre. Lavori che mettono in sospensione la posizione perduta di un nido o di una linea di mare, quanto il canto interiore di una trave che trova all’interno di sé il suono dell’antico albero che la ospitava. Processi di scultore, in sintonia con il cosmo, che in Gilberto Zorio si traducono in entità simboliche, come la stella o il giavellotto, strumenti di collegamento tra cielo e terra, quanto patrimonio di conoscenza sull’energia che si sviluppa dai rapporti luminosi del sistema stellare, quanto dall’irruzione in aria di uno strumento il cui movimento è provocato dall’azione umana. Una serie di costruzioni che sono invocazioni di una potenza immaginaria dell’arte, che aspira a rifondare la sua lettura della realtà senza alcuna costrizione o senza alcuna limitazione. Una processo artistico che crea spazi e situazioni magnetiche che si inseriscono nello spazio della Triennale, a Milano, per creare un’ulteriore prova di una ritualità estetica ed energetica, tipica dell’Arte Povera. Info: Arte Povera 1967 – 2011 Triennale di Milano a cura di Germano Celant 25 ottobre 2011 – 29 gennaio 2012 - www.Triennale.org |
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TRIESTE (SALA UMBERTO VERUDA DI PALAZZO COSTANZI): MOSTRA DEL PITTORE GUALTIERO CORNACHIN
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S’inaugura venerdì 7 ottobre 2011 alle ore 17.30 a Trieste nella Sala Umberto Veruda di Palazzo Costanzi (piazza Piccola 2) la rassegna intitolata Gualtiero Cornachin. L’itinerario poetico tra natura e musica. Promossa dal Comune di Trieste - Assessorato alla Cultura e curata dall’architetto Marianna Accerboni, la mostra rappresenta la prima antologica dedicata al pittore dopo la retrospettiva organizzata dal Comune di Trieste nel 1989, a tre anni dalla sua morte, alla Sala Comunale d’Arte. La mostra propone una cinquantina di opere tra oli su tela e incisioni, realizzati da Cornachin dagli anni sessanta agli anni ottanta e dedicati al tema prediletto, l’interpretazione della natura. Nato a Orsera d’Istria nel 1923, il pittore si era trasferito a Trieste nel ‘38, dove si era inserito rapidamente nell’ambiente artistico-culturale della città. Appartenne, con alcuni dei più significativi pittori triestini, al Gruppo 12. La rassegna rimarrà visitabile fino al 7 novembre (orario feriale e festivo 10.00 - 13.00 / 17.00 - 20.00). Evento Collaterale Sabato 29 ottobre alle ore 18.30 avrà luogo un incontro sul tema: Gualtiero Cornachin e la sua epoca nel ricordo degli amici artisti. Rami fioriti, 1983 - acquaforte acquatinta - cm 70x50 L’amore per la natura, assieme a quello per la musica - scrive Accerboni - rappresentano il filo conduttore o meglio la griglia mentale, su cui Gualtiero Cornachin ha intessuto - nel corso di quasi un trentennio - il proprio linguaggio pittorico, sotteso tra tre parametri: colore, materia e luce. Figlio del suo tempo, dalla sua epoca ha tratto con immediatezza gli stilemi del gusto, seguendo in diretta l’evolversi di quest’ultimo, con una sensibilità speciale, che gli ha consentito di oscillare, all’inizio, tra le due tendenze, che nei suoi anni giovanili potevano essere oggetto di ricerca e sperimentazione: dapprima un figurativo, recepito e rielaborato alla fine degli anni ‘50, quando iniziò la sua ricerca pittorica, secondo i modi dell’impressionismo, nella sua accezione più tradizionale corrispondente al tema della veduta e del paesaggio. Quasi subito lasciati da parte, per passare alla figura umana, interpretando la temperie neorealista, avanguardia del momento, caratterizzata dall’attenzione al sociale e alla realtà della povera gente, attraverso un forte senso del colore e della matericità. L’incontro, verso il ‘65, con il pittore Edoardo Devetta, di un decennio più anziano di lui, fu fondamentale perché lo accostò ancor di più al linguaggio dell’avanguardia, cioè alla libertà del gesto e del sentire, alla matericità e a quel gusto per il colore, che da sempre albergavano nel suo animo. Il colore-materia di morlottiana memoria e il concetto di astratto/concreto - che non rifiuta il rapporto con la natura e l’interiorità dell’artista, recepito nel più ampio raggio dell’esperienza del Gruppo degli Otto, sostenuto nel ’52 dal critico Lionello Venturi e composto da ‘giovani’ artisti quarantenni tra cui Afro Basaldella, Birolli, Corpora, Santomaso, Turcato, Vedova - lo emozionarono certamente molto e in quest’ambito dipinse opere dal gusto informale e dalla decisa accentuazione cromatico-materica, sempre ispirati al contesto naturale, che vengono esposti in una piccola sezione di questa mostra, e avrebbero potuto rappresentare una cifra diuturna e molto valida per Cornachin, che si sentì tuttavia di dover elaborare un proprio, personalissimo linguaggio, che non consentisse l’accostamento dei suoi lavori a quelli di nessun altro. Ed ecco che il temperamento forte, ma delicato e generosissimo del pittore, addotta a un certo punto la linea sinuosa e curva, quella che in natura trovi nei fiori, nei pistilli e nelle foglie che ispirarono il Liberty, primo momento di libertà creativa dopo il rigore dell’eclettismo ottocentesco: atmosfere di eleganza ispirate al dato naturale, nelle quali certamente Cornachin avrà vissuto nell’Istria d’ambiente alto borghese della sua famiglia ad Orsera, patria lasciata nel ’38 e mai più ritrovata. La bellezza dunque, e l’armonia rappresentano i fattori propellenti della sua arte nella fase più matura, fra gli anni ’70 e ‘80. Cornachin raggiunge in questo periodo un felice equilibrio formale e cromatico, insistendo sull’invenzione di una propria cifra stilistico-decorativa: i grandi fiori e i ramages, i sottili e raffinati arabeschi, che nelle acqueforti si fanno segni preziosi, appena ispirati da un fantasticare orientaleggiante, e che rimarranno unici, solo suoi. Nel corso dl tempo la bellezza si acquieta - conclude Accerboni - in una serenità di elementi fitomorfi e naturalmente sensuali e, a metà degli anni ottanta, la musica tace, con discrezione, sugli ultimi petali di luce. Gualtiero Cornachin (Orsera d’Istria 1923 - Trieste 1986) artista autodidatta, formatosi anche grazie allo stretto rapporto amicale e professionale con il pittore Edoardo Devetta, dal 1975 ha fatto parte del Gruppo 12 assieme a Romolo Bertini, Ugo Carà, Girolamo Caramori, Lucio Giordani, Folco Iacobi, Claudio Moretti, Dante Pisani, Bruno Ponte, Claudio Sivini, Ennio Steidler e Franco Vecchiet. Dal ‘59 ha esposto in numerose rassegne personali e in qualificate collettive in Italia e all’estero: dalla Sala Comunale d’Arte di Trieste, in cui ha allestito una quindicina di mostre, a Palazzo Costanzi e al Centro Friulano d’Arti Plastiche di Udine, dall’Istituto Germanico di Cultura e dalla Galleria Tergeste alla Cartesius e alla Rettori Tribbio, alle rassegne di Arte fantastica, organizzate a Trieste nell’ambito del Festival Internazionale del Film di Fantascienza. Ha ottenuto diversi premi e riconoscimenti, tra cui sono particolarmente degni di menzione nel 1977 il 1° premio alla Mostra del Paesaggio della Regione e il 1° premio Motivi istriani e, rispettivamente nel 1978 e ’79, il 1° premio all’ex tempore Carso ottobrino. Oltre che nella pittura, Cornachin si è espresso con prove particolarmente raffinate anche nell’ambito dell’incisione all’acquaforte-acquatinta. Info: Sala Umberto Veruda di Palazzo Costanzi, Piazza Piccola, 2, Trieste - 8 ottobre / 7 novembre 2011 - tel: 040 6754701 · 336 6750946 |
