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VENERDI
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Notiziario Marketpress di
Venerdì 19 Aprile 2013 |
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MILANO (MUSEO POLDI PEZZOLI): CHIARA DYNYS INTERPRETA PIERO DELLA FRANCESCA - DAL 16 MAGGIO AL 24 GIUGNO 2013 |
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La mostra Simboli e geometria in Piero della Francesca. Una lettura di Chiara Dynys, a cura di Fiorella Minervino, è una personale, affascinante lettura dellartista del San Nicola da Tolentino, capolavoro di Piero della Francesca conservato nella casa-museo di via Manzoni. "Con questa esposizione - dichiara Annalisa Zanni, Direttore del Museo - prosegue il progetto del Poldi Pezzoli di valorizzazione dei propri capolavori ponendoli in relazione con larte contemporanea, secondo una volontà espressa nel testamento già da Gian Giacomo Poldi Pezzoli, fondatore del Museo". L´opera rinascimentale, che rappresenta il Santo in posizione ieratica che alza l´indice verso l´alto nella direzione degli astri e del cielo, ha ispirato Chiara Dynys, in un dialogo alchemico tra antico e contemporaneo. Chiara Dynys osserva il dipinto come un codice contenente un messaggio misterioso che Piero della Francesca, matematico oltre che pittore, ha voluto lasciare velato, solo accennato. Come scrive Fiorella Minervino, nell´installazione l´artista milanese ha voluto "farvi confluire ogni suggerimento dalla pala, compresi i pianeti, le stelle, la santità, la trascendenza. L´artista ha disegnato uno spazio circolare, un´alchimia di specchi e di riflessi, un tempio o cappella che tutto può abbracciare in un baluginare di rifrangenze continue, sicché alla fine la pala del maestro di San Sepolcro si specchia nel tutto e tutto si riflette in lei. La pala di Piero della Francesca appare nel Salone dellAffresco in un´installazione decagonale che ne attrae i colori e i concetti, facendoli riemergere decuplicati e riflessi in nove opere realizzate in vetro, argento, specchio e colori. In mostra vi è anche una scultura più imponente che si rivolge frontalmente al San Nicola da Tolentino e lo contiene, in una riflessione piena ed emblematica. Accompagna e illustra l´esposizione un video che racconta la cura del Museo verso l´opera del pittore umbro, la delicatezza con cui viene maneggiata e analizzata, nonché le "processioni" che caratterizzano ogni suo spostamento da una sala all´altra. Correda la mostra un catalogo, edito da Umberto Allemandi, a cura di Fiorella Minervino, con testi di Fiorella Minervino, Antonio Paolucci, Giorgio Verzotti, Annalisa Zanni oltre a un ricco apparato fotografico che documenta la realizzazione delle opere e le fasi di allestimento della mostra. La mostra è stata realizzata grazie al sostegno e al contributo di: Edward F. Greco, Giovanni Alliata di Montereale e Spazioborgogno; inoltre con il contributo di Fondazione Rocco Guglielmo, Pierluigi Gibelli e Candia Camaggi. Con il patrocinio di: Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Lombardia, Provincia di Milano e Comune di Milano - Cultura. In collaborazione con: Associazione Amici del Museo Poldi Pezzoli e Fondazione Corriere della Sera. Info: Simboli e geometria in Piero della Francesca - Una lettura di Chiara Dynys - 16 maggio/24 giugno 2013 - Museo Poldi Pezzoli, Via Manzoni 12, 20121, Milano - Tel. 02794889 / 02796334 - www.Museopoldipezzoli.it |
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BOLZANO: IL FORTE DI FORTEZZA RIPRENDE LA PROPRIA ATTIVITÀ ESPOSITIVA - DAL 1° MAGGIO |
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Dal 1° maggio la struttura espositiva del Forte di Fortezza sarà nuovamente accessibile al pubblico. Il 3 maggio, alle ore 17, sarà inaugurata la sua prima esposizione della stagione estiva 2013: la mostra “best architects 13”. La mostra itinerante "best architects 13", ideata in Germania, è un vero e proprio punto di riferimento per i trend più significativi dell´architettura moderna dell´area linguistica e culturale tedesca. La mostra rimarrà aperta presso il Forte di Fortezza sino al 20 maggio, da martedì a domenica, dalle ore 10 alle 18. Info: http://www.Festung-franzensfeste.it/ |
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MILANO (VIA PINTURICCHIO 4): PADIGLIONE NATURA REALIZZATO DA BROS - 23 APRILE 2013 |
