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LUNEDI

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Notiziario Marketpress di Lunedì 24 Ottobre 2011
TERNI - AZIENDA OSPEDALIERA "S. MARIA" _ASPORTATA MASSA TUMORALE DI GRANDI DIMENSIONI_CON ROBOT DA VINCI  
 
Terni,  24 ottobre 2011 . Un intervento ad elevata complessità che ha previsto l’asportazione di una massa di oltre dieci centimetri della ghiandola surrenalica, è stato portato a termine con successo, nei giorni scorsi, all’Azienda Ospedaliera “S. Maria” di Terni dall’équipe guidata dal professor Ettore Mearini, direttore della struttura complessa di chirurgia urologica mininvasiva. La specificità dell’intervento sta nell’utilizzo dell’innovativa tecnica robotica mininvasiva, recentemente acquisita dal reparto di alta specializzazione della struttura ospedaliera ternana. Nella letteratura scientifica internazionale non vi è traccia di interventi di questo genere che hanno riguardato una massa tumorale di così grandi dimensioni eseguiti con tecniche robotiche mininvasive “che - spiega il professor Mearini - permettono di limitare moltissimo i disagi al paziente favorendone, in breve tempo, il pieno recupero”. L’intervento è stato effettuato in 5 ore attraverso 7 piccoli “buchi” di pochi millimetri, con tecnica laparoscopica ed ausilio del Robot da Vinci. L’intervento è risultato essere del tutto originale sia per l’applicazione del robot nella rimozione di una massa così voluminosa sia per la duplice applicazione sulla stessa paziente (surrene ed utero). L’applicazione di una tecnica che permette di magnificare il campo chirurgico rende la dissezione dei tessuti particolarmente accurata. Tali risultati sono possibili, aggiunge il prof. Mearini, solamente in presenza di un team medico ed infermieristico particolarmente addestrato e motivato, quindi il tutto si è reso possibile grazie ad una vera squadra ed alla supervisione dei colleghi anestesisti che hanno permesso di mantenere una assoluta tranquillità durante tutto l’intervento. “Tengo a sottolineare” dice Mearini “che tutto questo è stato possibile anche grazie alla lungimiranza degli amministratori dell’ospedale e della regione che mi hanno permesso di poter utilizzare una tecnologia così importante e di estrema utilità per la cittadinanza”. http://www.aospterni.it/    
   
   
SECONDO UNO STUDIO LA CHEMIOTERAPIA DURANTE LA GRAVIDANZA NON NUOCE AL BAMBINO  
 
Bruxelles, 24 ottobre 2011 - Le donne che si sono sottoposte a chemioterapia durante la gravidanza non devono preoccuparsi che questo trattamento abbia potuto far male al loro bambino, è quanto suggerisce una nuova ricerca condotta in Europa. Scienziati in Belgio, Repubblica ceca e Paesi Bassi hanno scoperto che lo sviluppo dei processi mentali dei bambini e il normale funzionamento del cuore rimane intatto. I risultati dello studio sono stati presentati al recente Congresso europeo multidisciplinare sul cancro a Stoccolma, in Svezia. "Per quanto ne sappiamo, questa è la prima volta che bambini di 18 mesi e oltre sono stati visitati dopo la chemioterapia durante la gravidanza - dice il professor Frederic Amant dell´Ospedale universitario di Lovanio in Belgio - e le notizie sono rassicuranti rispetto agli effetti della chemioterapia sui risultati cognitivi e cardiaci." Continua spiegando che 47 dei 70 bambini nati da 68 gravidanze sono nati prematuri, ma è stato questo piuttosto che la chemioterapia a influenzare lo sviluppo cognitivo dei bambini. Lavorando insieme ai colleghi della Repubblica Ceca e dei Paesi Bassi, il professor Amant ha cominciato a selezionare bambini per lo studio nel 2005. I bambini erano nati nei periodi che vanno dal 1991 al 2004 e dal 2005 al 2010 e avevano un´età compresa tra i 18 mesi e i 18 anni. Il team ha visitato i bambini alla nascita e poi di nuovo all´età di 18 mesi, 5 - 6 anni, 8 - 9 anni, 11 - 12 anni, 15 - 16 anni e 18 anni. Gli scienziati hanno tenuto sotto controllo la salute dei bambini per un periodo di 2 anni: alcuni bambini sono stati controllati anche fino a 18 anni. Durante la gravidanza, le 68 donne cui erano state diagnosticati diversi tipi di cancro sono state curate con chemioterapia, da sola o in associazione a radioterapia o chirurgia o a entrambe. Il cancro al seno era il più comune, con 35 donne affette, seguito da cancri ematologici come leucemia e linfoma (18 donne), cancro alle ovaie (6 donne), cancro della cervice (4 donne) e altri tipi come cancro al cervello, della pelle, colorettale, nasofaringeo e sarcoma di Ewing (cancro delle ossa o del tessuto molle). Il team ha raccolto informazioni sulle cure e sull´anamnesi delle madri. Quindi ha valutato la salute generale dei bambini, insieme al loro rendimento scolastico e nello sport, se presente. È stata presa in considerazione anche la situazione sociale della famiglia. I ricercatori hanno valutato lo sviluppo dei processi mentali dei bambini esaminando specificamente l´intelligenza, la memoria verbale e non verbale, la memoria lavorativa, l´attenzione e le funzioni esecutive (per es. Quanto bene i bambini potevano controllare e regolare altre abilità e comportamenti). Ai genitori è stato chiesto di riempire un questionario sui problemi comportamentali ed emotivi del bambino. "I nostri risultati finora suggeriscono che i bambini che sono stati esposti alla chemioterapia prima della nascita sembrano stare bene quanto gli altri bambini e che il trattamento non influenza lo sviluppo dei processi mentali o il funzionamento del cuore nei bambini che abbiamo seguito per in media 22 mesi," dice il professor Amant. "Crediamo che questi risultati ci permettano di fare una raccomandazione sulla chemioterapia durante la gravidanza: le donne incinte malate di cancro non devono ritardare le cure per il cancro o interrompere la gravidanza. I benefici della chemioterapia per le madri superano i potenziali danni a lungo termine per i bambini." Ma sottolinea che bisogna fare di tutto perché la gravidanza arrivi a termine, almeno 37 settimane, visto che i risultati suggeriscono che i bambini soffrono di più a causa della nascita prematura che per la chemioterapia prenatale. "Alle donne incinte che sono sottoposte a chemioterapia spesso viene indotto il parto dal momento in cui il feto è vitale, [anche se non è] maturo," dicono i ricercatori belgi. "I nostri risultati suggeriscono che questo si dovrebbe evitare." Commentando i piani per il futuro, il professor Amant dice: "A questo punto non conosciamo le conseguenze complete a lungo termine della chemioterapia prenatale, come per esempio il suo effetto sulla fertilità dei bambini e sulle probabilità di sviluppare forme di cancro quando crescono. Per questo motivo, stiamo portando avanti questa collaborazione internazionale per continuare a seguire più bambini per periodi più lunghi." Per maggiori informazioni, visitare: Ospedale universitario di Lovanio: http://www.Uzleuven.be/en  Organizzazione europea del cancro http://www.Ecco-org.eu/    
   
   
LOMBARDIA, VOUCHER PER ASSISTERE PAZIENTI FRAGILI FINO A 180 EURO AL GIORNO PER CHI E´ IN STATO VEGETATIVO  
 
Bergamo, 24 ottobre 2011 - In Lombardia sono circa 500 le persone in stato vegetativo quotidianamente assistite, di cui l´82% in strutture residenziali e il 18% presso la propria abitazione, con un investimento regionale annuo che si aggira sui 26 milioni di euro. Il dato è stato ricordato dall´assessore alla Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà sociale della Regione Lombardia Giulio Boscagli, intervenuto al convegno organizzato a Bergamo dall´onlus "Il sostegno", associazione per la cura e la presa in carico delle persone in stato vegetativo e dei loro familiari. "La Lombardia si distingue - ha sottolineato l´assessore Boscagli - per l´attenzione che da tempo riserva alle persone che si trovano in queste condizioni di salute complesse e molto delicate. Regione Lombardia è stata, infatti, la prima in Italia a garantire la gratuità dei ricoveri di sollievo transitorio o definitivo alle persone in stato vegetativo, e dal 2009 a erogare ai familiari che si dedicano all´assistenza a domicilio un contributo mensile di 500 euro." Al convegno, intitolato "La cura e l´assistenza dei pazienti in stato vegetativo e di coscienza minima", ha partecipato anche il Direttore Sociale dell´Asl di Bergamo, Francesco Locati, il Presidente Aisla (Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica) Mario Melazzini, il Direttore del Centro don Orione di Bergamo, don Ugo Dei Cas, e il presidente dell´Associazione Il Sostegno, Guido Alberti. "Da agosto - ha detto l´assessore Boscagli - abbiamo fatto un ulteriore passo avanti, lanciando una nuova sperimentazione: ai pazienti vengono erogati voucher di valore variabile, tra i 100 e i 180 euro al giorno a seconda della gravità, finalizzati all´acquisto delle prestazioni previste da un Piano di Assistenza Individuale. Questo è stato reso possibile grazie ad un ulteriore investimento di 10 milioni di euro." La sperimentazione ha introdotto anche nuovi criteri di valutazione e diagnosi della condizione di stato vegetativo, che misurano il grado di coscienza e di risposta agli stimoli portando ad ampliare la platea di persone assistite, da 500 a 600. "Le scelte che abbiamo fatto in tema di stati vegetativi e di minima coscienza - ha concluso Boscagli - sono in linea con quel processo di riforma del welfare di cui il nostro Paese ha grande bisogno. Stiamo incentrando le nostre politiche sulla persona e sulla famiglia: gli strumenti di valutazione multidimensionale dei bisogni, che tengono conto anche delle condizioni e delle risorse - economiche, fisiche, relazionali - delle famiglie , sono perciò parte integrante di questa riforma, così come lo sono la necessità di spostare i finanziamenti dall´offerta alla domanda e di attuare pienamente il principio della libertà di scelta nelle politiche sociosanitarie e sociali".  
   
