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VENERDI
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Notiziario Marketpress di
Venerdì 30 Marzo 2012 |
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MILANO (MUSEO DEL NOVECENTO): TRE NUOVE MOSTRE DEDICATE ALLE TECNICHE E AGLI AUTORI DEL VENTESIMO SECOLO
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La prima, intitolata “Tecnica mista – come è fatta l’arte del Novecento”, è allestita nella manica lunga al piano terra del Museo ed è curata dalla direttrice Marina Pugliese. Realizzata in collaborazione con Electa e Civita, la mostra propone di gettare lo sguardo dietro le quinte dell’arte del Novecento, per capire come e perché gli artisti hanno inventato nuove tecniche come il collage, l’assemblaggio e il fotomontaggio, oppure utilizzato nuove classi di materiali o di dispositivi, quali la plastica e il video. Trovano spazio in mostra anche la performance,l’uso del suono in arte e l’installazione, la tipologia di opera più rappresentativa della contemporaneità. La mostra propone anche opere del patrimonio del Museo del Novecento poco note come Rossogiallonero (1968) di Carla Accardi, appena restaurate come Coma(2000) di Alexander Brodsky, nuove donazioni come la Scultura da prendere a calci (1960) di Gabriele De Vecchi e le opere di Andrea Mastrovito e Marta dell’Angelo. Lungo il percorso espositivo, si troveranno dei rimandi ad opere pertinenti, per temi e tecniche, che sono esposte all’interno del Museo. I temi affrontati in mostra riprendono quelli contenuti in un saggio pubblicato da Bruno Mondadori nel 2006, Tecnica mista, che negli anni passati ha costituito un valido strumento di studio di molte delle opere attualmente esposte in museo. Per l’occasione, il testo viene ripubblicato dalla stessa casa editrice fungendo così da catalogo per i visitatori. Durante il periodo di apertura della mostra, ai più giovani – tra i 5 e i 10 anni – è offerta la possibilità di acquistare una breve pubblicazione (Panini Editore) che, attraverso semplici attività, li aiuta a comprendere e ad avvicinarsi alle tecniche illustrate e alle opere esposte lungo il percorso e in museo. Inoltre il sabato, la domenica e subito dopo la chiusura delle scuole per le vacanze estive, Civita organizza per i bambini dei laboratori didattici sui temi della mostra. Infine, per “Tecnica Mista” Storyville ha realizzato una nuova audioguida. Un percorso sonoro con le voci della curatrice, di esperti e studiosi e di molti degli artisti esposti che accompagna i visitatori alla scoperta dei nuovi modi di “fare arte”, svelando le tecniche del creare contemporaneo. La seconda, “Beppe Devalle – Collage degli anni Sessanta”, è ospitata nella Sala Focus, sempre al piano terra del Museo, e mette in mostra, a cura di Flavio Fergonzi, un nucleo di altri quindici collagesrealizzati nei primi anni Sessanta e Salem (1965), recente dono dell’artista al Museo. In quegli anni Devalle usava ritagli di newsmagazinesamericani o vecchie riviste di moda per sperimentare nuove regole di montaggio, potenziando la tensione tra i margini del ritaglio e i profili dell’oggetto fotografato, dando vita a un nuovo rapporto tra il soggetto e il foglio che lo ospita. Con i collages, Devalle rispose così a una nuova esigenza artistica, cui la pittura non sapeva più dare risposte. La terza mostra, allestita nelle teche degli Archivi del Novecento, al 4° piano del Museo, si intitola “Il disegno della scrittura: I libri di Gastone Novelli”. Curata da Marco Rinaldi, l’esposizione è dedicata ai libri realizzati dall’artista, compresi quelli da lui illustrati con opere di grafica e disegni. I libri di Gastone Novelli, presentati per la prima volta nella loro interezza, costituiscono una testimonianza, ricca e preziosa, del complesso rapporto tra immagine e scrittura che caratterizza la poetica dell’artista dalla fine degli anni Cinquanta in poi: l’intimo legame della sua pittura con la letteratura e la poesia, ma anche con la cultura di massa e l’impegno politico.“Tecnica mista – come è fatta l’arte del Novecento” “Beppe Devalle – Collage degli anni Sessanta”, “Il disegno della scrittura: I libri di Gastone Novelli” Museo del Novecento, via Marconi 1, Milano Orari lunedì 14.30 – 19.30 martedì, mercoledì, venerdì e domenica 9.30 – 19.30 giovedì e sabato 9.30 – 22.30 Ingresso intero 5 euro - ridotto 3 euro Info: 02 88444061 - www.Museodelnovecento.org Visite guidate Civita. Info e prenotazioni: 02.43353522 - museodelnovecento@civita.It |
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MILANO (SPAZIO MUSEALE SABRINA FALZONE): DUE PROGETTI ESPOSITIVI DEDICATI ALLA VALORIZZAZIONE DELLA CREATIVITÀ CONTEMPORANEA - NUOVI TALENTI DEL MONDO ARTISTICO - SABATO 31 MARZO ALLE ORE 18 |
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In questa occasione saranno presentati : Valerio Tizzi (Sale Guttuso e Mirò) “La monumentalità del nudo diviene, nell’arte di Valerio Tizzi, metafora di ‘vanitas’ in una società che rintraccia i propri valori nella bellezza del tempo, nella straordinaria caducità umana”. Sabrina Falzone Nato il 23 agosto 1975 e residente a Barlassina (Mb) in via Giulio Vegni 26, Valerio Tizzi si è diplomato in Arte Applicata presso l’Istituto Statale d’Arte di Monza e specializzato in illustrazione presso la Scuola Arte e Messaggio del Castello Sforzesco di Milano. Da oltre dieci anni è, infatti, un illustratore libero professionista, prevalentemente operante in ambito pubblicitario in collaborazione con note agenzie di pubblicità. Selezionato per manifestazioni e premi quali “Corneliani 1995”; “Odissea nel fantastico Prato 1999”; Humorfest Foligno 1999; “6° Premio internazionale Scarpetta d´Oro”, ...In punta di piedi – 2001 Stra (Ve). Il 2008 è l’anno della ripresa dell´attività pittorica. Dal 2009 espone in molte occasioni e luoghi come al Festival Internazionale dei Due Mondi al Palazzo Leti Sansi di Spoleto, alla Galleria Il Borgo di Milano, alla Galleria 9+1 di Moniga del Garda (Brescia). La sua recente esposizione si è tenuta a Fucecchio. Info: www.Valeriotizzi.it "Il Potere Dell’immaginazione", collettiva (Salone Bernini e Sala Europa) Elena Casetta “Lo stile di Elena Casetta si colloca tra l’onirico e il fiabesco: in un rinnovato spazio immaginario il cromatismo, esuberante e vivace, rivela la sua nobile voce sovrastando l’essenzialità scenica e la figurazione puntuale alla ricerca di una quiete surreale” Sabrina Falzone Nata ad Alba, in provincia di Cuneo, nel 1978, dopo la maturità artistica svolge uno stage presso il Laboratorio Nicola Restauri di Aramengo, ad Asti e nel 1998 insegna pittura e disegno in Perù presso l’Istituto Tecnologico D. Bosco di Chacas nella regione dell’Ancash. Successivamente si trasferisce in Val Gardena a Ortisei (Bolzano) per frequentare i laboratori di Demetz, Noflaner e Kostner per apprendere e sperimentare le tecniche di doratura e pittura su legno. Nel 2002 si diploma in Restauro dipinti su tela presso l’Enaip Regione Lombardia di Botticino (Brescia), che la porterà a lavorare per Laboratori e cantieri in città quali Brescia, Torino, Milano, Asti, Cuneo, Carmagnola e Manta di Saluzzo. L’anno seguente espone falsi d’autore in Italia e all’estero, collaborando con Lorenzo Giorio, scenografo Rai di Torino, per la realizzazione di pannelli plastici a imitazione di vetrate artistiche. Nel 2004 si diploma come Operatrice delle Tecniche dell’Affresco presso Csea – Torino - e nel biennio 2005 - 2006 riceve l’incarico di docenza delle stesse per la sede staccata Csea di Cuorgnè (To). Espone a Palazzo Mostre e Congressi di Alba, selezionata tra i migliori 16 artisti nell’ambito del concorso L’arte E’ Anche Giovane. Al biennio risale la collaborazione con la Fondazione Cittadellarte di Michelangelo Pistoletto (Biella) per la ridipintura di ”Lovedifference”, un’opera che verrà ripresentata in un evento collaterale alla Biennale di Venezia. Ha esposto in Giappone al Fukuoka City Art Museum. Attualmente vive ed opera a Montà d´Alba (Cn). Info: www.Elenacasetta.it Achille Cevoli “Un gioco di sguardi, nella ricerca artistica di Achille Cevoli, ci racconta il dramma dell’uomo contemporaneo, il suo disagio nella città e la sua alienazione spirituale” Sabrina Falzone Achille Cevoli è nato il 14 ottobre 1955 a Napoli, dove vive e lavora. Ha conseguito nel 1974 il diploma di maturità d’arte applicata presso l’Istituto Statale d’Arte “Palizzi” di Napoli e nel 1980 il diploma di scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. E’ stato recensito da critici autorevoli come Achille Bonito Oliva e da giornali di rilievo come L’unità. Achille Cevoli ci racconta: <<Il fascino espressivo della fotografia prima e la contestualità del mezzo televisivo dopo, hanno accompagnato la mia ricerca estetica dagli anni ‘70 ai ‘90. L’approccio al personal-computer è stato il naturale proseguimento verso una sempre più approfondita indagine speculativa sul “segno” in quanto traccia antropologica del gesto creativo. Il computer traduce e veicola in tempo reale “segni” ed “immagini”, queste entità realizzano una loro incontrastata vita autonoma, nell’etere “i segni digitali” si oggettivizzano dal loro autore e sono, si può dire, in continuo divenire poiché colloquiano autonomamente con altri “segni” in una realtà eterea, fantasmatica, cosmica. Il “segno cosmico”, il “non segno” non lo si trova più inciso sulla roccia o impresso sul foglio di carta, esso levita nello spazio infinito del linguaggio alfanumerico, pur recando con sé le radici, il Dna di mille culture. L’osmosi tra la sperimentazione di nuovi linguaggi e tecniche storicizzate, come il mosaico o l’acquarello, crea terreno fertile per la produzione di nuovi percorsi>>. Info: www.Mediterranea-arte.com Riccardo Franzoni “Nel valore aulico della figurazione si nasconde l’enfasi narrativa di Riccardo Franzoni, poeta della natura. Con minuzia descrittiva l’artista si sofferma a raccontare la vita nei suoi molteplici aspetti” Sabrina Falzone Nasce a Brescia nel 1972; vive attualmente a Serle. Fin da bambino è appassionato al disegno e alle arti figurative in genere. Frequenta l’Istituto d’arte “Caravaggio” di Brescia, dove ottiene il diploma di maestro d’arte in decorazione pittorica. Nel 1993, nel medesimo istituto, consegue la maturità in arte applicata. Nel 1997 si diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano con il massimo dei voti. Frequenta saltuariamente lo studio dell’artista bresciano Gabriele Saleri. Dal 1998 al 2003 lavora presso una ditta specializzata di Desenzano del Garda nella tecnica dello strappo d’affresco. Nel 2004 apre il suo studio di pittura a Nuvolento, in provincia di Brescia; dal 2011 trasferisce lo studio nella sua abitazione a Serle. Insegna pittura e disegno presso alcuni istituti di Brescia. Predilige la tecnica della pittura ad olio, pur continuando ad eseguire anche strappi d’affresco. Tra i soggetti preferiti vi sono le nature morte di chiara matrice fiamminga, i ritratti ed anche scene sacre. Si dedica anche alla realizzazione di trompe l’oeil. Ha partecipato a diverse mostre personali e collettive, ottenendo consensi di critica e di pubblico. Sue opere sono presenti in collezioni private in Italia e all’estero. Info: www.Riccardofranzoni.com Giovanni Piscaglia - Video Art in proiezione nella Sala Europa “L’universale è il linguaggio stilistico del lavoro creativo di Giovanni Piscaglia, che riflette sull’esistenza e sull’inesauribile scenario del mito classico” Sabrina Falzone Giovanni Piscaglia nasce a Pesaro nel 1984, ottenuta la maturità Classica, si trasferisce a Bologna laureandosi nel 2008 in Scienze della Comunicazione, studia recitazione al Teatro Duse, sviluppando ed approfondendo gli interessi per il cinema, la letteratura ed il teatro. Dal 2007 frequenta a Milano la triennale di Video Design allo Ied Arti Visive nell’ambito del quale produce numerosi video di vari generi, dal cortometraggio al videoclip, e partecipa a collaborazioni esterne con il Comune di Milano, il Guggenheim di Venezia ed altri. In collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano realizza come regista il documentario sulla realizzazione dello spettacolo di Luca Ronconi “La compagnia degli uomini”. E’ stato vincitore al concorso “L’attimo Fuggente” alla Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro nel 2009 con “Macbeth” e nel 2010 con “Sacra Conversazione n°1 – 5 Vizi Capitali”. Presenta al Centro Arti Visive Pescheria una Videoinstallazione sperimentale che mette in scena il viaggio interiore di Odisseo, allegoria dell’uomo di fronte ai propri limiti. In un “koma” di bagliori ed oscurità il protagonista vive la suggestione di incontri e situazioni oniriche, alla ricerca del vero “nostos”, fine ultimo dell’esistenza. La possibilità di attingere all’enorme patrimonio narrativo ed immaginifico di un’opera così complessa e composita come l’Odissea costituisce la fertile base della sperimentazione artistica e formale di Odissea_koma_nostos. E ancora opere di: Luciano Besi Lauretta Barcaroli Anna Galli Valenberg Vesna Pavan Inaugurazione: Sabato 31 Marzo 2012 alle ore 18 con Aperitivo In mostra dal 31 marzo al 14 aprile 2012 Galleria Spazio Museale: Via Giorgio Pallavicino 29 20145 Milano - Italy Orari di apertura: mart-ven h.16-19; sabato h.10-12 Chiuso lunedì e festivi ed il 7 marzo per le Festività Pasquali. www.Galleriasabrinafalzone.com |
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A MILANO UNA SCUOLA DI MUSICA PER DUO PIANISTICO |
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Il 3 aprile alle ore 15.00 il presidente dell’ Associazione Musicale Duo Piano Onlus, Luigino Smiroldo insieme con il Direttore Artistico prof.Ssa Biljana Milakovic di Belgrado, incontrerà presso l’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano il dott. Antonio Calbi, direttore settore spettacolo moda e design, per presentare un progetto culturale internazionale per l´Expo 2015. Progetto che potrebbe prevedere a Milano il 1° festival internazionale piano duo con la partecipazione di concertisti e compositori internazionali di musica jazz, da camera, contemporanea, ecc., favorendone la divulgazione delle loro composizioni ma anche tavole rotonde, dibattiti, simposi, corsi di perfezionamento, mostra di pianoforti d´epoca ed altro, molto altro ancora. Tutto cio’ al fine di creare a Milano una scuola di musica per duo pianistico destinata ad aiutare tutte le persone, anche bambini di eta’ prescolare che versano condizioni di disagio fisico e psichico, economico, sociale o familiare e di emarginazione, ma anche allievi che frequentano qualsiasi scuola, cosi’ come giovani gia’ impegnati nel lavoro. Per informazioni o approfondimenti Associazione musicale duo piano onlusIl presidente Luigino Smiroldo Cel. 3297653884 Ginosmiroldo@alice.it Il direttore artistico Biljana milakovic Cel. 331 7265801 biljanam@libero.It |
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MILANO (VILLA NECCHI): DETTAGLI DI VITA E NUOVE VISIONI - OSTRA ORGANIZZATA DA FAI - FONDO AMBIENTE ITALIANO, FABRICA - LA CREATIVITÀ DEI GIOVANI DESIGNER DI FABRICA INCONTRA ’ARCHITETTURA DI VILLA NECCHI CAMPIGLIO |
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Venerdì 13 aprile 2012 apre al pubblico “Villa Necchi – Dettagli di vita e nuove visioni”, mostra organizzata da Fai - Fondo Ambiente Italiano, Fabrica – il centro di ricerca sulla comunicazione del Gruppo Benetton e alterstudio partners nelle stanze di Villa Necchi Campiglio, splendida residenza progettata dall’architetto Piero Portaluppi nel cuore di Milano. Protagonisti dell’esposizione - ideata e curata da Sam Baron, Matteo Schubert e Francesca Serrazanetti – saranno i prototipi di oggetti di design, arredamento e moda, ideati appositamente dal team internazionale dei giovani designer di Fabrica prendendo spunto proprio dalla storia, dall’architettura, dal mobilio e dai complementi d’arredo originali della Villa. Fino a domenica 6 maggio gli spazi di Villa Necchi si apriranno quindi al design contemporaneo, permettendo al pubblico di effettuare un’esperienza di visita originale e coinvolgente, che vedrà “dialogare” i nuovi oggetti con quelli del passato e farà rivivere, attraverso nuove visioni, lo stile di vita della famiglia Necchi-campiglio, rappresentanti di rilievo dell’alta borghesia industriale lombarda che negli anni Trenta del Novecento fece costruire questa eccezionale dimora, oggi di proprietà del Fai. E così, in un affascinante viaggio nei modi dell’abitare di ieri, il pubblico è invitato ad andare alla ricerca dei dettagli di arredamento di oggi. Potrà ad esempio scoprire in Biblioteca un tavolo angolare ispirato ai cassetti dei tavoli da gioco; apprezzare, nel Fumoir, l’eleganza di un set di attrezzi per il caminetto con base di marmo; stupirsi, nello Studio di Angelo Campiglio, di fronte a una sedia da viaggio in legno e cuoio; scoprire, nella Galleria del primo piano, una famiglia di scatole con dettagli in feltro e tessuto; ammirare, in Sala da Pranzo, un originale servizio di piatti che riprende il decoro del soffitto della stanza. Tutti gli oggetti e gli elementi d’arredo in mostra negli ambienti di Villa Necchi sono stati progettati dai designer di Fabrica e prodotti grazie al supporto di rinomate aziende italiane: Richard Ginori 1735, Zanotta, Moroso, Alessi, Agape, Moleskine, Italian Chair District, Bosa Ceramiche, Arrex Le Cucine, Nodus, Atelier F, Massimo Lunardon, Gallia e Peter, Francesco Lionetti, Vanzo Ferrobattuto, Sartori Marmi, Larioseta S.p.a., Vhernier De Vecchi Design, Firmenich. Per capire meglio il processo di ideazione dei prototipi, nel sottotetto della Villa sarà inoltre allestita una “mostra nella mostra”, con video, pannelli e schizzi di progettazione che spiegheranno le varie fasi di lavoro dei designer di Fabrica. Fabrica è il centro di ricerca sulla comunicazione finanziato dal Gruppo Benetton. E’ nato nel 1994 con l’obiettivo di coniugare cultura e industria e di offrire a giovani di tutto il mondo opportunità di crescita creativa e scambio multiculturale, attraverso lo sviluppo, sotto la guida di esperti, di progetti di comunicazione culturale e sociale nelle aree del design, comunicazione visiva, fotografia, interaction, video, musica, editoria. Ha sede a Treviso, nel complesso restaurato ed ampliato da Tadao Ando. Sito internet: www.Fabrica.it Orari: da mercoledì a domenica dalle ore 10 alle 18. Biglietto di ingresso alla Villa: Adulti 8,00 €; Bambini (4-12 anni) 4,00 €; Iscritti Fai gratuito. Per visitare la mostra è obbligatorio effettuare il normale percorso guidato, in quanto i prototipi sono posizionati nei diversi ambienti della Villa. Le visite guidate sono soggette a disponibilità di posti e orari, da verificare in biglietteria al momento dell´acquisto del biglietto. Per informazioni: Villa Necchi Campiglio, via Mozart 14 Milano; tel. 02-76340121 Per ulteriori informazioni sul Fai: www.Fondoambiente.it |
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MANTOVA (MUSEO DIOCESANO): VINCENZO GONZAGA. IL FASTO DEL POTEREFINO - 10 GIUGNO 2012
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Per la prima volta, al Museo Diocesano ‘Francesco Gonzaga’, 90 opere, tra gioielli, dipinti, armature, incisioni, tessuti, per lo più inediti, delineano la figura di Vincenzo I Gonzaga, duca di Mantova e del Monferrato dal 1587 al 1612, la cui corte si misurava per magnificenza e raffinatezza con le maggiori d’Europa.
