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GIOVEDI
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Notiziario Marketpress di
Giovedì 23 Ottobre 2014 |
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RISCHIO CLINICO IN OSTETRICIA, DUE GIORNI DI CONGRESSO A SIENA |
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Firenze, 23 ottobre 2014 - Il parto è uno degli eventi più belli nella vita di una donna ma può comportare anche dei rischi. Proprio su questo tema, la Regione Toscana, che è stata tra le prime in Italia ad attivare un Centro di gestione per il rischio clinico, diretto da Riccardo Tartaglia, ha organizzato a Siena, il 23 e 24 ottobre, il congresso nazionale dal titolo "Rischio Clinico in ostetricia: come prevenire e gestire gli eventi avversi", che si terrà nell´Aula magna del Centro didattico delle Scotte. L´evento è organizzato in collaborazione con Felice Petraglia, direttore dell´Ostetricia e Ginecologia dell´Aou Senese, Mariarosaria Di Tommaso, della Medicina Prenatale dell´Aou Careggi, Giovanna Salerno, direttore dell´Ostetricia e Ginecologia dell´Aou Pisana, l´Ordine dei Medici di Siena e Maria Serena Verzuri, responsabile Gestione Rischio Clinico dell´ospedale senese. Il congresso di Siena sarà un´importante occasione di incontro tra i maggiori specialisti italiani e stranieri, per mettere a punto le strategie per rendere sempre più sicuri gravidanza e parto. Gli esperti si confronteranno su sette temi caldi, presentando casi concreti, analizzando in dettaglio gli audit clinici su come prevenire l´evento avverso, e valutando come deve essere organizzato l´intero Ospedale per prevenire e risolvere i casi critici. Si parlerà quindi di emorragia postpartum, malattia tromboembolica, ipertensione e preeclampsia, complicanze derivanti dalla procreazione medicalmente assistita legate soprattutto ai parti gemellari o all´età avanzata delle partorienti, complicanze anestesiologiche, sepsi e acidosi metabolica nel neonato. Parteciperà all´evento anche Sabaratnam Arulkumaran, presidente mondiale della Figo – Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia. "L´approccio del congresso – spiega Petraglia – vuole essere molto pratico perchè il nostro obiettivo è fare il punto su come si assiste, nel migliore dei modi e in piena sicurezza, la donna in gravidanza, soprattutto nei casi ad alto rischio, in un contesto ospedaliero adeguato a risolvere le possibili complicanze. Un´ottima assistenza parte proprio dalla possibilità di prevenire i possibili rischi e gli eventi avversi, sia per la futura mamma che per il nascituro". "L´ostetricia rappresenta un settore della medicina particolarmente delicato per la gestione del rischio clinico - dice Riccardo Tartaglia, responsabile del centro Gestione Rischio Clinico della Regione - Sulla base degli studi disponibili, si stima che il 4,4% degli eventi avversi riguarda le donne ricoverate in ostetricia. Non si tratta di incidenti frequenti, ma talvolta, per fortuna molto raramente, di estrema gravità per le conseguenze che possono avere sulla madre e sul neonato". Il Centro Grc della Regione Toscana ha messo a punto alcune buone pratiche per la gestione dell´emorragia post partum, della distocia di spalla e per la corretta comunicazione tra gli operatori. Ha inoltre iniziato la sperimentazione di una specifica check list di sala parto, per ridurre al minimo le dimenticanze in un lavoro sempre più complesso e con numerose variabili da tenere sotto controllo. |
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MARONI: COSTI STANDARD VIA PER RISPARMIO VIRTUOSO |
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Milano, 23 ottobre 2014 - "I posti di lavoro si creano sostenendo la crescita economica, non cambiando le ´regolette´". Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, conversando con i giornalisti al suo arrivo allo Smau di Milano. Rispondendo a una domanda sul Jobs Act, il governatore ha ribadito che una riforma del lavoro "è utile, ma non funziona se non è accompagnata da una riduzione della pressione fiscale e da un sostegno allo sviluppo del sistema economico. E questo si fa nella legge di Stabilità". Norma Proposta Da Governo Non Va Bene - Riferendosi alla Finanziaria presentata dall´Esecutivo nazionale, Maroni ha osservato che "così come è stata presentata non va bene, è una ´legge di stupidità´. I tagli lineari mortificano le Regioni virtuose e non risolvono i problemi, anzi, li aggravano, perché si diminuiscono i servizi ai cittadini. Ridurre la spesa pubblica va bene, ma Renzi lo sta facendo nel modo sbagliato: tagliando a tutti indiscriminatamente". Costi Standard - Per il presidente lombardo, la chiave di volta per migliorare il testo della legge di Stabilità, si chiama costi standard. "Questa è la soluzione che noi porteremo sul tavolo del Governo - ha annunciato - perché è la via per risparmiare in modo virtuoso". |
