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MARTEDI

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Notiziario Marketpress di Martedì 21 Febbraio 2012
SCIENZIATI FINANZIATI DALL´UE INDAGANO SULLA COMPLESSITÀ DELL´ASSISTENZA ALLE PERSONE IN FIN DI VITA  
 
Bruxelles, 21 febbraio 2012 - Prendersi cura della sua popolazione rimane una sfida per l´Europa; un team internazionale di ricercatori finanziati dall´Ue ha appena pubblicato un nuovo studio che delinea la complessità, spesso trascurata, delle cure palliative non farmacologiche dell´assistenza agli anziani. In un articolo su Plos Medicine, il team, i cui membri provengono da Australia, Argentina, Germania, Italia, Slovenia, Svezia, Svizzera, Nuova Zelanda e Regno Unito, descrive come questo tipo di assistenza si basa su complesse scelte professionali che collegano la dimensione fisica, quella psico-sociale e quella esistenziale in un insieme funzionale. In particolare, lo studio mette in evidenza tre aree chiave che sono talvolta trascurate nelle cure palliative: cura del corpo e contatto fisico; un ambiente sicuro, piacevole e confortevole; e i rituali correlati alla morte. Lo studio è stato supportato dal progetto Opcare9 ("A European collaboration to optimise research for the care of cancer patients in the last days of life"), finanziato con oltre 2 milioni di euro attraverso il tema "Salute" del Settimo programma quadro (7° Pq). Il principale obiettivo di Opcare9 era quello di individuare le variazioni nelle attività non-farmacologiche svolte nell´ambito delle cure palliative specialistiche. I partner del progetto si proponevano di rispondere alla seguente domanda: Cosa fanno gli assistenti durante gli ultimi giorni di vita dei loro pazienti, oltre a somministrare farmaci? Uno degli autori dello studio, il dott. Olav Lindqvist del Karolinska Institutet in Svezia, commenta: "Per essere precisi, le cure palliative mirano a soddisfare i bisogni umani fondamentali, ma quello che abbiamo rilevato nel nostro studio è che comportano molto di più di quanto si possa supporre in un primo momento. Se vogliamo sviluppare ulteriormente le cure palliative, dobbiamo scoprire di più su questo tipo di accudimento quotidiano e chiarire le sue sfumature." Il team ha analizzato 16 cliniche con pazienti interni ed esterni di cure palliative in 9 paesi. Al personale infermieristico, ai medici e ai volontari di ciascuna clinica è stato chiesto di registrare le attività non farmacologiche effettuate durante gli ultimi giorni di vita dei pazienti, per tre o quattro settimane. Il dott. Lindqvist continua: "Gli assistenti hanno descritto diversi tipi di comunicazione con i pazienti e i parenti, dal dare consigli alla comunicazione attraverso il contatto fisico non verbale. I rituali che circondano il morire e la morte erano non solo spirituali o religiosi, ma anche più sottilmente esistenziali, legali e professionali. Un campo che è stato notevolmente ignorato dalla ricerca sono gli aspetti sensoriali dell´ambiente di cura, sia in casa che nelle strutture di ricovero." Un aspetto interessante dello studio è l´attenzione che pone sulle cure palliative non farmacologiche, che sono basate una serie di decisioni complesse e sofisticate che vanno prese da parte degli assistenti. Tali decisioni si riferiscono a ciò che può essere fatto o non dovrebbe essere fatto, a quale sia il momento più opportuno e chi dovrebbe gestirle. Il dott. Lindqvist chiarisce usando l´esempio dell´igiene orale: "È probabile che aiuti il morente a sentirsi meglio e potrebbe facilitare il contatto con i parenti, poiché diventa difficile essere vicini a qualcuno con l´alito pesante. Ma cosa succede se il paziente rifiuta l´igiene orale? In questo caso, il personale infermieristico deve fare i conti con un dilemma etico complicato. L´igiene orale può anche dare ai parenti la possibilità di partecipare alla cura di una persona cara che se ne va, e se lo fanno, è una cosa che gli assistenti devono essere in grado di prendere in considerazione." Opcare9, che si è svolto dal 2008 al 2011, mirava a sviluppare metodologie e protocolli di ricerca innovativi e creativi per colmare le lacune individuate nella conoscenza attraverso la collaborazione internazionale futura. I ricercatori intendevano anche individuare indicatori di qualità europei contro con i quali misurare in futuro l´assistenza negli ultimi giorni di vita, e individuare "tecnologie" con cui migliorare la prestazione delle cure negli ultimi giorni e ore di vita. Per maggiori informazioni, visitare: Karolinska Institutet: http://ki.Se/ki/jsp/polopoly.jsp?l=en&d=130    
   
