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GIOVEDI

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Notiziario Marketpress di Giovedì 26 Febbraio 2015
L´UNIONE DELL´ENERGIA: ENERGIA SICURA, SOSTENIBILE, COMPETITIVA E A PREZZI ACCESSIBILI PER TUTTI GLI EUROPEI  
 
Bruxelles, 26 febbraio 2015 - L´energia serve per il riscaldamento e l´aria condizionata degli edifici, per il trasporto delle merci e per alimentare il motore dell´economia. Tuttavia, l´invecchiamento delle infrastrutture, la frammentazione dei mercati e la mancanza di coordinamento delle politiche impediscono ai consumatori, alle famiglie e alle imprese di beneficiare di una scelta più vasta o di prezzi dell´energia meno elevati. È giunta l´ora di completare il mercato unico dell´energia in Europa. Oggi la Commissione europea mette a segno una priorità assoluta del programma politico del presidente Juncker, illustrando la propria strategia per realizzare un´Unione dell´energia resiliente coniugata a una politica per il clima lungimirante. L´unione dell´energia, in particolare, comporterà: una clausola di solidarietà: per ridurre la dipendenza da singoli fornitori potendo fare pieno affidamento ai paesi vicini, soprattutto in caso di perturbazioni dell´approvvigionamento energetico. Gli accordi conclusi dai paesi dell´Ue per acquistare energia o gas da paesi terzi saranno caratterizzati da una maggiore trasparenza; flussi di energia equiparati a una quinta libertà: la libertà dell´energia di attraversare le frontiere, applicando rigorosamente le regole attuali in ambiti come la separazione (unbundling) dell´energia e l´indipendenza dei regolatori, anche agendo in giudizio se necessario. Il mercato dell´elettricità sarà riorganizzato per renderlo più interconnesso, più rinnovabile e più reattivo. Gli interventi dello Stato nel mercato interno saranno sostanzialmente rivisti e i sussidi che hanno ripercussioni negative sull´ambiente gradualmente eliminati; l´efficienza energetica al primo posto: l´efficienza energetica sarà ripensata radicalmente e considerata una fonte di energia a sé stante, in grado di competere alla pari con la capacità di generazione; una transizione verso una società a basse emissioni di Co2 costruita per durare: l´energia prodotta a livello locale, anche da fonti rinnovabili, dovrà essere assorbita nella rete in modo agevole ed efficiente; si promuoverà la leadership tecnologica dell´Ue, sviluppando la prossima generazione di tecnologie dell´energia da fonti rinnovabili e raggiungendo una posizione di leadership nell´elettromobilità, mentre le imprese europee aumenteranno le esportazioni e saranno competitive a livello globale. In un´Unione dell´energia i protagonisti sono i cittadini, che devono beneficiare di prezzi accessibili e competitivi. L´approvvigionamento energetico deve essere sicuro e la produzione sostenibile, con più concorrenza e più scelta per tutti i consumatori. Questi e altri impegni vanno di pari passo con un piano d´azione volto a realizzare gli obiettivi ambiziosi della nostra politica per l´energia e per il clima. Jean-claude Juncker, Presidente della Commissione, ha dichiarato: "Per troppo tempo l´energia non ha beneficiato delle libertà fondamentali della nostra Unione. L´attualità non fa che confermare quale sia la posta in gioco: molti europei temono che venga a mancare l´energia per scaldare le loro case. Con quest´iniziativa l´Europa si muove unita, in un´ottica di lungo termine. Auspico che l´energia che alimenta la nostra economia sia resiliente, affidabile, sicura e sempre più rinnovabile e sostenibile." Maroš Šefčovič, Vicepresidente responsabile per l´Unione dell´energia, ha dichiarato: "Oggi variamo il progetto europeo in materia di energia più ambizioso dopo la Comunità del carbone e dell´acciaio. Un progetto che integrerà i nostri 28 i mercati europei dell´energia in un´Unione dell´energia, renderà l´Europa meno dipendente dalle forniture energetiche esterne e offrirà agli investitori quella prevedibilità di cui hanno assolutamente bisogno per creare occupazione e crescita. Oggi abbiamo avviato una profonda transizione verso un´economia a basse emissioni di Co2 e rispettosa del clima, verso un´Unione dell´energia che metta i cittadini al primo posto, offrendo loro un´energia più accessibile, più affidabile e più sostenibile. Insieme a tutti gli altri commissari che hanno collaborato strettamente nella squadra che ha portato avanti questo progetto, e con il sostegno dell´intera Commissione, intendo fermamente portare a compimento questa Unione dell´energia." Miguel Arias Cañete, Commissario per l´Azione per il clima e l´energia, ha aggiunto: "Mettiamoci al lavoro. Oggi abbiamo posto le basi per un mercato dell´energia connesso, integrato e sicuro in Europa. Ora dobbiamo trasformare i nostri obiettivi in realtà. La strada che porta a un´autentica sicurezza dell´approvvigionamento energetico e un´effettiva tutela del clima inizia qui, a casa nostra. Ecco perché intendo concentrarmi sulla costruzione del nostro mercato comune dell´energia, incrementando il risparmio energetico, aumentando il ricorso alle fonti rinnovabili e diversificando l´approvvigionamento. Dopo decenni di ritardi, non ci faremo sfuggire quest´opportunità di costruire un´Unione dell´energia. La Commissione Juncker sa tradurre le grandi ambizioni in fatti concreti." Dati essenziali L´ue è il primo importatore di energia al mondo: importa il 53% del proprio fabbisogno con un costo di circa 400 miliardi di euro all´anno. 12 Stati membri[1] non soddisfano l´obiettivo minimo di interconnessione dell´Ue, per cui almeno il 10% della capacità installata di produzione di elettricità deve poter "attraversare le frontiere". L´ue ha stilato un elenco di 137 progetti in materia di energia elettrica, fra cui 35 di interconnessione elettrica, in grado di ridurre a 2 il numero degli Stati membri non adeguatamente interconnessi. Una rete europea dell´energia adeguatamente interconnessa potrebbe generare risparmi fino a 40 miliardi di euro l´anno per i consumatori. 6 Stati membri[2] dipendono da un unico fornitore esterno per tutte le loro importazioni di gas. Il 75% del nostro parco immobiliare è a bassa efficienza energetica; il 94% per cento dei trasporti dipende dai prodotti petroliferi, di cui il 90% importati. Solo nel periodo fino al 2020 occorrerà investire oltre 1 000 miliardi di euro nel settore dell´energia dell´Ue. In Europa i prezzi all´ingrosso dell´elettricità e del gas sono più elevati, rispettivamente, del 30% e del 100% rispetto a quelli praticati negli Usa. Nel comparto delle energie rinnovabili, le imprese dell´Ue hanno un fatturato annuo di 129 miliardi di euro e danno lavoro a più di un milione di addetti. La sfida consiste nel conservare il ruolo guida dell´Europa negli investimenti globali per le energie rinnovabili. Le emissioni di gas a effetto serra nell´Ue sono diminuite del 18% nel periodo 1990-2011. Entro il 2030 l´Ue mira a ridurre le emissioni di gas a effetto serra almeno del 40%, incrementare l´energia da fonti rinnovabili almeno del 27% e migliorare l´efficienza energetica almeno del 27%. Che cosa abbiamo adottato oggi Una strategia quadro per un´Unione dell´energia resiliente con una politica lungimirante in materia di cambiamenti climatici. La strategia definisce, in cinque dimensioni programmatiche correlate, gli obiettivi dell´Unione dell´energia e descrive in dettaglio le azioni che la Commissione Juncker intraprenderà per realizzarla, compresi nuovi atti legislativi per rifondere e riqualificare il mercato dell´elettricità, la garanzia di maggiore trasparenza nei contratti di fornitura di gas, una sostanziale evoluzione della cooperazione regionale come passo decisivo verso un mercato integrato, con un rafforzamento del quadro regolamentare, nuove norme per garantire l´approvvigionamento di energia elettrica e di gas, più finanziamenti dell´Ue a favore dell´efficienza energetica o un nuovo pacchetto per le energie rinnovabili, un´attenzione particolare alla strategia europea di R&i nel settore dell´energia e una relazione annuale sullo "stato dell´Unione dell´energia", per citarne solo alcune. Una comunicazione sulle interconnessioni che presenta le misure necessarie per raggiungere il traguardo del 10% per le interconnessioni elettriche entro il 2020, cioè il minimo necessario per consentire la trasmissione e il commercio dell´elettricità fra Stati membri. Indica quali Stati membri sono già in regola con questo obiettivo e quali progetti occorrerà realizzare per raggiungere il traguardo entro il 2020. Una comunicazione che illustra una visione per un accordo globale sul clima a Parigi a dicembre. Si mira a un accordo trasparente, dinamico e giuridicamente vincolante, con impegni equi e ambiziosi assunti da tutte le Parti. La comunicazione traduce inoltre le decisioni prese al vertice europeo dell´ottobre 2014 in un obiettivo di riduzione delle emissioni proposto dall´Ue (il cosiddetto contributo previsto stabilito a livello nazionale) per il nuovo accordo.  
   
   
PARLAMENTO EUROPEO, BUZEK: "L´UNIONE ENERGETICA PUÒ STIMOLARE LA CRESCITA ECONOMICA E L´OCCUPAZIONE"  
 
Strasburgo, 26 febbraio 2015 - Le questioni energetiche hanno dominato l´agenda politica dell´Ue per un lungo periodo. Quando Jean-claude Juncker è stato eletto presidente della Commissione europea, una delle sue priorità è stata la creazione di un´unione di energia, un tema che sarà discusso con il Vice Presidente della Commissione Maroš Šefčovič. In vista del dibattito abbiamo incontrato l´ex Presidente del Parlamento europeo Jerzy Buzek, deputato polacco del Ppe, e ora presidente della commissione per l´Energia del Pe. Cosa è esattamente l´unione energetica? Perché ne abbiamo bisogno? Vedo l´unione energetica come un ombrello politico che riunirà tutti i settori e i soggetti interessati. Essa consentirà un approccio integrato per le sfide energetiche dell´Ue. Può anche contribuire a stimolare la crescita economica, la competitività e l´occupazione. Un´energia stabile, sostenibile, accessibile e competitiva. Ecco una sfida che nessuno Stato membro dell´Unione europea è in grado di soddisfare da solo. Per affrontare la sfida, abbiamo portato avanti una politica energetica integrata, ma la sua attuazione è ancora lontano dall´essere completata. La situazione politica che coinvolge i nostri fornitori di energia principali - Russia, Ucraina e Nord Africa - è molto instabile. In che modo l´unione energetica può migliorare la nostra sicurezza energetica ? E quali effetti avrà sui rapporti con la Russia per esempio? Un mercato interno dell´energia, con un ottimo livello di interconnessione e senza isolate "isole energetiche" ci consentirà di aiutarsi a vicenda, garantendo un approvvigionamento energetico costante in tutte le regioni. Lo scopo dell´unione energetica è garantire la sicurezza interna e la capacità di decidere sui nostri flussi di energia. Gli sviluppi nelle relazioni con la Russia avrebbero potuto essere un impulso per cambiare marcia nelle nostre politiche energetiche, ma l´obiettivo dell´unione energetica non è quello di cambiare le nostre relazioni con la Russia o con altri paesi. Quale ruolo dovrebbe svolegere il Parlamento europeo? Prima di tutto, il Parlamento esercita un controllo sui principali processi politici dell´Ue e questa strategia è sicuramente una di loro. Inoltre, è necessario mantenere informati i 500 milioni di cittadini - che sono rappresentati dai deputati - così come tutte le parti interessate.  
   
