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Notiziario Marketpress di Mercoledì 27 Giugno 2007
 
   
  L’UE CELEBRA LA GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO LA TORTURA NEL 2006 REGISTRATI CASI IN 102 PAESI

 
   
  Bruxelles, 27 giugno 2007 - In occasione della Giornata internazionale contro la tortura del 26 giugno, l’Unione europea sottolinea l’importanza di uno dei principali obiettivi della politica comunitaria dei diritti umani: la prevenzione e l´eliminazione di tutte le forme di tortura e di maltrattamento nell’Ue e nel mondo. Gli orientamenti per una politica dell´Ue nei confronti dei paesi terzi in materia di tortura e altre pene o trattamenti crudeli, disumani o degradanti, adottati nel 2001, forniscono il quadro di riferimento generale per l’azione dell’Ue nei confronti dei paesi terzi e in seno alle istanze multilaterali per la tutela dei diritti umani. Gli orientamenti prevedono il ricorso a tutti gli strumenti disponibili nel campo della diplomazia e della cooperazione e il perseguimento di una sistematica politica di sensibilizzazione dei paesi terzi. La prevenzione della tortura e la riabilitazione delle vittime rappresentano una delle principali priorità dei finanziamenti previsti nell’ambito dello Strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (Eidhr), che prevede anche lo stanziamento di fondi destinati ai centri di riabilitazione situati all’interno dell’Ue. Negli ultimi cinque anni i progetti volti alla riabilitazione delle vittime e alla prevenzione della tortura hanno ricevuto in media 11,7 milioni di euro l’anno (22,6 milioni nel 2005-2006), cifra che fa dell’Eidhr la principale fonte di finanziamento al mondo per questo tipo di interventi. La responsabilità degli Stati membri dell’Ue Il divieto assoluto di praticare la tortura o trattamenti disumani è sancito dall’articolo 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dall’articolo 3 della Convenzione del Consiglio d’Europa per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, secondo i quali “nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti”. In base alla direttiva sulle norme minime di accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri, questi ultimi sono tenuti ad assicurare che i sopravvissuti alle torture ricevano le cure necessarie. Sulla base dei risultati di un recente sondaggio condotto su scala europea, il consiglio internazionale per la riabilitazione delle vittime della tortura (Irct) ha concluso che solo una minoranza degli Stati membri rispetta i propri obblighi fornendo sufficiente finanziamento ai centri di riabilitazione nazionale e attraverso gli aiuti allo sviluppo. L’irct ha denunciato, inoltre, l’insufficiente contributo dei paesi membri al fondo volontario delle Nazioni Unite per le vittime della tortura che, dopo l’Eidhr, rappresenta la seconda fonte di finanziamento al mondo per i centri di riabilitazione. Le vittime di tortura nell’Ue A dispetto del divieto contenuto nella Dichiarazione universale dei diritti umani e nella Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura, la pratica della tortura e di altre forme di maltrattamento rimane piuttosto diffusa. Secondo Amnesty International, nel 2006 sono stati registrati casi di tortura e maltrattamenti in 102 paesi. A perpetrare queste pratiche sono soprattutto le forze di sicurezza e di polizia e altre autorità statali. Secondo l’Irct, i sopravvissuti alla tortura nell’Ue sono circa 400. 000, la maggior parte dei quali rifugiati. Solo 16. 000 di loro ricevono un´assistenza medica, psicologica e sociale. Si stima, inoltre, che circa il 20% dei richiedenti asilo nell’Ue è stato soggetto a una qualche forma di violenza o tortura. .  
   
 

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