   
‘NOVITÀ NELL’APPROCCIO TERAPEUTICO ALL’HIV’  
 
Milano 24 Ottobre 2011 - Oggi si stanno considerando nuovi paradigmi di trattamento per la costruzione di moderni percorsi terapeutici nell’ambito dell’infezione da Hiv. Si sta delineando l’evidenza di possibili strategie terapeutiche che rompano il paradigma dei tre farmaci nelle fasi di induzione, di mantenimento e di salvataggio del trattamento antiretrovirale. Sta prendendo piede un nuovo percorso terapeutico, disegnato secondo una successione di schemi innovativi drug-sparing, che richieda farmaci flessibili per la realizzazione di un efficace cocktail terapeutico che consideri il concetto di sostenibilità dei costi in relazione all’efficacia dei nuovi regimi, senza trascurare l’aderenza alla terapia e la qualità di vita del paziente. Ed è con questo obiettivo che il Crems - Centro di Ricerca in Economia e Management in Sanità e nel Sociale dell’Università Carlo Cattaneo, Liuc di Castellanza - ha predisposto un Dossier farmaco-economico con l’intenzione di creare un supporto al processo decisionale di scelta tra le possibili alternative terapeutiche di cui dotarsi a livello regionale per il trattamento della infezione da Hiv, avvalendosi, come sussidio, delle migliori evidenze esistenti (normative, scientifiche ed empiriche). Si è pensato di discutere, all’interno di questo Dossier, di innovazione tecnologica e di scenari innovativi, attraverso tre strumenti di governo propri delle Regioni: la normativa, la ricerca e la valutazione delle tecnologie tramite applicazione dell’Impact Assessment. “In un contesto pubblico all’interno del quale la razionalizzazione della spesa diviene sempre più l’imperativo dominante” sostiene Davide Croce, Direttore del Crems “è importante concentrare gli sforzi al fine di valutare nuove tecnologie e nuove alternative che siano di sicura efficacia, ma al tempo stesso che non generino un eccessivo consumo delle risorse del sistema.” L’indagine ha voluto valutare una situazione real life per comprendere ciò che può avvenire nella realtà quotidiana dei pazienti Hiv positivi presi in carico dal nostro sistema sanitario regionale. Emanuela Foglia, ricercatrice Crems spiega come “il risultato sicuramente più importante e di peso è legato al fatto che attraverso le sperimentazioni sui regimi monoterapici e l’implementazione degli stessi nel contesto clinico si garantisce l’ampliamento della gamma di terapie a disposizione, al tempo stesso garantendo un risparmio consistente al sistema nel suo complesso. La ricerca ha infatti stimato come i vantaggi di natura economica all’inserimento di tale alternativa si possono aggirare nell’ordine dei 10 milioni di euro e arrivare fino a 22,6 milioni di euro, con un risparmio percentuale che va quindi dal 4% all’8% circa. Ciò significa sostenibilità economica ed equità nei confronti dei pazienti trattati.” “La necessità di fornire opzioni terapeutiche sempre più vicine alle esigenze dei pazienti ha spinto a sperimentare nuove modalità di utilizzo dei farmaci, e tra queste l’utilizzo degli inibitori delle proteasi in monoterapia.” Afferma Giuliano Rizzardini, Direttore Divisione I e Ii Malattie Infettive, Azienda Ospedaliera Luigi Sacco di Milano. “L’ipotesi alla base di questi studi, condotti sia su popolazioni di pazienti naïve sia nell’ambito di strategie di semplificazione, è che alcune molecole della classe degli inibitori della proteasi, caratterizzate da buona potenza antivirale e alta barriera genetica, possano garantire un completo controllo della replicazione di Hiv anche se assunti da soli, al di fuori dei classici schemi di combinazione costituiti da tre farmaci.” La terapia antiretrovirale ha portato a insperati successi in questi anni, determinando uno scenario completamente diverso da quello che avevamo davanti alcuni anni fa. “Le combinazioni di farmaci antiretrovirali abitualmente impiegate sono state scelte e standardizzate in base alla necessità di curare pazienti gravi con l’Aids o che correvano un notevole pericolo immediato di andare incontro alla malattia.” Dichiara Adriano Lazzarin, Direttore Divisione di Malattie Infettive, Istituto Scientifico San Raffaele di Milano. “Il rapporto costi-efficacia dei trattamenti antivirali è molto positivo, se considerato in confronto ai risultati per altre patologie di pari potenziale gravità. L’efficacia della terapia è tuttavia limitata al blocco della progressione della malattia, mentre la eradicazione del virus resta un obiettivo fuori portata. In uno scenario caratterizzato dall’assunzione della terapia per l’intera durata della vita, è fatale che gli effetti collaterali dei farmaci assunti possano diventare un problema di prima grandezza nella gestione della cura.” Precisa Massimo Galli, Direttore Scuola di Specialità in Malattie Infettive Azienda Ospedaliera Luigi Sacco di Milano.  
   
