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Notiziario Marketpress di Venerdì 23 Maggio 2003
 
   
  VALLE ISARCO - NUOVI PREZIOSI (E CURIOSI) MUSEI

 
   
  Due piccoli ma curiosi musei vanno ad arricchire l´offerta culturale della Valle Isarco in Alto Adige, da millenni crocevia di genti, culture e scambi fra nord e sud d´Europa. Il primo è il museo dei minerali di Tiso (nei pressi di Chiusa), recentemente riallestito con criteri museali moderni, dove fino al 26 ottobre 2003 è in corso una mostra temporanea dei cristalli di roccia più belli delle Alpi e sui curiosi geodi di Tiso (´palle´ di roccia). Il secondo è il museo della Farmacia, nel centro storico di Bressanone. Non a caso: Il Tirolo e Bressanone nella storia europea della farmaceutica costituiscono dei punti nodali. Lungo l´asse nord-sud del Brennero già in tempi remoti si affermò una grande tradizione farmaceutica (basta pensare che attorno al 1540 il celebre medico Paracelso esercitava nella vicina Vipiteno). Colorate palle di roccia al Museo dei Minerali Il genuino borghetto rurale-montano di Tiso, tra boschi e masi in vista delle frastagliate Odle, dove dalla Valle Isarco si stacca la dolomitica Val di Funes, è più famoso per i "geodi di Tiso" che per il pur straordinario paesaggio. I geodi sono formazioni sferiche di roccia che al loro interno spesso custodiscono cristalli bellissimi e hanno preso proprio il nome ´ufficiale´ da questa località della Valle Isarco. Il museo si deve in gran parte al signor Paul Fischnaller, che ha lasciato persino il suo lavoro primario per dedicarsi anima e corpo alla ricerca e allo studio dei minerali. In 25 anni di ritrovamenti è riuscito a raccogliere una formidabile collezione di minerali multicolori. La collezione di Fischnaller, donata al comune di Tiso, non è altro che il nucleo originario del Museo dei minerali, oggi ospitato e riallestito nella Casa delle Associazioni, nel centro di Tiso. I geodi, che toccano fino a 20 centimetri di diametro, visti dall´esterno non sembrano nulla di particolare. Ma appena vengono aperti con un colpo secco, ecco la sorpresa: al loro interno svelano meravigliosi cristalli di agata ricoperti da uno strato di tufo porfirico. L´agata raggiunge infatti il massimo della bellezza dopo essere stata tagliata. Il museo espone anche una raccolta di gioielli d´agata. Particolarmente affascinante è il contrasto tra i geodi "pieni" e quelli "vuoti". Molti dei geodi "pieni" contengono bellissime agate dalle sfaccettature e dai colori strabilianti. Ametiste e cristalli di quarzo si distinguono particolarmente per la loro limpidezza, mentre l´agata è riconoscibile per le forme geometriche. Ogni geode racchiude dunque un suo piccolo segreto di cristallo, da scoprire con una visita al museo. Ma dove si trovano in natura questi geodi? Una volta i geodi si trovavano nella gola del "Gostnergraben", ma anche in altri siti della val di Funes... Ora la raccolta è vietata, ma ci vorrebbe un´attrezzatura speciale, buona condizione fisica e molta fortuna, per trovarne... Ogni giovedì, in Val di Funes si tengono escursioni guidate sulle tracce dei geodi (8 euro a persona compreso visita guidata al museo). Il museo della farmacia di Bressanone Da alcuni mesi a Bressanone ha aperto le porte un nuovo, piccolo museo: il Museo della Farmacia, 150 metri quadrati di esposizione ricavati in una storica casa di Via Ponte Aquila 4 accanto all´Antica Farmacia di Bressanone, in locali messi a disposizione dalla famiglia Peer. Un museo fondato e gestito dall´associazione culturale privata "Recipe!": propone in chiave moderna l´antica sapienza, che sembrava perduta per sempre, ma che viene in parte rivalutata oggi con la medicina alternativa. L´obiettivo del Museo della Farmacia di Bressanone è quello di diventare un centro d´informazione, di formazione e di studi, un punto di riferimento sull´ars