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GIOVEDI

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Notiziario Marketpress di Giovedì 26 Febbraio 2015
COMPLETATO A GENNAIO, IL PROGETTO STEP HA ACCRESCIUTO CONSIDEREVOLMENTE LE NOSTRE CONOSCENZE DELLE TENDENZE RIGUARDANTI LE POPOLAZIONI DI IMPOLLINATORI IN EUROPA, SUGGERENDO ALLO STESSO TEMPO MISURE CONCRETE PER LA PROTEZIONE DELLE SPECIE PIÙ IMPORTANTI.  
 
 Bruxelles - Sapevate che tre quarti delle colture mondiali e il 90 % delle piante selvatiche dipendono dall’impollinazione per crescere? Se insetti come le api, la cui popolazione è in declino a causa di vari fattori ambientali, dovessero sparire, il danno in termini di biodiversità, sicurezza alimentare e crescita economica sarabbe incommensurabile. Prodotti alimentari di uso quotidiano come il caffé e il cioccolato diventerebbero ricordi del passato, il che in parte spiega perché alcuni degli scienziati più rinomati del pianeta stanno lavorando per invertire questa tendenza. Per il team di Step, per affrontare questa sfida sono necessarie informazioni adeguate sull’estensione e la natura di questo declino, su quali siano le specie di cui abbiamo più bisogno e perché e sulle principali forze motrici che influenzano i livelli della popolazione. “Il progetto Step ci sta aiutando a capire meglio le cause del declino degli impollinatori, come la perdita dell’habitat, i cambiamenti climatici, le malattie, le specie invasive e i pesticidi. I primi risultati suggeriscono che sia un misto di diverse di queste pressioni sugli impollinatori ad aver provocato grandi perdite nelle popolazioni di api selvatiche e api domestiche,” ha spiegato il dott. Potts, coordinatore di Step, alcuni mesi dopo l’inizio del progetto. Il progetto, adesso conclusosi, ha annunciato questa settimana la pubblicazione dell’“Atlante del rischio climatico e della distribuzione dei bombi europei”, nel quale i cambiamenti climatici sono identificati come una delle principali minacce per questo gruppo di impollinatori. Questa relazione, ultima di una serie di oltre 50 pubblicazioni di Step, parla delle probabili conseguenze di diversi scenari di riscaldamento globale per gli anni 2050 e 2100. Sottolinea che secondo le previsioni da 14 a 25 specie perderanno quasi tutte le zone a loro adatte dal punto di vista climatico nello scenario intermedio e più grave rispettivamente e che strategie di mitigazione forti saranno necessarie per conservare queste importanti specie e assicurare un’appropriata fornitura dei servizi di impollinazione. A ogni problema la sua soluzione “Il progetto Step ha generato una notevole quantità di conoscenze su come proteggere gli impollinatori, salvaguardare l’impollinazione delle colture e capire meglio come arginare i fattori che la minacciano,” dice il dott. Potts. Una di queste soluzioni, presentata in un articolo della Dg Ricerca il mese scorso, consisterebbe nella copertura del terreno confinante con un terreno coltivato con un misto di fiori per attrarre gli impollinatori e aiutarli a colonizzare nuovi spazi. Il team ha osservato una crescita del 500 % nell’abbondanza di impollinatori grazie a questa iniziativa. Anche la comunicazione ha avuto un ruolo importante nel piano di Step, sono state organizzate campagne di sensibilizzazione nelle scuole e nei supermercati di tutta Europa. Il team ha inoltre partecipato attivamente a eventi e iniziative internazionali aventi obiettivi simili. Il progetto ha pubblicato una brochure finale che contiene le sue principali raccomandazioni a gennaio. Comprende una Lista rossa delle api europee per aiutare a guidare le attività di salvaguardia a livello nazionale e continentale e una serie di strumenti e metodologie per aiutare il futuro monitoraggio e la valutazione degli impollinatori e dei servizi che forniscono e assistere i pianificatori e i responsabili delle decisioni a gestire il quadro più ampio. Secondo il team, i responsabili europei delle decisioni dovrebbero concentrarsi sullo sviluppo di valide prove scientifiche a sostegno dei provvedimenti politici e pratici mirati alla salvaguardia dei nostri impollinatori.  
   
