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LUNEDI

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Notiziario Marketpress di Lunedì 11 Maggio 2015
IMPIANTI ALLA GOLA STAMPATI CON STAMPANTI 3D SALVANO LA VITA A TRE NEONATI  
 
Bruxelles, 11 maggio 2015 - La tracheobroncomalacia (Tbm) è una malattia rara che si presenta quando le pareti delle vie respiratorie sono deboli, causandone potenzialmente il restringimento o il collasso. Questo può risultare in effetti collaterali come incapacità di assorbire cibo, crisi respiratoria e persino arresto cardiaco. Per salvare tre giovani pazienti affetti da Tbm negli Usa, i ricercatori sono riusciti a sviluppare e inserire stecche stampate con stampanti 3D in grado di tenere aperte le vie respiratorie e prevenire questi effetti collaterali letali. Il primo caso risale al 2012, ma la procedura è stata documentata in uno studio pubblicato su Science Translational Medicine solo la settimana scorsa. Secondo Mit Technology Review, prima dell’intervento i tre bambini erano vicini alla morte. Erano attaccati a un respiratore e la procedura era “l’ultimo tentativo di salvare loro la vita” da parte dei medici dell’Università del Michigan. I ricercatori hanno cominciato facendo delle scansioni Ct su ogni bambino per determinare in modo preciso le dimensioni e la forma della trachea. Secondo la rivista Science, le immagini sono state integrate con un modello computerizzato per disegnare delle stecche di plastica cave a forma di tubo. In seguito, le stecche sono state prodotte usando una tecnica di stampa 3D chiamata sinterizzazione laser, nella quale un laser fonde insieme particelle di plastica polverizzata strato dopo strato per costruire una struttura 3D da cima a fondo. Science osserva: “Le stecche sono state progettate non solo per essere flessibili, in modo da permettere all’aria di passare, ma per potersi allungare lentamente nel tempo seguendo la crescita della trachea dei bambini. Sono state fatte di policaprolattone, un polimero biodegradabile naturalmente in 3-4 anni quando è esposto ai fluidi del corpo.” Le stecche sono state avvolte intorno alla trachea danneggiata e fissate in modo da tenere aperta la via respiratoria, così è stato possibile staccare i tre bambini dal respiratore meccanico e farli uscire dal reparto terapia intensiva. L’abstract dello studio osserva che, al momento della pubblicazione, i bambini non presentavano più malattie mortali della via respiratoria e “mostravano una risoluzione delle complicazioni polmonarie ed extrapolmonarie della Tbm”. Nel tempo, le stecche tracheali si dissolveranno completamente e si prevede che la trachea dei bambini si sia sviluppata sufficientemente da continuare a crescere e funzionare normalmente. Secondo gli autori dello studio, il processo ha molte applicazioni per la produzione medica di dispositivi prodotti con stampa a 3D specifici per il paziente che si adattino alla crescita del tessuto mediante la pianificazione di comportamenti meccanici e di degradazione nel tempo. Per ulteriori informazioni, visitare: http://stm.Sciencemag.org/content/7/285/285ra64  
Fonte: Sulla base di uno studio pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine e segnalazioni dei media.
 
   
   
POLICLINICO, MARONI: ALTRA GIORNATA FELICE PER NOSTRA SANITÀ  
 
Milano, 11 maggio 2015 - "E´ un´altra giornata felice per la sanità lombarda". Lo ha detto il presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni, partecipando, il 7 maggio all´inaugurazione del nuovo Pronto Soccorso dell´ospedale Policlinico di Milano. "Abbiamo inaugurato la nuova Casa pediatrica dell´ospedale Fatebenefratelli di Milano - ha proseguito il presidente - e ora inauguriamo il nuovo Pronto Soccorso del Policlinico di Milano, un´altra importante struttura che viene realizzata per i cittadini lombardi e conferma l´eccellenza della Regione Lombardia nel suo Sistema socio sanitario, perché, nonostante i tagli che subiamo dal Governo, noi manteniamo gli standard elevati che abbiamo, tagliamo da altre parti ma non nel socio-sanitario". Nostro Impegno Dare Il Meglio Ai Cittadini - "Il nostro compito, il compito delle Istituzioni, che devono lavorare insieme, e per fortuna qui c´è una grande collaborazione tra le Istituzioni, è questo: garantire il meglio ai cittadini milanesi e lombardi. Bisogna lavorare insieme per creare e migliorare strutture di eccellenza come questo nuovo Pronto Soccorso, per cui la Regione ha messo 4,8 milioni". "Noi abbiamo preso tanti impegni per Expo, abbiamo messo risorse per oltre 30 milioni per l´edilizia sanitaria - ha ricordato Maroni -, con un piano straordinario per Expo, perché non possiamo permetterci che i tanti milioni di visitatori che verranno qui in Lombardia non vengano curati bene nelle strutture sanitarie". "Si tratta di uno sforzo straordinario - ha sottolineato Maroni -, che intendiamo portare avanti, perché abbiamo l´ambizione di essere la regione in Italia e in Europa che presenta la massima eccellenza nel Sistema socio-sanitario e ci sono tutte le condizioni per riuscirci".  
   
