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GIOVEDI
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Notiziario Marketpress di
Giovedì 12 Febbraio 2015 |
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LOMBARDIA, MARONI:STIAMO LAVORANDO PER CANCELLAZIONE TICKET |
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Milano, 12 febbraio 2015 - "Ci stiamo lavorando. Non è semplice per via dei tagli del Governo nazionale, ma ci stiamo lavorando". Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, a margine della giornata europea dedicata al numero unico di emergenza 112, celebrata all´ospedale di Niguarda di Milano, conversando con i cronisti a proposito dell´ipotesi di togliere i ticket sanitari. Patti Non Mantenuti - Il governatore, ha ricordato che l´Esecutivo di Roma doveva dare alla Lombardia "500 milioni di euro in più nel 2015 rispetto al 2014, che noi avremmo utilizzato per cancellare i ticket. La sgradita sorpresa arrivata prima di Natale, è stata che il Governo non solo ha tolto questi 500 milioni, ma ce ne ha rubati altri 700. Quindi, dobbiamo fare i conti con una situazione di Bilancio molto diversa da quella ipotizzata, perché il Governo di Roma non ha mantenuto i patti". Nessun Aumento - Nonostante questa situazione, ha fatto notare Maroni, "noi siamo riusciti a fare il miracolo di approvare un Bilancio senza aumento dei ticket e senza incremento delle tasse regionali. Adesso stiamo lavorando per mantenere l´impegno di cancellare i ticket, ma non è facile perché, ripeto, nel 2015 ci è stato tagliato oltre un miliardo rispetto al 2014". |
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´112 DAY´, MARONI: REGIONE IMPEGNATA SU SICUREZZA SANITARIA PER EXPO |
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Milano, 12 febbraio 2015 - "Il Governo vuole inviare 600 militari a Milano per l´Expo? Noi, come Regione Lombardia, ci occupiamo della sicurezza sanitaria durante l´evento, abbiamo pronto un sistema ´h24´ e ´7 giorni su 7´ per tutta la durata dell´Esposizione, dove saranno presenti persone da tutto il mondo e con il rischio quindi di possibili patologie che qui non sono usuali, per cui dobbiamo farci trovare pronti a fronteggiare qualsiasi emergenza sanitaria. C´è una grande mobilitazione a riguardo di tutto il servizio sanitario regionale lombardo e anche in questo la Lombardia rappresenta un modello di eccellenza". Lo ha spiegato il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, nel corso della conferenza stampa presso l´ospedale Niguarda di Milano per la giornata europea per la promozione del Numero unico di emergenza 112. Preoccupazione Per Fronte Sicurezza - "La sicurezza - ha precisato Maroni - spetta invece al Governo e quanto accaduto nel mondo nelle ultime settimane ovviamente ci preoccupa molto, perché Expo sarà una vetrina mondiale su cui saranno accesi i riflettori di tutto il mondo, per cui, se qualcuno vuol fare qualcosa di mediatico questa è la ribalta ideale. Per questo mi auguro che il Governo faccia di tutto per garantire la sicurezza di tutti i cittadini e penso che non basterà nemmeno il massimo impegno, ma servirà il massimo impegno al cubo e quindi che i numeri dovranno essere adeguati, prevedendo qui 20 milioni di visitatori ovvero una media di 200.000 persone al giorno in più presenti qui per l´Expo". |
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WELFARE IN LOMBARDIA: ´RATING´ PER RSA,DA 2016 RISORSE IN BASE A PERFORMANCE |
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Milano, 12 febbraio 2015 - Entro il prossimo 30 marzo un Tavolo tecnico in cui siedono rappresentanti di Regione Lombardia e delle Associazioni di Rappresentanza degli Enti gestori delle 682 Residenze Socio-sanitarie Assistenziali (Rsa) lombarde dovrà definire le modalità di applicazione di un sistema di ´rating´ - ossia di valutazione delle performance delle strutture - che sarà progressivamente implementato e perfezionato nel corso di tutto il 2015, per poi entrare sostanzialmente a regime dal 1 gennaio 2016. In base a questo sistema, sarà ridefinita l´assegnazione delle risorse alle diverse strutture, in base a un criterio di premialità. In sostanza, chi otterrà i migliori punteggi sugli indicatori che verranno stabiliti, potrà contare su maggiori risorse. Intesa Con Enti Gestori - E´ quanto prevede un accordo sottoscritto dall´assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Volontariato e Pari opportunità Maria Cristina Cantù con le Associazioni di Rappresentanza degli Enti gestori: Agespi Lombardia, Confcooperative Lombardia, Aiop Lombardia, Arlea Lombardia, Aris Lombardia, Anaste Lombardia, Fondazione Don Gnocchi, Uneba Lombardia, Fondazione Sacra Famiglia. L´intesa rappresenta un passaggio fondamentale verso una riorganizzazione del sistema delle Rsa volto a rispondere in modo sempre più appropriato e puntuale ai bisogni degli anziani e delle loro famiglie. Valorizzare Comportamenti Virtuosi - "Questa intesa - spiega l´assessore Cantù - fa seguito a quanto