|
|
|
 |
  |
 |
|
Notiziario Marketpress di
Martedì 12 Dicembre 2006 |
|
|
  |
|
|
LE TERAPIE. RIABILITAZIONE PERINEALE , TRATTAMENTO FARMACOLOGICO , CHIRURGIA.
|
|
|
 |
|
|
Milano, 12 dicembre 2006 - Riabilitazione perineale Le attuali linee-guida dell’ l’International Continence Society indicano la riabilitazione perineale come prima misura terapeutica per la incontinenza urinaria a tutti i livelli. “La ginnastica del perineo”, spiega il professor Pesce , “ che è costituito da vulva, vagina e ano-retto e da diversi muscoli (il più importante è l’elevatore dell’ano) , e legamenti che servono da sostegno per gli organi uro genitali, È indicata per la prevenzione e/o trattamento dell’ incontinenza urinaria da sforzo, e da urgenza; ma anche prolasso genitale di grado lieve, incontinenza fecale;miglioramento della qualità della vita sessuale , dolore pelvico cronico Le percentuale di successo e cioè di guarigione o di notevole miglioramento,secondo un recente studio italiano che ha coinvolto 400 donne sono del 70 % . I vantaggi della rieducazione perineale sono la semplicità, il basso costo , l’assenza di effetti collaterali (ed quindi un’efficace soluzione per quelle pazienti in cui l’intervento chirurgico è sconsigliato o indesiderato) e il non pregiudicare ulteriori trattamenti terapeutici”. Il costo del trattamento è quello del ticket previsto dal Sistema Sanitario Nazionale per cui un ciclo di 10 – 20 sedute costa 35 euro e può essere richiesto più volte durante l’anno. Le tecniche riabilitative sono rappresentate principalmente dalla Chinesiterapia Pelvi–perineale (Cpp) che utilizza semplici esercizi che coinvolgono il pavimento pelvico. La contrazione volontaria ripetuta di questi muscoli migliora il loro tono a riposo e la loro contrazione durante gli aumenti della pressione intra addominale come in caso di tosse o sotto sforzo. Soprattutto nelle donne la prima arma per combattere l´incontinenza urinaria, specie quella da sforzo, e´ la ginnastica ´ad hoc´. ´´Rieducativa quando il problema e´ gia´ presente, ma anche preventiva´´, precisa Pesce ”. “Si tratta di semplici esercizi che andrebbero tramandati da madre a figlia e insegnati a scuola. Dovremmo addestrare gli insegnanti di educazione fisica - e´ convinto l´esperto - e ovviamente le ostetriche e i ginecologi. Circa la meta´ delle donne che partoriscono per via naturale riporta un danno ai muscoli pelvici e il 10-20% di queste avrebbe bisogno di cure specifiche. Basti pensare che in Francia un certo numero di sedute di riabilitazione viene rimborsato a tutte le neomamme´´ La chinesiterapia pelvi-perineale (Cpp) - La ginnastica del perineo migliora il sostegno uretrale e il meccanismo di chiusura, in particolare durante le manovre da sforzo , di conseguenza riduce la perdita di urina . Tutte le tecniche si basano sull’ utilizzazione del gruppo muscolare dell’elevatore dell’ano che possiede un’azione “sfinterica” ed “elevatrice”. La riabilitazione si basa su esercizi di rinforzo muscolare perineale in particolare dei muscoli pubococcigei e sulla correzione delle cattive abitudini acquisite dalle pazienti (ad esempio spingere sulla pancia contraendo la parete addominale) allo scopo di prevenire la perdita di urina; aumentare la contrattilità tonica e fasica “il programma riabilitativo”, prosegue lo specialista, “è basato su semplici regole ed esercizi che devono essere ripetuti tutti i giorni per tre mesi”. Esercizi base: devono essere eseguiti con regolarità e costanza durante l´arco della giornata. 1. Respira usando il diaframma inspirando ed espirando lentamente Le fasi della respirazione sono importanti: l’inspirazione determina un’antiversione del bacino e un rilassamento perineale mentre l’espirazione determina la retroversione del bacino associata a una contrazione perineale. 2. Contrai forte e velocemente il muscolo mantiene i la contrazione e rilassati 3 . In posizione seduta o eretta, mettere in tensione il perineo e "stringere" usando i muscoli del pavimento pelvico. Eseguire l´esercizio più volte durante la giornata svolgendo le normali attività 3 . Saltuariamente (non più di una volta alla settimana), durante la minzione cercare di interrompere completamente il flusso di urina. Esercici di Training muscolare perineale. Questi esercizi andranno effettuati 20 volte per 3 volte al giorno: 1. Supina e rilassata; arti inferiori flessi una mano appoggiata sulla parte inferiore dell’addome per controllare l’attività antagonista dei muscoli addominali, l’altra mano è posizionata sulla faccia interna della coscia per apprezzare l’attività agonista dei muscoli adduttori durante la contrazione del muscolo pubo coccigeo . 