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Notiziario Marketpress di Mercoledì 08 Novembre 2006
 
   
  LA TERAPIA D’ATTACCO DELL’EMICRANIA

 
   
  Milano, 8 novembre 2006 - Secondo lo studio Prompt (Patient Reaction and Opinion to Migraine Pain and Treatment – Reazione ed opinione del paziente sul dolore emicranico e sulle terapie) svolto in sei Paesi Europei su 1500 pazienti di cui 250 in Italia anche se la richiesta principale dei pazienti è quella di un farmaco rapido ed efficace, gli emicranici italiani, rispetto a quelli europei, rimandando il ricorso farmacologico specifico a oltre un ora e mezzo della crisi . ”Per attaccare e risolvere l’emicrania”, ricorda Pinessi bisogna invece intervenire tempestivamente -entro circa un’ora - come hanno evidenziato recenti ricerche”. Per la terapia dell’attacco emicranico sono disponibili numerosi farmaci specifici e non specifici, alcuni utilizzati da tempo, altri di recente acquisizione. “I farmaci per l’attacco”, spiega il professore torinese “sono distinti nei seguenti gruppi: triptani; Fans ed analgesici; derivati dell’ergot; antiemetici. I triptani. La terapia dell’attacco emicranico è stata rivoluzionata dall’introduzione in commercio negli anni ‘90 dei triplani ,agonisti serotoninergici che rappresentano una terapia specifica per l’attacco emicranico, agendo selettivamente solo su alcuni sottotipi recettoriali della serotonina particolarmente presenti a livello cerebrale, sui vasi implicati nella crisi emicranica e svolgono la propria azione sia a livello neuronale che vascolare cerebrale . Indicati per il trattamento di crisi emicraniche di intensità moderata e grave sono efficaci non solo sul dolore ma anche sui sintomi vegetativi che accompagnano l’attacco (nausea, vomito, ipersensibilità a luci e suoni) Tra i diversi triptani oggi in commercio il rizatriptan ha dimostrato una particolare rapidà di azione ed efficacia che si traducono in una rapida scomparsa e/o sollievo dal dolore . Gli analgesici e i Fans sono indicati per il trattamento di crisi di intensità lieve o moderata (grado 1 o 2) o quando sia controindicato l’uso dei triptani o infine quando questi si siano rivelati inefficaci. Per alcuni farmaci di questa classe è possibile l’automedicazione e l’utilizzo di farmaci da banco, ma è sempre necessario che sia stata formulata, in precedenza, una corretta diagnosi da parte del medico. I derivati dell’ergot sono indicati per il trattamento di attacchi invalidanti che non rispondono ad altri farmaci sintomatici ed a bassa frequenza (1-2 attacchi al mese), per il potenziale rischio di abuso. Vanno pressoché costantemente associati con gli antiemetici, in quanto gli ergot-derivatipossono accentuare nausea e vomito. Gli antiemetici sono indicati come adiuvanti della terapia sintomatica dell’attacco, quando siano prevalenti i sintomi associati nausea e vomito”. Diagnosi Delle Cefalee - “La prima cosa da fare” afferma il professor Pinessi ” è quella di accertare che si tratti realmente di cefalea primaria, e che il dolore non sia conseguente a una patologia organica (cefalea secondaria). La storia clinica (anamnesi), porta già a una precisa formulazione diagnostica. In più un corretto esame neurologico per valutare tutte le funzioni neurologiche (dal fondo dell’occhio ai riflessi, alle prove di coordinazione dei movimenti…), e l’esame obbiettivo medico generale serviranno a confermare la diagnosi. In pratica, l’esistenza di una cefalea primaria si evidenzia attraverso l’esame clinico, dalle parole del paziente che descrive le sue crisi. Si ricorre invece a precise indagini strumentali (Tac, Risonanza Magnetica) quando esiste il dubbio che la cefalea possa nascondere patologie provenienti da altri organi. Oppure per accertare che non vi siano lesioni vascolari ischemiche anche minime, a volte presenti negli emicranici di lunga data. Si può ricorre alla risonanza magnetica più angio-Rm (visualizzazione dei vasi endocranici) per escludere eventuali