previsto dalle Regole di sistema 2015 del servizio socio-sanitario regionale riguardo all´avvio di un percorso di revisione del modello di governo delle risorse, che vedrà appunto la progressiva implementazione del sistema di ´rating´, strumento basato su oggettivi indicatori di performance, orientato alla valorizzazione dei comportamenti virtuosi e alla disincentivazione di quelli inappropriati". "Si tratta - precisa Antonio Monteleone, in rappresentanza delle Associazioni che hanno sottoscritto l´intesa - di un importante accordo, che rappresenta una condivisa modalità di accompagnamento verso un nuovo modello di classificazione delle Rsa. Sono, infatti, previsti momenti di monitoraggio sistematico congiunto e di confronto, a cadenza mensile, con i rappresentanti degli Enti Gestori". Gli Indicatori - Gli indicatori di cui si terrà conto nella valutazione delle strutture, le relative modalità di calcolo, il loro peso sulla valutazione finale saranno definiti nel dettaglio dal Tavolo, che sarà istituito formalmente entro il 20 febbraio. Tra gli altri parametri, potranno essere presi in considerazione minutaggio assistenziale, mix professionale, retta media, tasso di saturazione, margine operativo lordo, numero di posti letto per camera, presenza h 24 dell´infermiere, reperibilità h 24 del medico, ecc. |
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SALUTE: FVG, PREVENZIONE PER CONTRASTARE GIOCO D´AZZARDO |
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Trieste, 12 febbraio 2015 - "La prevenzione è l´obiettivo principale della legge regionale per il contrasto della dipendenza da gioco d´azzardo, anche con il supporto delle associazioni e degli Enti locali". Lo ha ricordato l´assessore alla Salute e alle Politiche sociali, Maria Sandra Telesca, intervenendo al convegno "Gioco d´azzardo, rischio, speranza e illusione", organizzato a Udine dalla Caritas, presente l´arcivescovo monsignor Andrea Bruno Mazzocato. La legge regionale di riferimento è la n.1 del 2014 sulle "Disposizioni per la prevenzione, il trattamento e il contrasto della dipendenza da gioco d´azzardo, nonché delle problematiche e patologie correlate". "La parola ´gioco´ - secondo l´assessore Telesca - aveva in origine tutt´altro significato. Ne abbiamo fatto un uso improprio, creando una specie di mostro". Nell´aprire i lavori, l´arcivescovo Mazzocato ha ricordato che "anche di fronte alla tentazione del gioco d´azzardo solo una buona educazione della coscienza delle persone può far vivere una vita virtuosa". In occasione del convegno è stata presenta una ricerca, avviata anche grazie al finanziamento della Federazione Bcc (Banche di credito cooperativo) del Friuli Venezia Giulia e con la supervisione scientifica dell´Ires Fvg, che ha approfondito sia la diffusione dei giochi in regione, sia i comportamenti degli adolescenti. Il fenomeno, è stato sottolineato, interessa infatti in modo preoccupante anche la fascia giovanile della popolazione. Nella discussione si sono confrontati sociologi, educatori, medici. Silvana Cremaschi, consigliere regionale e neuropsichiatra infantile, presente in sala, ha osservato che il trattamento e il contrasto della dipendenza da gioco d´azzardo rientrano ormai tra le attività di promozione della salute. |
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SALUTE: PIÙ 1,1 PER CENTO NEGLI UOMINI E PIÙ 1,3 PER CENTO NELLE DONNE LA CRESCITA ANNUALE DELLA MORTALITÀ PER DIABETE PRESENTATO AL MINISTERO DELLA SALUTE L’ITALIAN BAROMETER DIABETES REPORT 2014, RAPPORTO ANNUALE SULLA MALATTIA DELL’ITALIAN BAROMETER DIABETES OBSERVATORY (IBDO) FOUNDATION |
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Roma, 12 febbraio 2015 - “La continua crescita del fenomeno diabete ha enormi ricadute sullo stato di salute della popolazione. A livello mondiale, nel 2002 il 59% della mortalità era attribuibile alle malattie non trasmissibili, come il diabete, mentre nel 2030 si stima che il 69% dei decessi sarà legato alle patologie croniche. Tuttavia, mentre la mortalità per tumori e malattie cardiovascolari è in diminuzione, quella per diabete cresce dell’1,1% all’anno fra gli uomini e dell’1,3% fra le donne.” Sono questi alcuni dati preoccupanti contenuti nell’Italian Barometer Diabetes Report 2014, prodotto dall’Italian Barometer Diabetes Observatory (Ibdo) Foundation e presentato questa mattina al Ministero della Salute. “La pubblicazione dell’Italian Barometer Diabetes Report, giunto alla settima edizione, risponde alla precisa esigenza di avere un quadro che annualmente ci segnali con puntualità i progressi realizzati da Istituzioni e comunità scientifica nella lotta al diabete nel nostro Paese, contribuendo nel contempo ad animare il dibattito su questa importante patologia”, ha spiegato Renato Lauro, Presidente dell’Ibdo Foundation. “Negli ultimi anni l’aumento del numero dei malati cronici sta creando un’emergenza per i sistemi sanitari: cardiopatie, cancro, diabete, malattie neurodegenerative, respiratorie, dell’apparato