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GIOVEDI
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Notiziario Marketpress di
Giovedì 11 Settembre 2014 |
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LA COMMISSIONE EUROPEA ADOTTA PROPOSTE PER MIGLIORARE LA SALUTE DELL´UOMO E DEGLI ANIMALI |
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Bruxelles, 11 settembre 2014 - Ieri la Commissione ha adottato alcune proposte sui medicinali veterinari e sui mangimi medicati finalizzate a migliorare la salute e il benessere degli animali, a combattere la resistenza antimicrobica (Amr) nell’Ue e a promuovere l’innovazione. La proposta sui medicinali veterinari mira in particolare a rendere disponibile nell’Ue un numero maggiore di medicinali per curare e prevenire le malattie degli animali. La proposta volta ad aggiornare la legislazione sui mangimi medicati include ora nel suo campo di applicazione i mangimi per animali da compagnia. L’idea è quella di garantire un adeguato livello di qualità e di sicurezza dei prodotti nell’Ue, aprendo nel contempo la strada a cure migliori per gli animali malati. La regolamentazione proposta apporterà benefici agli animali, comprese le specie acquatiche, ai loro detentori, ai proprietari di animali da compagnia, ai veterinari e alle imprese dell’Ue, comprese le imprese del settore farmaceutico e dei mangimi. Tonio Borg, Commissario europeo per la Salute, ha dichiarato: "Queste proposte, seppur imperniate sulla salute e sul benessere degli animali, costituiscono anche un fondamentale passo in avanti per la sanità pubblica in quanto introducono misure che contribuiscono a combattere la crescente minaccia della resistenza antimicrobica (Amr), assicurando l´efficacia degli antibiotici sia per l´uomo sia per gli animali." Proposta sui medicinali veterinari - Con la sua proposta, la Commissione mira a adeguare la legislazione sui medicinali veterinari alle esigenze del settore veterinario, pur continuando ad assicurare standard elevati per la sanità pubblica, la salute degli animali e la sicurezza ambientale. Il regolamento proposto si basa sulla normativa Ue vigente nel settore dei medicinali veterinari che garantisce che possano essere commercializzati solo i medicinali per i quali è stata rilasciata un’autorizzazione all’immissione in commercio. Le norme, tuttavia, sono state semplificate per assicurare lo sviluppo nell’Ue di adeguati medicinali per gli animali. La riduzione delle formalità burocratiche riguarderà sia la procedura di autorizzazione all’immissione in commercio sia il monitoraggio degli effetti collaterali (farmacovigilanza). Le norme proposte assumono particolare importanza per le specie di secondo piano quali api, capre, tacchini, cavalli, ecc., per le quali non sono attualmente disponibili medicinali. Per combattere la resistenza antimicrobica e contribuire a salvaguardare l´efficacia degli antibiotici per gli esseri umani e gli animali, la proposta introduce la possibilità di limitare l’autorizzazione e l’uso per gli animali di determinati agenti antimicrobici riservati alla cura delle infezioni umane. Proposta sui mangimi medicati - Il regolamento proposto abrogherà e sostituirà l’ormai obsoleta direttiva 90/167/Cee in materia di fabbricazione, immissione sul mercato e utilizzo di mangimi medicati. Dopo le prescrizioni veterinarie, i mangimi medicati costituiscono una importante via di somministrazione dei medicinali veterinari agli animali. Il regolamento si propone di armonizzare a un adeguato livello di sicurezza gli standard di fabbricazione e la commercializzazione dei mangimi medicati nell’Ue e di rispecchiare i progressi tecnici e scientifici nel settore. Le norme proposte garantiranno la fabbricazione di mangimi medicati esclusivamente a partire da medicinali veterinari specificamente autorizzati e solo da parte di fabbricanti autorizzati. Il problema della resistenza antimicrobica sarà affrontato grazie a misure quali il divieto all´utilizzo preventivo dei mangimi medicati o al loro impiego come promotori della crescita. Inoltre, i limiti dei residui di medicinali veterinari nei mangimi ordinari a livello Ue sono stabiliti a un valore idoneo a evitare lo sviluppo della resistenza antimicrobica. Il campo di applicazione della proposta include esplicitamente gli alimenti medicati per animali da compagnia, in modo tale che gli animali da compagnia, in particolare quelli affetti da malattie croniche, possano essere curati più facilmente con alimenti medicati innovativi specifici per tali animali. Prossime tappe - Altre istituzioni dell’Ue, tra le quali il Parlamento europeo e il Consiglio, esamineranno le proposte della Commissione e adotteranno a tempo debito una posizione in materia, conformemente alla procedura di codecisione. |
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TENDENZE SCIENTIFICHE: FARE I VERSETTI CON I PROPRI BAMBINI PUÒ ACCELERARE IL LORO SVILUPPO LINGUISTICO |