   
IL “DOSSIER FARMACO-ECONOMICO” A CURA DEL CREMS  
 
 Milano, 24 ottobre 2011 Obiettivo dell’indagine condotta e del dossier predisposto è quello di creare un supporto al processo decisionale di scelta tra le possibili alternative terapeutiche di cui dotarsi a livello regionale per il trattamento della infezione da Hiv, avvalendosi, come sussidio, delle migliori evidenze esistenti (normative, scientifiche ed empiriche). A questo riguardo, con l’obiettivo di garantire un fattivo miglioramento del percorso diagnostico, terapeutico e assistenziale dei pazienti Hiv positivi e, allo stesso tempo, offrire l’opportunità per i pazienti Hiv positivi di usufruire di una maggiore disponibilità terapeutica per una malattia cronica che assorbe molte delle risorse dei Servizi Sanitari Regionali, si è pensato di discutere, all’interno di questo dossier, di innovazione tecnologica e di scenari innovativi, attraverso tre strumenti di governo propri delle Regioni: la normativa, la ricerca e la valutazione delle tecnologie tramite applicazione dell’Impact Assessment. “In un contesto pubblico all’interno del quale la razionalizzazione della spesa diviene sempre più l’imperativo dominante” sostiene Davide Croce, Direttore del Crems – Centro di Ricerca in Economia e Management in Sanità e nel Sociale dell’Università Carlo Cattaneo – Liuc di Castellanza “è importante concentrare gli sforzi al fine di valutare nuove tecnologie e nuove alternative che siano di sicura efficacia, ma al tempo stesso che non generino un eccessivo consumo delle risorse del sistema. In molte specialità mediche accade che le molecole innovative generano un elevato impatto economico, non giustificato dal livello di incremento in termini di efficacia aggiuntiva o maggiore sicurezza per i pazienti trattati. Per assicurare invece che siano investiti sforzi e denaro solo per farmaci realmente innovativi diviene sempre più necessario valutare in modo scrupoloso e metodologicamente corretto le alternative terapeutiche che sono fornite dal mercato, al fine di prendere delle decisioni basate sulle evidenze scientifiche. In questo quadro d’insieme non dobbiamo dimenticare come l’evoluzione dell’Hiv da malattia acuta e cronica, abbia segnato un netto miglioramento in termini di presa in carico e di outcome per i pazienti, ma abbia anche richiesto al sistema sanitario un maggior sforzo in termini di assistenza e di finanziamento, nel tempo, per questa patologia.” Cosa poter fare, dunque, per trovare delle soluzioni all’interno di questo quadro, che pare essere schizofrenico? Per quanto attiene il settore specifico dei pazienti Hiv positivi, con questa indagine pilota e con il dossier elaborato, si è cercato di proporre un contributo che potesse coniugare proprio le istanze di due mondi apparentemente differenti e che non seguono la stessa direzione. Ciò è stato fatto applicando una metodica, chiamata Impact Assessment, tecnica di tipo previsionale, che è tipicamente utilizzata e implementata a livello politico all’interno della Ue per valutare gli impatti delle politiche e leggi europee emanate, al fine di stimarne i possibili risultati futuri. In maniera analoga all’interno della presente ricerca si è proceduto a valutare il possibile impatto della implementazione di monoterapia all’interno del contesto di Regione Lombardia, per valutarne le possibili conseguenze in termini di efficacia e di impatto sul budget del sistema sanitario regionale. “Partendo dalla coorte dei 23.700 pazienti Hiv positivi in trattamento presso Regione Lombardia” dice Emanuela Foglia, ricercatrice Crems, “considerando le Linee Guida Ministeriali 2010 e i criteri di inclusione per lo studio Molo, ai fini di creare adeguati criteri di eleggibilità, è stato prodotto un modello previsionale statico (orizzonte temporale di 1 anno) e dinamico (orizzonte di 5 anni), in grado di studiare l’evoluzione della patologia (in termini di controllo virologico e non, evoluzione della patologia in Aids, nonché morte), valutando tutti i possibili pazienti eleggibili a monoterapia e conseguentemente correlando gli sviluppi clinici con i costi totali della coorte regionale. L’indagine ha voluto valutare una situazione real life per comprendere ciò che può avvenire nella realtà quotidiana dei pazienti Hiv positivi presi in carico dal nostro sistema sanitario regionale. Il risultato sicuramente più importante e di peso è legato al fatto che attraverso le sperimentazioni sui regimi monoterapici e l’implementazione degli stessi nel contesto clinico si garantisce l’ampliamento della gamma di terapie a disposizione, al tempo stesso garantendo un risparmio consistente al sistema nel suo complesso. La ricerca ha infatti stimato come i vantaggi di natura economica all’inserimento di tale alternativa si possono aggirare nell’ordine dei 10 milioni di euro e arrivare fino a 22,6 milioni di euro, con un risparmio percentuale che va quindi dal 4% all’8% circa. Ciò significa sostenibilità economica ed equità nei confronti dei pazienti trattati.” È indispensabile però non farsi trascinare dagli entusiasmi e valutare molto attentamente le effettive conseguenze in termini di efficacia generata. “Nello studio previsionale” continua Emanuela Foglia “con evoluzione a 5 anni, l’iter del paziente dipende dai risultati di efficacia derivanti dai differenti percorsi in essere. Questa rappresenta la principale problematica: garantire la salute del paziente. Nonostante ciò, in tutti gli scenari possibili, dai più conservativi a quelli che dimostrano una maggiore efficacia della monoterapia rispetto alle terapie standard, l’implementazione della monoterapia comporterebbe comunque un risparmio complessivo per il sistema e un beneficio per i soggetti. Nello specifico si possono stimare, nell’orizzonte temporale di cinque anni, da 37 a 53 milioni di euro di risparmio cumulati negli scenari peggiori, fino ad arrivare a 78 e 123 milioni di euro complessivi, in quelli più flessibili.” Importanti le battute finali e le conclusioni che si traggono da questa esperienza regionale: 1. È possibile garantire dei regimi terapeutici alternativi in grado di apportare ugualmente a un risparmio del sistema, siano essi di tipo integrativo addizionale o sostitutivo rispetto a quelli esistenti. In entrambi i casi, infatti, non si aumenta la spesa complessiva del sistema e, anzi, addirittura si giunge a un risparmio complessivo, non solo nel primo anno di implementazione della nuova terapia, ma anche nel lungo periodo, consolidando quindi il positivo dato gestionale riscontrato; 2. Questo risultato non giova solo in termini economici e di costo-efficacia, ma anche sotto un profilo organizzativo e di impatto di equità che rendono palesi le buone percezioni e l’assenza di possibili resistenze al cambiamento di prassi clinica; 3. Il modello non è esportabile solo in un contesto regionale. Sarebbe anzi opportuno implementarlo sull’intero territorio nazionale, in modo tale da rendere ancora più consistenti i risparmi che possono essere raggiunti. Un risultato simile, già a parità di efficacia, sarebbe più che accettabile, anzi preferibile. In un contesto invece dove l’efficacia diviene addirittura superiore, non vi è alcun dubbio sulla dominanza di un simile trattamento, rispetto agli altri fruibili. “Si evidenzia, però, una necessità strutturale” conclude Emanuela Foglia “concedere la possibilità e assicurare l’eterogeneità delle alternative terapeutiche. In questo contesto è evidente che fornire una garanzia di differenziazione non provoca dei maggiori costi gestionali; si ha la possibilità, infatti, di inserire tale regime tra quelli potenzialmente utilizzabili. Elemento quest’ultimo che consentirebbe un significativo risultato: una maggiore possibilità di scelta da parte del clinico prescrittore e, dunque, una più ampia disponibilità di alternative terapeutiche per i pazienti.”  
   
   
“COMORBIDITÀ, AGING, NUOVE TOSSICITÀ, GESTIONE OTTIMALE NEL LUNGO TERMINE” A CURA DI MASSIMO GALLI, DIRETTORE SCUOLA DI SPECIALITÀ IN MALATTIE INFETTIVE AZIENDA OSPEDALIERA LUIGI SACCO DI MILANO  
 
Milano, 24 ottobre 2011 - La terapia antiretrovirale combinata si è rivelata uno strumento di grande efficacia in termini di anni di vita risparmiati, di riduzione delle patologie Aids correlate e delle ospedalizzazioni da esse causate e di miglioramento della qualità di vita delle persone con Hiv. Il rapporto costo-efficacia delle terapie antiretrovirali è molto positivo se considerato ai risultati di altre categorie farmacologiche in uso per patologie di pari potenziale gravità. L’efficacia della terapia è tuttavia limitata al blocco della progressione della malattia, mentre la eradicazione del virus resta un obiettivo fuori portata. In uno scenario caratterizzato dall’assunzione della terapia per l’intera durata della vita, è fatale che gli effetti collaterali dei farmaci assunti possano diventare un problema di prima grandezza nella gestione della cura. Inoltre, l’aumento dell’aspettativa di vita pone l’accento sulle possibili comorbidità che è verosimile insorgano in un paziente a cui oggi è fortunatamente consentito di invecchiare. Un paziente che, va ricordato, è portatore di un’infezione cronica che anche nei casi trattati con successo può associarsi al persistere di uno stato di infiammazione. Oltre a ciò, un’incompleta immunoricostituzione, le tossicità correlate alla terapia e la maggior diffusione di fattori di rischio comportamentali, come il fumo, fanno sì che le persone con Hiv rimangano pazienti speciali, meritevoli di particolari attenzioni. La tossicità dei farmaci rimane una delle cause più frequenti di interruzione di terapia. Alcune tossicità si sono rivelate più frequenti dell’atteso e possono rappresentare un potenziale rischio nel paziente che invecchia. Gli aspetti riguardanti le tossicità a carico del metabolismo glicidico e lipidico hanno trovato ampia trattazione e strategie di contenimento sono state sperimentate con interessanti risultati. Vale la pena in questa sede focalizzare l’attenzione su altri effetti collaterali, in genere a lenta e progressiva insorgenza, che si associano all’assunzione di farmaci appartenenti a una classe, gli inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa (Nrti), che tuttora rappresenta l’asse portante delle terapie antiretrovirali combinate. Il problema è di particolare attualità, perché un numero crescente di pazienti necessita di terapie che consentano di fare a meno proprio di questo asse portante. È questa la ragione per cui le cosiddette terapie risparmianti gli Nrti, sono oggi intensivamente sperimentate. Nei paesi industrializzati l’epidemiologia dell’infezione è profondamente cambiata, passando da una trasmissione in età prevalentemente giovanile, legata al consumo di droga o da rapporti sessuali di uomini con uomini, a una trasmissione prevalentemente eterosessuale, in cui il fattore età risulta meno caratterizzante. Vanno poi aumentando in percentuale i late presenter, cioè le persone in cui la scoperta dell’infezione coincide con l’esordio clinico della malattia, passati dal 21% nel 1996 al 60% nel 2009. In questi pazienti sono frequenti le condizioni di comorbidità – quali sindrome metabolica, diabete mellito, ipertensione arteriosa, neoplasie, disfunzioni renali, epatiche, cardiache - che rendono la gestione terapeutica complessa, e rappresentano un ostacolo alla regolare assunzione della terapia antiretrovirale ne possono influenzare la tollerabilità. Disfunzione renale: Hiv può essere direttamente o indirettamente causa di danno renale. Come per altri organi e apparati, come per esempio quello cardiovascolare, è dimostrato che un’infezione non controllata dalla terapia fa di regola più danno di quanto possa arrecarne, salvo limitate eccezioni, la terapia. Anche in questo caso l’esposizione a lungo termine ad alcuni farmaci, e tra questi particolarmente il tenofovir, può causare un danno glomerulare o tubulare non sempre reversibile. Osteoporosi e osteopenia: i pazienti sieropositivi presentano una densità minerale ossea (Bmd) ridotta, e quindi presentano una più elevata incidenza di fratture da fragilità ossea. L’eziopatogenesi di questi fenomeni è almeno in parte da ricondurre all’azione del virus, che è in grado di infettare gli osteoblasti. L’´inizio della terapia antiretrovirale risulta inoltre associato a un calo del 2 - 6% della Bmd in due anni, una riduzione nell’ordine di quella osservata nei primi due anni seguenti la menopausa. Il farmaco principalmente implicato nell’induzione del danno osseo, il tenofovir, ha molti meriti ed è certamente uno dei più usati. Urgono tuttavia, come nel caso dei pazienti con danno renale ingravescente, strategie alternative. Epatotossicità: di molti antiretrovirali è noto il potenziale epatotossico, che si manifesta con vari meccanismi, che vanno dalla tossicità dose-dipendente al danno mitocondriale, a fenomeni di ipersensibilità o a meccanismi immunomediati da immunoricostituzione. Nei pazienti con epatite cronica, soprattutto da Hcv, l’epatotossicità da farmaci è più frequente e importante. È in particolare in questi pazienti che schemi terapeutici risparmianti Nrti possono trovare un’utile applicazione.  
   