digerente e del sistema osteoarticolare sono ormai tra le cause più diffuse di sofferenza e morte. Il peso globale delle malattie croniche non trasmissibili continua ad aumentare: affrontarle costituisce una delle principali sfide per lo sviluppo nel Xxi secolo”, ha detto Agostino Consoli, Professore Ordinario di endocrinologia dell’Università di Chieti e Coordinatore del Rapporto. “Poiché le malattie non trasmissibili sono in gran parte prevedibili, il numero di decessi potrebbe essere notevolmente ridotto attraverso opportune strategie di prevenzione basate su early detection, diagnosis and treatment, ossia individuazione, diagnosi e trattamento precoci”, ha aggiunto Consoli, ricordando come “nel caso del diabete e delle malattie cardiovascolari associate, i principali fattori di rischio sono obesità e sovrappeso, colesterolemia e glicemia elevate, ipertensione arteriosa, fumo, sedentarietà, eccessivo consumo di alcool: fattori modificabili attraverso interventi sull’ambiente sociale e trattamenti medici e farmacologici tempestivi”. È questa una delle priorità del Ministero della Salute, ha ricordato il Sottosegretario alla Salute Vito De Filippo, il quale ha richiamato “il massimo impegno del Ministero della Salute nella lotta alla malattia diabetica, sia attraverso programmi specifici, come previsto dal Piano Nazionale sulla prevenzione, sia attraverso la promozione di stili di vita salutari, prevista dal programma ‘Guadagnare Salute’, che ha come obiettivo la maggiore diffusione possibile di scelte di vita salutari, incentivando soprattutto l’attività motoria e la sana alimentazione. Si tratta di interventi intersettoriali tesi a coinvolgere tutti i protagonisti di quella filiera complessa che è il sistema salute, per raggiungere obiettivi ambiziosi quali il migliorare la qualità della vita, diminuire il numero delle cronicità e trasferire il conseguente risparmio dei costi dalla cura alla prevenzione.” “Entro il 2030 il diabete passerà dall’undicesima alla settima causa di morte nel mondo, mentre nei Paesi industrializzati sarà al quarto posto, dietro soltanto alle malattie cardiovascolari, alle malattie cerebrovascolari e ai tumori delle vie respiratorie, ma molto più avanti rispetto agli altri tipi di tumore o ad altre patologie croniche”, ha detto ancora Consoli. Dai dati raccolti nel Rapporto, in Italia circa 27.000 persone nella fascia di età fra i 20 e i 79 anni muoiono ogni anno a causa del diabete, il che equivale a un decesso ogni 20 minuti. Si tratta comunque di un dato ampiamente sottostimato, sia perché non tiene conto delle fasce di età più avanzate, sia perché molti decessi per cause cardiovascolari, cerebrovascolari e per tumore sono in realtà da attribuire al diabete. Oltre a ridurre l’aspettativa di vita di 5-10 anni, il diabete è responsabile di complicanze serie ed invalidanti. Dal 60% all’80% delle persone affette da diabete muoiono a causa di malattie cardiovascolari. Queste sono da due a quattro volte più frequenti nelle persone con diabete, rispetto a quelle senza, di pari età e sesso, e sono soprattutto le complicanze più gravi, quali infarto, ictus, scompenso cardiaco e morte improvvisa, a colpire più spesso chi ha il diabete. La retinopatia diabetica costituisce la principale causa di cecità legale fra i soggetti in età lavorativa ed è inoltre responsabile del 13% dei casi di handicap visivo. Circa un terzo delle persone con diabete è affetto da retinopatia e ogni anno l’1% viene colpito dalle forme più severe di questa malattia. Sulla base delle stime che danno in continuo aumento la percentuale sulla popolazione di persone con diabete, e considerando che il 3-5% di queste è soggetto a retinopatia ad alto rischio, 90.000-150.000 cittadini italiani sono a rischio di cecità, se non individuati e curati in tempo. Il 30-40% di chi soffre di diabete di tipo 1 e il 5-10% di quelli con diabete di tipo 2 sviluppano insufficienza renale terminale dopo 25 anni di malattia. In Italia oltre il 10% della popolazione dializzata è affetta da diabete e la percentuale sale a oltre il 30% nella fascia di età fra 46 e 75 anni. L’aspettativa di vita di un paziente in dialisi è inferiore di un terzo rispetto a un soggetto di pari età, sesso e razza, ed è di circa 9 anni se la dialisi inizia attorno ai 40 anni e di poco più di 4 se inizia a 59 anni. Le complicanze agli arti inferiori, legate sia al danno vascolare sia a quello neurologico, aumentano con l’età fino ad interessare più del 10% delle persone con diabete oltre i 70 anni. Il 15% di chi ha il diabete sviluppa nel corso della vita un’ulcera agli arti inferiori, e un terzo va incontro ad amputazione. Fra chi è sottoposto ad amputazione non traumatica, il 50% è affetto da diabete. Il tasso di mortalità nelle persone con diabete è doppio in presenza di tali complicanze e il 50% di chi subisce un’amputazione maggiore va incontro a morte entro 5 anni. Le complicanze neuropatiche sono inoltre responsabili di disfunzione erettile, che colpisce fino al 50% degli uomini con diabete di lunga durata. Questa condizione ha un enorme impatto sulla qualità della vita e rappresenta a sua volta un importante fattore di rischio di depressione. “Per tutte queste ragioni, la malattia diabetica ha un forte impatto anche sulla famiglia di una persona che ne soffra. È nostro preciso dovere intervenire con iniziative legislative che promuovano non solo la prevenzione e favoriscano l’assistenza, ma rimuovano ogni eventuale barriera od ostacolo all’accesso alle cure e facilitino l’informazione e la conoscenza”, ha sottolineato l’On. Lorenzo Becattini, promotore, insieme al Sen. Luigi D’ambrosio Lettieri, dell’Intergruppo parlamentare “Qualità della vita e diabete”. |