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Bruxelles, 11 settembre 2014 - Alcuni ricercatori dell´Università dell´Iowa (Ui) e dell´Università dell´Indiana hanno scoperto che il modo in cui i genitori rispondo al balbettio dei loro bambini può dar forma al modo in cui questi ultimi comunicano. Secondo la ricerca, quando i genitori fanno finta di capire i tentativi di parlare dei loro bambini, questi mostrano "un incremento di vocalizzazioni consonante-vocale avanzate dal punto di vista dello sviluppo". Secondo il team di ricerca queste scoperte mettono in dubbio la convinzione che la comunicazione umana sia innata e non possa essere influenzata dalla reazione dei genitori. Al contrario, i ricercatori sostengono che i genitori che si relazionano consapevolmente con il balbettio dei loro bambini possono accelerare la loro vocalizzazione e l´apprendimento del linguaggio. "Quello che abbiamo scoperto non è che la reattività sia importante", dice Julie Gros-luis, assistente di psicologia presso la Ui e autrice dello studio. "Quello che conta è come la madre reagisce". I ricercatori hanno osservato le interazioni tra 12 madri e i loro bambini di otto mesi durante un momento di gioco libero due volte al mese per un periodo di sei mesi. Hanno osservato come le madri rispondevano alle vocalizzazioni positive del loro bambino, come il balbettio e i versetti, specialmente quando queste erano rivolte alla madre. Il team ha scoperto che i bambini le cui madri rispondevano a quello che pensavano i loro bambini stessero dicendo, mostravano un maggior numero di vocalizzazioni consonante-vocale avanzate dal punto di vista dello sviluppo. Inoltre, nel tempo i bambini cominciavano a rivolgersi sempre di più alle loro madri. Dall´altra parte, i bambini le cui madri non provavano con la stessa tenacia a capire quello che dicevano e guidavano l´attenzione dei loro bambini verso qualcos´altro, non mostravano lo stesso ritmo di crescita nelle loro capacità linguistiche e di comunicazione. Medical News Today (Mnt) fa sapere che, un mese dopo la conclusione dello studio, tutte le madri partecipanti hanno completato un sondaggio sullo sviluppo linguistico dei loro figli. Secondo Mnt, "I bambini le cui madri erano attente al loro balbettio durante lo studio producevano più parole e gesti a 15 mesi rispetto ai bambini le cui madri prestavano meno attenzione al loro balbettio durante lo studio". La rivista Atlantic conclude: "La deduzione è che il modo in cui i genitori parlano ai propri bambini potrebbe essere altrettanto importante della frequenza con la quale lo fanno". Questo ci permette - secondo Atlantic - di sentirci liberi di "parlare con i bambini piccoli come se fossero piccoli adulti". La ricerca è pubblicata sul numero di luglio/agosto della rivista Infancy. Per maggiori informazioni, visitare: http://onlinelibrary.Wiley.com/doi/10.1111/infa.12054/abstract |
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LOCALIZZATA UN’AREA DEL CERVELLO IMPLICATA NEL BILINGUISMO SI TROVA NELLA CORTECCIA TEMPORALE SUPERIORE E SE STIMOLATA PROVOCA UN CAMBIO DI LINGUA INVOLONTARIO. LO STUDIO DELL’IRCCS MEDEA IN COLLABORAZIONE CON L’OSPEDALE S. MARIA DELLA MISERICORDIA DI UDINE PUBBLICATO SU NEUROPSYCHOLOGIA. |
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Bosisio Parini (Lc), 11 settembre 2014 - Come da routine presso la Neurochirurgia di Udine, i pazienti neurochirurgici si sottopongono a chirurgia da svegli quando l’area interessata dalla patologia è vicina alle aree eloquenti. Infatti, per preservare le aree funzionali, in sala operatoria i neuropsicologi somministrano una serie di test al paziente che è sveglio e collaborante. Così facendo, si può creare una mappa delle zone funzionali e preservarle durante la resezione chirurgica. In quest’ambito, il gruppo multidisciplinare composto da Barbara Tomasino dell’Irccs Medea, due neuropsicologi, un neurochirurgo, una fisica, un neurofisiologo e un neurolinguista, ha individuato in una porzione della corteccia temporale superiore, che già presiede all’elaborazione fonologica, una delle aree implicate nel bilinguismo. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Neuropsychologia. Il fenomeno si chiama involuntary language switching e comporta il passaggio involontario da una lingua all’altra. In particolare nello studio in questione, durante un intervento che si è tenuto presso la neurochirurgia dell´ospedale di Udine, una paziente bilingue (L1 serbo, L2 italiano) eseguiva dei compiti linguistici mentre il neurochirurgo eseguiva la mappatura cerebrale mediante stimolazione diretta della corteccia. Gli operatori hanno osservato che quando il chirurgo stimolava una porzione della corteccia temporale superiore la paziente, mentre contava in italiano, cambiava involontariamente lingua e proseguiva contando nella sua lingua nativa, il serbo. Le stimolazioni di altre porzioni della corteccia cerebrale non causavano tale fenomeno, ma l’arresto del linguaggio per alcuni secondi (speech arrest). Sono state identificate le coordinate spaziali del punto che, se stimolato, produceva il cambio di lingua: l’analisi ha mostrato che quel punto era corticale (in quanto non si sovrapponeva alle fibre della sostanza bianca) e si situava in un’area