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MILANO (PALAZZO DELLE STELLINE): LA NUOVA SCUOLA DI FOTOGRAFIA SICILIANA
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È una mostra "a tesi" quella che la Fondazione Gruppo Credito Valtellinese proporrà, dal 27 ottobre all´8 gennaio a Milano, nella sede espositiva del Palazzo delle Stelline dopo la tappa estiva presso la Galleria Credito Siciliano. "A tesi" perché origina da un´ipotesi, tendendo a dimostrarla: in Sicilia sta nascendo una riconoscibile "Scuola Siciliana" di fotografia. Non solo perché qui si sono formati ed operano artisti oggi tra i maggiori in Italia, ma perché in loro, pur nella diversità e originalità di stili e poetiche, si possono individuare linee in qualche modo riconducibili ad un medesimo, vitalissimo "terreno di coltura e di cultura". La mostra, ideata da Cristina Quadrio Curzio e Leo Guerra, responsabili delle scelte espositive della Fondazione, è da loro curata insieme a Giovanni Chiaramonte, autore di origini siciliane ma di tradizione europea e docente presso la Facoltà di Architettura di Palermo. La "Scuola" fa riferimento alle figure e al lavoro di tre fotografi siciliani - Carmelo Bongiorno, Carmelo Nicosia, Sandro Scalia - appartenenti alla generazione di autori nati in Sicilia fra il 1950 e il 1960, in quell´isola operanti. I tre ricoprono ruoli di docenza presso le accademie di Belle Arti di Catania (Bongiorno e Nicosia, che ne è preside) e Palermo (Scalia) e sono per questo, letteralmente, dei "capiscuola" in una disciplina a forte vocazione tecnica ma dagli spiccati accenti poetici. "Questa caratteristica è rinvenibile - affermano i commissari dell´esposizione - dietro il duplice profilo della loro attività: da un lato il loro svolgere un ruolo critico verso la fotografia "neo-oggettiva", di pura registrazione meccanica o a scopo classificatorio, proponendo una versione nebulosa e immaginifica della loro realtà, dall´altro, sottraendosi all´azione meramente professionale del lavoro, si spingono verso la codificazione di un linguaggio nuovo, elaborato in stretta connessione con gli esiti attuali di autori di altra provenienza e cultura". In ambito formativo è evidente la loro predisposizione sperimentale ad assorbire stilemi, inclinazioni poetiche e soluzioni tecniche da cinema, teatro, letteratura, video-arte, ecc. Alla sicilianità di origine e di appartenenza s´aggiungono importanti esperienze "esterne": tutti e tre hanno condiviso infatti, in maniera indipendente, significativi periodi di lavoro lontano dall´isola, maturando un´attitudine al confronto e al collegamento con le innumerevoli avanguardie, interconnessioni e individualità in fase di maturazione in ambito italiano ed europeo, tra la fine degli anni ´70 e gli zero. In senso strettamente cronologico, al lavoro di Carmelo Bongiorno, Carmelo Nicosia e Sandro Scalia, si contrappone quello degli esponenti di spicco della generazione precedente, tutti autori siciliani con all´attivo significative esperienze professionali di rilievo internazionale come Letizia Battaglia, Nicola Scafidi, Ferdinando Scianna ed Enzo Sellerio. Ognuno, con la propria vicenda storica ed espressiva, ha finito, più o meno consapevolmente, con l´influenzare generazioni di fotografi. Certo non sono accomunabili in una "Scuola" nel senso tradizionale del termine, ma è fuor di dubbio che con il loro lavoro e la loro sperimentazione hanno effettivamente fatto scuola. A costoro la mostra dedica un´ampia panoramica che non li propone come puro punto di snodo per l´affermarsi delle identità individuali, ma evidenzia aspetti, tecniche, situazioni che nelle opere dei tre protagonisti riconducono alla generazione dei "padri". Dall´emergere di particolari tecniche di saturazione o distorsione dell´immagine, all´applicazione di uno o più meccanismi analogici nella definizione del campo visivo, o la scelta dei supporti di stampa, del formato, ecc. La contro-copertina della mostra è affidata ad uno sguardo esterno, quello di uno "straniero": Richard Avedon. Con un unico scatto, un combat-shot dedicato alla Cripta dei Cappuccini rubato a Palermo durante la campagna di liberazione della Sicilia nel 1944 al seguito della V Armata. Info: La Nuova Scuola Di Fotografia Siciliana - Galleria Gruppo Credito Valtellinese, Corso Magenta n. 59, Milano - 27 ottobre 2011 / 8 gennaio 2012 – tel +39 0243.353.522 - www.Civita.it ; Galleria Gruppo Credito Valtellinese - tel. +39 0248.008.015 - www.Creval.it |
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TRIESTE (GALLERIA RETTORI TRIBBIO 2): MOSTRA PERSONALE DEL PITTORE LIVIO MOZINA - 8/21 OTTOBRE 2011 |