pharmaceutica, anche perché per ovvie ragioni non ha pretese di essere esaustivo. Ma per l´unicità dei tesori, questo museo è un vero piccolo gioiello in Europa! All´ultimo grido anche allestimenti e soluzioni espositive ed architettoniche a cura degli architetti Walter Angonese e Paul Senoner, mentre il ´concept´ museale è stato sviluppato da Petra Paolazzi di Innsbruck, con la consulenza scientifica della dottoressa Elizabeth Peer, dell´associazione ´Recipe´! Il museo offre un´informazione retrospettiva della storia farmaceutica e nel contempo un´istantanea sull´attuale impiego di preparati e sulla responsabilità dei farmacisti. Inoltre, nella fattispecie di Bressanone, vuole evidenziare con chiarezza il nesso che intercorre fra la storia delle farmacie e quella di una città. Il museo, infatti, si fonda sui reperti provenienti da un´istituzione di ben 400 anni fa, dell 1602, l´Antica Farmacia Civica di Bressanone, che si affiancava a quella di corte. Colpisce l´ottimo stato di conservazione degli oggetti e dei prodotti, la completezza e l´originalità di quanto conservato qui per secoli. Affreschi del 17° secolo ricoprono le arcate in muratura, e le architetture suggestive evocano ulteriormente l´atmosfera di magia e misticismo delle antiche botteghe. Salendo le scale ci si addentra nel museo accolti dapprima da un centinaio di vecchi contenitori di legno e vetro di varie forme, colori e grandezze, accatastati fino a toccare il soffitto. Contengono prodotti, piante, animali e medicinali da tutto il mondo, sapientemente ordinati secondo la loro denominazione scientifica latina. Ben richiusi, perfettamente conservati e riposti in appositi contenitori, facevano bella mostra nelle vetrine scaffalate delle antiche farmacie per ´impressionare´ e accattivare i pazienti. Gli esemplari particolarmente rari venivano esposti in uno scrigno posto al centro. Visitando il museo, viene davvero voglia di giocare all´apprendista stregone, di mescolare, filtrare e scoprire. I progettisti hanno fatto in modo che i visitatori possano mettere alla prova la propria abilità nello scoprire e nello stabilire connessioni. Anche allora c´era un rimedio per ogni malanno e ogni dolore: si scopre che il grasso di volpe era indicato per le ferite al capo, ma anche per le otiti. Calcificazioni di stomaco di gamberi d´acqua dolce e occhi di gamberi erano invece l´ideale per curare gli occhi... Dietro a queste curiose ricette, vi era tutta una scienza, descritta e rappresentata in una delle sale del museo. Un grande armadio con oltre cento cassetti illuminati, situato al centro del museo, invita il visitatore ad aprirli liberamente e a scoprire il contenuto prezioso, la "materia medica". Al di sopra della scaffalatura moderna si librano due mitici simboli della farmacologia antica: la mummia di un coccodrillo e un dente di narvalo. Il viaggio continua alla scoperta delle droghe, che una volta non avevano accezione negativa ed erano semplicemente "rimedi di origine vegetale o animale in polvere". Pillole di camoscio, bile di bue, ammoniti, pomice, bulbo di china e bitume erano i rimedi usati per curare i nostri bisnonni... C´era anche una specie di viagra: la femmina di una certa specie di cocciniglia ridava vigore all´uomo, ma serviva anche per tingere di rosso la lana. Cocciniglie, pulci e pidocchi ebbero grandissima importanza nei secoli. Così la secrezione di una cocciniglia indiana fino al secolo scorso era utilizzata per la tachicardia, l´epatite e i problemi di fegato, ma anche per la produzione dei primi dischi sonori, ricoperti di una particolare lacca. L´arte farmaceutica è un´ulteriore tematica fondamentale trattata nel museo. Nell´arte farmaceutica i pazienti di ogni epoca riponevano grandi aspettative. I medicamenti dovevano offrire un rimedio rapido e duraturo, essere di gradevole applicazione e conservarsi