   
COLLEGARE I MERCATI DELL´ENERGIA ELETTRICA PER GARANTIRE LA SICUREZZA DELL´APPROVVIGIONAMENTO, L´INTEGRAZIONE DEI MERCATI E LA GENERALIZZAZIONE DELLE ENERGIE RINNOVABILI  
 
Bruxelles, 26 febbraio, 2015 - L ´"interconnessione obiettivo di reti elettriche," Che c´è? Il Consiglio europeo di ottobre 2014 ha invitato tutti gli Stati membri per raggiungere una interconnessione di almeno il 10% della loro capacità installata di generazione di energia elettrica entro il 2020. Ciò significa che ogni Stato membro avrebbe dovuto attuare interconnessioni che trasferiranno almeno il 10% dell´energia elettrica prodotta dai propri impianti nei paesi vicini. Perché le reti elettriche dei paesi dell´Unione europea dovrebbero essere collegati? In caso di fallimento di una delle condizioni meteorologiche centrali o estreme, gli Stati membri dovrebbero essere in grado di contare su loro vicini di importare la quantità di elettricità di cui hanno bisogno. Tuttavia, gli acquisti transfrontalieri e le vendite di energia elettrica richiedono alcune infrastrutture. E ´quindi essenziale per collegare i sistemi di elettricità isolate per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e di creare, in tutta l´Ue, un mercato dell´energia pienamente integrato la cui esistenza sarà decisivo per l´Unione energia. In sintesi, i benefici di un buon livello di interconnessione tra i paesi vicini saranno: - Impianti elettrici saranno più affidabili e carenza di rischi ridotti, - La necessità di costruire nuove centrali elettriche sarà ridotto , consentendo un risparmio, - i consumatori potranno beneficiare di una scelta più ampia, che allevia le bollette delle famiglie, - Reti elettriche possono integrare meglio l´aumento dei livelli di energia rinnovabile , tra cui la natura variabile, come l´energia solare ed eolica. Sviluppare il settore delle energie rinnovabili, ma anche creare posti di lavoro: nel 2012, le imprese europee del settore delle energie rinnovabili e le tecnologie correlate impiegate circa 1,2 milioni di persone. Se si raggiunge l´obiettivo, ce l´ha un impatto sulle nostre bollette? Sì, Io Sono. Un buon livello di interconnessione delle reti energetiche europee si tradurrà immediatamente in un risparmio per i consumatori. Secondo un recente studio, i consumatori europei potrebbero risparmiare 12-40000000000 di euro l´anno, se i mercati energetici erano totalmente interconnessa. Perché non abbiamo fissato un obiettivo simile per il gas? Il gas viene importato come Gnl o gasdotto e deve spesso attraversare diversi confini prima di raggiungere l´utente finale. Non sarebbe ragionevole fissare un obiettivo simile per il gas. Tuttavia, l´Unione europea ha adottato per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti di gas, regole speciali a base di gestione del rischio di indisponibilità di infrastrutture per il gas. Gli Stati membri saranno in grado di far fronte a una situazione in cui la loro infrastruttura principale gas, come ad esempio un gasdotto, non sarebbe più operativa. Oggi, quali sono gli Stati membri che non sono sufficientemente collegati agli altri? Attualmente conta 12 Stati membri che non sono sufficientemente collegati al mercato dell´energia elettrica dell´Ue. Questa è l´Italia, l´Irlanda, Romania, Portogallo, Estonia, Lettonia, Lituania, Regno Unito, Spagna, Polonia, Cipro e Malta. L´obiettivo del 10% non ci sarà abbastanza alto? Questo livello bersaglio fisso minimo di interconnessione che deve essere raggiunto da tutti gli Stati membri entro il 2020. Secondo la posizione geografica di un paese e la composizione del suo mix energetico, per esempio, la quota di energia da fonti rinnovabili, realizzare solo il minimo del 10% può non essere sufficiente. L´ue sta quindi valutando la possibilità di ottenere l´obiettivo del 15% entro il 2030. Tuttavia, l´obiettivo del 15% può, in alcuni Stati membri, richiedono investimenti che non sarebbe più economicamente giustificabile, è importante valutare i colli di bottiglia e gli obiettivi più elevati saranno fissati caso per caso. Come sarà obiettivo raggiunto? Lo strumento principale per raggiungere l´obiettivo è l´elenco dei progetti di infrastrutture comuni (Cip). Il primo elenco, approvato nel 2013, comprende 248 progetti, di cui 37 sono i progetti di interconnessione elettrica per gli Stati membri il cui tasso di interconnessione è attualmente al di sotto dell´obiettivo del 10%. Tutti questi progetti sono accelerate le procedure per il rilascio delle autorizzazioni, condizioni normative più favorevoli e, per alcuni, l´accesso al sostegno finanziario. Il Pic darà un contributo significativo al raggiungimento dell´obiettivo. Infatti, quando i progetti previsti sono stati rispettati, entro il 2020, tutti gli Stati membri (ad eccezione di Cipro e Spagna) hanno raggiunto l´obiettivo del 10% di interconnessione. La lista Pic sarà aggiornato ogni due anni per aggiungere nuovi progetti e raccogliere i progetti che sono già stati fatti. Come circa quando la maggior parte degli investimenti deve essere effettuata da società in uno Stato membro, in modo che il progetto andrà a beneficio dall´altra parte del confine, in un altro Stato membro? Questo problema è stato risolto con la normativa sugli orientamenti per le infrastrutture energetiche transeuropee nel 2013. Il regolamento prevede la possibilità per la distribuzione transfrontaliera dei costi contro i benefici per i singoli Stati membri. Quale sarà l´importo necessario per raggiungere l´obiettivo del 10% di interconnessione? La Commissione europea stima che la quantità necessaria per raggiungere l´obiettivo del 10% di interconnessione in tutta l´Ue pari a circa € 40000000000 . Dove sarà il denaro? In primo luogo, la stragrande maggioranza dei Pic sono basati su un disco solido e può essere finanziata, in condizioni normali di mercato, principalmente attraverso tariffe di rete. Alcuni progetti se soddisfano condizioni rigorose e se rafforzano la sicurezza dell´approvvigionamento, possono ricevere sovvenzioni nell´ambito del meccanismo per collegare l´Europa (Cef). Un bilancio di 5,35 miliardi di euro è stato stanziato per il finanziamento di progetti di infrastrutture energetiche nel quadro del Cef per il periodo dal 2014 al 2020.Bien che il finanziamento nell´ambito del Cef solo circa il 3% investimenti necessari nel settore dell´elettricità entro il 2020, essi possono esercitare leva altri fondi attraverso l´utilizzo di strumenti finanziari come le obbligazioni legate ai progetti. Per avere l´effetto desiderato, sovvenzioni Cef devono unire gli sforzi dei regolatori e dei governi per finanziare progetti attraverso tariffe di rete e l´utilizzo di nuovi fondi strutturali e di investimento europeo (fondi Esi) , se possibile. L´iniziativa nel campo delle partecipazioni detenute Juncker ha questo obiettivo? Sì, Io Sono. I fondi strutturali e di investimento (fondi Esi) europei sono i principali strumenti della Commissione delle misure attualmente a favore della crescita, dell´occupazione e degli investimenti. Le infrastrutture energetiche sono tra le priorità di finanziamento Esi. Tali fondi potrebbero coprire Cip o altri progetti di interconnessione e, quindi, di accelerare e completarel´attuale struttura di sostegno per i progetti di interesse comune e di altri. Fondi Esi mobilitano almeno 315 miliardi di euro di investimenti pubblici e privati ​​nella Ue. Uno dei principali ostacoli allo sviluppo di nuove infrastrutture è la lentezza delle procedure di rilascio delle autorizzazioni. C´è una soluzione? Oggi, infatti, ottenere i permessi necessari può prendere regolamentazione tra i 10 ei 13 years.The sugli orientamenti per le infrastrutture energetiche transeuropee prevede un tempo totalevincolante di 3,5 anni per la concessione delle autorizzazioni. Esso prevede un´unica autorità nazionale di agire come uno sportello unico per tutte le procedure per la concessione delle autorizzazioni. Questi sportelli unici dovrebbe essere in atto in tutti gli Stati membri entro la primavera del 2015. Come fa l´Ue in modo che i nuovi sistemi elettrici non danneggiare né l´ambiente o per la salute dei cittadini europei? Le leggi in materia di tutela dell´ambiente in vigore nella Ue sono già strictes.En Inoltre, il regolamento sulle infrastrutture energetiche introduce nuove norme rafforzando la consultazione e la trasparenza, per coinvolgere maggiormente i cittadini processo di pianificazione. L´obiettivo è quello di rendere il processo più efficiente, pur mantenendo il livello di requisiti Ue di protezione ambientale. Quali sono i prossimi passi per la Commissione? La Commissione intensificherà il proprio sostegno a progetti critici di varie misure mirate. Esso identifica, progetto per progetto, gli ostacoli ei rischi che potrebbero ritardare la costruzione di cercare soluzioni. Promuoverà l´approssimazione di sviluppatori del progetto per aiutare a risolvere problemi tecnici, di pianificazione, progettazione e realizzazione che si presentano e per facilitare i contatti con la Bei e altre banche. La Commissione controllerà l´attuazione da parte degli Stati membri di tutte le leggi del relativo dell´Ue, compresa la normativa sulle infrastrutture energetiche . Lavorerà a stretto contatto con l´Agenzia per la cooperazione dei regolatori dell´energia e gli Stati membri a garantire che i progetti siano realizzati in tempo. I forum regionali sono uno strumento importante per migliorare la cooperazione tra gli Stati membri, in particolare per quanto riguarda la costruzione di infrastrutture. La Commissione riferirà annualmente al Parlamento europeo sull´attuazione del Pic e dei progressi compiuti verso il raggiungimento dell´obiettivo del 10% Consiglio di interconnessione. Prima della fine del 2015, la Commissione terrà il primo forum sulle infrastrutture , al fine di esaminare e risolvere i problemi che sono comuni a tutte le parti d´Europa.  
   