2. Seduta con una mano appoggiata sull’addome controlla l’attività dei muscoli antagonisti durante la contrazione del “solito” muscolo . 3. Supina e rilassata, arti inferiori flessi a livello dell’anca e delle ginocchia, con piedi a terra e bacino retroverso. Contrarre e rilassare, alternativamente, il muscolo pubococcigeo mantenere la contrazione per 3-6 secondi. Quindi, sempre lentamente rilassare e far riposare il muscolo per un tempo doppio del tempo impiegato per l’esecuzione dell’esercizio. Ora che hai imparato a contrarre e rilassare l tuo muscolo ripeti l’esercizio in varie posizioni: accovacciata ,a pancia in giù ,seduta, in piedi con le mani sulle ginocchia. 5. In piedi con le gambe leggermente flesse e divaricate con le mani apoggiate ai fianchi fai dondolare il tuo bacino inspira basculando ( spostando ) indietro il bacino ed espira “spingendo “in avanti il bacino contraendo il muscolo Pc e i muscoli addominali 6 Mantieni la contrazione facendo un’espirazione forzata soffiando il naso ,con un colpo di tosse . “E’ importante ” ricorda infine Pesce che gli esercizi di contrazione del muscoli perineali vengano svolti un numero limitato di ma più volte al giorno e che diventino un’abitudine di vita. Il trattamento riabilitativo della incontinenza urinaria femminile non pretendere da solo di risolvere totalmente e durevolmente tutti i casi, ma associato ai farmaci e alla chirurgia consente di ottenere ottimi risultati,” “Le altre tecniche riabilitative”, continua il professor Francesco Catanzaro, direttore urologia - Policlinico Multimedica Irccs Milano, “sono : Biofeedback - attraverso delle sonde vaginali collegate ad apparecchi (monitor ) che, traducono la contrazione muscolare in segnali acustici, visivi o grafici, proporzionali all´intensità della contrazione stessa la donna ha la possibilità di verificare in modo continuo ed istantaneo e interagire quindi sugli esercizi di contrazione muscolare svolgendoli in modo corretto, Stimolazione Elettrica Funzionale (Sef): sfrutta la depolarizzazione delle fibre nervose tramite corrente elettrica per determinare la contrazione della fibra muscolare striata (Sef indiretta) o la contrazione delle fibre muscolari per mezzo di corrente elettrica applicata direttamente sul muscolo (Sef diretta). Il sito di stimolazione nella donna è quello intravaginale (stimolazione diretta) poiché è indispensabile stimolare il nervo pudendo contemporaneamente al muscolo. Coni vaginali . Quasi sconosciuti in Italia, in Francia e in America sono molto usati . Nelle farmacie si trovano set da cinque coni di plastica tutti della stessa dimensione, ma di peso progressivamente crescente (partono da 20 e arrivano a 70 grammi . Si inizia con il più leggero per arrivare a quello più pesante . Dopo averlo collocato in vagina la donna deve trattenerlo contraendo i muscoli del pavimento pelvico. Questa pratica dovrebbe diventare un’abitudine quotidiana perché irrobustisce il piano muscolare che avvolge il canale uretrale “Il trattamento farmacologico” ,spiega il professor Pesce,” per la forma da urgenza o vescica iperattiva si basa su farmaci antimuscarinici (o anticolinergici) agiscono inibendo le contrazioni involontarie della vescica, incrementandone la capacità e ritardando l’urgenza alla minzione. I più usati sono l’ossibutinina, il trospio la tolterodina ai quali si è aggiunta da oltre un anno la solifenacina caratterizzata da una maggiore efficacia e tollerabilità Per la forma da sforzo ultimamente è stato messo a punto un farmaco appartenente alla classe degli inibitori del riassorbimento della serotonina e noradrenalina (neurotrasmettitori del sistema nervoso) che agisce sullo sfintere uretrale per aumentarne la forza di contrazione durante la fase di riempimento della vescica”. “La terapia farmacologica”, ricorda Diomede, “ non è rimborsata dal Ssn ed è quindi a totale carico dei pazienti. Tutti i farmaci sono infatti esclusi dal rimborso, ad eccezione dell’ossibutinina generica, rimborsabile