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Notiziario Marketpress di
Lunedì 21 Maggio 2007 |
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RADIO 1 RAI: RAOUL BOVA AL COMUNICATTIVO: “SOGNAVO DI DIVENTARE UN CAMPIONE OLIMPIONICO DI NUOTO” “IL MIO PORTO È LA FAMIGLIA”; “MI PIACE FOTOGRAFARE GLI ALBERI”; “L’INVECCHIAMENTO MENTALE MI FA UN PO’ PAURA”
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Roma, 21 maggio 2007 - L’attore è stato l’ospite di venerdì 18 maggio su Radio 1 al “Confessionale del Comunicattivo”, programma di infotainment dedicato alla comunicazione in tutte le sue forme e linguaggi ideato e condotto dal massmediologo Igor Rigetti. Ecco un estratto dell´intervista. Nel tuo ultimo film “Io, l’altro” nelle sale da domani interpreti un pescatore. Nella realtà qual è il tuo porto? Il porto è la mia famiglia, il posto dove ritorni dopo una lunga avventura. Da ragazzo eri campione di nuoto. All’epoca che cosa sognavi per il tuo futuro? Sognavo di diventare un campione olimpionico, poi il destino mi ha portato completamente da un’altra parte, ma tutto quello che ho fatto mi è servito. La disciplina del nuoto e le delusioni mi hanno dato una grande preparazione per ciò che poi ho dovuto affrontare. Anche perché agli inizi la popolarità era un po’ troppo esagerata rispetto a quello che rappresentavo per me stesso come attore. Non mi sentivo di meritare tanto clamore, a livello di qualità. Quindi è scattata dentro di me la voglia di migliorarmi, di studiare, per arrivare all’altezza della popolarità che i media mi avevano dato. Hai prestato servizio militare nel corpo dei bersaglieri. Quando senti la fanfara ti metti a correre? Era così stressante fare il servizio militare perché appena ti alzavi la mattina per andare al bagno dovevi correre, questa era una regola. Però è stato un bellissimo periodo della mia vita, ho capito quanto era inutile il servizio militare. Comunque mi sono trovato molto in sintonia con gli amici. Insomma, un momento da ricordare. Quali sono i tuoi hobby? Ho la passione per la fotografia. Fotografo sempre alberi. Alcuni hanno forme strane, talmente particolari che a seconda della luce sembra ci sia qualcosa dentro. Una volta a Los Angeles ho trovato un albero che sembrava un corpo di donna con una mano di uomo che veniva da dietro appoggiata sull’inguine e sotto c’era la radice che sembrava un cuore. Dopo aver interpretato personaggi con la divisa con la regia di Pupi Avati hai assunto le sembianze di un uomo combattuto tra il bene e il male, Dio e satana. Hai mai vissuto un conflitto del genere? Sì costantemente, dietro l’angolo c’è sempre il peccato e ci sono delle tentazioni, momenti in cui vorresti mollare tutto o cedere, mentre la differenza la fa il non cedere nelle situazioni più semplici, mantenere una forza interiore. Questo è quello che poi ti rende fiero di te stesso. Quali sono le tue tentazioni? Le tentazioni sono tante, dal guadagno facile, al provare la scorciatoia, a dire una bugia magari del tutto benefica. La tendenza è di ovviare ogni giorno a queste tentazioni, ma non è detto che chi parla di sincerità sia immune alla bugia o uno che parla di fedeltà sia immune alla voglia di vedere altre donne. In realtà il discorso è molto semplice, cercare di far diventare queste tentazioni una cosa normale e non nasconderle. Accettarsi per tutte le tentazioni che hai. Questo penso sia il modo migliore per esorcizzarle. Che cos’è che riesce a sedurti? Mi seduce molto la verità, la passione fatta con molta umiltà senza alcuno scopo economico. Quando ho visto i produttori di questo mio ultimo film dedicarsi completamente al progetto senza pensare al ritorno economico sono rimasto veramente colpito perché ho capito che forse ho avuto dei pregiudizi nel considerare tutto il cinema, tutti i produttori cinematografici che fanno questo mestiere solo per guadagnare. Hai interpretato il personaggio di San Francesco. Che