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S’inaugura sabato 8 ottobre 2011 alle ore 18.00 alla Galleria Rettori Tribbio 2 (Piazza Vecchia, 6) di Trieste la mostra intitolata Il virtuosismo luministico e cromatica di Livio Možina, che sarà introdotta dall’architetto Marianna Accerboni: in mostra quasi una cinquantina di oli su compensato marino di mogano, realizzati negli ultimi tre anni e dedicati a un’interpretazione ideale della natura. Visitabile fino al 21 ottobre (orario: feriali 10.00 - 12.30 / 17.00 - 19.30 ??festivi 11.00 -12.30 ? lunedì chiuso / domenica 9 e domenica 16 : 10.00 - 13.00 e 16.00 - 18.00). Autodidatta, e proprio per questo, nel suo caso, talento autentico, Možina - scrive Marianna Accerboni - si è costruito da più di quarant’anni a questa parte (dipinge infatti dal ’69), un linguaggio autonomo nell’ambito della pittura figurativa d’inclinazione narrativa, attingendo istintivamente, per certi versi, alla cultura dell’Est, cui in parte si possono ascrivere la sua ispirazione e la sua origine. Non a caso l’artista dipinge ascoltando incessantemente la musica romantica dei compositori russi dell’ottocento minore, da Kalinikov a Glazunov, da Balakiren a Rimski Korsakov; e, ineffabilmente, le sue composizioni - formalmente perfette, virtuosistiche anche sotto il profilo cromatico e nel contempo delicate - riflettono a volte la luce e l’atmosfera immobile eppure vitale, legata alla natura, tipica di molti pittori russi del Xix e del Xx secolo. E ogni tanto, come in un crescendo musicale, un colpo di pennello più ispirato e libero, porta Možina a interpretare con iperreale e un tantino surreale istintualità, il fragore delle onde del mare o la magia del chiaro di luna in un bosco carsico, addivenendo a una sorta di “seconda maniera”, che si eleva dalla rappresentazione iper-puntuale della realtà, finora condotta, per avvicinarsi al sogno. Se negli anni degli esordi, il pittore ha cercato la sua strada attraverso un’instancabile passione e un impegnativo esercizio pittorico, che lo portavano spesso all’iterazione del tema, da molto tempo l’acquisita padronanza del mezzo gli consente di librarsi con traccia più fantastica verso nuove mete. E, nell’ambito di tale percorso - conclude Accerboni - probabilmente questa rassegna rappresenta solo una tappa in salita verso traguardi sempre più elevati. Livio Možina, nato nel 1941 a Trieste, dove vive e opera, è autodidatta. Inizia a dipingere nel ’69 nel ’71 ha luogo a Trieste la sua prima mostra personale. Predilige i temi della natura morta e del paesaggio. La sua esperienza è personalissima e affonda le radici nell’iperrealismo. Da 4 anni tiene un affollatissimo corso di pittura alla Galleria Rettori Tribbio 2 di Trieste. Ha al suo attivo 26 mostre personali ordinate in sedi qualificate in Italia e all’estero: tra queste, la Sala Comunale d’Arte e la Galleria Rettori Tribbio 2 di Trieste, la Galleria Ars Italica di Milano e la Hoefer Galerie di Sattendorf (Austria). Quando: 8 – 21 ottobre 2011 Dove: Galleria Rettori Tribbio 2 · Piazza Vecchia, 6 · Trieste Orario: feriali 10.00 - 12.30 / 17.00 - 19.30 • festivi 11.00 - 12.30 • lunedì chiuso • domenica 9 e domenica 16 : 10.00 - 13.00 e 16.00 - 18.00 A Cura Di: Marianna Accerboni Info: 3356750946 |
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MATERIMA: ESPOSTI 20 SCULTORI INTERNAZIONALI SELEZIONATI PER IL PREMIO MESSINA - DAL 9 OTTOBRE AL 20 NOVEMBRE |
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Dal 9 ottobre al 20 novembre, Materima, il centro per la promozione, diffusione ed esposizione di arte plastica che si trova a Casalbeltrame in provincia di Novara, si popola delle creazioni di 20 artisti, dieci spagnoli e altrettanti italiani. Sono quelli selezionati per la seconda edizione del Premio Internazionale Giovane Scultura Fondazione Francesco Messina promosso dalla Fondazione intitolata al grande scultore e organizzato dallo Studio Copernico di Milano. Com´è noto, Il Premio si svolge a cadenza biennale ed è indirizzato ad artisti che non abbiano superato il quarantesimo anno di età, impegnati a presentare opere realizzate in materiali tradizionali (bronzo o altri metalli, marmo, ferro, resina, plastica ecc.) in cui sia evidente una certa manualità esecutiva. Il Premio prevede, per ogni edizione il gemellaggio tra l´Italia e un paese straniero; la prima edizione ha avuto come paese ospite la Francia mentre per questa seconda il Paese ospite è la Spagna. Lorena De Corral, commissario per la Spagna, ha selezionato per il Premio Messina 2011: Cristina Almodóvar, Susana Botana, Rómulo Celdrán, Fanny Galera, Sol Martínez, Enrique Mesonero, Xavi Muñoz, Anna Talens, Antonio Vigo Pérez, Julio Adán. Francesco Arena, Gianni Caravaggio, Christian Frosi, Carla Mattii, Perino & Vele, Antonio Rovaldi, Sissi, Luca Trevisani, Carla Camoni, Francesco Barocco sono invece gli artisti selezionati dal commissario per l´Italia, Claudia Gioia. "Per la Ii sessione del Premio Scultura ho - afferma il Commissario italiano - selezionato 10 artisti, un buon numero per avere un´idea non semplicemente update ma di quello che sta accadendo e consolidando nella scultura in Italia dalla fine degli anni 90. La scelta segue criteri assolutamente individuali poiché ognuno rappresenta una poetica. Ad accomunarli è la passione per l´arte che è la propria vita e una propensione alla narrazione. La cifra narrativa è evidente in ogni lavoro, anche il più asciutto e minimale. Dietro c´è sempre una storia, una ricerca di archivio, un filo da riannodare, una vita da ricordare, una curiosità scientifica, una pagina di romanzo, una memoria fabbrile, una simbologia dei numeri, una cosmogonia dell´origine. Formalmente le strade poi divergono, così come i processi di costruzione narrativa. Non necessariamente scultori puri, il linguaggio è ibridato con altre possibilità espressive, la fotografia, il video, l´incisione, la pittura, il collage. La punteggiatura, con qualche eccezione, è quella installativa". Le opere dei 20 artisti resteranno esposte a Materima sino al 20 novembre e sarà un´occasione davvero importante per constatare cosa di nuovo si stia sviluppando nei due Paesi nell´ambito delle arti plastiche. Lo si potrà constatare in modo piuttosto compiuto dato che ciascuno dei venti artisti sarà a Materima con una vera e propria personale allestita negli spazi dell´innovativo centro per le arti diretto da Nicola Loi. Info: Studio Copernico - tel. 02.67075049 - www.Studiocopernico.com - www.Materima.it |
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PRATO (MUSEO DEL TESSUTO): FUTUROTEXTILES. SURPRISING TEXTILES, DESIGN & ART |
