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Notiziario Marketpress di Venerdì 29 Ottobre 2010
 
   
  CHIASSO (CINEMA TEATRO): FRANCO BRANCIAROLI APRE IL CARTELLONE DI PROSA CON EDIPO RE - VENERDÌ 29 OTTOBRE 2010, ORE 20.30

 
   
  Franco Branciaroli dà il via alla stagione di prosa del Cinema Teatro di Chiasso il 29 ottobre, interpretando con la classe che lo contraddistingue la tragedia di Sofocle Edipo Re, per la regia di Antonio Calenda. Branciaroli diventa qui un “mostro a tre teste” in chiave moderna e freudiana, convogliando in sé i ruoli di Edipo, Giocasta e Tiresia, in un itinerario tra le ombre della psiche, tra luce e buio. Il regista Antonio Calenda, lavorando sull’originale, integra i principi teorici di studiosi quali Sigmund Freud e René Girard: disteso sul celebre lettino d’analisi il nostro protagonista ricostruisce e riscrive con parole di atroce verità la sua vita, individuando finalmente le radici del suo conflitto interiore. Il testo di Sofocle è presentato nella traduzione di Raul Montanari. Accanto a Franco Branciaroli, gli attori Giancarlo Cortesi, Emanuele Fortunati, Gianfranco Quero, Alfonso Veneroso, Livio Bisignano, Tino Calabrò, Angelo Campolo,filippo De Toro, Luca Fiorino, Luigi Rizzo. Le scene sono di Pier Paolo Bisleri, i costumi di Stefano Nicolao. Musiche di Germano Mazzochetti e luci di Gigi Saccomandi. Lo spettacolo è una coproduzione di Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Teatro de Gli Incamminati, Teatro di Messina. «In un mondo smarrito, minaccioso, delle cui ombre sentiamo l´incombere», commenta il regista Antonio Calenda, «è stato emblematico rielaborare il percorso dal buio verso la chiarezza compiuto da Edipo: un percorso nella coscienza che allo stesso tempo è individuale, di intima analisi, e collettivo...In questo Edipo Re, abbiamo voluto tratteggiare il protagonista evocando echi di teoremi freudiani, un viaggio fra le ombre e l´ignoto della psiche: perciò nella nostra visione, in Edipo si condensano, quasi come in momenti di trance, più personaggi della tragedia - Edipo, Tiresia, Giocasta - a dimostrare che nella sua carne si convogliano tutte le radici della colpa. Le radici dell´incesto, del parricidio: canoni del senso di colpa che segnano la civiltà occidentale, su cui si è lavorato soprattutto nel Novecento, da Freud a Lacan, attraverso Guattari, Deleuze, per arrivare a René Girard, un filosofo contemporaneo che ha donato forti induzioni alla nostra interpretazione». Il progetto dello spettacolo si basa su una rilettura dell´originale sofocleo (scritto probabilmente nel 430 a.C.) integrato dai sunti teorici di diversi studiosi, in particolare di Freud e Girard. Freud riteneva che Edipo Re prefigurasse la metodologia della psicoanalisi. Ecco allora che Antonio Calenda evoca nello spettacolo la messa in scena di una ricerca, che ripercorre all´indietro il tempo, per riafferrare il senso vero e profondo di un passato che è stato frainteso. Edipo ci appare freudianamente disteso sul celebre lettino, mentre attraverso indizi disseminati nel suo vissuto, ricostruisce il proprio percorso esistenziale, individuando finalmente le radici del proprio conflitto interiore. René Girard ci illumina invece su certe dinamiche sociali e di gruppo. Gli individui, secondo questo antropologo e filosofo contemporaneo, tendono tutti a desiderare il medesimo oggetto e ciò genera rabbia e scontro. Per uscire da tali dinamiche di rivalità e di crisi, la comunità si unisce contro una vittima sacrificale, un capro espiatorio che, una volta immolato, sarà investito di sacralità. Edipo è un esempio emblematico di tale dinamica. Il sacrificio, l´espulsione dalla comunità, avviene dopo un lungo e sofferto itinerario di conoscenza. Un itinerario che nella messinscena si svolge fra sonno e veglia del protagonista, con il Coro che funge da ponte fra queste due dimensioni, un coro tutto maschile che fa da eco e da moderno, incisivo commento. "Edipo - spiega Branciaroli - è l´eroe tragico che non sa chi è: tutto gli casca addosso perché tutto è già avvenuto. Questa conoscenza di sé avviene attraverso il dolore. Infatti appena conosce Edipo diventa cieco: la cecità, come il dolore, nella cultura greca è strettamente legata alla conoscenza". L´intero spettacolo fonda la propria essenza sul concetto del "vedere": un leitmotiv che diventa paradosso nella conclusione della tragedia (l´accecamento di Edipo) ma che ritorna costantemente durante l´intera messinscena, anche sul piano delle immagini. La scena di Pier Paolo Bisleri cela e rivela personaggi dietro velati neri, una scatola, uno spazio quasi mentale in cui Edipo è rinchiuso, le luci di Gigi Saccomandi ribadiscono la dialettica fra chiarezza e mistero. Significativo l´apporto della traduzione di un autore contemporaneo quale Raul Montanari, che sviluppa la tragedia con precisione, senza retorica e con una forte aderenza a Sofocle. Info: tel. +41/ 91/ 695 09 14 / 17 - e-mail: cultura@chiasso.Ch  - www.Chiassocultura.ch  
   
 

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