   
“NUOVI APPROCCI TERAPEUTICI CON MENO FARMACI” A CURA DI ADRIANO LAZZARIN, DIRETTORE DIVISIONE DI MALATTIE INFETTIVE, ISTITUTO SCIENTIFICO SAN RAFFAELE DI MILANO  
 
Milano, 24 ottobre 2011 - La terapia antiretrovirale ha portato a insperati successi in questi anni, determinando uno scenario completamente diverso da quello che avevamo davanti alcuni anni fa. Le combinazioni di farmaci antiretrovirali abitualmente impiegate sono state scelte e standardizzate in base alla necessità di curare pazienti gravi con l’Aids o che correvano un notevole pericolo immediato di andare incontro alla malattia. La percentuale di pazienti con la viremia da Hiv negativizzata da tempo e con un recupero soddisfacente delle loro difese immunitarie è probabile che non abbiano più bisogno di essere curati con combinazioni molto potenti e talvolta almeno sul lungo periodo accompagnate da effetti collaterali. Va sempre più facendosi strada l’idea che nella lunga fase di mantenimento della terapia antivirale quando si è ottenuta una negativizzazione della carica virale sia opportuno semplificare la combinazione di farmaci usati riducendo le molecole della combinazione evitando il rischio di tossicità a lungo termine e prevenendo la drug – fatigue che potrebbe inficiare i buoni risultati fino allora ottenuti nella maggior parte dei casi. Il cambiamento di strategie terapeutiche che andrebbe anche nella direzione della razionalizzazione della spesa dovrà prevedere azioni concertate che ne dimostrino pregi e difetti. Le combinazioni di tre farmaci antiretrovirali entra prepotentemente nella pratica clinica alla fine del 1995 sulla premessa che la monoterapia o la dual terapy non sono abbastanza potenti ed efficaci per controllare la infezione nei pazienti con Aids e con la promessa di migliorare radicalmente le performances della terapia in questo campo (High Active Antiretroviral Therapy). La Haart ha mantenuto le promesse forse al di là delle iniziali aspettative, anche grazie al continuo miglioramento delle molecole sviluppate ed alle strategie adottate per un loro miglior impiego nella pratica clinica. Oggi grazie ai 26 antiretrovirali disponibili in più dell’80% dei pazienti trattati si ottiene una viremia sotto le 50 copie/ml ed un valore di Cd4 >350, cioè in pratica i pazienti Hiv + in cura non hanno un rilevante rischio di progressione verso la malattia conclamata (Aids). Questi fantastici risultati aprono scenari diversi per l’uso degli antiretrovirali rispetto al passato quando l’efficacia era priorità assoluta perché nel paziente trattato con successo da anni il problemi principali sono rappresentati dalla tossicità a lungo termine, dalla “drug fatigue” per l’interminabile periodo di assunzione di farmaci, l’aderenza e …..I costi. Per le suddette ragioni si stanno facendo sempre frequenti studi pilota che prevedono di semplificare nella fase di mantenimento le combinazioni a tre farmaci per passare a schemi di monoterapia con l’obiettivo di dimostrare che a pari efficacia si possono avere meno effetti collaterali riducendo il numero di molecole impiegate. Il presupposto solido teorico di questa strategia è rappresentato dal fatto che la carica virale con la quale si inizia in trattamento è in genere molto elevata (> 50000/mL: viral load) mentre la quantità di virus che si replica nei reservoir ( viral burden ) e generalmente < 1000000 di copie totali. Nella pratica clinica la scelta di farmaci ad elevata barriera genetica (inibitori delle proteasi potenziati) cioè meno soggetti ad indurre resistenze e la scelta del candidato ideale (> 1 anno con <50 copie di Hiv Rna e > di 350 Cd4) si è visto che con la monoterapia in termini di efficacia si ottengono risultati analoghi alla triplice terapia. La monoterapia con Lopinavir/ritonavir che aveva più evidenze sperimentali è stata scelta dalla rete di centri clinici di malattie infettive per dar vita con il supporto del Ss Regione Lombardia ad uno studio (Molo) che oltre all’obiettivo di valutare il rapporto efficacia e tollerabilità tra i due regimi terapeutici impiegati (triplice versus monoterapia) ha la finalità di verificare il costo/beneficio di questa strategia e fornire i primi elementi per costruire Pdt regionali basati sul principio della razionalizzazione delle risorse.  
   
   
“NUOVI MODELLI DI APPROCCIO FARMACO-ECONOMICO E LA NECESSITÀ DI NUOVI TOOL DI GESTIONE” A CURA DI GIULIANO RIZZARDINI, DIRETTORE DIVISIONE I E II MALATTIE INFETTIVE, AZIENDA OSPEDALIERA LUIGI SACCO DI MILANO  
 
Milano, 24 ottobre 2011 - Le stime del Ministero della salute, effettuate sulla base dei dati disponibili rilevati attraverso il sistema di notifica delle infezioni, indicano che in Italia sono attualmente presenti tra 143.000 e 165.000 persone Hiv positive viventi, di cui più di 22.000 in Aids. Un sieropositivo su quattro non sa però di essere infetto. Grazie ai progressi della terapia antiretrovirale, le persone che sono a conoscenza della propria sieropositività possono vivere più a lungo e guadagnare o riguadagnare una condizione di salute che permette loro di ricoprire un ruolo attivo nella società, con una sopravvivenza stimata sempre più vicina all’aspettativa di vita delle persone non infette. La terapia antiretrovirale è basata sulla combinazione di farmaci, che inibiscono la replicazione del virus e permettono un recupero qualitativo e quantitativo dei linfociti Cd4, bersaglio elettivo del virus. I nuovi farmaci introdotti sul mercato hanno un profilo di efficacia e di tollerabilità più favorevole rispetto alle prime molecole utilizzate per il trattamento dell’infezione, tuttavia, i pazienti affetti da Hiv necessitano di un monitoraggio regolare del profilo biochimico e metabolico per individuare precocemente eventuali tossicità. Per favorire l’aderenza alla terapia antiretrovirale, è importante, laddove fosse possibile, scegliere regimi terapeutici semplici, con un ridotto numero di compresse e un basso numero di somministrazioni nella giornata. La necessità di fornire opzioni terapeutiche sempre più vicine alle esigenze dei pazienti ha spinto a sperimentare nuove modalità di utilizzo dei farmaci, e tra queste l’utilizzo degli inibitori delle proteasi in monoterapia. L’ipotesi alla base di questi studi, condotti sia su popolazioni di pazienti naïve alla terapia che nell’ambito di strategie di semplificazione, è che alcune molecole della classe degli inibitori della proteasi, caratterizzate da buona potenza antivirale e alta barriera genetica, possano garantire un completo controllo della replicazione di Hiv anche se assunti da soli, al di fuori dei classici schemi di combinazione costituiti da tre farmaci. I risultati preliminari degli studi pubblicati fino ad ora incoraggiano a proseguire la ricerca in questa direzione. Fondamentale sarà comprendere le caratteristiche dei pazienti che possono beneficiare al massimo di questa strategia senza incorrere nel rischio del fallimento della terapia. Infine, è utile sottolineare, anche in considerazione dell’attualità, come l’utilizzo appropriato delle risorse economiche anche in ambito sanitario sia una priorità nell’agenda di tutti gli amministratori pubblici. Se i dati clinici e viro-immunologici supporteranno questa strategia, essa sarà una possibilità in più nelle mani dei clinici per fornire ai pazienti una assistenza ottimale con un contenimento della spesa farmacologica.  
   
   
3º WORKSHOP SULLA TECNOLOGIA PER IL SETTORE SANITARIO E PER UNO STILE DI VITA SANO  
 
Valencia, 24 ottobre 2011 - Il terzo workshop sulla tecnologia per il settore sanitario e per uno stile di vita sano si svolgerà l´1 e 2 dicembre 2011 a Valencia, in Spagna. Nella sanità pubblica la gestione delle informazioni e i processi di comunicazione sono processi fondamentali. Benché facilitati o limitati dalle tecnologie dell´informazione e della comunicazione disponibili, hanno particolare valore nel rispondere alle comuni sfide della sanità globale, come le nuove epidemie o le conseguenze sulla salute dei disastri naturali. Le tecnologie dell´informazione e della comunicazione (Tic) hanno sono in grado di aiutare le comunità povere ad accedere ai servizi che rispondano alle loro priorità e necessità. Il workshop metterà in luce l´uso della tecnologia con l´obiettivo di condividere i recenti progressi. Le discussioni verteranno principalmente sul concetto delle tecnologie di Internet 2.0 e l´impatto che esse hanno sui sistemi sanitari attuali. Per ulteriori informazioni sull´evento, visitare: http://www.Tsb.upv.es/wths2011/default.aspx    
   
   
INAUGURATA A CAGLIARI LA BANCA DEL SANGUE CORDONALE  
 
Cagliari, 24 Ottobre 2011 - Il presidente della Regione Ugo Cappellacci e l´assessore della Sanità Simona De Francisci hanno inaugurato questa mattina a Cagliari la Banca del sangue cordonale. Il centro, che si trova all´ospedale Binaghi ed è gestito dall´Azienda ospedaliera Brotzu, è il primo dell´Isola (il diciannovesimo in Italia) e ha il compito di prelevare e conservare le cellule staminali emopoietiche raccolte nei Punti nascita accreditati dell’Isola. Con il presidente Cappellacci e l´assessore De Francisci c’erano il direttore generale del Brotzu, Antonio Garau, quello dell’Asl 8, Emilio Simeone, e il responsabile della Banca, Marino Argiolas, che hanno mostrato la struttura e i laboratori della Banca. Soddisfatto il presidente Cappellacci, che ha voluto ringraziare l´equipe medica e tutti coloro che si sono impegnati per la realizzazione e la piena operatività della Banca: "Oggi è un giorno importante per la sanità della Sardegna - hanno detto il presidente e l’assessore - perché la Banca del sangue cordonale è una struttura di cui la nostra Isola aveva bisogno da tempo, per offrire nuove speranze di vita e di cura a tutti i sardi che necessitano di un trapianto e allo stesso tempo per dare loro la possibilità di poter donare senza più costosi viaggi in Italia o in altri Paesi".  
   