   
EXPO: ECCO LE NOSTRE AZIONI PER LA SICUREZZA  
 
Milano - Agevolare l´interconnessione dei sistemi informativi e di comunicazione in uso alla Prefettura di Milano, alle Forze di polizia e ai Corpi delle Polizie locali; favorire la realizzazione dell´interconnessione delle Sale Operative e agevolare il coordinamento regionale per un servizio efficiente dei Corpi di Polizia locale in area metropolitana. Questi gli impegni assunti dalla Regione Lombardia, in occasione della sottoscrizione del Protocollo ´Expo Mafia Free´ e ricordati oggi in Commissione consigliare dall´assessore alla Sicurezza, Protezione civile e Immigrazione Simona Bordonali che ha risposto a un´interrogazione circa ´le criticità riguardanti la sicurezza e l´ordine pubblico durante Expo´. 350.000 Euro Per Progetti Sicurezza Urbana - "La competenza regionale su questi temi - ha precisato Bordonali - è molto limitata. In particolare, antiterrorismo e ordine pubblico sono di esclusiva competenza ministeriale. Ciononostante siamo riusciti a definire in un Protocollo le competenze di ogni Ente coinvolto. Come Regione stiamo andando avanti e, lo scorso mese di ottobre, abbiamo stanziato oltre 350.000 euro per finanziare un Accordo di collaborazione con 25 enti capofila (con il coinvolgimento, complessivamente, di 41 enti locali), che si sono impegnati a predisporre e ad attuare progetti di sicurezza urbana". Più Servizi Per Più Sicurezza - L´obiettivo comune è proprio quello di incrementare i servizi di Polizia stradale, amministrativa, ambientale, i servizi serali, notturni e festivi nelle aree territoriali più a rischio e di implementare il modello di monitoraggio e censimento delle forme di insicurezza urbana. I sottoscrittori, in caso di emergenze viabilistiche che dovessero verificarsi nel corso dell´Expo, si sono impegnati a mettere a disposizione dei Comandi di polizia locale richiedenti il proprio personale. Un Unico Applicativo Web - E´ in corso di formalizzazione l´Accordo con i Comandi di Polizia locale per la messa a disposizione di un applicativo web che consentirà di disporre di cartografie on line sulle principali criticità, aggiornate in tempo reale e fruibili anche dalle Prefettura e dalle Forze dell´Ordine. Lo stesso sarà integrato con un cruscotto informatico, connesso con la Sala Operativa di Protezione Civile della Regione Lombardia. Bando Per Acquisto Nuove Dotazioni - Regione Lombardia ha stanziato anche 3 milioni di euro per cofinanziare l´acquisto di dotazioni tecnico-strumentali, sistemi di videosorveglianza, centrali operative e automezzi, per rafforzare la sicurezza urbana sul territorio lombardo.  
   
   
IMPIANTO VIGNETI IN UMBRIA: ASSEGNATI 118 ETTARI RISERVA REGIONALE, PIÙ DI UN TERZO A GIOVANI AGRICOLTORI  
 
Perugia – "A seguito del bando regionale per l´assegnazione dei diritti di impianto di vigneti disponibili nella riserva regionale, sono stati concessi 38 ettari ai giovani agricoltori e 80 ettari agli altri produttori, per un totale di 118 ettari assegnati, a un prezzo largamente inferiore a quelli di mercato". È quanto rende noto l´assessore all´Agricoltura della Regione Umbria, Fernanda Cecchini, esprimendo soddisfazione per i risultati del bando, in particolare per "la risposta dei giovani produttori, di età inferiore ai 40 anni, cui andrà più di un terzo dei diritti di impianto di vigneti assegnati". "In un periodo difficile per fare investimenti - rileva l´assessore - le aziende agricole confermano il loro dinamismo e la voglia di crescere attraverso la partecipazione a questo bando con cui ci siamo posti l´obiettivo di mantenere l´attuale livello di superficie vitata regionale, che è di circa 13mila ettari, e di qualificare la nostra produzione di vini Dop e Igp, prevenendo i possibili effetti negativi della nuova regolamentazione comunitaria che entrerà in vigore dal prossimo anno". "La nuova normativa dell´Ocm Vino a partire dal 1 gennaio 2016 – spiega - prevede il passaggio dal sistema basato sui diritti di impianto/espianto al sistema di autorizzazioni per gli impianti viticoli. I produttori in possesso di diritti di impianto/reimpianto potranno utilizzarli nella propria azienda, ma non sarà più possibile trasferirli ad altre aziende. Per poterli utilizzare i produttori dovranno però convertire i diritti in autorizzazioni entro la scadenza del 31 dicembre 2020, fissata con decreto ministeriale. L´autorizzazione avrà la medesima validità del diritto che l´ha generata". "Con il bando regionale – prosegue l´assessore Cecchini – abbiamo pertanto cercato di evitare la possibile riduzione del potenziale produttivo vitivinicolo regionale e abbiamo voluto soddisfare le richieste di diritti di reimpianto da parte dei produttori regionali per adeguare le produzioni alle richieste del mercato". I produttori beneficiari dell´assegnazione hanno trenta giorni di tempo, dal ricevimento della comunicazione di ammissibilità, per versare alla Regione l´importo dovuto per l´acquisto dei diritti richiesti. L´assegnazione dei diritti è stata infatti effettuata a pagamento, come previsto dalla normativa comunitaria, ad un prezzo di 1.000 euro ad ettaro per i giovani agricoltori e di 1.500 euro ad ettaro per gli altri produttori, prezzi largamente inferiori a quelli attuali di mercato. "Questo – dice l´assessore - significa per le aziende beneficiarie una riduzione dei costi per la realizzazione del vigneto". I produttori beneficiari dell´assegnazione, inoltre, potranno anche presentare domanda per la concessione degli aiuti previsti dalla misura della ristrutturazione e riconversione dei vigneti, con priorità assoluta nell´eventuale graduatoria regionale. "Rimangono ancora da assegnare circa 170 ettari di diritti di impianto della riserva regionale – conclude l´assessore Cecchini – e lo faremo attraverso un ulteriore bando che verrà pubblicato nei prossimi mesi".  
   
