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Notiziario Marketpress di
Venerdì 25 Novembre 2011 |
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MILANO (TEATRO MANZONI): TANTE BELLE COSE INTERPRETATO DA MARIA AMELIA MONTI E GIANFELICE IMPARATO
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Al Debutta martedì 29 novembre 2011 a Milano in prima nazionale assoluta la nuova commedia di Edoardo Erba “Tante Belle Cose”, con Maria Amelia Monti, Gianfelice Imparato, Valerio Santoro e Carlina Torta. Giocato sul doppio piano della commedia e del dramma psicologico, “Tante belle cose” è un lavoro fresco, vivo, pulsante di energia e comicità. Disegna lo straordinario ritratto di una donna, particolare eppure vicina, in cui chiunque può riconoscere una parente, una conoscente, un’amica; di un uomo semplice e generoso, un signor nessuno capace di grandi cose. E di due malvagi della porta accanto, convinti nel loro perbenismo, di fare la cosa giusta. La Trama: Ci sono persone che non riescono a separarsi dalle cose e accumulano tutto nelle loro case finché gli oggetti non li sommergono. Se ne contano a milioni. In America si chiamano “hoarder”. Orsina è una “hoarder”, fa l’infermiera a domicilio, non è cosciente del suo disagio, ma mette a disagio i vicini, che mal sopportano la sua mania di accumulare e la ritengono responsabile della sporcizia e degli olezzi della palazzina. Per buttarla fuori, i condomini guidati dalla implacabile Bolasco e dal viscido Eugenio assumono un amministratore pieno di debiti e ricattabile, Aristide. Orsina scambia Aristide per un suo paziente e ingenuamente lo fa entrare in casa. Fra i due c’è una spontanea simpatia, e Aristide invece di lavorare per sfrattarla, si illude di poterla aiutare a sgombrare tutto. Nella sua missione impossibile, è costretto ad entrare nella rutilante, divertente e creativa follia della donna, che è legata ad ogni oggetto, anche il più piccolo, da un ricordo affettivo, da un progetto futuro, da un timore irrazionale di privarsene. In un crescendo comico ed emotivo, i due trovano motivi di scontro e di solidarietà, e arrivano fino alla soglia del sentimento. Poi improvvisamente il gioco si rompe: è il condominio ad averla vinta, e i due si separano, irrimediabilmente sconfitti. Ma la vita riserva molte sorprese e… Note dell’autore L´idea di scrivere un testo sugli hoarder è di Alessandro Gassman. Tre anni fa stavo lavorando alla riscrittura di “Roman e il suo Cucciolo” e Alessandro mi chiamò al telefono: "Sono appena stato in America e ho visto un reality su un fenomeno pazzesco, devi scriverci un testo". Gli feci ripetere la parola hoarder due o tre volte, non l´avevo mai sentita, e riagganciai con una sensazione di disagio. Mi capita sempre così quando mi suggeriscono un tema, mi fa sentire inadeguato. Non ci lavoro mai. Ma avevo sentito Alessandro così entusiasta che un pomeriggio mi misi a cercare queste benedette trasmissioni su internet. E scoprii che parlavano di persone che conoscevo molto bene. Persone vicinissime a me nel senso letterale del termine. In America chiamano con una sola parola, hoarder, quella gente di cui noi diciamo: vive in un disordine bestiale, a casa sua non riesci nemmeno a camminarci, tanta roba ci ha dentro. Pare che laggiù il fenomeno coinvolga milioni di persone. Gli psicologi l´hanno definito un disagio psichico grave. Ci hanno scritto saggi, che qualche produttore televisivo audace ha pensato potessero diventare spunti per un reality di successo. Qui da noi il problema, più che a livello psichico, è percepito a livello condominiale. Anche per la differenza di abitudine abitative: là villette in legno dove ciascuno fa e disfa un po´ come crede, qua casermette o casermoni con o senza portineria, con leggine, divieti, regolamenti, devastanti assemblee e liti da manicomio. Insomma qui un hoarder non solo non è considerato né dalla psichiatria né dalla tivù, ma ha una vita molto più difficile sul campo. Si dice: uno scrittore deve immedesimarsi nei personaggi. Ma forse sarebbe più preciso dire: uno scrittore deve trovare dentro di sé quella zona che somiglia a quel tal personaggio. Ecco, per scrivere di un hoarder questo lavoro non è difficile. Siamo tutti un po´ hoarder, almeno in un punto della nostra casa. Per esempio io da hoarder ho la scrivania. Se qualcuno di voi entrasse nel mio studio in questo momento ci vedrebbe sopra: il telefono, la lampada da tavolo, due computer di cui uno abbastanza rotto, una statuetta in plastica dell´uomo ragno, le fotografie delle vacanze, la teiera e una tazza, decine di libri, decine di penne di cui almeno la metà non scrivono, una lente d´ingrandimento, un metro a scomparsa, un galleggiante da pesca, bollettini postali di multe non pagate, la rivista dei programmi tv di Sky, due medaglie di bronzo eredità di mio zio, l´ultimo numero dell´Espresso ancora dentro il cellophane e un pezzo di cemento che è venuto giù ieri dal balcone del vicino e che non mancherò di mostrargli alla prossima assemblea condominiale. Secondo voi il mio problema è riordinare la scrivania? No. Il mio problema è la donna delle pulizie. Ho il terrore che ci metta le mani e sposti le cose. Perché questo apparente disordine è nella mia testa un ordine molto preciso, che però - ecco il dramma - conosco solo io. Quando ho finito di scrivere la storia che vedrete, non avevo ancora un titolo. Chiamare il lavoro con una parola americana che comincia con acca-a-o non mi andava. La sua traduzione letterale accumulatore avrebbe dato l´idea che fosse ambientato da un elettrauto. E poi volevo qualcosa di positivo. Perché è vero, l´hoarder è uno che accumula, perciò interpreta uno dei peggiori vizi di una civiltà inflattiva. Ma è anche una persona che non butta, che riutilizza, che restituisce valore, cioè in qualche modo è un ecologista. E poi non è nel disordine, nell´immondizia che spesso sono nascosti i tesori? L´idea me l´ha data un´amica di famiglia, una signora all´antica che ho incontrato a Pavia, la mia città d´origine. Le ho parlato della mia famiglia, del nuovo figlio in arrivo, dei problemi economici, della casa da ristrutturare e lei mi ha salutato stringendomi la mano e sussurrandomi con voce cordiale: "Tante belle cose". Note di regia Il testo di Erba mi ha colpito sin dalla prima lettura per lo sguardo poetico sulle fragilità umane e al tempo stesso per la delicata ironia con cui vengono messe in scena. Ho sempre più frequentemente la sensazione che ci sia una grande necessità di prestare attenzione ai testi contemporanei. Non per una mia particolare insoddisfazione nei confronti dei classici o del repertorio in generale ma perché trovo che i testi contemporanei rendono più chiaro il percorso sul dove si è “arrivati”. “Tante belle cose” è uno spettacolo che rientra in questa specificità. Innanzitutto per l’argomento trattato. Mi piace quando sulle assi del palcoscenico, media antico, vengono rappresentati i comportamenti della modernità. E’ come se il passato e il presente stabilissero improvvisamente un contatto diretto. E poi Edoardo, nella migliore tradizione pirandelliana, ristabilisce con grazia quella netta differenza che c’è tra comicità e umorismo. Il risultato è un gentile equilibrio tra dramma e affettuosa ironia sui comportamenti umani in grado di generare quella sorta di compassione da cui origina un sorriso di comprensione sulle altrui debolezze. Che poi sono anche le nostre |
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