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Bros e Milano, un connubio d’arte che si arricchisce di un nuovo capitolo. L’artista milanese è intervento pittoricamente sulle facciate di 400 metri quadrati di un edificio di via Pinturicchio 4, nato come sede di alloggi per gli operai di un cantiere. L´naugurazione avverrà martedì 23 aprile 2013, dalle 18.00 alle 21.00. Ispirandosi alle strutture che ospiteranno, in occasione di Expo 2015, le mostre dei Paesi aderenti, Bros realizza un vero e proprio padiglione ribattezzato Padiglione Natura. Utilizzando colori contrastanti e smalti brillanti, l’artista ricostruisce la silhouette di un paesaggio, secondo una tecnica che rimanda alle riflessioni sulle diverse teorie del colore proposte, tra il XVIII e il XIX secolo, dai filosofi Goethe e Schopenhauer e, successivamente, dai pittori impressionisti. Secondo le parole dello stesso Bros: “Padiglione Natura è uno spazio espositivo che indaga sull’importanza del paesaggio all’interno dei contesti urbani nel territorio italiano, in particolare nella città di Milano, sede della prossima Esposizione Internazionale”. Il Padiglione crea una sorta di dialogo con i numerosi cantieri presenti in città con l’intento di offrire uno spazio di riflessione sulla reale esigenza di luoghi ancora non costruiti e destinati al pubblico. Il progetto Padiglione Natura nasce anche per evidenziare il cambiamento irreversibile della fisionomia di Milano, simbolo nazionale di sviluppo urbano metropolitano, che oggi sta modificando il proprio scenario, valorizzando un’idea di città-vetrina a scapito di una dimensione più umana. La grande scatola in via Pinturicchio rimanda all’Expo, all’idea di padiglione dove ogni paese aderente, presenterà le proprie innovazioni. In questo caso, però, l’interno è vuoto. L’artista interviene solo sulla superficie esterna con i colori e l’aggiunta di lettere in polistirolo sul perimetro della facciata, come un’insegna che faccia da punto di riferimento per il pubblico.Il pubblico non può accedere all’ interno, può solo guardarlo da fuori, concentrando la propria attenzione sullo scenario del paesaggio urbano e sul concetto di riappropriazione dello spazio pubblico. “E’ li davanti - afferma Bros - che il pubblico dovrebbe capire l’inutilità di un fabbricato, solo forma, senza alcun contenuto”. È dal 2010 che Bros studia il paesaggio in Italia. Tre anni fa, insieme con il fotografo Cosimo Filippini, percorre un viaggio di 10.000 km alla scoperta del territorio e della natura incontaminata del nostro Paese.Al ritorno, hanno iniziato a lavorare sul tema con “azioni artistiche”: dall’ esposizione nel centro sociale “La Fornace“ di Rho nel 2010 con la collaborazione musicale di Flavio Cannata e letteraria di Alessandro Riva, all’ intervento nel 2011 sulla facciata della nuova sede de Il Sole 24 Ore progettata da Renzo Piano. L’ anno successivo Bros dipinge diversi furgoni che circolano nella città di Milano portando un immagine di paesaggio. A maggio dello stesso anno realizza “Andrea” un intervento permanente sulla fontana/lucernaio del MACRO di Roma curato da Bartolomeo Pietromarchi, attuale curatore del Padiglione Italia alla Biennale di Venezia.Ad ottobre l’artista realizza “Nadir” sulla facciata di un ex fabbrica di vinili e “Caos Laico” sui puntellamenti di un edificio nel Centro storico de L’Aquila. Info: BROS. PADIGLIONE NATURA - via Pinturicchio 4, Milano - inaugurazione: martedì 23 aprile 2013, dalle 18.00 alle 21.00 - www.brosart.com - info@brosart.com - Tel: 340 7774588 |
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VIGEVANO (CASTELLO VISCONTEO SFORZESCO ): MAGICHE AVVENTURE ESTREME - IL MAGICO NORD È PROTAGONISTA DELLA MOSTRA FOTOGRAFICA “ISLANDA – IL FASCINO ESTREMO DEL NORD” - DAL 20 APRILE AL 5 MAGGIO 2013 |
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La città di Vigevano si fa teatro di un’esposizione fotografica di grande suggestione dal titolo “Islanda – il fascino estremo del Nord” patrocinata dal Comune di Vigevano, dall’Ambasciata d’Islanda di Parigi e dal Consolato Onorario d’Islanda di Milano. Gli aspetti naturali e spettacolari dell’Islanda vengono proposti in tutte le proprie forme per stimolare e coinvolgere l’attenzione del visitatore. Ne scaturisce un percorso unico e travolgente risultato di un lavoro appassionato e instancabile svolto dal fotografo Massimo Lupìdi. Con la famosa immagine scattata presso una centrale geotermale islandese, Lupìdi è stato l’unico fotografo europeo a vincere il premio “Focus on Your World“ organizzato dalle Nazioni Unite nel 1992, in occasione della Conferenza mondiale sull’Ambiente. La mostra, costituita da 40 pannelli fotografici di alta qualità e 4 pannelli testuali realizzati dal Laboratorio Professionale Photorec dotato delle più alte tecnologie di stampa, rappresenta una selezione delle immagini di Lupìdi. Sono inclusi anche gli scatti prodotti durante il workshop fotografico effettuato nel settembre 2011 con Fabio Cappai, Luigi Grossi, Carmelo Torrisi, Aldo Gandolfi e Beniamino Novo. Ad ospitare questo viaggio nelle terre del Nord è la sala espositiva del Castello di Vigevano lungo la nuova Strada Sotterranea che scorre sotto la Strada Coperta. Il percorso mostra prevede anche, in una sala attigua, la proiezione di numero 4 audiovisivi promozionali in Dvd in non stop a mezzo di videoproiettore digitale nei giorni di sabato e festivi. Sono previsti anche spazi a disposizione della