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TUMORI: “CENTRI IN RETE PER CURARE MEGLIO E SPENDERE MENO MA LE TERAPIE ONCOLOGICHE NON POSSONO ESSERE CENTRALIZZATE” |
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Roma, 23 ottobre 2014 – “I risultati del ‘Rapporto nazionale esiti’ non ci stupiscono. Sappiamo da tempo che uno dei problemi oncologici è legato allo scarso numero di interventi chirurgici in alcuni centri. Solo il 20% delle strutture rispetta gli standard minimi di volume. Preoccupa che questo dato si riferisca a tumori molto frequenti come quelli del seno, del colon, del polmone e dello stomaco. Questo vale per la chirurgia, ma non è trasferibile alle terapie mediche, che non possono essere centralizzate. Altrimenti i pazienti sarebbero costretti a spostarsi frequentemente per lunghe distanze. La soluzione è rappresentata dalle reti oncologiche. In questo modo gli ospedali possono ‘parlare fra loro’ permettendo la circolazione delle esperienze e un risparmio di risorse. Finora però ha visto la luce solo il 5% dei progetti iniziali per la costruzione di questi network. La responsabilità deve essere ricondotta alle scelte delle Istituzioni, a livello nazionale e regionale”. Il prof. Stefano Cascinu, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), di fronte ai dati del Programma nazionale esiti (Pne) 2014 sviluppato dall´Agenzia nazionale per i servizi sanitari (Agenas) per conto del Ministero della Salute, sottolinea la necessità di distinguere le criticità rappresentate dalla chirurgia dalle terapie mediche e ribadisce l’assoluta necessità delle reti oncologiche. “È necessario realizzare una vera integrazione fra le varie discipline, che deve diventare lo standard di riferimento nella cura di una malattia che nel 2013 in Italia ha fatto registrare 366mila nuovi casi e 173mila decessi – continua il prof. Cascinu -. Vogliamo procedere ad una revisione critica delle strutture esistenti sul territorio nazionale. Solo così potremo risparmiare e garantire alti standard qualitativi. Il problema della realizzazione di questi network è stato affrontato nel precedente piano oncologico, ma è rimasto lettera morta. Le reti sono fondamentali ed è necessario definire regole uniformi che possano essere seguite da tutte le Regioni, cui spetta l’organizzazione sanitaria, al fine di dotarsi di network omogenei sul territorio nazionale. È chiaro che le realtà locali sono diverse, ma bisogna evitare discrepanze eccessive, altrimenti rischiamo di aggiungere disparità e iniquità nell’accesso alle cure. Se non garantiamo un’assistenza omogenea su tutto il territorio, i pazienti sono costretti a migrare. A cercare soluzioni altrove. E questo rappresenta una sconfitta del sistema”. “Alla definizione delle reti oncologiche – conclude il prof. Cascinu - si deve accompagnare un nuovo modello di assistenza, meno centrato sull’ospedale e più orientato a forme alternative. Il 30% dei pazienti con cancro muore in strutture ospedaliere destinate al contrasto di patologie acute, generando gravi sofferenze umane e familiari. È chiara l’inappropriatezza di questi ricoveri. Vanno poi considerati gli alti costi pro-die delle degenze in centri complessi e ad alto tasso tecnologico, con il rischio aggiuntivo di sottrarre posti letto a malati oncologici in fase acuta, sicuramente recuperabili con interventi tempestivi ed appropriati, rispetto a quelli, notevolmente minori, dell’assistenza domiciliare e dell’accoglienza negli hospice. Per cercare di superare questi problemi, è in corso un progetto che vede coinvolti Agenas, Aiom e Cipomo (Collegio Italiano dei Primari Oncologi Ospedalieri) che permetterà di definire un modello di rete”. |
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LEGGE STABILITA’: ZAIA A RENZI: “IL VENETO OFFRE E PAGA TUTTI I FARMACI AD ALTO COSTO, GLI SPRECONI NO. COME CONCILIA I TAGLI ALLA SANITA’ CON L’ESPLOSIONE DEI PREZZI CHE LO STATO NON SA FRONTEGGIARE?” |