   
SCHEDA INFORMATIVA SULL´UNIONE DELL´ENERGIA  
 
Bruxelles, 26 febbraio 2015 - Perché la Commissione propone un’Unione dell’energia ora? Perché c’è bisogno di un’Unione dell’energia? Il sistema energetico europeo si trova ad affrontare la necessità sempre più pressante di garantire energia sicura, sostenibile, competitiva e a prezzi ragionevoli per tutti i cittadini. L´eccessiva dipendenza da un numero limitato di fonti di approvvigionamento, soprattutto per il gas naturale, rende i paesi vulnerabili alle interruzioni delle forniture. In un momento in cui l’accessibilità economica dell’energia e la competitività dei prezzi energetici sono fonte di crescente preoccupazione per le famiglie e le imprese, è necessario ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili e diminuire le emissioni di gas a effetto serra. I progressi sono intralciati dai persistenti ostacoli a una effettiva integrazione del mercato, dal mancato coordinamento delle politiche nazionali e dall’assenza di una posizione comune nei confronti dei paesi terzi. Per rispondere in modo efficace a queste sfide occorre un insieme più coerente di misure in tutti i settori di intervento a livello nazionale e dell’Ue. Nel 2014 l’accordo sul quadro 2030 per le politiche dell´energia e del clima e sulla strategia europea di sicurezza energetica sono stati importanti passi in avanti su cui si fonda l’Unione dell´energia, ma sono necessarie misure nuove e rafforzate per raccogliere le sfide che ci attendono. La strategia quadro per l’Unione dell’energia, che stabilisce le prospettive per il futuro e riunisce in un´unica strategia coerente una serie di settori di intervento, incorpora iniziative che si rafforzano reciprocamente; dopo la loro piena attuazione, esse garantiranno all’Ue una posizione migliore per affrontare le sfide cui è confrontata partendo dalla solidarietà e dalla fiducia tra Stati membri. Cosa comprende l’Unione dell’energia? Perché sono state scelte determinate priorità d´intervento? L´unione dell´energia si basa sui tre obiettivi della politica energetica dell’Ue stabiliti da molto tempo: sicurezza dell’approvvigionamento, sostenibilità e competitività. Per conseguire tali obiettivi, l’Unione si concentra su cinque elementi che si sostengono reciprocamente: la sicurezza energetica, la solidarietà e la fiducia; il mercato interno dell´energia; l´efficienza energetica, in quanto mezzo per moderare la domanda di energia; la decarbonizzazione dell’economia; la ricerca, l´innovazione e la competitività. In tutti questi ambiti sono necessari un´integrazione e un coordinamento più forti. Per questi aspetti il piano d’azione allegato alla strategia quadro illustra alcune misure specifiche da preparare e attuare nel corso dei prossimi anni. Questo piano d’azione sarà monitorato e riesaminato periodicamente affinché sia sempre in grado di rispondere a rinnovate sfide e nuovi sviluppi. Sicurezza energetica Cosa propone l’Unione dell’energia per diversificare le fonti e i fornitori? Attualmente l´Unione europea importa il 53% dell´energia che consuma e alcuni paesi dipendono per le importazioni di gas da un unico fornitore principale. La diversificazione delle fonti e dei fornitori rappresenta uno strumento essenziale per migliorare la sicurezza del nostro approvvigionamento energetico. Esplorare nuove tecnologie e nuove regioni dove approvvigionarsi di combustibili, sviluppare ulteriormente le risorse interne e migliorare le infrastrutture di accesso a nuove fonti di approvvigionamento sono tutti elementi che contribuiranno ad accrescere la diversificazione e migliorare la sicurezza del settore energetico in Europa. In questo contesto, per quanto riguarda il gas, la Commissione elaborerà un pacchetto di diversificazione e resilienza che comprenderà, in particolare, la revisione del regolamento sulla sicurezza dell’approvvigionamento di gas. Per quanto riguarda la diversificazione, sono in corso lavori sul corridoio meridionale di trasporto del gas, sullo sviluppo di una strategia per sfruttare meglio le potenzialità del gas naturale liquefatto e lo stoccaggio, nonché sulla creazione di hub del gas liquido con più fornitori nell’Europa centrale e orientale e nel Mediterraneo. L’unione dell’energia promuoverà e/o faciliterà l’acquisto collettivo di gas? Sviluppando ulteriormente la strategia europea di sicurezza energetica del maggio 2014, la Commissione valuterà opzioni relative all´aggregazione della domanda facoltativa per l´acquisto collettivo di gas in caso di crisi e per quegli Stati membri che dipendono da un unico fornitore. Tutte le eventuali misure dovrebbero essere pienamente conformi alle norme dell’Omc e dell’Ue in materia di concorrenza. Nella comunicazione si parla della trasparenza dei contratti. Di quali tipi di contratti si tratta? Accordi intergovernativi o anche contratti commerciali? Attualmente le verifiche di conformità degli accordi intergovernativi (Iga) si effettuano dopo che uno Stato membro e un paese terzo hanno concluso un accordo. In futuro, la Commissione dovrebbe essere informata in merito alla negoziazione degli accordi intergovernativi sin dall´inizio, in modo da garantire una migliore valutazione ex ante della compatibilità di tali accordi, soprattutto con le norme relative al mercato interno e i criteri di sicurezza dell’approvvigionamento. Anche la partecipazione della Commissione a tali negoziati con i paesi terzi e il ricorso a clausole contrattuali standard contribuiranno in modo efficace a evitare indebite pressioni e garantire il rispetto delle norme europee. Pertanto, la Commissione riesaminerà la decisione sugli accordi intergovernativi e proporrà opzioni atte a garantire che l’Ue parli con una sola voce nei negoziati con i paesi terzi. Occorre rafforzare ulteriormente la trasparenza dei contratti commerciali di fornitura del gas. La Commissione presenterà una proposta in tal senso nell´ambito della revisione del regolamento sulla sicurezza dell’approvvigionamento di gas. Cosa propone la Commissione per la diversificazione in materia di energia elettrica, considerando che l’accento è stato posto sulla diversificazione dell´approvvigionamento di gas? L’energia elettrica è prodotta principalmente all’interno dell’Ue, utilizzando un’ampia gamma di fonti e tecnologie. Gli Stati membri hanno compiuto scelte diverse in materia di mix energetici in funzione della disponibilità delle risorse e delle preferenze nazionali. Le interconnessioni elettriche tra Stati membri sono cruciali per lo scambio transfrontaliero di energia elettrica, in quanto i mix energetici dei diversi Stati sono spesso complementari. L’evoluzione della situazione del mercato dell’energia elettrica, in particolare l’aumento della quota di energie rinnovabili, impone la necessità di ulteriori misure per consolidare l’integrazione del mercato. Mercato interno dell´energia Cosa intende la Commissione per "nuova struttura di mercato"? Perché serve? Per affrontare le sfide attuali del mercato dell´energia elettrica, segnatamente l´integrazione di energie rinnovabili variabili garantendo la sicurezza dell´approvvigionamento, è necessaria una struttura di mercato che garantisca il coordinamento delle capacità a livello regionale, lo stoccaggio e una risposta più flessibile alla domanda, consentendo una partecipazione più attiva dei consumatori al mercato e scambi transfrontalieri di energia più agevoli. A tal fine, la Commissione introdurrà disposizioni rafforzate per il commercio transfrontaliero dell’energia e proporrà misure adeguate per incoraggiare i produttori di energie rinnovabili ad integrarsi maggiormente in un mercato dell’energia elettrica più ampio. La Commissione intende proporre un’autorità di regolamentazione europea? La Commissione valuterà come rafforzare il quadro normativo europeo in materia di energia al fine di garantire una migliore governance di un sistema energetico europeo sempre più integrato. La Commissione ritiene che sia opportuno consolidare la normativa del mercato unico in tutta l´Ue mediante un significativo rafforzamento dei poteri e dell´indipendenza dell’Acer. Ciò è necessario per soddisfare l´esigenza di monitorare efficacemente lo sviluppo del mercato interno dell’energia e delle relative regole di mercato, nonché di affrontare tutte le questioni transfrontaliere coinvolte nella creazione di un mercato interno senza soluzione di continuità. In che modo la Commissione intende incentivare un effetto moltiplicatore sugli investimenti nelle infrastrutture energetiche? Le infrastrutture energetiche sono generalmente finanziate dal mercato e dalle tariffe applicate agli utenti delle reti. In Europa solo un numero ristretto di progetti infrastrutturali in Europa avranno bisogno, per concretizzarsi, di sovvenzioni nell’ambito del meccanismo per collegare l’Europa (Cef). Si tratta di progetti che non sono sostenibili dal punto di vista commerciale, pur essendo necessari in considerazione degli effetti esterni che producono: sicurezza dell’approvvigionamento, solidarietà o innovazione tecnologica. Molti altri progetti potrebbero avvalersi di modalità di finanziamento alternative che esercitano un effetto leva maggiore rispetto alle sovvenzioni o agli aiuti finanziari diretti. Si tratta tra l´altro degli strumenti finanziari del Cef, ma ancor più del Fondo europeo per gli investimenti strategici (Feis), un dispositivo molto importante complementare al meccanismo per collegare l’Europa per finanziare progetti di infrastrutture energetiche in Europa; il Feis interverrà nel caso di progetti per cui non sono disponibili finanziamenti alternativi a condizioni ragionevoli, accettando un profilo di rischio più elevato. Intende la Commissione proporre tasse sull´energia? La strategia quadro per l’Unione dell’energia non contiene nuove iniziative in materia di tassazione dell’energia a livello dell’Ue. La Commissione invita gli Stati membri a considerare da una nuova prospettiva la tassazione dell’energia sia a livello nazionale che europeo. Le politiche fiscali nazionali dovrebbero trovare il giusto equilibrio tra la predisposizione di incentivi per un uso più sostenibile dell’energia, da un lato, e la necessità di garantire tariffe energetiche concorrenziali e accessibili a tutti i consumatori, dall´altro. La Commissione pubblicherà ogni due anni relazioni sui prezzi dell’energia, unitamente a un’analisi approfondita sul ruolo di tasse, imposte e sovvenzioni, per garantire una maggiore trasparenza in materia di costi e prezzi dell’energia. Efficienza energetica Quali misure concrete intende proporre la Commissione per migliorare l’efficienza energetica del settore edilizio? Gli interventi di ristrutturazione edilizia sono insufficienti e sono particolarmente limitati gli investimenti in efficienza energetica da parte di inquilini e proprietari a basso reddito. Il riscaldamento e il raffreddamento restano la principale fonte di domanda energetica in Europa. La Commissione procederà pertanto a un riesame delle direttive sull´efficienza energetica e sulla prestazione energetica nell´edilizia al fine di disporre il quadro più propizio a compiere ulteriori passi in avanti per garantire l’efficienza energetica degli edifici. Sulla base dell´esperienza sul campo negli Stati membri, la Commissione sosterrà le strategie per semplificare l´accesso ai finanziamenti esistenti con l´intento di rendere il parco edilizio più efficiente sotto il profilo energetico. Oggi gli investimenti nell´efficienza degli edifici sono tra i più redditizi per i cittadini e l’industria. Quali misure intende proporre la Commissione per sostenere la povertà energetica e la vulnerabilità dei consumatori? La povertà energetica è perlopiù il risultato di una combinazione di condizioni: basso reddito, abitazioni inadeguate e un sistema di occupazione degli alloggi che non riesce a promuovere l’efficienza energetica. Per affrontare la questione è pertanto necessaria una combinazione di provvedimenti, in cui il miglioramento dell´efficienza energetica rappresenta la migliore soluzione a lungo termine. Qualora sia necessario proteggere i consumatori vulnerabili mediante politiche sociali di competenza delle autorità a livello nazionale, regionale o locale, è preferibile garantire questa tutela mediante il sistema generale di previdenza sociale. Se invece si intende tutelare questi consumatori mediante il mercato dell’energia, ad esempio attraverso una "tariffa solidale" o uno sconto sulle bollette energetiche, è importante che il sistema sia adeguatamente mirato, in modo da limitare i costi complessivi e i conseguenti costi supplementari per i consumatori che non ne beneficiano. Decarbonizzazione quali sono i piani della Commissione per far sì che l’Europa diventi il leader in materia di energie rinnovabili? L´unione dell´energia garantirà che le energie rinnovabili siano incorporate e pienamente integrate in un sistema energetico del tutto sostenibile, sicuro ed efficiente in termini di costi, consentendo all’Ue di mantenere la posizione di leader mondiale in materia di tecnologie energetiche rinnovabili e competitive e innovazione, nonché di sistemi e servizi energetici intelligenti e flessibili. A tal fine, la Commissione intende: attuare pienamente la legislazione vigente ed elaborare nuove regole di mercato per un´efficiente integrazione nel mercato della produzione di energia da fonti rinnovabili, anche mediante lo sviluppo di nuove infrastrutture, in particolare le interconnessioni; facilitare la cooperazione e la convergenza delle politiche nazionali in materia di energie