che nell’esame di risonanza magnetica funzionale pre-chirurgico veniva attivata per entrambe le lingue L1 e L2. Questa area, che viene chiamata Stp (Sylvian parietal temporal area) ed ha un ruolo nell’elaborazione fonologica, è implicata nel meccanismo che controlla la produzione del linguaggio. In particolare, il fenomeno del language switching osservato si può spiegare come un’interferenza generata dalla stimolazione corticale sul meccanismo che controlla la produzione dei suoni del linguaggio. "La stimolazione dell’area Stp ha causato interferenza con il sistema di controllo per la seconda lingua, lasciando intatto il sistema di controllo per la prima lingua – spiega la Tomasino – Per tale motivo la paziente sotto stimolazione tornava alla sua lingua nativa". Mentre i movimenti articolatori necessari alla produzione dei suoni nel linguaggio nativo sono automatici, quelli coinvolti nella produzione della lingua acquisita non lo sono e necessitano di maggiore controllo e maggiore attività cerebrale nelle aree uditive e fonologiche. |
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SOSPETTO CASO DI EBOLA NELLE MARCHE: NEGATIVO IL TEST AL VIRUS, CONFERMATA INVECE LA MALARIA. |
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Ancona, 11 settembre 2014 - Nella tarda serata di martedì 9 settembre, la direzione della Divisione di Malattie infettive emergenti della Azienda Ospedali Riuniti di Ancona ha comunicato la negatività del test per virus Ebola eseguita presso l’Istituto Spallanzani di Roma relativo alla paziente ricoverata in mattinata per sintomi e anamnesi compatibile con sospetto caso di malattia da virus Ebola. È invece confermata la diagnosi di malaria, malattia per la quale la persona continua a essere ricoverata per le terapie necessarie. “Le procedure rigorose per la gestione di casi sospetti, adottate nella Regione Marche sulla base delle indicazioni internazionali e del ministero della Salute, hanno funzionato bene e sarà cura della Regione e di tutte le strutture del Servizio sanitario regionale mantenere questo livello di controllo anche nel prossimo futuro - ha dichiarato l’assessore regionale alla Salute, Almerino Mezzolani – I dati diffusi dalla Organizzazione mondiale della sanità anche ieri, indicano, infatti, che nei paesi dell’Africa Occidentale colpiti, la epidemia continua a segnalare una fase di crescita. Ciò indica che esiste il rischio, seppur al momento modesto, di registrare, nel nostro Paese, singoli casi di malattia in persone provenienti dai territori colpiti. Come Regione Marche siamo sollevati per lo scongiurato pericolo e soddisfatti per aver dato prova, sul campo, di efficienza e tempestività, come richiesto dai protocolli. Continueremo a tenera alta la guardia per affrontare ogni emergenza e contrastare ogni pericolo”. |
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ANEMIA: UN PROBLEMA CLINICO, SOCIALE E DI POLITICA SANITARIA IN VENETO OLTRE 183.000 PERSONE, PARI AL 4,4% DELLA POPOLAZIONE ADULTA, SOFFRE DI ANEMIA SIDEROPENICA |
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Verona, 11 settembre 2014 - La carenza di ferro è il disturbo nutrizionale più comune al mondo che colpisce 1,62 miliardi di persone a livello globale, ma è anche la causa più frequente di anemia, che rappresenta circa il 50% dei casi. E’ una patologia molto diffusa e si stima possa causare ogni anno oltre 800.000 morti, prevalentemente in Africa e in Asia. Ma l’anemia non è solo un problema dei Paesi in via di sviluppo. Esistono, infatti, evidenze che dimostrano come sia presente anche nel mondo occidentale compresa l’Italia. Ciononostante, si tratta di una problematica fortemente sottostimata e sotto trattata, tanto da diventare un grave problema di “salute pubblica”, oltre che un costo importante per la sanità regionale, incidendo su mortalità, ospedalizzazioni e qualità della vita di chi ne soffre. Per questo è importante favorire la prevenzione e la diagnosi precoce della malattia, oltre che migliorare la gestione del paziente. Da qui la proposta dell’Associazione non-profit “Anemia Alliance”, nata lo scorso dicembre con lo scopo di promuovere la diffusione della conoscenza dell’anemia al fine di prevenirla, curarla e affrontare le relative complicanze e disabilità, fatta alla Regione Veneto di istituire un Gruppo di Lavoro interdisciplinare per la definizione di un percorso nella rete regionale dei servizi, che fornisca le necessarie garanzie di efficacia e continuità dell’assistenza sanitaria per il paziente con anemia. “L’anemia, a prescindere dall’eziologia, colpisce il 24,8% della popolazione globale (Who, 2008), rappresentando, di fatto, la più frequente patologia al mondo – dichiara Robin Foà - Direttore dell’Istituto di Ematologia presso l’Università Sapienza di Roma, past-President della Società Europea di Ematologia (Eha) e Presidente di “Anemia Alliance” – La fascia di età percentualmente più interessata corrisponde ai bambini in età prescolare (47,4%); tuttavia le donne in età fertile sono, in assoluto, il gruppo di pazienti numericamente più importante (circa mezzo