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Venezia, 23 ottobre 2014 - “Spero che Renzi ed il Governo, prima di incontrare le Regioni domani, abbiano approfondito a dovere i contenuti dell’interessante inchiesta pubblicata oggi da un quotidiano nazionale sul caro medicine che, lo dicono gli esperti interpellati, non le Regioni, può affondare la sanità italiana”. Lo ha fatto notare ieri il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia, che punta il mirino sui costi sempre più alti dei farmaci, “determinati – attacca Zaia – da tattiche commerciali spesso spregiudicate contro le quali le Regioni nulla possono o quasi, come dimostra la vicenda Avastin/lucentis, se non decidere di non erogarli ai loro pazienti o di caricarsi di costi”. “Come conciliare altri tagli, insopportabili per le Regioni virtuose come il Veneto che hanno già raschiato il fondo del barile, con i costi che lo stesso Stato lascia lievitare senza far nulla? – si chiede Zaia – è un quesito che porrò sin da stasera nell’incontro con i colleghi presidenti di Regione: mettere le Regioni nella condizione di non poter più usare queste medicine perché troppo costose significa negare agli italiani le cure migliori possibili, e questo, oltre che contro l’etica è anche contro la Costituzione. Ci sono tante cure, tra le quali le antitumorali – aggiunge Zaia – che costano migliaia di euro a dose. In Veneto le eroghiamo tutte e abbiamo i conti in attivo, in altre Regioni hanno risolto il problema decidendo di non usarle e ancora fanno passivi. Se Renzi vuole davvero attaccare gli sprechi consideri queste realtà e decida se è giusto che il Veneto debba pagare come altri o se non abbia diritto a veder riconosciuto il suo buon governo dei conti sanitari”. “Nel primo semestre del 2014 – fa notare Zaia – in Veneto abbiamo risparmiato 28 milioni di spesa farmaceutica rispetto alle stesso periodo dell’anno precedente, ma lavorando sull’appropriatezza delle prescrizioni, non tagliando le medicine ai nostri malati. E non siamo disposti a farlo né domani né mai”. |
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BOLZANO: RETE DI COMPETENZE NEI SETTORI DELLA PSICHIATRIA INFANTILE E GIOVANILE |
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Bolzano, 23 ottobre 2014 L’obiettivo principale della rete di competenze per la psichiatria infantile e giovanile è quello di sviluppare una rete di collaborazione tra le singole strutture ed i servizi, partendo dalle esigenzedei bambini e dei giovani con problemi psichiatrici. L´obiettivo principale della rete di competenze per la psichiatria infantile e giovanile è quello di sviluppare una rete di collaborazione tra le singole strutture ed i servizi, partendo dalle esigenze e dal benessere dei bambini e dei giovani con problemi psichiatrici. Questo il tema al centro del recente incontro dell´assessora provinciale alla sanità ed alle politiche sociali, Martha Stocker, con i rappresentanti di questo network. Nei giorni scorsi Andreas Conca, coordinatore della psichiatria infantile e giovanile, Clara Comploj, ispettrice delle scuole ladine ed alcuni collaboratori della Ripartizione politiche sociali, hanno avuto un incontro con l´assessora provinciale, Martha Stocker, per illustrare il progetto relativo alla creazione di una rete delle competenze per la psichiatria infantile e giovanile in provincia di Bolzano. Questa rete mira a sviluppare un progetto comune a favore dei giovani che soffrono di problemi psichiatri coinvolgendo tutte le strutture che, a vario titolo si occupano i queste problematiche, dalla psichiatria infantile e giovanile, ai servizi psicologici, dalla Ripartizione politiche sociali della Provincia, ai servizi sociali alle cooperative ed alle Intendenze scolastiche. Sinora sono stati organizzati otto workshop da parte del gruppo di progetto allo scopo di coinvolgere e coordinare il lavoro dei vari servizi. Nell´aprile del prossimo anno è inoltre in programma un convegno informativo su questa specifica tematica. |
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COSTOSITA’ FARMACI: PRECISAZIONE REGIONE VENETO SU “VICENDA AVASTIN/LUCENTIS”. |