   
PRIMA GIORNATA ACCADEMICA INTERNAZIONALE DEDICATA AI FLUIDI  
 
 Anversa, 25 ottobre 2011 - La prima giornata accademica internazionale dedicata ai fluidi si terrà il 19 novembre ad Anversa, in Belgio. La sostituzione dei fluidi è la pratica medica di reintegrare i fluidi corporei persi attraverso la sudorazione, il sanguinamento, lo spostamento dei liquidi o altri processi patologici. L´interesse per la terapia dei fluidi sembra essere in crescita dal momento che la comunità medica sta passando dal considerare i fluidi come un metodo semplice di stabilizzazione, verso l´apprezzamento dei relativi effetti collaterali. La conferenza affronterà le diverse domande che emergono nella tecnologia dei fluidi, tra cui i settori come il monitoraggio emodinamico moderno, l´impatto dell´acidosi metabolica ipercloremica indotta da soluzione fisiologica e gli effetti sul microcircolo, tra gli altri. La conferenza sarà un forum per gli specialisti impegnati nella cura dei pazienti critici, come gli intensivisti, anestesisti, medici di emergenza, internisti, specialisti e ricercatori delle ustioni. Per ulteriori informazioni sull´evento, si prega di visitare: http://www.Fluid-academy.org/index.html    
   
   
LA SALUTE MENTALE NEI GIOVANI: I RISULTATI DELLA RICERCA ITALIANA  
 
Bosisio Parini (Lc), 24 ottobre 2011 - Il 25 ottobre all’Università degli Studi di Milano verranno presentati i risultati del primo Programma di Ricerca Strategica sui fattori di rischio biologico e psicosociale nell’insorgenza della malattia mentale in età evolutiva. Stilate anche le prime linee guida in Italia per il trattamento dell’autismo. In un ambito relativamente povero di conoscenze scientifiche quale è lo studio della malattia mentale in età evolutiva, diventa urgente stabilire quali sono i fattori di rischio, gli indicatori di patologia e le evidenze scientifiche di efficacia dei trattamenti: il tutto finalizzato allo sviluppo di modelli di prevenzione ed intervento e per alleviare il carico di sofferenza che tali disturbi esercitano sulle famiglie. In quest’ottica, nel 2008 ha preso avvio – tra i programmi di ricerca biomedica del Ministero della Salute - il primo Programma Nazionale di Ricerca Strategica in Età Evolutiva, guidato dall’Irccs Medea – La Nostra Famiglia e che ha coinvolto la Regione Lombardia, l’Irccs Stella Maris, l’Agenzia Sanitaria Regionale - Regione Emilia Romagna e l’Istituto Superiore di Sanità. I risultati del lavoro del network verranno presentati il 25 ottobre alle 9.00 presso l’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano durante l´incontro “Promuovere la salute mentale nell´età evolutiva”, organizzato dall’Irccs Medea – La Nostra Famiglia. In particolare durante la giornata si farà luce: sui fattori di rischio biologico e psicosociale nell´insorgenza di disturbi psicopatologici esternalizzanti (aggressività, bullismo, iperattività) ed internalizzanti (ansia, depressione). L’irccs Medea presenterà uno studio di follow-up epidemiologico attraverso diverse fasi dell’adolescenza su circa 300 ragazzi, con una rilevazione accurata di variabili comportamentali ed ambientali, così come di alcuni fattori di rischio biologico/genetico. Sulle competenze prosociali (ovvero le capacità di aiutare e prendersi cura degli altri) nel prevenire o ridurre i problemi comportamentali degli adolescenti. Verranno illustrati due studi: il primo condotto su circa 400 studenti tra i 12 e i 14 anni nella provincia di Roma dall´Università Sapienza per la valutazione di un intervento volto alla prevenzione dei problemi comportamentali attraverso la promozione delle competenze prosociali; il secondo condotto nella Regione Lombardia su più di 100 adolescenti afferenti ai servizi di neuropsichiatria per problemi comportamentali. Saranno presentati i risultati dell´intervento di prevenzione svolto sulla popolazione non clinica e i risultati dello studio svolto con adolescenti afferenti ai servizi di neuropsichiatria volto a verificare in che misura le competenze prosociali contribuiscono ad esiti clinici più favorevoli. Sull’epidemiologia dell’uso dei servizi di neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. Verrà presentato il progetto Premia, che ha esaminato in dettaglio, per la prima volta, le caratteristiche strutturali e di processo, nonché i dati di attività, delle 11 Unità Operative di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Emilia-romagna. Sono state anche valutate, su un campione rappresentativo di 703 pazienti in trattamento presso queste Uonpia e presso l´Uonpia di Brescia, le caratteristiche sociodemografiche, cliniche ed assistenziali del campione studiato, e sono stati messi in luce i ´percorsi´ seguiti per arrivare al contatto con questi servizi. I risultati di questo studio sono in stampa in riviste internazionali. Sull’autismo. Per una presa in carico tempestiva del bambino con autismo è necessario ridurre al massimo il gap tra diagnosi e trattamento. Per questo è stata fatta una sperimentazione in Regione Toscana sulle modalità organizzative che consentano una individuazione tempestiva del problema ed è stata compiuta una valutazione di outcome su bambini diagnosticati precocemente. Sono stati inoltre valutati gli effetti sulle famiglie di questa patologia invalidante attraverso lo studio epidemiologico Fabia - Family Burden in Infantile Autism - sul carico familiare associato all’autismo, condotto in sei regioni italiane e coordinato dal Reparto Salute Mentale dell’Istituto Superiore di Sanità: obiettivi la quantificazione e la caratterizzazione del carico di sofferenza (burden) e dei bisogni delle famiglie con un figlio affetto da un disturbo dello spettro autistico e l’identificazione dei fattori demografici, socioeconomici e assistenziali associati al carico di sofferenza. Infine sono state approntate le prime linee guida in Italia per il trattamento dell’autismo, il cui scopo è aiutare i clinici - e quindi indirettamente anche i genitori - a identificare gli interventi utili per un outcome positivo e ridurre così l´impatto di questo disturbo sullo sviluppo globale della persona. All´incontro - che vede 400 iscritti - interverranno, tra gli altri: Massimo Casciello (Direttore Generale della Ricerca scientifica e tecnologica del Ministero della Salute), Gian Vittorio Caprara (Professore Ordinario di Psicologia alla Sapienza Università di Roma), Giovanni De Girolamo (Direttore Scientifico dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia), Angelo Picardi (Primo Ricercatore presso il Reparto di Salute Mentale dell´Istituto Superiore di Sanità), Filippo Muratori (Professore Associato di Neuropsichiatria Infantile all’Università di Pisa) e Massimo Molteni (Coordinatore Programma Nazionale di Ricerca Strategica in età evolutiva – Irccs Medea). Www.emedea.it/  www.Lanostrafamiglia.it/    
   
   
I DERMATOLOGI AI PAZIENTI CON PSORIASI: “SI AI CONSIGLI SUL WEB, PER UNA CURA CONDIVISA”  
 