miliardo). Dal punto di vista geografico – continua Foà – l’Africa è il continente a più alta percentuale di anemia nella popolazione generale (47,5% – 67,7%), così come il più elevato numero in assoluto di anemici è presente nel sud Est Asiatico (315 milioni), ma il “Global Who Anaemia Data Base” ci mostra come l’anemia sia un vero e proprio problema di salute pubblica, che non riguarda solo le nazioni più povere. Non esiste, infatti, alcun Paese in cui la problematica non sia presente, sia pur in modo limitato.” Nonostante gli studi epidemiologici ed osservazionali riguardino principalmente i Paesi del terzo mondo, per quanto riguarda l’Italia, esistono dati relativi ad un campione rappresentativo di circa un milione di persone provenienti dal database di Health Search della Simg (l’unico database della Medicina Generale validato a livello nazionale e internazionale). “L’andamento della prevalenza dell’anemia sideropenica in Italia, secondo i dati di Health Search – dichiara Ovidio Brignoli, Vice Presidente Simg – Società Italiana Medicina Generale - si dimostra crescente con l’aumentare dell’età e riveste particolare evidenza nella popolazione femminile nella fascia tra i 35 e i 54 anni (10%), che comprende le donne in età fertile e in fase pre-menopausale. Negli anziani (75-84 anni) il trend è sovrapponibile nei due sessi ( 5,7% nelle donne e 3,9% negli uomini). Nella popolazione con anemia sideropenica – continua Brignoli – il 59% dei soggetti è rappresentato da donne con età inferiore ai 55 anni, il 25% da donne con più di 55 anni e solo il 16% da maschi”. Disaggregando i dati a livello regionale, si stima che, per quanto riguarda il Veneto, ci siano 183.000 pazienti con anemia sideropenica, pari al 4,4% della popolazione adulta, di cui circa 100.000 le donne in età fertile e oltre 40.000 anziani. “La spesa sostenuta dalla Regione Veneto nel 2013 per prodotti contenenti ferro è stata di 1.340.000 euro - riferisce Giovanna Scroccaro, Responsabile del Settore Farmaceutico Regionale - distribuiti prevalentemente a livello territoriale, con il 70 % a carico della spesa in convenzionata e il rimanente utilizzato in regime di ricovero ospedaliero o distribuito dagli ospedali in distribuzione diretta. Sempre nel 2013 – continua Scroccaro - 95.454 pazienti di età superiore ai 15 anni hanno ricevuto una prescrizione di ferro, con una prevalenza del 2,3%. La prevalenza nelle donne è 3 volte rispetto agli uomini (3,4 verso 1 %). La differenza si accentua nei giovani (3,9% F verso 0.3% M nell’età compresa tra 15 e 55 anni ), ma diventa invece simile – circa il 5.2% - nell’età anziana sopra i 74 anni. In linea con i dati di Health Search , il ricorso all’uso di preparati a base di ferro è più elevato nei pazienti che assumono Fans , così come nei pazienti che presentano tumore all’intestino (9 volte più elevato) o ulcera peptica (6 volte più elevato). Ciò a conferma che i pazienti che presentano queste caratteristiche sono più a rischio di sviluppare anemia e quindi di assumere ferro. Analogamente – conclude Scroccaro - anche il ricorso ad esami quali gastroscopie e colonscopie e’più frequente nei pazienti che assumono ferro”. Il ferro non è solo una componente funzionale dell’emoglobina, ma è necessario anche per assicurare il funzionamento corretto di molte tra le più importanti vie metaboliche. Per questo motivo, la carenza di ferro e l’anemia sono gravi comorbilità, che insorgono frequentemente in diversi quadri clinici come, ad esempio, la malattia renale cronica, le malattie infiammatorie intestinali, lo scompenso cardiaco e anche nel corso di sanguinamenti uterini gravi e chemioterapia. “I pazienti anemici soffrono spesso di un grado variabile di stanchezza, mancanza di concentrazione, maggior predisposizione alle infezioni e hanno una scarsa qualità di vita. Ciò – aggiunge Foà - si ripercuote negativamente sulla produttività e la capacità lavorativa. La gestione della carenza di ferro e dell’anemia ha come obiettivo l’apporto di adeguati quantitativi di ferro per normalizzare e mantenere livelli target di emoglobina, stimolando una corretta eritropoiesi e ricostituendo le riserve di ferro nell’organismo”. Se, come si è detto, l’anemia è nel suo complesso un fenomeno sotto diagnosticato e sottotrattato, lo è in modo particolare nella popolazione anziana. “L’anemia nell’anziano rappresenta un problema molto comune, dato che la sua prevalenza aumenta progressivamente con l’avanzare dell’età – dichiara Domenico Girelli, Ordinario di Medicina Interna presso l’Università degli Studi di Verona e Coordinatore del locale Centro di Riferimento per le Malattie del Ferro -- Ciò nonostante, tradizionalmente vi è sempre stata una forte sottovalutazione del problema da parte di medici, decisori istituzionali, e pubblico, che tendono a considerare il fenomeno come un fatto “para-fisiologico” (in altri termini “normale”), secondario ad altre malattie (infiammatorie, neoplastiche, renali, etc.), nella cui diagnosi e cura si investono maggiori impegno e risorse. A meno che i livelli di emoglobina circolante arrivino a valori allarmanti (sotto i 9-10 g/dl, considerando che i valori normali sono maggiori di 12-13 g/dl)”. “Negli ultimi anni – continua Girelli - una serie di evidenze scientifiche concordi ha, invece, dimostrato che l’anemia nell’anziano ha di per sé un impatto primario sulla qualità di vita, favorendo il declino delle performance globali e cognitive, e anche sulla stessa sopravvivenza. Inoltre, è ormai chiaramente documentato che nel paziente ospedalizzato la presenza di anemia si associa, in modo indipendente, a un prolungamento della degenza, con le implicazioni individuali, sociali, ed economiche che ne conseguono. Essendo, poi, un problema non raramente legato a gravi patologie quali neoplasie dell’apparato gastroenterico, una diagnosi negli stadi iniziali di anemia può portare alla scoperta di tumori in fase di curabilità. Considerando che gli esami diagnostici di primo livello (assetto marziale e vitaminico) sono in genere semplici e poco costosi, ma ancora ampiamente sotto-utilizzati”. “Alla luce di tutto quanto esposto – dichiara Luigi Giuliani, Farmacista Ospedaliero Regione Piemonte, già Direttore del Dipartimento di Farmacia Clinica e Farmacologia dell´Azienda Ospedaliera “Maggiore della Carità” di Novara – diventa cruciale e urgente aumentare la consapevolezza del problema dell’anemia, cercando di modificare la mentalità corrente che considera tale condizione “secondaria”. Vi sono evidenze oramai acclarate che l’anemia abbia un impatto pesante sulla qualità della vita di chi ne soffre e che, in presenza di altre patologie, riuscire a trattare questo problema aiuti a migliorare il quadro generale di salute del paziente. Per questo motivo – aggiunge Giuliani – a quasi un anno dalla sua costituzione, l’Associazione Anemia Alliance, nella sua opera di diffusione di conoscenze sull’anemia, ritiene sia importante stimolare iniziative volte all’approfondimento della patologia come problema clinico, sociale e di politica sanitaria. Da qui, la proposta alle Istituzioni sanitarie regionali del Veneto, realtà molto sensibile a questo tipo di tematiche, di definire un percorso diagnostico e terapeutico che porti innanzi tutto a una valutazione oggettiva di come sono gestiti questi pazienti oggi e quali sono i costi relativi per fornire le necessarie garanzie di efficacia e continuità dell’assistenza sanitaria. Sulla base di queste evidenze – conclude Giuliani - sarà, poi, possibile da parte dell’Associazione stessa fare proposte più ampie, come avviare programmi educazionali e di comunicazione, oltre che sostenere studi clinici, epidemiologici e di costo-efficacia correlati all’anemia, per contribuire al cambiamento dell’approccio alla malattia”. http://www.allianceanemia.org/ |
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PIEMONTE: EBOLA, INDIVIDUATI GLI OTTO CENTRI DI RIFERIMENTO SUL TERRITORIO |
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Torino, 10 settembre 2014 - L’assessore alla Sanità, Antonio Saitta, ha riferito ieri in Consiglio regionale sulle misure adottate dalla Regione in merito al virus Ebola. Gli esperti concordano sulla bassissima probabilità di importazione di casi di ebola in Italia ed in Piemonte. Per questo i piani attivati in via precauzionale dall’assessorato servono soprattutto a verificare la capacità del servizio sanitario regionale di gestire casi sospetti a basso rischio ed eventualmente identificare e indirizzare verso il sistema nazionale di emergenza i casi sospetti di rischio più elevato. Lo scopo principale è stato quello di minimizzare il rischio di intasamento dei servizi di emergenza da parte di false segnalazioni. Il Piemonte non è interessato in modo diretto dalle misure che il Ministero della Salute ha attivato negli aeroporti. Tuttavia, essendo presenti sul territorio alcune comunità originarie dei paesi interessati, è stata comunque prevista la possibilità che alcuni pazienti rientrati da meno di tre settimane dal proprio paese si possano rivolgere ai nostri servizi di emergenza qualora avvertano anche soltanto sintomi generici come, ad esempio, la febbre. Per agevolare l’inquadramento dei casi, le raccomandazioni regionali prevedono l’adozione (da parte dei Pronto soccorso e delle Centrali 118) di una speciale scheda di screening nonché la disponibilità 24 ore su 24 di consulenti in malattie infettive per controllare tutte le segnalazioni di sospetto. Gli eventuali casi sospetti a basso rischio saranno invece presi in carico da otto ospedali dotati di reparti di malattie infettive in grado di garantire anche l’isolamento temporaneo dei malati, come peraltro è già previsto anche per altre malattie infettive. Sono: · Ospedale Regina Margherita (per i casi pediatrici del proprio bacino) · Ospedale Amedeo di Savoia di Torino · Ospedale di Novara · Ospedale di Vercelli · Ospedale di Cuneo · Ospedale di Alessandria · Ospedale di Asti · Ospedale di Casale Monferrato Nelle ultime ore sono state emanate (con la collaborazione delle strutture sanitarie territoriali, del 118 e della rete infettivologica piemontese) le raccomandazioni e le istruzioni operative di carattere tecnico per garantire la presa in carico di questi pazienti e l’esecuzione degli accertamenti diagnostici previsti nel protocollo concordato con i laboratori di analisi ospedalieri. Qualora si dovessero evidenziare casi sospetti è prevista l’attivazione del sistema di emergenza regionale e dell’Ospedale nazionale di riferimento Spallanzani di Roma nel rispetto rigoroso delle procedure definite dal Ministero della Sanità per la gestione di questi casi. |