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MALATTIE RARE, IN PUGLIA APPROVATO PIANO TRIENNALE E GOVERNANCE |
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Bari, 12 febbraio 2015 - La Giunta regionale ha approvato il piano triennale e la governance della Rete Malattie Rare in Puglia, proposto dal Coordinamento Regionale Malattie Rare (Coremar) dell’Ares Puglia. Il Coordinamento ed il Centro Sovraziendale, conclusa la fase di sperimentazione, sono oggi parte integrante del Sistema Sanitario Regionale. Sono definiti i bisogni di chi soffre, sono indicati i nodi della rete e chi fa che cosa negli ospedali e nel territorio. Sono chiariti i percorsi assistenziali nel Distretto Socio Sanitario fornendo indicazioni puntuali sull’organizzazione. E’ in corso d’opera la definizione di Piani Diagnostici Terapeutici (Pdt) condivisi tra varie Regioni italiane per consentire equità delle cure tra assistiti delle varie regioni italiane e dell’Europa. Con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita dei bambini e delle persone con malattie rare si è determinato un processo democratico che ha attinto informazioni e contributi da ciascun portatore d’interesse: malati, famiglie, personale sanitario dei Distretti Socio Sanitari, medici dei Presidi della Rete Nazionale Malattie Rare, degli ospedali, ricercatori hanno lavorato insieme, hanno deciso insieme. “Il Sistema Informativo Malattie Rare della Regione Puglia – spiega l’assessore Donato Pentassuglia - è uscito dalla fase di sperimentazione ed è diventato uno strumento di assistenza. Conta ormai circa 16.000 persone affette da patologie rare. Come scrive Francesco Calamo Specchia in Comunicazione profonda in Sanità, “...Sulla realtà della domanda, sostanziata da dati epidemiologici reali e provenienti da tutto il territorio regionale, si può fondare una configurazione corretta in termini di interventi operativi dell’offerta…”. “Oggi - prosegue - è possibile dire esattamente di cosa sono affetti i pugliesi e come sono distribuiti sul territorio, dunque è verosimile misurare i bisogni”. L’ampliamento del Sistema, appena avviato con delibera dell’Agenzia Regionale Sanità, consentirà il controllo telematico dei ricoveri, l’appropriatezza prescrittiva ed la determinazione del peso dell’assistenza nei vari nodi della rete con definizione puntuale dei Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali (Pdta). La sperimentazione di nuovi percorsi assistenziali supportati dalla teleconsulenza, potranno essere validati in questo ambito ed estesa successivamente alla gestione delle patologie croniche e ad alta complessità assistenziale. La segnalazione di assistiti con malattia rara ad alta complessità di cura da parte di pediatri e medici di famiglia e la rilevazione dei dati provenienti dal Simarrp consentiranno formazione e informazione mirata ad operatori sanitari e società civile. “Obiettivo finale – conclude l’assessore - è la promozione della conoscenza con l’intento di determinare prevenzione delle complicanze di malattia e riduzione dei “viaggi della speranza”. È un’operazione culturale che, con i tempi opportuni, consente consapevolezza e cambiamento”. Prossimo appuntamento, venerdì 20 febbraio per il rinnovo del Patto d’Intesa con le Università pugliesi, pediatri e medici di famiglia e Uniamo (Federazione italiana delle Associazioni di Malattie Rare). |
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SABATO GIORNATA DI RACCOLTA DEL FARMACO. ZAIA: IL VENETO SAPRA’ DISTINGUERSI PER GENEROSITA’ ANCHE QUEST’ANNO |
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Venezia, 12 febbraio 2015 - “Sabato si ripeterà anche in Veneto la Giornata di Raccolta del Farmaco realizzata dalla Fondazione Banco Farmaceutico. E’ un’iniziativa che la Regione sostiene con grande convinzione perché ne condivide le finalità e ha contribuito a mostrare, soprattutto in questi momenti di grande difficoltà economica, la generosità dei veneti”. A dirlo è il presidente della Regione Luca Zaia esprimendo il suo apprezzamento per la riedizione della Giornata di Raccolta del Farmaco che consentirà sabato 14 febbraio, recandosi nelle 368 farmacie venete che aderiscono all’iniziativa, di acquistare e donare farmaci da banco da destinare a persone in stato di povertà. Il Banco Farmaceutico ha reso