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Notiziario Marketpress di
Lunedì 29 Aprile 2013 |
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LA FOTOGRAFIA DELLA SCUOLA TOSCANA IN SINTESI “DAL NIDO ALLA SCUOLA SUPERIORE: I DATI DELLA TOSCANA A SUPPORTO DELLA PROGRAMMAZIONE EDUCATIVA TERRITORIALE”. I DATI SONO STATI RACCOLTI IN UN EBOOK
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Firenze, 29 aprile 2013 - I settori istruzione e infanzia della Regione
Toscana hanno elaborato il rapporto sui dati dell’infanzia e dell’educazione in
Toscana, dal titolo “Dal nido alla scuola superiore: i dati della Toscana a
supporto della programmazione educativa territoriale”. I dati sono stati
raccolti in un ebook (link alla pagina per scaricare l’ebook) di cui
presentiamo di seguito una sintesi.
Servizi educativi per l’infanzia in Toscana
Al 31 dicembre 2011 in Toscana sono risultati 1.037 i servizi attivi,
equamente suddivisi tra pubblici e privati (rispettivamente 48,1 e 51,9%). In
220 comuni su 287 almeno un servizio educativo è risultato attivo. Solo 95
comuni hanno registrato un’offerta mista (sia pubblica che privata), 48 solo
servizi privati e 77 solo pubblici. Il maggior numero di servizi è nei grandi
centri urbani (in particolare nella provincia di Firenze) e quello più diffuso
è il nido (821 nidi attivi, 79%). I servizi integrativi (tra i quale prevale lo
spazio gioco, seguito dal servizio educativo in contesto domiciliare) sono poco
più di un quinto.
La ricettività potenziale al 31/12/2011 (numero massimo di bambini che
possono essere accolti nei servizi educativi attivi) è di 28.742 posti (+13,6%
rispetto al 2007). Sempre rispetto al 2007 è cresciuta la potenzialità
ricettiva dei servizi privati (+45,9%) calata lievemente l’offerta pubblica
(-3,2%). Se facciamo il rapporto tra ricettività dei servizi educativi alla
popolazione residente di età 3-36 mesi, dal 2007 al 2011 il tasso di
ricettività è cresciuto passando dal 28,7% al 31,7% (+3%), maggiore perciò alla
media nazionale (19%) e a quello delle regioni del centro-nord (22-25%).
Nel 2011/2012 le domande di iscrizione ai servizi educativi per la
prima infanzia (in termini assoluti 25.348 ,15.241 nei servizi pubblici e
10.107 in quelli privati) sono aumentate del 3% rispetto al 2007/2008, ma
nell’ultimo biennio sono diminuite. In calo le domande per i servizi privati
(-10,7%) ed in aumento quelle per i servizi pubblici (8,9%). All’inizio
dell’anno educativo 2011/2012 le domande sono state oltre 34mila, il 38% degli
aventi diritto nella fascia 3-36 mesi. La capacità di risposta alla domanda è
stata dell’83,2% (+8% rispetto al 2007). L’88% degli iscritti frequenta un nido.
Buona la risposta della Toscana rispetto all’indicatore di Lisbona, indice di
copertura fissato dal Consiglio europeo di Lisbona pari al 33% entro il 2012,
dato che nel 2011-2012 l’obiettivo è stato superato raggiungendo il 33,4%, con
un aumento dal 2004 di quasi 7 punti.
All’inizio dell’anno educativo 2011-2012 sono risultati 8.456 bambini
in lista di attesa, 9,3 ogni 100 residenti nella fascia d’età 3-36 mesi,
sebbene il dato potrebbe risultare sovrastimato dato che nel conteggio sono
stati considerati anche i servizi privati per cui potrebbero risultare bambini
in attesa presso più servizi. Rispetto al 2007/2008 è mediamente diminuita la
percentuale di domande non soddisfatte (-3,5%), anche se un lieve incremento
negli ultimi due anni ha interessato quasi tutte le province. A livelle
generale 1 domanda su 5 circa non è stata soddisfatta.
