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Notiziario Marketpress di Giovedì 26 Novembre 2009
 
   
  "MADE IN": INDICARE L´ORIGINE DEI PRODOTTI IMPORTATI NELL´UE

 
   
  Strasburgo, 26 novembre 2009 - Il Parlamento ribadisce la richiesta di istituire un regime obbligatorio d´indicazione del paese d´origine per prodotti tessili, abiti, calzature, borse, gioielli, lampade, ceramiche e mobili importati dai paesi extra Ue. Ciò consentirebbe ai consumatori di conoscere le condizioni sociali, ambientali e di sicurezza della fabbricazione, e garantirebbe pari condizioni di concorrenza con i partner commerciali che già ricorrono a tale sistema. Va poi di rafforzata la lotta contro le frodi doganali. Approvando con 529 voti favorevoli, 27 contrari e 37 astensioni una risoluzione comune sostenuta da Ppe, S&d, Alde, Verdi/ale ed Ecr, il Parlamento ribadisce che la protezione dei consumatori richiede norme commerciali trasparenti e coerenti, "che prevedano anche indicazioni dell´origine". Invita quindi la Commissione a mantenere inalterata la sua proposta del 2005 riguardo a un regolamento sull’indicazione del paese di origine di taluni prodotti importati da paesi terzi. E a ripresentarla dopo l´entrata in vigore del trattato di Lisbona, affinché si applichi la ´procedura legislativa ordinaria´ (codecisione) che pone il Parlamento su un piede di parità rispetto al Consiglio. La proposta originale, arenata al Consiglio, introdurrebbe nell’Ue un regime obbligatorio d´indicazione del paese d´origine a un numero limitato di prodotti importati, quali tessili, gioielleria, abbigliamento, calzature, mobili, cuoio, apparecchi per l’illuminazione, oggetti di vetro, ceramiche, borse e borsette. Secondo i deputati, l´obbligo del "made in" per tali prodotti fornirebbe "un´informazione molto utile per la scelta da parte del consumatore finale", consentendogli di mettere questi prodotti in relazione con le norme sociali, ambientali e di sicurezza generalmente associate a tale paese. Il Parlamento ritiene inoltre che le disparità tra le regolamentazioni vigenti negli Stati membri e la mancanza di norme comunitarie chiare in materia danno luogo a un quadro giuridico frammentario. D´altro lato, osserva che parecchi dei principali partner commerciali dell´Ue, quali Stati Uniti, Cina, Giappone e Canada, hanno introdotto obblighi di legge in materia di marchio d´origine. Invita quindi la Commissione e il Consiglio a compiere "tutti i passi necessari per assicurare parità di condizioni con i partner commerciali che hanno introdotto obblighi in materia di marchio d´origine". Esorta inoltre gli Stati membri a tenere un approccio comunitario coerente sulla questione in modo da consentire ai consumatori dell´Ue di ricevere informazioni più complete e accurate. Infine, i deputati chiedono l´istituzione di opportuni meccanismi di vigilanza e di lotta contro la frode in campo doganale e invitano la Commissione a "intervenire energicamente, di concerto con gli Stati membri, per difendere i legittimi diritti e le legittime aspettative dei consumatori ogniqualvolta vi siano prove di un uso fraudolento o ingannevole dei marchi d´origine da parte di importatori e di produttori non Ue". Nel corso del dibattito in Aula tenutosi l´11 novembre scorso, oltre alla commissaria Asthon, erano intervenuti i seguenti deputati italiani: Cristiana Muscardini (Ppe), Gianluca Susta (S&d), Niccolò Rinaldi (Alde), Lara Comi (Ppe) e Sergio Silvestris (Ppe). . . .  
   
 

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