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LOMBARDIA: 340 MILIONI PER 30 PROGETTI DI EDILIZIA SANITARIA |
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Milano, 11 settembre 2014 - Trecentoquaranta milioni di euro per 30 progetti di edilizia sanitaria, fra cui alcuni particolarmente rilevanti, come il Project Financing di Brescia, il nuovo Ospedale dei Bambini di Milano, il restyling degli Ospedali Sacco di Milano, Poma di Mantova e Macchi di Varese. E´ quanto approvato dalla Giunta di Regione Lombardia, che nei giorni scorsi ha presentato al Ministero della Salute tutte le richieste di ammissione a finanziamento per gli interventi inseriti nel Sesto Atto integrativo all´Accordo di Programma in materia di Edilizia Sanitaria. Efficienza E Collaborazione. Tempi Rispettati - "Regione Lombardia ha ancora una volta dimostrato la propria concretezza e serietà - dichiara il vice presidente e assessore alla Salute Mario Mantovani -. Grazie all´efficienza dei nostri uffici e alla forte collaborazione con le Aziende Sanitarie, siamo riusciti nei tempi previsti dalla normativa a perfezionare le domande necessarie al fine di poter accedere ai finanziamenti statali per l´edilizia sanitaria. Questo nonostante la complessità di alcuni interventi e le vicissitudini che hanno coinvolto negli scorsi mesi Infrastrutture Lombarde spa, che aveva ricevuto nell´ottobre 2013 la responsabilità di stazione appaltante per alcuni delle operazioni più complesse". Conclusione Dell´iter - Ora sarà compito degli uffici ministeriali valutare la documentazione presentata e dare il via libera alla concessione dei fondi: "Questi ultimi passaggi - spiega l´assessore Mantovani - saranno presidiati dalla Direzione nell´ambito della stretta collaborazione instaurata con il Ministero della Salute. In questo modo già nei prossimi mesi potremo investire nuovi importanti risorse per ulteriori e significativi ammodernamenti dei nostri presidi sanitari, per un sistema sempre più all´insegna dell´efficacia e dell´efficienza a beneficio dei cittadini lombardi". |
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AVASTIN/LUCENTIS: CONSIGLIO DI STATO RESPINGE L’APPELLO DEL VENETO MA FA I COMPLIMENTI ALLA REGIONE. |
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Venezia, 11 settembre 2014 - Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello della Regione del Veneto nel contenzioso relativo all’uso del farmaco “Avastin” per la cura delle maculopatie degenerative dell’occhio in alternativa al “Lucentis”. La decisione si basa esclusivamente sulla base della considerazione che l’autorizzazione a utilizzare un farmaco identico, meno costoso, ma registrato per una patologia diversa, non spetti alle Regioni, ma allo Stato tramite l’Aifa. La sentenza statuisce che “la Regione Veneto, pur mossa dal lodevole intento di garantire al maggior numero di cittadini il più ampio utilizzo off-label di un farmaco efficace per la cura della maculopatia degenerativa senile e meno costoso rispetto a quello in commercio, Avastin e di perseguire un auspicabile contenimento della spesa pubblica in materia sanitaria, non ha legittimamente né avrebbe potuto legittimamente intervenire in questa materia mediante l’esercizio di un potere decisionale che, come ha stabilito la Corte costituzionale, le è precluso perché in via esclusiva riservato all’A.i.f.a., attenendo ai livelli essenziali di assistenza sanitaria di competenza dello Stato.” I Giudici del Consiglio di Stato hanno riconosciuto il ruolo svolto nella vicenda dalla Regione Veneto, rivolto a evitare inutili sprechi in ambito sanitario, statuendo che “i dubbi prospettati dalla Regione Veneto, dubbi gravi, allarmanti, non fugati del tutto, per il caso dell’Avastin, nemmeno dalla relazione dell’A.i.f.a. Depositata nel presente grado di giudizio, pongono all’attenzione dell’interprete forti criticità insite nel sistema della farmacovigilanza, nazionale ed europea, e, in particolare, lo inducono ad interrogarsi seriamente sulla stessa oggettività e attendibilità degli studi scientifici, nazionali e internazionali, e sull’imparzialità delle indagini inerenti alla sperimentazione e all’uso clinico dei farmaci, oggetto di rigorosa valutazione tecnico-scientifica da parte delle amministrazioni, europee e nazionali, rispetto ad eventuali influenze o pressioni delle imprese farmaceutiche nell’ambito di politiche commerciali di più vasta scala “. E’ opportuno ricordare che questa sentenza, ancorché sfavorevole per la Regione, viene dopo la sentenza con il quale il Tar Veneto, sulla base delel prove fornite anche dalla Regione, ha ritenuto di inviare le carte del procedimento alla