   
EXPO: FATTORIE DIDATTICHE FARANNO CONOSCERE NOSTRA AGRICOLTURA  
 
Milano - Anche le Fattorie didattiche saranno presenti nell´area di Expo. Grazie alla collaborazione tra l´assessorato all´Agricoltura di Regione Lombardia e l´associazione culturale Edufactory, presieduta da Oreste Castagna, volto storico di Rai Yo Yo, nella piazza antistante Cascina Merlata, a ridosso dell´omonimo ingresso del sito espositivo, sarà allestito uno spazio a misura di bambini e famiglie. Cultura, Tradizione E Innovazione - "Expo deve rivolgersi, con adeguati strumenti, anche ai bambini e ai ragazzi delle scuole - dichiara l´assessore all´Agricoltura della Lombardia Gianni Fava - perché l´agricoltura costituisce un patrimonio di cultura, tradizione e innovazioni tecnologiche che consentono di avere produzioni agroalimentari di qualità, sicure e che allo stesso tempo fanno parte della nostra storia dell´alimentazione". "Le fattorie didattiche sono un veicolo privilegiato per far conoscere il modello agricolo lombardo - prosegue Fava - e rappresentano un´occasione da un lato di formazione degli studenti con modalità ludiche, dall´altro di diversificazione del reddito agricolo, nell´ottica della multifunzionalità". Cinque Ambienti Per Cinque Elementi - A Cascina Merlata conviveranno cinque ambienti unici, legati agli elementi della vita: terra, aria, acqua, gusto e fuoco. Saranno diversi i temi trattati ogni giorno, ognuno dei quali verrà declinato in esperienze, laboratori ed eventi volti a coinvolgere i visitatori in prima persona, immergendoli nella tradizione agreste, da sempre fiore all´occhiello del territorio lombardo. Nutrire il pianeta, tema di Expo 2015, significa infatti comprendere anche l´importanza dell´agricoltura e il legame tra sistemi produttivi, consumi e ambiente. Educare Alla Cultura Alimentare - Expofactory è un´iniziativa che gode del marchio Expoincittà ed è promossa dal Parco Tecnologico Padano, polo di eccellenza per le biotecnologie agro-alimentari, con lo scopo di informare i visitatori, educandoli alla cultura alimentare e ai tanti aspetti che sono strettamente connessi con Expo. Il progetto vede il contributo fondamentale anche delle principali organizzazioni agricole, di Ersaf e delle Associazioni Agrituristiche Regionali. Il tutto con riferimento a scienza, ricerca, tecnologia e innovazione, perché il tema di Expo sia veramente percepito nella sua completezza riguardo alla possibilità di alimentarsi, in maniera corretta e con pari opportunità. La peculiarità è data dai luoghi di racconto che verranno creati, usando suggestive installazioni tra il vero e il virtuale. La struttura di collegamenti streaming favorirà il dialogo e amplificherà il messaggio inserito in un contesto interattivo e multimediale, con contenuti emozionali condivisibili da una grandissima utenza. Eventi Anche Al Parco Tecnologico Padano - Oltre che a Cascina Merlata, anche nella sede del Parco Tecnologico Padano, a Lodi, saranno organizzati eventi negli spazi a disposizione dei partner del progetto. Expofactory si rivolge alla popolazione globale e crede fortemente nei giovani. I giovani studenti che saranno chiamati a gestire l´integrità del progetto, affiancati da esperti, saranno in contatto con il target internazionale e multiculturale e si attiveranno nella promozione del contenuto socio-educativo del progetto.  
   
   
INCONTRO CON NESTLÉ: "CHIESTO GARANZIE PER MANTENIMENTO OCCUPAZIONE E RUOLO STABILIMENTO DI SAN SISTO"  
 
Perugia - "Si è trattato di un incontro molto importante, nel corso del quale abbiamo chiesto dettagliate informazioni relativamente alle politiche industriali, commerciali e degli investimenti che possano garantire il mantenimento e la valorizzazione dei livelli occupazionali per lo stabilimento Nestlé di San Sisto a Perugia". E´ quanto hanno dichiarato congiuntamente la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, ed il sindaco di Perugia, Andrea Romizi, al termine dell´incontro svoltosi quest´oggi a Perugia, a palazzo Donini, con i vertici di Nestlé Italia, per la quale erano presenti l´amministratore delegato Gianluigi Toia, il direttore generale della divisione dolciari di Nestlé Italia, Corrado Castrovillari, ed il direttore dello stabilimento di San Sisto, François Pointet. "In quanto rappresentanti delle istituzioni – hanno proseguito Marini e Romizi - abbiamo voluto ribadire ai dirigenti di Nestlé Italia che riteniamo necessario lo sviluppo di un mix di attività produttive capaci di salvaguardare la capacità produttiva ed occupazionale dello stabilimento di San Sisto. Così come riteniamo altrettanto importante che si proceda ad un maggior apprezzamento del marchio ‘Perugina´ e si rafforzi la capacità di export della fabbrica di Perugia". "Attendiamo ora – hanno aggiunto - l´esito dell´incontro che la dirigenza della multinazionale avrà nella giornata di domani con le rappresentanze sindacali e della rsu, annunciando sin da subito che come Regione Umbria e Comune di Perugia svolgeremo, in una successiva riunione che convocheremo, una comune riflessione sui contenuti degli incontri insieme alle organizzazioni sindacali e alla rsu della fabbrica". "Confermiamo, infine – hanno concluso la presidente Marini ed il sindaco Romizi - , che presto parteciperemo anche al confronto che il Governo nazionale avvierà sulla più generale presenza di Nestlé in Umbria ed in Italia".  
   
