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Notiziario Marketpress di
Mercoledì 23 Maggio 2012 |
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CONFINDUSTRIA COME E LECCO, INDAGINE CONGIUNTURALE RAPIDA – APRILE 2012
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Como, 23 maggio 2012 - Si è conclusa nei giorni scorsi l’edizione dell’Osservatorio rapido congiunto di Confindustria Como e Confindustria Lecco relativo al mese di aprile 2012. Aprile non ha portato significativi punti di svolta rispetto allo scenario “a marcia ridotta” che le imprese del campione avevano segnalato in marzo. Gli indicatori esprimono elevate propensioni al rallentamento della domanda a cui fanno seguito contrazioni dell’attività produttiva e del fatturato, rivelando uno scenario in linea con quanto segnalato dal Centro Studi nazionale. Il mercato interno resta stagnante e si registrano segnali di contrazione anche per l’export che conserva tuttavia una maggior dinamicità. Il grado di utilizzo degli impianti produttivi segna un peggioramento rispetto a marzo mentre le aspettative economiche e occupazionali per le prossime settimane continuano ad esprimere incertezza. Permangono inoltre le criticità legate alle situazioni di insolvenza e ai ritardi di pagamento, alla volatilità dei prezzi delle materie prime e ai rapporti tra imprese e istituti di credito. Gli ordini - Gli ordini registrati dalle imprese di Lecco e Como rivelano, in aprile rispetto al mese precedente, un marcato segnale di arresto che oltre ad interessare il mercato nazionale, influenza quello estero. La domanda italiana, già in sofferenza secondo i risultati dell’indagine sul mese di marzo, mostra un’ulteriore fase di rallentamento per quasi la metà del campione (il 46,8% contro il 37% registrato nella precedente edizione), mentre il 40,4% delle imprese indica stabilità. Limitato invece il numero di soggetti che comunica di aver ampliato il proprio portafoglio ordini nazionale (12,8%). Le esportazioni si rivelano stabili per il 48,4% delle aziende (il 35,5% in precedenza) e in crescita per un’impresa su cinque (20,4% rispetto al 32,3% di marzo). Il 31,2% delle aziende segnala, per contro, un raffreddamento degli scambi (era il 32,3% nella scorsa edizione). La produzione - Attività produttiva in significativo rallentamento per le imprese di Lecco e Como: solamente il 14,7% del campione ha segnalato un aumento in aprile su marzo, mentre per il 44,1% si è registrata una generale stabilità. Il restante 41,2% ha comunicato invece una diminuzione, contrazione che risulta ancora più evidente dal confronto con il mese precedente in cui i giudizi indicanti il rallentamento erano bilanciati dai giudizi positivi (24,5% in entrambi i casi). In riduzione anche la percentuale sulla saturazione degli impianti di produzione che, dopo il 74% registrato a marzo, scende nuovamente al 72,3%. Il fatturato - A livello congiunto si segnalano rallentamenti anche sul fronte delle vendite. Il fatturato del mese di aprile, rispetto a quanto vissuto in marzo, mostra infatti una diminuzione per poco meno della metà del campione (47,2%) a fronte di un aumento del giro di affari indicato da quasi un’azienda su cinque (il 19,4%). In un caso su tre (33,3%) le imprese non hanno segnalato variazioni rispetto ai livelli di marzo. Le previsioni - Per le imprese lecchesi e comasche si delinea un quadro di incertezza per le prossime settimane: a fronte di un 66,4% di aziende che indicano di attendersi una situazione pressoché stabile e di un 9,3% che prevede invece una crescita, un’impresa su quattro ipotizza un ulteriore rallentamento, così come era già avvenuto nella rilevazione del mese precedente. In controtendenza invece, rispetto a marzo 2012, il dato sulla visibilità delle attività. L’orizzonte temporale si estende ad oltre un trimestre per il 20% delle aziende (in precedenza lo stesso dato era del 14,1%), anche se permane una visibilità limitata a poche settimane (44,8% del campione) o comunque inferiore al trimestre (35,2%). Le materie prime - Il costo associato all’approvvigionamento delle materie prime continua ad essere un elemento di attenzione per le aziende di entrambe le province. Ad aprile un’azienda su quattro (24,5%) ha segnalato, infatti, di aver dovuto far fronte all’aumento dei prezzi delle commodities (aumenti rispetto ai livelli praticati dai fornitori in marzo) mentre nel 70,6% dei casi è stata comunicata stabilità dei listini. Residuale la percentuale di soggetti che ha segnalato una diminuzione (4,9%) dei prezzi. La solvibilità - Circa il 70% del campione continua a registrare situazioni di ritardo nei pagamenti e casi di insolvenza, in linea con i dati del mese precedente. Anche in aprile non si sono registrati miglioramenti in tal senso, ma si segnalano al contrario ulteriori aggravi nel 30,3% dei casi. I rapporti con gli istituti di credito - L’analisi dei rapporti tra le imprese e gli Istituti di Credito continua a mostrare, a livello congiunto, elementi di criticità. Rispetto alle condizioni praticate nel mese di marzo, è stato segnalato un aumento degli spread e dei tassi applicati nel 30,8% dei casi e un incremento delle spese e delle commissioni bancarie per oltre 4 imprese ogni dieci (il 42,9%). I casi riguardanti le richieste di aumento delle garanzie (12,6%) e la restrizione dei fidi (7,5%) sono stati invece più limitati. Per un’azienda su quattro (27,8%) inoltre si registra un allungamento dei tempi di delibera per la concessione dei fidi. L’occupazione - I dati sull’occupazione confermano un calo per le imprese di Lecco e di Como, anche se per la maggior parte dei casi si registra stabilità. I giudizi indicanti una diminuzione si sono attestati al 9,3%, rivelandosi superiori ai giudizi di crescita (pari al 7,5%). Per l’83,2% delle aziende la situazione occupazionale è invece rimasta invariata rispetto al mese precedente. Per i prossimi mesi non si prevedono particolari miglioramenti e la situazione di contrazione dovrebbe protrarsi, così come indicato nel 22,2% dei casi. Permane, tuttavia, un numero elevato di giudizi improntati alla stabilità (70,4%) e si segnalano anche giudizi che prevedono un aumento dell’occupazione (7,4% del campione), decisamente in controtendenza rispetto alla precedente rilevazione nella quale non si registravano giudizi positivi. I Dati Di Como - Sul fronte della domanda, l’indagine rapida evidenzia un aumento degli ordini per il 21% del campione (purtroppo questa percentuale continua ad abbassarsi progressivamente). Si attesta al 57% il numero dei soggetti che indicano invece una stabilità rispetto ai livelli di inizio anno. Gli ordini provenienti dall’estero rilevano una performance migliore, con una crescita per un terzo degli intervistati, stabilità nel 36%. Non si ravvisano segnali di ripresa per la domanda interna che continua a calare: il 38% del campione comunica il mantenimento dei livelli; i giudizi che indicano contrazione sono ormai quasi la metà: il 47%; quelli che esprimono una crescita solo il 15%. L’indicatore della domanda interna risente fortemente del perdurare di una crisi profonda che continua a protrarsi. L’attività produttiva rimane stabile da diversi mesi ma su livelli sempre molto bassi, ciò conferma la presenza di forti inerzie. In media, il campione rivela di utilizzare circa il 71% della capacità produttiva disponibile. Il livello di vendite nel primo trimestre presenta significativi segnali d’allarme: il 35% delle imprese dichiara una calo rispetto ai primi mesi del 2011, il 47% una stagnazione e il restante 18% un discreto incremento. Le aspettative sulle vendite perle prossime settimane non si sbilanciano né in positivo né in negativo, l’incertezza sembra essere predominante. Emerge l’impressione che si navighi a vista, dall’analisi della visibilità sulla domanda, infatti, si evidenzia che sono rari i casi in cui si vada oltre i 2 mesi. Da alcuni mesi l’osservatorio di Confindustria Como monitora attentamente la situazione della liquidità delle imprese, questo tema rappresenta oggi una delle maggiori difficoltà delle Pmi. Il perdurare della stretta creditizia abbinandosi con il dilatarsi dei tempi di incasso, genera forti tensioni sul fronte finanziario, portando in “cattive acque” anche imprese solide e con buoni prodotti/processi. A ciò si aggiungono problematiche sulla solvibilità dei clienti, i casi di mancati pagamenti sono all’ordine del giorno. Il credit crunch si materializza non solo con un incremento dei tassi/commissioni ma soprattutto nell’accensione di nuove linee di credito, o nella richiesta di rientro dagli affidamenti precedentemente accordati. Inoltre, sul fronte occupazionale preoccupano molto gli andamenti della Cassa Integrazione, monitorati mensilmente dall’Osservatorio di Confindustria Como. Negli ultimi mesi, il ricorso alle casse (ordinaria e straordinaria) è ritornato a crescere fortemente. Infine, si portano all’attenzione numerosi casi di cessazione d’attività di molte micro e piccole imprese. Anche questa volta le nostre aziende – commenta Francesco Verga, Presidente di Confindustria Como – segnalano una sempre più scarsa visibilità sulla domanda, che raramente arriva a oltre due mesi. E’ chiaro che con questo stato di cose è impossibile per qualsiasi azienda pensare di fare un minimo di programmazione sugli investimenti o anche solo dare risposte rassicuranti ai propri collaboratori. E così il rischio è di concentrarsi esclusivamente sulla sopravvivenza quotidiana, tralasciando lo sviluppo e la ricerca. Per riavviare la crescita occorrono seri e profondi cambiamenti, ma su questi aspetti mi sembra che ultimamente il nostro Governo purtroppo abbia registrato una battuta d’arresto”. |
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