casa editrice Iperborea, specializzata in letteratura del Nord Europa e di Terre Polari, operatore turistico specializzato in viaggi avventura, crociere in Artide ed Antartide, spedizioni estreme. Una volta visitata la mostra è possibile dedicare altro tempo per conoscere e ammirare monumenti ed elementi storici. Piccoli gioielli che scaldano il cuore del visitatore sono, infatti, custoditi nella città di Vigevano: la già menzionata piazza Ducale, considerata una delle più belle piazze d’Italia, il Castello Visconteo Sforzesco con la Torre Bramantesca dalla quale si può vedere il panorama cittadino, il Duomo dedicato a Sant’ambrogio, il Mulino di Mora Bassa che ospita la mostra permanente delle Macchine di Leonardo e il verde e accogliente Parco del Ticino che avvolge la città. In questa cornice, ogni domenica mattina si svolge il mercato di Campagna Amica, nei pressi del Civico Teatro Cagnoni, che propone prodotti tipici locali direttamente dal produttore al consumatore: formaggi, riso, ortaggi, marmellate, succhi, salamino di fegato (figadej), torta viginuna e biscotti cent franc. La mostra, che verrà inaugurata il 20 aprile alle ore 16.00, è aperta dal 20 aprile al 5 maggio 2013 e osserva i seguenti orari: dal martedì al venerdì dalle 17 alle 19, il sabato e i festivi dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 19.00. Info: Infopoint del Castello (ingresso dallo scalone della Piazza Ducale) - Tel. 0381.691636 - infopointcastello@comune.Vigevano.pv.it Sito web: www.Comune.vigevano.it |
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MILANO (CAMPUS BOVISA, EDIFICIO 8) : POLI.DESIGN PRESENTA DESIGN DEL GIOCATTOLO - PROGETTARE UN GIOCO NON È UN GIOCO - LA MOSTRA RACCONTA, ATTRAVERSO 6 PROGETTI, IL LAVORO SVOLTO NELL´AMBITO DELLA PRIMA EDIZIONE DEL CORSO - DAL 22 APRILE AL 4 MAGGIO 2013 |
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Dal 22 Aprile al 4 Maggio 2013 si terrà presso l´edificio 8 del Campus Bovisa, sede della Scuola del Design del Politecnico di Milano, una mostra dedicata al "Design del Giocattolo" che racconta, attraverso i 6 progetti esposti, il lavoro svolto nell´ambito della prima edizione del Corso di Alta Formazione in Design del Giocattolo, organizzato da Poli.design, Consorzio del Politecnico di Milano, con il patrocinio di Assogiocattoli, l´associazione che rappresenta i produttori e distributori italiani del settore. Una prima edizione di grande successo non solo per il fatto che ha visto il "tutto esaurito" ma soprattutto per la qualità del lavoro svolto in aula dai ragazzi con i docenti. Un percorso di studi teorico e pratico che ha condotto alla realizzazione di 6 proposte innovative già presentate alle più importanti Fiere internazionali di settore. La mostra anticipa l´avvio della Ii edizione del Corso la cui partenza è prevista per il 20 maggio 2013. Il Corso, giunto alla sua Ii edizione, è il primo a livello europeo dedicato alla formazione di figure professionali specializzate in quest´ambito. Info: Ufficio Coordinamento Prodotti Formativi - tel +39 2399 7208 - formazione@polidesign.Net |
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MILANO (MUSEO DIOCESANO): L’ANTOLOGICA DI MARIO RACITI - OPERE 1962/2012 - DAL 16 APRILE AL 9 GIUGNO 2013 |
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Mario Raciti. Opere 1962-2012 Milano, Museo Diocesano Dal 16 aprile al 9 giugno 2013, al Museo Diocesano di Milano si tiene il nuovo appuntamento di Mudi Contemporanea, con la prima antologica a Milano di Mario Raciti. La mostra, curata da Paolo Biscottini, presenta 60 opere che ripercorrono 50 anni di attività dell’artista milanese e si concentra su due nuclei di dipinti e carte - il primo del 1962, l’altro del 2012 - in grado di indicare le affinità e le differenze all’interno di un percorso creativo lungo mezzo secolo, durante il quale Raciti ha declinato varie tematiche, pur mantenendo uno sviluppo razionale delle stesse. Il percorso espositivo si apre con gli esordi figurativi degli anni ’60, durante i quali Raciti s’immerge in un mondo incantato, di favola, in cui i segni si vanno organizzando in immagini plastiche e allungate, spesso verso l´alto o dentro l´orizzonte e le opere sono caratterizzate da titoli che parlano di antenne, di sonde, di giostre, di teleferiche, di tunnel. Accanto al nucleo di Eden - presentato per la prima volta - questi lavori si contraddistinguono per la loro carica ironica e per la loro affinità con il disegno infantile, con le sue rappresentazioni del mondo, e che rendono, con forza straordinaria, l´atteggiamento proprio di quella irripetibile età della vita, quando gli occhi sono sgranati, aperti a ogni incontro e a ogni emozione. Nel decennio successivo, Raciti approda a quelle che lui stesso chiama “Presenze-assenze”, quindi, negli anni ´80, alle “Mitologie” infine ai “Misteri” degli anni ´90. Intorno a questi, dal 2000 elabora “Mani mine