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Notiziario Marketpress di
Martedì 30 Ottobre 2007 |
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BRUXELLES - CARO PREZZI: AUMENTARE LE QUOTE LATTE
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Sottolineando le difficoltà incontrate da allevatori e consumatori per lŽaumento dei prezzi, il Parlamento europeo chiede un aumento temporaneo delle quote latte. Nel sostenere che tali aumenti non si ripercuotono sui redditi degli agricoltori, sollecita unŽindagine sugli effetti della concentrazione nel commercio al dettaglio. Ritiene che la promozione dei biocarburanti non deve penalizzare la produzione alimentare e, scettico sulla sospensione dei dazi, respinge lŽidea di contingenti allŽesportazione. Approvando con 464 voti favorevoli, 30 contrari e 44 astensioni una risoluzione comune sostenuta dalla maggioranza dei gruppi politici (eccetto Gue/ngl, Ind/dem e Its), il Parlamento accoglie positivamente la recente decisione dei ministri dellŽAgricoltura dellŽUe di sospendere, per il 2008, gli obblighi in materia di ritiro dalla produzione. Al riguardo, prende atto delle stime secondo cui ciò consentirà di liberare circa 2,9 milioni di ettari per la produzione cerealicola e di aumentare il raccolto del prossimo anno di circa 10 milioni di tonnellate. DŽaltra parte, deplora che il Consiglio non abbia fatto propria la proposta del Parlamento di sospendere anche per il 2009 il regime di ritiro dalla produzione e si attende che la questione «venga affrontata nel quadro dellŽimminente revisione generale della Pac». Prendendo atto delle osservazioni del commissario Fischer Boel secondo cui, a causa dellŽaumento dei costi dei mangimi, i prezzi della carne e dei prodotti a base di carne potrebbero registrare nel 2008 un aumento fino al 30%, constata con preoccupazione che, rispetto a un anno fa, gli avicoltori europei si trovano a dover pagare il 40-60% in più per i mangimi. Sottolinea peraltro che i mangimi rappresentano il 60% circa dei loro costi totali. Il Parlamento nota inoltre che lŽaumento dei prezzi del latte nel 2007 rappresenta per i produttori lattieri un aumento di reddito modesto, ma urgentemente necessario. Esso inoltre risulta problematico per i consumatori e rende più difficile lŽapprovvigionamento di prodotti lattiero-caseari da parte di scuole e ospedali. Invita, pertanto, la Commissione a proporre con urgenza e a titolo provvisorio un aumento delle quote lattiere per stabilizzare i prezzi del mercato interno. I deputati tengono poi a evidenziare che il costo delle materie prime «è una componente relativamente secondaria del costo totale di numerosi prodotti alimentari». E, in proposito, osservano che, anche dopo i recenti aumenti dei prezzi del frumento, il costo del frumento rappresenta meno del 10% del prezzo al dettaglio di un pane nel Regno Unito e meno del 5% del prezzo al dettaglio di una "baguette" in Francia. La Commissione e gli Stati membri sono quindi invitati ad analizzare il divario tra prezzi agricoli alla produzione e prezzi praticati dai grandi dettaglianti. In particolare, occorre indagare sulle conseguenze della concentrazione nel settore del commercio al dettaglio che, per i deputati, «ricadono principalmente sui piccoli produttori, le piccole imprese e i consumatori». La Commissione, inoltre, dovrebbe ricorrere a tutti gli strumenti giuridici disponibili «qualora dovessero essere individuati abusi legati al potere di mercato». Sottolineando che solo una percentuale molto modesta della produzione cerealicola dellŽUe è utilizzata attualmente per la produzione di biocarburanti, il Parlamento osserva che, dal 2004, la superficie riservata a colture energetiche nellŽUe è decuplicata, arrivando a 2,84 milioni di ettari. DŽaltra parte, per i deputati, i biocarburanti «costituiscono attualmente lŽunica possibilità di sostituzione dei carburanti fossili disponibile su vasta scala sul mercato» e, a differenza di questi ultimi, «sono rinnovabili e possono produrre importanti riduzioni delle emissioni di gas ad effetto serra». Osservano peraltro che di una tonnellata di cereali per la produzione di bioetanolo, fino al 40% ritorna al settore dellŽalimentazione animale in forma di sottoprodotti. Commissione e Stati membri sono quindi invitati a promuovere lŽuso e la produzione della bioenergia di seconda generazione, che comporta la trasformazione di effluenti di allevamento e di residui agricoli, anziché di prodotti agricoli primari. Occorre anche realizzare una valutazione di impatto ambientale e in materia di sicurezza alimentare che tenga conto dellŽattuale concorrenza per la conquista di terre e risorse tra la produzione di derrate alimentari e quella di combustibili vegetali, includendovi lŽimpatto del cambiamento climatico e possibili misure atte ad evitare unŽulteriore riduzione delle risorse disponibili per la produzione alimentare. LŽaula ha respinto cinque emendamenti avanzati dal Ppe/de relativi al contributo degli Organismi geneticamente modificati (Ogm) nella soluzione del problema della crescita dei prezzi. Uno di questi osservava con preoccupazione che il fatto di impedire lŽapprovazione di prodotti Gm «provoca un aumento dei prezzi di altre materie prime per mangimi», danneggiando la competitività degli allevatori Ue e determinando «una situazione paradossale in cui i consumatori dellŽUe acquistano carne e prodotti dŽorigine animale provenienti da paesi terzi che impiegano mangimi geneticamente modificati». Un altro si rammaricava del divieto di fatto di importazione di sottoprodotti del granturco dagli Stati Uniti «per la mancanza di autorizzazione per i prodotti geneticamente modificati». Il Parlamento constata poi con grande preoccupazione che il costo degli alimenti composti è aumentato di 75 euro la tonnellata e continua ad aumentare a causa di una grave penuria di cereali foraggeri. Ciò, sottolineano i deputati, rappresenta un costo supplementare di 10 miliardi di euro per il settore dellŽallevamento dellŽUe. Tuttavia, sottolineano che lŽintenzione del Consiglio di sospendere, per il 2008, i dazi allŽimportazione sui cereali, rischia di indebolire la posizione negoziale dellŽUe sullŽaccesso al mercato nel quadro dei negoziati Omc. Questa decisione, ammoniscono inoltre i deputati, «non dovrebbe servire da precedente per altri settori, come quello del riso». Allo stesso tempo, respingono qualsiasi iniziativa intesa ad imporre contingenti allŽesportazione e dazi sulla produzione agricola dellŽUe e chiedono che gli operatori dei paesi terzi «siano sottoposti agli stessi rigorosi controlli cui sono soggetti i produttori dellŽUe». Consapevole che la riduzione delle scorte alimentari mondiali ha ripercussioni particolarmente gravi sui paesi a basso reddito con deficit alimentare nel mondo in via di sviluppo, constata che, nellŽinsieme, i Pvs spenderanno questŽanno «la cifra record di 52 miliardi di dollari per le importazioni di cereali». La Commissione dovrebbe quindi presentare misure e strumenti atti ad evitare perturbazioni nellŽapprovvigionamento alimentare e gli effetti inflazionistici di ulteriori aumenti dei prezzi. Ma anche procedere ad unŽanalisi approfondita delle tendenze del mercato mondiale nella prospettiva di prendere in considerazione, nellŽambito della revisione generale della Pac, la creazione di meccanismi permanenti che garantiscano un adeguato approvvigionamento del mercato in futuro. . |
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