rinnovabili e i regimi di sostegno, in linea con lo sviluppo del mercato interno e, segnatamente, con il nuovo assetto del mercato dell’energia elettrica, in modo da garantire la concorrenza leale tra tutte le fonti di generazione e la domanda, e determinare una maggiore apertura transfrontaliera del sostegno alle energie rinnovabili; promuovere attività più mirate di ricerca e dimostrazione sulle energie rinnovabili, anche mediante appositi fondi dell’Ue; garantire che il settore del riscaldamento e del raffreddamento da fonti rinnovabili contribuisca in misura significativa alla sicurezza energetica dell’Ue; accelerare la decarbonizzazione del settore dei trasporti, anche attraverso la promozione dell´elettrificazione del settore e di investimenti nella produzione di biocarburanti avanzati, nonché integrare ulteriormente i sistemi dell´energia e dei trasporti. Ciò consentirà di ridurre il costo del finanziamento complessivo dei progetti sulle energie rinnovabili e di facilitare il raggiungimento degli obiettivi del 2020 e del 2030. Perché i leader dell’Ue convengono su un obiettivo di riduzione delle emissioni interne pari ad almeno il 40% entro il 2030? Una riduzione delle emissioni interne di gas a effetto serra almeno del 40% rispetto ai livelli del 1990, da conseguire entro il 2030, è un obiettivo chiave della politica climatica dell’Ue, che ha ottenuto l´avallo dei leader dell’Unione europea nell´ottobre 2014. A livello dell´Ue, questo è l’obiettivo che, garantendo l´efficacia sotto il profilo dei costi, ci guida lungo il percorso verso la realizzazione di un’economia a basse emissioni di carbonio entro il 2050. A livello internazionale, l´obiettivo di ridurre almeno del 40% le emissioni interne fungerà da base per il contributo dell’Ue ai negoziati internazionali su un nuovo accordo sul clima da concludere a Parigi nel dicembre 2015 e contribuirà alle azioni necessarie per mantenere l’aumento medio della temperatura globale al di sotto dei 2ºC rispetto ai livelli preindustriali. L´ue conseguirà l´obiettivo di ridurre almeno del 40% le emissioni di gas a effetto serra all’insegna della maggior efficacia possibile sotto il profilo dei costi, diminuendo le emissioni nei settori interessati dal mercato del carbonio (sistema di scambio di quote di emissioni dell´Ue - Ets) e negli altri settori (settori che non rientrano nel sistema Ets): entro il 2030 si dovrà conseguire una riduzione del 43% rispetto ai valori del 2005 per i settori che rientrano nel sistema Ets e del 30% per quelli non compresi nel sistema Ets. La natura "interna" dell´obiettivo di riduzione delle emissioni impone di perseguirlo diminuendo le emissioni nell´Ue. Quali sono i costi e i benefici dell´obiettivo di riduzione delle emissioni di almeno il 40% per l’Unione europea, i cittadini e le imprese? L’obiettivo di riduzione delle emissioni di almeno il 40% contribuisce alle priorità della Commissione Juncker, ossia rilanciare la crescita, aumentare la competitività e creare posti di lavoro per i cittadini dell’Ue. L’obiettivo è realistico e dovrebbe migliorare la nostra sicurezza energetica e l´efficienza delle risorse promuovendo nel contempo la crescita verde e la competitività, incentivando gli investimenti a basse emissioni di carbonio, incrementando la domanda e i ricavi per i settori industriali che producono tecnologie a basse emissioni di carbonio e creando posti di lavoro verdi in nuovi settori in crescita quali l’ingegneria, le attività manifatturiere di base, i mezzi di trasporto, l’edilizia e i servizi alle imprese. Al di là della sua importanza cruciale per la politica dell’Ue in materia di clima, il raggiungimento dell’obiettivo presenta molteplici vantaggi per l´energia, l´economia e l´ambiente. Da un punto di vista energetico, il conseguimento dell’obiettivo di riduzione delle emissioni avrà per effetto una contrazione dei consumi di combustibili fossili che, a sua volta, ridurrà la vulnerabilità della nostra economia nei confronti dell’insicurezza di approvvigionamento e del costo elevato dei combustibili importati. La stima del risparmio di combustibile ammonta ad almeno 18 miliardi di Eur per il prossimo ventennio[1]. Inoltre, i costi di una transizione verso basse emissioni di carbonio non sono molto diversi rispetto ai costi che si dovranno comunque sostenere per far fronte alla necessità di rinnovare un sistema energetico obsoleto. Dal punto di vista ambientale, il conseguimento dell’obiettivo permetterà anche di ridurre l’inquinamento atmosferico. Quali sono le prossime misure che la Commissione intende adottare per il conseguimento dell’obiettivo di ridurre le emissioni interne di gas a effetto serra almeno del 40%? Il quadro 2030 per la politica climatica ed energetica costituisce parte integrante dell’Unione dell’energia e contribuisce alla transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio. L’ue dovrà adottare disposizioni esecutive su molti aspetti del quadro 2030 per l’energia e il clima dopo l’approvazione da parte del Consiglio europeo. La massima priorità è l’adozione della proposta della Commissione relativa a una riserva stabilizzatrice del mercato per migliorare il funzionamento del sistema Ets dell’Ue come principale strumento della politica climatica dell’Unione. In seguito, la Commissione procederà nell´iter legislativo della revisione della direttiva sul sistema Ets dell´Ue per il periodo successivo al 2020, che comprende la rilocalizzazione delle emissioni di Co2. Nel 2015 la Commissione intende inoltre avviare il lavoro di analisi e valutazione d’impatto degli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni in settori non compresi nel sistema Ets dell’Ue, in particolare in merito ai meccanismi di flessibilità nei settori non rientranti nel sistema Ets e all´inserimento nel quadro per il 2030 dell´uso del suolo, dei cambiamenti di uso del suolo e della silvicoltura (Lulucf), in vista della presentazione di una o più proposte legislative all’inizio del 2016. La Commissione prevede di modificare il sistema Ets. Su quali aspetti? Perché proprio ora? Sulla base di una proposta della Commissione europea del 2014, il Parlamento europeo e il Consiglio stanno discutendo la legislazione volta a riformare il sistema Ets dell’Ue attraverso l’introduzione di una riserva stabilizzatrice del mercato, concepita per aumentare in futuro la resilienza del sistema Ets dell´Ue e consentire, al tempo stesso, di neutralizzare gli impatti negativi della significativa eccedenza di quote disponibili sul mercato per gli incentivi a favore degli investimenti nelle azioni a basse emissioni di carbonio. I colegislatori stanno attualmente negoziando gli elementi dell´architettura della riserva stabilizzatrice del mercato che determineranno il ritmo di assorbimento delle quote eccedentarie nella riserva. Al di là di questo processo di riforma, la Commissione proporrà ulteriori modifiche della legislazione subito dopo l´approvazione della normativa relativa alla riserva stabilizzatrice del mercato. Queste ulteriori modifiche, necessarie per attuare gli orientamenti strategici dei leader dell’Ue sul modo in cui il sistema Ets dell’Ue dovrebbe funzionare nel decennio fino al 2030, prevedono un aumento del fattore di riduzione lineare (il tasso di abbassamento del tetto di emissioni di anno in anno) dall´1,74% al 2,2% a decorrere dal 2021. Inoltre, la legislazione sarà modificata per consentire all’industria di beneficiare di misure di rilocalizzazione delle emissioni di Co2 e dell’assegnazione gratuita di quote di emissioni dopo il 2020, in linea con i principi concordati dai leader dell’Ue. Infine, la direttiva Ets sarà modificata per creare una base giuridica per l´istituzione di un fondo per l´innovazione e un fondo per la modernizzazione, due veicoli finanziari finanziati con i proventi delle quote dal 2021 al 2030: il primo sosterrà attività di dimostrazione a basse emissioni di carbonio in tutta l’Ue, mentre il secondo sosterrà la modernizzazione dei sistemi energetici negli Stati membri a reddito modesto. Quali azioni saranno intraprese per il trasporto stradale in generale e le autovetture in particolare? I trasporti, secondo settore dell’Ue per emissioni di gas serra dopo quello dell’energia, rappresentano circa un quinto di tutte le emissioni, di cui l´80% circa è generato dal trasporto su strada. L’ue ha già posto in essere una serie di politiche e di norme finalizzate a ridurre tali emissioni e a mitigare i loro effetti sui cambiamenti climatici, che comprendono: obiettivi vincolanti in materia di Co2 per auto e furgoni; una strategia per ridurre i consumi di combustibile e le emissioni di Co2 per camion e autobus; obiettivi per incrementare l´uso di carburanti rinnovabili nel settore dei trasporti e ridurre le emissioni di gas a effetto serra dei trasporti stradali; l´obbligo per le autorità pubbliche di tenere conto dell´utilizzo di energia e delle emissioni di Co2quando indicono appalti per veicoli; norme che impongono agli Stati membri di definire quadri strategici nazionali per lo sviluppo dei combustibili alternativi e della relativa infrastruttura. I leader dell’Ue hanno auspicato un approccio globale e tecnologicamente neutro rispetto alla promozione anche dopo il 2020 della riduzione delle emissioni e dell’efficienza energetica dei trasporti, al trasporto elettrico e all´uso di fonti di energia rinnovabili nel settore dei trasporti. Facendo leva sui successi già conseguiti, la Commissione esaminerà ora strumenti e misure nell´intento di decarbonizzare i trasporti su strada. Nel giugno 2015 la Commissione organizzerà una conferenza delle parti interessate per progredire in materia di decarbonizzazione del trasporto su strada. Governance di quali strumenti dispone la Commissione per garantire che gli Stati membri e gli altri operatori diano corretta attuazione e un seguito adeguato alle proposte relative all’Unione dell’energia? Al fine di garantire che le azioni in materia di energia a livello europeo, regionale, nazionale e locale contribuiscano tutte al conseguimento degli obiettivi dell´Unione dell’energia in modo coerente, sarà avviato un sistema di governance dell´Unione dell´energia affidabile, trasparente e integrato. La governance dovrebbe assicurare il conseguimento degli obiettivi dell’Unione dell´energia, in particolare l’attuazione del mercato interno dell’energia e il quadro 2030 della politica climatica ed energetica e offrire certezza agli investitori a lungo termine. In tal modo, il processo di governance dovrebbe snellire i meccanismi esistenti di pianificazione e comunicazione delle politiche climatiche ed energetiche e ridurre gli oneri amministrativi superflui, monitorando l’attuazione dell’acquis comunitario. Al tempo stesso, la governance dovrebbe rafforzare la cooperazione tra Stati membri e con la Commissione,la quale pubblicherà ogni anno uno stato dell’Unione dell’energia per trattare le questioni essenziali, presentare i risultati dovuti e orientare il dibattito politico. In che modo la ricerca e l´innovazione contribuiscono all´agenda dell´Unione dell´energia? La ricerca e l´innovazione in materia di energia sono un elemento fondamentale dell’Unione dell´energia nascente. Le attuali scoperte della ricerca sull´energia, coordinate in misura sempre maggiore sia dall´Unione europea che dagli Stati membri, stanno offrendo nuove opportunità per la creazione, in futuro, di un sistema energetico più sicuro, sostenibile e competitivo. Data la loro natura trasversale, la ricerca e l’innovazione daranno un contributo a tutti gli aspetti dell’Unione dell’energia e aiuteranno l’Europa a realizzare i suoi ambiziosi obiettivi in materia di clima ed energia. Un contributo essenziale agli obiettivi dell’Unione dell’energia proverrà dall’attuazione di Orizzonte 2020, il programma quadro dell’Ue per la ricerca e l’innovazione da 80 miliardi di Eur circa. Questo sostegno finanziario svolgerà una importante funzione di catalizzatore e di leva per sviluppare tecnologie energetiche del futuro sicure, pulite ed efficienti. Il tema dell’energia, che fa parte delle principali sfide sociali del programma, è ampio e profondo: contribuirà a migliorare la vita, a proteggere l’ambiente e a rendere l’industria europea più sostenibile e competitiva. In che modo la politica di coesione europea contribuisce alla strategia dell’Unione dell´energia? La politica di coesione svolgerà un ruolo significativo nella realizzazione concreta dell’Unione dell’energia, con progetti che apportano reali benefici ai cittadini. Di fatto, vista la notevole disponibilità di finanziamenti da investire nella transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, circa 38 miliardi di Eur per il periodo 2014-2020, la politica di coesione aiuterà gli Stati membri, le regioni, le amministrazioni locali e le città ad attuare i necessari investimenti nell´efficienza energetica del settore edilizio, nelle energie rinnovabili, nelle reti intelligenti e nel trasporto urbano sostenibile. In linea con alcuni degli obiettivi chiave dell’Unione dell’energia, i nostri investimenti contribuiranno così a ridurre le onerose importazioni di energia, diversificare le fonti energetiche, affrontare la povertà energetica, ridurre le emissioni, creare posti di lavoro e sostenere le piccole e medie imprese. La Commissione sta attualmente lavorando per fornire ulteriore sostegno agli Stati membri in materia di assistenza tecnica, non da ultimo in materia di strumenti finanziari, che saranno fondamentali per affrontare le sfide connesse all’efficienza energetica.  
   