Procura della Corte di Conti di Roma per un supposto danno erariale di 400 milioni di euro. Nella vicenda va a latere registrato che da parte dell’Autorità per la tutela della Concorrenza ha applicato anche una sanzione nei confronti delle due società produttrici i farmaci in questione, per aver fatto cartello in alterazione del libero mercato, ed è in svolgimento da parte della Procura della repubblica di Roma anche una indagine penale sull’intera vicenda. La pronuncia odierna, per quanto sia di rigetto dell’appello regionale, non toglie affatto la possibilità né alla Regione Veneto, né alla Corte dei Conti, né al Ministero della Salute, né alle altre Regioni di agire nei confronti dei responsabili del predetto sperpero. Pur dovendo evidenziare che, stanti le riportate considerazioni del Consiglio di stato, l’interesse collettivo della comunità nazionale, sollecitato dalla iniziativa della Regione Veneto, merita un opportuno coordinamento al fine di permettere il più congruo recupero di quanto inutilmente e ingiustificatamente speso. |
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SANITA´ IN ABRUZZO: CORSI PER 326 OPERATORI SOCIO-SANITARI NELLE ASL |
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L´aquila, 10 settembre 2014 - La Giunta regionale, su proposta dell´assessore Silvio Paolucci, ha deliberato il numero di operatori socio-sanitari da formare nell´anno scolastico 2015 ripartendoli tra le quattro Asl regionali in base alle richieste di fabbisogno. In totale 326 unità. Per la Asl Avezzano-sulmona-l´aquila le unità previste sono 110, per Chieti-lanciano-vasto e Pescara 90, mentre per Teramo 36. I corsi avranno durata annuale, per un numero di 1000 ore e si svolgeranno presso le sedi formative attivate nei presidi ospedalieri e partiranno entro il mese di gennaio 2015 per concludersi con esame finale entro dicembre dello stesso anno. Saranno le Asl ad avviare la procedura per l´attivazione dei corsi. |
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SANITÀ FVG: ENTRO 2015 AVVIO PROCEDURA ESECUTIVA OSPEDALE PORDENONE |
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Pordenone, 11 settembre 2014 - Entro il 2015 l´avvio della gara per la procedura di realizzazione esecutiva del nuovo ospedale di Pordenone, un intervento in conto capitale quantificato in 150 milioni di euro, ed entro marzo 2016 il primo mattone della Cittadella della Salute. Sono questi gli step annunciati ieri dalla Regione, attraverso l´assessore alla Salute, Maria Sandra Telesca, e i direttori generali dell´Azienda ospedaliera Santa Maria degli Angeli di Pordenone, Paolo Bordon, e dell´Azienda sanitaria Friuli Occidentale, Fabio Samani, al sindaco naonense, Claudio Pedrotti, alla commissione consiliare competente e ad un gruppo di cittadini nel corso di un incontro svoltosi al Municipio di Pordenone. Illustrando le fondamenta della riforma sanitaria nel suo complesso, Telesca ha confermato che Pordenone, Udine e Trieste saranno ospedali hub, garantendone così un percorso virtuoso anche se, ha commentato l´assessore, il Pordenonese aveva già fatto passi avanti molto più significativi rispetto alle altre province regionali grazie ad una rete di ospedali sostanzialmente già unità. Nel dettaglio, quindi, Pordenone ospedale hub di riferimento, San Vito centro unico con Spilimbergo e l´accoppiata Sacile-maniago forma sperimentale organizzativa in funzione di una migliore modalità di erogazione della sanità. "Il fulcro dei servizi al cittadino - ha spiegato Telesca - si sposterà dall´ospedale al territorio, concentrando le funzioni per ottimizzare qualità e sicurezza anche grazie alla revisione di un´organizzazione che garantirà ai medici di famiglia un ruolo primario". "In Friuli Venezia Giulia - ha aggiunto l´assessore - possiamo ancora contare su una buona sanità ma il trend qualitativo è diametralmente opposto a quello della spesa in aumento, aspetto che va rivisto cambiando l´organizzazione generale e, in particolare dal Pordenonese, mi aspetto veri e propri modelli esportabili". |
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FIRMATO IL CONTRATTO PER LA REALIZZAZIONE DEL NUOVO OSPEDALE DI VIBO. |
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Catanzaro, 11 settembre 2011 - Anche per l’ospedale di Vibo Valentia, dopo quello della Sibaritide, è stato firmato il contratto tra la Regione e l’azienda aggiudicatrice dell’appalto. Il nuovo nosocomio dovrà essere completato entro giugno 2017. Alla conferenza stampa di presentazione dell’accordo hanno preso parte l’assessore ai lavori pubblici Giuseppe Gentile, il Prefetto di Vibo Giovanni Bruno, l’assessore regionale Nazzareno Salerno, il dirigente generale del dipartimento Lavori Pubblici, nonché responsabile del procedimento, Domenico Pallaria, il dirigente regionale Pasquale Gidaro, l’avv. Giovanna Borromeo Ufficiale Rogante ed il rappresentante della ditta vincitrice. Il contratto prevede l’affidamento, da parte della Regione Calabria e dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Vibo Valentia, della progettazione definitiva ed esecutiva, della costruzione e della gestione dei servizi non sanitari della nuova struttura ospedaliera, che sorgerà nel comune di Vibo Valentia, al raggruppamento di imprese Guerrato S.p.a. (capogruppo mandataria) - Costruzioni Procopio S.r.l. (mandante) - Impresa Carchella S.p.a. (mandante), che hanno costituito la società di progetto denominata “Vibo Hospital Service S.p.a.”