L’esposizione ha una preziosa appendice nella reggia di Palazzo Ducale che, per l’occasione, apre tutti gli ambienti dell’appartamento ducale di Vincenzo.
Per la prima volta, fino al 10 giugno 2012, una mostra rivela la figura di VINCENZO I GONZAGA, splendido principe delle corti d’Europa che portò il ducato di Mantova a diventare un importante centro d’arte e la cui corte si misurava per sfarzo con quelle dei grandi regni europei e italiani.
Al Museo Diocesano ‘Francesco Gonzaga’ di Mantova, che esibisce tutta l’oreficeria superstite dei Gonzaga, l’esposizione dal titolo Il fasto del potere, curata da Paola Venturelli, con la collaborazione del Museo di Palazzo Ducale, presenta 90 opere - gioielli, dipinti, armature, incisioni, libri, lettere, tessuti - molte delle quali inedite o note solo agli specialisti, che offrono la percezione di un’età incomparabile, riassunta in un uomo che segnò per l’Europa intera l’apice della magnificenza.
Il percorso espositivo ha una preziosa appendice nella reggia di Palazzo Ducale che, per l’occasione, apre tutti gli ambienti dell’appartamento di Vincenzo.
Vincenzo I Gonzaga (Mantova, 1562-1612) era legato da parentela o da altri vincoli alle maggiori corti del continente. Filippo II di Spagna lo insignì del Toson d’oro, il papa Paolo V elesse suo figlio Ferdinando cardinale, il re di Francia Enrico IV era suo cognato, sua moglie Eleonora de’ Medici, sua sorella Margherita divenne duchessa di Ferrara, la nuora Margherita di Savoia, la figlia Margherita divenne duchessa di Lorena, sua madre Eleonora era figlia dell’imperatore, e un’altra sua figlia Eleonora sposò l’imperatore Ferdinando II. Quanto a lui, egli cinse una duplice corona ducale, di Mantova e del Monferrato. Pur signore di uno stato di limitata estensione e di modeste risorse, volle dimostrare di non essere da meno di un re, e anzi di distinguersi dai suoi presunti pari per singolarità di iniziative (talora sino alla stravaganza), larghezza di mezzi (regalmente ignorando i vincoli di bilancio), inesausto appagamento delle proprie passioni (gli amori, le feste e il gioco d’azzardo).
La mostra evoca i fasti di un personaggio così esuberante attraverso capolavori di grande qualità, come i ritratti. Particolarmente interessante è il raffronto tra quelli del padre, il duca Guglielmo, presente con un inedito e con il ritratto ufficiale, e quelli di Vincenzo, che misurano il repentino passaggio da un’epoca di austerità a una di appariscente grandeur. Se da un lato il padre si volle rappresentato vestito di nero in un modesto interno, il figlio appare già subito, nel ritratto dell’incoronazione, ammantato di ermellino, con scettro e corona, mentre in altri successivi volle esibire di sé, nell’abbigliamento, nelle insegne e negli ornamenti, le virtù guerresche, la raffinatezza, i titoli di gloria. Elementi suggeriti anche da un’armatura brunita con borchie d’oro che si vuole appartenuta a lui, monete e medaglie da lui coniate, un vessillo militare, un piatto su cui compaiono congiunti lo stemma Gonzaga e quello de’ Medici, memoria delle nozze con Eleonora.
Non mancano inoltre tele che ricordano l’apporto di Vincenzo al museo di famiglia, la celebre “celeste Galeria”.
Molto ricca è anche la sezione documentaria, con libri, disegni, manoscritti e stampe dell’epoca che riportano alla memoria le feste, le musiche e i testi teatrali composti per lui, le mappe e i volumi sulle glorie del casato, le figure degli illustri personaggi che frequentavano la corte.
Una documentazione particolare si occupa di un’impresa che Vincenzo vantò forse più di tutte, tanto da non esitare a mettersi in concorrenza con il re di Spagna che conferiva l’onorificenza del Toson d’oro. In occasione delle nozze del primogenito, il duca di Mantova istituì l’ordine cavalleresco che intitolò al Redentore, in rapporto con l’eminente reliquia venerata a Mantova, denominata del Preziosissimo Sangue di Gesù. Di quest’ultima viene esposto il reliquiario d’oro - per l’occasione integrato delle componenti solitamente custodite a parte - che i Gonzaga trattenevano presso di sé, nella basilica palatina. Al suo fianco, vengono presentati gli stemmi di alcuni cavalieri, nonché un disegno e un dipinto raffigurante, in tutta la sua sontuosità, il collare d’oro, insegna dell’ordine.
Nulla però può dare la percezione del fasto di cui si circondò il duca Vincenzo meglio dei capolavori di oreficeria da lui acquisiti. In mostra sono raccolti tutti quelli superstiti, salvatisi da dispersioni e saccheggi. Tra questi, la monumentale croce donatagli dal papa Clemente VIII, che con esuberanza di forme e singolarità dei materiali unifica scultura, pittura e architettura. O ancora, la grande urna in ebano di Santa Barbara, minuziosamente decorata in oro all’interno e all’esterno, che presenta grandi specchiature e raffinate colonnine tortili all’apparenza di vetro, in realtà di quarzo.
E tra le altre opere, lo splendido pendente donatogli per il battesimo, un trionfo di oro, gemme e smalti, impiegati a profusione ma in calcolato rapporto con un chiaro messaggio di professione di fede. Se infatti, la scena biblica dell’adorazione del vitello d’oro - simbolo della falsa fede - è raffigurata nella piatta faccia posteriore, destinata a restare nascosta, quella che dimostra la fede autentica è riassunta a rilievo nella faccia da esibire, con il monogramma del Redentore scritto in diamanti.
Il duca di Mantova fu un uomo la cui prodigalità rasentava l’incredibile: è stato calcolato che nei suoi venticinque anni di regno sia riuscito a spendere oltre venti milioni di scudi, dieci volte di più di quanto il padre, il duca Guglielmo, gli lasciò in eredità.
Questi soldi, tuttavia, non furono solamente dilapidati. Con essi, arricchì la reggia di bellissimi ambienti, di un teatro, di uno scientifico “giardino dei Semplici”, di opere d’arte con cui incrementò i tesori della “celeste Galeria”; fece scavare l’immensa cripta dell’albertiana basilica di Sant’Andrea e costruire la raffinata palazzina di caccia di Bosco Fontana e l’imponente cittadella di Casale Monferrato. Ebbe al proprio servizio Peter Paul Rubens, che a Mantova diede la prima misura del suo genio; ospitò a corte, liberandolo dal carcere di Ferrara, Torquato Tasso, e con lui, tra i tanti attori cantanti musici e scrittori, anche Claudio Monteverdi, il quale, proprio per Vincenzo, scrisse l’Orfeo, dando inizio alla storia del melodramma.
Accompagna la mostra, una serie di iniziative collaterali: conferenze, visite guidate, concerti, cene a tema contribuiscono a immergere il visitatore nelle atmosfere di corte dei Gonzaga. Catalogo: Edizioni Publi Paolini Mantova |
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MILANO (PALAZZO REALE): GLI ARTISTI ITALIANI DELLA COLLEZIONE ACACIA - ASSOCIAZIONE AMICI ARTE CONTEMPORANEA - A CURA DI GEMMA DE ANGELIS TESTA E GIORGIO VERZOTTI
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Promossa dal Comune di Milano - Cultura, Moda, Design, Palazzo Reale e Associazione Acacia, si apre dal 12 aprile al 24 giugno 2012, nella centralissima sede espositiva milanese, la mostra “Gli artisti italiani della Collezione Acacia-associazione Amici Arte Contemporanea”. L’evento espositivo, curato da Gemma De Angelis Testa – Presidente di Acacia - e Giorgio Verzotti, propone al pubblico circa trenta opere di artisti della collezione d’arte contemporanea dell’associazione. Tutte le forme espressive delle arti visive sono qui rappresentate, dalla pittura alla scultura, dalla fotografia al video all’installazione. In mostra si ammirano lavori di Mario Airò (vincitore della prima edizione del Premio Acacia), Rosa Barba, Vanessa Beecroft, Gianni Caravaggio, Maurizio Cattelan, Roberto Cuoghi, Lara Favaretto, Francesco Gennari, Sabrina Mezzaqui, Marzia Migliora, Adrian Paci, Paola Pivi, Ettore Spalletti, Grazia Toderi, Luca Trevisani, Marcella Vanzo, Nico Vascellari e Francesco Vezzoli. Ogni artista vanta riconoscimenti nazionali ed internazionali. Acacia è un’associazione privata, senza fine di lucro, che incarna il ruolo di collezionista attivo, attento ai problemi culturali della propria città e, in generale, del proprio Paese. La promozione ed il sostegno dell’arte e del lavoro di giovani artisti italiani è tra gli scopi principali dell’associazione. In quest’ottica Acacia sin dalla sua costituzione sta lavorando alla creazione di una collezione di opere d’arte contemporanea italiane. Un impegno che va di pari passo con la volontà dei soci dell’associazione di stimolare – attraverso diverse forme di collaborazione con le istituzioni pubbliche – la creazione di un museo di arte contemporanea al quale affidare la collezione stessa che è in continua crescita. Dalla sua nascita, inoltre, l’associazione ha istituito il Premio Acacia per l’arte contemporanea che ogni anno viene assegnato ad un artista italiano ‘under 40’ a riconoscimento del suo lavoro in ambito nazionale ed estero e che viene inserito nella collezione. “La collezione – commenta a proposito Gemma De Angelis Testa – costruisce una memoria di vicende culturali, di incontri e di stimoli affascinanti che riflettono le idee e le poetiche del nostro tempo. Aprendo al pubblico la nostra raccolta vogliamo certamente proporre un evento culturale strettamente connesso al tempo che stiamo vivendo ma, nello stesso momento, iniziare un dialogo attivo e propositivo, perché l’arte contemporanea non rimanga appannaggio di pochi, bensì sia promossa, conservata e tutelata.” L’esposizione a Palazzo Reale da un lato testimonia l’operato di Acacia e dall’altro propone una riflessione sull’attuale panorama dell’arte italiana di ultima generazione, che ha dato la spinta propulsiva alla creazione della collezione nell’ottica di una nuova forma di ‘mecenatismo collettivo’. Il filo rosso, il comune denominatore che lega tutti gli artisti in mostra è il rifiuto di considerare l’arte come un esercizio formale, vuoto e puramente autoriferito. Giorgio Verzotti – co-curatore della mostra – sottolinea, inoltre, che lo spirito che pervade i protagonisti del panorama contemporaneo italiano è la tensione verso un rapporto autentico con la realtà che spesso si tinge di ironia sino a diventare, a volte, critica estrema e vera provocazione. E continua: “sono gli anni in cui in Italia ha cominciato a funzionare quello che viene definito ‘il sistema dell’arte’: vale a dire un organismo ben articolato al suo interno, un campo di sinergie pubbliche e private che insieme hanno finalmente svolto il ruolo di promotori dell’arte. Questa mostra è una delle tante conseguenze della ritrovata vitalità del sistema italiano”. La mostra presenta per la prima volta al pubblico il lavoro di Rosa Barba, vincitrice del Premio Acacia 2012: “Theory in order to Shed Light”. I suoi lavori sono definiti “sculture filmiche”, l’artista infatti ama esprimersi attraverso l’uso del video che smembra nei suoi elementi strutturali: parole, musica, immagini e luce. La parola è la parte che più interessa Rosa Barba: frasi intere o testi vengono proiettati sulle pareti, accompagnati dal commento di voci fuori campo o dalla musica. Rosa Barba utilizza vecchi proiettori cinematografici collegati a strumentazioni di moderna tecnologia. Accompagna la mostra un catalogo pubblicato da Silvana Editore con testi critici di Gemma De Angelis Testa e Giorgio Verzotti. L’evento si avvale del contributo di sponsor attenti al mondo dell’arte: Testapertesta, Deutsche Bank, Vhernier e Opencare. Www.acaciaweb.it - www.Comune.milano.it/palazzoreale |
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EPSON E FONDAZIONE RATTI ALL’AVANGUARDIA: PRESENTATA MONNA LISA - LA STAMPANTE CHE HA CAMBIATO IL MERCATO DEL TESSILE
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Nata dall’unione dell’esperienza tessile comasca con la tecnologia inkjet Epson, Monna Lisa si è recentemente evoluta in Monna Lisa Evo, per offrire ancora maggiore produttività, affidabilità e qualità al settore della stampa tessile digitale. Mantenendo tutta la sua ecosostenibilità, che le ha permesso di ricevere la "Green Label". Le aziende tessili valutano sempre più positivamente la possibilità di poter contare su sistemi di stampa digitale veloci, affidabili e versatili con costi altamente competitivi. Per rispondere a queste esigenze, nel 2003 è nata Monna Lisa, risultato dell’esperienza di tre aziende: Epson, F.lli Robustelli e For.tex, che, insieme, sono state capaci di integrare la più avanzata tecnologia di stampa inkjet piezoelettrica Epson in processi innovativi avanzati per il settore tessile. Il mercato mondiale della stampa tessile digitale vale oggi circa l’1-2% di quella tradizionale, quantificato in 27 miliardi di m2 ma registra un elevato trend di crescita che viene stimato superiore al 25% (fonte Dr. Provost-dyer Digital 1-2012). In questo quadro fortemente dinamico, è stata presentata di recente Monna Lisa Evo, una ulteriore evoluzione nel campo delle tecnologie di stampa tessile, che contribuirà a influenzare i processi produttivi, suggerire nuovi modelli di business e supportare i processi creativi del settore. Anche in termini di produzione Monna Lisa si segnala sul mercato nazionale: basti pensare che, solo lo scorso anno, sono stati stampati con Monna Lisa ben 18 milioni di m2 di tessuto, circa il 50-60% di tutta la produzione digitale italiana: quasi il doppio dell’isola di Capri! Tutto ciò assicurando tempi di produzione drasticamente ridotti, campionature a costi decimati e un’elevata qualità su diversi tessuti e disegni: caratteristiche cruciali nel mondo dell’alta moda e più in particolare in tutto il settore del tessile e dell’abbigliamento di alta qualità. Una tecnologia verde e in continua evoluzione La meccanica e l’elettronica di Monna Lisa Evo, realizzate da Robustelli, sono racchiuse in un sistema compatto e versatile, che si integra con qualsiasi tecnologia di introduzione o Comunicato Stampa asciugamento del tessuto. In più questa nuova versione incorpora le nuove testine di stampa piezoelettriche Epson T2 ad alta risoluzione, che permettono di incrementare notevolmente la velocità di produzione (fino a 700 m2 /ora) e la precisione della stampante per qualsiasi tipologia di disegno o tessuto. In più per la particolare attenzione all’ambiente e l’elevato risparmio energetico, Monna Lisa Evo ha ottenuto la "Green Label" per l’ecosostenibilità, progetto promosso da Acimit e supportato dal Ministero per lo Sviluppo Economico e dall’Istituto per il Commercio Estero. Gli inchiostri Genesta utilizzati da Monnalisa Evo, a base d’acqua, sono creati appositamente per consentire precisione e resistenza delle stampe su tessuto e coprono uno spazio colore ampio e perfettamente bilanciato. Sviluppati