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Venezia, 23 ottobre 2014 - In relazione al comunicato diffuso ieri in materia di costosità dei farmaci, a scanso di erronee interpretazioni, l’Ufficio Stampa della Giunta regionale del Veneto precisa che, per un errore di punteggiatura, la frase “…costi sempre più alti dei farmaci determinati da tattiche commerciali spesso spregiudicate contro le quali le Regioni nulla possono o quasi come dimostra la vicenda Avastin/lucentis…” non è da intendersi in alcun modo riferita al caso specifico. I farmaci in questione vengono citati a titolo esclusivamente esemplificativo delle problematiche di fronte alle quali spesso si trovano le Regioni nella gestione il più oculata possibile della spesa farmaceutica. In quest’ambito a volte è purtroppo necessario avviare lunghi contenziosi in sede giuridica, com’è stato nel caso in questione da parte delle Regioni Veneto ed Emilia Romagna, che potrebbero essere evitati da una maggiore chiarezza normativa. |
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BOLZANO: COLLOQUIO DELL’ASSESSORA AL MINISTERO DELLA SALUTE |
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Bolzano, 23 ottobre 2014 - I punti nascita nei piccoli ospedali ed il riconoscimento della formazione specialistica dei medici conseguita in Austria, questi i principali punti all’ordine del giorno dell’incontro di questo pomeriggio dell’assessora provinciale alla sanità ed alle politiche sociali, Martha Stocker con Renato Botti,direttore generale della prgrammazione sanitaria presso il Ministero della salute. L´assessora provinciale alla sanità, Martha Stocker, ed i deputati altoatesini, Renate Gebhard ed Albrecht Plangger, hanno avuto questo pomeriggio (22 ottobre) un incontro presso il Ministero della salute con Renato Botti, direttore generale della programmazione sanitaria. Al centro dell´incontro le tematiche riguardanti i punti nascita nei piccoli ospedali ed il riconoscimento della formazione specialistica dei medici conseguita in Austria. "Nel corso dell´incontro abbiamo esposto alcuni dei temi centrali della sanità provinciale ed illustrato in maniera approfondita il nostro punto di vista, soprattutto per quanto riguarda la necessità di dare una risposta alla popolazione e di garantire il servizio sanitario pubblico in un territorio di montagna come il nostro" ha dichiarato l´assessora Stocker al termine dell´incontro. Riguardo al tema relativo alla chiusura dei punti nascita, che nel corso dell´anno non raggiungono il numero di 500 parti, l´assessora ha dichiarato "Su questo punto purtroppo il Ministero ha lasciato poco spazio a concessioni. Pur prendendo atto della particolare condizione delle nostre vallate, il responsabile del Ministero ha sottolineato che il numero di 500 parti rappresenta già un´eccezione per situazioni particolari come le isole e le aree di montagna e che nel resto del territorio nazionale il limite annuo minimo previsto per il mantenimento dei punti nascita è di 1000 parti. Dopo la risposta di oggi da parte del Ministero ritengo quindi che la speranza di ottenere una regolamentazione particolare per l´Alto Adige sia estremamente ridotta. La sanità rientra nelle competenze dello Stato e la Provincia di Bolzano in questo ambito può solamente sperare di convincere con le proprie argomentazioni, senza poter influire concretamente sulle decisioni del Governo. Ciononostante voglio sottolineare che questa decisione non significa la chiusura degli ospedali di San Candido e di Vipiteno, come talvolta viene erroneamente affermato. A questi ospedali saranno assegnati, come alle altre strutture provinciali, nuovi compiti e nel contempo offerte già esistenti dovranno essere trasferite in altri ospedali. In futuro dovremo evitare doppioni se vogliamo un´assistenza sanitaria finanziabile". In merito alla questione del mancato riconoscimento da parte del Ministero della salute della formazione specialistica di 21 medici altoatesini che hanno effettuato la loro formazione in parte in Austria l´assessora al termine dell´incontro ha dichiarato che la materia è complessa e che, a fronte della disponibilità del Ministero della salute, saranno necessari ulteriori incontri con il coinvolgimento del Ministero dell´istruzione, dell´università e della ricerca. "Il colloquio di oggi è stato utile per confermare un rapporto di reciproca fiducia e di chiarezza con il Ministero della salute. Indipendentemente dalle direttive che vengono dal Ministero sono convinta che dobbiamo fare tutto il possibile per far sì che il nostro sistema di assistenza sanitaria provinciale possa svolgere appieno il proprio ruolo anche per le future generazioni. Il fatto che le misure di contenimento della spesa siano indispensabili è fuori di dubbio anche alla luce del notevole aumento dei costi registrato nel settore della sanità" ha concluso l´assessora Stocker. |