   
ABRUZZO: PUNTI NASCITA, PARTE PERCORSO SICUREZZA 118 COORDINA FASI. CONTROLLO POSTI LETTO. ELISOCCORO NOTTURNO  
 
Pescara, 11 maggio 2015 - Con il protocollo regionale operativo sul trasporto perinatale in emergenza, la Regione Abruzzo pianifica la messa in sicurezza del percorso nascita e della salute della mamma e del bambino. Prima programmazione a dimensione regionale, affida al 118 il coordinamento di una serie vitale di attività come l´implementazione del sistema informatico, il collegamento continuo con i centri nascita e il controllo dei posti letto, la istituzione di una linea telefonica dedicata. Il 118 sarà adeguato con un potenziamento dei mezzi di soccorso, grazie ad un investimento di dieci milioni per euro utilizzato per svecchiare i mezzi obsoleti e adeguare le elisuperfici ai requisiti richiesti dalla normativa vigente. Nei casi di reparti collocati in territori orograficamente critici, il protocollo prevede, ad integrazione, la presenza dell´elisoccorso notturno ed una sorta di pronto soccorso ostetrico, grazie alla reperibilità. La programmazione sul trasporto perinatale, rimesso dal Comitato regionale emergenza-urgenza al commissario ad acta, Luciano D´alfonso, e che supera la parcellizzazione di atti a beneficio di ogni singola Asl, è astato illustrato nel corso di una conferenza stampa dall´assessore alla Sanità, Silvio Paolucci, dal commissario dell´Agenzia sanitaria regionale, Alfonso Mascitelli, e del direttore del Dipartimento Salute, Angelo Muraglia. "Il nostro obiettivo politico ? ha dichiarato l´Assessore ? a garanzia del percorso nascita che abbiano programmato, è che esso sia più sicuro di quello che ereditiamo, atteso che i dati che stanno emergendo ci dicono che le percentuali di rischio nei nostri reparti sono superiori alla media nazionale". Altro punto sottolineato da Palucci riguarda il futuro dei reparti: "Oggi produciamo una programmazione che è propedeutica alla riorganizzazione dei punti nascita. Come abbiamo sempre spiegato e detto, la riorganizzazione dei reparti di ostetricia deve essere successivo all´attivazione del percorso di messa in sicurezza della salute della mamma e del bambino. I tempi con i quali procediamo sono coerenti con il cronoprogramma che ci siano dati". La messa a regime delle indicazioni del protocollo sarà costantemente sottoposta ad un sistema di monitoraggio delle attività, capace di definire e controllare le ricadute cliniche assistenziali, attraverso indicatori misurabili. "Solo quando la Regione constaterà l´assoluta sicurezza del percorso allora si potrà guardare alla riorganizzazione", ha concluso Paolucci. Il commissario Mascitelli ha parlato di un protocollo "dettagliato sui requisiti strutturali, delle risorse umane e delle responsabilità della rete di emergenza-urgenza". Infine per il direttore Muraglia, "siamo nella fase del che fa e del chi fa cosa. I tre criteri di misurazione della sicurezza sono la competenza, l´esperienza e i volumi di attività. Avere tutto sotto casa non vuol dire avere una sanità di qualità". Il protocollo applica sia le linee di azione previste nel Piano Fazio e sia le sollecitazioni del Tavolo ministeriale di monitoraggio.  
   