In ogni servizio educativo ci sono, in media, 4,3 educatori. Se invece
consideriamo il loro numero rispetto ai bambini iscritti, ne abbiamo 1 ogni 5,6
bambini. Rispetto all’esperienza professionale, prevalgono gli educatori in
servizio da più di 5 anni (66,5%). Quelli con più esperienza operano
prevalentemente nei servizi gestiti dal pubblico (57%). Più di 2 educatori su 3
(70,6%) ha un titolo di studio inferiore alla laurea (diploma o qualifica
professionale post-diploma), il 26,7% ha una laurea o post laurea afferente
all’area psicopedagogica e il 2,6% ha invece titoli non afferenti. Poco meno
del 70% degli educatori in possesso dei più elevati titoli di studi (laurea,
master) opera in servizi gestiti da privati. La maggior parte degli educatori
opera in servizi gestiti da privati (62%). Il 78% degli educatori dei servizi
toscani risulta assunto con contratto di lavoro a tempo indeterminato.
Nel 2011-2012 i servizi educativi che ospitano bambini con cittadinanza
non italiana (in tutto 1.856) sono 475. A Prato l’incidenza dei bambini con
cittadinanza non italiana sul totale degli iscritti è quasi doppia rispetto al
resto della regione (13,8% contro 7,3%). Tra i bambini non italiani prevale la
scelta di servizi pubblici (ben l’81%). Rapportando gli iscritti alla
popolazione residente in funzione della cittadinanza, il tasso di accoglienza
tra i non italiani (12,9%) è nettamente inferiore rispetto agli italiani
(30,8%). Al 31/12/2011 risultano iscritti presso i servizi educativi toscani
229 bambini disabili, lo 0,9% degli iscritti totali.
L’istruzione in Toscana
Nel 2011/2012 gli studenti in Toscana sono poco più di mezzo milione,
così distribuiti: 96mila scuola dell’infanzia, 159mila primaria, 98mila
secondaria I grado e 147mila secondaria Ii grado. Dal 2007 l’aumento è stato di
oltre 24mila studenti (al netto della scuola dell’infanzia), con una variazione
complessiva del 6,5% degli alunni. Scomponendo la differenza 2007-2011 per
cittadinanza (oltre che per i vari ordini scolastici) per quasi la metà la variazione
è da imputare agli alunni stranieri. La distribuzione degli alunni per ordine,
anno scolastico 2011/2012, fa registrare maggiori presenze nella scuola
primaria (39%) in rapporto alla secondaria di I grado (24%), mentre di poco
inferiore è la secondaria di Ii grado (37%); i valori risultano ovviamente
legati alla durata dei cicli di istruzione (rispettivamente di 5, 3 e 5 anni).
Dove vanno gli studenti dopo la secondaria di I grado? Il liceo ne assorbe
quasi la metà, 47%. Seguono il professionale intorno al 21% e il tecnico al 32%
circa.
Dispersione scolastica. Riguardo al fenomeno dell’abbandono prematuro
degli studi, la Toscana si colloca tra le regioni italiane con valori superiori
alla media nazionale (18,6% da raffrontare con il 18,2% media italiana) e un
trend non favorevole, soprattutto nell’ultimo periodo, dato riferibile
soprattutto alla componente maschile (23,4%) dato che la percentuale femminile
si attesta sul 13,6%. I Neet – Not in Education, Employment or Training, sono
la quota di popolazione tra i 15-29 anni né occupata, né in un percorso di
istruzione formazione di qualsiasi tipo (escluso l’autoapprendimento). Il
fenomeno è in crescita ed è più diffuso tra le donne che tra gli uomini. In
Italia raggiunge valori preoccupanti (il 22,7% contro una media Ue intorno al
15%), pari nel 2011 ad oltre 2 milioni di persone. I valori toscani sono al di
sotto della media nazionale, ma comunque sopra i livelli del nord ovest e nord
est. Dal 2007 al 2011 la crescita è stata superiore a quella della media
italiana, raggiungendo il 16,4% (i valori riferiti alla componente maschile e
femminile si attestano rispettivamente a 13,4% e 19,4%).
Gli alunni in ritardo rispetto al regolare percorso di studi nel 2011
sono quasi 63mila, il 15,59% del totale iscritti. Il fenomeno è in aumento
negli ultimi cinque anni e riguarda soprattutto le scuole secondarie, specie
quelle di Ii grado. Si va dal 4,1% della primaria, al 12,8 della secondaria di
I grado fino al 29,8% di quella di Ii. Il numero maggiore di studenti in
ritardo frequenta la scuola professionale (il 57,4% di colore che la
frequentano); negli istituti tecnici la percentuale scende 31,8% e si riduce
ulteriormente tra i ragazzi che frequentano i licei, 16,2%.