inalterabili. La preparazione a regola d´arte e a misura di paziente si sviluppò in uno specifico ambito, detto galenica. L´abbondanza di varie forme medicamentose comprende sostanze per suffumigi a scopo inalatorio, unguenti e cataplasmi da spalmare, lettovari e confetti da succhiare, supposte anali o vaginali, compresse e pillole da inghiottire, fiale per iniezioni. L´estensione degli oggetti esposti va dalle rarità storiche del Xvii secolo agli attuali prodotti industriali. Ma vengono esposti anche singoli preparati dal dosaggio personalizzato, provenienti dall´odierno laboratorio della farmacia. Stanno a documentare l´ampiezza e l´evoluzione dall´artigianato galenico alla moderna arte e tecnologia farmaceutica. "La conoscenza del farmacista doveva costantemente evolvere", dice Elisabeth Peer dell´associazione "recipe!". Questo ha favorito lo sviluppo di una vera tecnologia farmaceutica. Una volta per formare le pillole si utilizzava un attrezzo, chiamato "forma-pillole". E i ricchi arrivarono a rivestire questi oggetti forma-pillole con oro o argento! Circa a 200 anni fa risale invece l´avvento della chimica e la sua applicazione nella farmaceutica. Fiale, distillatori, crogioli in esposizione testimoniano l´attività di laboratorio dei due secoli passati. All´inizio c´erano miscugli vegetali con numerosi componenti - molti tipi di vegetali dovevano guarire da molti tipi di malanni. Paracelso promosse proprio il contrario: la pura sostanza attiva preparata chimicamente. Le tecniche alchimistiche in laboratorio della distillazione e della sublimazione introdussero tinture e preparati minerali di arsenico, antimonio, mercurio ed oro. Nella chimica vegetale del Xvii e Xviii secolo la ricerca del principio attivo portò a successi particolarmente grandi. Furono i farmacisti ad isolare nei loro laboratori la morfina, il chinino ed un´ulteriore serie di importanti sostanze vegetali. La crescita dei costi e delle richieste spostarono poi la produzione dalla farmacia all´industria chimico-farmaceutica. Sicurezza, servizio ed assortimento dell´offerta e della consulenza caratterizzano ancora il rapporto fra pazienti e farmacista. A quest´ambito è dedicata una lunga vetrina espositiva. I medicinali costituiscono una "merce" del tutto particolare. La farmaceutica, divenuta professione autonoma, è un´assistenza medica dagli aspetti e dai contenuti scientifici, legali, tecnico-artigianali ed economici. Nell´ambito della preparazione e della distribuzione di medicamenti la farmacia si è trasformata in un centro di assistenza. L´indipendenza d´informazione e di consulenza, di discrezione e di riservatezza fa parte dei doveri professionali del farmacista, quanto la sua costante disponibilità. In ogni farmacia che si rispetti i problemi e la personalità del paziente stanno al centro dell´attenzione. E proprio in questa ottica anche il museo dell´ars pharmaceutica di Bressanone invita ad approfondire e a chiedere informazioni: il team museale della recipe! ha raccolto in un Cd una selezione di "100 domande" che giorno per giorno vengono poste ai farmacisti: Le medicine vanno prese con la luna calante o con la luna crescente? Quanto è alta la mia pressione sanguigna? Quando e perché si coagula il sangue? "A queste e a tante altre domande i farmacisti sanno sempre dare una risposta. Il museo suscita interesse e curiosità e intende guidare i suoi visitatori ad una comprensione più profonda della salute e della malattia, dei mezzi e dei limiti della guarigione", spiegano i promotori del Museo. Maggiori informazioni: Museo dei Minerali, Tiso (Bz), tel. 0472.844522, www.Mineralienmuseum-teis.it  Museo della Farmacia:via Ponte Aquila 4, Bressanone (Bz), www.Pharmazie.it  Orari d´apertura: martedì e mercoledì dalle 14 alle 18, sabato dalle 11 alle 16. Ingresso 3,5 euro  
   
 

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