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Notiziario Marketpress di
Venerdì 23 Maggio 2003 |
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LA ROCCA DI SALA UNA STORIA RITROVATA
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Chiusa da oltre trent´anni, dopo i terremoti del 1971 e del 1983, la Rocca di Sala riapre le sue sale al pubblico il 12 aprile 2003. Tra le residenze e i castelli che circondano Parma la Rocca di Sala Baganza, ben nota agli studiosi e agli appassionati di storia dell´arte, è rimasta più in ombra agli occhi e alla conoscenza collettiva. Strano destino di "secondarietà" per un complesso monumentale che, insieme a Colorno, è stato per lungo tempo uno dei poli di un sistema di organizzazione territoriale omogeneo e programmato che costituiva un unico asse dalla collina al Po e che toccava la città di Parma attraverso le aree verdi intorno alle mura, la Cittadella e il Giardino ducale Nel 1987 il Comune di Sala Baganza, con l´acquisto dell´ala nord ovest, cioè della parte "cinquecentesca" della Rocca, ha posto le premesse per un pieno recupero, sia fisico che culturale, di questo complesso, che, oltre alla salvaguardia e al piacere dell´uso, possa offrire nuovi elementi per la conoscenza della sua storia, da troppo tempo affidata alle consuete fonti iconografiche. Il restauro che oggi finalmente si è concluso permetterà a tutti di poterne ammirare gli antichi splendori: architetture, affreschi, decorazioni riportate alla luce, ripristinate e valorizzate restituendo alla Rocca di Sala il suo ruolo primario nel territorio. Nell´occasione della riapertura, l´Amministrazione comunale, insieme allo Studio Breschi-montevecchi curatore del restauro, realizzerà una mostra iconografica, dal titolo La Rocca di Sala. Una storia ritrovata, che ne illustri i risultati. Attraverso la visita e grazie ai pannelli tematici della mostra, organizzati con fotografie, disegni e mappe dedicati al territorio, alla Rocca e al lungo intervento di restauro finanziato dal Comune di Sala Baganza, dalla Provincia di Parma, dalla Regione Emilia-romagna e da imprenditori locali, ripercorreremo la storia, l´architettura e la magnificenza artistica di questo complesso monumentale. La storia della Rocca inizia nel 995 ma comincia ad essere rilevante solo quando diviene proprietà della famiglia Sanvitale, che ne reggerà le sorti fino alla "gran giustizia" del 1612, quando, dopo la decapitazione di Girolamo Ii e di suo figlio Gianfrancesco, il feudo di Sala passa ai Farnese. Con il suo schema di costruzione a torri angolari quadrate con dongione centrale, che ne sottolinea il ruolo di primo piano nell´insieme del sistema dei castelli parmensi, la Rocca di Sala vive, grazie agli interventi dei Sanvitale, il suo massimo splendore. Nel 1461 Stefano Sanvitale "...Vuole erigere fortezza...Un palazzo in forma di torre in un cantone..." e suo figlio, Giberto Ii, termina il lavoro prima del 1477. Tra il 1564 e 1578 la Rocca si arricchisce di un piano nobile con stupendi cicli di affreschi commissionati dal Conte Giberto Iv a Ercole Procaccini (Bologna 1515-Milano 1595), raffiguranti la storia di Enea dalla fuga da Troia all´arrivo nella terra ove sorgerà Roma aeterna. Elementi di cultura raffaellesca e michelangiolesca, appresi durante un soggiorno romano, si amalgamano nel Procaccini con raffinatezze degne del Parmigianino. Ad artisti di scuola padana cinquecentesca sono da ascrivere anche gli affreschi della Cappella palatina e del Gabinetto dei Cesari. Al bolognese Orazio Samacchini (Bologna 1532-1577), per celebrare le sue seconde nozze con la colta e giovane Barbara Sanseverino, Giberto Iv commissiona la sala poi chiamata d´ Ercole in cui sono raffigurate due delle sue dodici fatiche: l´uccisione del leone Neméo e l´uccisione dell´idra di Lerna. Al primo piano della parte pubblica, nelle sale ora adibite ad esposizioni temporanee, i recenti restauri hanno svelato un prezioso apparato decorativo sulle volte e, alle pareti, delicati brani di affreschi a grottesche, quadrature, e paesaggi architettonici, inediti e oggetto di futuri approfonditi studi. Quando la scelta dei Farnese ricade definitivamente su Colorno come residenza ducale, la Rocca di Sala inizia il suo declino. Prima della sua definitiva decadenza ad opera del tenente piemontese Michele Varron che, avuta la Rocca da Napoleone nel 1804, ne fa abbattere nel 1823 varie ali, Antonio Farnese ristruttura le ali est e sud e ne ricava un grande appartamento ad uso della corte con splendidi affreschi del fiorentino Sebastiano Galeotti (Firenze, 1676-1746). Per i limpidi colori, le composizioni vivaci e i luminosi soggetti allegorici, il personalissimo stile del Galeotti, presente nel Ducato dal 1710 al 1729, rivela qui una piena maturità e costituisce un modello, non solo parmense, per il nascente rococò. Sempre negli stessi anni sono documentate prestazioni pittoriche di Pietro Beltrami, Giuseppe Colombi, Giuseppe Baratta ed altri ancora. Insieme ad altri siti di Colorno e di Parma, la Rocca di Sala nella val Baganza si collega al territorio provinciale parmense compreso tra Bardi e Soragna attraverso un percorso di severe rocche, quali Varano, Torrechiara, Montechiarugolo, Felino, Fontanellato, San Secondo e Roccabianca, che nulla hanno da invidiare a percorsi simili presenti in Francia e in Baviera. |
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