   
STARNUTI, AFFANNO, OCCHI CHE BRUCIANO? POTREBBE ESSERE IN ARRIVO IL RIMEDIO  
 
Bruxelles, 21 febbraio 2012 - Se gli acari della polvere domestica vi provocano l´asma, potreste presto tirare un respiro di sollievo. Ricercatori nel Regno Unito hanno identificato una molecola che potrebbe condurre allo sviluppo di nuovi trattamenti contro le allergie a queste fastidiose creature. I risultati dello studio sono stati presentati sul Journal of Biological Chemistry. Immunologi dell´Università di Nottingham, guidati dal dott. Amir Ghaem-maghami e dal professor Farouk Shakib, hanno scoperto come la molecola Dc-sign potrebbe potenzialmente essere un antagonista dell´acaro della polvere domestica. Il team fa sapere che la molecola si trova alla superficie delle cellule immunitarie che contribuiscono a individuare un importante allergene dell´acaro della polvere domestica, che gli esperti chiamano Der p 1. Gli asmatici dell´Europa settentrionale potrebbero incolpare Der p 1 dello scatenarsi dei loro attacchi asmatici. I ricercatori ritengono che il riconoscimento dell´allergene da parte del sistema immunitario potrebbe causare una sensibilizzazione in atto e lo sviluppo di sintomi allergici. Grazie a questi risultati di ricerca, gli scienziati potrebbero contribuire a gettare luce su come il nostro sistema immunitario identifica e reagisce agli allergeni. Questo condurrà quindi a terapie o trattamenti migliori per combattere le allergie. Indubbiamente, milioni di asmatici accoglieranno con favore la notizia. L´acaro della polvere domestica, insieme ad altri allergeni ambientali, contribuise ad aggravare le altre allergie. I detriti dell´acaro della polvere domestica sono ricchi di allergeni che provocano reazioni quando sono trasmessi nell´aria e vengono inalati, dicono i ricercatori. "Negli ultimi decenni c´è stato un forte aumento delle allergie e l´asma allergica nei bambini ha raggiunto percentuali epidemiche in molti paesi industrializzati, tra cui anche il Regno Unito", spiega il dott Ghaem-maghami. "Nonostante i miglioramenti dell´assistenza sanitaria, la mortalità dell´asma allergica è ancora alta e la maggior parte delle terapie curano i sintomi piuttosto che la patologia in sé", aggiunge. "Molte persone che soffrono di asma sono estremamente sensibili agli allergeni aerei, come quelli dell´acaro della polvere domestica. Infatti, molti studi hanno dimostrato che fino all´80% degli asmatici sono allergici all´acaro della polvere domestica. Una migliore comprensione di come l´interazione tra gli allergeni e il sistema immunitario scatena l´allergia è fondamentale se intendiamo sviluppare trattamenti più efficaci e più efficienti per questo disturbo". A prescindere dall´opinione di molti, l´allergia è una patologia. Il sistema immunitario è responsabile di scatenare le allergie; è il suo metodo di difesa contro sostanze innocue che sono presenti nell´ambiente, chiamate allergeni. Il sistema immunitario produce l´anticorpo Ige perché ritiene di venire attaccato. L´anticorpo rilascia quindi più sostanze chimiche, come l´istamina, attraverso le cellule immunitarie, che insieme producono ciò che conosciamo come i classici sintomi allergici: bruciore agli occhi, starnuti, naso che cola e respiro affannoso. Nel loro studio, i ricercatori di Nottingham hanno indagato sul ruolo del Dc-sign, un recettore che si trova sulla superficie delle cellule che presentano antigeni. Il team fa sapere che tali cellule sono tra le prime del sistema immunitario dell´organismo ad entrare in contatto con gli allergeni. I loro dati indicano che Dc-sign si lega ai maggiori allergeni dell´acaro della polvere domestica, insieme a quelli dei cani, e sembra avere un ruolo nella regolazione della risposta allergica agli allergeni dell´acaro della polvere domestica. Per il suo legame con l´allergene, i ricercatori credono che sia attivato un meccanismo che potrebbe diminuire una risposta immunologica agli allergeni dannosa. Dc-sign potrebbe quindi essere il pezzo del puzzle mancante in tutti questi anni. Questo recettore potrebbe avere un ruolo chiave nella regolazione della risposta immunologica agli allergeni ambientali, fa sapere il team. Per maggiori informazioni, visitare: University of Nottingham: http://www.Nottingham.ac.uk/ Journal of Biological Chemistry: http://www.Jbc.org/    
   
