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Notiziario Marketpress di
Lunedì 14 Novembre 2011 |
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INTRAPPOLATO NEL TEMPO: LA CORSA DI UN ACARO PREISTORICO A CAVALLO DI UN RAGNO
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Bruxelles, 14 novembre 2011 - Un team di scienziati provenienti da Germania e Regno Unito è riuscito a produrre immagini tridimensionali di un acaro mentre andava a cavalluccio su un ragno 50 milioni di anni fa. L´acaro, che misura appena 176 micrometri ed è appena visibile a occhio nudo, era intrappolato dentro un´ambra baltica (resina fossile) ed è il più piccolo atropode fossile che sia mai stato scannerizzato usando tecniche di tomografia computerizzata (Tc) a raggi X. In un articolo pubblicato sulla rivista Biology Letters, il team spiega anche che ci sarebbero voluti 50 milioni di anni perché questi acari evolvessero il comportamento foretico. Questo avviene quando, senza essere un parassita, un animale sale su un altro animale per spostarsi da un luogo a un altro, una specie di autostop del regno animale. Il fatto che l´acaro si sia conservato nell´ambra ha facilitato notevolmente il lavoro degli scienziati. La resina fossilizzata comunemente usata in gioielleria è conosciuta per la sua capacità di conservare organismi e il comportamento che avevano al momento della loro morte con incredibile fedeltà. L´ambra in sostanza immobilizza un organismo in azione. Questo particolare fossile di ambra comunque ha permesso al team di dare un´occhiata al passato. "La maggior parte dei fossili di ambra consistono in insetti singoli o in diversi insetti insieme, ma senza una prova dimostrabile di una interazione diretta. L´eccezionale esemplare che descriviamo in questo articolo è il tipo di ritrovamento che avviene solo una volta su cento mila esemplari," spiega con entusiasmo uno degli autori dello studio, il dott. David Penney dell´Università di Manchester. "La Tc ci ha permesso di separare digitalmente l´acaro dal ragno per rivelare le importanti caratteristiche della parte di sotto dell´acaro, necessarie per l´identificazione. L´esemplare, che è rarissimo tra i fossili, potrebbe essere la testimonianza più antica della famiglia vivente degli Histiostomatidae." Un altro autore dello studio, il dott. Richard Preziosi, anche´egli dell´Università di Manchester commenta le scoperte del team: "La foresi si verifica quando un organismo usa un altro animale di un´altra specie per il trasporto verso un nuovo ambiente. Questo comportamento oggi è diffuso in numerosi gruppi diversi. Lo studio di fossili come quello descritto può fornire indizi importanti su quanto anticamente nel tempo geologico si sia evoluto questo comportamento. Il fatto che adesso abbiamo una tecnologia che appena un paio di anni fa non era disponibile significa che possiamo usare un approccio multidisciplinare per estrarre quante più informazioni possibili da un fossile tanto piccolo e in una posizione tanto strana, il che in precedenza avrebbe portato pochi e inconsistenti dati scientifici." Gli acari e le loro cugine zecche sono piccoli artropodi che appartengono alla sottoclasse Acari e alla classe Arachnida. Gli acari sono conosciuti per essere la causa di diverse forme di disturbi allergici, come la febbre da fieno, l´asma e l´eczema e perché rendono più acuta la dermatite atopica. Gli acari amano frequentare luoghi caldi e umidi come i letti. L´autore dello studio, il dott. Jason Dunlop dell´Università Humboldt di Berlino, dice: "Come tutti sanno, gli acari sono di solito animali molto piccoli ed è difficile lavorare anche con quelli viventi. Gli acari fossili sono particolarmente rari e lo speciale gruppo cui questo incredibile esemplare di ambra appartiene è stato ritrovato sono un paio di volte nella classificazione dei fossili. Grazie a queste nuove tecniche comunque, abbiamo potuto identificare numerose caratteristiche importanti, come se stessimo guardando un animale moderno sotto un microscopio elettronico." Il dott. Jason Dunlop ha espresso anche la sua soddisfazione per il fatto che il lavoro svolto ha contribuito ad "abbattere ulteriormente le barriere tra la paleontologia e la zoologia". Per maggiori informazioni, visitare: Manchester University: http://www.Manchester.ac.uk/ |
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