noto che quest’anno la richiesta di medicinali in Veneto, intercettata attraverso la rete dei 130 enti caritativi convenzionati, è cresciuta del 11,53% rispetto allo scorso anno. “Un sentito ringraziamento – sottolinea Zaia – va all’impegno del Banco Farmaceutico e di tutti gli altri soggetti che partecipano all’iniziativa. Negli anni scorsi si sono ottenuti grandissimi risultati proprio unendo le forze della sanità, in questo caso la rete delle farmacie, e quelle del nostro straordinario volontariato impegnato nella raccolta e nel trasferimento dei farmaci alle persone bisognose. Pur essendo farmaci da banco, possono infatti essere utili a chi vive in situazioni di difficoltà e anche una spesa di pochi euro può rappresentare un problema. Un grazie a tutti, nelle certezza che il Veneto saprà distinguersi anche quest’anno”. |
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BOLZANO: RIFORMA SANITARIA, VIA LIBERA ALLE LINEE GUIDA |
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Bolzano, 12 febbraio 2015 - Circa 30 pagine, all’interno delle quali è concentrata la strategia futura per l’assistenza sanitaria in Alto Adige. Il documento ha ricevuto il 10 febbraio il via libera della Giunta provinciale, e "rappresenta la base - hanno spiegato Stocker e Kompatscher - di una riforma del sistema che si pone l’obiettivo di assicurare prestazioni sanitarie di alta qualità a tutta la popolazione". La strategia per la riforma sanitaria poggia su quattro pilastri, e prende le mosse dal potenziamento dell´assistenza sul territorio: in maniera ancora più incisiva rispetto ad oggi, infatti, le prestazioni più importanti dovranno essere offerte "vicino" ai cittadini. Ciò grazie ad una rete ampia e capillare composta dai medici di base e dalle guardie mediche, che potranno contare su una forte integrazione fra servizi sociali e sanitari. "Recarsi al pronto soccorso - ha spiegato l´assessora Martha Stocker - dovrà diventare una scelta del paziente e non un obbligo, ed è per questo motivo che stiamo discutendo la possibilità di un leggero aumento dei ticket". Il secondo pilastro si può sintetizzare sotto lo slogan "assicurare un futuro ai sette ospedali altoatesini". "Le strutture nei comprensori - ha aggiunto la Stocker - verranno riorganizzate e messe in rete secondo il principio guida "un ospedale per due sedi": i singoli reparti saranno chiamati a coprire i servizi di entrambe le sedi di riferimento e saranno gestite da un primario unico. L´offerta di prestazioni sanitarie, in questo modo, verrà assicurata e proposta in diverse forme". Negli ospedali di Silandro, Vipiteno e San Candido il day hospital e l´offerta ambulatoriale verranno integrate con i reparti di medicina generale e chirurgia ortopedica, oltre che con un servizio di primo intervento sulle 24 ore. Negli ospedali di Merano, Bressanone e Brunico, invece, saranno presenti altri reparti di degenza, mentre a Bolzano (ma non esclusivamente) troveranno posto i reparti di alta specializzazione. "Proprio il ruolo del capoluogo - ha sottolineato l´assessora alla sanità - dovrà essere rafforzato. Bolzano deve diventare sempre più l´ospedale provinciale di riferimento per i reparti di alta specializzazione, pur lasciando ad ogni struttura periferica autonomia e dignità. Ogni ospedale dovrà avere la sua identità, ma sarà importante una visione di insieme sulla sanità altoatesina". Su questo punto è intervenuto anche il presidente Arno Kompatscher, il quale ha spiegato che "si tratta di una riforma incisiva, di ampio respiro e per certi versi radicale. In un´ottica di qualità e di risparmio, dovrà esservi un cambio di mentalità passando ad una maggiore condivisione degli obiettivi sul territorio per superare la logica dell´orticello". La riforma, inoltre, verrà sostenuta da altri due pilastri: da un lato una riorganizzazione della struttura dirigenziale e amministrativa all´insegna di concetti come snellimento, sburocratizzazione e semplificazione, dall´altro l´ottimizzazione dell´organizzazione aziendale e dei processi. Tra le misure previste spicca la creazione di un sistema informatico unico a livello provinciale. La Giunta, infine, ha incaricato l´assessore Martha Stocker di preparare i prossimi passi di una riforma che si pone un´orizzonte temporale di almeno 5 anni. "Entro giugno - ha concluso la Stocker - sarà pronta la proposta di riordino del servizio sanitario, poi prenderanno il via i lavori per il nuovo piano sanitario". |
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SANITA´:D´ALFONSO CONCEDE NULLA OSTA PER CONCORSI ASL TERAMO |