e misteri” - il ciclo dei “Why” (‘Perché’) che rievocano l´interrogazione del Cristo sulla croce e quello dei “Fiori del profondo” che ricorda il mito di Proserpina nell´Ade che comunica con la madre Demetra, facendo nascere sulla terra i fiori a primavera. Del 2012 appartiene il secondo nucleo di grandi tele, anch´esse inedite, nelle quali i fiori si sono trasformati in dardi. Accompagna la mostra un catalogo edito dal Museo Diocesano. Mario Raciti è nato a Milano il 19 aprile 1934. Nonostante la passione per il disegno e la pittura si sia manifestata fin dall´infanzia e dall´adolescenza, e l´artista sia stato tentato di seguire l´altro suo grande interesse, quello per la musica, Raciti frequenta Giurisprudenza, ma dopo la laurea e soli due anni di esercizio della professione di avvocato, ritorna definitivamente alla pittura. Tiene la mostra personale d´esordio alla Galleria Il Canale di Venezia nel 1964, alla quale fanno seguito numerose esposizioni in spazi pubblici e privati (espone ripetutamente nelle gallerie Morone 6, Annunciata e Bergamini di Milano), in Italia e all´estero. Invitato a due edizioni (1973 e 1986) della Quadriennale di Roma, nel 1986, la Biennale di Venezia gli dedica una sala personale. Nel 1988 al Pac di Milano si tiene una mostra, seguite dalle antologiche a Palazzo Sarcinelli di Conegliano (1998) e a Palazzo Magnani di Reggio Emilia (2010). Info: Mario Raciti. Opere 1962/2012 - Milano, Museo Diocesano (Corso di Porta Ticinese, 95) - 16 aprile/9 giugno 2013 Catalogo: ediz. Museo Diocesano Inaugurazione: lunedì 15 aprile, ore 18.Info: tel. 02.89420019 - Biglietteria@museodiocesano.it - www.Museodiocesano.it |
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GENOVA (PALAZZO DUCALE): GEISHE E SAMURAI - FINO AL 25 AGOSTO 2013
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Nella prestigiosa sede di Palazzo Ducale di Genova, il Museo delle Culture di Lugano (MCL) presenterà al pubblico l’esposizione
«Geishe e samurai. Esotismo e fotografia nel Giappone dell’Ottocento», una
nuova selezione di opere della sua collezione di oltre 5´200 fotografie giapponesi
della fine del XIX secolo. Si tratta del quinto appuntamento sul tema, con un rinnovato
percorso espositivo del progetto che è già stato presentato a Lugano, Venezia, Napoli e
Zurigo, sedi in cui complessivamente si sono contati oltre 60´000 visitatori.
In questo caso, i ricercatori del MCL hanno curato una selezione di 112 stampe
fotografiche all’albumina colorate a mano che permettono di esplorare l’idea
dell’uomo e della donna, sia nell’immaginario occidentale dell´Ottocento, sia nelle reali
condizioni socio-culturali del tempo. Il percorso espositivo segue un itinerario tematico,
diviso in cinque sezioni, intervallato da tre piccole aree che presenteranno otto
preziosi album souvenir con le coperte di lacca intarsiate di madreperla e oro.
Al centro dell’attenzione è il contesto paesaggistico e culturale in cui è costruita l’idea di
ineffabile perfezione e in cui si muovono i protagonisti, uomini e donne, della
fotografia giapponese dell’Ottocento. Si procede quindi analizzando donne, uomini e
bambini impegnati nelle attività domestiche, nell’armonia del quotidiano. Segue la
sezione intitolata il sacro e il sublime. La prima parte ha carattere maschile e verte
sui ritratti dei diversi operatori del sacro e le immagini delle occasioni liturgiche e
cerimoniali. La seconda verte invece sul fascino della donna e permette di cogliere le
coordinate ideologiche di un modello idealizzato di bellezza femminile asiatica che
s’imporrà attraverso una sorta di cliché, destinato a durare a lungo nel tempo.
Chiudono idealmente l’esposizione le due sezioni dedicate agli eroi dell´ultraesotico e
alle città senza notte. Nella prima sono ritratti alcuni dei personaggi tipici della
cultura giapponese del tempo (sàmurai, kendoka, lottatori di sumo, tatuati), affiancati
da venti rari biglietti da visita che ritraggono attori del teatro kabuki. Nella seconda il
tema è la realtà storica delle donne di piacere.
A fare da contrappunto alle fotografie e agli album, un’accurata selezione di opere
d’arte coeve che enfatizzano ora il carattere femminile, ora quello maschile che emerge
dalle fotografie all’albumina: sette vasi dell’epoca Meiji prestati dal Museo d’Arte
Orientale Edoardo Chiossone di Genova e cinque maschere teatrali di una collezione
privata. L’esposizione è inoltre arricchita da citazioni poetiche e letterarie che
incarnano lo spirito delle diverse sezioni e che sono state realizzate in allestimento dal
calligrafo Pierluigi Serra.
«Geishe e samurai. Esotismo e fotografia nel Giappone dell’Ottocento», organizzata in
collaborazione con Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e Giunti
Arte mostre musei, è presentata nell’ambito della quarta edizione della kermesse La
storia in piazza, il più importante evento culturale della città della Lanterna.