da Epson in collaborazione con For.tex, questi speciali inchiostri sono formulati prestando particolare attenzione all’ambiente. La Fondazione Antonio Ratti nasce nel 1985 dal desiderio del suo fondatore Antonio Ratti di trasformare la sua passione personale per l’arte e il tessuto in una realtà attiva nel mondo della cultura. La Far ha come fine la promozione di iniziative, ricerche e studi di interesse artistico, culturale e tecnologico in campo tessile e dell´arte contemporanea. Presieduta da Annie Ratti e diretta da Marco De Michelis, si dedica ad approfondire la storia e la cultura del passato, ad indagare le tendenze attuali della cultura nazionale ed internazionale, ad analizzare i cambiamenti nel costume e nell’arte, avvalendosi quando è possibile della collaborazione con altre istituzioni. Attraverso le attività della Far, studiosi del tessile e dell´arte contemporanea, intellettuali e artisti affermati, insieme a giovani promesse, hanno l´opportunità di approfondire le proprie ricerche, di produrre nuovi lavori, di raggiungere il pubblico più vasto degli appassionati, la critica più aggiornata, le istituzioni più prestigiose, pubbliche e private. Nel 1995 la Far ha contribuito alla creazione dell´Antonio Ratti Textile Center al Metropolitan Museum of Art di New York, uno spazio di 2300 mq dove sono state raccolte e catalogate tutte le collezioni tessili del Museo americano. Dalla primavera del 2010, la sede della Fondazione occupa la bellissima Villa Sucota, lungo il Km della conoscenza che congiunge Como con Cernobbio, con nuove e più ampie disponibilità di spazi e di attrezzature che hanno consentito un ampliamento delle sue attività. Il Museo Studio del Tessuto della Far nasce ufficialmente nel 1998 per volontà di Antonio Ratti che intende aprire al pubblico le proprie collezioni di tessili antichi. Esso costituisce l´esito finale di un percorso di raccolta, conservazione, catalogazione iniziato per finalità personali-professionali e culminato nella consapevolezza della valenza pubblica di ciò che si è collezionato. Nel 1995 si avvia il progetto del catalogo informatizzato della collezione, attualmente consultabile online sul sito www.Fondazioneratti.org. Nel 2011 si è svolta la prima edizione del Corso Superiore di Design del Tessuto (in collaborazione con Mantero Seta Spa e Ratti Spa). Il corso è rivolto a giovani designer provenienti da tutto il mondo, che lavorano sotto la guida di un visiting professor di fama internazionale. Dal 1988 la Fondazione Antonio Ratti è impegnata nell’indagine dei linguaggi e delle ricerche nel campo delle arti visive, con una particolare attenzione per l’arte contemporanea. Le attività della Fondazione in questo senso sono legate alla formazione, alla riflessione teorico critica e alla creazione di network che favoriscano la circolazione del pensiero. Tra le principali attività ci sono il Corso Superiore di Arti Visive diretto da Annie Ratti e nato nel 1995 dal precedente Corso Superiore di Disegno e il recente progetto “La Kunsthalle più bella del mondo”, un ciclo biennale di conferenze e incontri sulle pratiche espositive dell’arte contemporanea, iniziato nell’ottobre del 2010 in la collaborazione con la Camera di Commercio di Como. La Fondazione Antonio Ratti dispone anche di una biblioteca specializzata negli ambiti del tessile e dell´arte contemporanea e aperta al pubblico dal 2010.Il Gruppo Seiko Epson Epson, leader mondiale nell’innovazione e nell’imaging, ha come impegno primario quello di superare la visione e le aspettative dei clienti, in tutto il mondo, con tecnologie che garantiscono compattezza, riduzione del consumo energetico, alta precisione, attraverso una gamma di prodotti che va dalle stampanti, ai videoproiettori 3Lcd per il business e la casa, sino ai dispositivi elettronici e al quarzo. Con capogruppo Seiko Epson Corporation che ha sede in Giappone, il Gruppo Epson conta quasi 75.000 dipendenti in 100 società nel mondo ed è orgoglioso di contribuire alla salvaguardia dell´ambiente naturale globale e di sostenere le comunità locali nelle quali opera. info: Http://global.epson.com |
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LA DIVINA COMMEDIA NELL’ANTICA CAVA DI ORNAVASSO |
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L’antica cava di marmo rosa di Ornavasso diventa lo scenario per una suggestiva rappresentazione della Divina Commedia, con i canti più belli messi in scena e accompagnati da ballate di corte e musiche medievali. Domenica 29 aprile alle 15, con repliche alle 18 e alle 21, l’attrice Anna Cuculo darà vita ai personaggi immortali di Paolo e Francesca, Ulisse, il conte Ugolino, accompagnata dall’esecuzione dal vivo delle musiche dei pellegrini diretti a Santiago de Compostela. Per informazioni: tel. 0324 34- 6102 - fax 0324 240212 - cell. E biglietteria 366 5314145. http://www.anticacava.it/ |
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TRENTO: NUOVO MUSEO DELLE PALAFITTE DI FIAVÉ |
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Straordinari reperti in legno per ricostruire la vita degli abitanti del Trentino preistorico.L’appuntamento per tutti gli appassionati di archeologia, ma non solo, è sabato 14 aprile 2012 in Trentino, dove verrà inaugurato il nuovo Museo delle palafitte di Fiavé, una delle 111 località che costituiscono il sito dedicato alle palafitte preistoriche dell’arco alpino entrate a far parte della lista del Patrimonio mondiale dell´Unesco. Il museo, curato dalla Soprintendenza per i Beni librari archivistici e archeologici della Provincia autonoma di Trento, racconta le vicende dei diversi abitati palafitticoli succedutisi lungo le sponde del lago Carera, bacino di origine glaciale, tra tardo Neolitico ed età del Bronzo. Gli scavi hanno portato alla luce resti di capanne costruite sulla sponda lacustre (3800 - 3600 a.C), ma anche secondo il classico modello della palafitta in elevato sull’acqua (1800 - 1500 a.C.). Un’evoluzione di questa tipologia sono le capanne su pali ancorati ad una complessa struttura a reticolo adagiata lungo la sponda e sul fondo del lago (1500 - 1300 a.C.). Negli ultimi secoli del Ii millennio a.C. L’abitato si spostò sul vicino Dos Gustinaci, dove sono state rinvenute abitazioni con fondazioni in pietra. L’eccezionale stato di conservazione non solo dei pali, ma anche di molti altri materiali organici, rende queste palafitte particolarmente affascinanti, consentendo di penetrare in aspetti della vita delle comunità preistoriche generalmente sconosciuti. Il museo espone una selezione degli straordinari oggetti, rinvenuti dagli archeologi nel corso delle ricerche, che suscitano stupore per la loro modernità. Sono migliaia i materiali caduti in acqua, accidentalmente o gettati al tempo delle palafitte, preziose testimonianze di notevoli conoscenze tecniche e costruttive e di abilità artigiana. Si tratta di vasi in ceramica, ma anche di monili in bronzo e – rarissimi all’epoca – in ambra baltica e in oro. Una collezione unica in Europa è quella costituita dai circa 300 esemplari di oggetti in legno: stoviglie e utensili da cucina, fra i quali tazze, mestoli, vassoi, strumenti da lavoro come secchi, mazze, falcetti, trapani, manici per ascia, oltre ad un arco e alcune frecce. Le particolari condizioni ambientali dei depositi lacustri hanno restituito persino derrate alimentari come spighe di grano, corniole, nocciole, mele, pere. Un intero piano del museo è dedicato alla ricostruzione della vita quotidiana al tempo delle palafitte: un’esperienza unica che permette di immergersi nell’atmosfera del villaggio palafitticolo di 3500 anni fa! Oltre al grande plastico che ricostruisce il villaggio “Fiavé 6”, diversi ambienti svelano di volta in volta il lavoro di contadini e pastori, la vita attorno al focolare domestico, la cucina, la moda, i segreti di metallurghi e cacciatori. Di particolare suggestione sono anche i modellini ricostruttivi, i filmati e gli elementi scenografici che richiamano i pali di supporto delle palafitte. Il progetto scientifico del museo è di Paolo Bellintani e Luisa Moser, archeologi della Soprintendenza trentina, mentre l’allestimento è dell’architetto Franco Didoné. Grafica e scenografie sono state curate da Gruppe Gut – Officina di design. I filmati sono stati realizzati da Format, Centro Audiovisivi P.a.t. Il grande plastico che ricostruisce un villaggio palafitticolo dell’Età del Bronzo è opera di Gigi Giovanazzi. Museo delle Palafitte di Fiavé Fiavé (Trento), via 3 Novembre Inaugurazione sabato 14 aprile ore 14.30 Orari 15 - 22 aprile: tutti i giorni ore 10-18 23 aprile - 19 giugno / 21 settembre - 30 novembre: sabato, domenica e festivi ore 14-18 negli altri giorni visite per gruppi su prenotazione 20 giugno - 20 settembre: da martedì a domenica ore 10-18 Info: Provincia autonoma di Trento, Soprintendenza per i Beni librari archivistici e archeologici, Ufficio Beni archeologici - Via Aosta, 1 38122 Trento - tel. 0461 492161 - fax 0461 492160 - sopr.Librariarchivisticiarcheologici@provincia.tn.it - www.Trentinocultura.net/archeologia.asp - info.Soprarcheologica@provincia |
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MILANO (MUSEO DIOCESANO): IL CICLO D’INCONTRI I COLORI NELL’ARTE - DAL 28 MARZO AL 23 MAGGIO 2012
A CURA DI STEFANO ZUFFI
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Al Museo Diocesano di Milano (Corso di Porta Ticinese, 95), dal 28 marzo al 23 maggio 2012 si terrà il ciclo d’incontri I Colori Dell’arte. Origine, simboli e significati. Ogni mercoledì dalle 17.30 alle 19.00, Stefano Zuffi, storico dell’arte, si occuperà di un aspetto che attraversa i millenni e i cambiamenti del gusto qual è l´uso del colore nelle arti figurative, sia dal punto di vista tecnico che per le forti implicazioni sentimentali e simboliche. Partendo dagli aspetti chimici e dalla percezione dell´occhio umano, proponiamo un viaggio dall´archeologia all´arte contemporanea, alla scoperta dei "valori" trasmessi dai vari colori, e dell´uso che ne hanno fatto gli artisti nel corso del tempo e delle culture. Attraverso gli esempi di sette diversi colori nell’arte (bianco, nero, blu, giallo, rosso, verde e oro) si vedrà come nel dipanarsi dei tempi e delle culture i significati simbolici si siano intrecciati con ricerche tecniche e chimiche, combinandosi poi con altre discipline, come la poesia e la musica. La partecipazione prevede un costo di 10 euro per ogni singola lezione; 65 euro per l’intero corso. Questo il programma: 28 marzo: Trattati e teorie del colore, dall’interpretazione simbolica all’approccio scientifico 4 aprile: Bianco: purezza e mistero 11 aprile: Nero: la paura e l’eleganza 18 aprile: Blu: sobrio e preziosissimo 2 maggio: Giallo: la forza del sole, ma anche la malattia 9 maggio: Rosso: esplosione di sentimenti 16 maggio: Verde: la speranza della natura 23 maggio: Oro: il potere e la gloria Milano, febbraio 2012 Ciclo d’incontri I Colori dell’arte. Origine, simboli e significati Ogni mercoledì, dal 28 marzo al 23 maggio, dalle 17.30 alle 19.00. Milano, Museo Diocesano, Sala dell’Arciconfraternita (Corso di Porta Ticinese, 95) Costi di iscrizione: 10 euro per le singole lezioni; 65 euro tutto il corso Prenotazioni e informazioni - Tel 02 89420019 Programma completo su www.Museodiocesano.it |
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MILANO (GALLERIA GIO’ MARCONI): INSTALLATION VIEW COMCORRODER 27 -- 31 MARZO
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In occasione dell’ultima settimana di apertura delle mostre “Glow Rod Tanning With…” e “Comcorröder” la galleria Giò Marconi è lieta di annunciare che le artiste saranno presenti per realizzare un servizio fotografico all’interno degli spazi della galleria. Gli scatti saranno successivamente pubblicati in un catalogo. Dal 27 al 31 marzo 2012 i dipinti di Kerstin Braetsch si offriranno come backstage per la presentazione degli abiti realizzati da Adele Roeder, immortalati dagli scatti del fotografo Lucas Knipscher. Con il progetto “Comcorröder” Adele ha allestito un vero e proprio pop up store: sull´esempio dell´Atelier Simultané di Sonia Delaunay, Adele propone dei capi d´artista assolutamente personalizzabili attraverso la scelta dei modelli e delle stoffe. Il ruolo del collezionista / acquirente è fondamentale: nel "negozio" è possibile vedere i tessuti realizzati su design di Adele e indossare i façon, i modelli in mussola bianca, su cui saranno proiettate le possibili e diverse soluzioni. L’artista, in prima linea nel negozio ad accogliere i clienti, li assiste nella scelta per tutta la durata del progetto; fanno da cornice elementi di design di Franco Albini e Martino Gamper, e le opere d´arte di Adele Roeder e Kerstin Breatsch. Info: info@giomarconi.Com |
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MILANO: AL MUSEO DEL NOVECENTO TRE NUOVE MOSTRE DEDICATE ALLE TECNICHE E AGLI AUTORI DEL VENTESIMO SECOLO