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Tessuti interattivi per il tempo libero (Mp3 o dati Gps) che possono anche leggere dati per il controllo della salute, come temperatura e battito cardiaco; composti tessili capaci di assorbire acqua e rilasciarla gradatamente, per una perfetta irrigazione di piante e giardini; T-shirt in grado di idratare la pelle e liberare sostanze cosmetiche; tessuti per sport e lavori pesanti a protezione da urti e choc imprevisti, adattabili a qualsiasi condizione atmosferica. E ancora, tessili per l’arredamento d’interni che assorbono le sostanze inquinanti rimuovendole dall’ambiente circostante; maglie d’acciaio e tessili foto luminescenti che possono essere da guida in ambienti bui. Scienza, tecnologia e arte si uniscono così all´universo della produzione tessile per proposte innovative destinate ai settori dell’architettura, biotecnologia, medicina, sport, trasporti, elettronica fino all´industria aerospaziale. Sono solo alcune delle applicazioni ad alto tasso d’innovazione esposte a Futurotextiles. Surprising textiles, design & art, (Museo del Tessuto di Prato fino al 13 novembre 2011) la mostra presentata oggi al Museo del Tessuto di Prato da Andrea Cavicchi, presidente della Fondazione Museo del Tessuto di Prato; Giorgio Silli, vicepresidente dell’Associazione Città Tessili Europee-acte Italia; Martine Aubry, Sindaco di Lille e presidente di Lille Métropole Communauté Urbaine; Ivan Renar, presidente lille3000. “La mostra vuole essere una testimonianza concreta del processo evolutivo in atto nel settore che, proiettato al futuro, sta rivoluzionando il concetto tradizionale dell´impiego del prodotto tessile”, ha detto Andrea Cavicchi. “Per questo motivo siamo davvero orgogliosi di poter ospitare al Museo del Tessuto un evento espositivo di respiro europeo, in grado di offrire ai visitatori un’ampia panoramica delle nuove potenzialità applicate a fibre e tessuti”. Organizzata e progettata da lille3000 (organo creato per la promozioni di Lille, capitale tessile del nord della Francia) e curata da Caroline David, Futurotextile giunge a Prato dopo le tappe di Istanbul, Bangkok, Shangai, Barcellona e Cordoba grazie alla collaborazione di Acte - Associazione Città Tessili Europee e al sostegno di una molteplicità di soggetti locali quali la Fondazione Museo del Tessuto (Camera di Commercio di Prato, Comune di Prato, Provincia di Prato), Regione Toscana, Fondazione Cassa di Risparmio di Prato, Unione Industriale Pratese Servizi, Banca Popolare di Vicenza, Patrizia Pepe ed Asm. Nel suo viaggio Futurotextiles si è continuamente aggiornata presentando il mondo del tessile e la sua incredibile versatilità con sempre nuovi risultati e ricerche innovative sviluppate da aziende internazionali (Francia, Belgio, Germania, Usa, Corea, Svizzera, etc) e locali, come testimonia nell’edizione organizzata al Museo del Tessuto la presenza di numerose aziende del distretto tessile di Prato selezionate dal Museo in collaborazione con Patricia Kinsella. La mostra si sviluppa attraverso nove sezioni che, anche grazie al supporto di materiali informativi, strumenti interattivi e postazioni multimediali, mostrano le molteplici applicazioni e le possibili destinazioni d’uso dei tessuti |
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FIRENZE (PALAZZO PITTI): MOSTRA LA BELLA ITALIA. ARTE E IDENTITÀ DELLE CITTÀ CAPITALI - 11 OTTOBRE 2011 / 12 FEBBRAIO 2012
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Nel centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia (1861 – 2011) Firenze, seconda capitale (1865 – 1870) del Nuovo Regno che aveva offerto proprio Palazzo Pitti come residenza al Re Vittorio Emanuele Ii e alla sua corte, non poteva mancare di rendere omaggio a tale felice ricorrenza. Lo fa ospitando, in seconda sede, nelle sale di Palazzo Pitti presso il Museo degli Argenti, la Galleria Palatina, la Galleria d’Arte Moderna e la Galleria del Costume la mostra La Bella Italia. Arte e identità delle città capitali. Tale mostra ha avuto infatti la sua prima sede alla Reggia della Venaria Reale a Torino, che quale prima capitale d’Italia doveva avere coerentemente priorità temporale. E’ una mostra particolare questa, che celebra l’unione del territorio italico – “il più bel paese del mondo” (Stendhal, Viaggio in Italia, 1801 - 1818) - nella Nazione Italiana, e non parla di Risorgimento, bensì della grandezza storica, culturale, artistica e letteraria di tutti i territori che andarono a comporre la Nazione Italiana. Per far questo sono state individuate le capitali preunitarie ad iniziare da Roma, da sempre capitale dell’arte per la sua gloria dell’Antichità Classica e per la presenza del papato, che, oltre a gestite il potere spirituale, era grande mecenate, catalizzatore dei più superbi artisti; Firenze, con Dante e la nascita della lingua italiana, Giotto, i Medici, il Rinascimento; Torino i Savoia e la loro corte, che godevano di stretti rapporti politici e di parentela con le dinastie regnanti d’Italia e d’Europa e grazie alla loro passione collezionistica hanno messo insieme quadrerie di eccellente qualità di opere fiamminghe e italiane; Genova capitale finanziaria che grazie alla sua ricchezza e abbondanza di liquidità ha attratto grandi artisti fiamminghi come Rubens e Van Dyck, che ritrassero i volti degli aristocratici genovesi più in vista; Palermo con la sua cultura poliedrica e ricca di testimonianze greche, romane, federiciane ed arabe, con la tradizione delle maestranze al servizio della grande committenza, fino ad essere meta del Grand Tour e oggetto di luminose rappresentazioni; Napoli che già all’epoca degli Angiò ebbe una grande stagione culturale con la presenza di Tommaso d’Aquino, insegnante di Teologia all’università, Petrarca e Boccaccio ospiti della corte insieme a pittori come Giotto e Simone Martini, in seguito dette formazione ad Antonello da Messina e nel 1607 accolse Caravaggio; Bologna la città della cultura grazie alla sua antichissima università, ha espresso le sue eccellenze in arte nel Seicento con i Carracci e Guido Reni, in equilibrio tra ideale classico e naturalismo; Parma ha dato il Correggio, il Parmigianino; Milano città poliedrica e multiforme, densa di storia fin dall’epoca tardo romana, aperta all’Europa e agli artisti internazionali, ma anche meta di Giotto, Leonardo, la città della peste narrata nei Promessi Sposi e dell’arcivescovo Carlo Federico Borromeo che indusse a una pittura devota e di grande espressione; Venezia città unica nel suo genere, aperta all’Oriente, che ha vantato in arte il primato del colore con pittori di fama internazionale come Tiziano nel Cinquecento e Giambattista Tiepolo, Canaletto, Bellotto e Guardi nel Settecento. Oltre 300 opere in mostra, per una superficie allestita di 2000 mq. Ed a parte i dipinti, le sculture, e i manufatti d’arte italiana che sono stati esposti nelle sale dei musei di Palazzo Pitti divisi per sezioni delle città capitali preunitarie, si possono apprezzare anche opere che ricordano la storia di tali città e della civiltà italiana come i ritratti di personaggi illustri che ne sono stati protagonisti, o i grandi letterati e famosi uomini di pensiero: a cominciare da Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Giovanni