   
´SBLOCCA ITALIA´, ASSESSORE LOMBARDIA: A2A CONTRO IMPOSIZIONI  
 
Milano, 26 febbraio 2015 - "Prendo atto con estremo piacere che anche A2a non ha nessuna intenzione di subire l´imposizione dello ´Sblocca Italia´". Così l´assessore regionale all´Ambiente, Energia e Sviluppo sostenibile Claudia Maria Terzi ritorna sulla discussione che vede al centro il contestato art.35 su cui "la Regione - spiega ancora la titolare regionale all´Ambiente - ha una visione molto chiara: restiamo assolutamente contrari alla norma e abbiamo già presentato ricorso alla Consulta, ma ovviamente - ammette Terzi - gli uffici tecnici di Regione non potranno esimersi dal dare adempimento ad una legge vigente". Necessaria Interpretazione Alternativa - "Ho letto con soddisfazione però le prese di posizione nette da parte del Comune e di A2a - prosegue l´assessore - e ora sono convinta che sullo ´Sblocca Italia´ si possa concretamente fare un fronte comune per chiedere un´interpretazione diversa della norma, oggi penalizzante non solo per Brescia, ma per tutta la Lombardia". Invito A Lavorare Insieme - "Un invito - chiarisce l´assessore regionale - che rivolgo sia ad A2a che al Comune di Brescia, con cui spero di sedermi presto allo stesso tavolo per affrontare la questione. Se lavoriamo insieme come in questi mesi abbiamo fatto - conclude Terzi - possiamo forse riuscire a scongiurare l´aumento del carico termico".  
   
   
APPELLO AI SINDACI DELLA PROVINCIA DI SALERNO: «LE RISORSE CI SONO: SUBITO PROGETTI DI RIQUALIFICAZIONE PER LE SCUOLE»  
 
Salerno, 26 febbraio 2015 - Ance Salerno ha trasmesso nei giorni scorsi una lettera ai Sindaci e ai Responsabili Tecnici di tutti i Comuni della Provincia di Salerno, per sollecitare l’utilizzo di circa 850 milioni di euro destinati progetti di edilizia scolastica, stanziati dalla legge n. 128/2013. Per potere ottenere tali risorse, scrive il presidente di Ance Salerno Antonio Lombardi, i Comuni dovranno inviare le richieste di finanziamento alla Regione «in modo che siano inserite nel piano regionale che dovrà essere trasmesso al Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca entro il 31 marzo 2015», così come previsto dall’art. 2 del decreto interministeriale attuativo del decreto legge “Istruzione” (D.l. 104/2013). «Le richieste di finanziamento – scrive ancora il presidente di Ance Salerno – dovranno essere relative a interventi straordinari di ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento sismico, efficientamento energetico di immobili di proprietà pubblica adibiti all’istruzione scolastica e all’alta formazione artistica, musicale e coreutica e di immobili adibiti ad alloggi e residente per studenti universitari» ma anche a «progetti di costruzione di nuovi edifici scolastici pubblici, di palestre scolastiche nelle scuole o di miglioramento delle palestre scolastiche esistenti». Le proposte di finanziamento dovranno essere relative a progetti esecutivi immediatamente cantierabili, non oggetto di altri finanziamenti statali. «Il nostro auspicio – commenta il presidente Lombardi – è che le amministrazioni salernitane sappiano cogliere questa straordinaria opportunità di finanziamento, per garantire al nostro territorio i massimi benefici in termini di efficientamento, messa in sicurezza e miglioramento quali-quantitativo dei servizi formativi, e nuove opportunità di lavoro per le imprese».  
   
   
EDILIZIA PUBBLICA:RIFORMA IN ABRUZZO; NASCE L´ARA  
 
Pescara, 26 febbraio 2016 - Il settore dell´edilizia pubblica sociale si appresta a cambiare volto in Abruzzo. E sarà un "cambiamento radicale destinato ad incidere sul futuro della politica edilizia". Questa mattina l´assessore ai Lavori pubblici, Donato Di Matteo, ha presentato il progetto di legge di riforma delle Ater regionali e la nuova riorganizzazione del settore dell´edilizia pubblica. Non sarà solo "una necessaria riforma legata alla riduzione dei costi", ma sarà anche una riforma che andrà ad incedere "nel merito della politica della casa con l´ampliamento soprattutto del concetto di social housing in grado di venire incontro anche alle esigenze delle categorie professionali meritevoli di sostegno". Nel presentare il progetto di legge l´assessore Di Matteo è partito dall´analisi dell´attuale: "Non si fanno più ristrutturazioni di abitazioni e soprattutto non ne vengono realizzate di nuove. In un anno - ha sottolineato - in Abruzzo sono state realizzate solo 6 nuove unità abitative di edilizia sociale pubblica. Con questi numeri è impossibile venire incontro alle richieste della povera gente che ha bisogno di spazi abitativi più ampi e moderni". La riforma prevede la cancellazione delle attuali cinque Ater in un´unica organizzazione, chiamata Ara (Azienda regionale per l´abitato), dotata di funzioni di gestione e sviluppo. Verranno dunque cancellati cinque cda e relativi direttori che "in alcune Ater - ha detto Di Matteo - assorbivano risorse finanziarie per centinaia di migliaia di euro. Tutti soldi che verranno investiti nella politica di sviluppo dell´edilizia sociale". Ma la legge di riforma prevede anche "il coinvolgimento dei comuni nei piani di organizzazione dei servizi dell´edilizia, con la possibilità per i piccoli comuni e per quelli montani di incentivi per le giovani coppie che decidono di rimanere in zona". Lo stesso Di Matteo ha insistito sul concetto di allargamento di social housing con la possibilità di mettere a disposizione locali ad uso commerciale alle categorie di professionisti, tra cui gli artigiani, i giovani professionisti che iniziano l´attività, ma anche società di servizi nella fase di start-up. L´assessore ai Lavori pubblici ha poi ribadito che "la sede regionale dell´Ara sarà collocata all´Aquila", respingendo con forza le accuse di voler spostare gli interessi dell´edilizia sociale dalle aree interne alla costa. "Accuse risibili - ha detto - che hanno il solo obiettivo di ´agitare le acque´. Anche perchè - ha concluso Di Matteo - questa è una legge di riforma che pesta i piedi a qualcuno".  
   
   
LAZIO: UN ACCORDO CON L’AGENZIA DEL DEMANIO PER VALORIZZARE IL PATRIMONIO IMMOBILIARE  
 
Napoli, 26 febbraio 2015 - Ieri il presidente, Nicola Zingaretti e il direttore dell’Agenzia del Demanio, Roberto Reggi, hanno firmato un accordo sulla valorizzazione del patrimonio immobiliare della Regione. Al via i progetti speciali per valorizzare il patrimonio immobiliare. Oltre ai tanti progetti che partiranno, l’accordo, tra le altre cose prevede anche l’avvio del Fondo immobiliare “i3-Regione Lazio”, istituito dalla società Sgr Invimit Spa partecipata al 100% dal Ministero dell’Economia. L’agenzia del Demanio darà supporto e assistenza alla Regione in tutte le azioni che saranno intraprese per generare reddito attraverso lo strumento della concessione: dalla predisposizione e attuazione di azioni specifiche e delle due diligence immobiliari alla definizione degli scenari da valorizzare, fino agli studi di fattibilità. Va avanti l’iter per la costituzione del fondo immobiliare iniziato a luglio scorso. Sono 52 i compendi immobiliari già individuati per consentire alla Invimit Sgr di effettuare tutte le verifiche e le possibilità dell’apporto al Fondo. Prossimamente si procederà al primo effettivo apporto al Fondo di 8 compendi per il valore di circa 46 milioni di euro che saranno utilizzati per la riduzione del debito regionale. “L’accordo che abbiamo siglato è un esempio di come la collaborazione tra istituzioni possa produrre straordinari risultati – lo hanno dichiarato il presidente, Nicola Zingaretti e il Direttore dell’Agenzia, Roberto Reggi. La Regione ha un immenso patrimonio immobiliare e l’Agenzia del Demanio possiede il know how in tema di patrimoni pubblici. Insieme abbiamo tracciato un percorso strategico che, grazie al supporto tecnico e alle competenze dell’Agenzia, ha permesso di ottenere in prima battuta una mappatura di tutti gli immobili regionali e adesso di entrare nel vivo delle specifiche operazioni di valorizzazione con effetti virtuosi sullo sviluppo del territorio e sul risanamento del debito” - hanno detto ancora Zingaretti e Reggi.  
   
   
ALLOGGI PUBBLICI SOLO A STRANIERI? IN UMBRIA L´80,3% DEGLI ASSEGNATARI È ITALIANO"  
 