L’esposizione è coordinata da Barbara Gianinazzi, ricercatrice del MCL. L’allestimento
è a cura del Laboratorio di conservazione e museotecnica del MCL guidato da Giulio
Zaccarelli. Un nuovo ed elegante catalogo illustrato a cura di Barbara Gianinazzi e
pubblicato da Giunti accompagna l’esposizione. Nel futuro prossimo le fotografie
giapponesi del MCL approderanno a Copenaghen (autunno 2013) e a Belgrado (2014). Info: www.mcl.lugano.ch; www.giapponegenova.it; www.palazzoducale.genova.it |
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PADOVA (CIVICI MUSEI AGLI EREMITANI, SALA DEL ROMANINO): UGO VALERI, IL RIBELLE DELLA BELLE EPOQUE - FINO AL 21 LUGLIO
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Ugo Valeri, definito per affinità di vita e rapidità di tratto, il Toulouse Lautrec italiano, sarà protagonista della più approfondita antologica che gli sia mai stata dedicata, all´indomani del centenario della morte che ne troncò la vita a trentasette anni, quanto cadde da un balcone di palazzo Pesaro a Venezia. Commentando la sua scomparsa, Arturo Martini scriveva al fratello di Ugo, il poeta Diego Valeri, "Tuo fratello fu per noi tutti una tromba: la tromba del nuovo mattino". "Ugo Valeri, pittore, illustratore e artista di genio, anticonformista dichiarato con passioni e frequentazioni avverse al perbenismo dell´epoca, fu uno straordinario interprete ed effervescente protagonista del gusto della modernità che inebriò la nascita del Xx secolo", sottolinea Andrea Colasio, Assessore alla Cultura del Comune di Padova. Dal 20 aprile al 21 luglio 2013, la Banca di Credito Cooperativo di Piove di Sacco (sua città natale) e il Comune di Padova Assessorato alla Cultura - Musei Civici, gli dedicano una ampia antologica curata da Virginia Baradel e Federica Luser, con la direzione di Davide Banzato. In mostra oltre un centinaio di opere, tra cui diversi inediti e due “omaggi”: degli artisti illustratori bolognesi e degli amici di Ca’ Pesaro. Provenienti da istituzioni museali e collezioni private, le opere in mostra evidenziano come elemento principe il suo segno rapido e corsivo che suscita con formidabile destrezza i moti delle figure: la linea diventa una serpentina che costruisce i corpi, li fa volteggiare e contorcere fino al limite della caricatura, con un ritmo sfrenato che si diluisce d´un tratto, per effetto dell´acquarello, in un´atmosfera rarefatta, come in Ballo popolare: preludio e Ballo popolare: fine. Differente il risultato invece negli splendidi dipinti a olio che hanno un respiro più simbolista, più largo e pacato, anche se non cancellano la veemenza tipica del suo stile come in Autunno e Primavera, La Sagra e La Popolana. Nato a Piove di Sacco, in provincia di Padova il 22 settembre del 1873, Ugo Valeri frequentò l’Accademia di Venezia e quella di Bologna ma, incapace di sottostare a qualsiasi disciplina, fu espulso da entrambe. Caparbio e ribelle, visse al di fuori degli schemi preordinati del mondo artistico, seguendo la propria indole insofferente che lo costrinse a una vita raminga alla ricerca di quei gruppi di artisti, definiti all´epoca "scapigliati", con cui condivideva lo stesso stile di vita. Padova, Venezia, Bologna, un breve soggiorno a Napoli, poi Milano e quindi nuovamente Venezia, sono le tappe fondamentali della sua vita artistica. L’ambiente stimolante incontrato a Bologna e Milano, lo spirito che aleggiava allora in quelle città, permise a Valeri di maturare la propria particolare visione rispetto la realtà che lo circondava. Divenne il poeta della strada che dipinse senza veli, attingendo a un campionario di uomini e donne assolutamente variegato: le sartine, i dandies, i ricchi borghesi, i frequentatori di teatri, le ballerine, tutti immersi nel proprio mondo fatto di feste popolari, rappresentazioni teatrali, case di tolleranza. Disegnatore abilissimo si lasciò trasportare dal proprio estro, affidando alla linea il ruolo di protagonista, una linea che costruisce i corpi, li fa volteggiare e avvitare ai limiti della caricatura. Un gusto grafico che lo portò a essere uno dei maggiori illustratori italiani, sue opere apparvero nel primo decennio del 1900, su riviste quali La Lettura, Illustrazione Italiana, Varietas, Secolo Xx, Italia Ride e libri di Marinetti, Neera, Cavicchioli, Notari Valeri non fu solo un illustratore ma deve essere apprezzato anche per l’alto valore della sua opera pittorica, attraverso cui seppe offrire esempi di grande modernità che gli aprirono le porte a importanti esposizioni quali Premio Francia a Bologna (dove vince nel 1898), il Concorso “I sette peccati” al Circolo filarmonico e artistico di Padova (1904), l’Esposizione Internazionale per l’apertura del Sempione (1906), la Biennale (1907) e le mostre di Ca’ Pesaro del 1909 e del 1910 a Venezia. La mostra sarà accompagnata da un catalogo edito dalle Edizionitrart e da Peruzzo Editoriale corredato da studi storico-critici che approfondiscono, attraverso ricerche e indagini mirate, un periodo della storia dell’arte italiana che ancora necessita di adeguate riflessioni. Ugo Valeri (1873 – 1911). Volto ribelle della Belle Epoque. Padova, Civici Musei agli Eremitani (Piazza Eremitani), dal 20 aprile al 15 luglio 2013. Mostra promossa dal Comune di Padova – Assessorato alla Cultura – Civici Musei e dalla Banca di Credito Cooperativo di Piove di Sacco. Diretta da Davide Banzato e curata da Virginia Baradel e Federica Luser. Orario: tutti i giorni dalle 9 alle 19 (lunedì chiuso). Ingresso ai Musei, alla Cappella degli Scrovegni e alla Mostra, interi euro 13, ridotti euro 8. Catalogo edito da edizionitrart e Peruzzo Editoriale. Informazioni e prenotazioni: tel 049 8204551 - musei@comune.Padova.it - www.Padovanet.it - Visite guidate: euro 85,00 per gruppi max 25 persone - info@immaginarte.Org |