   
DONAZIONI E TRAPIANTI, SARDEGNA TERZA IN ITALIA  
 
 Cagliari, 21 febbraio 2012 - La Sardegna si conferma anche nel 2011 tra le regioni più sensibili e generose sul fronte delle donazioni degli organi. Lo attestano i dati elaborati dal Centro regionale trapianti, presentati il 17 Febbraio dall’assessore della Sanità, Simona De Francisci, assieme al direttore della struttura Carlo Carcassi e ai vertici dell´Azienda ospedaliera Brotzu di Cagliari e dell´Asl 8. A tutt´oggi la Sardegna si colloca tra le prime 10 regioni d’Italia (è la terza) per numero di donatori utilizzati e prima tra le regioni afferenti alla organizzazione Ocst del centro-sud Italia (Abruzzo, Basilicata, Campania, Calabria, Lazio, Puglia e Sicilia). Dai 14 reparti di rianimazione presenti a livello regionale e censiti per l’attività di donazione d’organi sono state effettuate 62 segnalazioni (con un incremento del 44% rispetto a tutto il 2010 (43 segnalazioni) e un incremento di 9 punti per milione di popolazione, il più elevato in Italia) e 34 donazioni utilizzate (con un incremento del 36% rispetto a tutto il 2010 ( 25 donazioni) e un incremento di 5.4 punti per milione di popolazione, il più elevato in Italia). Sono stati effettuati 58 trapianti di rene (8 reni trapiantati in quattro pazienti in doppio e 4 trapianti di rene-pancreas), 10 trapianti di cuore e 26 trapianti di fegato, per un totale di 96 organi donati e trapiantati in Sardegna in base alle norme vigenti, agli indirizzi del comitato di gestione regionale, e in accordo con il Centro nazionale trapianti e con il Centro di coordinamento interregionale Ocst. Sono state inoltre donate e prelevate 36 cornee, inviate alla Banca delle cornee della Regione Veneto per la certificazione prevista. Su 62 segnalazioni di potenziali donatori ben 50 famiglie hanno acconsentito alla proposta di donazione, 7 donatori sono risultati non idonei per inidoneità assoluta. Le opposizioni alla donazione da parte dei familiari sono state 12 con una percentuale del 19,4%, notevolmente al di sotto della media nazionale (28,3%) indice di una sensibilità e solidarietà sociale della popolazione sarda. "Sono dati che premiano il lavoro quotidiano e senza sosta di tutti gli operatori e delle associazioni di volontariato e che testimoniano la straordinaria generosità delle famiglie sarde", ha sottolineato l’assessore. La rete delle rianimazioni ha dimostrato un grande impegno ed è da notare il notevole aumento delle segnalazioni da parte della Rianimazione dell´Azienda ospedaliera "Brotzu" che ha più che raddoppiato il numero delle segnalazioni e dell’utilizzo dei donatori rispetto al periodo precedente. Grazie ai finanziamenti regionali sono stati effettuati due corsi di aggiornamento per medici e personale infermieristico delle terapie intensive sulla donazione degli organi, riconosciuti dal Centro nazionale trapianti, che ha coinvolto 70 operatori provenienti da tutta la Regione. È attualmente in corso la predisposizione di una campagna di sensibilizzazione alla donazione degli organi, che verrà attivata durante il 2012. Anche l´attività di donazione di cellule staminali ematopoietiche da midollo osseo si è concretizzata nella donazione da parte di 13 donatori portando il numero complessivo di donazioni a 161. Il Registro regionale sardo continua a essere il primo a livello nazionale per numero di donatori rapportato alla popolazione residente (con un indice di 15,5 per mille residenti). Questo risultato è stato possibile grazie alla costante ed efficace attività dell´Admo regionale. Infine, a pochi mesi dalla sua istituzione, l´assessore ha riferito che l´attività della Banca del sangue cordonale procede positivamente, con l´attivazione graduale di quasi tutti i punti nascita della Sardegna.  
   
   
IN PIEMONTE LA RIFORMA DELLA SANITÀ DARÀ LE RISORSE PER IL SOCIALE  
 
Torino, 21 febbraio 2012 - La riforma della sanità piemontese che la Regione sta realizzando libererà risorse dalla gestione degli ospedali per reinvestirle nel sociale: l’assessore alla Sanità e Politiche sociali, Paolo Monferino, risponde così al Comune di Torino, che ha bloccato i ricoveri dei non autosufficienti lamentando la riduzione dei fondi proprio dalla Regione. “Il 2012 - dice Monferino - registra purtroppo una consistente riduzione dei trasferimenti dal Fondo per le Politiche sociali nazionali, che ammontano a meno della metà rispetto al 2011. Consapevoli delle ripercussioni che tale situazione avrà sul sistema sociale piemontese, il nostro impegno è finalizzato a rendere operativa la riforma del sistema sanitario, che ci consentirà di liberare risorse dalla gestione degli ospedali per reinvestirle nel sociale. E’ fondamentale dunque lavorare insieme per arrivare quanto prima all´applicazione di tale Piano, che da solo ci consentirà un risparmio tale da poterci permettere di alimentare il bilancio delle politiche sociali e dei vari capitoli che ne fanno parte, tra cui anche quello degli anziani non autosufficienti”. “Le prime stime sui consuntivi 2011 - annuncia l´assessore - farebbero emergere una riduzione complessiva dei costi superiore a quella prevista. Occorre attendere ancora qualche giorno per definire l’ammontare dell´avanzo che abbiamo scelto di destinare ai fondi a supporto delle politiche sociali. Analogamente si farà con gli eventuali risparmi aggiuntivi che le azioni di razionalizzazione del sistema sanitario e legate alla riforma potranno generare. Anche questi saranno destinate al sociale”. Dal canto suo, il presidente Roberto Cota anticipa che “non solo la spesa sanitaria è sotto controllo, ma i dati che ho potuto consultare dimostrano che stiamo andando meglio del previsto. Abbiamo definito una politica sanitaria seria e virtuosa, che, una volta a regime, permetterà di recuperare importanti risorse. Per cui sarebbe il caso di mettere fine alle polemiche. Gradirei che sul tema ci fosse finalmente un po’ di maturità”. Sulle proteste del Comune di Torino su presunti ritardi nell’assegnazione dei fondi per l’assistenza, Cota precisa: “Premesso che non è una materia di nostra competenza, sono conscio del momento particolare e non mi tiro indietro, ma pretendo la collaborazione da parte di chi si lamenta, sono stufo di parole a vanvera, di sentire dire che la Regione non dà soldi. I Comuni sono in grado di fare la loro parte, la Regione sta mettendo a punto una riforma epocale del sistema sanitario grazie alla quale si troveranno le risorse anche per l’assistenza”.  
   