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Pescara, 12 febbraio 2015 - Il commissario ad acta della Sanità, Luciano D´alfonso, ha concesso il nulla osta per procedere a diverse assunzioni nella Asl di Teramo. Di seguito l´elenco: nulla osta per 46 dirigenti del ruolo sanitario nelle discipline di pediatria, ortopedia, anestesia e rianimazione, anatomia patologica, cardiologia, dermatologia, psichiatria, radioterapia, patologia clinica, medicina interna, nefrologia, oncologia, scienza dell? alimentazione, patologia clinica, farmacia ospedaliera; nulla osta per l´assunzione di 2 Dirigenti amministrativi; nulla osta per l´assunzione di 11 unità di personale di Comparto (tecnici di radiologia e di laboratorio); nulla osta per il conferimento di incarico di Direzione di Struttura complessa U.o.c. Servizio farmaceutico territoriale; nulla osta per l´assunzione di 7 tecnici della prevenzione, Ct.d; nulla osta per il conferimento di incarico di Direzione di struttura complessa U.o.c. Di cardiochirurgia del P.o. Di Teramo. |
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VENERDÌ 13 FEBBRAIO CARDIOLOGIE TRENTINE APERTE UNA GIORNATA PER SENSIBILIZZARE LA POPOLAZIONE NEI CONFRONTI DEI PROBLEMI CARDIOVASCOLARI |
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Trento, 12 febbraio 2015 - Venerdì 13 febbraio le unità operative di cardiologia degli ospedali Santa Chiara di Trento e Santa Maria del Carmine di Rovereto, in collaborazione con l’Associazione per la lotta alle malattie cardiovascolari (A.l.ma.c.), organizzano un’iniziativa di sensibilizzazione sui temi della prevenzione e cura delle malattie cardiovascolari. L’appuntamento, previsto nell’ambito della settimana «Cardiologie aperte 2015», organizzata per il sesto anno consecutivo dall’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri e dalla Fondazione per il Tuo cuore, prevede la possibilità per i cittadini di visitare le unità operative di cardiologia di Trento e di Rovereto e assistere a due presentazioni sulla prevenzione e cura delle patologie cardiologiche. Ecco in dettaglio il programma delle attività previste nel pomeriggio di venerdì 13 febbraio: Ospedale Santa Chiara - Trento dalle ore 14 alle ore 17 - Visita guidata all’Unità operativa di cardiologia ore 17 - auditorium dell’ospedale Santa Chiara di Trento. Prevenzione e terapia delle malattie cardiovascolari, relatore Roberto Bonmassari, direttore dell’Unità operativa di cardiologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento ore 18 - auditorium dell’ospedale Santa Chiara di Trento. Il nuovo progetto «Palestre per ginnastica dolce per cardiopatici in fase cronica», relatore associazione A.l.ma.c. Ospedale Santa Maria Del Carmine - Rovereto dalle ore 15 alle ore 16 - Visita guidata all’Unità operativa di cardiologia ore 16 - auditorium dell’ospedale Santa Maria del Carmine di Rovereto presentazione delle nuove iniziative dell’Unità operativa di cardiologia di Rovereto, relatore Maurizio Del Greco, direttore dell’Unità operativa di cardiologia; a seguire Danila Girardini, medico cardiologo, parlerà della prevenzione e terapia delle malattie cardiovascolari nella donna. Ore 17 - auditorium dell’ospedale Santa Maria del Carmine di Rovereto presentazione delle attività dell’associazione A.l.ma.c. In Vallagarina. |
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A PERUGIA INCONTRO SU PROTOCOLLO DI PREVENZIONE E CONTRASTO FENOMENI LEGATI A DIPENDENZE |
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Perugia, 12 febbraio 2015 – "Di fronte ad un insieme di fenomeni complessi e strettamente collegati alle dipendenze, crediamo fortemente che una risposta efficace non possa prescindere da un´alleanza stretta tra le diverse istituzioni": lo ha affermato la vicepresidente della Regione Umbria, Carla Casciari, intervenendo nel pomeriggio di oggi, insieme al prefetto di Perugia, Antonella De Miro, e al sindaco di Perugia, Andrea Romizi, all´incontro dal titolo "Comunicare, condividere, partecipare", organizzato per presentare il piano di azioni e impegni messi a punto nel territorio di Perugia, in seguito alla firma del protocollo d´intesa siglato tra tutte le istituzioni del capoluogo umbro in materia di prevenzione e contrasto dei fenomeni collegati alle dipendenze da sostanze psicoattive. In particolare l´iniziativa - alla quale hanno preso parte tra gli altri in qualità di relatori relatori, Roberto Segatori dell´Università di Perugia, il Procuratore Della Repubblica presso il Tribunale di Perugia, Antonella Duchini, il dirigente della Polizia Mirna Caradonna, lo psicologo e vicepresidente del gruppo Abele, Leopoldo Grosso - era finalizzata ad illustrare il piano di formazione integrata rivolto al distretto del Perugino, finanziato dalla Regione Umbria e curato dalla Scuola di Amministrazione Pubblica di Villa Umbra. "Il Protocollo si inserisce nel solco di una visione di collaborazione interistituzionale che la Regione persegue e sostiene da tempo – ha detto la vicepresidente Casciari – L´evento di oggi intende rappresentare l´assunzione collettiva di responsabilità e di impegni comuni che le istituzioni del territorio hanno assunto con la firma del protocollo, a fine 2013. E´ tuttavia indispensabile, per affrontare questa ‘battaglia´ con qualche speranza di efficacia, un´alleanza più ampia, che coinvolga tutti i cittadini e le associazioni in un percorso di partecipazione e di azioni comuni". La vicepresidente