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CITTÀ DEL VATICANO (BRACCIO DI CARLO MAGNO, PIAZZA SAN PIETRO):
ARGENTINA, IL GAUCHO - TRADIZIONE, ARTE E FEDE -
9 MAGGIO/8 GIUGNO 2013
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Giovedì 9 maggio è stato inaugurato nel Braccio di Carlo Magno in Piazza san Pietro in Vaticano una mostra unica nel suo genere “Argentina - Il Gaucho, Tradizione, Arte E Fede”. Per la prima volta in Vaticano e in Italia si presenta il grande patrimonio artistico che ha caratterizzato e caratterizza la storia e le tradizioni del popolo argentino. La rassegna, divisa in diverse sezioni e organizzata da Artifex, è il risultato di un’attenta selezione di opere appartenenti a importanti collezionisti argentini che hanno generosamente messo a disposizione le loro opere, molte delle quali lasceranno il paese per la prima volta. Conoscere l’Argentina, la sua cultura e la sua storia è l’intento dell’esposizione. La fratellanza fra il popolo argentino e italiano la rende un omaggio alle due nazioni che condividono un lungo percorso di storia. La mostra è un riguardoso omaggio a Papa Francesco, alla sua terra, e alle sue origini italiane. Composta da oltre 200 opere, fra dipinti, stampe, fotografie antiche e artistiche, ori, argenti, preziosi tessuti antichi e moderni e documenti storici, presenta un percorso espositivo articolato in tre sezioni ben definite: la prima iconografica, con dipinti, stampe e libri, la seconda riguarda l’ergologia del “gaucho”, con particolare attenzione agli oggetti in argento e alle manifatture tessili che sono state utilizzate fin dalle origini. La terza è dedicata alla memoria di José Cura Brochero Gabriel del Rosario. Nella prima sezione è ampia la panoramica sui luoghi e le genti, ritratti storici carichi di suggestioni e molte tranche-de-vie raccontano da vicino vita e costumi del popolo argentino. Fra questi spiccano il Gaucho sudamericano di Mauricio Rugendas, il corpus di immagini straordinarie di Celine Frers e Daniel Sempé, le fotografie antiche in albumina che raccontano di gauchos, di contadini nei campi, o rimandano a scene romantiche cariche di intensità e bellezza. Acquerelli e stampe antiche hanno un ruolo importante nella descrizione dei paesaggi, delle pampas, e ancor più quale rimando ai costumi dell’epoca come in La guitarreada, in Bailando gato en el galpòn o in Leva de gauchos. Con l´arrivo dei colonizzatori l’Argentina conobbe, unitamente al processo di evangelizzazione, la preziosa arte dell’oreficeria. Gli orafi spagnoli trasmisero le più raffinate tecniche per la creazione di oggetti liturgici: ostensori, calici, crocifissi che portarono a notevoli espressioni dell’arte orafa. Fra i metalli preziosi l’argento è stato sfruttato lungamente dai gauchos e dai contadini per la realizzazione di utensili ad uso domestico, per impreziosire l’abbigliamento e per le bardature e i finimenti dei cavalli. Nella parte espositiva che vede protagonisti i manufatti in oro, argento, smalto e pietre preziose, la mostra si apre come un vero e prezioso scrigno su una collezione unica: la collezione Pallarols. Sette generazioni di orafi hanno composto un percorso di fede e arte che vede fra gli oggetti più preziosi lo Stendardo in argento, oro, pietre preziose e smalto realizzato da Carlos Pallarols Cuni, con ricami d´argento eseguiti dalla madre dell’orafo, doña Carolina Cuni, eseguito per la Confraternita del Santissimo Sacramento della Cattedrale Metropolitana della Città di Buenos Aires( 1934). Il Calice in oro, argento e pietre preziose, opera di Carlos Pallarols Cuni (utilizzato nel Congresso Eucaristico del 1934), il Pettorale d’oro realizzato per Sua Ecc.za Monsignor Enrique Rau, Vescovo del Mar della Plata da Carlos Pallarols Cuni (c.Ca 1945), l’Incensiere d´argento con figura di uccello realizato da José Pallarols e Torras (c.A 1920), la Figura di Cristo in argento brillante e il Mate in argento opaco con figure di angeli realizzati da Juan Carlos Pallarols. José Pallarols y Torras, di origine catalana, si stabilì a Buenos Aires all’inizio del Xx secolo. Oggi, Juan Carlos Pallarols che rappresenta la settima generazione è l’orefice più autorevole dell’Argentina. La famiglia, nel tempo, ha risposto alle richieste più importanti della Chiesa e dei committenti argentini. I