solo se il disturbo è correlato a malattie neurologiche: Parkinson, sclerosi multipla, spina bifida (nota 87)”. “Altre valide soluzioni ( ottenibili con il Ssn ) per la forma da sforzo”, aggiunge il professor Mauro Cervigni ,direttore dipartimento di Uro-ginecologia - Ospedale San Carlo di Nancy, Roma , Past - President Associazione Italiana di Urologia Ginecologica (Aiug) ,“ sono le Iniezioni intrauretrali (nella parete dell’uretra, il canale che collega la vescica con l’esterno e permette la fuoriuscita dell’urina) con sostanze volumizzanti come acido ialuronico, collagene, silicone , le stesse impiegati anche in medicina estetica che raggiungono un’efficacia del 55 - 60 %,. Garantiscono risultati meno duraturi di quelli ottenibili con le tecniche chirurgiche ma ,vista la semplicità possono essere ripetuti nel tempo. ” Tra queste il destranomero/acido ialuronico iniettato in quattro diversi punti delle pareti uretrali dove ne aumenta il volume assicurando una maggiore chiusura e resistenza dell’ uretra secondo studi clinici internazionali con follow up a 3 anni, ha dimostrato una notevole efficacia con guarigione e miglioramento dell’80% dei casi . L’intervento si svolge in regime ambulatoriale (è sufficiente pomata anestetica), è semplice e dura circa 15 minuti. Il risultato è immediato e la paziente può tornare a casa dopo un paio di ore e riprendere le normali attività. Le sostanze utilizzate sono polisaccaridi già presenti naturalmente nell’organismo umano, e rispetto alle altre sostanze in uso, sono biocompatibili e non causano effetti collaterali. Le stesse sostanze vengono infatti utilizzate da 10 anni in Europa, Usa e Canada per il trattamento del reflusso vescicoureterale in oltre 40. 000 bambini nei quali non si è verificato alcun problema. “La chirurgia”, continua il professor Cervigni, “ per la forma da sforzo si avvale oggi di tecniche chirurgiche mini-invasive come la Sling retropubica e la sling transotturatoria (Tot) a totale carico del Sistema Sanitario Nazionale che richiedono incisioni di piccole dimensioni. Si effettuano in anestesia locale o locoregionale con degenze di uno, due giorni, e ritorno alle normali attività in brevissimo tempo - una settimana . I vantaggi rispetto ai “vecchi” interventi invasivi, come la colposospensione secondo Burch che richiede un accesso per via addominale, anestesia generale, ricovero in ospedale e circa un mese di convalescenza, sono la brevità dell’operazione chirurgica e del recupero. Sling retropubica E una collaudata tecnica chirurgica minvasiva per la Ius” , si avvale dell´introduzione, per via vaginale, di una sling - una benderella - in prolene (un particolare materiale plastico biocompatibile ) che viene collocata , senza metterla in tensione, come un’amaca intorno alla porzione mediana dell´uretra. La benderella non viene fissata in regione sottouretrale e a livello della parete addominale in quanto il suo posizionamento è garantito dalle caratteristiche stesse del materiale che fanno sì che rimanga nella posizione in cui viene posta ripristinando così il fisiologico e normale funzionamento dell´uretra e bloccando le fughe di urina. L’intervento della durata di circa 20 minuti si può effettuare in anestesia locale o locoregionale e consente da parte del chirurgo di verificare durante l’intervento la continenza raggiunta : alla paziente viene chiesto di tossire per porre nella giusta tensione la benderella in modo che non eserciti alcuna tensione in condizioni di riposo, assicurando invece una sufficiente pressione di chiusura uretrale durante la tosse o altre manovre che determinino un aumento della pressione addominale Sling transotturatoria (Tot) è una recente metodica mininvasiva di sostegno sottofasciale per l’ incontinenza urinaria femminile da sforzo dovuta a ipermobilità uretrale e/o deficienza sfinterica intrinseca. La procedura è sempre simile quella della Sling retropubica con una variante: l´introduzione della sling - retina - in polipropilene avviene dal forame otturatorio , attraverso un’ incisione praticata nel solco inguino –femorale (e quindi su entrambe le radici delle coscie)”. Questo consente di ridurre al minimo il rischio di lesioni alla vescica, all’intestino o ai vasi principali con percentuali di guarigione superiori al 90% e un tasso di complicanze