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Sono state presentate alla stampa in Sala Fontana tre nuove mostre allestite presso il Museo del Novecento. La prima, intitolata “Tecnica mista – come è fatta l’arte del Novecento”, è allestita nella manica lunga al piano terra del Museo ed è curata dalla direttrice Marina Pugliese. Realizzata in collaborazione con Electa e Civita, la mostra propone di gettare lo sguardo dietro le quinte dell’arte del Novecento, per capire come e perché gli artisti hanno inventato nuove tecniche come il collage, l’assemblaggio e il fotomontaggio, oppure utilizzato nuove classi di materiali o di dispositivi, quali la plastica e il video. Trovano spazio in mostra anche la performance,l’uso del suono in arte e l’installazione, la tipologia di opera più rappresentativa della contemporaneità. La mostra propone anche opere del patrimonio del Museo del Novecento poco note come Rossogiallonero (1968) di Carla Accardi, appena restaurate come Coma(2000) di Alexander Brodsky, nuove donazioni come la Scultura da prendere a calci (1960) di Gabriele De Vecchi e le opere di Andrea Mastrovito e Marta dell’Angelo. Lungo il percorso espositivo, si troveranno dei rimandi ad opere pertinenti, per temi e tecniche, che sono esposte all’interno del Museo. I temi affrontati in mostra riprendono quelli contenuti in un saggio pubblicato da Bruno Mondadori nel 2006, Tecnica mista, che negli anni passati ha costituito un valido strumento di studio di molte delle opere attualmente esposte in museo. Per l’occasione, il testo viene ripubblicato dalla stessa casa editrice fungendo così da catalogo per i visitatori. Durante il periodo di apertura della mostra, ai più giovani – tra i 5 e i 10 anni – è offerta la possibilità di acquistare una breve pubblicazione (Panini Editore) che, attraverso semplici attività, li aiuta a comprendere e ad avvicinarsi alle tecniche illustrate e alle opere esposte lungo il percorso e in museo. Inoltre il sabato, la domenica e subito dopo la chiusura delle scuole per le vacanze estive, Civita organizza per i bambini dei laboratori didattici sui temi della mostra. Infine, per “Tecnica Mista” Storyville ha realizzato una nuova audioguida. Un percorso sonoro con le voci della curatrice, di esperti e studiosi e di molti degli artisti esposti che accompagna i visitatori alla scoperta dei nuovi modi di “fare arte”, svelando le tecniche del creare contemporaneo. La seconda, “Beppe Devalle – Collage degli anni Sessanta”, è ospitata nella Sala Focus, sempre al piano terra del Museo, e mette in mostra, a cura di Flavio Fergonzi, un nucleo di altri quindici collagesrealizzati nei primi anni Sessanta e Salem (1965), recente dono dell’artista al Museo. In quegli anni Devalle usava ritagli di newsmagazinesamericani o vecchie riviste di moda per sperimentare nuove regole di montaggio, potenziando la tensione tra i margini del ritaglio e i profili dell’oggetto fotografato, dando vita a un nuovo rapporto tra il soggetto e il foglio che lo ospita. Con i collages, Devalle rispose così a una nuova esigenza artistica, cui la pittura non sapeva più dare risposte. La terza mostra, allestita nelle teche degli Archivi del Novecento, al 4° piano del Museo, si intitola “Il disegno della scrittura: I libri di Gastone Novelli”. Curata da Marco Rinaldi, l’esposizione è dedicata ai libri realizzati dall’artista, compresi quelli da lui illustrati con opere di grafica e disegni. I libri di Gastone Novelli, presentati per la prima volta nella loro interezza, costituiscono una testimonianza, ricca e preziosa, del complesso rapporto tra immagine e scrittura che caratterizza la poetica dell’artista dalla fine degli anni Cinquanta in poi: l’intimo legame della sua pittura con la letteratura e la poesia, ma anche con la cultura di massa e l’impegno politico. Info 02 88444061 - www.Museodelnovecento.org |
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MILANO: LA ROTONDA DELLA BESANA DIVENTA UNO SPAZIO CREATIVO E CULTURALE DEDICATO AI BAMBINI
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La Rotonda della Besana diventa un luogo dedicato alla creatività e alla cultura dei bambini. È stata approvata oggi dalla Giunta, infatti, la delibera sulle linee di indirizzo per la concessione dello spazio Creativo e Culturale dei Bambini e dei Ragazzi in via Enrico Besana 12. La Rotonda della Besana, sia per la sua collocazione sia per la sua specifica conformazione, è il luogo ideale per ospitare in modo continuativo iniziative destinate all’infanzia, quali esposizioni, momenti ludici e culturali, spazi di creatività, laboratori per i bambini nonché iniziative di gioco. “Un passo ulteriore per ridare forza e identità ai luoghi storici dell’arte a Milano – ha affermato l’assessore alla Cultura Stefano Boeri – e per procedere con la costruzione del Met, il Museo esteso sul territorio, un grande progetto di rigenerazione della cultura della nostra città, che prevede che ogni spazio espositivo civico a Milano abbia una sua chiara identità. La Besana dedicata ai bambini di Milano, come il rilancio di Palazzo Reale e del Pac, o il nuovo museo dell´Ansaldo dedicato all’interculturalità, sono scelte strategiche che danno forza e attrattività a Milano come capitale internazionale di una cultura diffusa ed esaustiva”. L’individuazione del concessionario avverrà a mezzo gara ad evidenza pubblica con l’approvazione della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggio. I soggetti interessati dovranno essere legati al territorio e avere un’esperienza solida e documentata. La durata della concessione sarà di 8 anni, rinnovabili per altri 6, e il concessionario si farà carico dell’allestimento e dei costi di gestione, garantendo la fruibilità dello spazio per 6 giorni alla settimana per almeno 11 mesi l’anno. Il canone di concessione d’asta è pari a 139mila euro l’anno, che sarà suscettibile di variazioni |
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TRIESTE (MUSEO STORICO DEL CASTELLO DI MIRAMARE: GLI ANTICHI MAESTRI - MASSIMILIANO D´ASBURGOE LE OPERE PITTORICHE NEL CASTELLO DI MIRAMARE - FINO AL 3 GIUGNO 2012
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Prosegue con grande successo il ciclo di appuntamenti artistici e culturali ideati dal Museo Storico del Castello di Miramare di Trieste per celebrare l’anniversario dei 150 anni dall’insediamento di Massimiliano d’Asburgo e Carlotta del Belgio nella loro dimora con la mostra gli antichi Maestri. Massimiliano d´Asburgo e le opere pittoriche nel Castello di Miramare allestita fino al 3 giugno 2012. L´esposizione illustra una selezione della collezione pittorica della nobile coppia conservata nei depositi del Museo Storico del Castello di Miramare. Se nella precedente mostra - “Il sogno di Massimiliano e Carlotta. Miramare 1860” - conclusasi il 14 febbraio scorso, si presentavano opere prevalentemente ottocentesche, in questa occasione si vuole invece sottolineare il fascino che esercitò su Massimiliano l´arte del passato. Il precoce interesse verso il mercato antiquario permise infatti al giovane arciduca di costituire una raccolta pittorica arricchita anche da opere di antichi maestri, acquistate, spesso su consiglio di esperti del settore, presso rinomate botteghe d´antiquariato a Vienna e a Venezia. Un nucleo di dipinti che ben riflette i gusti collezionistici dei committenti, da cui traspare la preferenza accordata alla scuola italiana, tedesca e fiamminga dei secoli Xvi-xviii, come dimostrano i lavori legati alla cerchia di Bernardo Strozzi o il Ciclo dei mesi, stagioni ed elementi di Jan van den Hoecke, le allegorie del Gusto e dell´Odorato di Johann Heinrich Schönfeld. A conferma dell´attenzione riservata alle attività culturali che promuovono la storia e la collezione del Castello, da aprile alcune opere del Museo Storico di Miramare saranno inoltre protagoniste di una speciale mostra presso Il Museo Belvue di Bruxelles in Belgio, patria natale di Carlotta. Info: Museo Storico del Castello di Miramare - Viale Miramare, 34151 Trieste - www.Castello-miramare.it - Tel. (+39) 040.224143 - Fax (+39) 040.224220 - info@castello-miramare.It |
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MAG: IL MITO DEL GARDA ATTRAVERSO LO SGUARDO DEI LOTZE
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I Lotze: le loro immagini all´albumina hanno contribuito a diffondere nel Continente il mito del Grande Lago Blu, il Garda. Dal 30 marzo al 10 giugno 2012, il Mag Museo Alto Garda propone una ampia retrospettiva delle loro mitiche fotografie. 120 stampe vintage, di cui un buon numero inedite, tutte della dinastia italo-tedesca dei Lotze. Ad ospitare la grande esposizione è la Fortezza Asburgica che affonda le proprie fondamenta entro le acque del Lago, a Riva del Garda. La mostra è promossa dal Mag e curata da Alberto Prandi. I Lotze scesero a Verona da Monaco alla metà dell´Ottocento. Il capostipite Moritz Lotze, pittore di corte del Duca di Sassonia, con all´attivo un solido sodalizio con Franz Hanfstaengl, sperimentatore e celebre fotografo tedesco, introduce nella città scaligera la nuova suggestiva tecnica fotografica al collodio. In pochi anni, lo Studio Lotze diviene non solo il più ricercato della città ma uno dei principali in Italia settentrionale. I privati si contendevano i suoi ritratti, l´esercito gli commissionava le campagne di documentazione delle imponenti fortificazioni militari e il Governo la documentazione delle grandi opere che modernizzavano il nord-est: ferrovie, acquedotti, canali irrigui. A Moritz, che nonostante l´attività fotografica non abbandonerà mai la pittura, si affiancheranno i figli: Emil e Richard. Il primo attivo prevalentemente in Sudtirolo, il secondo impegnato nello studio veronese. A quest´ultimo arride minor fortuna, tanto che egli finì, il 17 aprile del 1909, suicida. Il suo fu un suicidio denso di significati simbolici: avvenne nel centenario della nascita del celebre padre e come mezzo Richard scelse l´acido prussico. Della ricchissima attività oggi rimangono oltre un consistente nucleo di lastre negative relative alle opere d´arte e ai monumenti veronesi, anche diverse preziosissime e spesso uniche raccolte di stampe d´epoca, disperse tra collezioni pubbliche e collezionisti privati. La mostra riunisce per la prima volta , il meglio delle suggestive immagini che i Lotze dedicarono al loro lago di adozione, il Garda appunto, e alle montagne del Sudtirolo. Sono immagini datate tra il 1860, quando sul lago svettava ancora la bandiera austriaca e il 1880, quando solo la parte trentina del grande lago era ancor irredenta, e le Dolomiti che ancora non avevano incontrato fotografi. Hanno un enorme valore documentario, per la qualità e l´ineguagliabile abilità compositiva, che contraddistingueva il lavoro dei Lotze, e per la loro rarità. Raccontano la trasformazione dei paesaggi del lago, dal dominio spaziale e fisico delle imponenti fortezze asburgiche preunitarie, all´appropriazione identitaria dovuta all´insediamento delle nuove ville con grandi giardini panoramici voluti dalle aristocrazie italiane postunitarie. Paesaggi, atmosfere e la vita d´un lago che, via via, il turismo internazionale. Info: Mag - Museo Alto Garda Piazza Cesare Battisti, 3 38066 Riva del Garda Trento 0464 573869 www.Museoaltogarda.it |
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MILANO (VENERANDA PINACOTECA AMBROSIANA): RIZÓMATA. TERRA, ARIA, ACQUA, FUOCO - IL RITORNO DI BRUEGHEL ALL’AMBROSIANA – FINO AL 1 LUGLIO 2012
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I Quattro Elementi di Jan Brueghel di nuovo insieme a Milano. Il 27 marzo è stata inaugurata la mostra “Rizómata Terra, Aria, Acqua, Fuoco – Il Ritorno di Brueghel all’Ambrosiana” a cura di Marco Navoni, Dottore dell’Ambrosiana. Per la prima volta dopo più di 200 anni sarà possibile tornare ad ammirare, tutti insieme, i Quattro Elementi che nel 1796, dopo l’ingresso trionfale di Napoleone in città, vennero sequestrati dal commissario di guerra francese e dal ministro della cultura e portati a Parigi. Oltre ai Brueghel vennero portati via anche il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci e il manoscritto con le opere di Virgilio appartenuto a Francesco Petrarca. In seguito alla caduta di Napoleone e al Congresso di Vienna del 1815, appositi commissari vennero mandati a Parigi per reclamare le opere requisite. Per l’Ambrosiana però la restituzione non fu completa e l’allegoria dell’Aria e della Terra rimasero a Parigi, mentre tornarono a Milano Acqua e Fuoco. Oggi gli elementi tornano a casa. Grazie alla collaborazione con la direzione del Museé du Louvre le due allegorie ora esposte a Parigi sono state digitalizzate con il concorso della ditta Hall9000; i video con i dettagli ad alta risoluzione di tutti e quattro i dipinti saranno visibili in mostra e terminata l’esposizione la serie rimarrà, seppur in modo virtuale, ricomposta. Con questa mostra si torna così alle radici, come indica il titolo Rizómata. “Rizómata è la parola greca che letteralmente significa “radici” – spiega Marco Navoni, curatore della mostra -. La usò il celebre filosofo Empedocle, vissuto a metà del V secolo a.C., per indicare i quattro elementi fondamentali da cui sarebbe costituito l’universo intero: il fuoco, l’aria, l’acqua e la terra”. Questo “schema” per leggere e interpretare l’Universo ebbe grande fortuna nella cultura greca prima e in tutta la cultura occidentale poi. Ma con una grandi differenze tra gli antichi filosofi greci e i medioevali. “Quando il cardinal Federico Borromeo commissionò a Jan Brueghel i Vecchio i dipinti pensava alla Natura come luogo dove era possibile leggere l’impronta del Creatore – continua il curatore dell’esposizione - Anzi, dalla Creazione era possibile e doveroso risalire al Creatore stesso, secondo quanto afferma san Paolo, all’inizio della lettera ai Romani, dove si legge: «Dalla creazione del mondo in poi, le perfezioni invisibili di Dio possono essere contemplate con l’intelletto nelle opere da lui compiute, come la sua eterna potenza e divinità»” (1,20). La mostra vuol così essere non solo un grande omaggio a Brueghel ma un ritorno al passato e un omaggio al cardinale Federico Borromeo, fondatore della Biblioteca Ambrosiana. La visita all’esposizione sarà inserita nel percorso di visita della Pinacoteca e del Codice Atlantico, ma sarà anche visitabile singolarmente con un biglietto esclusivo di soli 5 euro. E per conoscere sempre più il genio del pittore fiammingo Marco Navoni incontrerà i visitatori per una lezione sabato 31 marzo alle ore 15.30 e sabato 28 aprile alle ore 15.30. Ingresso gratuito. Oltre ai Quattro Elementi di Brueghel arriva in Ambrosiana anche il Francesco I di Tiziano che verrà posizionato accanto all’Adorazione dei Magi e alla Maddalena. Il dipinto, così come i Brueghel, sono frutto di uno scambio con il Museo del Louvre che inaugura il 29 marzo la mostra “Sant’anna – L’ultimo capolavoro di Leonardo da Vinci”. Da Milano per l’esposizione francese sono partiti la Sacra famiglia e il San Giovannino con l’agnello di Bernardino Luini |
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COMO (VILLA OLMO): LA DINASTIA BRUEGHEL A COMO - L’ESPOSIZIONE RIPERCORRE LA STORIA E L’ECCEZIONALE TALENTO DELLA PIÙ IMPORTANTE STIRPE DI ARTISTI FIAMMINGHI ATTIVI TRA IL XVI E IL XVII SECOLO, ATTRAVERSO 70 DIPINTI E 30 TRA DISEGNI E GRAFICHE DEI SUOI MAGGIORI ESPONENTI |