tesori realizzati dai Pallarols sono parte integrante del patrimonio argentino. Coinvolti nelle vicende politiche del paese, durante il governo peronista Carlos Pallarols Cuni venne chiamato a lavorare al mausoleo di Eva Duarte (Evita Peròn), ma alla caduta del regime i Pallarols dovettero fuggire e riparare nel convento francescano di Corrientes. Di ritorno a Buenos Aires strinsero ancor più i rapporti con la chiesa e con le famiglie più ricche del paese. Dalla bottega, luogo simbolo del fare prezioso, nasce un flusso ininterrotto di opere civili, religiose e istituzionali, come il bastone del comando presidenziale. La seconda sezione della mostra è dedicata ai gauchos e alla cultura gauchesca. Il gaucho è il personaggio simbolo delle pampas rioplatensi. Abile cavallerizzo e mandriano, figura centrale, fortemente evocativa e parte integrante della storia del paese, accresce la propria storia attraverso il rapido sviluppo dell’allevamento del bestiame bovino ed equino portato dai conquistadores. All’origine, nelle estancias dei Gesuiti che fornivano il bestiame alle missioni che la Compagnia di Gesù amministrava in Paraguay, Brasile, Argentinas e Uruguay, i gauchos erano indigeni evangelizzati, creoli di radice ispano-indigena e schiavi neri. Il gaucho, nato in queste circostanze, adotta una personalità ribelle ma molto rispettosa di un codice proprio di giustizia e carico di fede. Da guardiano delle grandi praterie, con la caduta nel 1810 del governo monarchico spagnolo, il gaucho viene inserito nelle file dell’esercito patriota. Nel nord argentino, i gauchos de Güemes capitanati da Martín Miguel de Güemes, scrissero un capitolo importante della storia del paese. Consolidato il proprio ruolo, non solo economico, all’interno della nuova struttura del paese, il gaucho si caratterizza per il forte gusto di lussuosi finimenti in argento che esibisce con orgoglio nelle feste domenicali, nelle celebrazioni nazionali, durante le battaglie. Con l’avvento della ferrovia il suo ruolo è ridimensionato ma acquista la valenza del mito. Il poema epico Martín Fierro, scritto da José Hernández nel 1872, divenne il libro più importante del secolo. Il modello ergologico dei gauchos venne adottato anche dai proprietari delle estancias e dai cittadini di Buenos Aires. Persino gli emigranti, che dalla fine dell’800 invadono l’Argentina, adottano questo costume locale, bevono il mate e si fanno ritrarre con l’abito del gaucho e la barba finta per mostrare ai parenti lontani la loro nuova vita. A tutti gli effetti i gauchos trasformano la cultura contadina in modello suggestivo e caratteristico, ed emblema della storia rioplatense. La mostra al Braccio di Carlo Magno presenta un nucleo unico e significativo di argenteria di uso “gauchesco”: erpici, mates, bombillas, brocche, bardature complete, redini, cavezze, staffe, freni, pretales, pastoie, fruste, speroni, accendini, tabacchiere, coltelli "verijeros", coltelli da cintura. Una intera sezione della mostra sarà dedicata ai “poncho”, realizzati con vari materiali: lana di agnello, seta, cotone e vigogna, di differenti stili, epoche e provenienza (patagonica o settentrionale). Completano la sezione oggetti di abbigliamento per il gaucho e il cavallo, tutti pezzi di rarità eccezionale e altissima qualità. L’ultima sezione della mostra ricorda José Cura Brochero Gabriel del Rosario, sacerdote diocesano di origine argentina e di famiglia cattolica italiana, nato nel 1840 nella città di Santa Rosa de Rio Primero in Provincia di Cordoba. Il 20 Dicembre 2012 Sua Santità Benedetto Xvi ha firmato il decreto per la sua beatificazione, un passo ulteriore verso la sua canonizzazione. La proiezione all´interno della mostra di diversi video provenienti dall’Argentina, daranno una significativa testimonianza del paese. Nell’anno della Fede, la mostra vuole essere testimonianza di uno dei percorsi della storia e della fede in Argentina. Info e prenotazioni: tel: +39 0668193064 - info@artifexarte.It |
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SIENA (CRIPTA SOTTO IL DUOMO): SAN GIOVANNI BATTISTA DI CARAVAGGIO - FINO AL 18 AGOSTO
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Dal 17 aprile fino al 18 agosto 2013 è possibile ammirare, nella Cripta sotto il Duomo di Siena, un capolavoro dell’arte italiana, il San Giovanni Battista di Michelangelo Merisi da Caravaggio, proveniente dalla Pinacoteca Capitolina di Roma. Il dipinto si trova in Campidoglio dal 1750 ed è senza dubbio una delle opere più affascinanti del grande pittore, che in questa tela esprime in modo geniale le proprie riflessioni sul naturalismo pittorico e sul sentimento religioso. Tutta la critica è oggi d’accordo sul riferimento all’artista di questo dipinto, grazie anche ad una minuziosa serie di indagini tecniche che hanno dimostrato l’autenticità dell’opera. Caravaggio dipinge il San Giovanni Battista nel 1602 probabilmente per Ciriaco Mattei, una delle figure più in vista della società romana del tempo; il soggetto del dipinto è un chiaro riferimento al nome del figlio di