inferiori alla precedente tecnica retropubica, visto il percorso in zone a minore rischio di lesioni”. Neuromodulazione sacrale - “La stimolazione elettrica delle radici nervose della vescica” aggiunge Pesce “è una nuova frontiera nel campo della incontinenza urinaria femminile. Ed è indicata per l’incontinenza da urgenza o sindrome della vescica iperattiva in quei casi refrattari alle terapie riabilitative e farmacologiche. L´impianto di un vero e proprio pacemaker vescicale che raggiunge risultati positivi nel 60-70% dei casi. Ha lo scopo di ripristinare il corretto coordinamento tra vescica, sistema nervoso centrale e pavimento pelvico. Lo stimolatore è identico a quello usato per i disturbi del ritmo cardiaco e viene posizionato in anestesia locale con una piccola incisione nel sottocute della natica della paziente, senza particolari complicanze. Per verificarne l’eventuale risposta positiva (non tutti i pazienti sono idonei ) si effettua un test di prova introducendo un microscopico elettrodo ai lati dell’emergenza dei nervi che arrivano alla vescica”. L’incontinenza urinaria nell’uomo - “L´incontinenza urinaria” , dice il professor Francesco Catanzaro, “ da sempre appannaggio del sesso femminile per cause anatomiche, colpisce ora sempre di più anche l’uomo (In Italia circa il 30 % dei casi complessivi di incontinenza urinaria- 9% della popolazione maschile e 17% di quella femminile) . Conseguente a interventi alla prostata (ipertrofia prostatica e tumore alla prostata) e causata dall’ indebolimento dello sfintere (muscolo a forma di anello che funziona da "rubinetto ") che collega la vescica all´uretra. E’ un problema emergente che va affrontato con diagnosi accurate e terapie appropriate : riabilitazione perineale, farmaci anticolinergici , iniezioni periuretrali di sostanze volumizzanti ”( acido ialuronico collagene, silicone), per le forme lievi , chirurgia per quelle più gravi Le varie tecniche chirurgiche del passato con risultati non sempre soddisfacenti e gravate da complicanze hanno spinto la ricerca a trovare nuove soluzioni. Ora una nuova tecnica , giunta recentemente in Italia utilizza anche nell’uomo sling di sospensione in prolene - posizionata al di sotto dell’uretra bulbare simile a quella collaudata da tempo con successo nella donna . Attraverso una piccola incisione del rafe mediano del perineo anteriore ( al di sotto dello scroto) la rete viene ancorata con delle viti in titanio inserite nelle branche discendenti del pube La sling crea un piano di appoggio contro il quale viene a comprimersi l’uretra durante uno sforzo impedendo così la fuga di urina. La nuova tecnica della durata di circa 60 minuti è indicata per l’incontinenza maschile da sforzo può essere eseguita in anestesia spinale le percentuali di successo, ovvero di pazienti completamente asciutti, è del 75% . Molti pazienti inoltre riferiscono una miglioramento significativo della continenza. Per i casi più gravi di incontinenza urinaria , provocati da danni o lesioni a carico dello sfintere urinario (conseguenza di prostatectomie radicali per tumore alla prostata) , a seguito dei quali non è più possibile chiudere l´uretra con conseguenti perdite di urina l’impianto dello sfintere artificiale , consente all’80-90% dei pazienti opportunamente selezionati di riacquistare la continenza. Lo sfintere artificiale è un dispositivo che attraverso il posizionamento di una cuffia gonfiabile intorno all´uretra collegata ad un sistema idraulico che può essere azionato dall´esterno , ripristina la normale funzionalità dello sfintere e la continenza - aprendo e chiudendo l´uretra sotto il controllo del paziente e cioè al momento di svuotare la vescica” . Il trattamento, risultato della più avanzata tecnologia, - più di 100. 000 impianti nel mondo in 25 anni di continue innovazioni e modifiche ha dimostrato secondo numerosi studi con follow-up fino a 131 mesi (per un totale 2. 600 pazienti) sicurezza ed efficacia con un miglioramento della continenza superiore al 90%. 170. 