   
A GROSSETO: CENTRO PER I DISTURBI ALIMENTARI E VIA AL NUOVO ELIPORTO  
 
Grosseto, 21 febbraio 2012 – “Oggi è una giornata importante, perché si inaugura non solo una struttura, ma l’avvio di un percorso ancora più ampio, che vedrà la realizzazione di un Centro residenziale regionale a Castiglion della Pescaia e della nuova ala dell’ospedale di Grosseto.” L’assessore al diritto alla salute Daniela Scaramuccia ha inaugurato il 17 febbraio a Grosseto, alla presenza del direttore generale della Asl 9 Fausto Mariotti e delle autorità locali, il Centro diurno “Il mandorlo”, per la cura dei disturbi del comportamento alimentare. La struttura, già operativa da circa due mesi, è gestita dal personale della Asl di Grosseto, in collaborazione con l’associazione “Perle onlus”, che da anni si occupa del sostegno alle persone che soffrono di queste patologie e alle loro famiglie. “Dalla sinergia tra associazioni di volontariato, familiari, utenti, istituzioni – ha sottolineato l’assessore – possono scaturire iniziative importanti per garantire il reale diritto alla salute. Questa struttura ne è un ottimo esempio”. Il centro “Il mandorlo” si trova all’interno dell’ospedale Misericordia di Grosseto e offre un trattamento intensivo di tipo semiresidenziale (è aperto dalle 7.45 alle 18.30) per 8 pazienti tra i 15 e i 30 anni, con programmi terapeutico-riabilitativi elaborati da un’équipe multidisciplinare e calibrati su ogni singolo caso. Subito dopo, Daniela Scaramuccia ha dato il via ai lavori per la realizzazione del nuovo eliporto dell’ospedale. I lavori, che saranno completati in circa 4 mesi, comprendono l’elisuperficie abilitata h24, l’edificio per l’alloggio dell’equipaggio di Pegaso 2, l’hangar per il ricovero e la manutenzione dell’elicottero, il parcheggio, la viabilità di collegamento per i mezzi di soccorso. La superficie dell’intervento è di circa 10.000 metri quadrati. “L’inizio di questi lavori – ha detto l’assessore – è propedeutico alla realizzazione dell’ala nuova dell’ospedale. In Toscana, come vedete, si continua a investire. I tre pilastri su cui si fonda la nostra politica sanitaria sono qualità, ottimizzazione, investimenti. Nel triennio, nella sanità toscana ci saranno investimenti per 1.200 miliardi”. Una volta realizzati l’eliporto e il parcheggio, e liberata quindi l’area attualmente occupata da piazzola, hangar e strutture annesse, partiranno, molto probabilmente entro l’inizio dell’estate, i cantieri per la costruzione della nuova ala ospedaliera, per i quali sono in corso di espletamento le procedure burocratiche conclusive. Nel pomeriggio, l’assessore Scaramuccia ha incontrato la Conferenza dei sindaci del territorio della Asl 9 sulle “Prospettive della sanità nella provincia di Grosseto”.  
   
   
DEMENZA SENILE: FENOMENO DI MASSA? NASCONO I PRIMI VILLAGGI NEL MONDO A TUTELA DEGLI AMMALATI E SI UTILIZZANO NUOVI CONGEGNI PER GARANTIRE L’INDIPENDENZA. SERVE UNA POLITICA NAZIONALE ANCHE IN ITALIA.  
 