ha quindi ricordato le azioni attivate in seguito alla firma del documento: "innanzitutto la conoscenza – ha detto - perchè per affrontare in modo adeguato un problema, occorre conoscerlo in tutte le sue particolarità e negli anni la Regione ha scelto di non retrocedere da questa volontà di conoscenza, nonostante le fosse a volte reindirizzata contro". Rientrano in questo ambito l´istituzione della Commissione d´inchiesta sulle penetrazioni criminali e sulla tossicodipendenza da parte del Consiglio regionale rinnovata peraltro negli anni, la realizzazione del dossier ‘La droga in Umbria´, con la collaborazione dell´associazione Libera, la costituzione di un osservatorio specifico per l´area delle dipendenze nell´ambito delle attività di monitoraggio epidemiologico della Direzione Salute, i cui prodotti sono messi a disposizione dei tecnici, della cittadinanza ed in particolare delle attività del Protocollo. A seguire Casciari ha citato l´attività di sorveglianza epidemiologica fornendo anche dati aggiornati sul fenomeno delle dipendenze: "I decessi per overdose, che tanta attenzione hanno richiamato negli anni passati, tendono finalmente a diminuire, passando per la provincia di Perugia dal picco di 32 decessi nel 2007, a 23 nel 2010 e nel 2011, 18 nel 2012, 14 nel 2013 e 13 nel 2014 – ha riferito - Mentre le stime di consumo negli studenti di età compresa tra 15 e 19 anni ci rappresentano una diffusione in generale più elevata in Umbria che in Italia per diverse sostanze, ma, eccetto che per la cannabis, limitata agli indicatori di consumo occasionale. Inoltre, diminuisce nelle ultime rilevazioni il binge drinking ed anche la diffusione del gioco d´azzardo. Conoscere queste specificità, accanto ad elementi di tipo qualitativo ed interpretativo del contesto culturale e valoriale entro cui i consumi si collocano, costituisce un elemento fondamentale per indirizzare gli interventi di prevenzione". Concludendo la vicepresidente ha evidenziato che "l´approfondimento delle conoscenze va di pari passo con la condivisione dei saperi, la messa in comune dei patrimoni di informazioni e di esperienze che ciascuna istituzione possiede. Lo strumento collaudato in tante esperienze passate, anche in ambiti specifici di intervento è la formazione integrata di tutti gli operatori dei diversi settori. Anche la programmazione regionale punta all´attivazione di interventi innovativi e tempestivi attraverso un percorso di progettazione partecipata". Il prefetto di Perugia, Antonella De Miro, ha evidenziato come il Protocollo si proponga di tradurre in azioni ed impegni condivisi l´avvertita esigenza di una maggiore unitarietà e coerenza delle strategie di contenimento del fenomeno della diffusione del consumo di sostanze psicoattive ed i relativi effetti sul piano sociale, culturale ed economico di una comunità. "Più ci si orienta verso uno sforzo comune, tanto più la risposta sarà efficace – ha detto il prefetto De Miro, che ha anche ricordato l´importante attività svolta dalle forze dell´ordine nelle operazioni di prevenzione e contrasto sul territorio – L´auspicio, che è già certezza, è che tutti i soggetti coinvolti in questo percorso possano lavorare per garantire continuità e stabilità alle azioni messe in campo in modo tale che possa trasformarsi in vero modus operandi". Anche per il sindaco di Perugia, Andrea Romizi, "la collaborazione tra le istituzioni rappresenta l´unica strada percorribile, ma è fondamentale l´integrazione tra i soggetti istituzionali e i cittadini. C´è una città intera che deve rimettersi in gioco – ha detto – ma deve ritornare il protagonismo della cittadinanza". Il protocollo in materia di prevenzione e contrasto dei fenomeni collegati alle dipendenze da sostanze psicoattive - fortemente voluto dalla Prefettura di Perugia che ha guidato il coordinamento tra le istituzioni - è stato siglato nel novembre 2013 tra Prefettura di Perugia, Regione Umbria (che ha aderito e sostenuto finanziariamente parte l´iniziativa), Comune Di Perugia, Provincia Di Perugia, Questura di Perugia, Comando Provinciale Carabinieri, Comando Provinciale Guardia di Finanza, Ufficio Scolastico Regionale dell´umbria, Ufficio Servizio Sociale Minori dell´umbria, Azienda U.s.l. N. 1, Università degli Studi di Perugia, Università per Stranieri di Perugia, Agenzia per il Diritto allo Studio Universitario dell´umbria, Arcidiocesi di Perugia - Citta´ Della Pieve. |
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NUOVA LEGGE SULLO SPORT IN TOSCANA: VALORIZZATI GLI ASPETTI ETICI, EDUCATIVI E SOCIALI |