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GUADAGNARE SALUTE; AL VIA CONVEGNO AD ORVIETO: LA SALUTE COME VALORE TRASVERSALE |
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Perugia, 23 ottobre 2014 - Oltre 650 professionisti e operatori provenienti da tutta Italia, rappresentanti delle istituzioni e della società civile, relatori di livello nazionale hanno partecipato ieri, ad Orvieto, alla terza edizione della manifestazione nazionale "Guadagnare salute", che proseguirà anche nella giornata di domani (23 ottobre). L´evento, organizzato dalla Regione Umbria in accordo con il Ministero della Salute, l´Istituto superiore di sanità, le Regioni e le Province autonome, si rivolge a quanti, operatori sanitari e non, sono impegnati a favorire lo sviluppo di iniziative in tema di promozione della salute e prevenzione primaria. Titolo dell´iniziativa, e del convegno scientifico che fa da perno alla manifestazione, è "Costruire insieme la salute", intesa come valore che va oltre l´ambito sanitario e rispetto al quale tutti i diversi soggetti sono co-responsabili in un quadro di azioni sinergiche. Obiettivo della manifestazione è di condividere strategie tra i differenti attori per favorire la prevenzione e promozione della salute, identificando specifiche azioni di promozione della salute nel contesto della scuola, dell´ambiente di lavoro, dei servizi sanitari e delle comunità locali, anche avvalendosi di strumenti di valutazione della sostenibilità e dell´efficacia degli interventi proposti. Le tematiche oggetto del convegno, articolato in cinque sessioni, sono state oggetto di "eventi satellite", in cui sono stati illustrati azioni, progetti ed indagini, per favorire il confronto tra gruppi differenziati di operatori. Nell´aprire i lavori della giornata la vice presidente della Giunta regionale dell´Umbria e assessore al Welfare, Carla Casciari, ha ribadito l´importanza di riflettere insieme sulle azioni e strategie da mettere in campo in questo difficile contesto economico. "I sistemi di sorveglianza attivi a livello nazionale e regionale hanno infatti evidenziato che difficoltà economiche e basso livello di istruzione sono correlati con i principali fattori di rischio per la salute: fumo, alcol, cattiva alimentazione e sedentarietà. A queste problematiche l´Umbria ha cercato di rispondere sin dal 2010, prima con il Piano regionale Guadagnare Salute e con quello della prevenzione, poi favorendo lo sviluppo di ‘reti´ che, partite dalla promozione della salute nell´ambio delle Aziende sanitarie, sono andate allargandosi fino ad accogliere idee e istanze della società, trasformandole in progetti concreti". "Vanno in questa direzione – ha ricordato Casciari - il lavoro fatto con i pediatri di libera scelta per la promozione della lettura e lo sviluppo della genitorialità e gli interventi che la Regione sta realizzando per la promozione dell´attività fisica fin dall´infanzia: dai progetti Pedibus, attivo in tutte le città umbre, e Eurobis, con numerose iniziative realizzate e programmate, al protocollo siglato, prima Regione italiana, con la Uisp, al programma di promozione dell´attività fisica nelle prime classi elementari che si sta concretizzando con il contributo del Coni. Si tratta di esempi – ha proseguito - che testimoniano come in un momento di progressiva riduzione delle risorse solo una concreta messa in rete delle azioni progettate può risultare efficace e sostenibile. In questo ambito il ruolo del mondo della sanità si può sviluppare su più fronti. Esso ha infatti una funzione di stimolo, a partire dai offerti dai sistemi si sorveglianza, come ‘Passi´, ‘Passi d´argento´ o ‘Okkio alla salute´, di facilitatore e promotore delle iniziative ed infine di valutazione dei risultati raggiunti. Insomma – ha concluso Casciari - al sistema sanitario spetta la governance dei processi in un contesto in cui la salute e la sua promozione devono essere trasversali alle politiche attuate". |
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BOLZANO: INCONTRO DELL’ASSESSORA PROVINCIALE AD UDINE CON LA SUA OMOLOGA DELLA REGIONE FVG |