 Lecce, 21 febbraio 2012 - Più cresce la durata media della vita nel nostro Paese e proporzionalmente aumenta il numero delle persone colpite da quella che viene comunemente chiamata come “demenza senile”. Tale fenomeno comporta già ora costi sociali elevatissimi, ma con i tassi d’incremento futuri si prospetta una sfida per il welfare epocale che dovrebbe indurre gli attuali governanti a “programmare” tempestivamente l’inesorabile invecchiamento della popolazione. A sostenerlo è Giovanni D’agata componente del Dipartimento Tematico Nazionale "Tutela del Consumatore" di Italia dei Valori e fondatore dello "Sportello dei Diritti". Il Demographic Pulse della compagnia assicurativa Allianz Suisse ritiene che nel 2050 saranno oltre 115 i milioni di ammalati di demenza, ossia il triplo di quelli attuali, e l’incidenza si avrà nei paesi con la più alta aspettativa di vita al mondo e tra questi non solo la Svizzera e il Giappone, che ne detengono il primato, ma anche il Belpaese i cui tassi di invecchiamento della popolazione viaggiano a ritmi elevatissimi. Ma se nello stato dell’estremo oriente e nel paese d’oltralpe si stanno già adottando politiche sempre più incentrate al sostegno degli anziani che sono visti come una risorsa per il futuro dell’economia, in Italia non è ancora così. Lo stesso concetto d’indipendenza di un ammalato di demenza senile sembra qualcosa di utopistico e irrealizzabile, quando in realtà, non distanti da noi sono stati sviluppati ed utilizzati già da tempo e nella generalità dei casi diversi prodotti volti a preservare l´autonomia e la qualità di vita delle persone affette. Tra questi vale la pena segnalare un piccolo apparecchio con Gps integrato. Il dispositivo consente all´ammalato di muoversi liberamente entro un determinato raggio. Quando il paziente si allontana dalla zona di sicurezza, immediatamente un Sms segnala a parenti o interessati tale spostamento e grazie alla tecnologia satellitare chi riceve l´allarme può localizzare in tempo reale la persona in questione e sapere a che velocità si sta muovendo. Per mezzo di questi strumenti, i malati possono conservare più a lungo le loro abitudini e soddisfare le esigenze di movimento. Nel contempo possono prendere parte attivamente alla vita sociale, fatto questo che potrebbe rallentare il processo di degenerazione. Di grande aiuto si rivelano anche i sensori che possono essere fissati alle porte o ai bordi del letto. Non appena il malato apre la porta o lascia il letto, scatta l´allarme. Questo accorgimento permette a chi si prende cura del malato di abbassare il livello di guardia, in particolare di notte, e forse di dormire tranquillamente per qualche ora. Ma una vera e propria rivoluzione in tal senso è stata realizzata a Hogewey nei Paesi Bassi dove è stato già realizzato il primo villaggio europeo per i malati di demenza che è stato già “copiato” a Wiedlisbach, nel cantone di Berna, dove si sta realizzando anche la prima cittadella svizzera sulla stessa falsariga. Il villaggio, con tanto di studio medico, caffè, negozio e cinema, dovrebbe essere pronto fra cinque o sei anni e dare ai suoi abitanti la possibilità di muoversi in un ambiente protetto, favorendo così la loro sensazione d´indipendenza. L’utopia è già realtà.  
   
   
MANGIARE PIÙ VERDURA, MEGLIO SE A FOGLIA, RIDUCE IL RISCHIO DI TUMORE AL SENO  
 
Firenze, 20 febbraio 2012 – Mangiare verdura, e in particolare verdure a foglia come insalate, bietole, spinaci, riduce il rischio di sviluppare il tumore al seno. E’ uno dei risultati dello studio Epic (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition study), uno studio europeo al quale per l’Italia partecipa anche l’Ispo, l’Istituto per lo studio e la prevenzione oncologica di Firenze. I ricercatori della sezione italiana dello studio Epic, coordinati da Giovanna Masala dell’Ispo di Firenze, hanno analizzato l’associazione tra assunzione di frutta e verdura (sia nel loro insieme, sia considerandone i diversi tipi) e il rischio di sviluppare il tumore della mammella. Per oltre 31.000 donne di età compresa tra 36 e 64 anni, reclutate nei cinque centri italiani di Torino, Varese, Firenze, Napoli e Ragusa tra il 1993 e il 1998 (le toscane erano il gruppo più numeroso, con oltre 10.000 partecipanti), erano disponibili informazioni su dieta e stile di vita, nonché una serie di misure antropometriche. Dopo un periodo medio di follow up di 11 anni, in questo ampio gruppo di donne sono stati diagnosticati 1.072 casi di tumore al seno, invasivi e in situ. La comparsa o meno del tumore è stata quindi messa in relazione con il consumo di frutta e verdura. “Ancora una volta uno studio dell’Ispo ci offre indicazioni preziose – dice l’assessore al diritto alla salute Daniela Scaramuccia – E ci conferma il ruolo fondamentale della prevenzione, alla quale non a caso abbiamo dedicato un ampio capitolo nel nuovo Piano Sanitario e Sociale. Corretti stili di vita e un’alimentazione sana sono le armi più semplici per combattere le malattie, anche quelle più aggressive come i tumori”. “I dati emersi sono molto interessanti – dicono i ricercatori che hanno condotto lo studio – e forniscono indicazioni utili per l’identificazione di una strategia per la prevenzione primaria del tumore della mammella. In particolare è stato evidenziato come, all’aumentare del consumo di tutte le verdure, diminuisce il rischio di sviluppare un tumore al seno”. Analizzando l’effetto dei singoli tipi di verdura, emerge che un ruolo importante in questa riduzione del rischio lo svolgono le verdure a foglia, consumate sia crude (insalate) che cotte (bietole, spinaci, catalogna, ecc.), particolarmente ricche di composti antiossidanti. Un ruolo protettivo lo svolgono anche altri ortaggi (peperoni, ricchi di antiossidanti e vitamina C, melanzane, zucchine, fagiolini, carciofi, ecc.), utilizzati soprattutto cotti, e di pomodori crudi. “L’indicazione principale che deriva da questo studio – raccomandano i ricercatori – è quella di aumentare in generale la presenza delle verdure sulle nostre tavole, con particolare attenzione alla varietà”.  
   
   
OSPEDALI RIUNITI DI ANCONA, CENTRO DI RIFERIMENTO REGIONALE PER IL CARCINOMA DEL CAVO ORALE. MEZZOLANI: ´DIAGNOSI E TERAPIE IN LINEA CON I PROTOCOLLI INTERNAZIONALI´.  
 
