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Notiziario Marketpress di Mercoledì 27 Giugno 2007
 
   
  IL "VERTICE DEI VERTICI" IL CONSIGLIO EUROPEO VISTO DAI MASS MEDIA ITALIANI

 
   
  Bruxelles, 27 giugno 2007 - La lunga riflessione imposta dai fallimenti dei referendum francese e olandese ne aveva fatto un evento di importanza cruciale. In effetti, visti i temi e gli esiti con forte impatto sul futuro di tutti noi, il Consiglio europeo appena conclusosi non poteva non entrare con forza ed effetto nei flussi notiziari per diventare uno dei vertici più commentati nella storia dell´integrazione europea. Proviamo, pertanto, ad azzardare qualche osservazione su come l´argomento dominante del negoziato europeo, ovvero il futuro del processo costituzionale e della riforma istituzionale, è stato trattato dai principali giornali, radio e canali televisivi. In primo luogo si è trattato di un summit atteso da molto tempo e che è stato oggetto di ipotesi e scenari molto prima di avere luogo. Ciò nonostante, il picco di notizie si è verificato nella settimana in cui i leader dei 27 dovevano riunirsi per individuare un comune percorso futuro. Così, nel periodo considerato (18–24 giugno) abbiamo assistito ad un vero e proprio dominio della questione europea (un dato non così consueto per l´Italia), indipendentemente dai connotati e dai risvolti. Dall´analisi di circa 70 articoli, prevalentemente editoriali, e di 150 servizi e trasmissioni radio-televisive, non può sfuggire la presenza di tre fasi distinte dal punto di vista del modo in cui è stata affrontata la questione. La prima fase corrisponde alla vigilia del Consiglio europeo, quando la maggior parte delle pubblicazioni sono state improntate sul cauto ottimismo. Pur riconoscendo la sconfitta della costituzione, sono tanti i riferimenti alla necessità di uno scatto d´orgoglio e coraggio politico. Si annoverano tra questi gli appelli del Presidente emerito Ciampi dalle pagine de Il Messaggero del 20 giugno - "Salviamo i punti chiave della Carta Ue" - e dell´ex presidente della Convenzione Giscard D´estaing, che ammonisce tramite La Stampa del 21 giugno scorso: "Europa, "no" al trattato mutilato". Gli fa eco Sandro Gozi che auspica, nel suo editoriale pubblicato da Europa, di vedere al termine del vertice una "Europa libera dai ricatti". Non sono mancati nemmeno gli appelli diretti al governo italiano affinché esso facesse la sua parte attiva nel modulare il paradigma europeo. Con questo intento, infatti, Titti Di Salvo osserva da il Riformista che "l´Ue non sia solo un grande mercato" e che quindi bisogna "ricominciare a parlare di costituzione". Proprio quest´ultima è la grande presente e al tempo stesso la grande assente. E´ piuttosto diffusa la convinzione che nonostante fosse un obiettivo desiderato, le circostanze abbiano portato a cancellare il concetto dal linguaggio europeo. Questo è il rimpianto che si legge nell´editoriale di Giovanni Sabbatucci su Il Messaggero, in cui si parla di un´Europa "in panne", costretta per necessità a rinunciare alla bandiera e all´inno, i segni della nazionalità. Simboli e metafore che del resto abbondano nei commenti: dal "gioco dell´oca" in cui si riparte azzerando tutto all´aforisma "reculer pour mieux sauter" (letteralmente, "indietreggiare per saltare meglio") dello stesso Sabbatucci. Il linguaggio descrittivo è molto forte e incentrato sulla contrapposizione. Tutti gli articoli non evitano di ricostruire un "campo di battaglia" in riferimento alla situazione complessa delle posizioni di partenza. Il clima della vigilia diventa ancora più chiaro grazie al ricorso a metafore di tipo meteorologico come "tempesta" (L´indipendente) e "fronti perturbati" (Il Sole 24 Ore). A rendere il clima burrascoso sono i governi di Polonia e Regno Unito che più di ogni altro hanno rappresentato una minaccia per l´esito positivo. A tale accezione negativa viene invece contrapposto il "pragmatismo", la "volontà concreta" e la "determinazione" della Presidenza di turno tedesca, personificata dal cancelliere Merkel, l´unica donna in mezzo agli uomini (dai gemelli Kaszynski al premier britannico Blair, dal presidente francese Sarkozy al premier italiano Prodi). La terminologia bellica ha caratterizzato anche la seconda fase che ha accompagnato i lavori stessi del vertice dei capi di Stato e di governo dei 27. D’altronde non poteva essere diversamente, visto che poco prima del gong di inizio il premier polacco Jaroslav Kaszynski ha accennato alla richiesta di compensazione per le vittime subite dal suo popolo durante la Seconda guerra mondiale. Questo ha provocato la reazione preoccupata di alcuni giornali, come si evince da titoli come “Ue divisa, Costituzione a un passo del fallimento” de Il Messaggero, oppure “Vertice Ue: rivolta all’orizzonte contro inglesi, polacchi e cechi” de il Giornale. Infatti, mentre a Bruxelles si consumava la fase più dura e incerta della trattativa, i quotidiani hanno incominciato ad avanzare l’ipotesi di una conclusione negativa, essendo pronti ad attribuirne la responsabilità alle posizioni intransigenti. “Europa, scontro sul trattato. Londra e Varsavia non cedono” intitolava il Corriere della Sera, mentre la Repubblica giudicava: “Londra e Varsavia contro tutti”. Dall’altra parte della barricata vi era la “santa alleanza” di Sarkozy, Zapatero e Prodi (La Stampa). Proprio questo contrattacco del premier italiano sembrava voler rispondere ad alcune accuse mosse da Il Sole 24 Ore, il quale definiva l’Italia “la grande assente dal direttorio europeo”. Romano Prodi è stato anche la star indiscussa nella copertura offerta al Consiglio da parte di radio e Tv. Su un totale di 157 notizie analizzate, egli è stato citato ben 75 volte. Al secondo posto, ma con grande distacco si posiziona il ministro degli Esteri Massimo D’alema con 11 apparizioni. Si fa notare che la presenza di altri personaggi politici italiani è piuttosto scarsa, sia alla vigilia che durante e dopo il vertice. Questo fatto sembra quasi confermare la tesi dell’editorialista de Il Sole 24 Ore Guido Gentili, secondo cui il dibattito interno sulla costituzione europea e sulla posizione con cui andare al grande summit semplicemente non si è verificato. Anziché i politici, ad alimentarlo sono stati docenti universitari ed analisti, noti opinionisti sui mass media. Tra loro Paolo Pombeni, Vittorio Emanuele Parsi e altri, che si sono esibiti soprattutto alla radio. Infatti, è sempre quest’ultima a tenere un primato indiscusso sulla televisione quando si tratta di eventi di portata europea e internazionale. La quota della radio sul totale delle notizie analizzate sfiora i due terzi – 101 su 157. Per quanto riguarda la televisione invece, è sorprendente il fatto che Canale 5 superi le reti Rai con una considerevole quantità di notizie sul Consiglio europeo, considerati anche l’elevato livello di tensione del dibattito ed il valore drammatico della notizia. La terza fase è stata inevitabilmente dominata dall´analisi dei risultati. E’ qui che emerge con maggiore chiarezza la vecchia distinzione tra giornali più e meno europeisti. Mentre da un lato la Repubblica, il Corriere della Sera, La Stampa, Il Messaggero alternano realismo e delusione scandendo “il fallimento è evitato” ma “la nuova Ue nasce tra le polemiche” e “compromesso sul trattato, ma grandi sono le divisioni”, il Giornale commenta con la penna di Gaetano Quagliariello che senza la costituzione “a Bruxelles forse è nata una vera unione”. Il punto più alto è segnato dall’intervista allo stesso premier Prodi che denuncia “un’Europa senza cuore” che ha fatto un passo indietro. Il quadro appare più nitido: date le circostanze, si è riusciti a fare il possibile. Manca però la vera unione di intenti e progetti e quindi sarebbe lecito proseguire a gruppi. .  
   
 

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