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Notiziario Marketpress di Mercoledì 03 Marzo 2010
 
   
  PARMA: LA CRISI CONTINUA A COLPIRE PRESENTATO IL TERZO RAPPORTO OML CON I DATI AL 30 SETTEMBRE. NEL TERZO TRIMESTRE 2009 ALCUNI SEGNALI CONFORTANTI, MA GLI EFFETTI DELLA RECESSIONE SULL’INDUSTRIA RIMANGONO PESANTI.

 
   
  Parma, 3 marzo 2010 – L’uscita dal tunnel non è dietro l’angolo. Tutt’altro. Continuano a essere preoccupanti le conseguenze occupazionali della crisi economica in provincia di Parma: conseguenze pesanti, nonostante una lievissima ripresa nel terzo trimestre del 2009. Lo dice il terzo rapporto congiunturale dell’Osservatorio sul mercato del lavoro della Provincia, presentato 25 febbraio in piazzale della Pace con i dati al 30 settembre 2009. I numeri parlano chiaro: 4.747 posti di lavoro alle dipendenze persi tra ottobre 2008 e settembre 2009 (il 51,2% riguardanti lavoratori fra 30 a 49 anni), e una caduta del 17,1% degli avviamenti al lavoro. Chi ha pagato di più finora continua a essere il settore dell’industria; in particolare l’industria manifatturiera, dove il saldo tra avviamenti e cessazioni rimane pesante: 3.438 posti di lavoro alle dipendenze persi in dodici mesi, e un saldo molto negativo (- 876 unità) anche nel terzo trimestre 2009. La crisi colpisce italiani e stranieri, e tutto il territorio provinciale: non sembrano esserci squilibri nella distribuzione territoriale dei suoi effetti occupazionali. “Viviamo una stagione tra le più difficili, e i dati lo confermano”, ha detto in apertura il vice presidente della Provincia Pier Luigi Ferrari, che ha ricordato i tanti tavoli di crisi coordinati in questi mesi dall’ente di piazza della Pace. “Quello che scaturisce dal terzo rapporto congiunturale è un quadro che ci preoccupa, innanzitutto per quanto riguarda il cuore produttivo di Parma, cioè l’industria. Se infatti si possono registrare segnali di ripresa in alcuni settori, come quello dei servizi, nell’ultimo trimestre nell’industria sono stati persi quasi mille posti di lavoro, la maggior parte nel manifatturiero”, ha commentato l’assessore alla Formazione professionale e alle Politiche del lavoro Manuela Amoretti, che ha osservato: “Il dato nuovo da rilevare è che mentre nella prima fase a essere colpiti dalla crisi erano soprattutto i lavoratori flessibili, ora invece lo è anche la fascia dei lavoratori a tempo indeterminato. In una situazione così difficile emerge con forza il tema della necessità di alcune riforme strutturali: penso ad esempio alla riforma degli ammortizzatori sociali, che è una priorità assoluta per il futuro del nostro Paese”. Dall’assessore Amoretti anche la conferma “dell’impegno della Provincia, insieme alle altre istituzioni e alle forze dell’economia e del lavoro, per cercare di dare una mano e ridurre l’impatto della crisi”. I dati Oml - Il rapporto congiunturale dell’Oml, illustrato dal direttore dell’Osservatorio Pier Giacomo Ghirardini, nel terzo trimestre 2009 mostra una battuta d’arresto degli effetti occupazionali della crisi nel nostro territorio, ma questi segnali confortanti sono comunque messi in ombra dalla performance negativa dell’occupazione industriale: il modesto saldo positivo fra avviamenti e cessazioni per il complesso dell’economia provinciale (+103 unità) risulta infatti da un saldo avviamenti-cessazioni decisamente positivo nei servizi (1.043), da uno appena positivo in agricoltura (27) e da un saldo ancora molto negativo nell’industria (-966), in particolare nel manifatturiero (-876). La gravità degli esiti della recessione sull’occupazione dipendente in provincia di Parma risulta più chiara in un bilancio sui dodici mesi successivi al fallimento Lehman Brothers, con i 4.747 posti di lavoro alle dipendenze persi tra ottobre 2008 e settembre 2009. “La crisi – ha spiegato Ghirardini - si sta trasformando: si sta passando, in Europa come a Parma, da una prima fase caratterizzata dal labour hoarding, il “tesoreggiamento” delle risorse umane più professionalizzate, anche con il forte ricorso agli ammortizzatori sociali, a una seconda fase di job shedding, ossia di “sfoltimento” dei posti di lavoro in eccesso sulle esigenze produttive”. A fare le spese della crisi cominciano a essere anche i lavoratori a tempo indeterminato, e l’effetto combinato della ripresa delle assunzioni nel terzo trimestre 2009 (la maggior parte a tempo determinato) e delle crescenti perdite di posti a tempo indeterminato ha riequilibrato in maniera drastica il bilancio dei posti perduti nei 12 mesi: il 50,2% a tempo indeterminato e il 49,8% a tempo determinato. “Nonostante i primi segnali di reazione alla crisi del sistema economico provinciale – ha detto Ghirardini - le indicazioni di prospettiva nel breve periodo, per il quarto trimestre 2009, parrebbero annunciarsi di nuovo in termini negativi: prodotto interno lordo, produzione industriale, ordinativi ed export tornerebbero infatti a registrare variazioni congiunturali negative o ad attestarsi, comunque, su livelli inferiori alle aspettative”. La preoccupazione principale rimane quella della disoccupazione, destinata a salire parecchio: nel 2009 sarà improbabile che il tasso di disoccupazione complessivo, ai minimi storici (2,3%) nel biennio 2007-2008, non salga in modo deciso verso la soglia del 5%, come sta già avvenendo in complesso per la regione Emilia-romagna.  
   
 

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