viaggio in te stesso hai intrapreso per immedesimarti in lui? Il viaggio è stato molto ricercato, contrastato, in qualche modo forzato perché cercavo di trovare San Francesco, cercavo di trovare una chiave. Sono stato un mese in ritiro in un convento, facevo una meditazione la mattina, pregavo, facevo tutto quello che fa un frate francescano. Stavo in silenzio, dormivo in una celletta del convento. Però paradossalmente San Francesco non mi ha dato nessun tipo di segnale, la spiritualità era cercare i suoi concetti, le sue idee. Nel momento in cui sono tornato a casa un’ espressione di mio figlio mi ha fatto capire che cosa fosse San Francesco. Una sera mi ha detto: “Papà mi stai dicendo questa cosa con il cuore?”, un frase pronunciata con un’espressione d’ingenuità, di una purezza e di innocenza dove era racchiuso tutto il significato di San Francesco. Quali sono le tue paure? Quelle di perdere il controllo della mia mente, l’invecchiamento mentale mi fa un po’ paura. Quando arriverò a non avere voglia di conoscere e di imparare. Mi fa impressione, per esempio, quando alcune persone a causa di malattie perdono il controllo di se stesse. Essere belli può essere faticoso? Sono sempre dell’idea che ognuno ha una caratteristica. Il poeta scrive le poesie, il pittore dipinge e ognuno ha una qualità, quindi si esprime con quella che ha. Chi è bello ha un vantaggio per quanto riguarda la moda e probabilmente anche per il cinema. La differenza tra moda e cinema è che nel cinema devi comunque essere un attore di grande livello, la gente non crede alle passioni crede ai sentimenti. Quindi non crede soltanto alla bellezza. Se vuoi fare solo il modello ovviamente ti aiuta ma per il cinema probabilmente no. Devi dare qualcos’altro, la gente è diventata molto attenta, non accetta più solo la bellezza mera e semplice. Hai lavorato con i più importanti nomi del cinema mondiale. Scelte oculate o fortuna? Tutte e due. La fortuna mi ha aiutato moltissimo, l’unica volta dove forse ho avuto un piccolo merito è stato nel lasciare andare questa fortuna, farmi guidare dal fato e probabilmente aver ascoltato i segnali che mi dava questa vita. Cercare di scoprire in che direzione andare. Questo è stato il mio unico pregio nella vita artistica. Fatica, studio e impegno, sono questi uniti alla tua sensibilità e al tuo fascino ad aver determinato il tuo successo. Che dire a chi pensa di essere divo partecipando a un reality? Penso che chi si sente divo anche senza partecipare a un reality è un perdente in partenza. Non c’è nessuno che è un divo. Non bisogna considerarsi così perché altrimenti significa che i concetti della tua vita molto bassi, quindi sei destinato a finire molto presto. Dipende da quello che vuoi fare, se vuoi goderti il momento perché è questo quello che pensi della tua vita, va bene, considerati divo e finisci lì. Ognuno deve capire che cosa vuole fare. Le cose che pagano sono sempre i sentimenti, le verità e l’umiltà. Anche tu così lontano dalle paparazzate sei stato convocato dal procuratore di Potenza per l’affaire Corona. Che cosa pensi di questa vicenda? Penso che Woodcock abbia fatto il suo lavoro, ci sono state cose che sono sfuggite un po’ a tutti, è diventata molto più grande di quello che poteva essere. Sono state coinvolte molte persone inutilmente e questo ha fatto il gioco della stampa. Alcune persone sono state invitate solo per rispondere o per vedere delle foto in cui stavano a cena con altre persone. Ma a cena con altre venti persone. Me compreso. Questa cosa l’ho trovato non del tutto coerente. Che cos’è che più ti irrita degli altri? La presunzione, la falsità e l’arroganza. Progetti? Uscirà quest’estate in America un film sulla Cia intitolato “The Company” con la produzione di Ridley Scott dove faccio un guerrigliero cubano e poi a ottobre ci sarà il ritorno di un film di genere che è “Palermo- Milano”. . |
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