   
NUOVA DOP PER LA TOSCANA: È IL PECORINO DELLE BALZE VOLTERRANE  
 
Firenze – Una nuova Dop, denominazione di origine protetta, per la Toscana. Il riconoscimento è arrivato per il Pecorino delle Balze Volterrane, che fa salire a 27 le Dop per la Toscana. La produzione è circoscritta ad un piccolo territorio che interessa 5 Comuni: Volterra, Pomarance, Montecatini Val di Cecina, Castelnuovo Val di Cecina e Monteverdi, tutti ubicati in provincia di Pisa tra le valli dei fiumi Era e Cecina. "Un importante risultato per il territorio e per quanti sono impegnati nella zootecnia - ha commentato l´assessore all´agricoltura della Regione, Gianni Salvadori - il momento non è dei più facili, ma questo prodotto è sempre più apprezzato e ricercato dai consumatori, ed il marchio Dop gli permetterà di essere tutelato e ancor più visibile così da rendere la visita ai luoghi di produzione ancor più speciale." Intanto sono al vaglio dell´Unione Europea altri riconoscimenti per la Toscana. Salvadori si augura in proposito che possano giungere in concomitanza con Expo 2015 rendendo così ancora più ricca l´offerta ai visitatori che verranno nella nostra regione.  
   
   
PASCOLI MAGRI. VENETO SCRIVE AL MINISTRO, TRATTATIVA IN CORSO.  
 
Venezia - L’assessore all’agricoltura del Veneto Franco Manzato ha inviato una sua lettera al Ministro dell’Agricoltura riguardo al tema dei pascoli magri. Manzato ha fatto presente al Ministro Martina la particolare condizione nella quale versano oltre 200 allevamenti del Veneto che, per accedere ai contributi previsti dalla Pac, impiegano superfici a pascolo – i cosiddetti “pascoli magri” - prese in affitto e utilizzate con bestiame di terzi. Agea – Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura - ha infatti ripristinato, con efficacia retroattiva, una circolare del 2013. Ciò potrebbe comportare il recupero dei premi eventualmente già pagati per dette superfici nell’anno 2014, oltre alla decadenza dall’aiuto per quelle non ancora pagate. “Per colpa di pochi furbetti, in questo modo si penalizzano molti nostri allevatori che, invece, si sono sempre comportati onestamente – ha spiegato l’assessore – privandoli di parte rilevante del contributo diretto che l’Unione europea ha sempre garantito a questi agricoltori. Questo ovviamente si rifletterà negativamente sul successivo calcolo dei diritti all’aiuto per il periodo 2015-2020 in applicazione della nuova Pac, con il risultato che molte aziende zootecniche si vedranno privare di importi di riferimento con grave danno per un intero settore già fortemente penalizzato dagli andamenti di mercato e dalla riforma della Pac stessa”. La vicenda, oggetto di contenzioso giudiziario, ha sfaccettature complesse e tuttora in evoluzione. In estrema sintesi, i malumori scatenati dalla decisione di Agea, hanno portato la stessa ad applicare una sospensiva nell’applicazione della normativa per l’anno 2014. Deroga che è stata poi smentita dal Tar Lazio che la ha giudicata “non ammissibile”. “In questo modo – ha concluso Manzato – oltre ad annullare il premio Pac 2014, si pregiudicheranno anche le future assegnazioni dei titoli affidate dalla nuova Programmazione comunitaria con ricadute molto pesanti per il Veneto. Motivo per il quale stiamo dialogando da ormai un mese con il Ministero al fine di trovare in tempi rapidi una soluzione che eviti il tracollo del settore della bovinicoltura da carne”.  
   
   
MANUTENZIONE E PRESIDIO DEL TERRITORIO MONTANO, UN “VOLUME-MANUALE” DELLA REGIONE ILLUSTRA GLI INTERVENTI REALIZZATI NELLE MARCHE A SEGUITO DEL PROTOCOLLO CON IL MINISTERO DELL’AMBIENTE.  
 