malformazioni vasali, vascolari o aneurismi”. Cefalea Ed Emicrania: Qualche Richiamo Agli Aspetti Essenziali Classificazione generale - Le cefalee vengono distinte in primarie e sono essenzialmente tre: l´emicrania, la cefalea tensiva e la cefalea a grappolo e secondarie quando sono conseguenti ad altri fattori : traumi , sinusiti. “L´emicrania” spiega il professor Pinessi , “è la forma più frequente di cefalea primaria, riguarda circa 7- 8 milioni di italiani con una netta prevalenza per il sesso femminile con un rapporto di 5 a 1 rispetto agli uomini . Si tratta di una disfunzione neurovascolare cronica cerebrale (di norma di tipo ereditario), caratterizzata da attacchi di cefalea violenta e pulsante che in genere interessano soltanto un solo lato della testa - se non trattati possono durare da 3-4 ore a 3 giorni - a volte preceduti da fotofobia, lacune visive, associati a nausea-vomito. Nelle donne in particolare le variazioni ormonali del ciclo mestruale, della menopausa o in seguito all´uso di contraccettivi orali rivestono ruolo determinante nel 60% delle emicranie femminili. Nei malati predisposti , numerosi sono i fattori scatenanti gli attacchi emicranici: stress, variazioni dell’umore, cibi o bevande, variazioni climatiche, attività fisica violenta, luci ed odori. Si distinguono due tipi di emicrania: l´emicrania con aura e l´emicrania senza aura. Quest’ultima rappresenta la forma più frequente - 80% degli attacchi emicranici. L´emicrania con aura si differenzia in quanto l´attacco è preceduto e accompagnato da un corteo di sintomi di tipo neurologico, focali, transitori e reversibili, denominato per l’appunto “aura”. L´aura insorge gradualmente e precede di 10-30 minuti l’attacco vero e proprio. Può essere sensitiva - formicolii, intorpidimento, visione di lampi, percezione di fischi acuti, vertigini- o motoria - intorpidimento, difficoltà nell’organizzazione di movimenti, visione sdoppiata, difficoltà a trovare e pronunciare le parole ”. Cefalea tensiva, è la più diffusa, caratterizzata da un dolore “a casco”, è scatenata dalla contrazione dei muscoli del collo e delle spalle, con una maggiore intensità nella regione occipitale. La forma episodica si manifesta con attacchi ricorrenti, della durata variabile da mezz’ora a una settimana, per meno di 15 giorni al mese, mentre in quella cronica il dolore è invece presente per sei mesi all´anno. La cefalea tensiva è più frequente nelle donne e nelle persone che assumono posture scorrette o sono particolarmente esposte a fattori stressanti (per esempio studenti ) ansia e tensione emotiva spesso possono associarsi alle crisi. La cefalea a grappolo è la forma meno diffusa: - per ogni donna sofferente ci sono 3 - 4 uomini- con un picco di incidenza fra i venti e i trenta anni. E’ contraddistinta da crisi con dolore molto forte, trafittivo, in genere monolaterale localizzate intorno all´occhio e allo zigomo che si susseguono l´una all´altra (“a grappolo”) a brevi intervalli di tempo e si raggruppano in determinati periodi del giorno e dell´anno (per esempio in primavera e autunno). Durante il grappolo si passa da un minimo di una crisi ogni due giorni, a un massimo di otto nelle ventiquattro ore della durata media di un’ora. Può manifestarsi in forma episodica, da sette giorni ad alcuni mesi, con intervalli di remissione superiori a due settimane e in forma cronica, quando gli attacchi si presentano ogni giorno per più di un anno consecutivamente. I costi dell’emicrania Secondo recenti stime in Europa il costo dell’emicrania è di circa 27 milioni di euro l’anno ed è legato al calo di produttività , perdita di giornate di lavoro , in media da 1,9 a 3,2 In Italia si spendono circa 600 euro per paziente/anno, (visite mediche, pronto soccorso, ricoveri, spesa farmacologica) per un totale di oltre 3 milioni di euro, spesa a cui concorrono 250 mila giornate lavorative perse a causa del disturbo. .  
   
 

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