|
|
|
 |
  |
 |
|
Notiziario Marketpress di
Lunedì 13 Settembre 2010 |
|
|
  |
|
|
TEATRO MANZONI DI MILANO: UN CARTELLONE CHE OFFRE DIVERTIMENTO MA ANCHE MOMENTI DI RIFLESSIONE.
|
|
|
 |
|
|
Milano, 13 settembre 2010 - Anche in questa stagione è intenzione del Teatro Manzoni offrire un cartellone che sia una vera garanzia per lo spettatore il quale ama il teatro e che al teatro chiede divertimento ma anche momenti di riflessione. Un ventaglio variopinto composto di tante belle e curiose proposte, oculatamente scelte. Testi classici e, così deve essere, titoli e “novità” di genere diverso. Commedie famose, altre da scoprire. Con una galleria di interpreti, volti femminili e visi maschili, nonché registi, tutti molto conosciuti e tutti molto apprezzati. Si parte con un capolavoro inossidabile per brillantezza, “Spirito allegro” di Noel Coward, cioè l’autore britannico che mise la sua vita al servizio dell’umorismo più raffinato. Una commedia che gira per il mondo da quasi settant’anni e ha avuto versioni cinematografiche (famosa quella di David Lean con Rex Harrison e adattata dallo stesso autore), musicali e televisive e che anche in casa nostra ha sempre goduto di larga popolarità. La interpretarono fra gli altri Aldo Giuffré e la Masiero, Tieri e la Lojodice con accanto una spassosissima Paola Borboni, Ugo Pagliai e Paola Gassman. Ora, a far rivivere con altrettanto smalto la vicenda dello scrittore che appassionato di spiritismo incautamente evoca il fantasma della prima moglie, e saranno equivoci a non finire, sono Corrado Tedeschi e Debora Caprioglio affiancati da Marioletta Bideri sapientemente guidati da Patrick Rossi Gastaldi. Un cocktail di sorrisi e lacrime, siamo nel territorio romantico, riserva invece “Voglia di tenerezza”. Frutto del romanziere di grido americano (anche un Premio Pulitzer) Larry Mcmurtry, pure famoso sceneggiatore cinematografico (Oscar 2006 per “I segreti di Brokebak Mountain”). Molti ricorderanno il film (1983, tre Oscar e uno per la strepitosa Shirley Maclaine). E dunque ricorderanno il soggetto che mette al centro il rapporto conflittuale tra una madre (Aurora) e una figlia (Emma) destinato però a risolversi in un grande atto d’amore materno quando la morte le strapperà la figlia. Mette in scena con forte e bella sensibilità teatrale il regista Marco Carniti. Nel ruolo di Aurora un’attrice di gran classe e di bellissimo temperamento, Anna Galiena, affiancata dagli ottimi Valentina Carnelutti e Fabio Sartor. Si ritorna alla commedia brillante con “Cena a sorpresa” di Neil Simon. “The Dinner Party” è stato uno dei maggiori successi degli ultimi anni a New York, andato in scena a Broadway nel 2000 al Music Box Theatre. Nel cast figurava anche Henry Winkler conosciuto dal pubblico italiano come il Fonzie della serie “Happy Days”. Una “novità” per l’Italia che vede protagonisti un terzetto di attori tra i più adatti per dar vita a quella comicità intelligente ed elegante di cui Simon è maestro, Giuseppe Pambieri, Giancarlo Zanetti e Lia Tanzi. I tre, insieme ad altri attori ben scelti dal regista Giovanni Lombardo Radice, a sedersi a quella “cena al buio”, anzi “a sorpresa” nella quale nessuno sa che incontrerà il suo ex e come tutto poi si concluderà. Un’altra commedia anch’essa dall’humour puntuto dell’autore francese Jean Claude Carrière, noto anche per aver collaborato con Peter Brook e al cinema con un genio quale Bunuel, è “Il catalogo” (in francese L’aide mémoire). In Francia ne furono protagoniste femminili a teatro dal 1968 al 1993 Delphine Seyrig, Fanny Ardant, Jane Birkin e nei ruoli maschili Henry Garcin, Bernard Giraudeau, Pierre Arditi. In una bella versione televisiva (1984) anche Hanna Schygulla con Andrè Dussolier. In Italia fu già rappresentata da Renzo Montagnani e Micol Pambieri (1993) per la regia di Giampiero Solari. Ora a cimentarsi è un’attrice raffinata e ricca di talento quale é Isabella Ferrari. E’ lei in questa occasione, la giovane che si intrufola, anzi si insedia proditoriamente fino a invaderne il cuore, nella casa di Jean Jacques il cui personaggio calza a pennello a un attore di razza come Ennio Fantastichini. Un maturo avvocato, scapolo impenitente e donnaiolo, possessore di un “catalogo” con ben 134 nomi e indirizzi. A Valerio Binasco, uno dei registi di punta delle ultime generazioni, a regolare il match fra i due e mettere in risalto tutte le sfumature di un testo divertente e sofisticato. Siamo a metà cammino quando il sipario si aprirà su uno degli spettacoli più attesi della stagione: “La Ciociara”. Tutti abbiamo letto il romanzo di Moravia, tutti abbiamo visto il film (1960) con una grande Sophia Loren (premiata con l’Oscar) e diretto da Vittorio De Sica sulla sceneggiatura di Zavattini. La Loren tornò alla “Ciociara” nel 1989 con una versione televisiva di Dino Risi. Un dramma naturalistico “La Ciociara”, alternato da scene madri e