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Notiziario Marketpress di Martedì 12 Dicembre 2006
 
   
  GIORNALISTI: POMPONI, IL PRECARIATO UCCIDE LA LIBERTA’ DI STAMPA

 
   
   Roma, 12 dicembre 2006 - “Ha ragione il Presidente della Camera Bertinotti quando sostiene che il precariato uccide la libertà di stampa e danneggia la ricerca della verità con spirito critico – afferma Dante Pomponi, Assessore capitolino alle Periferie, al Lavoro e allo Sviluppo Locale, che ieri mattina ha partecipato alla presentazione del “Libro bianco sul lavoro nero” presso la sede della Federazione Nazionale della Stampa di Roma, alla presenza del sottosegretario Ricardo Franco Levi e del Presidente della Camera Fausto Bertinotti. “I precari del giornalismo hanno gli obblighi dei lavoratori subordinati, ma sono privi dei loro diritti: sono pertanto “atipici” e “parasubordinati”, anche se li si chiama ipocritamente “lavoratori autonomi”, come se fossero medici, avvocati o commercialisti con la facoltà di imporre una propria parcella – continua Pomponi - Uno dei problemi particolarmente “caldi” sollevati dai giornalisti free lance e di coloro che hanno rapporti di collaborazione con i giornali pubblicati a Roma è la forte sperequazione contributiva tra loro e gli altri lavoratori soggetti a contribuzione separata: per semplificare, i giornalisti lamentano la sostanziale differenza che esiste tra Inpgi 2 (la previdenza dei giornalisti) e Inps 2”. “La situazione dei precari del mondo del giornalismo è davvero preoccupante e le istituzioni non possono restare indifferenti – conclude Pomponi - Se è vero che in Italia sono oltre 30000 le giornaliste e i giornalisti che lavorano in una condizione di precariato, non si può nascondere che ci troviamo di fronte ad un problema civile di libertà, oltre che di emergenza lavorativa. Quello a cui stiamo assistendo è una mercificazione dell´informazione e della professione del giornalista. Sebbene per alcuni non sia ancora così evidente, il precariato rappresenta una grave minaccia della libertà di informazione, un caposaldo della nostra democrazia”. .  
   
 

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