Perugia, 26 febbraio 2015 - "In attesa di conoscere gli esiti dell´ultimo bando emanato dai comuni umbri per l´assegnazione degli alloggi popolari, i dati in possesso di Ater Umbria, aggiornati al 2012, smentiscono clamorosamente la bufala che questi alloggi vadano agli extracomunitari: in Umbria l´80,3% degli assegnatari è italiano". Così l´assessore regionale alle politiche abitative Stefano Vinti risponde alle polemiche sollevate dalle dichiarazioni di un esponente politico che ha affermato, riferendosi al governo regionale: "In nome di un deleterio buonismo, la sinistra sta penalizzando i cittadini italiani……perché ad essi si privilegiano clandestini e rifugiati….". Le famiglie che alloggiano in un appartamento pubblico - ha rivelato Vinti - sono 7.964, di cui 6.392 italiane e 1.566 straniere. Quasi 16 mila inquilini su 20.061 sono italiani. Per quanto riguarda le grandi città, a Perugia su 1.510 appartamenti pubblici, 1.050 (69,5%) sono stati assegnati ad italiani; a Terni su 2.044 appartamenti, 1.802 sono gli inquilini italiani (88,2%). Ad Assisi la quota di alloggi abitati da stranieri è pari al 22%, a Città di Castello il 24%, a Foligno il 19%, a Gubbio il 15%, a Spoleto il 17%, a Todi il 19%, a Narni il 13%, a Orvieto il 6,1%. Un´analisi attenta indica che i comuni umbri hanno assegnato, negli ultimi dieci anni, circa 3 mila appartamenti su 8 mila a stranieri; questo mentre l´Istat ci dice che gli stranieri regolarmente residenti in Umbria (e che quindi avrebbero il diritto di presentare regolare domanda) sono pressochè triplicati, passando dai 33 mila del 2003 ai circa 100 mila del gennaio 2014. È del tutto evidente che i numeri reali riferiti all´assegnazione degli alloggi pubblici smentiscono i luoghi comuni e la campagna demagogica di chi, in modo del tutto strumentale, alimenta la guerra tra poveri, l´odio del penultimo contro l´ultimo e il diverso. La Regione Umbria, - prosegue l´assessore - in questi anni, ha affrontato la crescente e preoccupante questione abitativa, sviluppando interventi che rispondessero a nuovi e antichi bisogni dei cittadini: acquisto, sostegno all´affitto, reperimento di nuovi alloggi pubblici da assegnare; tutto questo a fronte del sostanziale azzeramento delle risorse da parte del governo centrale alle regioni. A tutte le regioni, anche a quelle virtuose come la nostra, che in questi anni ha utilizzato tutti i fondi statali disponibili per nuovi programmi e progetti di edilizia residenziale pubblica, con l´unico obiettivo di rispondere ad un diritto: il diritto alla casa". "Per quanto riguarda poi l´annunciata ‘nuova´ proposta di modifica del regolamento per l´assegnazione delle case popolari, - ha continuato l´assessore Vinti - che dovrebbe prevedere l´assegnazione di un punteggio maggiore a chi risiede da più tempo e in modo stabile nel comune (immaginiamo Perugia), si ricorda che la Regione Umbria, con la legge regionale n. 15 del 24 ottobre 2012 aveva già introdotto quali requisiti generali per i potenziali beneficiari la residenza e l´attività lavorativa nella regione per un periodo minimo di cinque anni. Questi articoli però sono stati oggetto di ricorso davanti alla Corte Costituzionale e dichiarati illegittimi, contrastando sia con il Trattato sul Funzionamento dell´Unione Europea, sia con le previsioni concernenti la disciplina dell´immigrazione, sia con le norme sulla condizione dello straniero. La stessa Commissione Europea ha avviato nel 2011 una procedura di infrazione per norme analoghe emanate dalla Regione Friuli Venezia Giulia. Ovviamente la Giunta regionale dell´Umbria nel proporre modifiche di legge e nello stilare la propria parte di regolamento per l´assegnazione di alloggi pubblici, non ha potuto che rispettare il volere della Corte Costituzionale e attenersi strettamente ai principi di legalità, oltre che a quelli della giustizia sociale, delle norme che regolano l´immigrazione e al principio di eguaglianza delle persone. Siamo curiosi dunque di conoscere quale proposta di modifica al regolamento del proprio comune verrà avanzata, anche se, vista la contraddittorietà tra quanto annunciato e la sentenza della Corte Costituzionale, abbiamo motivo di credere che si tratti di pura propaganda in vista delle prossime elezioni regionali piuttosto che una proposta sensata e giuridicamente valida". Anche in merito al rischio di creazione di ghetti nei quartieri della città, secondo Vinti "siamo difronte ad affermazioni prive di qualsiasi fondamento, smentite dalla realtà dei fatti. A tal proposito è bene ricordare che la Regione Umbria, sempre nella legge regionale n. 15 del 24 ottobre 2012, ha previsto l´obbligo per i comuni di assumere, nel caso di fabbricati nei quali sono disponibili almeno otto alloggi, modalità di assegnazione che consentano l´integrazione di nuclei familiari aventi cittadinanza italiana, di Stato membro della Unione europea, di Stato non appartenente alla Unione europea e delle categorie speciali, tra i quali sono ricompresi: giovani, anziani e portatori di handicap". Infine, sulla possibilità che gli alloggi vengano assegnati a soggetti non aventi titolo, l´assessore ricorda che esiste una convenzione con la Guardia di Finanza, voluta dalla Giunta regionale, che ha sortito importanti risultati sul fronte della trasparenza delle procedure e su quello del controllo della legittimità delle domande presentate e del mantenimento dei requisiti nel tempo. "La casa è un diritto, - ha sottolineato l´assessore - e questo principio non è né di destra né di sinistra, ma previsto dalla Costituzione repubblicana. La crisi economica colpisce duramente le famiglie a cominciare dalla possibilità di poter continuare ad avere un´abitazione dove vivere. Chi ha responsabilità politiche e di governo qualsiasi ente dovrebbe sforzarsi di trovare soluzioni adeguate ai problemi e non lanciarsi in opere di mera propaganda strumentali e inutili. La Regione Umbria sta facendo la sua parte, nonostante le difficoltà in cui si è costretti ad operare, per contrastare l´emergenza abitativa, ha concluso Vinti. È fortemente auspicabile che anche il governo nazionale faccia il suo e si decida a mettere il problema della casa tra le priorità della propria azione, sia attraverso un grande investimento pubblico per la messa a disposizione di nuovi alloggi popolari sia attraverso misure di sostegno agli affitti, costo ormai diventato insostenibile per le tante famiglie che stanno pagando il prezzo più alto della crisi economica senza averne alcuna responsabilità".  
   
   
ALER MILANO: NESSUNA MOBILITÀ FORZOSA PER CHI NON PUÒ COMPRARE ALLOGGIO  
 
Milano, 26 febbraio 2015 - "Non ci sarà nessuna mobilità forzosa automatica per chi non è in grado di acquistare la casa in cui abita. Al contrario, Aler è attivamente impegnata a valutare caso per caso, con attenzione e responsabilità, ogni singola situazione, al fine di garantire al meglio anche quegli inquilini che non sono in condizione o non ritengono di aderire all´offerta di acquisto". Incontro Con Presidente Aler Milano - Così l´assessore alla Casa, Housing sociale, Expo 2015 e Internazionalizzazione delle imprese di Regione Lombardia Fabrizio Sala, dopo l´incontro con il presidente dell´Azienda Lombarda Edilizia Residenziale (Aler) di Milano Gian Valerio Lombardi, volto a fare chiarezza sulla reale portata delle comunicazioni inviate in questi giorni da Aler per un primo lotto di unità immobiliari individuate nel piano vendite straordinario. Piano Di Risanamento - L´alienazione di un numero compreso tra le 6.000 e le 10.000 unità immobiliari di Edilizia Residenziale Pubblica (Erp) rientra tra le previsioni del piano di risanamento predisposto dall´azienda e approvato dalla Giunta regionale il 5 dicembre scorso. "Si tratta - ha spiegato ancora Sala - di una misura necessaria, insieme ad altre, per riportare l´azienda in una situazione di equilibrio, così da poter riprendere ad affrontare con maggior efficacia ed efficienza il difficile compito di rispondere alle esigenze abitative delle fasce meno fortunate della popolazione lombarda". Sconti Agli Inquilini Che Acquistano - Il piano si basa in via preferenziale sull´adesione volontaria da parte dell´inquilino, economicamente incentivata da una significativa scontistica sul prezzo d´acquisto (pari al 44 per cento rispetto al valore di mercato). Attenzione Ai Più Deboli - "Aler Milano - ha proseguito l´assessore Sala - è impegnata a tutelare le famiglie più deboli, collocate nell´area della protezione, per cui nei confronti di chi non riterrà di acquistare l´appartamento in cui abita non verrà attuata alcuna procedura di mobilità, se non in casi eccezionali e con le agevolazioni previste dalla legge regionale". Ponderata Valutazione Casi Di Chi Non Compra - In tutti gli altri casi, solo una volta terminata una prima fase di verifica ed attuazione delle vendite a favore di coloro che hanno spontaneamente dichiarato la disponibilità all´acquisto, si procederà a una ponderata e attenta valutazione per i casi di inquilini che non hanno aderito alla proposta, nel rispetto di quanto previsto dalla normativa vigente. E´ chiaro che le esigenze di razionalizzazione del patrimonio e di maggiore economicità nella gestione potranno risultare prevalenti nei confronti degli inquilini morosi nel pagamento del canone o delle spese senza giustificato motivo. Monitoraggio Da Parte Di Regione - Come convenuto con l´azienda, l´Assessorato alla Casa di Regione Lombardia monitorerà periodicamente l´andamento del piano di vendita di Aler Milano al fine di verificare i risultati raggiunti.  
   
   
ROSSI: "ECCO LE MIE PROPOSTE PER IL PIANO DEL PAESAGGIO"  
 
Firenze 26 febbraio 2015 – L´intento è quello di "tenere insieme lavoro, profitto e bellezza". Il presidente della Regione, Enrico Rossi, ha presentato alla stampa "i cambiamenti che siamo riusciti a produrre sul Piano del paesaggio" perchè "al di là delle letture iperpoliticiste date finora ad ogni questione, tenendo dritta la barra sul merito delle questioni, abbiamo fatto ciò che dovevamo, da sinistra". Nella sostanza si tratta di una riscrittura di alcuni punti dell´articolo 19 che si occupa delle norme generali e dell´articolo 20 che detta le norme per i bacini estrattivi della Alpi Apuane. Tra le novità rispetto alle stesura del luglio scorso figurano l´istituzione di una Commissione regionale sul paesaggio che sarà composta da esperti in grado di valutare l´impatto delle richieste di un certo rilievo che riguardino le estrazioni al di sotto dei 1.200 metri di altitudine. Sì dunque alle richieste di ampliamento delle cave fino ad un massimo del 30% e per un massimo di 3 anni, se si opererà dentro i perimetri già autorizzati. La condizione insomma è che gli ampliamenti al di sotto del 30% "non costituiscano una variante sostanziale". No dunque a nuovi fronti di cava, a nuovi ingressi e a nuove gallerie senza l´autorizzazione da parte della Commissione per il paesaggio. "Il documento che abbiamo elaborato – spiega il presidente Rossi – rappresenta un punto di arrivo per tutti, porta la firma del presidente ed è a nome della maggioranza, ma dovrà essere discusso in Commissione prima che il Piano sia portato in aula per l´approvazione". Quanto alla legge sulle cave, Rossi ha spiegato che dovrà servire a "contenere l´impatto delle attività estrattive e far sì che si crei nuova occupazione lavorando il marmo sul posto". Agli imprenditori verrà chiesto così di presentare, entro 2 anni, un Piano di sviluppo industriale "che dovrà essere valutato da un´apposita Commissione" diversa da quella che si occuperà degli aspetti paesaggistici. In questo modo la Regione potrà decidere di prolungare le concessioni anche oltre la soglia temporale, che verrà indicata in 7 o 9 anni. Il presidente ha annunciato che ci sono già due imprese, una grande ed una piccola, che si sono dichiarate disponibili a presentare il piano industriale. Agli imprenditori del marmo il Rossi chiede, usando un detto apuano, di "mettere una zeppa con i denari guadagnati" non sotto il tavolino, ma sul territorio, cioè di investire nella salvaguardia ambientale così come hanno fatto gli industriali del cuoio con gli impianti di depurazione. E se così avverrà "troveranno una Regione pronta a ringraziarli per ciò che hanno fatto per l´ambiente e per l´occupazione". Con il Piano attuativo delle cave sarà deciso poi dove dovranno passare le strade o dove saranno collocati i bacini di accumulo dei materiali di risulta. Rossi ha annunciato anche la creazione di una task force di ispettori regionali incaricati di "controllare il rispetto delle concessioni" e composta da geologi, ingegneri e paesaggisti. "So di aver deluso – ha concluso Enrico Rossi – chi puntava alla chiusura delle cave e gli estremisti in genere. Il nostro dovere è invece quello di regolare questa materia, di fare in modo che si esca dalla discrezionalità. Chi invece gradiva fare ciò che voleva, gradisco che sia all´opposizione. Ritengo di aver contribuito a far sì che il testo approvato a luglio sia notevolmente migliorato e con l´approvazione del Piano vorrei portare a compimento un risultato di non poco conto". Infine, sollecitato dai giornalisti presenti, ha espresso le sue valutazioni sull´assessore alla pianificazione del territorio, Anna Marson, osservando come "da lei mi divide spesso la filosofia, ma è un assessore competente e un grande tecnico, nonostante le sue intemerate e il suo carattere impolitico".  
   