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Firenze 12 febbraio 2015 – Riunire in un´unica normativa regionale le leggi in materia di sport attualmente vigenti, arricchire le finalità e gli obiettivi che stanno alla base del concetto di attività sportiva, maggiormente declinato negli aspetti sociali, salutistici ed etici, incentivare l´attività fisica all´interno dei percorsi scolastici. Sono questi alcuni dei punti più importanti della nuova legge regionale sullo sport che è stata approvata ieri pomeriggio in Consiglio regionale. Gli aspetti principali della legge (´Promozione della cultura e della pratica delle attività sportive e ludico-motorie-ricreative e modalità di affidamento degli impianti sportivi´) sono stati illustrati oggi in conferenza stampa dalla vicepresidente Stefania Saccardi e dal presidente della V commissione Istruzione, cultura e sport Gianluca Parrini. "Mettiamo ordine in tutta la disciplina precedente – ha detto la vicepresidente Saccardi - ormai datata e rafforzato gli aspetti educativi, sociali e salutistici legati alla pratica sportiva. Ma anche quelli etici: siamo stati i primi in Italia a varare una Carta Etica, nel 2011, e ai principi in essa contenuti ci siamo ispirati per rielaborare la nuova legge". Un aspetto importante di quest´ultima è quello che riguarda l´affidamento e la gestione degli impianti pubblici. "Che restano nella disponibilità dei comuni – ha proseguito – i quali però dovranno attenersi a determinati criteri dandoli in affidamento. Un elemento nuovo riguarda il radicamento territoriale delle società affidatarie". La nuova legge, ha concluso Saccardi, "è il risultato di un lavoro prezioso, compreso da tutto il Consiglio e coordinato sapientemente dal consigliere Parrini che rende lo sport un obiettivo comune a tutte le forze politiche". Semplificazione delle procedure, accorpamento delle discipline normative, estensione del concetto di attività sportiva anche alle attività ludico-motorie-ricreative. Questi i punti chiave secondo Gianluca Parrini che poi si è soffermato in particolare sull´aspetto relativo alla valorizzazione degli impianti sportivi. "E´ stata rivista in modo radicale la disciplina precedente – ha spiegato – e, nel rispetto dell´autonomia regolamentare dei comuni, che dovranno stabilire i criteri di affidamento in gestione, sono stati individuati alcuni concetti per far sì che l´entità e la durata dell´affidamento siano commisurati agli interventi di miglioramento degli impianti stessi, che gli affidatari si impegneranno a fare". La nuova legge regionale sullo sport è il risultato della sintesi di tre proposte di legge, presentate dai gruppi consiliari di Fratelli d´Italia e Pd e dalla giunta regionale per revisionare le leggi esistenti, vecchie rispettivamente di 15 e 10 anni, ed accorpare (secondo la proposta del Pd) le leggi regionali 72 del 2000 (´Riordino delle funzioni e delle attività in materia di promozione della cultura e della pratica delle attività motorie´) e 6 del 2005 (´Disciplina delle modalità di affidamento di impianti sportivi da parte degli enti pubblici territoriali della Toscana´). Tra le finalità, contenute nell´articolo 1, il contrasto al doping, la valorizzazione del talento agonistico, l´educazione fisica diffusa nelle scuole di ogni ordine e grado, l´attuazione delle politiche comunitarie in materia sportiva, la valorizzazione delle tradizioni sportive locali e del volontariato. L´articolo 3 dà una definizione di attività sportiva e, per la prima volta, anche di attività ludico-motoria-ricreativa mentre quello successivo indica come, attraverso lo strumento attuativo della legge, il Piano regionale per lo sport, debbano essere definiti gli indirizzi per il raccordo con la programmazione locale, per gli investimenti di mantenimento e miglioramento di impianti e attrezzature e per la loro accessibilità e sostenibilità, per il sostegno a manifestazioni e progetti regionali. Accantonato il Comitato regionale per la diffusione dello sport per tutti, perchè poco utilizzato, viene potenziato l´Osservatorio regionale delle attività motorie (articolo 5) prevedendone una maggiore interazione con i sistemi informativi nazionali in materia di impianti, praticanti ed attività sportive. Istituito inoltre il sistema informativo regionale dell´attività fisica (articolo 6), che diventa parte del sistema informativo regionale con l´obiettivo di censire, anche in collaborazione con il Coni regionale, luoghi pubblici e privati dello sport, praticanti e società, organizzazioni ed operatori economici del mondo sportivo toscano. Per la prima volta inoltre (articolo 7) viene proposta l´attuazione di politiche specifiche per promuovere e sviluppare l´attività fisica all´interno dei percorsi universitari con lo scopo di incentivare e diffondere l´attività fisica nelle scuole primarie. Il capo Iii è interamente dedicato alle modalità di esercizio ed alle caratteristiche degli impianti sportivi, con particolare attenzione a quelli destinati all´attività ludico-motoria-ricreativa. Infine, il capo Iv riprende integralmente i contenuti della legge 6/2005, migliorandola sensibilmente in particolare per quanto riguarda la scelta dell´affidatario in gestione ed il regolamento attuativo locale, sollecitando l´Ente affidatario a prevedere criteri di scelta che tengano conto anche dell´esperienza maturata e del radicamento nel territorio. |
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