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Notiziario Marketpress di Mercoledì 27 Giugno 2007
 
   
  ITALIANI SINCERI, MA NON TROPPO: NELLA RICERCA COMMISSIONATA AD ASTRA RICERCHE DA BIRRA MORETTI, AMATISSIMA BIRRA ITALIANA DA ANNI PALADINA DEL GUSTO PER LA SINCERITÀ

 
   
  A detta degli italiani va senza alcun dubbio a Papa Benedetto Xvi la palma di personaggio “più sincero”. Sul variegato podio della sincerità, con medaglia d’argento Rita Levi Montalcini e, con quella di bronzo, Gerry Scotti, che proprio su un’immagine pulita e schietta ha costruito la sua straordinaria carriera televisiva. A rivelarcelo è una corposa ricerca demoscopica voluta da Birra Moretti e finalizzata a fotografare la sincerità degli italiani. E Gerry Scotti, presente alla conferenza stampa di presentazione della ricerca, sale addirittura al primo posto di questa speciale classifica se si considerano solo i pareri dei giovani (ovvero coloro che rientrano nella fascia di età 18-24 anni). “Italiani sinceri, ma non troppo” è il titolo della curiosa indagine che, scandagliando fra coscienza e interiorità, porta alla luce il livello di onestà intellettuale, di correttezza sociale, di autenticità relazionale che caratterizzano il nostro modo di pensare, di agire, di rapportarci con gli altri. Quello della sincerità rappresenta il primo di una serie di valori che, nelle intenzioni di Birra Moretti, amatissima birra italiana da anni paladina del gusto per la sincerità, potranno essere indagati dalla marca nei prossimi anni con l’obiettivo di comprendere sempre meglio il modo di pensare e di comportarsi dei nostri connazionali. “Birra Moretti ha fatto della sincerità il proprio cavallo di battaglia e proprio il gusto per la sincerità l’ha portata al successo e a vendite da primato” - afferma Peter Heilbron, Amministratore Delegato Heineken Italia, proprietaria del marchio Birra Moretti e portatrice degli importanti investimenti che, in poco più di dieci anni, hanno consentito di superare la soglia dei 200 milioni di litri annui e facendone la birra più venduta nel nostro Paese – “Questo concetto è per noi sinonimo di genuinità, autenticità, fedeltà alle origini e a una ricetta studiata molti anni fa per soddisfare il gusto e il palato degli italiani”. Venendo ai dati della ricerca salta subito agli occhi che l’Italia è un Paese spaccato a metà per quel che riguarda il gusto per la sincerità: il 50. 4% della popolazione adulta afferma che “nella vita è giusto essere sinceri sempre e con chiunque”, mentre il 48,2% sostiene che sia opportuno esserlo solo “a certe condizioni”. Esiste poi un piccolo partito con 700. 000 aderenti (l’1,4% della popolazione adulta) che teorizza l’indispensabilità della menzogna “sempre e con tutti”. Le “locomotive” del treno della sincerità sono in particolare i giovani 18-24enni e i 35-44enni con figli non grandi, i residenti nel Triveneto, la classe media e i salariati, mentre i “vagoni” più lenti e resistenti risultano essere i laziali, i 25-34enni, i commercianti e le categorie degli imprenditori, dirigenti e professionisti Ma qual è l’immagine che gli Italiani hanno delle persone sincere? La grande maggioranza degli intervistati attribuisce loro un giudizio straordinariamente buono (38%) o oscillante tra il buono e il discreto (44%). Non a caso ai sinceri viene spesso attribuita una valutazione positiva che, ad esempio, tende a identificarli come “affidabili”, “buoni” o “per bene”. Ma esiste anche un buon 19% che non apprezza le persone sincere le definisce ingenue (nel 17% dei casi), le considera illuse (8%) e giunge addirittura a definirle furbe (2%) insinuando dunque il dubbio che la loro onestà mascheri in vero chissà quale trama. Quando e con chi, secondo i nostri connazionali, bisogna essere davvero sinceri? Occorre distinguere due grappoli di casi diversi. Infatti, se parliamo di sincerità relazionale – cioè nei rapporti con altre persone – un dominante 57% esorta alla sincerità generalizzata, un corposo 36% sostiene la sincerità selettiva e “solo” un piccolo 7% esalta l’insincerità totale. Non si dovrebbe mai mentire con i figli (67%), con i veri amici (61%), con i genitori (50%) e nel fare una dichiarazione d’amore (46%). Vi sono poi, situazioni in cui la percentuale tende a scemare: solo il 12% degli intervistati, ad esempio, ritiene giusto confessare al proprio partner un tradimento o un’avventura amorosa e ben il 21% reputa che ai malati gravi sia addirittura opportuno nascondere la verità. Solo il 22% pretende infine che si dica la verità quando si fa un complimento a una persona… Esiste poi la sincerità funzionale, ovvero quella che riguarda i rapporti non con una persona specifica ma con il rappresentante di un ruolo anonimo. Anche in questo caso, l’ago della bilancia punta diritto verso un comportamento etico e diligente: sono ben il 43% i sostenitori di una forte sincerità, i fautori di una veridicità selettiva si assestano al 38%, mentre i bugiardi si fermano a quota 19%. Secondo gli Italiani si deve sempre dire la verità quando si parla con il proprio medico (54%), in tribunale (49%), con l’avvocato o con il commercialista (36%). Ben meno importate è farlo quando si stipula un contratto (24%), si sostiene un colloquio di lavoro (20%), si compila la dichiarazione dei redditi (18%), si discute con le forze dell’ordine (17%) o ci si giustifica per un ritardo (16%). Tutto ciò conferma che gli Italiani sono un popolo ricco di “etica privata” – quella che si applica nel proprio ambiente ristretto - ma tutto sommato carente in termini di civic culture, di senso di responsabilità personale e sociale, nei rapporti con le istituzioni e negli affari. Agli intervistati è stato poi chiesto di giudicare il loro livello di sincerità e di valutarlo su una scala da 1 a 10. Ebbene, solo il 7% si dipinge come prevalentemente o totalmente bugiardo, dandosi un voto oscillante dall’1 al 5; su un totale di 48,5 milioni di italiani maggiorenni questo 7% equivale a circa 3,2 milioni di individui (soprattutto laziali, residenti nei comuni medi, ultra 44enni, appartenenti alle classi alte o al ceto medio autonomo). Il 35% (16,9 milioni) si attribuisce un voto discreto, dal 6 al 7 (fascia 25-34enni, centro-meridionali, residenti in piccoli comuni, appartenenti a ceti superiori). Il 49% degli italiani adulti (23,8 milioni) ha evidentemente molta stima di sé definendosi genuino e non mendace nella gran parte se non addirittura nella totalità delle circostanze (ultra 54enni, residenti nella ricca provincia Triveneto ma anche nelle regioni tradizionalmente ‘rosse’). Il totale non fa cento perché esiste un 1% circa che preferisce non rispondere e un 8% (3,8 milioni) che sostiene di scegliere a seconda dei casi e degli interlocutori (in particolare 18-34enni, di classe media o superiore, diplomati). A conclusione dell’indagine, tramite domande ‘aperte’ è stato chiesto agli intervistati di indicare i gruppi sociali da essi ritenuti più sinceri. Tra i diversi segmenti della popolazione italiana non sono emerse differenze statisticamente significative sia per genere sessuale (con uomini e donne a pari merito) sia per area geografica (settentrionali e meridionali sono quasi appaiati). Ben diverso è il discorso per fasce d’età: i più sinceri sono giudicati i bambini (63%), seguiti dagli anziani (24%) e, a distanza i ragazzi (7%) e gli adulti (3%). Per quel che concerne i ruoli socio-professionali, la classifica dei più sinceri vede in testa i medici, seguiti a ruota dai i sacerdoti e dai carabinieri/poliziotti, quindi dai giudici, seguiti a distanza dalle prostitute, dagli avvocati, dai lavoratori dipendenti. In coda alla classifica? I ristoratori, i politici e gli imprenditori. .  
   
 

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