Ancona, 21 Febbraio 2012 - L´azienda ospedaliera universitaria ´Ospedali Riuniti´ di Ancona sara` la struttura sanitaria di riferimento regionale per la cura e la prevenzione del carcinoma del cavo orale. La Giunta regionale ha autorizzato l´attivazione del Centro presso la Struttura operativa dipartimentale (Sod) di Chirurgia maxillo facciale dell´Azienda. ´L´attivazione di un Centro di riferimento regionale consente l´introduzione di protocolli clinico terapeutici in linea con gli standard internazionali ´ commenta l´assessore alla Salute, Almerino Mezzolani ´ Di conseguenza verranno adottate procedure diagnostiche e terapeutiche piu` veloci, con una maggiore probabilita` di sopravvivenza per i malati. Il Centro operera` in collaborazione con le Unita` operative di odontostomatologia, oncologia medica, otorinolaringoiatria e radioterapia presenti nelle Marche. Sara` cosi possibili agire con maggiore incisivita` e integrazione, secondo le indicazioni del Piano sanitario regionale che punta a esaltare la rete dei servizi sul territorio e superare le frammentazioni esistenti´. La Sod di Ancona dispone di strutture ambulatoriali, di day hospital e di ricovero ordinario accreditate per l´eccellenza e di elevata specializzazione per il trattamento del carcinoma del cavo orale e delle lesioni potenzialmente maligne. Le strutture e i sevizi soddisfano i requisiti necessari a candidarla come Centro di riferimento regionale. Nel 2009 la Sod di Ancona ha effettuato oltre 80 interventi chirurgici oncologici di elevata complessita` e piu` di 120 di rilevanza ordinaria. Il 25-30 per cento ha riguardato cittadini provenienti da altre regioni, mentre la fascia di eta` maggiormente interessata e` compresa tra i 40 e i 60 anni. Il carcinoma del cavo orale ha un´incidenza nazionale annua attorno ai 4.500 casi, con circa 3 mila decessi. La diagnosi, a tutt´oggi, viene effettuata in fase avanzata (circa il 68 per cento dei casi). La prevenzione e la diagnosi precoce assumono, pertanto, un ruolo cruciale nel miglioramento della prognosi: quella effettuata negli stadi iniziali del carcinoma, garantisce una sopravvivenza, a cinque anni, nel 90 per cento delle persone ammalate.  
   
   
VENETO, SCREENING NEONATALE ALLARGATO: IL PROBLEMA NON E’ DOVE SI FA, MA COSA SI FA. SARÀ TROVATA UNA SOLUZIONE CON IL CONSIGLIO  
 
Venezia, 21 febbraio 2012 - “Il vero problema non è il dove, ma il cosa si fa”. Lo sottolinea il 17 febbraio l’assessore alla sanità Luca Coletto, rispondendo ai contenuti della lettera inviatagli dalla quinta commissione del Consiglio regionale in merito all’attivazione dello screening metabolico allargato per le malattie ereditarie, nella quale si sollecita la Giunta a individuare la sede dove erogare il servizio, scegliendo tra Padova e Verona. “I Livelli Essenziali di Assistenza (Lea) nazionali – spiega Coletto - per questi esami prevedono la ricerca su 3 o 4 parametri, che viene da anni effettuata dal centro di Riferimento di Verona. Lo screening allargato che può fare la macchina donata da Cometa Assme all’Azienda ospedaliera di Padova ne contempla una cinquantina. Parliamo quindi di una prestazione Extra-lea. Proprio rispetto a questi, la manovra nazionale di luglio ha sancito il divieto alle Regioni di utilizzare la propria quota del Fondo Sanitario Nazionale, lasciando alle stesse la possibilità di finanziare un Extra-lea, ma reperendo i necessari finanziamenti all’intero del loro bilancio generale. Ne consegue – dice Coletto – che potremmo attivarlo in un qualsiasi ospedale del Veneto, ma il problema non cambierebbe, perché i fondi necessari andrebbero trovati all’interno del bilancio generale e non di quello della sanità, per norma nazionale, non perché la Giunta o Coletto vogliono ‘scaricare’ una spesa”. “C’è ancora tempo per ragionare assieme e trovare una soluzione che accontenti tutti – conclude Coletto – anche utilizzando gli esiti del lavoro del gruppo tecnico che è stato attivato in capo al segretario regionale, ma dobbiamo farlo con un approccio pragmatico e scientifico, che ci consenta di condividere la nostra esperienza concreta anche finalizzandola alla modifica dell’attuale legislazione nazionale”.  
   