Nelle Marche si stima che il 19% del territorio regionale, circa 1.600 chilometri quadrati (Kmq), è a rischio idrogeologico. Secondo le previsioni del Piano stralcio di bacino per l’assesto idrogeologico (Pai – 2004), predisposto dall’amministrazione regionale, 1.400 kmq sono a rischio frane, 190 kmq a esondazioni, 6 kmq a valanghe. Una situazione che ha portato, nel 2007, alla firma di un Protocollo d’intesa con il ministro dell’Ambiente i cui risultati pratici, in termini d’interventi realizzati, sono stati schedati nella pubblicazione “Manutenzione e presidio del territorio montano contro il dissesto idrogeologico: opportunità di valorizzazione e sviluppo nelle aree marginali interne”, presentato oggi nel corso di un incontro con la stampa. Il volume, che, in realtà, è stato detto, “rappresenta anche un manuale delle buone pratiche di conservazione territoriale”, è già stato richiesto dal Ministero e da numerose Regioni. Raccoglie una ventina di investimenti di riqualificazione realizzati in alcuni assi vallivi montani marchigiani cofinanziati dal Ministero dal 2007 al 2014. Riguardano interventi di sistemazione ambientale realizzati lungo corsi d’acqua, da Nord a Sud delle Marche, secondo tecniche innovative e di ingegneria naturalistica, impiegando cooperative e imprese locali. Pur con costi contenuti, hanno dimostrato la loro efficacia nel corso degli eventi alluvionali, di eccezionale entità, che sono succeduti negli ultimi mesi. “L’esperienza, frutto della collaborazione tra enti e privati, sottolinea che un’attenta e costante manutenzione può preservare il territorio da continui dissesti causati sì dagli eventi meteorologici, ma anche e soprattutto da un degenerato rapporto tra uomo e natura – ha affermato l’assessore alla Difesa del Suolo, Paola Giorgi - La strada intrapresa con il Protocollo d’intesa evidenzia come sia possibile stimolare l’intero tessuto sociale ed economico attivando concrete possibilità di occupazione e recuperare le aree marginali interne”. L’assessore ha poi ricordato che i progetti sono stati avviati con la Carta di Fonte Avellana del 1996 . Ma l’attenzione verso il territorio e lo sviluppo dell’entroterra non è mai venuta meno, come dimostra la strategia per le aree interne 2014-2020 (“Le Marche, insieme a Lombardia e Liguria, sono tra le prime Regioni ad avviare il percorso per accedere alle risorse nazionali”, ha detto la Giorgi), i 23 milioni di euro previsti nella programmazione del Por (Programma operativo regionale) recentemente approvato dall’unione europea, gli ulteriori 33 milioni di cofinanziamento assegnati dal ministero grazie ai 10 milioni stanziati dalla Regione nel 2014 contro i dissesti. “Si tratta di risorse che testimoniano l’attenzione verso le politiche policentriche che la Regione Marche persegue per uno sviluppo armonico del proprio territorio”, ha concluso l’assessore. Marcello Principi (segretario generale Autorità bacino regionale), ha ricordato che le mancate manutenzioni sono la causa principale dei dissesti: “Negli ultimi anni le Marche hanno avuto riconosciuti sei stati di emergenza, a testimonianza di un territorio fragile, da salvaguardare con interventi di messa in sicurezza”. Mario Smargiasso (Difesa del suolo) ha sottolineato l’importanza della prevenzione che ha registrato, a partire dal livello nazionale, una diminuzione delle risorse necessarie: “Di conseguenza, anche nelle Marche si è passati, negli anni, dai miliardi di lire alle centinaia di miglia di euro disponibili in bilancio”. La salvaguardia del territorio, ha ricordato Michele Maiani (Uncem Marche), richiede risorse e presenza dell’uomo nell’entroterra: “Dal dopoguerra, le aree interne marchigiane hanno registrato l’esodo, verso la fascia costiera, di 450 mila persone. Una migrazione biblica, i cui effetti oggi si vedono, perché il territorio, non più curato, è divenuto fragile in quanto non si mantiene da solo”. Ma la marginalità, secondo Raffaele Zanoli (Politecnica delle Marche) “è anche un punto di forza. Le aree interne e montane hanno affinato, nei secoli, le loro capacità di resistere alla crisi. Stimolarne l’autosufficienza, creando maggiori opportunità di lavoro, porterà benefici alle stesse zone urbane e costiere, favorendo un riequilibrio economico e ambientale che consente di ammortizzare gli effetti della globalizzazione sui sistemi locali più esposti e fragili”.  
   
   
NEVICATE 2012, PROVINCE DI FORLÌ-CESENA E RIMINI - VIA LIBERA DALLA COMMISSIONE EUROPEA AL RICONOSCIMENTO DEI CONTRIBUTI PER I DANNI SUBITI DALLE ATTIVITÀ PRODUTTIVE. RIAPERTI I TERMINI PER LA PRESENTAZIONE DELLE DOMANDE PER GLI IMMOBILI AD USO PRODUTTIVO E GLI IMMOBILI ABITATIVI RURALI DANNEGGIATI.  
 
Bologna - É giunto dalla Commissione europea il via libera al riconoscimento dei contributi per i danni provocati alle attività produttive dalle eccezionali nevicate di febbraio 2012 nelle province di Forlì-cesena e Rimini. Per consentire a tutti i soggetti interessati di essere in regola con i criteri stabiliti dall’Ue sono stati riaperti i termini per la presentazione delle domande di contributo per gli immobili ad uso produttivo e gli immobili abitativi rurali danneggiati. La nuova scadenza è stata fissata per il 25 marzo e le domande vanno presentate direttamente al Comune in cui ha sede l’immobile distrutto o danneggiato; naturalmente saranno salvaguardate quelle già presentate che siano in linea con quanto richiesto dall’Europa. Il provvedimento è stato adottato dalla Giunta regionale e pubblicato nel Bollettino ufficiale telematico della Regione n.34 del 23 febbraio 2015. “Si tratta di un risultato importante- commenta l’assessore regionale alla Difesa del suolo Paola Gazzolo -. Come ci eravamo impegnati a fare, abbiamo tempestivamente riaperto i termini per la presentazione delle domande: una procedura che allunga un po’ i tempi di rimborso, ma è necessaria per rendere legittimo il contributo ai fini comunitari. Non correremo il rischio, come è successo ad altre amministrazioni regionali, di dover revocare gli aiuti concessi a causa di vizi riguardanti gli aiuti di stato”. Completate le richieste, si avvierà la concessione dei contributi: “Il via libera della Commissione al regime di aiuti - aggiunge Gazzolo - ci permetterà di risarcire imprese e privati con oltre 3 milioni di euro, a cui si aggiungono i 7 milioni disponili per le aziende agricole e ulteriori 9 destinati al ripristino delle opere pubbliche. Un risultato che è frutto del buon gioco di squadra effettuato con le colleghe Caselli e Costi”. Per quanto riguarda il settore agricolo, la riapertura dei termini consente di presentare domanda per le abitazioni rurali danneggiate che abbiano regolarizzato la propria posizione con il catasto e che risultino iscritte, o abbiano presentato domanda di iscrizione, entro il 30 novembre 2012. I contributi sono previsti - fino all’80% della spesa sostenuta, al netto della franchigia di 5.000 euro e comunque in misura non superiore a 200 mila euro - per interventi di riparazione, ripristino, demolizione, ricostruzione o acquisto di un nuovo immobile volti a ristabilire la piena funzionalità degli edifici destinati all’attività produttiva. I danni devono essere compatibili e congruenti con l’evento calamitoso.  
   