   
ABUSIVISMO IN LOMBARDIA: 188 SGOMBERI IN 3 MESI  
 
Milano, 26 febbraio 2015 - "In meno di tre mesi, a Milano, sono stati effettuati 188 sgomberi. Questo significa che il Piano operativo contro l´abusivismo siglato a novembre funziona bene ed è segno della determinazione nel voler ripristinare la legalità e il rispetto delle regole". Così l´assessore regionale alla Sicurezza, Protezione civile e Immigrazione, Simona Brodonali, commenta i dati emersi da un primo monitoraggio. Un Buon Coordinamento - "In particolare - prosegue l´assessore - grazie al coordinamento con l´Aler, la Prefettura e il Comune di Milano, sono stati effettuati 69 sgomberi a dicembre, 69 a gennaio e 50 dall´1 al 22 febbraio. La Casa Popolare Va Data A Chi Ne Ha Diritto - Gli interventi sono effettuati dal Gruppo Tutela e Patrimonio di Aler Milano in collaborazione con le Forze dell´ordine, gli assistenti sociali e gli ispettori dell´azienda, spesso su segnalazione degli agenti di Polizia locale. "A loro - conclude l´assessore - va il mio ringraziamento. Non possiamo infatti pensare di lasciare le abitazioni pubbliche a persone che non ne hanno diritto. Esistono delle graduatorie e queste vanno rispettate, come succede in uno stato di diritto. Per questo intendiamo proseguire nella direzione intrapresa, accompagnando chiaramente all´azione repressiva anche un´azione sociale importante volta alla soluzione dei singoli casi".  
   
   
TRENTO, CASA: ALLA RICERCA NUOVE RISPOSTE PER I TEMPI CHE CAMBIANO UN PROGETTO DI CORESIDENZIALITÀ TRA GENERAZIONI  
 
Trento, 26 febbraio 2015 - “Arrivando qui e attraversando la corte su cui si affacciano gli edifici – ha detto l’assessore provinciale all’edilizia abitativa, Carlo Daldoss – ho pensato al mio paese e agli spazi adiacenti alle abitazioni, come corti e piazze, in cui tradizionalmente si passa molto tempo assieme. Ho pensato anche, vedendo questa nuova costruzione, che qui non è in gioco solo la qualità costruttiva e urbanistica, che pure è molto alta, ma anche quella sociale. Sono certo che questo progetto favorirà l’integrazione nella comunità. Il suo successo segnerà un nuovo modo con cui il Trentino potrà rispondere alle difficoltà di tempi che mutano con grande rapidità e che richiedono una capacità di risposta a problemi inediti attraverso una presa di coscienza collettiva e un approccio innovativo.” Questa mattina ad Aldeno sono stati consegnati i 23 alloggi realizzati nell’ex edificio della “Cantina sociale” destinati ad un progetto di coresidenzialità multigenerazionale sulla base di un protocollo d’intesa che risale al 1999 e impegna la Provincia autonoma di Trento, Itea e il comune. “Con questo edificio – ha sottolineato la presidente di Itea Aida Ruffini - si rinnova l´idea tradizionale di edilizia pubblica sperimentando un contesto comunitario in cui si può vivere la solidarietà, la vicinanza, lo scambio reciproco del tempo. Accanto agli appartamenti ci sono infatti spazi collettivi, dedicati anche a realtà sociali e sedi per associazioni locali e per il comune”. Le 23 famiglie a cui sono stati consegnati gli alloggi a canone concordato, sono state selezionate con un bando pubblico che, oltre ai requisiti di reddito e residenza, prevedeva la valutazione di un “curriculum sociale” basato sull’avere maturato esperienze e sensibilità concreta in ambito sociale, per esempio nel volontariato o nell’assistenza. Cuore del progetto sperimentale è la coresidenza, la capacità di mettere in gioco la multigenerazionalità e la solidarietà. Il progetto verrà seguito e monitorato periodicamente da un tutor che curerà in particolare gli aspetti socio-relazionali. “Il Trentino – ha aggiunto l’assessore Daldoss – ha tutte le risorse materiali e morali che servono per affrontare questo particolare periodo di difficoltà. Coesione e unità saranno gli elementi fondamentali. Sul tema della casa ci aspettano grandi novità. A breve vogliamo rivedere le leggi che regolano questo settore così importante e sentito dalla popolazione. Itea sarà chiamata a reinterpretare la sua missione di servizio ai cittadini. In questo quadro, pubblico e privato dovranno sempre più collaborare con spirito di realtà e sobrietà”. “Abitare una casa come questa – ha aggiunto la presidente Ruffini - è un modo per mettersi in gioco in un progetto innovativo, restituendo energie e risorse alla società”. Sull’importanza dell’integrazione tra i nuovi inquilini e la comunità si è espresso il sindaco Emiliano Beozzo. Il complesso edilizio si trova all’ingresso del centro di Aldeno. E’ stato progettato da Itea Spa e, come è stato evidenziato negli interventi, dà risposta ad un duplice bisogno: il recupero a fini abitativi di un’area dismessa, sede dell’ex Cantina sociale, e la sperimentazione di forme di convivenza abitativa tra diverse generazioni. Gli appartamenti, da 1,2 e 3 stanze, con superfici che variano da un minimo di 49 metri quadrati ad un massimo di 100 e con un canone di locazione che va da minino 288 a 448 euro mensili. L’edificio ospita anche il centro Anfass e altri servizi di interesse comunale, come la sala di rappresentanza e alcune sedi di associazioni locali tra cui il Gruppo Alpini e la Banda Sociale.  
   
   
LAVORO, CAMPANIA: NUOVA VERTENZA CON IL GOVERNO. RICHIESTO INCONTRO IMMEDIATO PER POLITICHE INDUSTRIALI  
 
Napoli, 26 febbraio 2016 - “E’ urgente e non più rinviabile una nuova vertenza con il Governo sulla vicenda lavoro.” Così in una nota congiunta il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro e l’assessore al Lavoro Severino Nappi. “In questi anni – sottolineano il presidente e l’assessore - il ‘modello Campania’ da noi immaginato ed attuato ha retto. Nel recente passato, l´’intesa con il Governo ed i sindacati ci ha consentito di difendere, in un momento difficile per tutti, non soltanto presidi come Fincantieri e Fiat, ma anche interi settori strategici. Dobbiamo continuare con questo metodo per salvaguardare l’occupazione. “Sul tappeto, fra le altre, la vicenda Ansaldo, per la quale bisogna individuare soluzioni non soltanto per tutelare il futuro dei lavoratori impegnati in Campania, ma ancor di più per conservare a questa Regione il suo ruolo di guida e anima dell´impresa ferroviaria italiana. “Destano poi preoccupazioni le questioni legate all’Ericsson ed a Telespazio, solo per citare le ultime, in ordine di tempo, che stiamo affrontando. “Abbiamo incontrato i vertici nazionali Ericsson e sottolineato che, senza l´esame e la condivisione di un piano industriale che chiarisca le ragioni di questa operazione e le opportunità, in termini di sviluppo, che ne deriveranno, restano ferme la nostra riserva e le nostre preoccupazioni. “Abbiamo preso atto della mancanza di volontà di Telespazio, partecipata integrale di Finmeccanica, di conservare la sede di Napoli, che svolge funzioni di ricerca e sviluppo di respiro internazionale. E questo nonostante le soluzioni da noi individuate in termini di sinergia con il Cira, l´Azienda Spaziale Italiana e le Università campane. “A questo punto, chiediamo al Governo un incontro immediato. Ci sono politiche nazionali ed europee che vanno sollecitate e sostenute. C´è soprattutto da intervenire per raddrizzare il baricentro delle politiche industriali di questo Paese, pubbliche e private, verso il Sud. Bisogna eliminare, come chiediamo da tempo, le barriere che penalizzano le imprese del Sud, a partire dalla tassazione aggiuntiva sull´Irap. “Senza il Sud e senza la Campania non riparte l´Italia”, concludono Caldoro e Nappi.  
   
   
COMMERCIO ESTERO: ASSOCAMERESTERO, APERTURA D’ANNO IN CALO PER L’EXPORT ITALIANO IN EXTRA-UE  
 
 Roma, 26 febbraio 2015 – Dopo il rimbalzo del mese di dicembre, a inizio 2015 virano in territorio negativo le esportazioni verso i mercati Extra-ue (-2,4% rispetto a dicembre), il calo più significativo da giugno 2014. Anche il surplus del Made in Italy, pur raggiungendo i 2,2 miliardi di euro, perde terreno rispetto a gennaio 2014 (-800 milioni di euro circa). “Il mese di gennaio rappresenta sempre un periodo particolare, bisognerà aspettare i prossimi mesi per capire se il dato andrà a consolidarsi o se invece, come auspicabile, andremo incontro ad una nuova inversione di tendenza, visti anche la riduzione del costo dell’energia e l’indebolimento dell’euro sul dollaro. – sottolinea Gaetano Fausto Esposito, Segretario Generale di Assocamerestero, commentando i dati Istat sul commercio estero diffusi oggi – Ciò non toglie che questa battuta d’arresto desti qualche preoccupazione, tanto più se si pensa che i prodotti ad essere maggiormente colpiti sono proprio quei beni strumentali (-5,2%), che contribuiscono per il 17,2% al nostro export e che alimentano e qualificano i processi produttivi dei Paesi esteri nostri clienti”. Per i Paesi, boom delle vendite negli Stati Uniti (+24,4% rispetto a gennaio 2014), mentre la crisi russa e la difficile situazione nella sponda sud del Mediterraneo determinano una drastica riduzione dell’export (rispettivamente del 36,7% e del 29,0%). “Da tenere sotto controllo anche la situazione in Svizzera, su cui comunque registriamo un avanzo di quasi 700 milioni di euro, considerato che la perdita su base annua di quasi un punto e mezzo percentuale di esportazioni in questo mercato equivale a quasi tre punti sul mercato cinese. Probabilmente ancora si devono produrre gli effetti dell’apprezzamento del franco svizzero”, conclude Esposito.  
   
   
SEMINARIO A VICENZA SU RAPPORTI VENETO - RUSSIA DOPO LE SANZIONI. LA REGIONE A FIANCO DELL’IMPRESA PER COSTRUIRE UN NUOVO PONTE CON LA RUSSIA  
 
Venezia, 26 febbraio 2015 - “In gioco ci sono milioni di euro. Per la nostra economia le relazioni con la Russia sono strategiche”. E’ stato categorico l’assessore regionale Roberto Ciambetti nell’introdurre il seminario sulle opportunità di interscambio economico con la Federazione Russa, alla luce delle recenti sanzioni economiche, svoltosi a Vicenza. All’incontro, organizzato da Informest e Regione del Veneto di concerto con la Camera di Commercio di Vicenza, presso la cui sede si è svolto, hanno partecipato, oltre a Ciambetti, il presidente della Camera Commercio, Paolo Mariani, il presidente di Informest, Enrico Bertossi, il vice direttore della Rappresentanza Commerciale della Federazione Russa, Igor Shirjaev e il direttore del programma "Russia Europa: Cooperazione senza frontiere" (la realtà russa che cura i rapporti e le relazioni con tutte le imprese europee), Andrej Akpov. “Le sanzioni hanno acuito una situazione di difficoltà dell’economia russa – ha spiegato Ciambetti – e come abbiamo visto oggi, la svalutazione del rublo penalizza ulteriormente le nostre esportazioni, sebbene il mercato russo apprezzi molto il nostro prodotto. Certo, la soluzione delle tensioni internazionali potrebbe imprimere una svolta positiva e rilanciare l’export, visto che il tessuto produttivo russo non è in grado di occupare quella nicchia servita dalla nostra impresa manifatturiera di qualità oltre che dal nostro agroalimentare. Margini per investire in Russia ce ne sono e mi auguro che anche grazie a questi incontri si riesca a rafforzare il dialogo e le relazioni commerciali. La nutrita presenza di imprese e la partecipazione delle Associazioni di categoria dimostra che il Veneto vuole giocare la sua partita e il fatto che la Regione sia al fianco dell’economia reale è altrettanto importante”. L´assessore poi ha sottolineato come i legami tra il Veneto e la Russia sono antichi: “Il secondo Consolato russo aperto in assoluto, dopo quello di Amsterdam, fu quello di Venezia nel 1711 – ha ricordato Ciambetti – e lo scorso anno il Ministero della Cultura e degli Esteri russo volle organizzare a Venezia la mostra sul Palladianesimo in Russia, a dimostrazione dell’importanza delle nostre relazioni anche culturali. L’attenzione della Federazione Russa ha un suo valore: avere organizzato a Vicenza questo meeting dove si sono ritrovate le principali aziende e associazioni di categoria imprenditoriali del Veneto è un segnale con cui la nostra realtà istituzionale, la Regione in primo luogo, ha voluto cogliere il segnale proveniente da quel Paese, mettendosi al servizio della nostra impresa per stabilire un nuovo ponte verso la Russia, guardando con fiducia a un clima più sereno di quello attuale”.  
   