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Bolzano, 23 ottobre 2014 Oggi l´assessora provinciale alla sanità ed alle politiche sociali, Martha Stocker, è ad Udine per incontrare la sua omologa della Regione Friuli - Venezia Giulia, Maria Sandra Telesca e vedere da vicino lo stato di attuazione della riforma sanitaria della vicina Regione a statuto speciale. Nel corso della visita l´assessora Stocker avrà un incontro anche con il Direttore della Direzione centrale salute della Regione, Adriano Marcolongo, e nel pomeriggio visiterà gli ospedali di Maniago, classificato come "Presidio per la salute" e di San Vito al Tagliamento, definito come Modello di area di degenza integrata per l´emergenza. L´assesora Stocker sarà accompagnata nella sua visita direttore di Dipartimento, Thomas Mathà, dalla direttrice della Ripartizione Salute, Irmgard Prader, e dalla segretaria particolare, Astrid Pichler. |
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SANITÀ: LA PREVENZIONE CARDIOVASCOLARE IN FARMACIA PRODUCE RISPARMI PER IL SISTEMA SANITARIO VERSO UN NUOVO MODELLO DI FARMACIA BASATO SULLA FORMAZIONE E INTEGRAZIONE ALL’INTERNO DEL SISTEMA SANITARIO. |
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Roma, 23 ottobre 2014 – Migliorare la salute delle persone, salvare vite e nel contempo abbattere i costi: è l’obiettivo di ogni sistema sanitario, tanto più in un momento in cui si parla di tagli e spending review. In quest’ottica, un’ipotesi di risparmio per il Sistema Sanitario Nazionale, accompagnata da un miglioramento della qualità di vita delle persone attraverso l’adozione di stili di vita più sani e una riduzione della mortalità, sono prospettive interessanti. E questo potrebbe essere il risultato di un programma nazionale di prevenzione del rischio cardiovascolare promossa nelle farmacie, in base allo studio condotto dal prof. Walter Ricciardi, direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica, Università Cattolica di Roma, e dal suo team, e presentato oggi nel corso di un evento realizzato con il patrocinio del Senato, in collaborazione con la Federazione Ordini Farmacisti Italiani (Fofi), la Società Italiana di Medicina Generale (Simg) e l’Associazione Medici Diabetologi (Amd), con il contributo non condizionato di Apoteca Natura. Lo studio preliminare ha preso in esame il potenziale impatto economico della campagna nazionale di prevenzione cardiovascolare “Ci sta a cuore il tuo cuore” iniziata due anni fa in oltre 500 farmacie italiane da Apoteca Natura, in collaborazione con Simg e Amd, che ha coinvolto 46.097 persone, valutate in base alla Carta del Rischio Cardiovascolare dell’Istituto Superiore di Sanità, per definire la probabilità di sviluppare un evento cardiovascolare maggiore nei successivi 10 anni, ed al test Findrisc dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, per definire la probabilità di sviluppare il diabete mellito di tipo 2. È emerso che, delle oltre 46mila persone sottoposte allo screening, ben 31.053 sono a rischio di sviluppare un problema cardiovascolare maggiore nei successivi 10 anni: di questi quasi uno su due è stato classificato a basso rischio, mentre il 3,8% ad alto rischio. Per quanto riguarda il diabete, invece, sono state individuate 43.768 persone dalla probabilità di sviluppare il diabete mellito di tipo 2: circa un quinto di questi è a basso rischio mentre il 14% ad alto rischio. A queste persone è stato consigliato quindi di adottare stili di vita sani e di recarsi dal proprio medico di medicina generale, a seconda della gravità. L’impatto finanziario di questa campagna sul Ssn è stato valutato attraverso una Bia - Budget Impact Analysis, sono state cioè effettuate una serie di ipotesi che hanno permesso una stima dei costi potenzialmente evitabili in base al fatto che la campagna risulti efficace o meno nella prevenzione degli eventi cardiovascolari. La differenza tra un aumento dei costi del 3,22% e una diminuzione del 9,13%, ipotizzabile attraverso la Bia, comporterebbe, in termini assoluti, un risparmio potenziale pari a 1.046.117 euro nell’arco temporale 2012-2015. “Un risparmio atteso di circa 1 milione di euro può sembrare poca cosa, ma bisogna considerare che si tratta di un valore calcolato sull’impatto di una campagna che coinvolge poco meno di 50mila cittadini; non