Roma, 24 ottobre 2011 – Il web sempre più protagonista nell’influenzare il percorso diagnosticoterapeutico delle persone affette da psoriasi, è quanto emerge da uno studio realizzato da Demoskopea e Boto, con il supporto incondizionato di Janssen, con l’obiettivo di valutare come i pazienti utilizzino il web e quali siano le sensazioni prevalenti rispetto alla patologia. Lo studio, circoscritto alla sola Italia, ha analizzato l’intera rete internet, quindi siti, blog, forum e social network, attraverso motori di ricerca evoluti in grado di setacciare tutto il web, e raccogliere “ritagli” delle conversazioni, in modo preciso, limitando o azzerando il “rumore di fondo”. Di psoriasi si parla molto e diffusamente: oltre 760.000 risultati su Google e quasi 3.500 nuovi commenti rilevati nel periodo gennaio-giugno 2011, su oltre 280 fonti diverse. Circa 29 milioni le pagine visitate (di cui 324.000 in italiano). “Cure” (22%) e “sintomi” (20%) le parole più frequentemente ricercate su Google, all’ultimo posto le cause (1%), segnale che il bisogno primario dei malati è quello di trovare una soluzione al problema. Ben il 49% delle discussioni sul tema riguardano la richiesta e l’offerta di consigli su come contrastare la malattia, seguite dalla ricerca generica di informazioni (36%) e dal racconto delle esperienze personali (5%). A scambiarsi informazioni e consigli sono direttamente i pazienti (34%); i pareri forniti dai medici rappresentano solo il 17%, superando di poco le indicazioni dei naturopati (12%). I medici sono inoltre considerati non esaustivi nel dare informazioni e poco inclini all’ascolto, mentre invece è fondamentale rivolgersi da subito a specialisti e a centri specializzati. “Il rapporto medico-paziente che emerge dal web, appare chiaramente conflittuale a causa della cronicità della malattia e della non costante risposta alla terapia. Il mood negativo nei confronti dei medici si materializza proprio nell’accusa di non fornire sufficienti informazioni sulle cause e sul decorso della malattia, di non esporre chiaramente i possibili effetti collaterali delle terapie, con insufficienti informazioni circa le terapie alternative, ma soprattutto di non dimostrare comprensione e vicinanza al paziente” dichiara il Giampiero Girolomoni, direttore della Clinica Dermatologica, Università di Verona. “I pazienti ritengono di non essere ascoltati e capiti dai medici. Il dermatologo è spesso visto come un estraneo che fornisce spiegazioni tecniche, ma non comprende il vissuto del paziente, cosa prova, come la sua vita risente della malattia. La gestione della psoriasi necessita invece di un rapporto fiduciario medico-paziente, a partire dalla diagnosi precoce, prima che la psoriasi segni duramente la vita dei pazienti e poi continuativamente per tutto il corso della malattia.” Gli spazi di discussione sul web sono principalmente occupati da domande esplicite dei pazienti sulle cure per la psoriasi – sia prodotti tradizionali (40%) che cure alternative (27%) – e sugli stili di vita (15%), mentre è scarsa la richiesta di consigli su medici e centri di cura (6%). “Il dato è inquietante” avverte Davide Strippoli, dirigente medico della U.o. Dermatologia, Ospedale Manzoni di Lecco. “Molti malati probabilmente non sanno nemmeno che esistono i centri di riferimento. I dermatologi, esperti di psoriasi, sono sempre aggiornati dal punto di vista scientifico e quindi anche sugli indubbi progressi della terapia; tuttavia spesso i pazienti preferiscono i consigli dei naturopati o di parenti, vicini di casa o addirittura utenti anonimi dei forum. E’ necessario incrementare l’informazione sui centri di riferimento e sui progressi terapeutici dovuti ai farmaci biologici e alla personalizzazione della terapia.” Il valore di internet in relazione alla psoriasi, secondo l’opinione dei pazienti, è rappresentato dalla possibilità di essere accompagnati, confrontandosi con una molteplicità di esperienze e di opinioni, lungo tutto il percorso della malattia. Non del tutto contrario all’utilizzo del web è Salvatore Amato, direttore dell’U.o. Dermatologia, Arnas Civico di Palermo. “Il paziente con psoriasi deve essere responsabilizzato ad autogestirsi la malattia sul versante sia fisico che psicologico, nella percezione del disagio. Deve esserci un’opera di educazione terapeutica sul malato, sui familiari e sugli altri operatori sanitari, anche attraverso il web. E’ importante avere una comunicazione non solo corretta nei contenuti, ma anche efficace.” “Il web ha il vantaggio di essere facilmente consultabile, ma spesso le informazioni possono essere fuorvianti” fa notare il Giancarlo Valenti, direttore della S.o.c. Dermatologia, Azienda Ospedaliera “Pugliese-ciaccio” di Catanzaro. “Addirittura ci sono molti siti civetta, in cui i pazienti possono essere coinvolti da persone che vogliono approfittare della loro situazione di malati. La cosa auspicabile sarebbe che dopo una prima consultazione sul web il paziente si rivolgesse ad un medico di fiducia. Ci sono dei centri specializzati diffusi sul territorio; sarebbero necessarie delle campagne di informazioni per permettere ai cittadini di individuare il centro specialistico più vicino.” Dall’analisi del web emerge chiaramente anche la componente psicologica legata alla psoriasi, descritta da chi ne soffre come una malattia poliedrica, visibile, cronica ed instabile, che ha un grave impatto a livello personale, relazionale e sociale. “Il problema della psoriasi è quello di una malattia cronica che presenta ricadute che hanno forti implicazioni sulla psicologia dei pazienti” dichiara Andrea Conti, dirigente medico della S.o.c. Dermatologia, Azienda Ospedaliero-universitaria Policlinico di Modena. “I pazienti sanno di non guarire mai e si rassegnano, rifiutando di seguire terapie continuative, cosa che invece è accettata per altre patologie croniche con periodi di aggravamento come ad esempio l’ipertensione. Oggi con le possibilità di trattamento a disposizione non si deve più correre dietro i sintomi, ma guardare anche all’obiettivo di stabilizzazione e remissione della malattia.” “Il dialogo con il paziente con psoriasi è complesso” spiega Antonia Galluccio, direttore della U.o. Dermatologia, Ospedale “Sacro Cuore di Gesù” Fatebenefratelli di Benevento e Centro Psocare. “Oggi i pazienti sono persone che vogliono essere informate, sapere tutto della loro malattia. Ciò che bisogna trasmettere è la conoscenza, su tutti gli aspetti: dall’eziopatogenesi, alle influenze genetiche, all’andamento della malattia, alle opportunità terapeutiche, alla personalizzazione della terapia legata al quadro globale del paziente, agli effetti collaterali e ai benefici dei farmaci. E’ importante il linguaggio da utilizzare: privo di inutili tecnicismi, ma non superficiale, completo, ma comprensibile, alla pari”.  
   
   
SANITA’: ASSESSORE COLETTO A SOLE 24 ORE, “IN ARRIVO RIORGANIZZAZIONE OSPEDALI VENETI NELL’AMBITO DELLA QUALE VERONA FARA’ LA SUA PARTE SENZA SE E SENZA MA”  
 
Venezia 24 ottobre 2011 - “Leggo sul Sole 24 Ore di oggi un articolo riguardante la Regione Veneto. Sorvolo sull’ampia parte politica del servizio ma, per quanto mi compete, e cioè la sanità, rammento a tutti che la riorganizzazione della rete ospedaliera veneta, a partire da quella veronese, è una delle priorità del nuovo Piano socio sanitario che abbiamo appena varato”. Lo ha dichiarato il 20 ottobre l’assessore regionale alla sanità del Veneto Luca Coletto. “I recenti rilievi della Corte dei Conti sono ben noti – aggiunge l’assessore – ed è a partire da quei rilievi che abbiamo definito una riorganizzazione che sarà ovviamente modulata sulle singole situazioni di partenza rispetto alla programmazione vigente”. “Nelle schede ospedaliere ogni territorio farà la sua parte in relazione alla sua situazione di partenza e se a Verona sarà necessario fare di più che in altre parti lo si farà. Mi paiono quindi fuori luogo riferimenti diretti o indiretti a presunti quadri politici particolari”. “Nel programmare la sanità – prosegue l’assessore - l’unica politica che conta è quella del fare bene l’interesse della gente, che è quello di avere servizi adeguati alle sue necessità di salute e di vedere razionalizzata la spesa tagliando tutti gli sprechi se e dove ce ne siano, Verona compresa”. “Vorrei infine ricordare – conclude Coletto - che stiamo parlando di una Regione che, per la prima volta dopo anni, ha chiuso il suo bilancio sanitario con un attivo di 12 milioni e mezzo di euro”.  
   
   
SANITÀ DELLA BASSA VAL DI CECINA, INCONTRO COSTRUTTIVO TRA ASSESSORE E SINDACI  
 
Firenze, 24 ottobre 2011 - Piena disponibilità della Regione a mettere in atto tutte le soluzioni necessarie per il miglioramento della qualità dei servizi sanitari nella Bassa Val di Cecina, conferma degli investimenti e del ruolo dell’ospedale di Cecina, riorganizzazione del Cup, riduzione delle liste di attesa. Sono i risultati dell’incontro che si è tenuto il 20 ottobre pomeriggio nella sede della Presidenza tra l’assessore al diritto alla salute Daniela Scaramuccia, il capo di gabinetto del presidente Ledo Gori e i sindaci dei dieci comuni della Bassa Val di Cecina. I sindaci hanno illustrato le principali problematiche della sanità nel loro territorio. L’assessore Scaramuccia ha dato la sua disponibilità e ha garantito l’impegno della Regione a lavorare per il miglioramento del Cup, attraverso la riorganizzazione del servizio di prenotazione; e a ridurre le liste di attesa, per esempio estendendo anche alla Val di Cecina il progetto pilota (finanziato dalla Regione e avviato per ora nel Mugello) per la sperimentazione di nuove modalità organizzative delle attività ambulatoriali cardiologiche. L’assessore ha poi confermato l’importante ruolo dell’ospedale di Cecina, che sarà riconfermato anche nel nuovo Piano Sanitario e Sociale Integrato Regionale, che vedrà la luce entro l’anno. Nessuna volontà di depotenziamento, ha assicurato l’assessore, confermando gli investimenti in atto e il completamento di tutti i servizi mancanti per il rafforzamento di tutte le sue potenzialità, con particolare riferimento all’assetto della cardiologia ospedaliera. L’assessore ha anche annunciato che la Regione sta per avviare un programma per monitorare lo stato di attuazione dell’introduzione delle nuove modalità organizzative degli ospedali (ospedale per intensità di cura) in tutte le aziende: per questo è stato costituito un gruppo composto da professionisti di tutte le aziende più il Mes, il Laboratorio Management e Sanità della Scuola Superiore Sant’anna di Pisa.  
   