Boccaccio, poi Machiavelli fino all’Alfieri. Abbiamo voluto ripercorrere e ‘fotografare’, seppure in parte, ma con esempi significativi, l’immensa eredità culturale, artistica e letteraria che ogni città capitale ha consegnato all’Italia e al popolo italiano unito ed è veramente un’occasione unica poter ammirare una tale antologia di capolavori, dai mosaici bizantini alle vedute ottocentesche, al fine di risvegliare la fierezza di una così grande erdità. “L’italia unita dalle scelte culturali quali la lingua e l’arte ben prima che dai processi politici, l’Italia descritta nelle sue eccellenze artistiche da Giorgio Vasari (di cui pure ricorre quest’anno un anniversario, il cinquecentesimo dalla nascita) e dagli storiografi dell’arte suoi epigoni, l’Italia migliore, quella delle migliaia di musei all’ombra delle centinaia di campanili, con questa mostra svela in un colpo solo i segreti della sua inesauribile attrattiva.” (Cristina Acidini). L’esposizione è stata curata da Antonio Paolucci, Presidente del Comitato curatoriale, con Cristina Acidini, e promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, la Soprintendenza Speciale per i Beni Artistici e Storici ed Etnoantropologici e per il Polo Museale Fiorentino con i musei di Palazzo Pitti, Firenze Musei e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. La cura delle varie sezioni delle capitali è stata affidata a studiosi d’eccellenza ovvero a Carla Enrica Spantigati per Torino, Pietro Marani per Milano, Piero Boccardo per Genova, Giandomenico Romanelli per Venezia, Andrea Emiliani e Michela Scolaro per Bologna, Cristina Acidini e Maria Sframeli per Firenze, Antonio Paolucci e Alessandra Rodolfo per Roma, Pierluigi Leone de Castris per Napoli, Vincenzo Abbate per Palermo, Stefano Casciu e Luca Bellingeri per Modena, Giovanna Damiani per Parma. Il catalogo della mostra è a cura di Silvana Editoriale |
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PESCARA: 7° GIORNATA DEL CONTEMPORANEO PROMOSSA DA AMACI - ANNA SECCIA - “PERCORSI" |
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Anche quest’anno Amaci (Associazione Musei Italiani) organizza per l’8 ottobre 2011 la 7° Giornata del Contemporaneo, un evento finalizzato a promuovere la diffusione dell’arte Contemporanea. Lo studio Sfera Design di Pescara aderisce al progetto Amaci realizzando nei suoi spazi una lotteria e una mostra personale di piccolo formato dell’artista Anna Seccia, dal titolo “Percorsi” per meglio avvicinare la gente alla comprensione dell’arte. L’artista è già presente negli spazi dell’Aurum di Pescara con una singolare installazione - Opera Aperta: Illuminazione. L’arte è cosa (mia) nostra, nell’ambito dell’iniziativa speciale del padiglione Italia/abruzzo alla 54° esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Le opere esposte dall’ 8 al 27 ottobre dalle ore 10-13/ 17- 20 presso lo spazio Sfera Design, via Caduta del Forte 36 - Pescara, sono di piccolo formato e realizzati su tavola con l’obiettivo di far conoscere al pubblico la ricerca cinquantennale dell’artista abruzzese e la sua poetica. Esse raccontano un percorso esistenziale degli ultimi dieci anni dell’ attività pittorica dell’artista e indagano temi universali come la nascita e la vita conducendo un’indagine sul senso e sul valore dell’esistenza, come suggerisce la ricerca dell’installazione Opera Aperta presente negli spazi dell’Aurum di Pescara. Sfera Design, in occasione della Giornata del Contemporaneo mette in lotteria gratuita tra tutti i visitatori della mostra una delle opere esposte. L’estrazione della lotteria avverrà il giorno 27 ottobre alle ore 18, nello spazio Sfera Design alla presenza dell’Artista, di Barbara, di Gianluca e del pubblico. Il numero estratto verrà successivamente pubblicato nel blog: http://blog.Sferadesign. Net/ La giornata del Contemporaneo è un evento annuale creato da Amaci per unire idealmente, per una giornata, tutte le realtà italiane che operano nel settore dell’arte contemporanea per offrire al pubblico l’opportunità di avvicinarsi gratuitamente alle numerose istituzioni grandi e piccole che ogni anno aderiscono all’evento. Anche quest’anno la Direzione Generale Il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte contemporanea, accanto alle più importanti istituzioni italiane, rinnovano il suo sostegno ad Amaci e alla manifestazione, siglando la giornata e tutti i suoi eventi. Anna Seccia nasce a Ortona (Ch) e risiede a Pescara, dove, dopo aver compiuto gli studi artistici è stata titolare della cattedra di “Discipline Pittoriche e Plastiche” presso il locale Liceo Artistico. Fin dal 1994 svolge una ricerca artistica innovativa (Globalart) che trova il suo sbocco nella creazione di un progetto di arte sociale, collaborativa e partecipativa, denominato “La Stanza del Colore” legato alla pratica relazionale a partire da una concezione dell’arte come attivazione di processi. Ha svolto una intensa attività espositiva fin dal 1960 partecipando a prestigiose rassegne, mostre e fiere. La sua pittura è considerata nel secondo tomo di Generazione anni Quaranta, vol.6° della Storia dell’Arte Italiana del ‘900 di Giorgio Di Genova Amaci Associazione dei Musei d’arte Contemporanea Italiani – www.Amaci.org Luogo: Sfera Design - Via caduta del forte, 36 - 65121 Pescara - tel 085 2924031- www.Sferadesign.net - blog.Sferadesign.net - e-mail: info@sferadesign.Net - Anna Seccia www.Annaseccia.it Data inizio evento: 08-10-2011 Data fine evento: 27-10-2011 Orari: 10,00-13,00 17,00-20,00 Estrazione lotteria: 27 ottobre ore 18,00 |
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LUGANO (MUSEO CANTONALE D´ARTE E MUSEO D´ARTE): MOSTRA TESORI A
LUGANO - 16 OTTOBRE 2011 / 8 GENNAIO 2012