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Il capoluogo lariano, tappa inaugurale di un circuito internazionale che toccherà Tel Aviv, Praga, Miami, ospiterà per la prima volta in Italia, il capolavoro di Hieronymus Bosch, I sette peccati capitali. Como ospiterà fino al 29 luglio 2012, un nuovo grande evento espositivo. Dopo Miró, Picasso, Magritte, gli Impressionisti, Chagall, Kandinsky e Malevich, Klimt e Schiele, Rubens, Boldini, e oltre 700.000 visitatori, le sale della settecentesca Villa Olmo si apriranno ai capolavori della Dinastia Brueghel. Curata da Sergio Gaddi e Doron J. Lurie, conservatore dei Dipinti Antichi al Tel Aviv Museum of Art, ideata e prodotta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Como, col contributo e il patrocinio della Regione Lombardia, la mostra presenterà 70 dipinti e 30 tra disegni e grafiche, provenienti da importanti collezioni private e musei italiani e stranieri, tra cui il Kunsthistorisches Museum di Vienna, il Palais des Beaux arts de Lille, il Tel Aviv Museum of Art, il Bonnefantenmuseum di Maastricht, la Pinacoteca Ambrosiana di Milano, il Museo di Capodimonte di Napoli, in grado di ripercorrere la storia e l’eccezionale talento della più importante famiglia di artisti fiamminghi attivi tra il Xvi e il Xvii secolo. L’appuntamento lariano è la tappa iniziale di un circuito internazionale che toccherà il Tel Aviv Museum of Art (settembre-dicembre 2012), la Galleria nazionale di Praga (dicembre 2012 - febbraio 2013), prima di volare negli Stati Uniti (Miami, primavera 2013). La mostra di Villa Olmo - dichiara Sergio Gaddi, Assessore alla Cultura del Comune di Como e curatore della mostra - celebra il genio della nobile stirpe dei Brueghel che, tra il 1500 e il 1600, ha segnato con il suo talento e la sua visione dell’umanità, a volte grottesca, la storia dell’arte europea dei secoli a venire. Le opere di Pieter Brueghel il Vecchio e della sua genealogia ci accompagneranno in un itinerario seducente, e al tempo stesso appassionante, nell’epoca d’oro della pittura fiamminga del Seicento, nel quale s’incontrerà come ideale compagno di viaggio quel Pieter Paul Rubens, i cui capolavori furono ospitati a Como, non più tardi di due anni fa. Inoltre, il percorso espositivo sarà aperto da una straordinaria tavola di Hieronymus Bosch, un inedito assoluto per il nostro Paese. Quello sulla Dinastia dei Brueghel è l’evento più ambizioso tra quelli finora prodotti e organizzati a Como; è un progetto unico, mai realizzato in precedenza, né in Italia né all’estero, la cui idea risale a molti anni fa. E per la prima volta verrà esportato internazionalmente con diverse tappe tra l’Europa e gli Stati Uniti. Il percorso espositivo si apre e ruota attorno al capolavoro I sette peccati capitali di Hieronymus Bosch - che giunge in Italia per la prima volta - maestro che è stato il punto di riferimento stilistico di Pieter Brueghel il Vecchio. Proprio Pieter Brueghel il Vecchio (1520/25-1569, detto Pieter Brueghel I) è il capostipite e il pittore più importante della dinastia artistica più influente nell’Olanda meridionale tra il Xvi e il Xvii secolo. La sua opera s’interroga sulla condizione dell’uomo e del mondo in cui vive; le raffigurazioni di paesaggi animati da popolani e le scene di vita contadina propongono una critica sarcastica dei vizi umani. Illustra proverbi e detti popolari, in modo realistico, riflessivo, provocatorio, tagliente e non sempre di facile interpretazione, originando un’opera ricca di contenuti morali. I dipinti di Pieter I erano per la maggior parte custoditi in collezioni private e pertanto inaccessibili al pubblico, per questo la sua fama è ampiamente riconducibile al figlio Pieter Brueghel il Giovane il quale assicurò la diffusione delle opere paterne eseguendo copie delle stesse, come nel caso del Censimento a Betlemme eseguito da Pieter Ii nel 1605 – 1610, riproducendo la versione paterna del 1566, oggi custodita ai Musées Royaux des Beaux-arts de Belgique di Bruxelles. Di Pieter Brueghel il Vecchio si potrà ammirare La Risurrezione, una delle sue opere a soggetto biblico più suggestive. Verso il 1600, i dipinti in “stile Brueghel” furono molto in voga; i migliori furono eseguiti da Pieter Brueghel il Giovane (1564-1637/8, detto Pieter Brueghel Ii), che si distinse per un’eccellente tecnica, volta a una semplificazione, forse eccessiva e quasi caricaturale, della pittura di genere. Poteva essere austero, grave, solenne e al tempo stesso sarcastico. Dipinse figure e paesaggi molto particolari nello stile del padre ma innovandolo tramite una personale elaborazione; continuò fino al 1616 nella tradizione paterna attraverso la copia delle sue opere ma nel frattempo ampliò la produzione introducendo nuovi temi. Proprio nel 1616 realizzò la sua prima versione di Festa del villaggio. Questo divenne il tema dominante del suo lavoro e lo accompagnò fino alla morte. In mostra, alcuni straordinari esempi della rappresentazione di questi aspetti sono Festa di matrimonio all’aperto, L’adulatore e due eccezionali versioni di Paesaggio invernale con trappola per uccelli. L’analisi della Dinastia prosegue con Jan Brueghel il Vecchio (1568-1625, detto Jan Brueghel I), figlio di Pieter Brueghel il Vecchio. Formatosi ad Anversa, attorno al 1589 intraprese un viaggio in Italia dove incontrò due persone fondamentali per la sua futura carriera: il pittore fiammingo Paul Bril e il cardinale milanese Federico Borromeo che divenne suo influente collezionista e col quale mantenne una costante corrispondenza anche dopo il suo rientro ad Anversa. L’importante risultato conseguito da Jan nella pittura del Xvi secolo fu determinato dal graduale passaggio da un secolo all’altro, dal vecchio al nuovo. Nei paesaggi di piccole dimensioni come Paesaggio fluviale con bagnanti dipinto tra il 1595 e il 1600 circa o Villaggio con contadini e animali del 1609, abbandonò la composizione tradizionale basata su piani d’immagini ben definiti, conferendo maggior rilievo ai primi piani e ai piani intermedi. La prima natura morta con fiori del 1615 segnò la sua dedizione a questo genere pittorico che lo portò a essere soprannominato “Brueghel dei fiori”. A Como, si potrà ammirare Madonna con Bambino in una ghirlanda di fiori, realizzata tra il 1616 e il 1618, a quattro mani con Pieter Paul Rubens, col quale iniziò una lunga collaborazione e con cui era legato da profonda amicizia, al punto che, dopo la sua morte, Rubens fu nominato suo esecutore testamentario, stringendo un sodalizio anche con il figlio Jan Brueghel il Giovane (1601-1678, detto Jan Brueghel Ii). Quest’ultimo, alla morte del padre, divenne il capo di una grande famiglia, ne rilevò lo studio, ed entrò a far parte della Gilda di San Luca, una delle più prestigiose associazioni fiamminghe di artisti ed artigiani. Il percorso si chiude idealmente con David Teniers il Giovane (1610-1690; detto David Teniers Ii), legato alla dinastia dei Brueghel per aver sposato Anna, figlia di Ambrosius. Il giovane Teniers fu un artista di grande talento e di enorme successo. Pittore di corte dell’arciduca Leopoldo Gugliemo, prima, e di Giovanni d’Austria, poi, fondatore dell’Accademia Reale di Belle Arti di Anversa, gli sono attribuite circa duecento opere, le migliori delle quali rappresentano scene di genere, di vita agreste e scene d’interno in taverne, come Contadini in una taverna, nella quale inserisce anche se stesso nelle sembianze di un villano intento a bere e fumare. Accompagna l’iniziativa un volume (bilingue italiano-inglese) edito da Silvana editoriale, con contributi dei curatori e saggi di Klaus Ertz, autore del catalogo ragionato di Jan Brueghel il Vecchio, Pieter Brueghel il Giovane e Jan Brueghel il Giovane, Maximilian Martens, presidente del Dipartimento di Storia dell’Arte all’Università di Gand, Jan de Maere, presidente della Camera degli Esperti del Belgio. Catalogo Silvana Editoriale.Info: Www.grandimostrecomo.it |
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BRESSANONE: GIORNATA DEI MUSEI ALTOATESINI - 30 MARZO |
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Avrà luogo venerdì 30 marzo a Bressanone la 6° edizione della Giornata dei musei altoatesini, convegno annuale destinato agli operatori del settore museale. Tra relazioni e worhshop, tema portante di quest’anno è l’oggetto espositivo. “Cose da museo. Sul significato e il rapporto con l’oggetto da collezione” è il tema della 6° Giornata dei musei altoatesini, convegno annuale specialistico riservato agli operatori del settore museale. Il convegno si terrà venerdì 30 marzo, a Bressanone, presso la Facoltà di Scienze della Formazione della Libera Università di Bolzano, in via Ratisbona,16. Aprirà ufficialmente la giornata, alle ore 9,30, il saluto della competente assessora Sabina Kasslatter Mur e di Othmar Parteli, direttore della Ripartizione provinciale Musei. Dalle 9,45 si alterneranno relazioni e workshop. Relatori principali saranno Paul Rösch, direttore del Touriseum di Merano, Gertrud Gasser della Ripartizione Musei, responsabile del Catalogo dei beni culturali dell’Alto Adige, Gerhard Glüher, preside della Facoltà di Design e Arti della Lub, e la curatrice museale Petra Paolazzi (Innsbruck). Il convegno chiuderà alle ore 16. Successivamente, avrà luogo l´assemblea plenaria dell´Associazione musei altoatesini. Il programma dettagliato della Giornata dei musei altoatesini 2012 è consultabile alla pagina web http://www.Provincia.bz.it/musei/temi/convegni.asp |
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DAL 28 APRILE AL 6 MAGGIO CITERNAFOTOGRAFIA LO “STATO DI CRISI” CHE HA INVESTITO L’ITALIA IN MOSTRA COMUNE DI CITERNA (PG) |
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È lo “Stato di crisi” che investe l’Italia il tema della quarta edizione di Citernafotografia, manifestazione dedicata al linguaggio fotografico che si svolge dal 28 aprile al 6 maggio in Umbria, nel Comune di Citerna (Pg), uno dei borghi medievali più belli d’Italia e le cui mostre proseguono poi fino al 3 giugno. Esposizioni, incontri, workshop, proiezioni, installazioni, letture portfolio: una vera e propria full immersion nel mondo delle immagini che raccontano l’Italia dei nostri giorni. Tra gli ospiti principali di questa quarta edizione Emiliano Mancuso che con "Stato d´Italia” fotografa con occhio attento e alieno da pregiudizi la quotidianità e le difficoltà in cui si trova attualmente il nostro Paese. È un viaggio lungo tre anni (2008-2011) alla ricerca di storie, cronache e volti della crisi economica e sociale: dagli sbarchi di Lampedusa alla vita nei palazzi della politica romana, passando per Rosarno e la rivolta dei braccianti africani, fino ai ragazzi di Taranto che vogliono rimanere lontani dai fumi delle acciaierie Ilva. Tre anni di racconti che hanno come comune denominatore il vivere in Italia, oggi. Mancuso sarà a Citerna per un’intervista pubblica con Renata Ferri, photoeditor caporedattore di Io Donna. Tra gli ospiti principali del festival anche la fotografa Monica Bulaj, protagonista di un incontro aperto al pubblico sul suo lavoro “Nur/luce, appunti afgani”. Altra esposizione di rilievo è quella di Francesco Zizola, "Cronache dal basso Impero”: un punto di vista contemporaneo su Roma, la “città eterna”, dove la corruzione morale e la bramosia di potere portarono alla caduta del grande impero già duemila anni fa. Oggi le vecchie abitudini di protezione politica, corruzione, disprezzo delle leggi ed edonismo non sono cambiate e anzi - pare che raccontino le immagini di Zizola - si sono spinte anche oltre, arrivando ad essere pubblicamente accettate e giustificate. Nazione ospite di questa edizione è Israele: Felix Lupa, uno degli artisti più noti e rappresentativi della nuova generazione di fotografi Israeliani. Propone "Dwellers of the magic car", un lavoro ambientato nella strade e vicoli di Tel Aviv, attraverso le vite, difficilissime e particolari, dei protagonisti. Sarà inoltre presente l’Ambasciata d’Israele e una delegazione di imprenditori umbri, per un importante incontro che ha l’obiettivo di rafforzare il legame tra cultura ed economia. Addentrarsi negli spazi di Citernafotografia sarà un po’ come addentrarsi nelle varie sfaccettature di questa crisi che ha investito il nostro tempo. Tra i pochissimi autori che hanno lavorato con le banche e il mondo finanziario, Mark Henley espone a Citerna "The Vaults", un lavoro incentrato sul mondo delle banche Svizzere, colonne portanti della nazione ed insieme punto di riferimento mondiale per l´economia. Il tema del festival sarà inoltre oggetto di una collettiva di tredici fotografi che affrontano lo stesso argomento con “sguardi” diversi. Da segnalare infine la mostra “Il tempo del Tevere” dedicata all’ambiente e alla situazione che riguarda uno dei principali fiumi del nostro Paese e del territorio umbro. Da una “passeggiata fotografica” del tratto Monte Fumaiolo - Umbertide con tratti a piedi e tratti in canoa lo staff l’Associazione Re_immagina_re, grazie alla collaborazione del Canoa Club Città di Castello e di Legambiente, ha mappato il Tevere per restituire una mostra di forte impatti visivo e sonoro che inquadra lo stato attuale del fiume. Sempre sull’ambiente la fotografa tedesca Sandra Bartocha esporrà scatti sull’elemento acqua visto da occhi “diversi”. Il festival propone anche tanti altri appuntamenti, autori e incontri: dall’esposizione realizzata su “La Famiglia” con le scuole medie e superiori del territorio alla mostra storica per i cento anni della ditta umbra Nardi spa, dai lavori di Maxartis foto community raccolti nella collettiva "Frammenti d´Italia" ai workshop sulla fotografia a cui ci si può iscrivere dal sito e partecipare nei giorni del festival; da una mostra sull’Ecuador ad una esposizione realizzata con Proloco Citerna sulla vita da camper. Citernafotografia è inoltre un appuntamento in calendario nel circuito Portfolio Italia della Fiaf (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche). Tutto il programma online su: www.Citernafotografia.org Citernafotografia è organizzato dall’Associazione Re_immagina_re con la collaborazione del Comune di Citerna, Regione Umbria, Provincia di Perugia, ufficio culturale dell’Ambasciata d’Israele in Italia, Aboca, Nardi, Fondazione Cassa di Risparmio Città di Castello, Confindustria Umbria, Coop Centro Italia - Sezione Soci Alta Valle del Tevere Umbra, Petruzzi e tanti altri partner. |
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BERGAMO (MUSEO ADRIANO BERNAREGGI E ACCADEMIA CARRARA): LA GRANDE ANTOLOGICA DI CARLO CERESA (1609-1679) |
