|
|
|
 |
  |
 |
|
Notiziario Marketpress di
Giovedì 27 Giugno 2013 |
|
|
  |
|
|
LA SEDE IDEALE PER TANTI CAPOLAVORI MAI VISTI RIENTRANO PER LA PRIMA VOLTA IN ITALIA PER ESSERE ESPOSTI NELLA DIMORA DEL MERCANTE CHE LI ALIENÒ
|
|
|
 |
|
|
Firenze, 27 giugno 2013 – Tra i più importanti e sofisticati di
Parigi, il Museo Jacquemart-andré vanta, dopo il Louvre, la più ricca
collezione di Rinascimento fiorentino in terra di Francia grazie alle centinaia
di capolavori acquistati a fine Ottocento a Firenze, nell’atelier del celebre antiquario
garibaldino Stefano Bardini o per suo tramite.
Si
configura dunque come un doppio ritorno a casa la mostra Il Rinascimento da
Firenze a Parigi, che per la prima volta riporta in Italia il nucleo principale
della raccolta Jacquemart-andré. Dipinti di Botticelli, Mantegna, Paolo
Uccello, Luca Signorelli, Alesso Baldovinetti, sculture di Donatello e
Giambologna, bronzetti, mobili, ceramiche, in tutto circa 40 capolavori che
riapprodano nella città dove furono creati per essere esposti nella stessa dimora-atelier
del mercante che li alienò.
Villa
Bardini è in effetti la sede ideale, quasi per una nemesi, di questa
esposizione preziosa e spettacolare (6 settembre–31 dicembre 2013) curata da
un’equipe di specialisti italo-francese (Giovanna Damiani, Marilena Tamassia,
Nicolas Sainte Fare Garnot). Un progetto posto sotto la diretta tutela di
Cristina Acidini, Soprintendente Speciale per il P.s.a.e. E per il Polo Museale
della città di Firenze, e di Gabriel De Broglie, Cancelliere dell’Institut de
France, le due istituzioni che promuovono l’evento insieme alla Fondazione
Parchi Monumentali Bardini e Peyron e al Museo Jacquemart-andré con la società
di gestione Culturesespaces presieduta da Bruno Monnier.
Si tratta
di un’opportunità creatasi grazie al cospicuo prestito concesso dalla
Soprintendenza alla monografica sul Beato Angelico organizzata a Parigi un anno fa. Opportunità colta al volo dagli
stessi sostenitori del progetto, Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Camera di
Commercio, Unicoop Firenze, Civita Group e Studio Copernico, con il supporto
tecnico di Admarco, Catola & Partners e Polistampa.
L’epopea dei grandi antiquari
fiorentini, la nascita del mito Firenze/rinascimento, la febbre del
collezionismo che a cavallo tra Ottocento e Novecento contagiò la parte più
colta della ricca borghesia europea e americana, sono capitoli di una storia
narrata mille volte. Storia che ha comunque un suo pendant negativo nel
saccheggio del patrimonio artistico nazionale, largamente disponibile sul mercato
antiquario in quegli anni post unitari e colpevolmente lasciato libero di
espatriare.
Questo e
altro hanno ricordato Soprintendente, curatori e il Presidente della Fondazione
Parchi Monumentali Bardini e Peyron, Michele Gremigni, presentando oggi alla
stampa il programma della mostra. La straordinaria collezione Jacquemart-andré
si è infatti formata come quelle dei maggiori musei internazionali, con anni di
acquisti selezionati e intelligenti, con in più la passione per l’arte di due
coniugi innamorati, colti e lungimiranti, oltre che molto facoltosi.
Edouard
André, erede di una famiglia di banchieri dell’aristocrazia imperiale, amico e
compagno d’arme di Napoleone Iii, lasciò prima l’esercito, poi la politica, con
lo scopo preciso di colmare di tesori artistici il grandioso palazzo-museo
fatto costruire a Parigi sull’esclusivo Boulevard Haussmann. Nélie Jacquemart
era invece pittrice, ritrattista della buona società. Si sposarono entrambi già
in età avanzata e, grazie a lei, Andrè si innamorò dell’Italia e dei maestri
del Rinascimento.
A partire
dal 1882, ad ogni anno corrispose dunque un viaggio a Firenze dove trovarono in
Bardini l’interlocutore ideale, un mercante-agente abile e fornitissimo, dal
quale acquistarono i capolavori a centinaia e di ogni genere, che oggi fanno
del Museo Jacquemart-andré uno degli splendori di Francia. Rimasta vedova nel
1894, Nélie continuò a frequentare Firenze e a fare acquisti fino alla morte
nel 1912, quando lasciò allo Stato palazzo e collezioni con il vincolo di farne
un museo pubblico accessibile a tutti. L’arte, diceva in accordo col marito,
deve essere condivisa.