   
FILIERA AVICOLA, FRATTURA: L´INVITO AI DUE PROPONENTI A FORMALIZZARE LE LORO OFFERTE  
 
Campobasso - Lettere di invito della Gam destinate rispettivamente ad Aria Food spa e ad Avimolise scarl, le due società che hanno risposto alla manifestazione di interesse: nuovo step nel processo di rilancio della filiera avicola molisana. Il presidente della Regione, Paolo di Laura Frattura, questa sera, nel corso della lunga riunione a Palazzo Vitale, ha illustrato ai sindacati e alle Rsu di Gam i contenuti della delibera di giunta regionale approvata alla luce delle manifestazioni di interesse presentate in seguito all´avviso pubblico. "Entro due settimane il dato certo. Ai proponenti - ha spiegato il governatore -, diamo dieci giorni per rispondere alle lettere inviate da Gam, ossia inviti a formalizzare le offerte avanzate subordinandole alle garanzie fideiussorie richieste". La Regione, in qualità di socio, si riserva 4 giorni per la decisione finale. "Andiamo avanti nel rispetto pieno della procedura con tutta l´attenzione dovuta all´obiettivo principale del nostro impegno e del nostro lavoro, il mantenimento dei livelli occupazionali", ha assicurato Paolo Frattura.  
   
   
BIOLOGICO, CONVEGNO A MATERA: FUTURO DEL SETTORE PASSA DA PSR  
 
Cia e Anabio hanno discusso, in un convegno “ad hoc” a Matera, delle opportunità per il settore derivanti dalla nuova programmazione regionale: il supporto al “bio” sarà attuato attraverso una misura specifica, autonoma e svincolata dagli altri interventi agro-climatico-ambientali. Il presidente Scanavino: è l’occasione per consolidare una realtà che già oggi vale più di 3 miliardi di euro. Avanti sulla creazione di filiere in nuovi settori e veri e propri distretti biologici; sviluppare l’aggregazione e la logistica; puntare sulla zootecnia bio e i giovani “multifunzionali”. Non si può parlare del futuro del biologico senza parlare dei Psr e del sostegno che la nuova politica di sviluppo rurale 2014-2020 ha riservato al settore. Un “aiuto” che ora deve servire al “bio” italiano per consolidarsi e rafforzarsi. Partendo dall’obiettivo ambizioso ma realizzabile di raddoppiare, nei prossimi 7 anni, le superfici dedicate e il numero degli operatori agricoli coinvolti. E’ quanto è emerso dal convegno di Cia-confederazione italiana agricoltori e Anabio, la sua associazione per il biologico, organizzato a Matera con il titolo “I Piani di sviluppo rurale 2014-2020: il sostegno all’agricoltura biologica nella nuova programmazione regionale”. Nei nuovi Psr, in fase di negoziato con la Commissione Ue, il supporto al biologico sarà attuato attraverso una misura specifica, autonoma e svincolata dagli altri interventi agro-climatico-ambientali, e con una dotazione finanziaria dedicata che potrebbe superare il 10% del budget per lo sviluppo rurale nel suo complesso -hanno evidenziato Anabio e Cia-. Un sostegno al settore che non si limita soltanto ai premi specifici previsti nei Psr, ma anche ad altre azioni orizzontali come la ricerca e la promozione e a interventi sulla filiera, compresa la fase di distribuzione e i controlli. D’altra parte, hanno spiegato Cia e Anabio nel corso del convegno, il “bio” non è più una nicchia, ma è uscito definitamente dalle “mode” per diventare una vera abitudine di spesa, come dimostrano i dati sui consumi domestici che, dal 2007 in poi, hanno sempre fatto registrare segni positivi: +17% nel corso del 2014 e un fatturato che ammonta a 2 miliardi di euro (3,1 se si considera anche l’export). E anche il mondo produttivo si dà da fare per rendere il segmento del biologico una delle certezze dell’agroalimentare “made in Italy”: l’Italia è al sesto posto nella classifica mondiale per superfici dedicate e al primo in Europa. In Italia oggi il 9% della Sau è coltivata con metodo biologico per un totale di 1,1 milioni di ettari. E il numero degli operatori della filiera è cresciuto del 5% nell’ultimo anno, a quota 52.383, di cui 41.513 sono produttori esclusivi. Tutti, poi, con caratteristiche fortemente innovative: un’alta percentuale di donne (25%), di giovani (il 50% ha meno di 50 anni), di imprenditori agricoli aventi un livello di istruzione elevato (il 32,2% ha un diploma e il 16,8% una laurea) e con una Superficie agricola utilizzata maggiore (la media aziendale del bio è di 26 ettari contro i 7,9 delle aziende tradizionali). Eppure -si è detto durante l’iniziativa di Matera- si può fare ancora molto, grazie ai Psr, per superare quelli che ad oggi sono i punti di debolezza del settore in Italia dal punto di vista produttivo: scarsa organizzazione della filiera e in particolare, bassa disponibilità di centri di stoccaggio e logistica; scarsa diffusione di colture a più alto valore aggiunto e con forti potenzialità di mercato interno e internazionale: ortaggi (22mila ettari), frutta (28mila ettari); agrumi (28mila ettari); vite (68mila ettari); colture industriali (16mila ettari). Per questi motivi, secondo Cia e Anabio, con la programmazione dello sviluppo rurale 2014-2020 il biologico deve porsi ambiziosi obiettivi: innanzitutto raddoppiare le superfici e il numero degli operatori e creare filiere in nuovi settori, rafforzando quelli già strutturati. Poi sviluppare l’aggregazione e la logistica e istituire distretti biologici volti a valorizzare l’ambiente, la storia, le tradizioni, la cultura di un determinato territorio. E ancora: sviluppare la zootecnia “bio” e le relative filiere a cominciare dalla produzione di alimenti biologici per animali, dando particolare attenzione all’alpeggio e alla monticazione. Inoltre, bisogna dare priorità ai giovani che praticano l’agricoltura biologica e istituiscono fattorie sociali e didattiche e intraprendono programmi di trasformazione in azienda, per agriturismi biologici, per la produzione di erbe officinali. Infine è necessario andare nella direzione di abbattere i costi di certificazione del “bio” tramite parziale rimborso, adottando modalità di rendicontazione semplice. Questi obiettivi possano essere raggiunti in perfetta coerenza con le 6 priorità del Fears che sono considerate idonee per conseguire un ampio uso dei metodi di produzione biologica. Anabio e Cia hanno, quindi, chiesto alle Regioni di assegnare alla misure specifica un’adeguata dotazione finanziaria e la priorità per le aziende biologiche sulle altre misure. “Il fenomeno del ‘bio’ -ha detto il presidente della Cia, Dino Scanavino, nelle sue conclusioni- nato quasi più come un movimento culturale, allo stato attuale ha conquistato consistenti fette di mercato e rappresenta una realtà economica di tutto rilievo. Alla luce di ciò, il biologico costituisce una valida strada di sviluppo, in grado di associare alla riduzione dell’impiego di input chimici una serie di vantaggi di sistema”. Ai lavori del convegno sono intervenuti: Donato Distefano, direttore Cia Basilicata; Salvatore Adduce, sindaco di Matera; Federico Marchini, presidente di Anabio, Donato Muscillo, membro del Consiglio del direttivo Anabio; Michele Ottati, assessore regionale all’Agricoltura; Laura Viganò di Inea, Christian Vincentini del Mipaaf e Cristos Xiloyannis dell’Università della Basilicata. Al termine dell’incontro si è tenuta la presentazione di successi aziendali a cura dei produttori biologici di Anabio Basilicata: Nicola Serio, delegato Apofruit ha raccontato l’esperienza di “Almaverde”; Michele Monetta, presidente Conprobio Lucano e Vittorio Maria Porcellino, vicepresidente P.i.f., hanno parlato del grano duro biologico.  
   