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Oltre cento opere ricostruiranno le vicende di un protagonista della pittura lombarda del Seicento. Bergamo celebra Carlo Ceresa (1609-1679), uno dei suoi più illustri pittori, con una grande antologica che si terrà fino al 24 giugno, negli spazi del Museo Adriano Bernareggi e dell’Accademia Carrara/gamec, curata da Simone Facchinetti (conservatore del Museo Bernareggi), Francesco Frangi (professore di Storia dell’Arte all’Università di Pavia), Giovanni Valagussa (conservatore dell’Accademia Carrara). L’iniziativa è organizzata dal Museo Adriano Bernareggi, dall’Accademia Carrara, dalla Fondazione Adriano Bernareggi, da Cobe Direzionale Spa, promossa dal Comune di Bergamo, dalla Provincia di Bergamo, dalla Diocesi di Bergamo, dalla Camera di Commercio di Bergamo, col patrocinio della Regione Lombardia, col sostegno di Fondazione Banca Popolare di Bergamo onlus, Fondazione Credito Bergamasco, Fondazione della Comunità Bergamasca onlus, Fondazione Istituti Educativi di Bergamo. La mostra presenta oltre 100 opere di Carlo Ceresa, ma anche di suoi contemporanei come Daniele Crespi, Evaristo Baschenis e Genovesino. Ma non solo. L’esposizione è arricchita da importanti testimonianze di pittori che garantiscono una rilettura dell’opera di Ceresa; fra gli altri, Giovan Battista Moroni, Bernardo Strozzi e Fra Galgario. I dipinti, provenienti dalle più importanti istituzioni museali italiane e straniere, da chiese del territorio e da collezioni private, toccano tutti i temi esplorati dal maestro bergamasco, dal ritratto alla pittura di soggetto sacro. Carlo Ceresa è considerato il maggiore artista bergamasco, insieme a Evaristo Baschenis, del Xvii secolo, sia per la capillare diffusione delle sue opere nel territorio della provincia, sia per la qualità espressiva delle sue invenzioni. Ne è prova il fatto che due dipinti a lui riferibili - l’Angelo annunciante dell’Accademia Albertina di Torino e il Ritratto di gentiluomo del Museo del Prado di Madrid – sono stati per lungo tempo attribuiti, proprio per l’estrema cura esecutiva e la qualità dello stile, rispettivamente, a Orazio Gentileschi e a Diego Velázquez. Il percorso espositivo prende avvio dalle sale del Museo Bernareggi, dove viene analizzata l’attività giovanile di Ceresa. La sezione allestita negli spazi dell’Accademia Carrara/gamec tratta il contesto generale in cui si colloca l’esperienza del pittore seguendo da vicino il suo percorso stilistico, dalla maturità alla vecchiaia, e si apre con uno sguardo sulla grande pittura barocca del tempo, a cui si contrappone la scelta poetica, di forte ispirazione realista, di Carlo Ceresa. La mostra si arricchisce di una sezione speciale ospitata da Orio Center (via Portico, 71, Orio Al Serio); qui, in un apposito allestimento all’interno del centro commerciale, si possono ammirare due oli su tela di Carlo Ceresa mai esposti prima: il Ritratto di gentiluomo e Natività di Gesù adorato dai pastori e san Felice di Cantalice. Durante il periodo di apertura, numerose sono le iniziative collaterali appositamente studiate per promuovere l’evento culturale e il territorio che lo ospita. Tra queste, la proposta enogastronomica A tavola con Carlo Ceresa, organizzata da Ascom e Confersercenti, in collaborazione con Camera di Commercio e Turismo Bergamo. Una serie di ristoranti della città proporranno, per il pranzo, dei singoli piatti e, per la cena, dei menù completi dedicati alla cucina locale del Seicento, sotto la guida di Silvia Tropea Montagnosi, storica della gastronomia bergamasca e del Consorzio Valcalepio che offrirà una bottiglia di vino, per ogni due persone che sceglieranno il menù della mostra, personalizzata dal Consorzio Tutela o un coupon per avere un ingresso scontato di 6 Euro, al posto di 9 Euro. Dal canto suo, Turismo Bergamo ha predisposto dei particolari pacchetti a prezzi speciali, che abbinano la visita all’esposizione e il pernottamento in una struttura alberghiera bergamasca. Catalogo Silvana editoriale. Info: Www.mostraceresa.it |
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GENOVA (GALLERIA GUIDI&SCHOEN): NUOVA PERSONALE DI GIACOMO COSTA - FINO AL 21 APRILE 2012
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Landscapes, è lʼultima serie di lavori dellʼartista fiorentino Giacomo Costa. Il nuovo ciclo di opere rappresenta un ulteriore capitolo della ricerca che sin dagli esordi ha caratterizzato la poetica di Costa. Al centro di tutto il rapporto tra l´uomo, nel suo agire, e la natura. Il termine inglese “landscape” traduce quella componente dellʼambiente che in italiano chiamiamo “paesaggio”. Nel testo della “Convenzione europea del paesaggio” (Firenze, 2000) esso viene definito come una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dallʼazione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni, inoltre, viene concepito come una componente essenziale del contesto di vita delle popolazioni, espressione della diversità del loro comune patrimonio culturale e naturale e fondamento della loro identità. Il paesaggio è dunque frutto di pratiche, saperi, sistemi di produzione, costumi giuridici, organizzazioni sociali ed economiche. Denota caratteristiche fisiche, antropiche, biologiche, etniche, ed è imprescindibile dallʼosservatore che lo percepisce e lo vive. Eʼ un prodotto sociale, un bene culturale a carattere identitario. Racchiude in sé componenti oggettive e soggettive, significati molteplici, estesi e complessi. Per questo motivo, si occupano di paesaggio discipline diverse - dalla geografia allʼestetica, dallʼarchitettura allʼarcheologia, dallʼantropologia allʼarte. Il paesaggio è lʼaspetto di un luogo, lʼelemento formale del sistema natura-cultura, sintesi ed espressione di una regione. Eʼ un linguaggio, una trasmissione di informazioni, autonoma, dialettica, articolata. Eʼ una stratificazione di significanti. In quanto elemento chiave del benessere individuale e sociale va salvaguardato, progettato, organizzato e gestito nel rispetto di diritti e responsabilità per ciascun individuo. Il dissennato uso del territorio e delle sue risorse perpetrato dallʼuomo ormai da anni ha compromesso, forse irreversibilmente, i processi biologici e chimici che permettono la vita sulla terra. Nelle serie precedenti Costa ha analizzato la città nel suo assoluto ruolo dominante rispetto alla natura. Il risultato di questʼindagine è stato tradotto dallʼartista con immagini di enormi cantieri dove le architetture sembravano crescere fino a conquistare il mondo, soffocando completamente lʼambiente circostante. Nel 2006 nella serie Atti la distruzione delle città ad opera di giganteschi elementi metafisici dalle sembianze di navi metteva in evidenza la fragilità del territorio di fronte alle conseguenze dei modelli incauti di sviluppo che la nostra società ha sposato e continua a perseguire. Nel 2008 la distruzione inarrestabile della città e della civiltà umana si è pienamente realizzata. Dell´illusione di poter ancora intervenire sul paesaggio non resta traccia. Ne sopravvivono solo pochi resti che fanno da contorno ad una natura che ha ormai preso il sopravvento crescendo a dismisura in maniera selvaggia e vendicativa. Esibiti nell´omonima mostra, questi Secret Gardens, rappresentano il punto di partenza della ricerca che si completerà nell´opera presentata alla Biennale di Venezia del 2009 dal titolo Private Garden. La serie Landscape rappresenta la sconfitta totale della natura che pur avendo trionfato sull´uomo ed essendosi riappropriata del proprio spazio, porta su di sé i segni ormai indelebili che i comportamenti dissennati dellʼuomo le hanno lasciato addosso. Resta il territorio e la sua morfologia come unica prospettiva del paesaggio. Un paesaggio impossibile, acido, inospitale. Eʼ quindi un luogo ormai privo di vita e senza una connotazione geografica, una zona dove le sostanze di cui abbiamo abusato sono diventate il soggetto principale della realtà descritta, mondi appiattiti dagli idrocarburi, ricoperti di plastica, saturati di agenti tossici, composti da ghiacci acidi o altre sostanze impossibili. Questa ambiguità sottolinea lʼurgenza di riflettere sul significato dellʼinterazione tra uomo e ambiente, non solo alla ricerca di nuove tecnologie sostenibili in grado di risolvere i problemi conseguenti ad uno sviluppo avido di risorse, ma piuttosto nel formulare una nuova idea di stile di vita e di sviluppo. Il petrolio è il liquido fondamentale per sostenere il nostro attuale modello di sviluppo, è la sostanza che crea la plastica, che ci riscalda, che ci permette di muoverci e di creare l´energia necessaria per alimentare le nostre periferiche...È anche la sostanza che genere l´inquinamento e il devastante innalzamento della temperatura del pianeta. Il nostro mondo ne è dipendente e al contempo schiacciato. La lotta per il controllo ed il possesso di questo prezioso elemento è la causa scatenante di sanguinosi conflitti e catastrofiche strategie economiche che nel futuro prossimo potrebbero rendere il mondo simile ai Landscape. A completare la ricerca di Costa, è prevista a inizi del 2013 la pubblicazione di una monografia organizzata in sezioni visive. Abbandonando il criterio cronologico utilizzato per il precedente volume Chronicle of time edito da Damiani nel 2008, il libro seguirà un percorso per immagini introdotte da saggi di autori - architetti, economisti, sociologi - che affrontano le stesse tematiche legate alle urgenze ambientali ogni giorno nel loro lavoro. Info: Giacomo Costa. Landscapes - Fino al 21aprile 2012 - Guidi&schoen - Arte Contemporanea, Vico Casana 31r, Genova, Centro Storico - Tel: 0102530557 - info@guidieschoen.Com - http://www.guidieschoen.com/ - Orari: Dal lunedì pomeriggio al sabato 10:00/12:30 – 16:00/19:00 |
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ASTI (PALAZZO MAZZETTI): GLI ETRUSCHI TORNANO IN PIEMONTE |
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300 oggetti, in molti casi mai presentati, provenienti dai Musei Vaticani e dalle principali raccolte archeologiche italiane, faranno luce sul rapporto storico-culturale fra il Mediterraneo orientale e il mondo etrusco.
L’esposizione si apre con il pregiato Elmo crestato villanoviano in bronzo, simbolo del primo contatto tra gli Etruschi e la comunità della valle del Tanaro, ritrovato a fine Ottocento nelle acque del fiume che bagna Asti.
Gli Etruschi tornano in Piemonte.
A quasi cinquant’anni dall’ultima esposizione (Torino, 1967), Palazzo Mazzetti di Asti ospita, fino al 15 luglio 2012, un grande evento che analizza, per la prima volta, il rapporto socio-culturale tra il Mediterraneo greco e orientale e il popolo etrusco che entrò in stretto contatto proprio con le comunità indigene della valle del Tanaro, e che ebbe inevitabili riverberi nell’Italia settentrionale e nell’Europa celtica.
Furono proprio gli Etruschi a rappresentare la prima cerniera culturale fra il Mediterraneo e l’Europa; attraverso i loro intensi traffici diffusero, soprattutto verso l’Italia nord-occidentale, idee e costumi caratteristici del mondo greco-omerico e levantino.
La mostra, curata da Alessandro Mandolesi e Maurizio Sannibale, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, con la collaborazione scientifica dei Musei Vaticani, con il sostegno della Regione Piemonte, col patrocinio della Provincia di Asti, del Comune di Asti e il coordinamento organizzativo di Civita, presenta 300 oggetti, in molti casi inediti, provenienti dai Musei Vaticani e dalle principali istituzioni museali e culturali italiane, come la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell´Etruria Meridionale, la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte, il Museo Archeologico e d’Arte della Maremma di Grosseto, il Museo Civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia, il Castello di Racconigi, i Musei Civici di Asti, la Biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna, la Biblioteca Reale di Torino.
A questi reperti si aggiunge la straordinaria ricomposizione di una tomba a camera etrusca dipinta, detta “della Scrofa nera”, restaurata in occasione della mostra, con una scena di banchetto aristocratico del V secolo a.C., suggestivamente ambientata nel suo contesto originale.
Il percorso espositivo, suddiviso in due parti, si apre con l’Elmo crestato villanoviano in bronzo, simbolo del primo contatto tra gli Etruschi e la comunità della valle del Tanaro, ritrovato proprio ad Asti alla fine dell’Ottocento, forse donato a un capo locale da uno dei principi-guerrieri che nella seconda metà dell’VIII sec. a.C. dall’Etruria giunsero in queste zone per aprire nuovi sbocchi al commercio etrusco.
Con l’arrivo di manufatti di pregio - com’è l’Elmo villanoviano - si trasmettono nell’Italia nord-occidentale anche le ideologie più in voga nel Mediterraneo; in primo luogo quelle “omeriche” legate alla manifestazione del prestigio sociale, e le più avanzate tecniche artigianali - come la cottura della ceramica - e agricole - come la viticoltura e l’olivicoltura.
Saranno inoltre analizzati i temi caratteristici delle antiche fasi della civiltà etrusca, tra cui il commercio, il mito, l’oplitismo, l’atletismo, il costume, la cura del corpo.
Con la diffusione dell’epopea omerica nella nostra penisola muta l’autorappresentazione delle figure più autorevoli della società etrusca che aderiscono all’ideale del principe-eroe e si distinguono, oltre che per le capacità militari, anche per le ingenti ricchezze accumulate e le pratiche cerimoniali.
In particolare, dall’immagine di capi-guerrieri affermatasi nell’età villanoviana (IX-VIII sec. a.C.) si passa all’immedesimazione del principe etrusco nell’eroe di tipo “omerico” (VII sec. a.C.), che si distingue per un elevato prestigio sociale derivato, oltre che dalle capacità militari, anche dal possesso di ingenti ricchezze.
Particolari ambientazioni richiamano le virtù dei principi e dell’aristocrazia etrusca: come la suggestiva ricostruzione, con oggetti reali, di un guerriero-oplita di età arcaica, il cui volto è celato dalla splendida visiera in bronzo proveniente dai Musei Vaticani. L’uomo etrusco si dedica anche all’attività sportiva e alla cura della persona; parimenti la donna utilizza balsami e unguenti di tradizione orientale, cui è dedicata un’apposita area sensoriale con antiche fragranze.
Raffinate tempere ottocentesche che riproducono fedelmente due delle più rappresentative tombe dipinte di Tarquinia - “delle Bighe” e “del Triclinio” - consentono infine di rivivere le atmosfere dei giochi atletici e delle cerimonie svolte in omaggio dei nobili defunti.
La seconda parte si apre con l’analisi dei cerimoniali del banchetto, nelle sue diverse rappresentazioni, documentate da servizi di pregio, arredi ed eloquenti immagini di pittura e scultura.
Il tema viene illustrato con la ricomposizione originale della tomba “della Scrofa nera”, le cui pitture furono staccate dall’ipogeo a scopo conservativo.
Sarà inoltre riunificato - per la prima volta dopo la scoperta ottocentesca - il pregevole sarcofago dei Vipinana da Tuscania, con l’immagine del defunto banchettante sul coperchio e la rappresentazione del mito dei Niobidi sulla cassa.
La sezione prosegue con una suggestiva rassegna di immagini di Etruschi, composta da teste votive provenienti da santuari, con una successione di tipi, dal bambino in fasce all’anziano, fino a due volti grotteschi, di grande intensità emotiva, usciti per l’occasione, in anteprima, dai depositi dei Musei Vaticani.
La mostra si chiude con una rarità espositiva e un ritorno in terra piemontese. Viene infatti riproposto il lussuoso gabinetto “etrusco” del Castello di Racconigi, commissionato da re Carlo Alberto al genio artistico di Pelagio Palagi. Per la prima volta sono raccolti assieme disegni originali, arredi e decori dello studiolo neoclassico: un omaggio al rapporto fra Etruschi e Savoia e al gusto artistico “all’etrusca” che si diffuse in Europa fra Sette e Ottocento.