Ciriaco, Giovanni Battista. Destinato dunque agli ambienti privati del palazzo Mattei e non ad un luogo di culto, il San Giovanni Battista è una profonda sintesi delle meditazioni di Caravaggio sulla pittura sacra. Per questo motivo il pittore usa, come modello compositivo per il Battista, uno dei bellissimi Nudi affrescati da Michelangelo nella volta della Cappella Sistina, l’opera più eclatante e complessa del Rinascimento italiano. A questa importante figura che lega il Vecchio al Nuovo Testamento è stata dedicata la precedente edizione dei Dialoghi 2012, Ex aqua et spiritu. Siena accoglie Tiziano, Il Battesimo di Cristo. Nell’occasione è stato organizzato, all’interno del complesso monumentale dell’Opera del Duomo, un percorso sul tema del Battesimo di Gesù a partire dal Battistero, luogo canonico, attraversando la ‘Cripta’, fino alla cattedrale ove si conserva, nella omonima cappella, la celebre scultura del Battista di Donatello.alcuni studi condotti dalla critica più recente, sulla scorta di precise testimonianze documentarie, hanno evidenziato una serie di rapporti tra la figura del Caravaggio e la città di Siena. Il tramite di tale relazione è costituito dal senese Giulio Mancini, archiatra pontificio. Al di là della sua professione egli fu mercante e amatore di opere d’arte ed ebbe una particolare venerazione per i capolavori caravaggeschi. La collezione di Giulio Mancini dovette svolgere un ruolo di primo piano per Siena, in quanto egli, pur vivendo a Roma, conservava i dipinti più pregiati nella città natale ove potevano essere esibiti ai pittori locali che furono fortemente influenzati dal caravaggismo. In questa prospettiva, nel percorso espositivo saranno evidenziati, anche attraverso sistemi multimediali, i rapporti tra la pittura senese e il caravaggismo. L’evento, realizzato grazie alla collaborazione con Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico - Sovraintendenza ai Beni Culturali, è promosso dall’Opera della Metropolitana di Siena ed è organizzato da Opera – Civita Group. Opera Civita Group gestisce il servizio prenotazioni, informazioni e visite guidate per il Complesso del Duomo di Siena e, in occasione dell’esposizione, Il San Giovanni Battista di Caravaggio a Siena, propone pacchetti culturali che arricchiscono l’offerta turistica della città e ogni venerdì, a partire dal 19 Aprile al 31 maggio, dalle 19 alle 21.30, organizza eventi speciali legati al capolavoro dal titolo: Aperitivi d’arte. Caravaggio. Info e prenotazioni: Opera – Civita Group - tel 0577 286300 - opasiena@operalaboratori.Com - www.Operaduomo.siena.it |
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ROMA (MUSEO DI ROMA PALAZZO BRASCHI): MOSTRA IN OCCASIONE DELLE CELEBRAZIONI DEL NATALE DI ROMA - 21 APRILE |
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Un raffinato omaggio a Roma nel giorno del suo 2766° compleanno la mostra “Luoghi comuni. Vedutisti inglesi a Roma tra il XVIII e il XIX secolo nelle opere grafiche del Museo di Roma”. L’esposizione, promossa da Roma Capitale, Assessorato alle Politiche Culturali – Sovrintendenza Capitolina con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura, offre vedute suggestive della città, immagini struggenti della campagna romana che avevano catturato la fantasia dei pittori.Questi acquerelli ed incisioni, che si potranno ammirare nelle Sale espositive al piano terra di Palazzo Braschi dal 21 aprile al 15 settembre 2013, sono stati selezionati tra due dei fondi più interessanti del Museo: la raccolta del barone Basile de Lemmermann e quella di Anna Laetitia Pecci Blunt, due colti e appassionati collezionisti che, dopo aver acquistato nel corso della vita opere a soggetto romano, decisero di donarle al museo evitando così la loro dispersione e permettendo ad un vasto pubblico di usufruire della loro bellezza |
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LONDRA (GAGLIARDI GALLERY): L´ARTE DELLA MENTE - MOSTRA COLLETTIVA D’ARTE CONTEMPORANEA - DAL 19 AL 26 APRILE 2013
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E’ prossima l’inaugurazione della esposizione internazionale d’arte contemporanea “L’arte della Mente” presso una rinomata galleria londinese, la Gagliardi Gallery, con oltre 35 anni di attività espositiva alle spalle. Dal 19 aprile, infatti, a Londra la galleria d’arte presenterà le opere di ben 30 artisti, accuratamente selezionati dal Museo di Chianciano Terme. Tra i prescelti figura Roberto Lucato, uno dei vincitori del Chianciano International Art Award 2012, all’interno del quale si è aggiudicato il primo premio “Leonardo Award for Applied Arts”. Il titolo originale della mostra è “Art of the mind in London”: all’interno del percorso espositivo saranno esposte le opere di Roberto Lucato, esponente dell’arte contemporanea italiana in ascesa sul panorama artistico internazionale. Un evento da non perdere. Info: Gagliardi Gallery - 509 King´s Road, Chelsea, London, Sw10 0Tx, U.k. - tel. +44 (0)207 3523663 - http://www.robertolucato.it/ |
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