   
AOSTA, OBBLIGO DI CONTROLLO FUNZIONALE PER LE MACCHINE DISTRIBUTRICI DI FITOFARMACI  
 
 L’assessorato dell’agricoltura e risorse naturali comunica che entro la fine del 2016 tutte le macchine per la distribuzione di fitofarmaci – a esclusione degli irroratori spalleggiati senza ventilatore – devono essere sottoposte a controllo funzionale negli appositi centri di prova autorizzati. Per gli aderenti alle misure agroambientali del Programma di Sviluppo Rurale 2007-2013 tale obbligo è già vigente e la sua violazione comporta la riduzione dei premi con l’applicazione della Condizionalità. Sul sito www.Centriprovairroratrici.unito.it  sono elencati i centri di prova autorizzati su tutto il territorio nazionale. Per ogni informazione è possibile contattare l’Ufficio servizi zootecnici, attrezzi agricoli/Uma dell’Assessorato, in località Grande Charrière 66 a Saint-christophe, telefono 0165.275368.  
   
   
PROGETTO MIQUAM, A BERNALDA CONVEGNO SU QUALITÀ VINI  
 
Venerdì 27 febbraio presso l’azienda vitivinicola Masseria Cardillo di Bernalda (Ss407 Basentana, km96) si terrà un convegno organizzato nell’ambito del progetto Miquam "Miglioramento della qualità dei vini e dell’ambiente", cofinanziato dalla Ue e dalla Regione Basilicata nell´ambito del Pif Vini di Lucania - Misura 124 del Feasr. Nel corso del convegno verranno illustrati i risultati dell’attività di ricerca svolta in collaborazione tra Safe (resp. Scientifico prof. G.c. Di Renzo), Dicem dell’Università degli Studi della Basilicata e le aziende Tenuta Cerrolongo, Masseria Cardillo e Tenuta Marino, sul tema dell’innovazione dei processi produttivi in cantina e nel vigneto. Interverranno l’assessore regionale alle Politiche agricole e forestali Michele Ottati, i presidenti degli ordini professionali dei Tecnologi alimentari e degli agronomi e numerosi relatori appartenenti alla comunità scientifica e al mondo imprenditoriale operanti nel settore enologico e agroalimentari. Ne dà notizia il Comitato organizzatore del convegno.  
   