   
INAUGURATO IL REPARTO ONCOLOGICO DELL’OSPEDALE CIACCIO DI CATANZARO  
 
Catanzaro, 11 maggio 2015 - Il presidente della Regione, Mario Oliverio, questa mattina ha partecipato alla presentazione delle nuove apparecchiature e dei rinnovati reparti di Radioterapia Oncologica dell’ospedale “Pugliese-ciaccio” di Catanzaro. “Da questa struttura sanitaria, che rappresenta un punto di eccellenza per l’intera regione e di cui, come calabresi, dobbiamo essere orgogliosi –ha detto il presidente della Regione- si deve ripartirelasciandoci definitivamente alle nostre spalle le macerie prodotte in questi anni da una gestione ragionieristica del Piano Sanitario di Rientro. La gestione commissariale, infatti, ha prodotto in questi anni danni incalcolabili. Basta solo considerare che il dato della spesa per la mobilità passiva in Calabria presenta, dall’inizio dell’esperienza commissariale al 31.12.2014, una curva in continuae costante ascesa. Nel 2010 spendevamo per cure in altre regioni 236 milioni di euro., al 31 dicembre 2014 abbiamo speso 260 milioni di euro. I servizi sono peggiorati e la spesa sanitariaesterna è salita alle stelle. Dobbiamo invertire questa tendenza e dobbiamo farlo con una impostazione capace di aggredire le patologie che più spingono al ricorso a strutture sanitarieesterne alla nostra regione. La prima di queste patologie è quella oncologica. Nel 2013 sono stati spesi 53 milioni di euro per le cure oncologiche dei calabresi fuori dalla Calabria. Dobbiamo fare in modo che il ricorso all’esterno sia sempre più fisiologico e che, soprattutto, sia determinato dalla libera scelta del cittadino. Per fare questo dobbiamo dare vita ad un piano regionale dei servizi oncologici che contempli anche i servizi di diagnostica, radioterapia, ecc., e accantonaredefinitivamente atteggiamenti e logiche localistiche. Il sistema sanitario deve essere regionale e le diverse strutture devono essere coordinate unitariamente”. “Oltre a dar vita al piano regionale dei servizi oncologici –ha proseguito il Governatore della Calabria- dovremo investire molto anche nella formazione del personale perché, soprattutto nella sanità, oggi si registra un vuoto generazionale enorme. Fra sette-otto anni, se non ci muoviamo per tempo, ci sarà il crollo. Dobbiamo pensarci in anticipo ed investire non solo per dare nuove opportunità ai nostri giovani laureati, ma soprattutto perché le nuove generazioni siano pronte edadeguatamente formate per subentrare alle vecchie. Dovremo, inoltre, lavorare per favorire l’integrazione, che non potrà e non dovrà essere una aggregazione subalterna, ma rispetto delle professioni e della pari dignità, che esalta e valorizza leprofessionalità e, proprio per questo, è capace di fare della struttura universitaria un centro di formazione per l’intero sistema sanitario regionale. Anche su questo terreno non abbiamo nulla da invidiare a nessuno”. “Dobbiamo liberarci -ha concluso Oliverio- da complessi e timidezze e recuperare, con equilibrio, il nostro giusto orgoglio di essere figli di una terra che, anche in questo campo, ha dato i natali a personalità che hanno segnato la storia in Italia e in diverse parti del mondo”.  
   