   
IL RINASCIMENTO A ROMA NEL SEGNO DI MICHELANGELO E RAFFAELLO 25 OTTOBRE 2011 – 12 FEBBRAIO 2012 ROMA, FONDAZIONE ROMA MUSEO, PALAZZO SCIARRA  
 
Roma, 24 ottobre 2011 - Dopo il successo della grande mostra dedicata al Quattrocento romano, la Fondazione Roma offre al pubblico un’affascinante retrospettiva sulla Roma del Cinquecento. La mostra Il Rinascimento a Roma. Nel segno di Michelangelo e Raffaello indaga e approfondisce, per la prima volta, tutti gli aspetti artistici, architettonici e urbanistici del Cinquecento nell’Urbe. Promossa dalla Fondazione Roma l’esposizione è organizzata dalla Fondazione Roma Arte Musei con Arthemisia Group e sarà ospitata nelle sale del Museo Fondazione Roma, Palazzo Sciarra dal 25 ottobre al 12 febbraio 2012. La mostra Il Rinascimento a Roma. Nel segno di Michelangelo e Raffaello deve considerarsi il continuum di quella dedicata al risveglio quattrocentesco della città, intitolata Il ’400 a Roma. La rinascita delle arti da Donatello a Perugino voluta dal Presidente della Fondazione Roma Emmanuele F.m. Emanuele nel 2008, curata da Marco Bussagli e Claudio Strinati, con il coordinamento di Maria Grazia Bernardini. Questa volta l’esposizione, a cura di Maria Grazia Bernardini e Marco Bussagli, illustra l’arte nel Cinquecento della Città eterna, dall’alto Rinascimento della Roma di papa Giulio Ii e Leone X - e dei due massimi artisti, Michelangelo e Raffaello - fino all’arte dei decenni successivi che, sostanziata di cultura umanistica, declina verso una astrazione della forma più elegante e decorativa per arrivare all’epoca della morte di Michelangelo (1564) profondamente condizionata da una nuova e coinvolgente religiosità. La mostra si avvale di un prestigioso comitato scientifico presieduto da Vittorio Sgarbi e formato da Cristina Acidini, Maria Grazia Bernardini, Marco Bussagli, Nicole Dacos, Marzia Faietti, Marcello Fagiolo, Kristina Herrmann Fiore, Sylvia Ferino Pagden, Christoph L. Frommel, Anna Lo Bianco, Maria Luisa Madonna, Lorenza Mochi Onori, Antonio Paolucci, Silvia Danesi Squarzina, Rossella Vodret, Alessandro Zuccari. L’esposizione si articola in sette sezioni in cui saranno esposti capolavori di Raffaello, come l’Autoritratto (Galleria degli Uffizi, Firenze) e il Ritratto di Fedra Inghirami (Palazzo Pitti, Firenze), e di Michelangelo come il David-apollo (Museo Nazionale del Bargello, Firenze) e la copia del Giudizio Universale di Marcello Venusti (Museo di Capodimonte, Napoli), oltre a numerose opere di artisti come Francesco Salviati (Adamo ed Eva della Galleria Colonna, Roma), Perin del Vaga (Madonna con Bambino di Melbourne, Australia), Sebastiano del Piombo (Ritratto del cardinale Reginal Pole, Ermitage) e Guglielmo della Porta (Spinario, Ermitage). Per l’occasione la Fondazione Roma ha provveduto a restaurare alcune importantissime opere, tra cui la Pietà di Buffalo (Stati Uniti) di ambito michelangiolesco (con attribuzione a Michelangelo stesso da parte di alcuni studiosi), che verrà esposta in mostra dopo il restauro realizzato sotto la direzione dell’Istituto Centrale del Restauro di Roma. Novità assoluta è la suggestiva ricostruzione virtuale in 3D della meravigliosa Loggia di Amore e Psiche della Farnesina, l´antica Villa voluta da Agostino Chigi a Porta Settimiana e affrescata dalla scuola di Raffaello, nonché della volta della Cappella Sistina e del "Giudizio" di Michelangelo riprodotte in mostra grazie alla tecnologia Enea, ovvero alla tecnica laser dell´Itr100 inventato da Giorgio Fornetti e dal suo staff. Il pubblico della mostra potrà così immergersi in uno scenario virtuale di affreschi affascinanti che raccontano mirabili storie e miti antichi nella seducente atmosfera del Cinquecento romano.  
   
   
"L´ARTE È UN LINGUAGGIO UNIVERSALE?": ESPERTI A CONFRONTO CON IL PUBBLICO A BOLZANO IL 26 OTTOBRE  
 
Bolzano, 24 ottobre 2011 - Raccontare l’arte raccontata attraverso storie, persone, opere e tecnologie; è quanto si prefigge “La classe dell’arte”, un ciclo di incontri e workshop, curato da Paola Tognon, pensato per persone di tutte le estrazioni al fine di appassionarle verso il mondo dell’arte affrontando tematiche di estrema attualità nel mondo artistico con personalità di diversi ambiti del sistema arte. L’iniziativa si inserisce nella strategia di accesso alle eccellenze culturali da parte di sempre più larghe fasce di popolazione sostenuta dal vicepresidente della Provincia Christian Tommasini, per avvicinare costantemente la cittadinanza all’arte e alla cultura. Mercoledì prossimo, 26 ottobre 2011, alle ore 20.45, nella Sala al 1° piano del Centro Trevi, in via Cappuccini 28 a Bolzano, il tema in discussione sarà “L´arte è un linguaggio universale? Racconta la tua storia, identifica le tue origini, ti appartiene? Se tuo figlio volesse fare l´artista, cosa penseresti?". A questi quesiti, in un costante confronto con il pubblico, cercheranno di dare risposta Alberto Abruzzese professore di sociologia dei processi culturali e comunicativi, saggista (Milano, Roma), Stefano Baia Curioni, professore di storia economica, vicepresidente del centro Ask, Laboratorio di ricerca sulle istituzioni artistiche e culturali (Milano), Ugo Morelli, professore di Psicologia del lavoro e dell´organizzazione e di Psicologia della creatività e dell´innnovazione, direttore del Master of Art and Culture Management di Trentino School of Management (Bergamo, Trento) e Padre Urban Stillhard, superiore del convento di Muri Gries, referente musicale della Diocesi di Bolzano-bressanone (Bolzano). Un video, diretto e prodotto da Franzmagazine sarà visibile nei giorni a seguire, accanto a quelli dei precedenti appuntamenti de "La classe dell´arte" su www.Franzmagazine.com  e su www.Artribune.com . A completamento dell´ incontro un pubblico più ampio potrà partecipare al laboratorio "Impronta (del) Digitale 1.0", a cura di Paolo Fenu e Nicola Mittempergher, per conoscere da vicino alcuni fra gli sviluppi tecnologici più attuali in arte. Appuntamento nella hall al piano terra del Centro Trevi, giovedì 27 ottobre 2011, dalle ore 18.00 alle 20.00, sul tema "Internet e la realtà virtuale si possono considerare mezzi di espressione artistica? L´artista digitale, il web 2.0 e la società contemporanea". Interverranno: Oriana Persico e Salvatore Iaconesi, membri fondatori di Reff - Romaeuropa Fake Factory. È consigliata l’iscrizione sulla pagina facebook del Centro Trevi. Per le iscrizioni: http://www.Facebook.com/profile.php?id=1526980568&ref=ts  http://www.Provincia.bz.it/cultura/temi/2627.asp    
   
   
CONSENSI IN CINA PER 6 ARTISTI SICILIANI DELL´ACCADEMIA FEDERICIANA - LE OPERE DI 6 ARTISTI SICILIANI ESPOSTE A SHANGHAI E A PECHINO  
 
Catania, 24 ottobre 2011 - Unanimi consensi di pubblico e di critica ha riscosso in Cina la produzione pittorica di sei noti artisti siciliani dell´Accademia Federiciana di Catania. Si tratta di Nelly D´urso, Pinella Insabella, Giuseppina Martinez, Giuseppe Spinoso (Jos), Byron Salas (Bysa) e Fortunato Orazio Signorello (Fos); validi pittori figurativi e astrattisti che, selezionati per la loro costante capacità di proiettarsi in avanti nella formulazione dell´idea compositiva rapportata ai nuovi linguaggi espressivi, hanno esposto la loro recente produzione artistica - partecipando all´International Exhibition of Contemporary Art - al Shanghai Exhibition Center di Shanghai. Forte di una produzione pittorica incentrata soprattutto sul linguaggio espressivo innovativo e su una ricerca personalissima tesa a evidenziare tecniche particolarmente accurate, a Shanghai i sei artisti hanno proposto perlopiù la produzione degli ultimi due anni: oli, acrilici, computer art e tecniche miste che testimoniano, evidenziando la maestria tecnica non comune degli esecutori unita a una notevole capacità di evocazione espressiva, il loro interesse per il rinnovamento del linguaggio pittorico. Tutti e sei gli artisti, che negli ultimi anni hanno indirizzato la propria creatività a una approfondita ricerca sul linguaggio stesso della pittura sperimentale, hanno esposto anche alla 14 Beijing International Art Expo; prestigiosa expo internazionale d´arte contemporanea allestita - proponendo al pubblico artisti internazionali di oltre 20 nazioni - al China World Trade Center di Pechino. Noti ormai nel panorama internazionale dell’arte contemporanea (ponendo le basi per un cambiamento profondo del linguaggio estetico, hanno già esposto ad altre prestigiose esposizioni internazionali d´arte contemporanea e figurano nei più importanti dizionari e annuari d´arte), i 6 artisti siciliani hanno esposto a Shanghai e a Pechino in rappresentanza dell´Italia. In tutte e due le città, la loro produzione - legata a una riconosciuta attività di sperimentazione e ricerca creativa - è stata molto apprezzata tanto dagli addetti ai lavori quanto dai visitatori; che hanno avuto l´occasione di visionare la produzione di artisti di fama internazionale sempre più orientati alle produzioni originali e a una forte progettualità.  
   