   
DROSOPHILA SUZUKII, IL SUCCESSO DELLE RETI ANTINSETTO  
 
Martedì 24 febbraio più di 200 agricoltori hanno partecipato alla Giornata tecnica organizzata dalla Fondazione Mach al centro congressi di Baselga di Piné. Durante la mattinata gli esperti di San Michele all’Adige hanno toccato diversi aspetti di grande importanza per i coltivatori di fragole e piccoli frutti. Un’attenzione particolare è stata riservata al problema della Drosophila suzukii; il 2014, infatti, a causa delle condizioni meteo avute sia durante lo scorso inverno sia durante la stagione vegetativa, è stato caratterizzato da un’infestazione crescente con popolazioni particolarmente elevate. I tecnici della Fondazione hanno evidenziato i buoni risultati ottenuti dall’introduzione delle reti antinsetto come meccanismo di difesa della coltivazioni e l’importanza di applicare tutte le tecniche di contenimento delle infestazioni quale la cattura massale, le pratiche sanitarie e la corretta applicazione dei trattamenti insetticidi. La prima relazione, redatta dagli esperti Paolo Zucchi, Sandro Conci, Paolo Martinatti, Tommaso Pantezzi, Teresa Del Marco, Barbara Casagranda, Massimo Pezzè, si è occupata dei substrati alternativi alla torba per gli impianti di fragola fuori suolo. Recentemente, infatti, ha cominciato a diffondersi, con risultati spesso discordanti, l’utilizzo di alcuni composti di origine organica diversi rispetto alla torba. Per fare chiarezza su questa tendenza la Fondazione Mach ha condotto una ricerca nella serra sperimentale recentemente realizzata nella sede periferica di Vigalzano. Sono stati testati tre substrati: uno a base di cocco, il secondo con miscela di legno di conifera e cocco e il terzo a base di torba tradizionalmente usata dai produttori. Quest’ultimo si è confermato il materiale con migliore performance nei valori assoluti, mentre gli altri hanno dimostrato di aver bisogno di un certo periodo per allinearsi a questi risultati. Ciò lascia ipotizzare un riequilibrio delle performance produttive a seguito della variazione della gestione nel corso della stagione, o trattando il substrato con cicli fertirrigui pre-trapianto. Molto interessanti sono stati anche i risultati riportati da Lara Giongo, Laura Zoratti, Paula Poncetta, Paolo Loretti, Matteo Ajelli, Marcella Grisenti. Nel corso del 2013 e del 2014 il gruppo del Centro di Ricerca e Innovazione di Vigalzano, ha condotto – in aggiunta al breeding - due sperimentazioni su piccoli frutti: la prima, su mirtillo, in collaborazione con l’Università di Oulu (Finlandia) e la seconda su lampone in collaborazione con l’Università di Milano e il vivaio Berryplant. Obiettivo del primo lavoro era l’individuazione degli effetti della luce e dell’altitudine sia su mirtillo selvatico sia su mirtillo coltivato in ambiente naturale e controllato: dall’indagine è emerso l’effetto positivo del colore bianco della rete sulla qualità dei frutti. La seconda ricerca, condotta sul lampone, doveva comprendere meglio se tecniche alternative di propagazione, nello specifico per talea radicale e micropropagazione, avessero avuto effetti su cultivars di lampone, sfruttando poi i risultati anche in un’ottica commerciale ed evidenziando le differenze varietali nello sviluppo radicale e, conseguentemente, le rese in vivaio. La Giornata tecnica non poteva non trattare il problema della Drosophila suzukii. Alberto Grassi, Angela Gottardello, Gianpiero Ganarin, Sandro Conci, Sergio Franchini, Paolo Miorelli hanno indagato le condizioni che, nel 2014, hanno favorito la proliferazione dell’insetto. L’anno scorso, a fine estate, nel momento di massima presenza degli adulti, i livelli di cattura sono stati circa 7-8 volte superiori rispetto alla stagione precedente. La straordinaria diffusione del moscerino è legata al clima mite dell’autunno e dell’inverno e alla bassissima frequenza di temperature critiche (superiori ai 30°C) nel corso dell’estate, sommata all’elevato grado di umidità relativa. Per far fronte a questa emergenza, i tecnici della Fondazione Mach hanno avviato la sperimentazione delle reti antinsetto come metodo di difesa. Giampiero Ganarin, Alberto Grassi, Sandro Conci, Sergio Franchini, Angela Gottardello e Gianluca Groff nel 2014 hanno analizzato l’effetto delle reti sulla protezione da Drosophila suzukii, valutando l’effetto della presenza della rete sul micro-clima delle piante e misurando le conseguenze su luminosità ed ombreggiamento. Nonostante l’annata difficile, il danno sui frutti degli impianti gestiti con la rete è stato praticamente nullo a confronto con la conduzione tradizionale. Inoltre, hanno sottolineato gli esperti di San Michele, anche i risultati ottenuti dall’analisi di microclima, luminosità e qualità dei frutti sono stati spesso inaspettatamente migliorativi. Tutti questi aspetti saranno approfonditi ulteriormente nei prossimi anni per confermare i risultati del 2014. In conclusione, i tecnici hanno ribadito che, nella lotta al moscerino, le ripetute applicazioni di insetticidi, oltre a non essere del tutto efficaci nel ridurre le infestazioni, risultano avere rischiosi risvolti sanitari. Per questo è stato consigliato di utilizzare contemporaneamente tutte le tecniche in grado di ridurre lo sviluppo delle popolazioni e di non affidarsi esclusivamente agli interventi insetticidi. Http://goo.gl/g8ejlv