Catalogo Electa. Info: www.palazzomazzetti.it - www.etruschiadasti.it |
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FESTEGGIA CORRENDO GLI ULTIMI DIECI GIORNI DELLA DISFIDA PODISTICA DEI 100 GIORNI |
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Sabato 31 marzo, scatta il conto alla rovescia per i partecipanti alla prima "Disfida podistica dei 100 giorni" che ha visto impegnati in totale un migliaio di concorrenti da tutte le regioni italiane ed anche dall´estero. Sono circa un quarto quelli rimasti in gara, che hanno cioè corso o camminato tutti i giorni, senza interruzione, per almeno trenta minuti e stanno ancora impegnandosi per tagliare il traguardo del centesimo giorno, il traguardo del 9 aprile. Per festeggiare tutti insieme, "ePodismo" ha pensato di lanciare la "Disfida del dieci per cento" che prende il via il 31 di marzo per terminare dopo dieci giorni, il 9 aprile: basta correre o camminare per soli dieci giorni almeno trenta minuti al giorno per raccogliere questa mini-sfida ed affiancarsi come "sostenitori attivi" alla partecipazione di familiari, amici o colleghi in procinto di concludere la "Disfida podistica dei 100 giorni", tenendo loro compagnia nello "sprint" finale. Ma le sfide non finiscono qui. Il 19 aprile si ricomincia con la "Disfida olimpica dei 100 giorni" per celebrare sportivamente le prossime Olimpiadi di Londra. Per cento giorni saremo tutti tedofori, correndo o camminando per almeno trenta minuti al giorno, portando con noi, anche se solo in spirito, una fiaccola virtuale fino al giorno della cerimonia di inaugurazione dei Giochi Olimpici in programma per il prossimo 27 luglio. La partecipazione ad entrambe le disfide, va ricordato, e´ libera e gratuita. Le iscrizioni possono essere fatte direttamente online all´indirizzo www.Epodismo.com/ 100, o anche - prendete nota - al nuovo indirizzo Internet www.Run100days.com che presto sarà il recapito elettronico del nuovo sito ufficiale delle disfide podistiche. |
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CASTEL WOLFSTHURN: IL MUSEO RIAPRE IL 1° APRILE
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Castel Wolfsthurn, sede del Museo provinciale della caccia e della pesca, riaprirà al pubblico il 1° aprile 2012 dopo la pausa invernale. Il castello, sito a Mareta di Racines, è tra i più belli del Tirolo storico. Castel Wolfsthurn riaprirà i battenti ai visitatori la prossima domenica 1° aprile 2012. Lo splendido castello barocco, munito di 365 finestre e arredi originali, ospita dal 1996 il Museo provinciale della caccia e della pesca. La nuova stagione museale porterà con sé anche nuovi orari: Castel Wolfsthurn è aperto dal martedì al sabato dalle ore 10 alle 17, la domenica e i festivi dalle ore 13 alle 17. Castel Wolfsthurn è considerato tra i più bei castelli del Tirolo storico. Esso rispecchia, nella sua struttura, il gusto per i giochi numerici tipico del ‘700 barocco: 365 finestre, 52 porte interne, 12 caminetti e 4 portali. L’attuale impianto del castello, infatti, venne terminato nel 1741. Mobili, dipinti, ritratti, tappeti sono quelli originali e offrono uno spaccato della vita nobiliare del Xviii e Xix secolo. Il museo ospitato nel castello rappresenta la caccia e la pesca come parte della storia culturale del territorio altoatesino. Accanto a animali imbalsamati, vi si possono ammirare anche armi da caccia, trappole e corni da polvere, ma anche manufatti di arte popolare legati alla caccia come tazze, ornamenti di corno di cervo e scatole per il tabacco da fiuto. Alcuni diorami mostrano, nel loro ambiente, gli animali selvatici e i pesci più comuni in Alto Adige. La sezione dedicata alla pesca espone, oltre a oggetti di provenienza locale, anche un’ampia collezione di mosche artificiali con numerose canne e mulinelli. Informazioni: Castel Wolfsthurn – Museo provinciale della caccia e della pesca, Kirchdorf 25, Mareta/racines (Bz), tel. 0472/75812, web www.Wolfsthurn.it . |
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URBANIA (PALAZZO DUCALE ): 1535/1612 - QUARTO CENTENARIO DELLA MORTE DI FEDERICO BAROCCI - LA MADONNA DELLA NEVE DI FEDERICO BAROCCI - LA TRADIZIONE - LA CRITICA |
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Urbania, antica Casteldurante, si prepara ad ospitare una nuova e preziosa mostra per proseguire anche nell’anno 2012 la sua tradizione più che decennale di esposizioni e di studi ospitati nel prestigioso Palazzo Ducale. E’ in occasione del quarto centenario della morte di Federico Barocci (1535 – 1612) che il Comune di Urbania, Assessorato alla Cultura, in collaborazione con il Gabinetto di disegni e stampe degli Uffizi di Firenze e con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, organizza la mostra “La Madonna della neve di Federico Barocci. La tradizione, la critica” dedicandola al genio di uno dei maestri la cui fama fu pari, nel corso del Cinquecento, a quella di Raffaello e Michelangelo, di Tiziano e Correggio. L’esposizione, che prenderà avvio sabato 31 marzo alle ore 17 all’interno della Rassegna Primavera Arte, è ricca di stimoli e di suggestioni e nasce dall’intento di valorizzare l’opera “Madonna della neve” (Olio su tela, cm 175x113), conservata nella Chiesa dell’Ospedale di Urbania e per sottolineare lo speciale rapporto di committenza tra il duca Francesco Maria Ii della Rovere, mecenate e protettore del pittore urbinate dalla raffinata pittura cromatica e vena sentimentale e dal carattere melanconico, schivo e insofferente. La mostra di Urbania propone insieme al famoso dipinto, noto anche come La Vergine col bambino, una selezione di disegni e schizzi preparatori strettamente collegati alla Madonna della neve, prestati dal Gabinetto delle Stampe degli Uffizi di Firenze (tra i quali gli Studio per la Vergine col Bambino, Studio per il Bambino, Studio di nudo per la Vergine) arricchita da altre opere e disegni provenienti da collezioni private (tra queste la maiolica dell’artista Ippolito Rombaldoni del 1660, prima incisione della Madonnella delle nubi) e del Museo Diocesano e di Palazzo Ducale, dove l’ultimo duca Francesco Maria Ii Della Rovere amava vivere. Federico Barocci esordì a Roma tra il 1561 ed il 1563 con gli affreschi del Casino di Pio Iv in Vaticano, per poi rifugiarsi precipitosamente ad Urbino, ove si chiuse in un ipocondriaco isolamento. Pittore religioso per eccellenza, la sua opera è una perfetta interpretazione della Controriforma. In linea con lo spirito cristiano e caritatevole che pervade, nella Ii metà del 1500, gran parte del territorio marchigiano (anche grazie alla diffusione dei nuovi Ordini Religiosi), Barocci non rappresenta in modo aulico i fasti della Chiesa, ma tocca direttamente l’animo dei fedeli, suscitando una commozione tale che diviene devozione. Creando un legame affettivo ed emozionale fra lo spettatore ed i protagonisti dell’evento sacro rappresentato, dà alla devozione un carattere quotidiano e personale, creando una fusione fra paesaggio ideale e reale, che col tempo si caricherà sempre più di riferimenti simbolici ed autobiografici. La peculiarità della sua pittura consiste soprattutto nell’aver elaborato, in modo personale, il cromatismo veneziano ed il patetismo correggesco. Dal punto di vista stilistico, realizza opere di straordinaria comunicativa, grazie all’accurata resa prospettica, alla sapiente composizione, alle studiate sequenze cromatiche, alla raffinata scelta di gesti e fisionomie, al forte dinamismo. Le circostanze che portarono alla commissione della Madonna delle neve non sono note né documentate e ciò ha generato una certa aura di mistero intorno all’origine di quest’opera che ha sempre richiamato a sé l’attenzione degli storici. Una prima menzione del dipinto è presente nei documenti della chiesa del Santissimo Crocifisso di Urbania dopo il 1636 anche se, tuttavia, il nome del pittore non viene citato. La Chiesa in questione fu edificata nel 1619, per volere del duca Francesco Maria Ii della Rovere, dai Cherici Regolari Minori, un ordine di francescani detti caracciolini, tra quali il duca scelse il suo confessore. Ai padri fu concesso di erigere questo tempio sulle rovine di una precedente chiesa benedettina dedicata a Santa Maria della neve e da molto tempo in stato di abbandono. La mancanza di documentazione sugli spostamenti della Madonna della neve suggerisce che, secondo il volere del duca, il dipinto sia passato dalla bottega dell’artista a uno dei padri caracciolini, il quale alcuni anni dopo lo fece trasportare nella chiesa dei Cherici Minori oggi detta dell’Ospedale per ornare appunto l’altare de La Madonna della neve. Anche se non è possibile del tutto far luce sulle vicende che hanno portato la Madonna della neve sull’altare della Chiesa dell’Ospedale di Urbania, altrettanto non può dirsi per l’attribuzione di quest’opera, che si rivela nei colori e nella composizione degna del miglior Federico Barocci. L’allestimento della mostra a Palazzo Ducale è a cura degli architetti Gabriele Muccioli e Teresa Ferri. La mostra resterà aperta fino il 31 ottobre 2012. Insieme alla mostra sarà possibile visitare il complesso architettonico di Palazzo Ducale progettato da Francesco Di Giorgio Martini nel 1470 con la committenza dei Montefeltro quindi dei Della Rovere, e successivamente completato dal geniale architetto Girolamo Genga. Tra i tesori da scoprire al suo interno, le collezioni e la biblioteca con 40.000 volumi preziosi, dipinti, raccolte di ceramiche e terrecotte, le incisioni come la stampa del Trionfo di Carlo V ; una Commedia di Dante Alighieri edita nel 1491; un volume del 1528 del Cortegiano di Baldassar Castiglione; i Sonetti di Torquato Tasso del 1583 e il Testamento dell’ultimo Duca di Urbino Francesco Maria Ii Della Rovere, morto a Casteldurante nel 1631 e ancora collezioni di grafica del ‘900 ei due famosi globi di inestimabile valore del 1541 e 1551, del fiammingo Gerhard Kremer detto Mercatore, inventore del sistema moderno delle carte nautiche. Visitare il museo permette di scoprire, lungo un percorso di grande effetto, tutto il palazzo, dalle torri con la panoramica loggia sul fiume Metauro fino alla rampa elicoidale che collega i suggestivi sotterranei, sede del Museo di Storia dell’agricoltura. Info: Museo@marcheweb.com - info@museopartecipati.It |
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SPARONE, ALLA SCOPERTA DELLE “ERBE DELLE STREGHE” |
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L´associazione Mastri Artigiani delle valli Orco e Soana organizza per domenica 1° aprile una camminata per conoscere e degustare le erbe selvatiche commestibili, che la tradizione popolare vedeva utilizzate dalle streghe. La passeggiata Erbe d’le Masche, partirà alle 9 da Sparone (ritrovo presso il benzinaio Shell, sulla ex statale 460), con la raccolta delle erbe nei prati adiacenti. Alle 12 è in programma una degustazione di piatti a base di erbe. Il costo di partecipazione è di 15 euro e occorre munirsi di coltello e alcuni sacchetti di carta. Per informazioni: 392/6524339. Scopo dell´iniziativa è quello di far riscoprire queste erbe come alternativa alle verdure tradizionali. Http://mastriartigianivalliorcoesoana.blogspot.it |
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ROMA (FEDERICA SCHIAVO GALLERY, PIAZZA MONTEVECCHIO 16): TRIESTE MATTHEW DAY JACKSON, JESSICA JACKSON HUTCHINS, JAYHEIKES, KARTHIK PANDIAN, ERIN SHIRREFF - OPENING SABATO 31 MARZO, 13/19
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Federica Schiavo Gallery con la mostra Trieste riunisce nuovi lavori, realizzati appositamente per la mostra, degli artisti internazionali Matthew Day Jackson, Jessica Jackson Hutchins, Jay Heikes, Karthik Pandian ed Erin Shirreff. Trieste è il nome del batiscafo di costruzione italiana che nel 1960, con un equipaggio di sole due persone, stabilì un record di immersione, tuttora imbattuto, nelle acque dell’Oceano Pacifico, raggiungendo il punto di maggior profondità del pianeta: la fossa delle Marianne. Trieste è anche la piccola città portuale dell’Adriatico, situata al confine con la Slovenia, conosciuta per il suo fascino mitteleuropeo e un’insolita atmosfera malinconica che, citando Jan Morris, “porta le persone che la abitano a porsi tristi domande. A che scopo sono qui? Dove sto andando?“ (Trieste and the Meaning of Nowhere, Simon & Schuster, 2001). La mostra è metaforicamente ispirata da queste due realtà ‘borderline’ e richiama l’idea di una forza misteriosa che spinge inevitabilmente l’uomo a varcare la soglia dell’ignoto e dell’impossibile. Gli artisti in mostra, legati tra loro da rapporti di amicizia e stima reciproca, negli anni hanno dedicato frequenti e intense conversazioni a questi temi. Jay Heikes, il cui ruolo è stato centrale nell’elaborazione della mostra, racconta: “Posso vedere in ciascun artista coinvolto nel progetto Trieste il desiderio di sfruttare la potenza di qualsiasi cosa abbia attraversato le loro menti per concretizzarsi materialmente nelle loro opere. In ciascuno riesco a scorgere un appiglio alla storia e alla cultura, soprattutto in riferimento a quelle strade senza uscita, meno battute e ormai andate perdute. Come ‘esploratori‘ - una parola sciocca ma efficace - ci spingiamo ad indagare proprio in quegli spazi normalmente trascurabili e misteriosi, gli unici in cui giacciono ancora nuove possibilità. Trovo che nel lavoro di Matthew la concentrazione di oggetti storici è sempre severa e disorientante. E’ come se la Storia fosse visibile come un’unica catena montuosa per poi accorgerci che i nostri occhi non sono sufficientemente forti per vedere al di là del nostro orizzonte visivo. Nel lavoro di Erin il rigore è interpretato a un altro livello, dove le lacune formali non sono macchine del tempo ma parametri di rivendicazione. Sono spazi dove il linguaggio appare obsoleto ma è in realtà in costante e continuo cambiamento per descrivere se stesso. Gli strumenti e le ‘reliquie’ di una cultura possono essere tanto malleabili quanto i materiali che li costituiscono e Jessica è sempre consapevole del potere degli oggetti, in quali non solo ci inquadrano come figure in uno spazio ma anche come menti disordinate impegnate a categorizzare le ‘cose’. Penso che sia questo il motivo per cui il suo lavoro sembra essere una collisione di domesticità e surrealismo. Un po’ come sognare ad occhi aperti il più proibito dei sogni aspettando che il nostro toast salti fuori dal tostapane. Poi ci siamo Karthik ed io, entrambi dedicati a forme di ricerca che tentano di connettere quei collegamenti che la storia ha disperso naturalmente. Così Trieste, nel suo doppio, forse triplo, significato, è metaforicamente il fulcro della mostra come idea di un luogo o di uno spazio. In qualsiasi mostra collettiva è davvero impossibile dichiarare a priori il risultato che si raggiungerà, ma si possono discutere e decidere i presupposti da cui possa scaturire qualcosa di speciale. Questo è Trieste.” L’arte di Matthew Day Jackson si confronta con grandi idee come l’evoluzione del pensiero, l’attrazione fatale della frontiera e la fede che l’uomo pone nel progresso tecnologico. Il suo lavoro si rivolge in particolare al mito del ‘sogno americano’, di cui ne esplora le forze di creazione, crescita, trascendenza e morte tramite le visioni della sua utopia fallita. Le sue opere recenti si sviluppano dalle idee di fondo insite nella mitologia americana e si concentrano sulla pluralità di significati che questa mitologia possiede, specie nelle declinazioni scaturite al di fuori della cultura americana. Jackson raffigura queste idee attraverso il mondo che lo circonda. I diversi materiali richiamano il simbolismo e combinano elementi apocalittici con i risultati delle nuove tecnologie, immagini storiche con ingredienti contemporanei. Nella sua arte viene concessa forma fisica alle idee ed è proprio dallo scontro di queste due realtà, dall’impatto materiale del pensiero idealista, che l’arte di Jackson deriva la sua forza. Nel suo lavoro l’artista esplora un concetto che definisce ‘Horriful’ incentrato sulla convinzione che ogni nuova creazione è in grado di portare sia bellezza che orrore. Jessica Jackson Hutchins opera attraverso l’utilizzo di diversi media artistici quali la scultura, la ceramica, la stampa e il disegno. I suoi lavori presentano una curiosa combinazione di pura fisicità temperata da un forte senso di fragilità e racchiudono un’ampia varietà di tematiche, sia intime che collettive, malinconiche e divertenti, costantemente legate alla confusione delle relazioni umane. La sua concezione estetica del collage s’infonde nei suoi oggetti astratti in diversi modi, come quando. Ad esempio, l’artista annida strani vasi smaltati su logore poltrone, divani e tavoli, oppure quando li posa su plinti snelli ed eccentrici di sua ideazione. Nel suo lavoro si fa costante riferimento al corpo umano, in tutto il suo fascino muto così come nelle sue gioiose abitudini. L’artista è sempre in grado di trasformare i dati della vita quotidiana in forme e immagini che le consentono di produrre un’urgenza intima. Jay Heikes è noto per la sua pratica artistica eterogenea. L’artista è in grado di fondere pittura astratta, video, installazione, performance e scultura attraverso un comune approccio romantico e un’atmosfera grottesca e divertita che ricorre in tutto il suo linguaggio. Il suo lavoro mette in scena la natura precaria di ogni allusione al reale, in particolare quei continui mutamenti e spostamenti di valore rivolti ai nostri riferimenti culturali, visivi ed esperienziali. Le sue stesse opere testimoniano, nel tempo, mutamenti di stato legati all’uso di materiali che, una volta in relazione, interagiscono fra loro, soprattutto dopo una trasformazione chimica. La pura materialità dei lavori recenti di Heikes riflette la sua insoddisfazione per la deriva performativa e partecipativa dell’arte contemporanea e il suo desiderio di riportare l’attenzione sulla pittura, scultura e installazione. La pratica artistica di Karthik Pandian intende sovvertire le contraddizioni al centro della comune idea di monumento. L’universale e il contingente, il sacro e il profano, la dimensione ravvicinata e quella distante si confrontano regolarmente nel suo lavoro. Pandian è interessato in particolare al modo in cui la storia si annida nella materia e spesso utilizza la pellicola 16 mm per creare ‘siti’ in cui lasciar depositare frammenti di particolare intensità politica. Le opere scultoree che supportano, avvolgono e talvolta oscurano le sue proiezioni sono prodotte con