   
UMBRIA: CASA SALUTE MARSCIANO: MARINI, ”ENTRO MARZO NUOVO ‘DDL’ RIORDINO SANITÀ”  
 
Perugia, 21 febbraio 2012 - "La Casa della salute di Marsciano rappresenta una sfida per tutti noi, perché qui abbiamo realizzato una struttura innovativa non solo in termini di organizzazione della medicina di base e territoriale, ma dello stesso concetto di sanità al servizio del cittadino". E´ quanto affermato dalla presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, intervenuta il 18 febbraio all´inaugurazione della nuova struttura sanitaria, alla presenza dell´assessore alla sanità, Franco Tomassoni, del sindaco di Marsciano, Alfio Todini e del direttore generale della Asl, Giuseppe Legato. "In questa struttura, infatti - ha aggiunto la presidente - i cittadini potranno ricevere quelle risposte alle diverse domande di salute che prima erano costretti a ricercare, autonomamente, in diverse sedi e tra più soggetti. Dunque, qui abbiamo voluto attuare quel principio di integrazione che sempre più dovrà sovraintendere alla riorganizzazione complessiva del nostro sistema sanitario e che sarà uno degli elementi più innovativi del nuovo Patto per la salute che Regioni e Ministero della sanità stanno discutendo. Insomma, sempre più integrazione e sempre meno separatezza tra i servizi della sanità di base". La presidente ha quindi sottolineato il fatto che questo nuovo modello impone a tutti un ripensamento del proprio ruolo e della propria funzione, dai sanitari di medicina generale ai professionisti che operano nel territorio, affinché vi sia una adeguata appropriatezza delle prestazioni. "Il nostro obiettivo è quello di estendere in futuro questo modello anche al resto della regione". "In questi ultimi mesi - ha proseguito la presidente - abbiamo concentrato la nostra azione di governo verso una concezione del servizio sanitario di base per renderlo sempre più adeguato alla cura delle cronicità che in futuro riguarderanno un maggior numero di cittadini visto che in Umbria, fortunatamente, si vive più a lungo. Allo stesso tempo il sistema ospedaliero regionale dovrà essere ancor più in grado di offrire adeguate ed efficienti risposte alla cura delle ´acuzie´". Inoltre la presidente ha ribadito la volontà di non abbandonare la rotta dell´innovazione": "Non è sufficiente mantenere l´equilibrio finanziario del sistema sanitario, pur necessario, rinunciando all´innovazione per coprire adeguatamente la nuova domanda di salute da parte dei cittadini. Ciò però comporta uno sforzo nel riformare il sistema e l´organizzazione della nostra ´tecnostruttura´, oggi troppo costosa. Entro marzo, quindi, la giunta regionale adotterà il disegno di legge di riordino della sanità che sono certa incontrerà il favore della collettività, in quanto le resistenze a questa riforma sono più nel sistema istituzionale che tra i cittadini stessi, ai quali ciò che interessa è una sanità di qualità".  
   
   
SANITA´: EDUCAZIONE E PROMOZIONE DELLA SALUTE, IN SICILIA FIRMATO IL DECRETO  
 
 Palermo, 21 febbraio 2012 - L´assessore regionale per la Salute, Massimo Russo, ha firmato il 18 febbraio il decreto che istituisce le linee guida sull´assetto organizzativo delle Unita´ Operative di Educazione sanitaria e promozione della salute con le quali si puntera´ a far maturare nei cittadini una corretta conoscenza sanitaria, con la conseguente assunzione di una responsabilita´ personale diretta e consapevole nei confronti del proprio benessere fisico, psichico e sociale. L´obiettivo - superando il vecchio concetto che limitava i programmi soltanto alla lotta al tabagismo, all´obesita´, alla sedentarieta´ ed all´alcool - e´ quello di favorire comportamenti e stili di vita benefici per la salute, guidare nella scelta dei servizi sanitari piu´ appropriati, sviluppare le capacita´ di partecipare attivamente alle proprie cure ospedaliere, ambulatoriali e domiciliari, soddisfare il diritto all´informazione, incentivare l´umanizzazione del rapporto medico-paziente e la qualita´ delle relazioni terapeutiche. "E´ fondamentale che il sistema sanitario si occupi anche delle persone che stanno bene per mantenerle in salute il piu´ a lungo possibile - ha spiegato l´assessore Russo -. Promuovere stili di vita salutari, orientati alla rimozione dei fattori di rischio come il fumo, l´alcool, l´obesita´, permettera´ di contenere la prevalenza di patologie quali le malattie cardio-cerebro-vascolari o i tumori che sono le principali cause di morte in Sicilia e portera´ ad un contenimento dei ricoveri ospedalieri e delle prestazioni ambulatoriali con il beneficio evidente di un abbattimento dei costi e la possibilita´ di reinvestire le somme risparmiate in altri campi dell´assistenza sanitaria". Due le principali novita´ introdotte dal provvedimento: i progetti e le attivita´ di Educazione sanitaria e promozione della salute entrano a far parte degli obiettivi assegnati ai direttori generali delle Aziende sanitarie siciliane attraverso i piani attuativi aziendali in base ai quali gli stessi manager verranno valutati. Inoltre vengono istituiti, i Piani aziendali di promozione della salute che faranno capo, in ogni provincia, alle Asp e che dovranno essere redatti entro il 31 gennaio di ogni anno e poi approvati dall´assessorato. Il nuovo decreto promuove le attivita´ di eccellenza sanitaria che ricadono nel territorio di competenza delle Asp e le iniziative socio-sanitarie nel territorio con il coinvolgimento delle istituzioni locali (comuni e istituti scolastici) e in sinergia con il Servizio sociale, il Servizio di psicologia e il Servizio infermieristico delle singole aziende.  
   