   
DAL 22 AL 30 OTTOBRE, IL MONDO DELL’ARTE OSPITA “INCONTRO CON L’ARTE … UNA STORIA INFINITA”  
 
 Roma, 24 ottobre 2011 – Da sabato 22 ottobre, a partire dalle ore 16.30, a domenica 30 ottobre la galleria “Il Mondo dell’Arte” ha presentato nella storica sede di Via dei Castani la collettiva dal titolo “Incontro con l’arte … Una favola infinita”, che vede in mostra i lavori di tre artisti: Anna Nowak, Herbert D’ambrosio e Michele Roccotelli. Assolutamente diversi tra loro i generi in mostra: dal figurativo all’astratto passando per un surrealismo fiabesco. A curare l’esposizione Elvino Echeoni e Remo Panacchia, rispettivamente direttore artistico e direttore commerciale della società Il Mondo dell’Arte, il gruppo gallerie che da quasi quarant’anni cavalcano la scena del mercato dell’arte. “Questa collettiva – ha tenuto a precisare Remo Panacchia - è una bella occasione per presentare al nostro pubblico i nuovi lavori di artisti che, ormai da tanti anni, fanno parte della nostra scuderia e per permettere a quanti ci conoscono di incontrarli e dialogare con loro sulle tematiche trattate e sulle tecniche utilizzare”. Iniziativa tutt’altro che isolata quella in programma a Via dei Castani: in passato, infatti, questa stessa sede ha ospitato - oltre a esposizioni di maestri affermati (da Mario Russo a Novella Parigini, passando per Domenico Purificato, Lamberto Ciavatta, Sandro Trotti, Enrico Benaglia e Renato Guttuso) e di tanti giovani talenti - anche presentazioni di libri di racconti e poesie, di testi critici e di volumi dedicati al settore dell’arte, oltre a qualche concerto musicale e a diversi eventi teatrali. “E’ proprio durante le mostre – ha detto Elvino Echeoni, direttore artistico della società Il Mondo dell’Arte e Presidente dell’Associazione Margutta Arte - che l’arte si fa cultura. E’ in questi contesti così strutturati e ricchi di confronti, infatti, che lo spirito dell’arte diventa più limpido. E la cosa non deve stupire se si pensa che, in fondo, è Platone stesso a dare alla formazione la dimensione del dialogo” A prendere parte a questo piacevole scambio artistico: Herbert D’ambrosio, Anna Novak e Michele Roccotelli. L’appuntamento per il vernissage è fissato per sabato 22 ottobre 2011 dalle 16.30 alle 21.00. Herbert D’ambrosio: artista romano, manifesta fin da giovanissimo una grande predisposizione per l’arte tanto che all’età di 14 anni inizia a frequentare la fonderia dello zio dove impara a modellare e fa esperienza artistica. “[…] Le sue opere presentano un universo fiabesco e mai infantile dove la partita si gioca su uno strato sottile di percettività che accade sotto categorie che vengono raffinate dall’autore secondo un linguaggio pittorico fantastico e accattivante che cerca di destrutturare il consueto senso sia della rappresentazione che della destrutturazione stessa. Destrutturare per D’ambrosio non significa sformare, rompere la forma ma piuttosto disarticolarla e riarticolarla in un orizzonte immaginifico differente: bolle, clown, animali fantastici non sono enti che cadono fuori del reale, ma sono realtà possibili in una analoga dimensione dell’essere dove l’allegoria diventa fiaba e la fiaba dimensione dell’anima […]”. (Lorenzo Echeoni) Anna Novak: polacca, dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Cracovia - dove consegue la laurea in Grafica e Manifesto - prosegue il proprio tirocinio a Cracovia, la città più occidentalizzata della Polonia, ricca di un passato culturale influenzato di benefici contatti con l’Europa, soprattutto con l’Italia e con la Francia. Nei suoi quadri disegno e pittura si incontrano perfettamente. E’ appunto nella schematizzazione di idee e atteggiamenti interpretati attraverso il corpo umano, strutturato con movenze e curve agili ma decise, che la pittrice trova la risoluzione simbiotica tra forma e psicologia della forma, tra stile e contenuto in cui è sempre la linea frontale a cogliere e affascinare l’occhio. I soggetti da lei ritratti, quasi sempre donne e ballerine, si liberano dalla dimensione terrena e riescono a raccontare storie che vanno oltre la loro corposità e obbligano l’osservatore a riflettere sulla tristezza e sulla gioia di vivere. Così l’artista, in un ideale itinerario, racconta le lunghe dissonanze della vita indicendoci a pensare che tutto è nel presente. Affascinata da suggestivi scorci di Roma che, fin dal suo primo viaggio come turista, l’hanno conquistata, la Novak rievoca e rivisita, in chiave moderna, l’atmosfera e il sapore dell’ottocento. Ad oggi l’artista ha preso parte a più di 50 mostre collettive e individuali, sia in Italia che all’estero. “La realtà, il sentimento non sono fatti esteriori e temporanei, ma vengono a far parte di un tessuto emotivo che opera e detta con saggezza le vesti cromatiche con le quali, la nostra artista, copre le sue figure di donne evanescenti e sognanti”. (Giovanni Gentile) Michele Roccotelli: artista di Minervino Murge, trasporta su tela lo spirito profondo della terra di Puglia. L’orizzonte cromatico è molto elegante, energico ma nello stesso momento mai violento, il ritmo pittorico oscilla in uno spazio che si stanzia tra figurativo e non figurativo, tra realtà e astrazione. “[…] Un sottile gioco poetico insegue continuamente tutta la rappresentazione e introduce un soave spettro di ambiguità che eccita l’immaginazione. È inutile dire che la sua arte si dipana nel territorio della sensazione così come è inutile dire che questa sensazione si accompagna ad un gradevole compiacimento dei sensi[…]”. (Lorenzo Echeoni)  
   
   
TRENTO: LA DELEGAZIONE FISU IN TRENTINO PER VALUTARE LA PROPOSTA DI CANDIDATURA ALLE UNIVERSIADI 2017  
 
Trento, 24 ottobre 2011 - Giornate cruciali per il Trentino alle prese con le fasi finali della la candidatura alle Universiadi invernali 2017. In questi giorni, infatti, una delegazione della Fisu (International University Sports Federation) è a Trento per un sopralluogo che avrà l’obiettivo di valutare a fondo la validità della proposta trentina. Una visita condotta dai quattro delegati della Fisu per verificare come il Trentino si stia organizzando per ospitare questo appuntamento internazionale, sia dal punto di vista delle strutture, sia sotto il profilo organizzativo e del coordinamento generale. La delegazione internazionale, composta da Kairis Ulp, Roger Roth, Leonz Eder e Milan Augustin, è arrivata il 19 ottobre a Trento ed è stata accolta in Rettorato dalla Commissione tecnica trentina e da alcuni membri del Comitato promotore, che hanno presentato il Trentino in generale e la proposta di candidatura nel dettaglio. La giornata di oggi, invece, si è aperta con l’incontro ufficiale con le autorità trentine. Ad accogliere la delegazione questa mattina a Palazzo Geremia sono stati agli assessori provinciali Marta Dalmaso e Tiziano Mellarini, il sindaco di Trento, Alessandro Andreatta, insieme al delegato del rettore per lo sport, Paolo Bouquet e al vicepresidente del Cusi, Artemio Carrà. La visita è proseguita poi nelle strutture residenziali di San Bartolameo e ad alcuni impianti sportivi cittadini. Domani, invece, in calendario un sopralluogo ad alcune delle località deputate ad ospitare – in caso di assegnazione delle Universiadi – le vere e proprie competizioni. A giocarsi la partita delle Universiadi invernali 2017, oltre al Trentino, in gara anche la città di Almaty in Kazakistan. La decisione finale sarà presa dal Comitato esecutivo della Fisu e sarà comunicata il 29 novembre a Bruxelles nel corso di una cerimonia ufficiale. I componenti della Commissione tecnica trentina. La Commissione tecnica trentina, presieduta da Filippo Bazzanella, responsabile del progetto Uni.sport e direttore del Cus Trento, è composta da Sergio Anesi (Dipartimento Istruzione Pat), Renzo Dallaserra (Assessorato allo Sport Pat), Diego Decarli (presidente dell´Ussi Trentino Alto Adige), Andro Ferrari (coordinatore Educazione Fisica e Sportiva Pat), Paola Fusi (responsabile della Divisione Comunicazione ed Eventi Unitn), Paolo Mezzena (responsabile Direzione Affari generali e istituzionali Unitn), Paolo Nascivera (responsabile Area Strategia Innovazione e Marca Trentino Marketing S.p.a), Sandro Pertile (Comitato organizzatore Mondiali 2013), Maurizio Rossini (direttore Marketing Trentino S.p.a) e Marta Sansoni (Servizio all´infanzia, istruzione e sport Comune di Trento). Maggiori informazioni sulla Fisu: http://fisu.Net/en/accueil-950.html  Maggiori informazioni sulla candidatura trentina su: http://www.Unisport.tn.it/universiadi2017