è difficile capire la portata di un’estensione di questo intervento a una popolazione più ampia. Sulla base di questo studio preliminare verrà avviato nei prossimi due anni uno studio condotto dall’Istituto di Sanità Pubblica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore con il patrocinio di Fofi, per valutare concretamente sul campo questa ipotesi”, ha spiegato Walter Ricciardi. “Lo studio evidenzia come le farmacie territoriali possano efficientemente eseguire un primo screening cardiovascolare, raggiungendo con facilità un ampio target di popolazione. In questo modo sarebbe possibile identificare in anticipo i pazienti ad alto rischio da inviare al proprio medico di medicina generale per iniziare un adeguato percorso diagnostico-terapeutico, ma anche le persone a basso rischio per promuovere insieme a loro stili di vita sani” ha commentato Andrea Mandelli, membro V Commissione Bilancio del Senato della Repubblica e Presidente Fofi. “La prevenzione è una della armi principali che è possibile utilizzare per contenere l’avanzare di malattie croniche come il diabete, con tutto il corredo di complicazioni, cardiovascolari in primo luogo. È del tutto evidente che ogni componente della filiera sanitaria debba e possa avere un ruolo in questa azione”, ha detto Giacomo Vespasiani, Past president Amd. “Questo progetto dimostra quanto le farmacie, e in particolare le ‘farmacie dei servizi’ come quelle del network Apoteca Natura, abbiano un ruolo importante nella filiera sanitaria”, dice Massimo Mercati, direttore generale Apoteca Natura. “In particolare la collaborazione tra farmacie e società scientifiche dimostra di rappresentare una grande opportunità per rafforzare la prevenzione primaria e sensibilizzare anche a livello diffuso sul territorio. Per questo motivo Apoteca Natura è impegnata da sempre nella realizzazione di un nuovo modello di farmacia basato sulla formazione e integrazione all’interno del sistema sanitario” conclude. “È di pochi giorni fa l’annuncio dell’adeguamento del nome della nostra società, diventata oggi Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (Simg), perché la nostra professione e il profilo dei medici di medicina generale si sono evoluti come d’altronde sta evolvendo tutto il nostro sistema sanitario”, ha aggiunto Claudio Cricelli, Presidente Simg. |
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PARMA, PICCOLE FIGLIE: L’IMPEGNO DELLE ISTITUZIONI DANNI STIMATI: 8 MILIONI DI EURO, 110 I LAVORATORI DELL’OSPEDALE IN CASSA INTEGRAZIONE. CHIESTE LE STESSE TUTELE ANCHE PER I DIPENDENTI DELLE COOP. |
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Parma, 23 ottobre 2014 – Si è riunito ieri mattina presso la Provincia di Parma, il Tavolo istituzionale Hospital Piccole Figlie, a seguito dei gravi danni creati dalla recente alluvione. L’incontro aveva l’obiettivo di fare il punto della situazione, capire quali sono le prospettive in merito alla ripresa delle attività e al futuro del personale che ha dovuto sospendere il lavoro. Erano presenti: il Presidente Filippo Fritelli, accompagnato da dirigenti e funzionari della Provincia, il Direttore Generale Ausl Parma Massimo Fabi, con i Dirigenti Ausl Giuseppina Ciotti e Antonio Balestrino, il Direttore Azienda Ospedaliero-universitaria Leonida Grisendi con il Dirigente Luca Sircana, il Direttore Generale Hospital Piccole Figlie Giancarlo Veronesi insieme al Direttore Unione Parmense Industriali Cesare Azzali accompagnato da Enea Bianchini ed infine rappresentanti di Colser ed Aurora Domus. La folta rappresentanza sindacale di Cigl e Cisl era formata da referenti provinciali, e di Fp Cgil, Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Cisl Funzione Pubblica -Sanità privata. Nel corso dell’incontro sono state ricostruiti i drammatici avvenimenti del 13 ottobre e le azioni che si sono susseguite per mettere in sicurezza i pazienti ma anche tutti i lavoratori presenti. Serissimi i problemi che si sono creati, che hanno richiesto il trasferimento di parte dei degenti all’Azienda Ospedaliera, alla Casa di Cura Città di Parma ed ad altre strutture sanitarie locali pubbliche e private, grazie a una rete informale di sostegno che, pur se nell’assoluta emergenza, ha funzionato molto bene. E’ stato poi fatto il punto sulla prevista tempistica per la ripresa delle attività ambulatoriali e di ricovero, che è stata fissata tra