   
LO SPORT? INSIEME SI PUÒ LA PROVINCIA A CAPO DI UN PROGETTO PER LA DIFFUSIONE DELLA PRATICA SPORTIVA TRA I DISABILI. UN NUMERO TELEFONICO INFORMATIVO, UN CORSO DI FORMAZIONE PER INSEGNANTI, L’ACQUISTO DI ATTREZZATURE AD HOC.  
 
 Parma, 21 febbraio 2012 – Un numero telefonico sempre attivo, un corso di formazione per insegnanti e educatori sportivi, l’acquisto di attrezzature ad hoc. Sono le tre azioni di “Sport insieme si può”, il progetto di promozione dello sport disabile realizzato dalla Provincia con il contributo di Banca Monte Parma e con la collaborazione del Comitato italiano paralimpico, dell’Anmic e del Comitato provinciale del Coni. Tre azioni, quindi, per aiutare in primis bambini e ragazzi ma anche adulti con disabilità ad avvicinarsi alla pratica delle discipline sportive, nella piena consapevolezza del valore socializzante, ricreativo e anche concretamente terapeutico (ad esempio di sostegno alla riabilitazione e al recupero motorio) che lo sport può avere, per tutti e per le persone con disabilità in specie.“È un’iniziativa di cui sono davvero molto orgoglioso, e che rappresenta quasi la chiusura del cerchio di un percorso iniziato un anno e mezzo fa. L’intento è dare la massima visibilità allo sport disabile e la massima comunicazione delle opportunità che il territorio offre, dotando anche gli insegnanti di strumenti formativi specifici e le società di attrezzature per lo sport adattato. Abbiamo messo in rete tanti soggetti, che condividono gli obiettivi e che lavorano in piena sinergia, e abbiamo organizzato anche la rete di società che fanno sport per disabili, che sono sensibilmente aumentate: siamo partiti da 7 e ora siamo arrivati a 12, e per me è un successo enorme”, ha spiegato nella presentazione di oggi in piazza della Pace il responsabile dell’Agenzia per lo Sport della Provincia Walter Antonini. “Cercheremo di diffondere il progetto e i suoi materiali informativi il più possibile – ha proseguito -. Punteremo sulle scuole, sui centri di riabilitazione, sui diversi punti dell’Ausl, sui fisioterapisti, sulle società sportive, sulle associazioni di categoria e di volontariato”. Pieno l’appoggio delle altre realtà coinvolte. “Banca Monte Parma sottolinea anche in questo modo il proprio impegno sociale nel tessuto economico in cui opera”, ha commentato Giuseppe Caltabiano, responsabile del Servizio Enti dell’istituto di credito, mentre il presidente provinciale del Coni Gianni Barbieri ha rimarcato in particolare “il modo in cui il progetto si svolge: un’unione di diverse istituzioni ed enti che lavorano insieme”. “Orgogliosa di partecipare al progetto, che prosegue in una linea già avviata dalla Provincia in quest’ambito” l’Anmic, intervenuta con il presidente provinciale Alberto Mutti, mentre Luciano Selleri, coordinatore dell’educazione fisica per l’Ufficio scolastico provinciale, si è soffermato in particolare sul corso di formazione per docenti e educatori sportivi: “È un’ulteriore risposta mirata – ha spiegato - . Agli insegnanti di educazione fisica vengono dati strumenti tecnici importanti e appropriati per fare lezione, tutti insieme. Non deve mai succedere, infatti, che quando in una classe c’è un disabile questo venga lasciato da parte ed estromesso dalle attività”. Le tre azioni del progettoIl numero informativo: 335 7800467. Si tratta di un numero telefonico dedicato, sempre attivo, che è possibile chiamare per avere informazioni di qualsiasi tipo sulle offerte di sport per disabili nel nostro territorio. Un modo per capire quali sport a Parma e nel Parmense possano essere praticati anche da persone con difficoltà motorie, sensoriali e intellettive, e dove e come li si possa praticare: dai luoghi alle strutture, alle società attive nelle diverse discipline.Il corso di formazione per insegnanti e operatori sportivi. Anche questo è un modo per avvicinare i ragazzi disabili alla pratica sportiva, riconoscendone il valore sociale e il ruolo fondamentale nel recupero psico-motorio e relazionale e nella ricerca dell’autonomia e dell’integrazione. L’attività di formazione specialistica, progettata in collaborazione con la sede parmense dell’Ufficio scolastico regionale, si articolerà in 6 lezioni teoriche, ed è stata pensata per far sì che già a scuola, grazie ai loro insegnanti, i ragazzi e le ragazze disabili trovino un ambiente favorevole alla pratica dello sport. L’acquisto di attrezzature speciali. Sci da fondo, basket e scherma. Queste le discipline toccate dai primi acquisti di attrezzature per la pratica dello sport da parte dei disabili nell’ambito del progetto “Sport insieme si può”. Sono stati innanzitutto acquistati due slittini per sci da fondo con racchette e sci, che andranno ad arricchire la dotazione delle strutture sciistiche di Schia e Pratospilla, due carrozzine per la pratica del basket in carrozzina e una carrozzina per la scherma, che saranno assegnate alle società locali impegnate nelle due discipline.