000 pazienti trattati in 56 Paesi del mondo nel corso del 2005”. L’enuresi è l’emissione involontaria e incosciente di urina (di solito durante il sonno) in assenza di lesioni dell’apparato urinario in bambini oltre i 5-6 anni, età in cui il controllo minzionale, anche notturno, dovrebbe essere già acquisito. “Il problema” ,spiega il professor, Mario de Gennaro, presidente Societa’ Italiana di Urodinamica - Siud , direttore urologia pediatrica, Ospedale Bambino Gesù, Roma,” “ interessa circa il 27% dei bambini di 4 anni, il 10-15% a 5-7 anni, il 6-7% a 9-10 anni, il 3% a 12 anni e l’1% a 18 anni. Più frequente nei maschi che nelle femmine (fino a 4-5 volte), in genere si risolversi nel corso degli e persiste in età adolescenziale (1-2%) e adulta (0,5%)”. “Il disturbo ” può comparire in modo continuo (tutte le notti) o saltuario (2-3 volte a settimana). L’incontinenza nei bambini negli ultimi decenni è strettamente legata a elementi che l’hanno resa più frequente. Da un lato l’uso di assorbenti ha reso più pigri i genitori nell’insegnare loro a essere autonomi, dall’altro al contrario talvolta si impone un’autonomia in modo frettoloso per poter mandare i bambini all’asilo nido, alcuni dei quali non li accettano con i pannolini. Ciò può accadere anche per alcune scuole riguardo ai bambini meno abili o con problemi di malformazioni. La vita frenetica che spesso si impone ai bambini e il minor tempo dedicato all’educazione nella crescita, li rende troppo spesso dei ritenzionisti cronici di urine Le cause dell’enuresi nella maggior parte dei casi non sono psicologiche, ma organiche o funzionali. “Recenti studi, hanno infatti, evidenziato che solo 1 caso su 5 è legato a problemi psicologici che invece vengono innescati proprio dal enuresi come ansia, disagio e riduzione dell’autostima. Il disturbo ha anche una forte componente genetica ed ereditaria: se ad averne sofferto è un solo genitore il rischio di “tramandarlo ” è del 43% , del 77% se invece ne hanno sofferto mamma e papà . Bisogna quindi distinguere tra i bambini che bagnano il letto soltanto di notte (enuresi “monosintomatica”) e quelli che invece hanno problemi di minzione, come aumento della frequenza minzionale, incontinenza o urgenza, anche durante il giorno (enuresi “sintomatica”). I casi di enuresi primaria, in cui il bambino non ha mai smesso di fare la pipì a letto, dai quelli di enuresi secondaria, in cui il piccolo, dopo aver raggiunto il controllo della vescica, ricomincia a bagnare il letto. L’enuresi primaria di tipo genetico o familiare è legata a tre meccanismi principali, che spesso si associano: la poliuria notturna, le alterazioni della funzionalità vescicale e i disordini del risveglio. La poliuria notturna, cioè la produzione durante la notte di una maggiore quantità di urina, più diluita, è spesso legata a una ridotta produzione nelle ore notturne dell’ormone antidiuretico (Adh), una condizione che riguarda circa il 60% dei bambini enuretici. Il secondo meccanismo è la presenza di alterazioni della funzionalità della vescica, per lo più riconducibili a disturbi della fase di riempimento (iperattività vescicale) o di quella di svuotamento (mancanza di coordinazione tra il muscolo destrusore e lo sfintere) dell’organo. Infine, molto importanti sono i disordini del risveglio. I bambini che bagnano il letto hanno un sonno più profondo e sono più difficili da svegliare degli altri e faticano quindi a percepire le contrazioni vescicali e a svegliarsi La presenza di questo problema, associato agli altri due, complica notevolmente la terapia. Se invece il sonno profondo è la causa prevalente dell’enuresi, il problema si può risolvere “insegnando” all’organismo del bambino a svegliarsi nel momento in cui la vescica inizia a svuotarsi, mediante sistemi di allarme acustici inseriti nel pigiama o nelle mutandine. Molto diverso è il problema dell’enuresi secondaria che, a differenza di quella primaria, ha cause di tipo psicologico (insicurezze e traumi ) In questi casi, la strategia più adatta è quella di ascoltare il bambino con un adeguato supporto psicologico”. Consigli per i genitori . “L’atteggiamento dei genitori verso il piccolo è fondamentale” direttore Urologia “non devono colpevolizzarlo ma nemmeno ignorarlo ma rassicurare il bimbo che il problema si risolve . Se i genitori hanno le giuste conoscenze sull’argomento e sono tolleranti le percentuali di successo vanno dal 30 all’80% Se il bambino è in età prescolare, non ha infezioni delle vie urinarie e ha una forma di enuresi monosintomatica, è corretto aspettare l’evolversi del problema; se però ha già superato i 6-7 anni, occorre intervenire