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La mostra allestita in contemporanea nei due più importanti spazi cittadini, il Museo Cantonale d’Arte e il Museo d’Arte, presenterà al pubblico una selezione di opere provenienti dalle raccolte civiche e cantonali. Tesori a Lugano è il titolo del progetto espositivo, diretto da Marco Franciolli, che presenterà dal 16 ottobre 2011 all’8 gennaio 2012 un’accurata scelta delle opere conservate nelle collezioni della Città e del Cantone. Il progetto abbraccerà, non solo idealmente, l’intero tessuto urbano grazie a un percorso che collegherà le due più importanti sedi espositive: il Museo d’Arte e il Museo Cantonale d’Arte. La mostra sarà dedicata alla straordinaria ricchezza delle collezioni presenti nei due musei che contano su un corpus di oltre diecimila opere. La possibilità di attingere ad una raccolta tanto ampia e articolata, estesa su sette secoli di storia dell’arte, ha permesso di ideare un progetto suddiviso in due sezioni parallele e complementari, caratterizzate da due diverse concezioni e interpretazioni dell’arte e delle sue modalità espositive: cronologica la mostra Dal Barocco alle soglie della modernità (1600 – 1870), negli spazi del Museo Cantonale d’Arte, e tematica l’esposizione Consonanze - Dialoghi nel tempo nella sede del Museo d’Arte. La sezione Dal Barocco alle soglie della modernità, curata da Marco Franciolli ed Elio Schenini, offrirà al pubblico la possibilità di ammirare alcuni capolavori delle collezioni, ordinati cronologicamente dal 1600 al 1870 e organizzati secondo le grandi tematiche della pittura: storia, religione, ritratto, paesaggio. Nel percorso espositivo si privilegerà il rapporto con il territorio, dando particolare evidenza al tema dell’emigrazione artistica, che vanta figure di notevole statura quali Pier Francesco Mola (1612-1666), presente nelle collezioni con importanti dipinti e disegni. La mostra offrirà inoltre l’opportunità di un confronto diretto tra due capolavori di Giovanni Serodine (1600-1630), il “San Pietro in carcere” e lo straordinario “Ritratto del padre”, uno di proprietà cantonale e l’altro appartenente alla collezione civica. Consonanze - Dialoghi nel tempo, invece, curata da Marco Franciolli e Cristina Sonderegger, inviterà il visitatore a compiere un intenso viaggio nella storia dell’arte attraverso un itinerario che includerà opere dal Quattrocento al presente declinate in un allestimento che trascenderà ogni coordinata spazio-temporale. Accostamenti inusuali e sorprendenti, evidenzieranno relazioni sommessamente accennate o esplicitamente evidenti fra opere anche molto distanti nel tempo. Nel percorso espositivo ricorreranno temi assiduamente frequentati dagli artisti nei secoli: la ritrattistica e la rappresentazione della figura umana e del volto, la luce, la natura e il paesaggio, il rapporto tra figurazione e astrazione, la riflessione sulla materia e il rapporto dell’opera con lo spazio circostante. Fra gli artisti in mostra si possono citare: Medardo Rosso, Umberto Boccioni, Camille Pissarro, Henry Rousseau, Vincenzo Vela, Giovanni Giacometti, Paul Klee, Hans Richter, Amédée Ozenfant, Joseph Beuys, Meret Oppenheim, Pietro Consagra, Gianni Colombo, Markus Raetz, Franz Gertsch e molti altri. Info: Tesori A Lugano - 16 ottobre 2011 – 8 gennaio 2012 - Museo Cantonale d’Arte (via Canova, 10) - Dal Barocco alle soglie della modernità a cura di Marco Franciolli ed Elio Schenini; Museo d’Arte – Villa Malpensata (Riva Caccia, 5) - Consonanze – Dialoghi nel tempo a cura di Marco Franciolli e Cristina Sonderegger |
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ROVANIEMI: IL MITO DI SANTA CLAUS CONTINUA …. AVVENTURA E DIVERTIMENTO PER GRANDI E PICCINI - LA FIABA PIÙ DOLCE E SUGGESTIVA RITORNA CON NORAMA T.O. PER LE PROSSIME FESTIVITÀ |
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Un viaggio alla scoperta di Rovaniemi, la città di Babbo Natale, dove hanno sede la sua casa, il suo ufficio postale, il laboratorio degli Elfi e dove nei mesi di dicembre e gennaio si svolge la festa più bella dell’anno. Ciò che rende speciale un viaggio a Rovaniemi con Norama è l’esclusivo e personale incontro con Babbo Natale. Un selezionato e autentico lodge in legno vi attende in foresta per una serata davvero indimenticabile. Il camino acceso, le luci colorate, una cena prelibata e raffinata fanno da cornice al momento più atteso. Babbo Natale arriva con la sua amata renna Rudolf e la sua slitta e diventa protagonista della serata - in occasione della Vigilia di Natale, recherà con sé i doni che preventivamente i genitori gli avranno fatto recapitare. Un favoloso ricordo di questa esperienza verrà dato in omaggio a tutti i bambini: il certificato Personalizzato autentico ed in Originale della Santa Claus Embassy Europe che testimonierà l’incontro con Babbo Natale e verrà consegnato durante la sua visita personale al lodge in foresta. Tutte le soluzioni di viaggio sono arricchite inoltre di numerose attività, quali la possibilità di effettuare escursioni e safari artici, visitare gli allevamenti delle renne e lo zoo artico, brindare al villaggio di ghiaccio, prendere parte ai festeggiamenti del Villaggio di Santa Claus e divertirsi nel magico mondo del Santa Park. Norama firma così la magia del Natale, aggiungendo servizi personalizzati per rendere il viaggio perfetto come l’assistenza in italiano, i trasferimenti in auto privata e l’abbigliamento termico per le escursioni. Ecco alcune delle offerte, con voli diretti da Milano e da Roma a Rovaniemi (quote per gli adulti): Fine novembre (via Helsinki): 4 gg/3notti in mezza pensione, da 495 euro per adulti Immacolata dal 3 al 7 dicembre, 5gg/4notti in mezza pensione, da 1.175 euro Natale dal 22 al 26 dicembre, 5gg/4notti in mezza pensione da 1.480 euro. Capodanno dal 28 al 1 gennaio, 5gg/4notti in mezza pensione da 1.455 euro. Epifania dal 2 al 5 gennaio, 4gg/3notti in mezza pensione da 1.035 euro. Quote comprensive di volo, trasferimenti, assistenza, cenone in Lodge privato con Santa Claus (ove specificato). I bambini da 0 a 2 anni pagano solo il volo scontato. Per ogni informazione http://www.norama.it/ |
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OLANDA: LE MOSTRE |
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Utrecht (Centraal Museum): Abraham Bloemaert, Una Celebrità Dimenticata Del Secolo D’oro - Dal 12 Novembre 2011 Al 5 Febbraio 2012La pittura del secolo d’oro olandese comprende molto di più dei più celebri lavori di Rembrandt, Frans Hals e Johannes Vermeer, ed anche molto più di Jan Steen. Dal 12 Novembre 2011 al 5 Febbraio 2012, il Centraal Museum presenterà la prima retrospettiva di una celebrità dimenticata del secolo d’oro: Abraham Bloemaert (1566-1651). Un nome che suonerà ben noto agli esperti: un artista che ha dipinto pale d’altare magnifiche, magistrali per dimensioni e qualità, ma anche dipinti piccolissimi che raffigurano splendide Madonne. Bloemaert è l’artista dei dipinti intimi e mitologici, un virtuoso che traeva ispirazione dal paesaggio. Un manierista, Caravaggista, ma anche classicista e soprattutto un assoluto maestro. Con questa mostra, il Centraal Museum mira a mostrare non solo la grandezza e la versatilità di questo artista, ma anche ad aggiungere in modo definitivo