Un anno dopo, nel 1913, il Musée
Jacquemart-andré era già realtà e oggi festeggia 100 anni. Col ritorno a
Firenze della parte preminente delle opere fiorentine il cerchio, magicamente,
si chiude.
Una storia
d’amore vissuta ad arte
Edouard e
Nélie, i coniugi appassionati dell’Italia che crearono la raccolta
Jacquemart-andré
Morendo
nel 1912, Cornélia Barbe Hyacinthe (Nélie) Jaquemart lasciò in eredità alla
Francia, con il vincolo dell’apertura al pubblico, lo splendido palazzo
parigino di Boulevard Haussmann dove, col marito Edouard André, aveva raccolto
quanto di più straordinario offrisse il mercato dell’arte di fine Ottocento:
centinaia di capolavori del Rinascimento italiano soprattutto, ma anche opere
inglesi, olandesi, francesi, sia dipinti che sculture, arredi, mobili e
oggetti.
Inaugurato
nel 1913, in questo 2013 il museo compie dunque 100 anni, sempre lodato e
visitatissimo, simbolo perenne di quanto possa ottenere una storia d’amore
coniugale vissuta tanto nella disponibilità di enormi capitali, quanto nella
passione per l’arte, italiana in particolare.
Edouard
André (1833-1894) era un militare di carriera, bell’uomo, aitante, figlio di
banchieri protestanti arricchitisi con Napoleone I. Dalla famosa accademia di
Saint-cyr uscì con il grado di ufficiale
delle Guide, il reggimento d’élite al servizio di Napoleone Iii con cui
combatté nella campagna d’Italia del 1859 (per noi 2° guerra d’Indipendenza) e
in quella del Messico. Congedatosi a 30 anni, fu eletto deputato e partecipò
agli eventi del 1870-71, tra cui la tremenda debacle contro la Prussia. Deluso
dalla politica, decise infine di dedicarsi solo a collezionare arte. Impresa
per cui nel 1875 chiese all’architetto Henri Parent di realizzare il grandioso
hôtel particulier, oggi museo.
Fu in
questa fase che conobbe Nélie. Lei era una pittrice non più giovanissima, ma
assai nota come ritrattista della buona società. Galeotto fu il ritratto di
Edouard che le fu chiesto di dipingere. Quando nel 1881 si sposarono con rito
civile nella mairie dell’8° Arrondissement lei aveva 40 anni, lui 47. Senza
figli, investirono fortune ed energie per edificare il loro mausoleo. Nélie
aveva imparato ad amare l’Italia e il Rinascimento dal suo maestro Ernest
Hébert. Edouard fu presto contagiato dalla stessa febbre. Lei dal suo progetto.
Iniziarono così i viaggi annuali in Italia e a
Firenze. I coniugi André fecero solo acquisti mirati, di selezionate rarità su
consiglio di un cenacolo di esperti costituito dai direttori dei maggiori
musei. A Parigi Nélie mise a profitto il suo talento di pittrice e il suo gusto
naturale per ammobiliare e decorare il piano nobile di Boulevard Haussmann.
Edouard organizzò invece il museo italiano. Alla sua morte nel 1894, Nélie ne
completò il progetto, spingendosi poi anche in Oriente per arricchire
l’imponente collezione.
Edouard
André e Nélie Jacquemart erano entrambi mossi da profondi valori filantropici e
da un altrettanto profonda convinzione: l´arte si condivide. Appassionati del
Rinascimento realizzarono al piano nobile della loro dimora un autentico museo
privato consacrato al Quattrocento italiano, che essi riservavano agli amici
intimi.
La scelta
delle opere riflette evidentemente i loro gusti: di Edouard per certi dipinti
veneziani come lo sconvolgente Ecce Homo di Mantegna; di Nélie per gli artisti
fiorentini come Paolo Uccello, Botticelli o Perugino. La sala delle sculture
ospita una delle più belle raccolte di marmi italiani del Xv e Xvi secolo conservate
in Francia: da Donatello a Luca della Robbia a Laurana.
La sala
fiorentina si presenta sia come luogo di culto con opere d’ispirazione
religiosa, sia come galleria antologica con dipinti di Botticelli, Botticini,
Perugino e il celebre San Giorgio che trafigge il drago di Paolo Uccello.
Dominata da un superbo soffitto a cassettoni attribuito a Mocetto la sala
veneziata celebra invece Mantegna, Bellini, Carpaccio secondo il tipico decor
di un palazzo della Serenissima.
Affidando
all’Istituto di Francia palazzo e collezioni perché fossero aperti al pubblico,
il testamento di Nélie restò fedele al progetto del marito: l’arte deve essere
condivisa.
|
|
|
|
|
|
<<BACK |
|
|
|
|
|
|
|