   
ETEROLOGA: PRESIDENTE REGIONE VENETO SU SENTENZE TAR  
 
Venezia, 11 maggio 2015 - “Siamo di fronte a due sentenze che vanno in realtà nella stessa direzione: la libertà. Non si deve parlare di vittoria o sconfitta, ma di passi in un cammino complesso anche per motivi etici, come quello dell’applicazione della sentenza della Corte Costituzionale che ha portato alla decisione nazionale di erogare la fecondazione eterologa”. Con queste parole il Presidente della Regione del Veneto commenta due sentenze con le quali il Tar del Veneto, riguardo alla delibera con cui la Regione ha recepito l’accordo nazionale sulle modalità di erogazione, è intervenuto sul delicato tema. Una sentenza, in possesso della Regione, respinge il ricorso presentato dall’Associazione Giuristi per la Vita, dall’Associazione Pro Vita Onlus e da Futuro Popolare per l’annullamento della delibera nel suo complesso, sostenendo la correttezza di quanto in essa contenuto rispetto a sei asseriti vizi. L’altra sentenza, resa nota dall’Associazione Luca Coscioni, accoglie invece il ricorso presentato dall’Associazione stessa contro il limite fissato a 43 anni per poter utilizzare la fecondazione eterologa nelle strutture pubbliche. “La nostra delibera – ricorda il Governatore – non faceva altro che recepire i contenuti del documento specifico di linee guida approvato dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e Province Autonome e basato su considerazioni che facevano una buona sintesi delle diverse sensibilità in campo. Non c’era e non c’è dubbio – aggiunge – che il pronunciamento della Consulta dovesse trovare un’adeguata risposta istituzionale, e così è stato, sancendo il diritto di coppie sterili di avvalersi dell’eterologa in regime pubblico”. “Quanto al limite di età a 43 anni – dice il Presidente del Veneto – non abbiamo alcun problema a ridiscuterne anche perché, è bene ricordarlo, la Regione Veneto è l’unica in Italia ad aver alzato a 50 anni il limite di età per la fecondazione omologa”.  
   
   
LA REGIONE LAZIO APPROVA LA LEGGE SULLA LINGUA DEI SEGNI SI COLMA COSÌ UN VUOTO NORMATIVO CHE IMPEDIVA ALLE PERSONE SORDE LA PIENA ACCESSIBILITÀ ALLA VITA COLLETTIVA: UN PASSO AVANTI IMPORTANTE PER L’UGUAGLIANZA E I DIRITTI DELLE PERSONE SORDE E PER L’INTERA COMUNITÀ  
 
 Roma, 11 maggio 2015 - La Regione ha approvato la Legge sulla promozione del riconoscimento della Lingua dei Segni, un passo avanti importante per l’uguaglianza e i diritti delle persone sorde. Si colma così un vuoto normativo che impediva alle persone sorde la piena accessibilità alla vita collettiva. Va avanti l’impegno per la piena inclusione sociale di tutti i cittadini, e in particolare delle persone con disabilità. L’approvazione della legge sulla Lingua dei Segni rappresenta una buona notizia non solo per le persone sorde ma per tutta la comunità, ed è un incentivo per lavorare ancora all’obiettivo della piena attuazione nel Lazio della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. “È un atto di civiltà che la Regione Lazio compie nel nome dei diritti. Voglio ringraziare il consigliere regionale Patanè che ha proposto la legge, tutti i firmatari e l’intero Consiglio regionale per l’unanimità espressa ad un voto che ci rende orgogliosi”- è il commento del presidente, Nicola Zingaretti. “Esprimo tutta la mia soddisfazione per il voto unanime con cui il Consiglio regionale del Lazio ha approvato oggi la nuova legge per il riconoscimento della lingua italiana dei segni nella nostra regione lo ha detto Rita Visini, assessore alle Politiche sociali e allo sport, che ha aggiunto: con questa legge il Consiglio ci fa fare un altro importante passo avanti sulla strada dei diritti e delle opportunità”.  
   