parentesi bozzettistiche. La vicenda di una giovane vedova (Cesira) e della figlia Rosetta in fuga da Roma e dai bombardamenti degli alleati e che saranno aggredite da soldati marocchini aggregati all’esercito americano. Ora è Roberta Torre , regista affermata al cinema (“Tano da morire”), che la riporta alla ribalta fruendo della riduzione del drammaturgo Annibale Ruccello (1956 - 1986) apprezzata dallo stesso Moravia. Riduzione utilizzata per la prima volta per la messa in scena da Aldo Reggiani (1985). Ora con grande carica emotiva ad affrontare il personaggio di Cesira è la brava Donatella Finocchiaro al cui fianco è Daniele Russo nei panni dell’uomo che si innamorerà di lei, Michele l’idealista partigiano che morirà per salvare altre vite umane. E’ una “novità” stuzzicante lo spettacolo successivo “Niente progetti per il futuro”. Per il soggetto ma anche perché ci fa trovare insieme due beniamini del pubblico Giobbe Covatta ed Enzo Iacchetti. Come dire due campioni dell’umorismo surreale. Vincitrice del Premio Flaiano 2009 la commedia porta la firma di Francesco Brandi, una fra le voci più interessanti della nuova drammaturgia italiana. Brandi lavora a stretto contatto con registi come Sergio Fantoni e Cristina Pezzoli e collabora come autore agli spettacoli di Gioele Dix (un successo “Edipo.com”). Per l’occasione è anche regista di questo suo dramma sottile e coinvolgente, spesso imprevedibile, di cui protagonisti sono due uomini che una notte su un ponte della periferia di una grande città s’incrociano per caso. Diversa la loro vita e il loro modo di pensare. L’uno si chiama Tobia ed è un Vip della tv, tuttologo e opinionista, uomo colto e intelligente e supremamente egocentrico ma ora in crisi profonda tanto da meditare il suicidio. L’altro Ivan, è un garagista, un uomo semplice e concreto ma con una vena di filosofo che vede la vita secondo una visione diversa e che a poco a poco distoglierà Tobia dall’insano gesto. Nessuno meglio di Giobbe Covatta e Enzo Iacchetti potrebbero essere i protagonisti migliori di questo lavoro tragicomico da cui sembra uscire il ritratto di una società intera. Dopo di loro troviamo quell’attore, regista, autore (idolo anche del nostro cinema) che come pochi altri riesce a portare sulla scena una ventata di festosa allegria, Vincenzo Salemme. Maestro Salemme del meccanismo comico farsesco che discende da tanti rivoli, dal teatro napoletano e dall’avanspettacolo e non solo. Basta ricordare i suoi numerosi lavori ospitati dal Teatro Manzoni. E come dimostra anche con “L’astice al veleno” commedia appena uscita dalla sua straripante fantasia dove si raccontano, e questa volta ci sono anche siparietti musicali, le vicissitudini di un’attricetta Barbara, amante, addolorata e delusa, del regista dello spettacolo che sta provando e di Gustavo, un pony express che porta in giro regali per il Natale imminente, ma dove entrano in campo, con quel segno surreale che è tipico di Salemme, anche altre figure molto particolari, a cominciare da una lavandaia del Cinquecento e un poeta rivoluzionario del Regno delle Due Sicilie. Hanno i due tempi un ritmo spiritato e sono un ennesimo atto d’amore a Eduardo alla cui scuola Salemme si è nutrito. A chiudere la stagione quell’Eduardo, sempre vivo fra noi, con un omaggio dal bellissimo titolo: “Eduardo, più unico che raro!” che gli dedicheranno due fuori classe come Rocco Papaleo e Giovanni Esposito. Sulla ribalta, a firmarne la regia con mano esperta e raffinata il regista napoletano Giancarlo Sepe, a sfilare quattro splendidi ma quasi sconosciuti atti unici del Maestro tutti contenuti nella “Cantata dei giorni pari”. Quattro pièces – storie brevi ma folgoranti – dove, tra concretezza realistica e sussulti onirici, sfugge tutta la poesia e la magia dell’autore. Nell’ordine essi sono “Il dono di Natale” (1932) che nasce da un delizioso racconto di O. Henry , e qui si racconta, con garbo e lepidezza, di come due sposi con sacrificio si fanno un dono di Natale. “Filosoficamente” (1928), fra l’altro dall’autore mai messo in scena. E’ la storia di un padre che vuole accasare le due figlie e dà una festa, compaiono due spasimanti, ma l’uno è cieco, l’altro fortemente miope. Segue “Pericolosamente” (1938) che col titolo “L’ora di punta” divenne anche il secondo episodio del film “Oggi, domani, dopodomani” diretto dallo stesso Eduardo. Inoltre conosce una versione televisiva nel 1956 per la regia di Vieri Bigazzi insieme al “Dono di Natale”. Per domare la bisbetica moglie un marito spara in continuazione, ma la pistola non è che uno scacciacani. Una piéce paradossale dove Eduardo dà tutto il meglio della sua fantasia. Infine, quasi uno scherzo comico, “La Voce del padrone” (1932), il cui titolo originale era “L’incisione di dischi”. Un atto divertentissimo dove prima di iniziare l’incisione succede di tutto e di più. |
|
|
|
|
|
<<BACK |
|
|
|
|
|
|
|