   
PRESIDENTE MARINI A CONVEGNO CGIL " LA SOCIETÀ UMBRA HA GLI ANTICORPI NECESSARI CONTRO LE INFILTRAZIONI MAFIOSE E CRIMINALI"  
 
Perugia, 26 febbraio 2015 – "La società umbra continua ad avere una forte capacità di generare ‘anticorpi´ rispetto ai tentativi di infiltrazioni mafiose e delle organizzazioni criminali. E sono gli stessi ‘anticorpi´ civili e sociali a poter aiutare la buona e sana politica". E´ quanto affermato dalla presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, intervenuta questa mattina al convegno organizzato a Perugia dalla Cgil, sul tema "Terremoto occupazionale. Serve un nuovo Durc antimafia", cui ha partecipato insieme al Procuratore nazionale Antimafia, Franco Roberti. "Dobbiamo lavorare insieme, per accrescere e consolidare ‘gli anticorpi´ verso ogni tentativo di infiltrazione. Certo – ha affermato la presidente - , è nostro compito tenere sempre alta la vigilanza, ma va anche detto che in Umbria il tessuto sociale, civile ed anche economico è sano ed è in grado di respingere simili tentativi, come ha dimostrato la recente inchiesta sull´attività criminali in Umbria di alcune organizzazioni malavitose. In quella circostanza i cittadini umbri, gli imprenditori, hanno avuto fiducia nell´azione della magistratura e delle forze dell´ordine ed hanno offerto la loro collaborazione". La presidente Marini ha quindi ricordato come anche in occasione della ricostruzione post-terremoto ("quando in Umbria vi è stato un flusso importantissimo di risorse") le istituzioni regionali e locali realizzarono una esperienza molto importante per garantire una ricostruzione regolare e all´insegna della legalità: "l´esperienza del Durc (Documento unico di regolarità contribuitiva) – ha detto - , frutto della collaborazione tra amministrazioni pubbliche, organizzazioni sindacali e imprenditoriali, è stata molto significativa ed importante al fine di garantire la regolarità dei rapporti di lavoro e impedire al tempo stesso la presenza di imprese irregolari". "Penso, inoltre che un buon modo per creare ‘anticorpi´ sia anche quello di mettere in atto politiche pubbliche che favoriscano le imprese sane che investono onestamente sulla propria capacità di essere competitive. Ciò contribuirebbe, inoltre, a creare più lavoro, soprattutto per i giovani. Perché è anche con il lavoro onesto e regolare – ha concluso Marini - che si sottrae terreno alle organizzazioni mafiose e criminali".  
   
   
INDUSTRIA: ILLUSTRATA RILANCIMPRESA A CONFINDUSTRIA UDINE  
 
Udine, 26 febbraio 2015 - "La parola d´ordine è: sano pragmatismo. Ora abbiamo le condizioni di base per rendere concreta la ripresa, ma abbiamo necessità di accelerare le riforme. Per questo la Giunta ha predisposto ´Rilancimpresa´, una legge di settore per guardare al medio e lungo termine". Lo ha ribadito il vicepresidente della Regione e assessore alle Attività produttive Sergio Bolzonello, aprendo a palazzo Torriani, sede di Confindustria Udine, l´incontro di presentazione alle aziende della riforma regionale delle politiche industriali. "Presentiamo ufficialmente qui a palazzo Torriani per la prima volta Rilancimpresa - ha sottolineato Bolzonello - anche perchè l´apporto di Confindustria Udine è stato estremamente significativo: abbiamo potuto condividere, oltre che passaggi tecnici, anche l´importante cornice culturale della riforma". Il presidente degli industriali friulani Matteo Tonon ha sottolineato che "la centralità del manifatturiero non è uno slogan. Ogni punto del Pil creato dal manifatturiero genera una crescita dell´1,5 nel periodo successivo: un´evidenza che la Regione ha fatto propria sin dal suo insediamento e che trova ora riscontro nel Rilancimpresa, una riforma varata attraverso una concertazione partecipativa non rituale, che la Regione ha voluto fortemente". Bolzonello ha ricordato come la Giunta regionale abbia accelerato negli ultimi mesi su riforme centrali - sanità, enti locali e manifatturiero - "con la consapevolezza che senza di esse la regione farà fatica a agganciare la ripresa". Un segnale positivo viene a livello nazionale. Il vicepresidente ha citato il Jobs act definendola una "riforma simbolo", perché "questo Paese ha finalmente dimostrato che è possibile fare riforme. Se avrà applicazione significativa - ha aggiunto Bolzonello - si avrà un terreno fertile anche su problematiche considerate da tempo dei tabù". Oltre a illustrare nel dettaglio tutte le misure della legge, Bolzonello ha invitato a leggere la norma "di pari passo al documento di programmazione europea, a cui Rilancimpresa si aggancia in prospettiva, e alla Strategia di specializzazione intelligente".  
   
   
FRONTALIERI, LOMBARDIA: DAL GOVERNO LE PRIME RASSICURAZIONI  
 
Milano, 26 febbraio 2015 - "Il consigliere del Ministero dell´Economia e delle Finanze Vieri Ceriani ha confermato oggi che il trattamento fiscale nei confronti dei frontalieri non aumenterà. Vigileremo perché, soprattutto nell´attuale situazione di particolare criticità legata alla liberalizzazione del cambio del franco svizzero, questi accordi vengano rispettati". Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza della Regione Lombardia con delega all´Attuazione del programma, Rapporti con le istituzioni nazionali e Relazioni internazionali Alessandro Fermi, al termine della Commissione speciale ´Rapporti tra Lombardia, Confederazione elvetica e Province autonome´, che si è riunita a Palazzo Pirelli. Erano presenti le organizzazioni sindacali, i Comuni di frontiera e l´Associazione che li rappresenta. Governo Garantisca Trasferimenti Equivalenti - "Il Governo italiano - ha continuato Fermi - per quanto riguarda i Comuni di frontiera dovrà essere garante di un trasferimento di fondi equivalente a quello dei ristorni erogati fino ad ora dalla Svizzera". Regione Deve Giocare Propria Partita - "Sarà importante - ha concluso Fermi - che anche la Regione con gli altri soggetti presenti al tavolo possa giocare la propria partita, prima della stesura della Legge di ratifica a tutela dei nostri 400 Comuni di frontiera".  
   
   
MERCATONE UNO, LA REGIONE TOSCANA CHIEDERÀ L´APERTURA DI UN TAVOLO NAZIONALE  
 
Firenze 26 febbraio 2015 – La crisi della catena Mercatone Uno è stata al centro di un incontro svoltosi oggi in Regione, su richiesta dalle organizzazioni sindacali, alla presenza dei rappresentanti della Città metropolitana fiorentina e della Provincia di Siena e dei Sindaci di Altopascio e Capannoli e dei rappresentanti del Comune di Calenzano. Le organizzazioni sindacali hanno fatto presenti le preoccupazioni dei lavoratori per le prospettive dell´azienda, che ha fatto sapere di aver presentato domanda di concordato preventivo in bianco. L´azienda, da tempo impegnata in una ristrutturazione, in Toscana ha chiuso il punto vendita di Navacchio e ha attivato attivato gli ammortizzatori sociali per i circa 200 lavoratori dei negozi di Calenzano, Navacchio, Colle Val d´Elsa, Altopascio e Lucca. La Regione, supportando l´istanza già presentata dai sindacati, ha chiesto l´apertura di un tavolo presso il Ministero dello sviluppo economico e ha confermato la piena disponibilità, insieme alle altre istituzioni coinvolte, a seguire la vicenda e a mantenere aperto il tavolo regionale.  
   
   
FVG, TAVOLO PERMANENTE PER RILANCIO ISONTINO  
 
Gorizia, 26 febbraio 2015 - Un Tavolo di confronto permanente con la Regione per mettere a punto strumenti mirati a sostegno del lavoro e del rilancio dell´economia, in una delle aree del Friuli Venezia Giulia che sta subendo maggiormente le conseguenze della crisi, quella dell´Isontino. La decisione è stata confermata dall´assessore regionale al Lavoro, Loredana Panariti, al termine dell´incontro che si è svolto nella sede della Regione e Gorizia con i rappresentanti delle istituzioni, dei sindacati e delle categorie economiche. Alla riunione erano presenti il presidente della Provincia Enrico Gherghetta, con l´assessore alle Politiche del lavoro Ilaria Cecot, e il consigliere regionale Alessio Gratton, presidente della Commissione Industria commercio e artigianato. "È stata una riunione importante - ha detto al termine l´assessore Panariti - che ha permesso di ascoltare e approfondire il tema dell´emergenza lavoro, che nell´Isontino è particolarmente grave, e nello stesso tempo quello di come rafforzare la competitività e l´attrattività del territorio. Ciò che ha caratterizzato sin dall´inizio questa Amministrazione regionale è infatti l´integrazione degli strumenti destinati al lavoro e alla formazione con quelli a sostegno delle attività produttive". L´assessore Panariti ha anche insistito sulla necessità di promuovere un Patto territoriale fra tutti i soggetti, dalle istituzioni alle parti sociali e alle associazioni dei datori di lavoro. "Il rilancio dell´Isontino - ha detto l´assessore - passa infatti attraverso la capacità di massimizzare le sinergie fra i diversi attori. È una strada obbligata: se vogliamo davvero accrescere la competitività e l´attrattività di questo territorio dobbiamo evitare il ripetersi della logica del ´mordi e fuggi´". Nel corso della riunione, l´assessore ha avuto modo di passare in rassegna l´ampia gamma di strumenti che la Regione ha affinato in questi anni per affrontare la crisi occupazionale e per aggiornare le politiche del lavoro, puntando su un incremento dell´efficienza dei servizi per l´impiego e su una definizione puntuale dei fabbisogni delle imprese e delle competenze di chi cerca un´occupazione, in modo da mettere a punto percorsi di inserimento individuali nel mercato del lavoro. Sul versante delle attività produttive, la presenza alla riunione dei responsabili della direzione regionale ha consentito di approfondire la nuova legge Rilancimpresa, che prevede fra l´altro la definizione di specifiche "aree di crisi diffusa", che sono state concepite proprio per costruire risposte specifiche e mirate per territori con problemi particolari come l´Isontino.