Pubblicità | ARCHIVIO | FRASI IMPORTANTI | PICCOLO VOCABOLARIO
 













MARKETPRESS
  Notiziario
  Archivio
  Archivio Storico
  Visite a Marketpress
  Frasi importanti
  Piccolo vocabolario
  Programmi sul web








  LOGIN


Username
 
Password
 
     
   


 
Notiziario Marketpress di Giovedì 17 Ottobre 2013
 
   
  TRA 7-8 MESI POSSIBILE INSOLVENZA DELL’ILVA LO HA DICHIARATO DURANTE IL CONVENGO BILANCI D’ACCIAIO ANTONIO GOZZI, PRESIDENTE DI FEDERACCIAI. NELL’EVENTO ANCHE L’ANALISI DEI DATI ECONOMICO-FINANZIARI DEL 2012, IN CALO RISPETTO AL 2011, E LE ATTESE SUL 2014-2015

 
   
   Brescia, 17 ottobre 2013 - Tra pochi mesi potrebbe verificarsi lo stato di insolvenza dell’Ilva. Lo ha detto il 16 ottobre durante la quinta edizione di Bilanci d’Acciaio Antonio Gozzi, presidente di Federacciai. «Con l’attuale situazione dell’Ilva – ha dichiarato -, generatasi a seguito di un vero e proprio accanimento giudiziario contro l’impresa tarantina, c’è stato un deterioramento della marginalità dell’azienda, che si sta aggravando. Se non cambierà qualcosa in fretta tra 7-8 mesi non escludo che potrebbe verificarsi una situazione di insolvenza dell’Ilva». Ma non solo Ilva è stata al centro del dibattito. Anche il mercato dell’acciaio e i risultati di bilancio della filiera siderurgica sono stati protagonisti del convegno Bilanci d’Acciaio. Mercato - Per la siderurgia italiana, l’appuntamento con la ripresa dovrà essere rimandato. Almeno di 12-16 mesi. Lo hanno previsto i relatori della quinta edizione di Bilanci d’Acciaio, il convegno organizzato da Siderweb sulle performance economico-finanziarie di 2.000 imprese attive nel settore dell’acciaio e nelle industrie utilizzatrici. «Non sono ottimista per i prossimi mesi – ha detto il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi -. Siamo un paese in forti difficoltà, con margini di manovra praticamente inesistenti e penso che per 12-16 mesi non ci sarà spazio per la crescita». Visione confermata anche da Gianfranco Tosini, responsabile del Centro Studi Siderweb. « Nel 2014 – ha dichiarato – ci sarà sì un lieve incremento del consumo si prodotti siderurgici, ma molto inferiore ai cali registrati nel 2012 e 2013. Per il pieno recupero delle riduzioni dell’ultimo biennio, quindi, bisognerà attendere sino al 2015». Nel 2012, invece, la domanda reale di acciaio è scesa in Italia dell’8,2%, contro il -4,8% dell’Unione Europea. Più ottimista, invece, Matteo Bugamelli (responsabile della divisione struttura economica e del mercato del lavoro di Banca d’Italia), secondo il quale «un’indagine di Bankitalia ha sottolineato che una parte rilevante degli imprenditori italiani vede la ripresa nel 2014, anche se non è ancora chiaro che forza avrà la crescita e che settori coinvolgerà maggiormente». Risultati della filiera siderurgica – Nel 2012, le oltre 2.000 imprese il cui bilancio è stato analizzato dallo studio Bilanci d’Acciaio hanno mostrato «un peggioramento del business tipico, un valore aggiunto stabile rispetto al fatturato – ha elencato Claudio Teodori, prorettore dell’Università degli Studi di Brescia -, una riduzione della capacità di assorbimento dei costi strutturali e una leva finanziaria contenuta o negativa. I dati sono in generale peggioramento, anche per la redditività, scesa del 2-3% rispetto al 2011». In conclusione, a livello macro, si nota «che la crescita dimensionale porta migliori performance, le aziende specializzate guadagnano di più e la diversificazione geografica porta risultati». In conclusione, si chiede Teodori, alla luce del peggior manto dei risultati negli ultimi anni, «l’attuale modello di business che sta alla base dell’acciaio italiano, in futuro, porterà ancora utili?». Sistema Italia – Non sono mancati accenni anche al sistema-Italia. Secondo Maurizio Faroni, direttore generale di Banco Popolare il nemico si chiama «ipertrofia normativa: siamo un paese che ha bisogno di semplificazioni». Ma non solo: per Franco Polotti, amministratore delegato di Ori Martin, «c’è bisogno di un clima diverso. Oggi chi fa l’imprenditore è visto negativamente, questa visione deve mutare». Per Pasini, la risposta al calo della domanda interna è l’export, a cui si può accedere, come ha detto Umberto Nobile (partner di Ernst & Young) anche grazie ai micro e minibond, oggi più facili grazie ad una semplificazione normativa. Un’altra freccia all’arco dei siderurgici potrebbe essere l’assicurazione credito che, come ha spiegato Pietro Vargiu (direttore commerciale di Coface Italia), visto il miglioramento dei risultati dell’ultimo trimestre nel prossimo futuro concederà maggiori fidi ai clienti.  
   
 

<<BACK