il suo nome al canone della storia artistica olandese. Le opere più belle di Bloemaert -dipinti, disegni e stampe- sono state riunite da diverse collezioni, proprietà di musei privati e chiese di tutto il mondo. Solo in questo modo si può rendere merito alla versatilità di Bloemaert, sia per quanto riguarda i soggetti, che per le dimensioni delle sue opere che per il suo stile. Abraham Bloemaert Abraham Bloemaert (1566-1651) ha dipinto due importanti opere mitologiche e religiose, ma anche importanti opere di genere. Il suo repertorio comprende più di 200 opere, di cui quattordici sono in possesso del Centraal Museum. Il numero dei disegni è stimato a circa 1500, mentre si contano non più di 600 incisioni. Bloemaert ha occupato un posto importante nella la storia dell’arte olandese. Questo “padre della scuola di pittura di Utrecht” ha formato ed istruito moltissimi pittori, tra i quali i Caravaggisti Hendrick ter Brugghen e Gerard van Honthorst e gli Italianisti Jan Both, Cornelis van Poelenburgh e Jan Baptist Weenix. Il grande numero di suoi studenti e seguaci ma anche i suoi numerosi dipinti, disegni e le stampe hanno fatto sì che la pittura di Bloemaert abbia avuto un influsso decisivo nella storia dell’arte. Www.centraalmuseum.nl --Top Models Olandesi Del Secolo D’oro Mostra di ritratti di donne del Xvii secolo presso il Rijksmuseum all’aeroporto Schiphol. Fino al 12 dicembre sarà presentata, presso il Rijksmuseum nell’aeroporto Schiphol di Amsterdam, la mostra Dutch Girls. L’esibizione consiste in una piccola collezione di ritratti di nove modelle benestanti e di spicco nel Secolo d’Oro straordinariamente dipinte, tra gli altri, da Frans Hals, Caesar van Everdingen, Isaak Luttichuys e Barholomeus van der Helst. I dipinti dimostrano l’intramontabilità della vanità. Anche nel Xvii secolo le donne e le ragazze provavano ad apparire nel loro aspetto migliore, soprattutto quando venivano immortalate in ritratti. I pittori ritraevano le modelle il più attraenti possibile e, nello stesso momento, cercando di catturare la loro vera personalità. Grande attenzione era data anche nel dipingere i loro lussuosi gioielli e vestiti alla moda. A quel tempo un proprio ritratto era considerato uno status symbol che potevano permettersi di commissionare solo le classi più ricche. Le donne rappresentate in questi dipinti appartenevano quindi a classi sociali elevate in quanto mogli di uomini che ricoprivano alte cariche o perché provenienti da famiglie illustri. In alcuni casi erano le donne stesse ad avere un ruolo di primo piano nella società. -- Orange Above All - Souvenirs collegati alla Casa d´Orange-nassau, Paleis Het Loo, Apeldoorn Dall’ 8 ottobre 2011 all’ 8 gennaio 2012 il Paleis Het Loo sarà colorato d’arancione per la mostra Orange Above All! che mostrerà centinaia di souvenirs creati per commemorare i memorabili eventi che coinvolsero la famiglia reale olandese, della Casa d’ Orange-nassau. La collezione comprende principalmente oggetti forniti dall’ Associazione Storica Orange-nassau, dopo averli raggruppati. Paleis Het Loo presenterà una vasta selezione di “souvenirs orange” della Casa d’ Orange-nassau, Casa facente parte della storia del popolo olandese sin dal sedicesimo secolo. Poiché i membri della Casa furono prima stadholders (governanti) e successivamente re e regine, i grandi eventi delle loro vite ebbero anche una rilevanza costituzionale e per secoli sono stati tangibilmente commemorati sotto forma di souvenirs. I souvenirs nel complesso erano oggetti ragionevolmente economici che potevano essere così distribuiti su larga scala. Ne sono esempi le pipe per tabacco, piatti di terracotta decorati o ritratti di reali, tutti oggetti recanti l’anno dell’evento da commemorare. Quando iniziò la produzione industriale di massa nel Xix secolo questi “souvenir orange” iniziarono ad assumere ogni forma e dimensione: dai boccali, bicchieri, bottigliette di profumo e orologi a fazzoletti, sigari e magliette. Il culmine di produzione di questi oggetti fu durante il regno della Regina Emma (1890-1898) e l’insediamento della Regina Beatrice nel 1980 che ha innescato la produzione dei più svariati souvenirs. La collezione di souvenir del Palais Het Loo è composta soprattutto da oggetti collezionati dalla ‘Orange-nassau Historical Society’ e concessi in prestito a lungo termine al Palais Het Loo. Il pezzo più antico della collezione è probabilmente una brocca con le braccia del ‘governante’ Prince Maurits risalente al 1600 circa. Esempi più recenti invece sono alcuni souvenir creati in occasione della nascita delle tre figlie del principe ereditario Willem-alexander e della principessa Máxima. Www.paleishetloo.nl -- Mondrian & De Stijl Gemeentemuseum L’aja, dal 17 settembre Dal 17 settembre, il Gemeentemuseum Den Haag, dedica un ala di 750m² alla nuova esposizione permanente Mondrian & De Stijl. Con quasi 300 opere, la collezione di Mondrian al Gemeentemuseum è unica al mondo. Contiene opere di ogni fase della impressionante carriera di questo maestro dell’arte moderna. Non molti artisti hanno avuto così tanto successo costantemente nel corso della loro vita, reinventando se stessi e mantenendo sempre un elevato livello di qualità artistica nelle loro creazioni. L’ampia varietà di opere consente al Gemeentemuseum di presentare al pubblico l’evoluzione artistica di Mondrian, dal realismo all’astrattismo. L’esibizione contiene anche il suo ultimo capolavoro rimasto incompiuto, il Victory Boogie Woogie (1942-1944), un tributo a New York, la città che emana ritmo e vitalità. Gli artisti di De Stijl, movimento che ha giocato un ruolo fondamentale nell’ Avant-garde europea, utilizzavano i colori primari per creare opere d’arte vivaci, brillanti e senza limitazioni. Gemeentemuseum Den Haag ha scelto di incentrare la rinnovata esibizione di De Stijl su questo approccio positivo. L’esibizione permanente di Mondrian & De Stijl al Gemeentemuseum presenta opere di Theo van Doesburg, Vilmos Huszàr, Bart van der Leck, J.j.p. Oud, Gerritrietvedl e Georges Vantongerloo, che insieme a Mondrian, erano i più importanti rappresentanti di De Stijl. L’esposizione è stata realizzata intorno al concetto The House – The Street – The City, da un articolo di Piet Mondrian del 1925, e nella quale confluiscono art, design e architettura. L’innovativa esibizione prevede lo spostamento del livello da micro a macro, partendo dalla dimensione privata di una stanza allargandosi alla strada e alla città, e toccando temi quali la