. La realizzazione del nuovo ospedale di Vibo Valentia, unitamente alle nuove strutture della Sibaritide, della Piana di Gioia Tauro e di Catanzaro, nasce con l’obiettivo di avviare la modernizzazione, il risanamento, lo sviluppo ed il riequilibrio della sanità in Calabria, attraverso la creazione di un sistema “coerente”, improntato ai caratteri di equità nell’organizzazione e nell’articolazione dei servizi sanitari da erogare negli ambiti territoriali di riferimento, che sia in grado di garantire un adeguato diritto di accesso a tutti cittadini. Il contratto ha una durata complessiva di 336 mesi (28 anni), di cui 33 per la progettazione definitiva ed esecutiva, l’esecuzione ed il collaudo dei lavori (prima fase di costruzione – giugno 2017) e di 303 mesi per la durata della relativa concessione (seconda fase di gestione – settembre 2042), decorrenti dalla data di sottoscrizione. Il costo complessivo ammonta a 143 milioni 965 mila di euro, di cui circa 100 milioni per la quota pubblica e 43 milioni a carico del privato concessionario. Il nuovo ospedale di Vibo Valentia sarà un ospedale polispecialistico per acuti con livello di assistenza media, organizzato in Dipartimenti (tipo spoke). La nuova struttura sanitaria sarà dotata di 350 posti letto, oltre a 42 posti letto tecnici, per un totale di 392 posti letto, con camere di degenza singole e doppie. Il progetto del nuovo ospedale prevede la realizzazione di una struttura su 3 piani fuori terra ed un seminterrato, per una superficie complessiva di 57.450 mq. Sarà dotato di 8 sale operatorie e avrà un’area diagnostica attrezzata con apparecchiature di ultima generazione; è prevista la realizzazione di un eliporto per i trasporti in emergenza e sarà dotato di impianti fotovoltaici e trigenerazione che consentiranno significativi risparmi energetici. “Anche oggi, dopo la sottoscrizione del contratto di ieri, raccogliamo i frutti dell’impegno concreto della Giunta Scopelliti che sin dai primi giorni dall’insediamento ha lavorato per recuperare il tempo perso ed arrivare oggi alla firma dell’accordo – ha dichiarato l’assessore Giuseppe Gentile. Un lavoro importante verso un territorio, quale quello vibonese, che aveva bisogno di un nosocomio all’avanguardia". “E’ una giornata storica per Vibo e la sua provincia – ha sottolineato l’assessore Nazzareno Salerno. La Giunta si era impegnata con il territorio ed oggi diamo risposte importanti. Chiederemo al gruppo di imprese di accelerare ulteriormente, la costruzione del nuovo ospedale è particolarmente attesa dai vibonesi. Ringrazio l’ex Presidente Scopelliti, la Presidente f.F. Stasi e l’assessore Gentile per la determinazione con cui hanno affrontato questa ennesima sfida per una buona sanità a Vibo”. |
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CICLISMO, LOMBARDIA: GARE TRITTICO MERITANO PIÙ VISIBILITÀ |
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Milano, 11 settembre 2014 - "Chiedo alla Rai di ripensare il proprio palinsesto e mostrare ai tanti appassionati di ciclismo non solo la ´94ª Tre Valli Varesine´, ma anche la ´68ª Coppa Ugo Agostoni´ e la ´96ª Coppa Bernocchi´". Così l´assessore allo Sport e Politiche per i giovani Antonio Rossi alla presentazione del ´Trittico Regione Lombardia´ al Belvedere di Palazzo Lombardia. Nazionale Per I Mondiali Convocata A Fine Trittico - "Il ´Trittico´ - ha sottolineato l´assessore Rossi - è una manifestazione importante, con tre tracciati impegnativi che tornano a essere gare premondiali". "Al termine della ´Tre Valli Varesine´ che arriverà giovedì 18 a Varese - ha aggiunto - il commissario tecnico del Ciclismo su strada Davide Cassani diramerà l´elenco dei convocati per i mondiali di Ponferrada, in Spagna, proprio come amava fare il compianto Alfredo Martini". La ´Bernocchi´, invece, aprirà il ´Trittico´ martedì 16 con il traguardo a Legnano mentre, mercoledì 17, sarà Lissone a vivere l´atto finale della ´Agostoni´. Nostra Terra Ha Tanti Appassionati - "Il ciclismo - ha detto l´assessore Rossi - è uno sport con tanti appassionati e tutta la settimana abbiamo pensionati che girano per la nostra bella Lombardia in bicicletta". "A loro, sabato e domenica - ha continuato - si aggiungono tanti appassionati, ragazzi e anche molte donne, che lavorano ma che, appena possibile, prendono la loro bicicletta e si tengono in allenamento". Ciclismo Sport Vivo - "Regione Lombardia - ha concluso l´assessore Rossi - è al fianco del ´Trittico´ e delle società che organizzano le tre competizioni che sono un ulteriore segno del fatto che il ciclismo è vivo e, per me che sono di Lecco, ha una sua grande casa al Ghisallo con il museo dedicato a questo sport di fatica e passione". |
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