Pubblicità | ARCHIVIO | FRASI IMPORTANTI | PICCOLO VOCABOLARIO
 













MARKETPRESS
  Notiziario
  Archivio
  Archivio Storico
  Visite a Marketpress
  Frasi importanti
  Piccolo vocabolario
  Programmi sul web








  LOGIN


Username
 
Password
 
     
   


 
Notiziario Marketpress di Mercoledì 27 Giugno 2007
 
   
  ASSEMBLEA ANNUALE UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE: SODDISFACENTE IL BILANCIO 2006. CRESCONO PRODUZIONE, CONSUMO E EXPORT. I PAESI DELL’EUROPA RESTANO LA PRIMA AREA DI SBOCCO DELL’OFFERTA ITALIANA

 
   
   Cinisello Balsamo 27 giugno 2007 - Nel 2006, la produzione italiana di macchine utensili, robot e automazione si è attestata al valore record di 4. 992 milioni di euro, aumentando del 15,9% rispetto al 2005. Confermatasi al quarto posto della graduatoria mondiale per produzione e al terzo per vendite all’estero, l’industria italiana si è giovata dell’incremento dell’indice degli ordini, cresciuti del 15,7%, in ragione d’anno. Questo, in sostanza, il bilancio dell’industria italiana costruttrice di macchine utensili, robot e automazione presentato questa mattina, durante la annuale assemblea dei soci, da Alberto Tacchella, presidente Ucimu-sistemi Per Produrre, alla presenza di Corrado Passera, consigliere delegato e Chief Executive Officer di Intesa Sanpaolo. Il risultato complessivo è stato determinato sia dalla buona performance delle esportazioni, aumentate del 17,7%, a 2. 787 milioni, sia dal positivo andamento delle consegne interne che, cresciute a 2. 205 milioni (+13,6%), hanno beneficiato del rilevante incremento del consumo salito a 3. 537 milioni (+13,7%). Il rapporto export su produzione è salito dal 55% del 2005 al 55,8%. Il saldo della bilancia commerciale è ulteriormente migliorato, rispetto al 2005, attestandosi a 1. 455 milioni di euro (+21,4%). I principali mercati stranieri di sbocco della produzione italiana sono risultati Germania (11,6% del totale), Cina (9,6%), Stati Uniti (8,1%), Spagna (7,6%) e Francia (6,8%). In crescita le vendite in Germania (309 milioni, +18,1%), Spagna (202 milioni, +11,8%) e Regno Unito (74,5 milioni, +28,2%) mentre quelle in Francia hanno patito una flessione (181 milioni, -10%). Tra i paesi emergenti, buoni riscontri si rilevano dalle vendite dirette in Polonia (+82,8%), Russia (+48,2%), India (+14,8%), Repubblica Ceca (+65%) e Romania (+35,6%). Di segno opposto le consegne in Brasile (-14,6%) e Messico (-26,9%). Dall’analisi dei dati di export italiano, emerge che le vendite nei paesi di area euro sono pari al 61,5% del totale esportato. Questa indicazione trova ulteriore conferma nell’analisi dell’andamento dell’export di made by Italians di settore degli ultimi 15 anni. Dallo studio illustrato questa mattina da Alberto Tacchella, emerge che “a fronte del profondo cambiamento del mercato mondiale, che ha visto lo spostamento deciso di produzione e consumo nei paesi di area asiatica, l’industria italiana di settore ha incrementato il proprio presidio nei paesi del vecchio continente (non solo Ue) dal 18% al 24%, riducendo la già minima quota detenuta sul mercato asiatico, scesa dal 3,2% al 2,4%”. Dal confronto con i due picchi del ciclo economico 1992-94 e 2004-2006, l’andamento delle vendite italiane, cresciute del 98%, risulta più dinamico rispetto all’andamento del consumo mondiale che registra un incremento pari al 77%. In ragione di ciò, la quota delle vendite italiane sul consumo mondiale passa dal 9,1% al 10,2%. “Tali dati - ha commentato Tacchella - sono molto soddisfacenti poiché dimostrano quanto l’offerta italiana di settore sia apprezzata. Essi sono la prova tangibile che non è l’industria italiana a aver perso competitività, bensì il sistema economico del paese”. “A conferma di ciò un altro dato: a fronte dell’incremento dei consumi nei paesi asiatici, i costruttori italiani hanno incrementato le proprie quote nei mercati italiano, europeo e americano, perdendo terreno in Asia”. “Tutto questo - ha rilevato Alberto Tacchella - dimostra che i costruttori hanno preferito sfruttare le posizioni di favore che avevano acquisito, cercando di incrementare le quote su quei mercati ove già erano più forti: l’Europa in particolare. Mercato tradizionale e quindi, per certi aspetti, più facile da controllare ma sicuramente più esigente e selettivo di altri, mercato che rappresenta l’alto di gamma”. “D’altro canto, il presidio dei mercati emergenti da parte dei costruttori italiani risulta praticato ancora in modo limitato rispetto alle potenzialità offerte. Per penetrare in questi nuovi mercati gli imprenditori hanno bisogno di un sistema strutturato che li supporti, un sistema che comprenda anche il ruolo degli istituti finanziari”. “A loro - ha proseguito il presidente di Ucimu-sistemi Per Produrre- chiediamo attenzione, supporto consulenziale e flessibilità nella valutazione della concessione creditizia”. “La ‘vicinanza’ dell’istituto di credito all’impresa può essere utile sia per il finanziamento di progetti di internazionalizzazione sia per gli investimenti in innovazione”. “In merito al primo tema, è fondamentale che le banche proseguano sempre di più sulla strada dell’internazionalizzazione, processo che permette alle imprese di essere accompagnate nel presidio diretto dei nuovi mercati”. “In materia di innovazione, vera leva strategica per mantenere e allungare il gap qualitativo di cui gode il made in Italy settoriale rispetto alla produzione offerta da concorrenti, occorre pensare a azioni strutturate che, oltre a prevedere la collaborazione continua tra le nostre imprese e gli istituti di ricerca, considerino anche il ruolo degli istituti di credito, il cui intervento risulta imprescindibile. Esso, infatti, permette alle imprese del settore di sostenere lo sviluppo di progetti per l’innovazione tecnologica e di dotarsi di strutture interne specificatamente dedicate alla attività di R&s, altrimenti irrealizzabili poiché dai costi troppo elevati per realtà industriali di piccole dimensioni”. .  
   
 

<<BACK