pubblicità, la fotografia, la moda e la società. L’artista Krijn de Koning e l’architetto Anne Holtrop hanno progettato lo spazio della mostra creando una serie di stanze per le varie parti della collezione Mindrian & De Stijl. Nel cuore dell’esibizione, il design porta dentro installazioni geometriche nelle quali lo spazio si restringe via via, mutandosi da una scala umana alla scala dell’opera d’arte stessa. De Koning mostra come i principi di design di De Stijl siano contemporanei. L’esibizione sarà accompagnata dalla pubblicazione The Story of De Stijl / Mondrian to Van Doesburg contenente saggi di Hans Janssen e Michael White, edito da Ludion. -- Fashion <3 Art – A passionate affair Fino all’ 8 Gennaio 2012, Gemeentemuseum Den Haag I colorati abiti Mondrial di Yves Saint Laurent nel 1965 ed i mini abiti “Op Art” degli anni ‘60 sono vivide illustrazioni della centenaria storia d’amore tra la moda e l’arte. Gli artisti hanno spesso utilizzato l’abbigliamento come metodo per esprimere le loro idee estetiche. Questa nuova esibizione, Fashion <3 Art – A passionate affair, mostrerà come l’abito sia utilizzato dal potere femminile per distinguersi dalla massa e come l’arte sia stata spesso fonte di ispirazione degli stilisti. Ideata da Maarten Spruyt, l’esibizione includerà creazioni Liberty e di vari stilisti come Sonia Delaunay, Schiaparelli, Yves Saint Laurent e Givenchy. Il 19° secolo vide i maggiori cambiamenti del ruolo della moda e del posto dell’arte nella società. La crescente ricchezza e i nuovi assetti sociali hanno gradualmente tramutato la moda e l’arte in modi di espressione dell’ identità e dei gusti personali. Il nuovo “abbigliamento artistico” era prodotto con tessuti sofisticati in colori tenui incontrando le nuove esigenze delle donne moderne. Libertà e movimento erano le prime richieste da soddisfare. Nella creazione estetica di questo nuova tipologia di abbigliamento erano coinvolti artisti come Henry van de Velde e Piet Zwart. Negli anni ’20 la pittura astratta ispirò una varietà di motivi per tessuti creati dalla stilista e artista di successo Sonia Delaunay. I motivi erano regolari e composti da quadrati, linee, cerchi, diagonali e piani colorati. Delaunay creò in tutto oltre 2.000 di questi motivi, circa 200 furono creati appositamente per la casa di moda Metz&co di Amsterdam. La stilista Elsa Schiaparelli, la maggior rivale di Coco Chanel negli anni ’20 e ’30, produceva abiti e cappelli fortemente influenzati dal surrealismo. Lavorò in stretta collaborazione con artisti come Salvador Dalì e Jean Cocteau. -- Capolavori Al Nai Treasury Le grandi opere della storia dell´architettura dei Paesi Bassi. Il Nai, che ospita una delle maggiori collezioni di architettura al mondo, ha inaugurato il 10 settembre una nuova esposizione permanente dei suoi capolavori contenenti le opere di icone della storia dell´architettura olandese come Cuypers, Dudok, Rietveld and Koolhaas. La nuova galleria Progettato dall´architetto Koolhaas della Oma, il Nai Treasuty sbalordisce come la sua stessa collezione. Uno spazio di 250 m² è stato creato nella profondità delle catacombe, le quali rivelano solo gradualmente le meraviglie architettoniche. Una volta raggiunto il "cuore di vetro", troverete modelli in scala, disegni, bozze e fotografie della ricca collezione del Nai come l´album degli schizzi di viaggio di Berlage dell´Italia intorno al 1900, gli studi di Koolhaas per il Kunsthal ed i modelli della sedia a Zig-zag di Rietveld. Tradizione architettonica olandese Il Nai Treasury è diviso in sei gruppi tematici che rimandano alla tradizione architettonica olandese. Una di queste tipiche tradizioni olandesi sono le "case popolari". La cooperazione unica tra governo, corporazioni di abitazioni private ed architetti porta continuamente a nuove ed inaspettate soluzioni come i complessi residenziali di De Klerk (Scuola di Amsterdam) chiamati anche "i palazzi per i lavoratori". Un´altra tradizione è l´impulso sperimentale degli architetti olandesi che ha condotto più volte alle innovazioni nell´architettura degli ultimi 200 anni, come il famoso esperimento di De Stijl. Www.nai.nl |
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IL CANTAUTORE ROCK MILANESE NICO FORTAREZZA "SPECIAL GUEST" AL CONCERTO DI VARSAVIA PER RICORDARE GIOVANNI PAOLO II |
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Il 9 ottobre 2011 in Piazza Castello di Varsavia si terrà il Gran Galà " Xi Giornata dedicata a Giovanni Paolo Ii " (da 11 anni si festeggia in Polonia la figura del Santo Padre Giovanni Paolo Ii) La festa di quest´anno offre di nuovo la possibilità di esprimere la gioia della sua beatificazione del Papa Polacco - il Patrono diella Fondazione "Opera del Nuovo Millennio".come gli anni precedenti le feste cominciano con la veglia della Giornata dedicata Karol Wojtyla presso Castello Regale di Varsavia. Durante il Galà presentata da Grazyna Torbicka, vengono premiati i partecipanti del concorso "Totus" per l´anno 2011 nelle seguenti categorie: -Promozione umana, attivita di carita educativa-insegnativa - Sucessi nell´ attivita della cultura cristiana - Diffussione dell´ insegnamento della figura di Giovanni Paolo Ii - "Totus midia" per ricordare il personaggio del vescovo Mons. Jan Chrapek e il suo compito nella presentazione della persona e l´insegnamento di Giovanni Paolo Iimentre nel pomeriggio del giorno 8 ottobre 2011 nella sala reale del Castello di Varsavia si terrà un ricevimento con la partecipazione delle varie autorità politiche ed ecclesiastiche il tutto inizierà alle ore 16.00 con participazione degli artisti Ewa Bem, Dorota Miskiewicz, Andrzej Lampert e Grzegorz Markowski.la giornata del 9 ottobre si concludera con un grande concerto alla Piazza del Castello Regale di Varsavia. Quest´anno il concerto viene presentato da Beata Chmielowska-olech e Krzysztof Ziemiec. (personaggi della Tv molto popolari in Polonia) Il concerto inizierà alle ore 15.00 e viene trasmesso dalla Tvp (Televisione Nazionale Polacca) alle ore 17.45. Un grande evento artistico - musicale in omaggio a Giovanni Paolo Ii saranno presenti diversi famosi artisti polacchi il gruppo Depress, Sylwia Grzeszczak, 2Tm23, Janusz Radek, Joanna Jablczynska, Artur Chamski, Mietek Szczesniak. Special guest .Della serata il cantautore rock Italiano il Milanese Nico Fortarezza canterà con un grande coro di bambini ed adulti la canzone "Angelo di Dio" ed una sua canzone di successo!!! |
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