la metà e la fine di novembre. Solo per eliminare il fango ancora presente a piano terra serviranno altri 20 giorni. La stima dei danni, complessivamente, tra danni strutturali ed alle apparecchiature tecniche, si aggira attorno agli 8 milioni di euro. E’ stato attivato dunque un piano perché la struttura possa riprendere la normale operatività. Un segnale positivo viene dal fatto che sono state lasciate aperte le prenotazioni, anche se l’utenza sarà momentaneamente accolta nelle atre strutture che hanno dato disponibilità. Il personale coinvolto riguarda 110 operatori dell’Hospital Piccole Figlie, per i quali è stato recentemente siglato un accordo di Cassa integrazione in deroga, fino a fine novembre, poi prorogabile, oltre a 90 liberi professionisti ed ai lavoratori della cooperative Colser, Aurora Domus e Copra Eliora. Il sindacato ha chiesto per i lavoratori delle Coop le stesse tutele del personale di Piccole Figlie e la possibilità di accesso per tutti alle agevolazioni previste dal Comune di Parma sul pagamento dei tributi locali per chi ha riportato dei danni. Il Presidente della Provincia Filippo Fritelli ha concluso i lavori assicurando l’impegno delle istituzioni nel seguire l’evolversi della situazione. Ha anche accolto l’ invito espresso dal tavolo a coinvolgere il livello governativo affinché venga rapidamente definito un provvedimento normativo che aiuti i lavoratori colpiti da questo genere di emergenze, con misure speciali che prevedano ad esempio esenzioni dal pagamento delle imposte e la possibilità di avere corsie più celeri da parte dell’Inps per il pagamento degli ammortizzatori sociali. “Mi prendo l’impegno a seguire da vicino questa situazione –ha detto Fritelli- attivando da subito i nostri Parlamentari per verificare la possibilità di attuare questo provvedimento. I nostri servizi provinciali al Lavoro sono intanto fin da ora disponibili per l’attivazione degli interventi di anticipazione sociale per i lavori che hanno fatto domanda di accesso agli ammortizzatori in deroga, nei tempi più rapidi”. Il tavolo sarà riconvocato entro novembre, prima della fine del primo periodo di ammortizzatori sociali. |
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LABORATORI ANALISI DEL LAZIO: PROCLAMATO STATO DI AGITAZIONE |
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Roma, 23 ottobre 2014 Si è tenuta presso l’Hotel Albani l’assemblea dei laboratori analisi organizzata dalle associazioni Ursap-federlazio e Federbiologi. Le numerose strutture intervenute hanno firmato una petizione da inviare alla Regione Lazio e al Governo per rivendicare l’autonomia giuridica ed economica dei laboratori analisi al di sotto delle 200.000 prestazioni. Si è deciso di inviare di nuovo un telegramma al Ministro della Salute On. Beatrice Lorenzin, per riaprire un tavolo al Ministero per la modifica delle linee guida ministeriali, già promesso dal Ministro nell’assemblea del 13 maggio. “Non si può – afferma la Dott.ssa Claudia Tulimiero Melis, presidente Ursap Federlazio – sopprimere il diritto allo svolgimento dell’attività di laboratorio di analisi a strutture che sono sul territorio anche da cinquant’anni, prima convenzionate poi accreditate provvisoriamente e infine accreditate definitivamente a seguito della verifica di centinaia di requisiti per l’esercizio dell’attività in accreditamento. Non si può, di conseguenza, ‘mandare a casa’ circa 2.000 tra imprenditori, collaboratori professionali e dipendenti del settore. Non sarà affatto semplice dire ai cittadini che verranno privati di una struttura di riferimento sul territorio, struttura che diventerà un semplice centro prelievi di raccolta del sangue che viene spedito ad un unico laboratorio di riferimento, anche a distanza di chilometri. Pertanto - conclude la d.Ssa Melis - è stato deliberato anche di informare i cittadini di questo provvedimento attraverso un’ulteriore petizione oltre a quella degli imprenditori dei laboratori di analisi”. Al fine di rivendicare l’autonomia giuridica ed economica delle proprie strutture, i laboratori di analisi del Lazio al di sotto delle 200.000 prestazioni hanno proclamato lo stato di agitazione della categoria e prossimamente una manifestazione degli imprenditori, dei professionisti e dei dipendenti che si svolgerà nel mese di novembre (data da definire). |
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