materiali legati alla sua ricerca e spesso assumono la forma di costruzioni architettoniche. Attraverso l’immagine in movimento, la scultura e la sintesi di questi due linguaggi, il suo lavoro raffigura la libertà posta in relazione alle imposizioni dell’architettura. Diplomata in scultura, Erin Shirreff opera attraverso diversi media, tra cui la fotografia e il video. Il suo lavoro suggerisce evocazioni diverse come la catalogazione archeologica di strumenti antichi, l’osservazione dei pianeti attraverso dispositivi telescopici e la massiccia presenza di sculture minimaliste nel paesaggio. Le sue sculture si rivolgono a ciò che è assente: sagome di forme astratte e geometriche o forme bidimensionali si librano intorno a una zona temporalmente ambigua che le fa sembrare allo stesso tempo manufatti di nuova realizzazione o oggetti trovati. L’efficacia degli interessi concettuali della Shirreff dipende dalla sua selezione di soggetti che sono tanto familiari al punto da diventare enigmatici, lasciando allo spettatore il compito di confrontarsi con le modalità di creazione di significato entro un paesaggio visivo anonimo. Matthew Day Jackson è nato a Panorama City, Ca nel 1974, vive e lavora a Brooklyn, Ny. Tra le sue mostre recenti: In Search of?, Gemeentemuseum, The Hague, Olanda 2012; Kunstmuseum Luzern, Lucerne, Svizzera 2011; Mambo Museo d’Arte Moderna di Bologna, Italia 2011; Everything Leads to Another, Hauser & Wirth, Londra, 2011; The Immeasurable Distance, Mit List Visual Art Center, Cambridge Ma, poi portata al Contemporary Art Museum, Houston Tx, 2009. Ha partecipato a numerose mostre collettive internazionali: Ullens Center for Contemporary Art, Pechino, Cina 2010; Louisiana Museum of Modern Art, Humlebæk, Danimarca 2009; Hayward Gallery, Londra, 2009; Punta della Dogana, Venezia, Italia, 2009; Van Abbemuseum, Eindhoven, Olanda 2008; Contemporary Arts Museum Houston, Tx, 2008; Whitney Biennial, New York, Ny, 2006; P.s.1 Contemporary Art Center, New York, Ny, 2005. Jessica Jackson Hutchins è nata a Chicago, Illinois, nel 1971; vive e lavora tra Berlino e Portland, Oregon. Dopo la laurea conseguita alla School of the Art Institute of Chicago nel 1999, il suo lavoro è stato esposto regolarmente in numerose mostre personali e collettive a livello internazionale. Tra le sue mostre recenti: Objectified: Sculpture Today, The Saatchi Gallery, Londra 2012; Ica-institute of Contemporary Art, Boston, 2011; The Important Thing About a Chair, Atlanta Center for Contemporary Art, 2011; A Terrible Beauty is Born: 11e Biennale de Lyon, Lione, Francia, 2011; Reclaimed: Nature and Place Through Contemporary Eyes, Seattle Art Museum, Seattle, 2011; Children of the Sunshine, Portland Institute of Contemporary Art, Portland, 2010; The Whitney Biennial, Whitney Museum of American Art, New York, 2010; Dirt on Delight, Ica-institute of Contemporary Art, Philadelphia and The Walker Art Center, Minneapolis, 2009; An Expanded Field of Possibilities, Santa Barbara Contemporary Arts Forum, 2009; The Mood Back Home, Momenta Art, New York, 2009. Jay Heikes è nato a Princeton, New Jersey, nel 1975; vive e lavora a Minneapolis. Tra le sue recenti personali in musei e gallerie private: Buried in the Bright, Aspen Art Museum, 2012 (una nuova commissione creata per il New Aam); Project Space, Ica-institute of Contemporary Art, Philadelphia 2007; The Hill Upstairs, Moma P.s.1, New York 2005; The Material Mine, Federica Schiavo Gallery, Roma, Italia, 2011; Inanimate Life, Marianne Boesky Gallery, New York 2010; Eroding Rainbow, Federica Schiavo Gallery, Roma, Italia, 2009. Il suo lavoro è stato rappresentato da numerose mostre collettive: A Basic Human Impulse, Galleria Comunale d’Arte Contemporanea di Monfalcone, Gorizia, Italia 2010; The Secret Life of Objects, Midway Contemporary Art, Minneapolis 2009; Martian Museum of Terrestrial Art, Barbican Art Gallery, Londra 2008; Looking Back: The White Columns Annual, White Columns, New York 2007; Ordinary Culture: Heikes/helms/mcmilian, Walker Art Center, Minneapolis 2006; Day For Night: Whitney Biennial 2006, Whitney Museum of American Art, New York 2006. Karthik Pandian è nato a Los Angeles, Ca, nel1981; vive e lavora a Los Angeles. Ha conseguito la laurea alla Brown University, Rhode Island e alla Staatliche Hochschule fur Bildende Kunste Staedelschule, Francoforte e il Master in Fine Art all’Art Center College of Design di Pasadena nel 2008. Negli ultimi anni al suo lavoro sono state dedicate importanti mostre personali in America e in Europa: Elements of Style, White Flag Projects, St. Louis, 2011; Unearth, Whitney Museum of American Art, New York, 2010; Before the Sun, Midway Contemporary Art, Minneapolis, 2010; 1991, curata da Vienna 2010, (con Mathias Poledna), Galerie Meyer Kainer, Vienna, Austria. I suoi film sono stati presentati a livello internazionale: Anthology Film Archives, New York, 2009; Electronic Arts Intermix, New York, 2008; Hammer Museum, Los Angeles, 2007; New York Underground Film Festival, New York, 2007. Il lavoro di Pandian è stato discusso su diverse pubblicazioni tra le quali: Artforum, Mousse, Art in America, Flash Art e The New York Times. Erin Shirreff è nata a Kelowna, British Columbia, Canada, nel 1975; vive e lavora aNew York. Le sue mostre recenti includono: Le silence. Une fiction, Nouveau Musée National de Monaco, 2012; Structure & Absence, White Cube, Londra, 2011; The Anxiety of Photography, Aspen Art Museum, 2011; To What Earth Does This Sweet Cold Belong?, The Power Plant, Toronto, Canada; Still, Flat, and Far, Ica-institute of Contemporary Art, Philadelphia; Greater New York 2010, Moma P.s.1, New York, 2010; Knight’s Move, Sculpture Center, New York, 2010; Between Here and There: Passages in Contemporary Photography, Metropolitan Museum of Art, New York, 2010; Immaterial, Ballroom Marfa, Texas, 2010. Il suo lavoro è incluso nella collezioni permanenti del Metropolitan Museum of Art, del Museum of Fine Arts, Houston e del Guggenheim Museum. L’artista ha vinto nel 2011 il prestigioso Premio della Louis Comfort Tiffany Foundation |
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MAURIZIO BÀBUIN IN SCENA AL GARYBALDI DI SETTIMO |
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Sabato 31 marzo e domenica 1 aprile, alle ore 21, andrà in scena al Teatro Garybaldi di Settimo Torinese, per la stagione di Santibriganti Teatro, Adam Eterno, un monologo interpretato da Maurizio Bàbuin, ispirato a un romanzo irlandese scritto da Patrick Mc Cabe. Una storia tenera, disperata, crudele, che ci induce a riflettere su piccoli eventi quotidiani, i quali talvolta travolgono la vita di un individuo (in questo caso un adolescente), fino a portarlo a conseguenze estreme, forse anche soltanto immaginate. Biglietti da 6 a 12 euro. Al termine dello spettacolo, “tarallucci e vino” con pubblico e artista. Www.santibriganti.it |
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TERAMO (PINACOTECA CIVICA): CAPOLAVORI DELLA MAIOLICA CASTELLANA TRA ‘500 E TERZO FUOCO. LA COLLEZIONE MATRICARDI - 3 APRILE/31 OTTOBRE 2012
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Dal 3 Aprile al 31 Ottobre 2012 la Pinacoteca Civica di Teramo ospiterà la mostra “Capolavori della maiolica castellana tra ‘500 e terzo fuoco. La collezione Matricardi”. L’esposizione presenterà al pubblico una selezione di duecentoventi capolavori realizzati tra il Cinquecento e il Settecento, per la maggior parte inediti, provenienti da una delle collezioni più prestigiose e complete nel panorama internazionale. I capolavori rendono omaggio all’enorme valore della manifattura di Castelli, grazie ad un percorso rappresentativo per ogni epoca e per ogni famiglia di artisti, come i Pompei, i Cappelletti, i Gentili e i Grue che, nell’arco dei secoli, hanno reso famosa la maiolica castellana in tutto il mondo. Questi due fattori hanno permesso una rilettura storica, iconografica e scientifica della produzione castellana e dei suoi artisti. Gli oggetti, tra cui brocche, fiasche, albarelli, chicchere, piatti e piattini, sono stati ordinati in un continuum narrativo nelle sale della Pinacoteca in sequenza cronologica, a partire dalla produzione cinquecentesca, e per gruppi omogenei attribuibili allo stesso autore o alla sua famiglia. L’esposizione, promossa dalla Città di Teramo e dalla Fondazione Tercas, è a cura della Dott.ssa Paola Di Felice. Si avvale dell’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica e gode di numerosi patrocini, quali il Senato della Repubblica, la Camera dei Deputati, il Ministero per i Beni e le attività Culturali, la Regione Abruzzo, la Direzione Regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell’Abruzzo, la Direzione Regionale per i Beni culturali e paesaggistici delle Marche, la Sovraintendenza B.s.a.e. Marche e la Provincia di Teramo. La mostra intende proporre all’attenzione nazionale e internazionale la ceramica della manifattura castellana, dall’inizio del Cinquecento sino alla fine del Settecento, attraverso forme, colori e motivi tipici di questa produzione, magnificamente rappresentata dalla preziosa e ricca Collezione Matricardi, che si posiziona come una delle collezioni più significative, insieme a quelle presenti in numerosi musei internazionali tra cui L’ermitage di San Pietroburgo, il Victoria and Albert Museum e il British Museum di Londra, il Louvre a Parigi e il Metropolitan Museum di New York. L’evento espositivo presenta anche un mirabile esempio di collezionismo “illuminato”, con oggetti di alta qualità, collezionati dall’inizio del Novecento. L’ing. Giuseppe Matricardi, erede di una passione che ha animato tre generazioni, è riuscito a raccogliere un patrimonio artistico di enorme valenza storica e scientifica, la cui attuale consistenza, per la parte riferita alla ceramica castellana, è di circa quattrocentotrenta oggetti d’arte. Le opere, incrementate con l’acquisto di capolavori sparsi in collezioni prevalentemente europee, testimoniano il prezioso apporto del collezionismo privato alla ricostruzione della memoria storica nelle espressioni d’arte e documentano il fermento culturale che animava Castelli e i limitrofi centri produttivi, ricostruendo un’esperienza artistica, unica per qualità espressiva e tecnica adottata. Un percorso itinerante integra l’evento espositivo: partendo dagli spazi della collezione ceramica di proprietà della Fondazione Tercas nell’antico Palazzo Melatino, carico esso stesso di memoria storica, attraverso il Museo Capitolare di Atri con la sua collezione di ceramica castellana dal Xvi al Xix secolo; il percorso si conclude a Castelli, culla dell’arte ceramica. Qui, a spasso nel tempo, tra arcaiche manifatture, antiche botteghe di produzioni e realtà attuali nel solco di una tradizione di eccelsa qualità, si potranno seguire le tracce dell’antica produzione ceramica, senza rinunciare alle suggestioni di stimoli creativi che si attualizzano nei manufatti dell’Istituto d’Arte, dove giovani allievi si cimentano nella realizzazione di ceramiche moderne. Castelli, piccolo paese che conta appena 1300 abitanti, apparentemente isolato nel cuore delle montagne abruzzesi e incastonato nella roccia del Parco del Gran Sasso, é un centro internazionale di riferimento nella produzione ceramica. Questo centro, abbarbicato al suolo roccioso e alle strade impervie del massiccio, piccolo ma famoso in tutto il mondo, poggia sulla stessa argilla che ha fatto la sua fortuna negli anni. Come nei nove o dieci secoli, quando la presenza dell’argilla insieme a quella dell’acqua (per l’impasto) e della legna (per i forni), consentì ad una comunità di monaci benedettini di cimentarsi nella produzione della ceramica, affidata poi nei secoli all’abilità della popolazione locale. I colori delle maioliche ricordano le tonalità naturali dei luoghi: il verde marcio dei boschi, alle falde del Gran Sasso, assieme a celeste, maganese, arancio e ramina (verde smeraldo). Oggi, girando per le viuzze di questo piccolo centro, si può ancora ammirare la lavorazione tradizionale, a volte proprio negli ambienti di cinque secoli fa. Info: “Capolavori della Maiolica castellana tra ‘500 e terzo fuoco. La collezione Matricardi.” - Promossa da: Città di Teramo e Fondazione Tercas, con l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, con il Patrocinio di:Senato della Repubblica, Camera dei Deputati, Ministero per i Beni e le attività Culturali, Regione Abruzzo, Direzione Regionale per i Beni culturali e paesaggistici dell’Abruzzo, Direzione Regionale per i Beni culturali e paesaggistici delle Marche, Soprintendenza B.s.a.e. Marche, Provincia di Teramo, Camera di Commercio di Teramo - a cura di: Paola Di Felice - Comitato scientifico: Carola Fiocco, Gabriella Gherardi, Fabrizio Magani, Giuseppe Matricardi, Stefano Papetti - Sede espositiva: Pinacoteca Civica, viale Bovio, 1, Teramo - Data inaugurazione: 2 Aprile 2012 ore 18.30 - Periodo di apertura al pubblico: 3 Aprile – 31 Ottobre 2012 - Tel: 0861.250873; 0861.240546 - servizimuseali@teramoambiente.It - info@teramomusei.It - teramo.Civicimusei@comune.teramo.it - www.Teramoculturale.it - www.Teramomusei.it info@comune.Teramo.it |
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L´ALBERO DI PASQUA
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Sabato 31 marzo, a partire dalle ore 15, il Museo Civico di Cuneo organizza, come è ormai piacevole consuetudine in occasione della Pasqua, un simpatico laboratorio dedicato ai bambini dai 5 agli 11 anni. Un’occasione per i piccoli amici del Museo di sfogare il proprio estro creativo e di festeggiare insieme l’arrivo delle festività pasquali. Seguiti passo passo dagli operatori museali, i ragazzi saranno impegnati nella realizzazione di un originale Albero di Pasqua. Al termine dell’attività i partecipanti potranno gustare una golosa merenda. Prenotazione obbligatoria, costo 5 euro. Www.comune.cuneo.gov.it |
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BAMBINI IN CUCINA CON DIEGO BONGIOVANNI
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Diego Bongiovanni, il cuoco con il vizio dello show, sta girando tutta l’Italia con il tour Mani in pasta”, che sabato 31 marzo farà tappa per la prima volta anche ad Alessandria, con un corso gratuito di cucina per bambini dai 4 ai 13 anni. Appuntamento dalle ore 15 nella sede di Lume cucine, in via Galilei 87, zona Pista, ad Alessandria. Diego ha frequentato la scuola alberghiera, per poi rafforzare le basi con l’esperienza sul campo, carpendo i segreti dei maestri con cui ha lavorato e approdando in fine al Sinòira, locale storico di Costigliole d’Asti. Negli anni, poi, tanta televisione, radio, centinaia di corsi di cucina, rubriche su giornali e un libro che ha venduto moltissime copie. Www.diegobongiovanni.it/mani_in_pasta_tour_2012.html |
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‘EARTH HOUR’ 2012, LA REGIONE TOSCANA ADERISCE. ROSSI: “DAL TERRITORIO RISPOSTE AI PROBLEMI GLOBALI” |
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Firenze – Luci spente per un ‘ora, “L’ora della terra”, nelle sedi fiorentine della Regione Toscana. Dalle 20,30 alle 21.30 di sabato 31 marzo resteranno nell’oscurità sia il Palazzo Strozzi Sacrati in piazza Duomo, sede della Presidenza della Regione, che i palazzi che ospitano gli uffici regionali di Novoli. “La Regione Toscana aderisce con entusiasmo all’ Earth Hour 2012 – dichiara il presidente Enrico Rossi – Spegneremo le luci dei nostri edifici per unirci responsabilmente a quanti si impegnano in azioni concrete a difesa dell’ambiente. Ormai c’è un dato evidente con cui dobbiamo misurarci: i cambiamenti climatici producono cambiamenti sulle basi materiali della nostra vita. Siccità e alluvioni, allagamenti, frane e prolungata scarsità d’acqua convivono, e ciò comporta effetti negativi sull’ambiente, sull’agricoltura e sul paesaggio”. “Abbiamo sperimentato tutto questo proprio in questi anni – prosegue Rossi – con le alluvioni che ripetutamente hanno colpito la nostra regione, dove al di là della eccezionalità delle precipitazioni, si è dimostrato come la mancata manutenzione di aree boschive, corsi d’acqua e declivi collinari, così come una intensa urbanizzazione in aree sottoposte al rischio idraulico abbiano reso incontenibile l’evento naturale eccezionale e prodotto lutti e danni enormi. La grande, vera sfida è quella di costruire risposte dal territorio ai grandi problemi globali, e facendo questo creare catene regionali di valore e lavoro che cambiano la qualità dello sviluppo. La Toscana è pronta a fare la sua parte”. L’iniziativa del Wwf, un evento mondiale dedicato ai cambiamenti climatici e al futuro sostenibile, coinvolgerà migliaia di città, nazioni, monumenti e luoghi simbolo in un giro del mondo planetario a luci spente. |
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IL CAVATAPPI: DA OGGETTO COMUNE A SIMBOLO DI DESIGN
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Una curiosa mostra che ripercorre la storia del cavatappi, nella sua metamorfosi da oggetto comune a oggetto di design, è visitabile presso la Biblioteca della Regione Piemonte (via Confienza 14) fino al 20 aprile. In esposizione oltre 150 esemplari di cavatappi da collezione, dal Xvii secolo ad oggi, insieme ad una cinquantina di oggetti, tra libri e manufatti, per ricostruire la storia di questo utensile, nato nel 1600, prendendo a modello il cavapallottole, usato per estrarre da pistole e fucili le pallottole inceppate. La mostra è aperta dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13 e dalle 14 alle 16. Www.consiglioregionale.piemonte.it |
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BIELLA. FESTIVAL DI FOTOGRAFIA MEMORANDUM
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La terza edizione di Memorandum, festival della fotografia storica, presenta quest’anno oltre alle esposizioni nelle città di Biella e Torino, anche le mostre a Roma, grazie alla partnership con l´Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Fino al 29 aprile 2012 a Biella vengono ospitate cinque mostre al Museo del Territorio, presso il Chiostro di S. Sebastiano in via Quintino Sella, e una mostra nello Spazio Cultura della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella. Le immagini storiche sono patrimonio di archivi, fondazioni, musei, industrie e periodici e raccontano la storia dell’Italia e dell’evoluzione della tecnica fotografica. Www.museodelterritorio.Biella.It/flex/cm/pages/Serveblob.Php/l/It/Idpagina/2370 |
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