   
CODICE ROSA, I DATI DEL 2014 IN TOSCANA  
 
Firenze, 11 maggio 2015 - Codice Rosa, nel 2014 sono stati 3.268 i casi registrati nei pronto soccorso delle aziende sanitarie toscane: 2.827 accessi hanno riguardato gli adulti (2.629 maltrattamenti, 127 abusi, 71 stalking), 441 i minori (355 maltrattamenti, 86 abusi). Il Codice Rosa è un progetto della Regione Toscana, sviluppato a seguito dell´esperienza positiva realizzata dalla Asl 9 di Grosseto (dove il Codice Rosa è in funzione dal 2010), rivolto alle persone che accedono alle strutture di pronto soccorso per essere curate: uomini e donne, adulti e minori, vittime di maltrattamenti, abusi e discriminazioni sessuali. Il progetto regionale, che prevede il coinvolgimento interistituzionale e delle associazioni, ha preso avvio dal 2012 e si è sviluppato gradualmente fino alla completa diffusione, avvenuta nel 2014, in tutte le aziende sanitarie toscane. Il Codice Rosa non sostituisce il codice di gravità del pronto soccorso, ma viene assegnato insieme al codice di triage da personale formato a riconoscere segnali spesso taciuti di violenze. Agli utenti ai quali viene attribuito il Codice Rosa è dedicata una stanza, dove vengono create le migliori condizioni per l´accoglienza, la cura e il sostegno, nonché l´avvio delle procedure d´indagine in collaborazione con le forze dell´ordine e, se necessario, l´attivazione delle strutture territoriali per la tutela di situazioni che presentano livelli di rischio elevati. Il lavoro di squadra è indispensabile per mettere in rete tante competenze diverse - medici, infermieri, psicologi, assistenti sociali, magistrati, rappresentanti delle forze dell´ordine, delle associazioni e dei centri antiviolenza, per far emergere i casi di violenza e abuso, dare sostegno alle vittime e perseguire i responsabili. In particolare per quanto riguarda i minori, non è facile riconoscere i "segni" nascosti di maltrattamenti o abusi: per farlo, è necessario l´occhio attento di personale preparato. Grazie ad un´azione formativa strutturata sia a livello regionale che aziendale, e a percorsi di formazione specifici svolti in collaborazione con il Meyer, il personale dei pronto soccorso è in grado di contribuire al riconoscimento dei casi e raccordarsi con le forze dell´ordine e le Procure, per interrompere storie di violenze che troppo spesso si nascondono all´interno di mura familiari. Conoscere la dimensione del fenomeno è indispensabile per poter organizzare gli strumenti per contrastarlo in modo efficace. I dati degli accessi avvenuti nelle strutture di pronto soccorso delle aziende sanitarie toscane (vedi in fondo alla pagina), seppure ancora sottostimati, sono preziosi per comprendere la realtà regionale. Uno degli aspetti più qualificanti del progetto regionale Codice Rosa è lo sviluppo del coordinamento tra i soggetti istituzionali cui la legge attribuisce competenze in tema di maltrattamenti e abusi. I recenti fatti di cronaca posti all´attenzione dai media hanno evidenziato nella nostra regione un caso di particolare gravità che ha avuto un esito drammatico, caratterizzato da precedenti ripetuti maltrattamenti che hanno comportato numerosi accessi al pronto soccorso per lesioni di varia entità. Le strutture sanitarie presso le quali la vittima si è recata per farsi curare hanno messo in atto un audit per verificare che il percorso si sia svolto nel modo corretto, nel rispetto delle norme di legge e delle procedure definite dal progetto Codice Rosa. I riscontri effettuati hanno dimostrato che il caso è stato trattato nel rispetto delle esigenze dell´utente, delle procedure definite dal progetto e nell´assolvimento degli obblighi di comunicazione previsti dalla legge. E´ indispensabile proseguire nel miglioramento continuo del percorso di accoglienza, elevando la capacità di raccordo e integrazione tra le istituzioni, perchè i "bisogni" delle vittime sono importanti e molteplici: vanno dal riconoscimento della propria sofferenza, alla cura, alla tutela dell´incolumità propria e dei figli, all´esigenza di assicurare, nei casi più gravi, l´allontamento da contesti violenti verso luoghi sicuri, con l´avvio di percorsi di autonomia e sostentamento attraverso il lavoro.  
   
   
CENTRALE OPERATIVA 118, LO SWITCH OFF EMPOLI-PISTOIA  
 
 Firenze, 11 maggio 2015 - E´ avvenuto il 7 maggio alle 9.10 lo switch off tra la Centrale operativa del 118 di Empoli (Asl 11) e quella di Pistoia (Asl 3). Da stamani, la Centrale 118 di Pistoia gestisce anche le chiamate provenienti dal territorio di Empoli. L´assessore al diritto alla salute ringrazia tutti gli operatori, che con il loro lavoro stanno rendendo possibile il percorso di riorganizzazione delle Centrali operative del 118. La prossima tappa di questo percorso sarà la Centrale operativa della Asl 12 di Viareggio, nella quale, entro il 1° di agosto, confluiranno anche quelle di Massa e Lucca. Il bacino di utenza della "nuova" centrale operativa a Pistoia è di circa 550.000 abitanti, suddivisi in 37 comuni (22 della zona pistoiese e 15 in quella empolese). La cartografia dei soccorsi è stata articolata in sei zone: Pistoia, Valdinievole, Montagna pistoiese, Empoli, Valdarno, Valdelsa. Al nuovo Dipartimento è stato assegnato anche il "coordinamento regionale della funzione sanità maxiemergenza"; su indicazione del ministero della salute sperimenterà anche il "numero unico" per tutte le emergenze.