Passando agli esiti negativi (ovvero i non ammessi alla classe
successiva o color che non superano l’esame conclusivo del ciclo di studi), il
fenomeno ha coinvolto nel 2011/2012 quasi 25mila studenti, il 6,2% del totale
iscritti, ma registra una lieve flessione negli ultimi due anni e si concentra nella
scuola secondaria di Ii grado (13,2%), quasi il triplo della secondaria di I
grado. Ancora i professionali al primo posto (21%), seguiti dai tecnici (16,2%)
ed infine i licei (quasi l’8%).
Conclusa la scuola secondaria di I grado la votazione media degli
studenti toscani si attesta sul 7,4. Alla fine invece del ciclo di studi della
secondaria di Ii grado il voto medio è di 75,5; dal 2007 al 2011 sono diminuiti
gli alunni nelle fasce estreme (voti molto alti e molto bassi).
L’incidenza della popolazione straniera, sempre riferita al 2011/2012,
è di oltre il 12%, l’incremento dal 2007 (10%) è stato progressivo. In Italia,
nonostante la presenza di alunni stranieri sia cresciuta, ancora oggi quasi 1
scuola su 4 ha una percentuale di alunni con cittadinanza non italiana pari a
zero, l’81% ne ha meno del 15% di presenza e solo l’ 1,7% supera il 40%. In
Toscana la presenza degli alunni con cittadinanza non italiana sembra essere
più “diffusa”, meno concentrata, dato che solo il 9,7% delle scuole ha zero presenze
straniere, contro una media italiana del 22,3%, e allo stesso tempo la
percentuale di scuole con oltre il 40% di alunni stranieri è inferiore alla
media nazionale (0,9% contro l’1,7%). Una quota importante è rappresentata
dagli studenti cinesi (che insieme ad albanesi e romeni coprono oltre il 54%
del totale). La comunità cinese, che in Toscana rappresenta quasi il 18% degli
alunni non italiani, si concentra soprattutto nelle zone di Firenze e Prato; in
quest’ultima provincia si arriva al 51% degli alunni stranieri, un valore che
la fa diventare una delle prime in Italia per presenza straniera. Anche la
comunità albanese è fortemente presente nella nostra regione (oltre il 14%), ma
in maniera più diffusa, non concentrata in aree specifiche. La presenza dei non
italiani, pur aumentando in tutte le tipologie, si concentra nelle scuole
professionali come confermato dalla serie storica; qui raggiunge quasi il 20%
di incidenza sul totale.
Molti dei ritardi registrati complessivamente nella primaria sono legati
agli alunni stranieri, così come quasi il 50% dei ritardi nella secondaria di I
e Ii grado; l’incidenza straniera diminuisce nella secondaria di secondo grado
insieme al numero complessivo di studenti non italiani. La serie storica degli
esiti negativi, pur con andamenti altalenanti, evidenzia una lieve tendenza
alla diminuzione, confermando comunque valori elevati che arrivano fin oltre il
25% nella secondaria di Ii grado, il che equivale a dire che uno su quattro tra
gli alunni con cittadinanza non italiana ha un esito negativo. Complessivamente
gli alunni non italiani hanno la percentuale di esiti negativi più che doppia
rispetto agli italiani (12,3% contro 5,3%) in tutti i gradi di istruzione. Le
seconde generazioni sono ancora poco presenti nei gradi più elevati del sistema
scolastico, anche se stanno pian piano aumentando. Complessivamente il 7,7%
degli stranieri di seconda generazione presenti sul territorio nazionale si
trovano in Toscana. L’81% frequenta la scuola dell’infanzia e primaria, il 14%
quella secondaria di I grado e il 5% quella di Ii. Gli alunni stranieri nati in
Italia hanno un comportamento molto più simile agli italiani che non a quello
dei non italiani nati all’estero. Tale dinamica emerge non solo dall’analisi
del ritardo, ma anche da quella sugli esiti negativi.
Gli alunni disabili sono il 2,1% del totale iscritti (contro il 2,3
nazionale). In termini assoluti sono quasi 10mila, L’incidenza maggiore è nella
scuola secondaria di Ii grado, 2,8%.
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