con misure dietetiche e comportamentali perché raramente si insegna ai bimbi come e quanto bere. “È importante che imparino a bere al mattino, quando l’organismo si sveglia disidratato dopo ore di sonno, e poi durante tutta la giornata con scadenze regolari, e non solo nel pomeriggio dopo la scuola o lo sport, o la sera altrimenti rischiano di sovraccaricare la vescica”. La riduzione dell’ assunzione di liquidi durante la sera , è un punto che trova discordi i pediatri perché questo tenderebbe a diminuire la naturale capacità della vescica). Da evitare anche il consumo a cena di piatti ricchi di sale e calcio e il bicchiere di latte prima di andare a letto È poi molto utile far acquisire ai bambini abitudini menzionali corrette: andare a far pipì ogni 2-3 ore durante il giorno e subito prima di andare a dormire Qualunque sia la frequenza, è importante, per scegliere la terapia più idonea, riconoscere le diverse forme di enuresi che spesso hanno cause differenti. “Di notte è importante togliere il pannolino, che non stimola il bambino ad acquisire il controllo e favorisce il mantenimento di un atteggiamento “regressivo”. È inoltre buona norma svegliare il piccolo una volta per notte per fargli fare pipì. In alcuni casi, questo può bastare a farlo restare asciutto; mentre svegliare il bambino più volte e portarlo "di peso" in bagno è controproducente: perché impedisce la connessione tra sensazione di riempimento e risveglio. Il bambino guarisce quando impara a svegliarsi spontaneamente, a localizzare il bagno e a svuotare la vescica”. Le terapie disponibili: le misure comportamentali funzionano nel 5-10% dei bambini. Nei casi casi con iperattività vescicale si associano a questa farmaci anticolinergici o ad azione miorilassante sulla vescica (ossibutinina cloridrato, tolterodina), impiegati anche nell’adulto, mentre in quelli con poliuria notturna si ricorre ad analoghi dell’Adh, capaci di ridurre la produzione di urina. “Le terapie comportamentali si avvalgono di diverse tecniche; il training vescicale e l’uso di allarmi notturni, ma anche l’agopunura e le stimolazioni del piano perineale . L’allarme acustico notturno, una sorta di orologio collegato al pigiama o alle mutandine,suona e/o emette delle vibrazioni quando cominciano ad uscire le prime gocce, svegliando il piccolo, viene utilizzato nei casi di enuresi legata al sonno profondo, che sono i più frequenti”, la sua azione è quella di alleggerire il sonno, rendendo i centri corticali più sensibili ai segnali provenienti dalla vescica. “Questo metodo è adatto ai bambini più grandicelli, perché richiede una loro partecipazione attiva ed è quello che permette di ottenere i maggiori tassi di guarigione immediata e a lungo termine, con percentuali di successo del 60 - 85%. Per i bambini circa il 10-30% che non accettano questo tipo di terapia, all’allarme si associano per un erto periodo anche i farmaci specifici che andranno scalati quando l’enuresi è regredita Molto efficace anche il training vescicale, che si basa su tecniche diverse, tra cui:allenamento: si insegna al bambino a trattenere l´urina per da 2 minuti, dal momento in cui avverte lo stimolo della minzione; per poi arrivare nell´arco di un mese a 45 minuti , conteggio: il bambino viene istruito a interrompere la minzione, contare fino a 3 e poi riprenderla fino a svuotare la vescica, in modo da potenziare lo sfintere esterno e i muscoli del pavimento pelvico . La terapia comportamentale offre risultati superiori ai soli farmaci, con percentuali di successo dell’80%”. Questo approccio centrato sul processo di maturazione della funzione minzionale e vescicale mantiene i risultati a lungo termine ma ha il limite di richiedere una forte compliance da parte del bambino e della famiglia, un’ampia disponibilità di tempo e una buona dose di esperienza da parte dello specialista . Altre valide soluzioni sono la rieducazione perineale il bioffeback e le infiltrazioni intrauretrali di sostanze volumizzanti come acido ialuronico , collagene La terapia chirurgica può essere necessaria, ma solo nell’ incontinenza dovuta a malformazioni congenite Nelle forme più complicate si ricorre alla chirurgia ricostruttiva del collo vescicale o della vescica. Numero Verde Finco: 800. 050415 sito internet: www. Finco. Org . |
|
|
|
|
|
<<BACK |
|
|
|
|
|
|
|